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Casa Banti restaurata dall’architetto Maurizio Giachetti nell’anno 2001

 



Casa Banti (dal nome della famiglia di contadini che vi ha abitato a lungo) era in origine una casa colonica con diversi altri locali addossati e faceva parte del Complesso della Fattoria Corsini, ricco non solo di elementi monumentali come il palazzo, le torri, il parco, ma anche di magazzini. tinaie, fienili, orti che ne garantivano l’autosufficienza ed il pieno ritmo produttivo.


Le strutture originarie erano molto più ridotte: probabilmente due stalle al piano terra ed un fienile al piano superiore che sono stati poi inglobati e parzialmente demoliti per permettere la nuova configurazione ottocentesca dell’edificio.
Forse nella prima metà del 1800 si sentì l’esigenza di accrescere l’edificio per ricavare al primo piano dei locali di abitazione rurale.

Si dette allora alla facciata principale ed a quella laterale in margine alla via principale di accesso un’impaginazione tipica dell’area culturale pisana di pianura, anche se leggermente più ricca di particolari. L’insieme dà l’impressione di non essere mai stato completato secondo il disegno originale o, almeno, l’impressione che si sia voluto creare solamente una “quinta” nobile sulle due direttrici principali visive, privilegiando quindi queste due sole facciate e risparmiando sulle altre, lasciate alla pura contingenza dei più diversi e disparati utilizzi.

Non era possibile risalire alle funzioni originali di ogni singolo locale perché la costruzione ha subito profonde trasformazioni interne negli anni ‘50 con le costruzioni o i rifacimenti delle due scale interne, la creazione probabile di due distinti appartamenti, la perdita di connotazione degli ambienti cucina e poi, più di recente, la destinazione a uffici e magazzini del cantiere del Comune di Fucecchio.
L’edificio versava in cattivo stato di manutenzione e, cosa ancora peggiore, tutti i lavori precedentemente fatti avevano cancellato con ringranature, rifacimenti parziali di intonaci e molte mani di coloriture, i caratteri e le decorazioni originarie.
Col restauro non abbiamo voluto assolutamente riproporre, come si è
fatto quasi sempre in questi ultimi trent’anni, una casa colonica mai esistita in realtà, fatta di solai lignei al naturale, rossi scempiati di cotto a vista, coloriture bianco sporco o giallicce, davanzali e mostre in pietra serena e chi più ne ha più ne metta. Le nostre campagne toscane sono piene di queste case immaginarie, con un look da pizzeria di quarta serie, come si diceva una volta.
Per evitare tutto ciò e per ottenere un recupero compatibile con i criteri della nuova tendenza del restauro, abbiamo fatto una serie approfondita di saggi stratigrafici sugli intonaci più antichi, sia interni che della facciata, per ritrovare traccia delle vecchie coloriture e decorazioni. Solamente in base a questi, e non ricorrendo ad un prototipo fantasma mai esistito in realtà, abbiamo dato la soluzione che adesso vediamo, incontrando all’inizio anche sconcerto e resistenza da parte di molti abituati a parametri e criteri diversi di intervento.
La Casa Banti, adesso che sono terminati i restauri, mi pare che abbia riassunto in pieno la sua valenza di “quinta” nobile sulle due direttrici principali di approccio al parco e, vista da fuori del Complesso Corsini, mantenga l’aspetto frammentato, utilitario e quasi anonimo che aveva un tempo prima della creazione della circonvallazione.
Riteniamo pertanto di avere una volta tanto e con tutte le difficoltà e gli inevitabili errori di percorso, licenziato un prodotto non casuale ma rispettoso dell’ambiente ove sorge e delle relazioni che lo legano al paese di Fucecchio e al Poggio.

fucecchionline.com  di  G. Pierozzi  ®  2002 / 2012

 


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