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Bolla Nullius Diocesis
(1085)
La bolla è una lettera papale autenticata con sigillo, che ha valore di Legge e con la quale si accorda un privilegio o si prescrive una penalizzazione.
Il 9 maggio 1085, quindici giorni prima di morire, dal suo esilio di Salerno, sollecitato da Pietro Igneo, ex abate di S. Salvatore, papa Gregorio VII° decretò con Bolla papale
che l'Abbazia di S. Salvatore di Fucecchio con i suoi beni, chiese, cappelle e possedimenti che aveva e che avrebbe avuto, DIPENDESSE DIRETTAMENTE dalla SANTA SEDE che la riceveva sotto la sua protezione;
che l'Abate fosse eletto dal Capitolo dei monaci;
che per la consacrazione dell'Abate e per la somministrazione di certi sacramenti e per la consacrazione dei chierici dipendenti potesse essere richiesto quel vescovo che fosse stato di gradimento dei monaci stessi;
che l'Abbazia fosse del tutto indipendente da qualunque sede episcopale ( NULLIUS DIOCESIS vuol dire che non deve dipendere da nessuna diocesi ) e che avesse perfino il potere di dichiarare NULLE le censure che in qualunque tempo, qualunque vescovo o arcivescovo, avesse presunto infliggere al Monastero.
Nel 1085 il Monastero di S. Salvatore si trovava sempre in prossimità dell'Arno forse nell'attuale zona delle Buche.
Soltanto nel 1108 il Monastero venne ricostruito sul Poggio Salamartano.
Testo della Bolla Nullius Diocesis tradotto in lingua italiana dal prof. Alberto Malvolti
Io, Gregorio vescovo, servo dei servi di Dio, a Pietro figlio diletto in Cristo, abate del Monastero di Fucecchio e ai suoi successori.
Ascoltata la tua richiesta, o Pietro figlio carissimo, con questo privilegio concediamo al Monastero, al quale ora tu presiedi, l'autorità sulle chiese di Salamarzana con le altre cappelle vicine. Stabiliamo inoltre che nessun re o imperatore o altra autorità possa mai sottrarre beni al monastero a qualsiasi titolo o sotto qualsiasi giustificazione.
Inoltre concediamo ad esso tale libertà che mai alcun imperatore, re, marchese, conte, visconte, arcivescovo o vescovo o qualsiasi altra autorità umana, presuma esercitarvi qualche diritto o violenza.
Vogliamo poi che dopo la morte di un abate, mai ne sia eletto un altro se non col consenso dei monaci dello stesso cenobio i quali potranno chiamare a consacrarlo un vescovo di loro scelta; né alcun altro vescovo o arcivescovo osi mai imporvi il proprio giudizio o la propria volontà, ma sia la suddetta abbazia sotto la protezione e immunità della Santa Sede Romana per sempre.
Sia il vostro monastero un rifugio libero e sicuro per tutti i buoni che verranno ad esso; sia difeso da ogni insidia umana e diabolica, sia albergo di pace e di serenità, sia ripieno sempre di ogni gioia temporale e spirituale, sia giardino di ogni virtù, così fecondato dall'abbondanza della benedizione apostolica e bagnato dalla rugiada della grazia di modo che possa far germogliare copiose piante di monastica perfezione a consolazione della Chiesa e per la sua gloria eterna.
Amen. |