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Convento
di S. Caterina e poi di S. Romualdo (1639)
Il sacerdote Giovanni Bardini, morto nel 1638, aveva
lasciato, per testamento, due case e 6 staiora di terra
perché si costruisse un monastero.
Alcuni benefattori aggiunsero altri 800 ducati e, nel giro
di un anno, il monastero o convento venne eretto
nell'attuale corso Matteotti . Del monastero è rimasto
soltanto un braccio del chiostro che noi chiamiamo La
Loggetta.
Il convento venne inizialmente intitolato a S. Caterina da
Siena mentre l'annessa chiesa venne intitolata a S.
Gaetano la cui festa veniva celebrata ogni anno l'8
agosto.
Nel 1639 vi entrarono 11 fanciulle affidate alle cure di
due "donne attempate".
Nel 1645 le suorine chiesero ed ottennero di trasformare
il convento in CLAUSURA e di fare, per questo motivo, un
muro di cinta.
Nel gennaio del 1684, per interessamento del vescovo di S.
Miniato monsignor Corsi, si stabilirono in Fucecchio, nel
convento di S. Caterina da Siena, certe monache
dell'Ordine di S. Romualdo chiamate religiose monache
oblate di pura clausura vescovile.
Erano suore silenziosissime. Si fecero sentire soltanto
quando Giovanni Marchiani progettò di costruire nuove
abitazioni vicino all'orto del monastero. Quel muro era
troppo basso e quindi le oblate sarebbero rimaste esposte
alla curiosità degli inquilini delle case che il Marchiani
voleva costruire. Le oblate vinsero la causa e il
Marchiani dovette rinunciare al suo progetto.
Ai primi di agosto del 1769 il nostro paese venne
investito da una tromba d'aria che abbatté il muro di
cinta del convento delle oblate.
Le monache, poverissime, erano disperate perché non
avevano soldi per fa ricostruire quel muro che assicurava
loro la clausura.
Chiesero aiuto a destra e a manca, ma..
Il Comune fece lo gnorri.; il clero pure; le clarisse di
S. Andrea, ricche sfondate, quasi ne gioirono. E le
compagnie laicali che gestivano cospicue rendite?
Soltanto una di queste, la Compagnia della Madonna della
Croce che aveva la propria sede sul Poggio Salamartano,
stanziò la somma necessaria - 25 scudi - per ricostruire
il muro di cinta.
Nel 1783, dopo cento anni di permanenza nel Monastero di
S. Caterina, le oblate vennero trasferite nel monastero di
S. Salvatore dal quale erano stati evacuati i padri
conventuali francescani che vi avevano dimorato dal 1299.
Questo trasferimento si rese necessario perché il
monastero di S. Caterina era stato soppresso dal Granduca
Leopoldo che aveva concesso alle oblate di rimanere a
Fucecchio purché si fossero impegnate ad insegnare a
leggere e scrivere alle bambine del paese.
Subito dopo il decreto di soppressione il convento, la
chiesa e l'orto delle oblate di S. Romualdo furono messi
in vendita.
Appena effettuate le stime, ci fu la corsa all'acquisto
dei fabbricati e dell'orto.
I signori Panicacci, rappresentati dall'Operaio
(amministratore delegato) Candido Soldaini, riuscirono a
prevalere su tutti gli altri offerenti perché si
dichiararono disposti ad aumentare del 10 per cento le
stime fatte dagli esperti.
Il vescovo Brunone Fazzi, curatore degli interessi delle
oblate romualdine, diede il suo assenso di vendita al
dott. Panicacci che si impegnò ad anticipare 800 scudi.
Questi 800 scudi rappresentarono per il nostro vescovo una
manna miracolosa. Infatti con quegli 800 scudi avrebbe
potuto saldare il debito di 500 scudi contratto dalle
oblate e, con i rimanenti 300, avrebbe potuto eseguire
quelle opere murarie o tamponamenti necessari per
assicurare alle oblate la necessaria clausura. |