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Funzioni religiose
notturne proibite (1846)
Nel settembre del 1845 l'arciprete e i canonici furono
autorizzati ad indossare indumenti speciali:
l'arciprete poteva indossare la mozzetta rossa (piccolo
mantello di seta con cappuccio) e il collare paonazzo;
i canonici del Capitolo potevano indossare una mozzetta
paonazza ed il rocchetto (cotta più lunga della normale con
maniche strette e lunghe).
Con questo abbigliamento le processioni sarebbero diventate
più solenni.
Arciprete e canonici gongolarono.
Per assicurarsi un numero maggiore di partecipanti alle
processioni e alle funzioni (riti religiosi) il Capitolo e
l'arciprete scelsero le ore notturne.
Il vescovo di S. Miniato allibì.
Uomo austero ma anche esperto delle umane debolezze,
immaginava tutto quello che poteva succedere durante le
processioni e le funzioni notturne col favore delle tenebre:
uomini e donne potevano intrallazzare, amoreggiare, compiere
atti libidinosi.
E così, mentre i nostri canonici pensavano esclusivamente a
pavoneggiarsi con i rocchetti e le mozzette, il vescovo si
struggeva in cuor suo immaginando i peccati che potevano
essere innescati dalle "tenebre".
Nel 1846 il vescovo proibì severamente sia le processioni sia
le funzioni notturne.
Soltanto la funzione del Natale poteva svolgersi di notte a
condizione che i sacerdoti vigilassero opportunamente affinché
una Notte di santa allegrezza non si tramutasse in un "notte
di peccato". |