sezione A                                               Indice sezione A-B                                  Indice generale

Audiface e Abacuc : santi della battaglia

Tra i non pochi misteri della storia fucecchiese c’è - o meglio, c’era
quello relativo alle origini del culto dei Santi Abaco, Audiface e Marta, che qualche anno fa, proprio sulla Voce della Collegiata, dichiarai di non saper risolvere. Secondo il pievano Anton Maria Tondoli (vissuto fino ai primi del settecento), esso sarebbe derivato dalla presenza di un antico oratorio dedicato a quei santi, situato sul poggio Salamartano ancor prima che alla fine dell’XI° secolo, vi fosse edificata la pieve. Sarebbe stata questa, pertanto, la più antica chiesa di Fucecchio. Nessun documento, tuttavia, ha accertato l’esistenza di una chiesa dedicata a questi martiri di origine persiana che secondo tradizione sarebbero stati uccisi a Roma, nel terzo secolo, durante un pellegrinaggio.
In realtà le prime tracce sicure di una devozione per Abacuc - così i fucecchiesi chiamavano il martire Abaco confondendolo col profeta biblico - Audiface e Marta sono documentate solo dal secondo decennio del Trecento, quando si hanno notizie di processioni e luminarie ad essi consacrate. Il culto sembra indebolirsi dopo la metà del secolo, eclissato dalla crescente fortuna della venerazione per S. Giovanni Battista, certamente più gradito a Firenze, che proprio in quell’epoca aveva consolidato il proprio dominio su Fucecchio.
La soluzione del mistero viene da una disposizione dello statuto del 1340, che dispone di osservare, nel giorno 19 gennaio di ogni anno, la festività di Marta, Audiface e Abacuc il quali - si dice - avevano salvato dalla morte i Fucecchiesi e i fuoriusciti lucchesi, minacciati dal crimine di tradimento perpetrato presso la porta della Valle”. Ora, il riferimento ai fuoriusciti lucchesi, il nome del luogo dove fu consumato il tradimento, la data del
19 gennaio, che è appunto il giorno assegnato ai tre santi del martirologio, non lasciano dubbi sull’episodio a cui ci si deve riferire. Non pochi sono infatti i documenti attraverso i quali si può ricostruire il tentativo di prendere il castello posto in atto da Uguccione della Faggiola che, appunto nel gennaio del 1316, tentò di entrarvi attraverso la Porta della Valle.
Allora furono i fratelli Albizo, Nicolò e Pietro degli “Albizi” ad accordarsi con numerosi altri “traditori” per consegnare Fucecchio al condottiero ghibellino. Questi, confidando nell’aiuto che doveva venirgli dall’interno, durante la notte, diede l’assalto alle mura dal lato settentrionale, riuscendo ad innalzare le proprie insegne sulla torre della porta della Valle (sorgeva circa a metà dell’attuale Via Mario Sbrilli); ma infine, dopo un’aspra battaglia durata fino all’ora terza (ossia fino alle 9 del mattino), fu costretto a ritirarsi dopo aver fatto incendiare alcune case dei difensori. A testimoniare la violenza del combattimento restarono, oltre alle rovine degli incendi, una breccia aperta sulle mura, le insegne e le scale abbandonate delle truppe ghibelline durante la precipitosa fuga determinata - come ricorda con orgoglio l’estensore di un inventano - dalla “virile prodezza” dei Fucecchiesi.
Tutte queste notizie si ricavano da una serie di decisioni prese dal Consiglio del Comune il 22 gennaio di quell’anno, ossia tre giorni dopo i fatti, quando si decise anche di allontanare dal castello ben 155 uomini e donne sospettati di parteggiare per i ghibellini, mentre i traditori riconosciuti colpevoli furono condannati a morte.
Da allora i santi Abaco, Audiface e Marta, che - come talvolta si disse “avevano salvato Fucecchio da un così grande naufragio minacciato dall’assalto dei ghibellini” furono annoverati tra i protettori del castello, insieme a S. Salvatore, San Giovanni e Sant’Andrea ai quali erano dedicate le più antiche chiese fucecchiesi.

Alberto Malvolti

fucecchionline.com  di  G. Pierozzi  ®  2002 / 2012

 


riproduzione vietata senza l'autorizzazione del legittimo proprietario