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Colera
(1855)
Il
colera è una malattia infettiva
prodotta da un batterio a forma di
virgola che colpisce l'intestino.
Si manifesta con violenti attacchi
di diarrea - le feci, seriose, sono
simili ad acqua di riso - seguiti da
una elevata disidratazione.
Nel settembre del 1854, in
Borghetto, oggi via Lamarmora, si
temette l'esplosione di un'altra
epidemia di colera.
In un appartamento di due stanze
umide e quasi buie vivevano Modesto
Ciulli, un arrotino di sessanta
anni, e la sua famiglia.
La sera del 15 settembre 1854,
quando rientrò a casa, Modesto si
sentiva molto male: si contorceva,
urlava, era fuori di sé.
La moglie e i figli mandarono a
chiamare subito il medico, il dottor
Giovanni Montanelli.
Le urla e le convulsioni del Ciulli
misero in stato di apprensione i
residenti di via Borghetto, di via
Gattavaia e anche quelli di Piazza
Montanelli: tutti temevano il
ritorno del COLERA che aveva
falcidiato la nostra popolazione nel
1816-1817.
Quando arrivò il dottor Montanelli,
il povero Modesto aveva la bava alla
bocca, vomitava, aveva la febbre
altissima e si contorceva per le
convulsioni.
Il medico osservò attentamente il
Ciulli , vide qualcosa nel braccio
destro e chiese alla mogli:
- Da chi è stato morsicato?
- Da un cane, qualche giorno fa, in
Montellori. Ieri sera la morsicatura
gli prudeva moltissimo. Ha il
colera?
- No. Ha la rabbia. E non c'è niente
da fare.
La buona notizia si diffuse
rapidamente.
Modesto, l'arrotino di Borghetto,
morì da lì a qualche giorno fra
atroci dolori.
Fucecchio tirò un sospiro di
sollievo, ma per poco.
La mattina del 2 giugno 1855, Agnese
Daddi , una mendicante che viveva
insieme alla madre cieca in una
lurida stanza di via Gattavaia, andò
ad accattare a S. Croce sebbene non
si sentisse bene.
Spossata, la povera Agnese ritornò a
casa anzitempo, si distese sul
giaciglio e nella notte morì. Sua
madre Caterina, impietrita dal
dolore, la vegliò tutta la notte.
Soltanto i fratelli Bartolomeo ed
Ulivo Ciardini, poverissimi, ebbero
il coraggio e la bontà di portare la
salma di Agnese al cimitero.
Quando rientrarono in via Gattavaia
trovarono la povera cieca in preda a
fortissimi dolori addominali. I due
fratelli rimasero nella stanza di
Caterina per assisterla. La cieca
durante la notte morì.
Bartolomeo ed Ulivo portarono la sua
salma al cimitero e la seppellirono.
Anche i due fratelli furono colpiti
da diarrea e vomito e nel giro di 24
ore morirono.
Le autorità sanitarie non diedero
troppa importanza a queste quattro
morti fulminanti.
E invece era il segnale
inconfondibile dell'inizio
dell'epidemia di colera. A metà
giugno il colera infierì in maniera
micidiale in Gattavaia , il
quartiere dei miserabili.
A Fucecchio vennero colpiti 169
maschi e 192 femmine.
So prodigarono come nessun altro i
medici Giovanni Montanelli, il
Freschi e soprattutto Edoardo
Turchetti di S. Croce sull'Arno che
nel 1856 venne insignito di medaglia
al merito dal granduca lorenese
Leopoldo II°.
Il canonico Gaetano Maria Rosati
ordinò l'apertura anticipata del
costruendo ospedale S. Pietro Igneo. |