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Albero della
Libertà (abbattimento dell') 4 maggio 1799
Non era l'albero di Natale, ma gli somigliava moltissimo. Veniva issato in mezzo ad una piazza e vi si celebrava una festa civile che seguiva un preciso cerimoniale. La festa dell'innalzamento dell'Albero della Libertà era stata esportata in tutta Europa dai Francesi subito dopo la rivoluzione del 1789. Nel 1799 venne esportata anche a Fucecchio.
Il 26 marzo 1799 le truppe francesi di Napoleone, senza colpo ferire, diventarono padrone della Toscana.
Tre anni prima, l'esercito napoleonico era "passato" dalla Toscana e vi era rimasto per un anno, fino all'11 maggio 1797.
Questa lunga permanenza francese aveva favorito anche a Fucecchio la nascita di un partito filo-francese che aveva sposato le tre grandi idee della Rivoluzione Francese del 1789: LIBERTA', FRATERNITA', EGUAGLIANZA.
Indescrivibile fu l'entusiasmo di Don Remigio Soldaini, il capo del partito filo-francese fucecchiese, quando il 26 marzo le truppe transalpine presero il comando effettivo della Toscana.
Il Commissario del Governo Francese, di stanza a Firenze, ci subissò di Proclami che venivano affissi ad uno dei pilastri della loggia del Palazzo Pretorio nell'attuale Piazza Vittorio Veneto.
Il nostro Consiglio Comunale per far fronte a questa emergenza resa palpabile dai Proclami doveva riunirsi con una frequenza inusuale.
Alla riunione consiliare del 1° aprile 1799 prese parte anche Don Remigio Soldaini in veste di capo del partito filo-francese o dei patrioti.
Don Remigio chiese ai consiglieri riuniti il permesso di innalzare in Piazza Maggiore l'ALBERO DELLA LIBERTA'.
Il nostro Consiglio comunale non si pronunciò perché temeva, così facendo, di scavalcare il Commissario di Governo Francese.
Per ovviare a questo inconveniente incaricarono Don Remigio Soldaini di recarsi a Firenze a "complimentare" il nuovo Governo e a chiedergli "lumi" sull'innalzamento dell'Albero della Libertà.
Don Remigio ottemperò volentieri a questo compito, ma non ottenne immediata risposta per quanto concerneva l'Albero della Libertà.
Il Governo Francese,all'inizio di maggio, fece sapere che la Festa dell'innalzamento dell'Albero della Libertà si sarebbe svolta in quasi tutti i comuni della Toscana il 9 maggio alle ore 14.
Don Remigio Soldaini, il 3 maggio 1799,fece portare tutto l'occorrente in Piazza Maggiore. Sulla cima dell'albero venne fissato il berretto frigio. Subito dopo l'albero venne piantato in mezzo alla piazza. Gli addetti, aiutandosi con delle scale a pioli, trapuntarono i rami di coccarde e nastri tricolori; poi vi fissarono dei cartelli con la scritta LIBERTA', FRATERNITA', EGUAGLIANZA. Piazza Maggiore aveva cambiato fisionomia. Tutti si fermavano a curiosare e a chiedere quando si sarebbe svolta la festa dell'Albero della Libertà.
La mattina del 4 maggio, mentre il Vicario Regio e il
Gonfaloniere (sindaco) osservavano con interesse dai loro rispettivi palazzi il maestoso Albero della Libertà, le campane della torre civica cominciarono a suonare a distesa. Il suono a distesa delle campane fu il segnale a lungo atteso dai fucecchiesi antifrancesi.
Torme di popolani fucecchiesi armati di scuri, di coltellacci, di fucili, di spade, di torce accese e di secchi colmi di orina e di feci si riversarono in Piazza Maggiore da ogni parte.
- Abbasso i Francesi! A morte i patrioti fucecchiesi! - gridavano inferociti.
Si strinsero attorno all'Albero della Libertà, lo spogliarono e lo abbatterono. Con le torce accese appiccarono il fuoco alle coccarde, alle bandiere, ai nastri, ai cartelli e all'albero.
Poi, per parodiare la danza con cui i Francesi concludevano la festa intorno all'Albero, i popolani cominciarono a a fare il girotondo intorno al falò e a vuotarvi i secchi pieni di " bottino ".
Insuperbiti dal successo, i rivoltosi entrarono di forza nella casa della signora Tuccini,una patriota filo-francese, e la saccheggiarono.
Indescrivibile era la confusione che regnava nella piazza.
Il Vicario Regio (una specie di Pretore), impaurito, mandò una staffetta a Empoli a chiedere aiuto alle truppe francesi che vi stazionavano.
Poco dopo mezzogiorno, mentre i patrioti tracannavano i fiaschi di vino sottratti dalla cantina della signora Tuccini, arrivarono i soldati francesi guidati dal comandante Expert.
Vistisi accerchiati, i rivoltosi fucecchiesi ammutolirono di colpo e si arresero senza opporre nessuna resistenza.
Il comandante francese decise di dirottare tutti i prigionieri nel carcere di Empoli visto che quello di Fucecchio non ne poteva contenere nemmeno la metà. Ma...
Con il pagamento di una tangente di 400 scudi al comandante Expert, il nostro
Gonfaloniere, il canonico Giulio Taviani, fece rimettere in libertà tutti i prigionieri ad eccezione dei capi della rivolta antifrancese.
Un mese dopo, e precisamente il 9 giugno 1799, la nostra amministrazione comunale dovette risarcire tutti i danni provocati dall'insurrezione antifrancese.
Vennero corrisposti 600 scudi alla signora Tuccini.
Furono stanziate 1122 lire a favore delle truppe francesi venute da Empoli per ristabilire l'ordine a Fucecchio.
Vennero spese 185 lire per pagare i 7 barrocciai che avevano portato a Prato le Armi e le polveri requisite in Fucecchio dopo l'abbattimento dell'Albero della Libertà.
Fu saldato il debito di 212 lire contratto per l'acquisto dell'Albero e degli addobbi.
Infine vennero versate 63 lire per la rimozione degli stemmi gentilizi dalla facciata del Palazzo Pretorio ingiuntaci, forse per ripicca, dal Governo Francese. |