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Centenario (ottavo) della nascita del Comune (1187)

Sia pure con un anno di ritardo, l'Amministrazione Comunale di Fucecchio ha festeggiato l'ottavo centenario della nascita del nostro Comune con una serie di Incontri Culturali.
- Presentazione del volume sull'Abbazia di S. Salvatore
- Fucecchio e il Mediovaldarno nel Medioevo (conferenza)
- Cenni storici sui boschi delle Cerbaie (conferenza)
- Piano di riassetto del centro storico (conferenza)

Enrico VI°, figlio dell'imperatore Federico Barbarossa, sceso in Italia per conto del padre, si fermò per qualche giorno a Fucecchio dove ricevette i massimi rappresentanti delle città toscane.
Durante quella sua breve permanenza Enrico VI° fu colpito dalla povertà e dalla precarietà in cui viveva la nostra gente.
Le frequenti alluvioni dell'Arno, la mancanza di mura di protezione e l'assenza di magistrature atte a disciplinare la vita della comunità, facevano di Fucecchio un borgo "miserabile" ed "abbandonato" a se stesso.
Prima di lasciare Fucecchio,Enrico VI° sollecitò la popolazione ad avanzargli la richiesta di magistrature di autogoverno.
Successivamente Enrico VI° si stabilì a Bologna.
Il 1° settembre 1187, cinque deputati fucecchiesi eletti dal popolo, andarono a Bologna da Enrico VI° e gli chiesero di conceder alla nostra comunità
- la facoltà di amministrarsi
- l'autorizzazione a recingere il BORGO con mura e fortificazioni
Enrico VI° accolse le richieste, pretese in cambio il giuramento di fedeltà all'impero e di rispetto dell'autorità ecclesiastica.
Enrico VI° sanzionò tale concessione con un PRIVILEGIO recante "l'imperial sigillo cereo pendente".
Tale privilegio, oltre a consentire la fortificazione del borgo, dichiarava i Fucecchiesi "liberi ed esenti dalla soggezione di qualsiasi persona, di qualunque autorità e dignità ecclesiastica o secolare sia arcivescovo o vescovo, duca o marchese, console o podestà, città o comune" e
sanzionava la pena di 100 libbre d'oro a favore dell'Impero per chiunque avesse violato la volontà imperiale.
Concesse inoltre in feudo agli stessi abitanti il Castello proibendo a chiunque di distruggerlo, compreso il nunzio apostolico imperiale.
Ratificò che chiunque avesse voluto vendere o comprare alcuna casa in detto in detto castello dovesse versare alle casse dell'Impero la somma di 12 denari ed impose che appena il paese si fosse circondato di mura, i Fucecchiesi avrebbero dovuto consegnare al fisco imperiale tante terre fuori della giurisdizione fucecchiese quante erano quelle occupate dentro il recinto murario.
Le MURA di recinzione dovevano essere costruite entro il termine perentorio di 4 anni.

 

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