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Elezioni
politiche del 1929
Alla vigilia delle elezioni del 24 marzo 1929 venne diffuso
anche a Fucecchio un decalogo che invitava gli italiani a
credere solo nel Duce - il capo del Governo e fondatore del
Partito Nazionale Fascista nonché dittatore dello Stato
Italiano - e a votare non secondo la ragione, ma secondo la
fede fascista.
Il 24 marzo tutti andarono a votare. Gli elettori avevano ben
poco da scegliere: potevano dire "sì" o "no" alla lista
governativa. Chi si asteneva rischiava le percosse o le
cariche o il posto di lavoro.
Il clero locale, per effetto del Concordato dell'11 febbraio
ed anche perché convinto che Benito Mussolini fosse "l'uomo
mandato dalla Divina Provvidenza", consigliò ai fedeli di
andare a votare.
Il segreto dell'urna non esisteva. Venivano consegnate
all'elettore due schede: quella votata veniva inserita
nell'urna; l'altra veniva consegnata agli scrutatori che
sapevano subito quale voto era stato assegnato dall'elettore.
A Fucecchio i NO furono una quarantina.
Guido Morelli non si presentò al seggio elettorale. Al
fascista di turno che andò ad interpellarlo spiegò:
- Non importa che venga. Voi sapete votare meglio di me.
L'antifascista Bruno Masani rimediò un'ulteriore razione di
manganellate. Fu incolpato di diffondere prototipi di schede
che gli sarebbero state portate da un cugino giunto dalla
Francia.
I fascisti vinsero.
Il Re Vittorio Emanuele III° si dichiarò soddisfatto dei
risultati elettorali e del nuovo Ordine Fascista.
E i fucecchiesi celebrarono con una festa questa vittoria
elettorale. |