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Case popolari di Piazza XX Settembre (1941)

L'iniziativa di costruire un blocco di case popolari in Fucecchio era stata presa in seria considerazione dall'ultima Giunta Comunale presieduta fino al 1919 dal sindaco Emilio Bassi.
Questa Giunta aveva addirittura istituito un Comitato per la raccolta di fondi finanziari fra i benestanti.
Il Comitato, presieduto da Giuseppe Montanelli, aveva raccolto una somma non indifferente.
Nell'ottobre del 1919 l'Amministrazione Comunale presieduta dal sindaco Emilio Bassi era stata surrogata dal Commissario Prefettizio.
Il 20 ottobre 1920 al commissario prefettizio subentrò un Consiglio Comunale liberamente eletto e formato da trenta consiglieri, tutti socialisti.
Nella seduta del 2 gennaio 1921 venne affrontato il problema degli alloggi e fu rispolverata l'idea di costruire un blocco di case popolari utilizzando anche i fondi raccolti dal Comitato già presieduto da Giuseppe Montanelli.
Il marasma politico del 1921 conclusosi il 21 aprile con la cacciata dei socialisti e l'insediamento di un nuovo Commissario Prefettizio fece tramontare la speranza di avere anche a Fucecchio delle case popolari.
Il 4 aprile 1923 venne eletto il nuovo Consiglio Comunale formato da fascisti, nazionalisti, liberali di destra, monarchici e clerico moderati.
La carica di sindaco venne ricoperta da Piero Bassi, figlio di Emilio, il sindaco del primo ventennio di questo secolo.
Nella riunione del Consiglio Comunale del 26 luglio 1924 venne messa all'ordine del giorno la voce: costruzione di Case Popolari.
Dio solo lo sa se c'era bisogno di alloggi popolari decorosi da destinarsi agli operai del nostro paese costretti a vivere nei tuguri del Cassero, della Greppa, di Cammullia, della Valle, di Valdarnese, di Gattavaia, del Poggetto, degli Ortacci...
Il Consiglio Comunale affrontò il tema delle Case Popolari per dare il contentino alle masse popolari; ma con un escamotage riuscì ad affossare il progetto di costruzione di Case Popolari nel Capoluogo.
Il sindaco, prima di aprire il dibattito sul tema Case Popolari, volle leggere i comunicati trasmessigli, sull'argomento, dai Fasci di Combattimento di Massarella, di Ponte a Cappiano e di Torre.
Questi comunicati esprimevano una recisa opposizione alla costruzione di Case Popolari nel capoluogo. Come non tenerne conto?
Il progetto venne bocciato all'unanimità.
Esso venne rispolverato nel 1938 dal Commissario Prefettizio e poi Podestà Carlo Montanelli.
Il podestà Montanelli nel volgere di pochi anni fece realizzare un blocco di case popolari nelle adiacenze di Piazza XX Settembre.
All'inizio del 1941 gli appartamenti vennero assegnati a quanti ne avanzavano richiesta. Le richieste, a dire il vero, furono pochissime perché il canone di affitto non era affatto popolare. Infatti il canone mensile ammontava a 95 lire che saliva a 100 se l'appartamento era dotato di orticello. Un impiegato comunale di prima nomina percepiva, nel 1941, uno stipendio mensile di 240 lire. Un operaio che non aveva quasi mai il lavoro assicurato per tutto l'anno non poteva permettersi il lusso di quel canone; senza contare che tutti gli uomini al di sotto dei quaranta anni erano in guerra.

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