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Gioco delle carte e
dei dadi (1773)
Anche i
giochi che nel 1770 venivano effettuati con le carte e con i
dadi prevedevano una posta, cioè una vincita in denaro.
Questi giochi venali generavano spesso situazioni di disordine
sociale (liti, chiassate, prepotenze) e favorivano la
proliferazione dei faccendieri e dei fannulloni.
" Meglio tentar la sorte con le carte e con i dadi piuttosto
che con il lavoro" pensavano i giocatori.
Il granduca lorenese Leopoldo I° (1765-1790) detestava i
disordini sociali e i fannulloni. Inoltre sapeva benissimo che
il gioco è il padre dei vizi.
Verso la fine del 1770 erano molti coloro che si arrangiavano
nel nostro granducato con il gioco dei dadi e delle carte. E
l'esercito dei giocatori annoverava anche preti, frati,
monache e dirigenti delle Compagnie laicali.
Il granduca, animato dal desiderio di fare un po' di pulizia,
il 13 aprile 1773, proibì il gioco delle carte e dei dadi nei
luoghi pubblici e nei teatri. E furono previste anche delle
pene severissime per chi avesse aperto case da gioco
clandestine.
I fucecchiesi non diedero eccessiva importanza a queste
proibizioni e buggerarono ripetutamente il granduca che non si
era fatto soverchie illusioni sulla obbedienza dei toscani.
Il granduca voleva dare un segnale premonitore sulle riforme
che di lì a poco avrebbe introdotte specialmente nell'area
delle comunità religiose e delle Compagnie laicali. |