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Fucecchio comune
guelfo-ghibellino-guelfo (1266-1284)
Papa Clemente IV°, caposaldo dei Guelfi, succeduto a papa
Urbano IV° nel 1264, chiamò in Italia il re di Francia Carlo
d'Angiò per fargli spazzar via il partito dei ghibellini che
stavano dalla parte dell'imperatore.
Siccome l'imperatore non poteva scendere in Italia a dar
manforte ai ghibellini, i comuni ghibellini della Toscana
formarono una Lega capeggiata da Pisa.
La Lega ghibellina della Toscana, oltre ad approntare un piano
di difesa contro Carlo d'Angiò, programmò anche una serie di
scorrerie mensili da effettuarsi nei comuni guelfi come quelli
di Fucecchio, S. Croce e Castelfranco.
Non potendo contare sull'aiuto immediato di Carlo d'Angiò e
per scongiurare il pericolo di probabili devastazioni, i
comuni di Castelfranco, di S. Croce e di Fucecchio (1266) si
offrirono alla Repubblica Pisana.
Con questa sottomissione vennero evitate non solo le
devastazioni ma anche le rappresaglie a carico dei nobili
guelfi presenti in Fucecchio.
La Repubblica di Pisa mandò a Fucecchio, in sua
rappresentanza, Giovanni Peci.
Il Peci ricevette il nostro giuramento di fedeltà e assunse il
comando delle milizie pisane inviate a presidiare il castello
di Fucecchio.
Diciotto anni dopo questo evento, la Repubblica ghibellina di
Pisa venne sconfitta alla Meloria.
Il guelfo Ugolino della Gherardesca, con il consenso dei
Fiorentini, si fece proclamare Signore assoluto di Pisa.
Ugolino, come primo atto della sua Signoria, espulse dalla
città di Pisa i ghibellini più pericolosi.
Successivamente Ugolino cedette a Firenze i castelli di S.
Croce, Castelfranco e Fucecchio.
Fu così che noi fucecchiesi recuperammo la qualifica di comune
guelfo. |