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Cerbaie
(1775)
Con
questo nome vengono designate le
colline che si innalzano lungo il
lato nord-ovest del nostro
territorio e che costeggiano il lato
destro della Pianura Pisana fino
alle pendici dei monti pisani.
Fin dal 1300 esse appartennero al
nostro Comune ed avevano una
estensione di 940 ettari.
Dal 1300 al 1500 esse vennero
affittate, tramite gare di appalto,
come aree di pastura per suini,
ovini e bovini.
L'8 ottobre 1397, ad esempio,
vennero affittate per la durata di 8
mesi a Vanni di Leo che dovette
corrispondere al nostro Comune 190
fiorini.
Coloro che prendevano in affitto le
aree da pastura, abusando della
concessione ottenuta, tagliavano
legna da ardere senza alcuna
licenza. Questi livellari non
correvano nessun rischio perché non
esisteva la "guardia forestale".
Anche il Regolamento sui pascoli
delle Cerbaie redatto dal Comitato
dei Sei poteva essere disatteso per
la medesima ragione.
Firenze, allora,per evitare questo
scempio, ordinò al nostro Comune di
tenere nelle boscaglie delle Cerbaie
una guardia con il salario annuo di
60 scudi.
A partire dal 1500 , all'interno
delle Cerbaie vennero ritagliati 193
poderi che vennero concessi in
affitto. Inoltre vi si cominciò a
praticare il taglio programmato
delle querce che erano riservate
all'Arsenale di Pisa e poi a quello
di Livorno.
Una legge granducale medicea del
1606 obbligava il nostro Comune a
riservare le migliori querce
all'Arsenale di Pisa per la
fabbricazione e la riparazione delle
galere (navi).
Venne pure istituito un corpo di
vigilanza formato da sei guardie cui
spettava il compito di tutelare il
patrimonio boschivo e faunistico
delle Cerbaie.
Purtroppo le sei guardie non
potevano disporre di armi.
I ladri di legname avevano quindi
mano libera. Se non erano
riconosciuti potevano fuggire o
addirittura aggredire le guardie,
specialmente se erano sole.
Se le guardie avessero avuto in
dotazione un'arma da sparo avrebbero
potuto intimare l'alt ai ladri. E se
i ladri avessero tentato di fuggire
avrebbero potuto rimetterci la vita.
Soltanto nel 1563 il granduca Cosimo
I concesse alle guardie delle
Cerbaie l'autorizzazione di disporre
di armi da sparo.
Questo provvedimento ridusse
notevolmente il fenomeno dei tagli
abusivi di legnami da ardere e da
costruzione.
Il Regolamento, per venire incontro
alle esigenze delle persone più
povere, prevedeva dei permessi
periodici di taglio, querce escluse,
che venivano annunciati con i BANDI.
Il Bando seguiva questa procedura,
come desunto da un documento del 16
dicembre 1716.
Il donzello comunale, dopo aver
suonato ripetutamente la tromba,
lesse il bando del taglio della
legna nelle Cerbaie emanato dal
Cancelliere.
Dopo averne data lettura, il
donzello affisse il bando ad una
colonna di Piazza Vittorio Veneto.
Il Bando conteneva le regole che
rendevano esecutive, sia pure per la
durata di un solo giorno, le licenze
di taglio del legname.
Questa era la REGOLA fondamentale:
Coloro che sono muniti di licenza di
taglio possono entrare nel bosco
soltanto dopo che la guardia ha dato
il segnale convenuto con un
campanaccio o con una cornetta e
devono uscirne sul mezzogiorno
quando il segnale verrà ripetuto due
volte.
Chi si attarda nel bosco dopo questo
doppio segnale verrà arrestato.
Il Bando conteneva molte altre
regole. Alcune stabilivano
addirittura l'altezza delle piante e
il tipo di taglio da adottare.
Nonostante i Bandi e i divieti molti
fucecchiesi entravano furtivamente
nelle Cerbaie dove non tagliavano
soltanto legna da ardere ma anche le
querce.
Nel 1710 i maestri d'ascia
dell'Arsenale di Pisa per prevenire
questi furti contrassegnarono 1070
querce perché nessuno le toccasse.
I furti non cessarono. Il fattaccio
venne segnalato nel 1735 al granduca
mediceo Giangastone dall'Arsenale di
Pisa.
Giangastone credette di risolvere il
problema comminando ai ladri 5 anni
di galera e due scudi di multa per
ogni quercia abbattuta.
Nel 1737 il granduca mediceo,
l'ultimo, morì. Gli subentrarono i
granduchi lorenesi.
Il granduca Leopoldo I risolse il
problema in maniera draconiana:
ordinò al Comune di Fucecchio, nel
1769 e nel 1774, di vendere ai
privati i suoi 940 ettari di
Cerbaie.
E il Comune dovette obbedire.
Questa vendita forzata segnò un
doppio tracollo per la popolazione
fucecchiese e rappresentò un affare
favoloso per i privati e per i
nostri amministratori comunali.
La vendita del legname e l'affitto
dei 193 poderi e delle aree di
pastura assicuravano al nostro
Comune una rendita annua che nel
1622 fu quantificata nella
ragguardevole cifra di 39.000 scudi.
Questa somma non sarebbe entrata più
nelle Cassa del nostro Comune. E
questo fu il primo tracollo.
Le Cerbaie erano state sempre di
tutta la popolazione: dal 1775 le
Cerbaie non ci appartennero più: non
erano più nostre. E questo fu il
secondo gravissimo tracollo.
Ma quanto ricavò il Comune dalla
vendita delle Cerbaie?
Il Comune ricavò soltanto 12.000
scudi. Il valore reale delle Cerbaie
era invece di 120.000 scudi.
Perché il Comune ricavò così poco?
Perché i nostri amministratori
comunali si misero d'accordo con gli
acquirenti e con i periti che
dovevano effettuare le stme.
Gli acquirenti pagarono piccole
tangenti agli amministratori
comunali e ai periti.
E con quelle bustarelle ci rubarono
tutte le Cerbaie.
Le stime dei periti non vennero mai
contestate dai consiglieri comunali
il cui silenzio era stato comprato
dai nuovi proprietari con le
bustarelle.
I nuovi proprietari chiusero le
Cerbaie alla pastura, eliminarono le
quercete, surrogate dalle pinete, e
fecero lievitare il prezzo della
legna da ardere.
I ricchi diventarono più ricchi e i
poveri diventarono dei miseri. |