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Enrico
da Fucecchio, vescovo-conte di Luni (1273)
Il 4 aprile 1273 papa Gregorio X, da Orvieto, emise una Bolla
per la elezione di Enrico da Fucecchio a vescovo di Luni,
città toscana morta perché completamente distrutta nel 1019
dall'arabo Mugaid.
Quando Enrico venne eletto vescovo-conte ricopriva la carica
di canonico della chiesa di S. Audomasti della diocesi di
Boulogne, in Francia.
Enrico da Fucecchio onorò la carica di vescovo- conte e di
vicario imperiale sia con l'azione sia con lo studio.
La spada e la penna furono le sue armi predilette.
Elevato alla carica vescovile in un momento di gravi
difficoltà per la Chiesa di Luni, depredata nei suoi DIRITTI e
nei suoi BENI dai vassalli e dai Comuni vicini, seppe
dimostrare di possedere spiccate doti di diplomatico e di
condottiero.
Visto che le entrate della sua ecclesia si erano
volatilizzate, prima le reinventariò e poi, con azione
energica, le recuperò.
Dopo aver riscattato gli antichi DIRITTI della Chiesa di Luni
e dopo aver restaurato le finanze, impiegò la sua energia al
ristabilimento del POTERE TEMPORALE derivante dalla sua carica
di vescovo-conte.
Con tenace ricerca riordinò tutti gli antichi DIPLOMI, cioè i
documenti relativi ai diritti del suo episcopio come gli atti
di investitura, i lodi, le sentenze, i giuramenti di fedeltà,
i contratti, i privilegi.
Fece trascrivere il tutto su di un libro, il famoso CODICE
PALLAVICINO, un vero e proprio monumento del Diritto
Medioevale.
Le armi usate da Enrico da Fucecchio per ripristinare i
DIRITTI del vescovato di Luni furono
- la trattativa,
- gli acquisti di terre vicine ai concorrenti per isolarli ed
indurli all'abbandono,
- la guerra.
Valga per tutti l'esempio della conquista dei castelli di
Bolano e della Brina che gli vennero contestati dai Malaspina.
Quando costoro inviarono tre ambasciatori per protestare, il
nostro Enrico fece loro tagliare la testa.
Il nostro compaesano vinse poi la vertenza contro i Malaspina
con il LODO di Orvieto dell'8/5/1281.
Non ebbe la stessa fortuna con Genova e Lucca, confinanti
rapaci e forti.
Compiuta l'opera di recupero dei BENI, si adoperò per
conservarli facendo fabbricare torri e fortilizi nei punti
nevralgici della sua diocesi per fermare sia i feudatari
confinanti sia i corsari sia l'esercito genovese.
Organizzò, a sue spese, una milizia permanente reclutata fra
gli uomini del suo contado e collocata a presidio delle torri
e dei fortilizi.
Nel 1285 ottenne dall'imperatore Rodolfo il diritto di battere
moneta in virtù di un antico privilegio caduto in disuso.
Il crollo di Pisa, i cui interessi coincidevano con quelli dei
vescovi-conti, e l'accrescimento della potenza dei Comuni
determinarono un processo di decadenza che investì anche il
vescovato di Luni.
Se ne compiacquero Genova, Lucca, i Fieschi, i Malaspina, i
feudatari minori ed i Comuni vicini.
Il nostro Enrico da Fucecchio morì nel 1297. |