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Castruccio
Castracani (1281-1328)
Era il
capo del partito ghibellino
lucchese.
Nel 1314 il ghibellino Uguccione
della Faggiuola conquistò la guelfa
Lucca e ne diventò Signore.
La sua prepotenza e la sua avarizia
gli alienarono il consenso del
popolo lucchese che nel 1316 lo
cacciò dalla città.
Gli subentrò allora Castruccio
Castracani che venne proclamato
Signore a vita di Lucca.
Castruccio Castracani avrebbe voluto
esercitare il dominio su tutta la
Toscana, ma dovette fare sempre i
conti con Firenze.
Il Signore di Lucca riuscì ad
infliggere una pesantissima
sconfitta all'esercito fiorentino ad
Altopascio nel 1325; ma questa
vittoria gli procurò soltanto la
conquista di Pistoia.
Firenze dopo la sconfitta di
Altopascio aveva eletto a proprio
Signore Carlo Duca di Calabria,
figlio di Roberto d'Angiò re di
Napoli e capo del partito guelfo in
Italia, con la segreta speranza di
sbarazzarsi del terribile Castruccio
Castracani che nel 1327 era stato
nominato Duca di Lucca e di Pistoia
dall'imperatore e re di Germania
Ludovico il Bavaro (1314-1347).
Il Signore e Duca di Lucca venne
sconfitto mortalmente, nel 1328, da
una improvvisa malattia.
La politica espansionistica di
Castruccio Castracani interferì
notevolmente nella storia della
nostra comunità.
Alla figura di Castruccio sono
legate infatti alcune pagine buie ed
altre luminose della nostra storia
locale.
Uno degli obiettivi più ghiotti di
Castruccio era la conquista del
Valdarno.
Il Valdarno rappresentava infatti
per la guelfa Firenze un cuscinetto
fondamentale per frenare le mire
espansionistiche di Castruccio.
Il Signore di Lucca, poi, non aveva
mai perdonato a Fucecchio e ad altri
comuni del Valdarno di avere dato
asilo, nel 1314, ai lucchesi guelfi
cacciati dalla città da Uguccione
della Faggiuola.
Nel 1320, dopo aver rotto tutte le
convenzioni pattuite con la Pace di
Napoli del 1317, Castruccio diede
l'avvio alle sue spedizioni punitive
nel Valdarno.
Nel 1320 distrusse barbaramente i
nostri castelli - già comuni rurali
- di Cappiano, di Massarella e di
Torre e quelli di Montefalcone e di
S. Maria a Monte. Tutti i documenti
esistenti in quei castelli furono
dati alle fiamme.
I superstiti,
inorriditi, abbandonarono e per
sempre Massarella, Torre e Cappiano.
La distruzione dei nostri castelli e
l'esodo di quelle popolazioni
rappresentano altrettante pagine
buie della nostra storia.
Nell'estate del 1323 il Castracani
tentò di conquistare il nostro ponte
fortificato, sull'Arno.
Il nostro Corpo di Guardia
resistette all'assedio di
Castruccio. Quando, poi, da Firenze
giunsero le truppe fiorentine
capitanate dal Conte Guido Novello,
il condottiero lucchese preferì
abbandonare l'impresa. E il ponte fu
salvo.
Il passaggio dei due eserciti,
quello di Castruccio e quello di
Guido Novello, provocò danni ingenti
nelle campagne di S. Pierino dove
andarono distrutte tutte le colture
di miglio e di panico.
La notte del 19 dicembre 1323,
mentre perversava una grande
tempesta, Castruccio, partito da
Lucca con 150 cavalieri e 500 fanti,
grazie alla complicità di alcuni di
alcuni terrazzani fucecchiesi che
gli aprirono una porta di accesso al
castello - ce n'erano 9 - , entrò
nel nostro paese per distruggerlo.
L'obiettivo principale del Lucchese
era la ROCCA, la fortezza in fase di
ultimazione, dove stavano i soldati
preposti alla difesa di Fucecchio.
Per Castruccio non fu difficile
penetrarvi; ma intanto le sentinelle
avevano acceso i fuochi di allarme
sulla cima della torre di guardia
per chiedere soccorso ai comuni di
S. Miniato, S. Croce sull'Arno e
Castelfranco.
Le truppe di questi tre comuni,
all'alba, accorsero in nostro aiuto
e costrinsero Castruccio ad
abbandonare la ROCCA e poi
Fucecchio.
Prima che il Castracani riuscisse a
sfuggire da Porta al Noce- in fondo
all'attuale via Franco Bracci -,
venne ferito ad un orecchio con un
colpo di roncola da calzolai.
Questa vittoria suscitò grande
entusiasmo anche a Firenze.
Il 22 maggio 1324, 150 cavalieri
lucchesi intrapresero una spedizione
punitiva contro Castelfranco reo di
avere portato soccorso a Fucecchio
il 19 dicembre 1323.
La battaglia infuriava da tre ore a
Castelfranco quando giunse a
Fucecchio un messo mandato a
chiederci aiuto.
Immediatamente partirono da
Fucecchio cento cavalieri comandati
dal Conte Novello.
I lucchesi, alla vista di questi
cavalieri, si diedero alla fuga.
I cavalieri partiti da Fucecchio li
inseguirono, ma due di essi, più
veloci degli altri, si avvicinarono
troppo ai lucchesi in fuga e vennero
fatti prigionieri. |