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Concerie
(1915)
Verso la fine del 1915 la guerra mondiale era in atto da due
anni.
A partire dal 24 maggio vi aveva preso parte anche l'Italia.
L'esercito italiano aveva bisogno di una grandissima quantità
di calzature. Siccome per fare le scarpe occorrono pellame e
cuoio, qualche fucecchiese credette che fosse questa
l'occasione propizia per far nascere anche a Fucecchio le
concerie del cuoio e della pelle.
L'impianto di queste industrie era rigidamente regolato da
norme ben precise perché le concerie erano ritenute attività
produttive a rischio. Infatti venivano ritenute responsabili
della diffusione di una malattia pericolosa: il carbonchio,
che si manifestava con la eruzione di pustole nerastre.
Il fucecchiese Gaetano Bertoncini chiese di poter attivare una
conceria nell'opificio Trivellini in prossimità di piazza XX
Settembre. Gli abitanti di Via Landini Marchiani e quelli del
primo tratto di via Dante si opposero recisamente e non
mancarono di raccogliere numerosissime firme di adesione alla
loro opposizione.
Dopo la richiesta di Gaetano Bartoncini il nostro Comune fu
bersagliato da altre domande tese ad ottenere il permesso di
impiantare concerie sia nelle zone abitate sia in campagna.
Pure i possidenti si opposero alla installazione di concerie
nella campagna perché gli scarichi conciari avrebbero potuto
appestare i campi.
La Commissione Edilizia, pressata dalle firme e dal motivato
rifiuto dei possidenti agricoli, negò il permesso a Gaetano
Bertoncini.
Soltanto i socialisti si dichiararono favorevoli all'impianto
delle concerie che avrebbero creato altri posti di lavoro.
Il socialista Candido Cecconi si fece promotore di una
petizione che venne firmata da moltissimi operai, favorevoli
alla creazione di concerie anche nel nostro territorio
comunale.
Il Consiglio Comunale si oppose alla petizione di Candido
Cecconi. Il rappresentante del principe Corsini, il sig.
Raffaello Cinelli, minacciò di adire le via legali se il
Comune avesse concesso la licenza edilizia per le concerie.
Candido Cecconi non abbassò la bandiera. Ammise che il rischio
prodotto dalla presenza delle concerie era reale, ma che
poteva essere superato se si fossero fatte rispettare le
normative codificate dalla Legge.
La tesi di Candido Cecconi venne addirittura approvata dal
Consiglio Comunale. Poterono nascere così alcune concerie
anche a Fucecchio. |