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Dante: il padre di Dante a Fucecchio (1254)

Nel 1242 l'abate del Monastero di S. Salvatore di Fucecchio contrasse un debito di 500 lire con due nobili di Pagnana: Rinuccio e Corbaccione.
Anche l'abate Nicola contrasse con i due nobili un ulteriore debito di 200 lire.
A titolo di garanzia ai due creditori vennero assegnate temporaneamente le rendite derivanti da due mulini situati sull'Arno e da due poderi, uno in località Cerreta e uno sull'Usciana.
I mulini e le case del podere di Cerreta vennero distrutti ed incendiati dalle truppe pisane e pistoiesi nel corso della guerra che entrambe le città fecero contro Firenze e Siena.
Al termine della guerra, l'abate Nicola fece ripristinare i due mulini e riprese il pieno possesso dei beni concessi in usufrutto ai due nobili creditori di Pagnana nonostante che il tempo non fosse scaduto.
I due creditori Rinuccio e Corbaccione denunciarono il fatto alla magistratura di Lucca.
Il 10 settembre 1254, a Lucca, venne celebrato il processo: l'abate Nicola non vi si presentò.
Il giudice emise una sentenza a favore dei due creditori ai quali venne assegnato il possesso dei beni del monastero riscattabili, da parte dell'abate, qualora egli si fosse presentato entro un anno o personalmente o rappresentato da un sindaco dopo aver restituito le spese processuali anticipate dai due nobili di Pagnana.
L'abate Nicola scelse come sindaco e procuratore Alinghiero figlio di Bellincione e futuro padre del grande Dante Alighieri.
Alinghiero, il 25 settembre 1254, si presentò al giudice di Lucca per restituire ai creditori i 50 soldi e le 2 lire da loro anticipati per il pagamento delle spese processuali.
I possesso dei beni venne così riscattato. Ai due nobili di Pagnana venne di nuovo assegnato l'usufrutto di quei beni per tutto il periodo che era stato precedentemente pattuito.
Il futuro padre di Dante consegnò all'abate Nicola gli atti del processo, riscosse la sua parcella e rientrò a Firenze.

 

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