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Campane motorizzate (1956)

Fino agli anni '50 erano molte le persone che ambivano a ricoprire il ruolo di sagrestano campanaro.
Il compenso era poco più che misero, ma sicuro. Chi esercitava questo mestiere non correva il pericolo di rimanere disoccupato. 
I frati e le monache di S. Salvatore suonavano da sé le campane. Le corde che frati e monache dovevano tirare per suonare le campane scendevano all'interno dei loro fabbricati.
Le campane dei loro campanili erano "leggerine" rispetto a quelle del campanile della Collegiata.
L'arciprete della Collegiata non poteva provvedervi da solo; anzi, nei giorni delle grandi festività, quando si dovevano suonare "i doppi" il campanaro doveva cercarsi degli aiutanti perché da solo non poteva suonare simultaneamente cinque campane. Inoltre il campanile della Collegiata,che fino al 1782 apparteneva alla chiesa di S. Salvatore, era staccato e lontano dalla chiesa. E come se questo non bastasse, il campanaro doveva raggiungere la cella campanaria per poter suonare le campane. E Dio solo sa quanti corridoi in salita e quanti scalini doveva salire per raggiungere la cella campanaria! Il disagio era accentuato poi dal fatto che il percorso per salire in cima al campanile non era elettricamente illuminato.
Negli anni '5O anche Fucecchio cominciò ad industrializzarsi. Nacquero tanti piccoli calzaturifici. Finalmente c'era lavoro per tutti. Quasi tutti i calzolai dovevano fare gli straordinari per sopperire alla domanda di calzature. 
La Collegiata rimase senza campanaro. 
L'arciprete don Salvatore Volpi dovette affidarsi al volontariato dei propri parrocchiani.
Ma questa non era una soluzione del problema. L'arciprete prospettò in seno a tutte le Associazioni di ispirazione cattolica e anche ai fedeli della Collegiata una soluzione originale adottata in molte chiese metropolitane: la motorizzazione delle campane.
Per far suonare le campane a qualsiasi ora sarebbe bastato premere uno o più pulsanti dalla sagrestia.
L'appello fu accolto da due benemeriti fratelli fucecchiesi: Olinto e Giulio Briganti. 
In un tempo record raccolsero la somma necessaria per installare nel campanile della Collegiata l'impianto di motorizzazione che venne realizzato dalla Ditta Lorenzi di Milano.
E il 24 giugno 1956, festa di S. Giovanni Battista, in concomitanza con il Duomo di Firenze, entrò in funzione l'impianto di motorizzazione che cancellò per sempre la figura del campanaro.
Sollecitati dall'esempio della Collegiata anche i frati francescani e il parroco di S. Maria delle Vedute provvidero alla motorizzazione delle loro campane.
Nel 1984 anche le monache di S. Salvatore "elettrificarono" le due campanelle del loro simpatico campanilino.

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