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Casa di Biagino (Biagi Dionisio) 19 luglio 1944
Anche l'Italia, come alleata della Germania e poi del Giappone, prese parte alla Seconda Guerra Mondiale (1939-1945) a partire dal 10 giugno 1940.
L'esercito italo-tedesco era riuscito a conquistare i due anni quasi tutta l'Europa.
Nel 1942, l'anno in cui anche gli USA si schierarono contro i Paesi membri del Patto d'Acciaio (Italia, Germania e Giappone) le sorti della guerra cominciarono ad invertirsi.
Nel 1943 gli anglo-americani sbarcarono in Sicilia; il 25 luglio il dittatore Benito Mussolini venne arrestato; l'8 settembre l'Italia depose le armi; nel medesimo mese di settembre tutta l'Italia peninsulare venne occupata dalle truppe tedesche che non erano più nostre alleate bensì nemiche; il 23 settembre l'ex dittatore Benito Mussolini, liberato dai tedeschi, fondò la Repubblica Sociale Italiana che si dotò di un proprio esercito, detto dei repubblichini. Anche Fucecchio venne occupato dai soldati tedeschi e governato dagli ex fascisti che si erano aggregati alla Repubblica Sociale Italiana.
Nel 1944, a luglio, l'esercito anglo-americano che aveva già liberato tutta l'Italia meridionale e buona parte di quella centrale dall'occupazione tedesca e repubblichina, si attestò sulle colline di S. Miniato. Il fiume Arno diventò la linea di demarcazione dei due eserciti che si fronteggiavano: sulla sinistra del fiume c'erano gli "alleati" anglo-americani; sulla destra i Tedeschi e i repubblichini.
Dalle colline di S. Miniato le artiglierie alleate vomitarono migliaia e migliaia di granate, per tutto il mese di luglio e di agosto, sul nostro paese e sulle nostre campagne. Per proteggersi dai quotidiani cannoneggiamenti notturni i fucecchiesi furono costretti a dormire, fino al 21 luglio - il giorno dello sfollamento - nelle cantine o nei sottoscala.
Il 19 luglio 1944, alle ore 1, la casa di Biagi Dionisio, venne colpita da una cannonata micidiale: la granata sfondò il tetto e due sottostanti pavimenti ed esplose al piano terra. Gli effetti furono micidiali: della casa, addossata alla torre di Castruccio e in angolo con l'attuale via Franco Bracci, rimasero in piedi soltanto i muri esterni.
Due delle quattro famiglie che abitavano nel fabbricato rimasero illese e furono tratte in salvo soltanto al mattino con l'ausilio di scale a pioli. La famiglia di Sandro Monti, l'unico sopravvissuto, fu completamente distrutta. Sandro perdette la madre Giuseppina Baldelli di 70 anni, la moglie Sonia Ciardini di 24 anni e la figlia Denia di anni tre.
Il Monti, nonostante le 14 gravi ferite riportate, si salvò. Tutti i membri della famiglia Biagi, i coniugi Dionisio e Corinna e i figli Piero e Sidra, rimasti sepolti sotto le macerie, furono ricoverati in ospedale perché feriti: la più grave risultò la signora Corinna.
L'opera di soccorso ai feriti risultò difficilissima perché il buio era fitto, le macerie ostacolavano i movimenti e il timore di eventuali crolli frenava non poco l'azione dei soccorritori.
Gli illesi furono tratti in salvo al mattino con l'ausilio di scale a pioli. I tre cadaveri furono recuperati e calati dalle finestre, con l'ausilio delle solite scale e di corde, da Billi Dino (Peppole) e da Quinto Ferri (Ciaccheri).
Quella del Biagi fu la prima casa sventrata dai cannoneggiamenti. |