CHIESA DI SAN SALVATORE
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INDICE  GUIDE DELLE CHIESE DI FUCECCHIO
 

CHIESA DI SAN SALVATORE

1 - Le tre gemme

Sul Poggio Salamartano, ammattonato nel 1985, si affacciano tre gemme tutte rivolte verso la Pianura Pisana e il Monte Serra.
Quella al centro è la chiesa di S. Salvatore, qui ricostruita nel 1190, con il suo Loggiato cinquecentesco e con la sua facciata del 1700 nella quale spiccano il finestrone rettangolare e le due finestrelle cieche a tutto sesto in cotto decorato.
Quella a sinistra è la Casa del Poggio le cui origini affondano nel 1300: fu Cappella e Sede della Compagnia della Madonna della Croce fino al 1783; è stata Tinaia e Foresteria del monastero di S. Salvatore fino al 1867 e dal 1874 fino agli anni quaranta è stata la Cappella e la sede dell’Arciconfraternita della Misericordia.
Quella a destra è il Monastero di S. Salvatore qui ricostruito nei primi decenni del 1100.


la chiesa di S. Salvatore e a destra il Monastero
 

2 - Le scale di accesso al loggiato e la Croce di ferro



le scalinate, e la croce, a sinistra in basso del disegno

Scalinate di accesso
Le scalinate di accesso al Loggiato sono tre. Quella centrale formata da otto scalini di pietra della Golfolina risale al 1789; le altre due laterali, pure in pietra, risalgono invece al 1759.


La Croce
Fino al 1905 sul piedistallo in pietra vi era una croce di legno.
Per ricordare la Missione del 1905, la croce di legno venne sostituita con una di ferro. Pochi anni dopo, però, la croce di ferro venne abbattuta da un gruppo di anticlericali fucecchiesi.
Tre fabbri locali - Pietro Doddoli, Palmiro Morelli e Dante Canovai - la rifecero gratuitamente. Il ferro era stato donato da un certo Moretti.
 

3 - il loggiato
 

Il loggiato cinquecentesco assunse le dimensioni attuali - 3 luci centrali grandi e 2 laterali piccole - subito dopo il 1787 Prima del 1787 il loggiato presentava 8 arcate tutte della medesima grandezza


4 - la facciata

L’attuale facciata, realizzata nel 1739 presenta una porta centrale, due porte laterali aperte dopo il 1811 e un finestrone rettangolare di pietra munito di vetrata.
 


Ecco come si presentava la facciata prima del 1738

Era più bassa (di metri 2,90). Presentava un rosone e due monofore in cotto decorato e una sola porta d’accesso.



5 - la porta centrale

E’ in pietra serena.
L’architrave è decorata a rosette e gigli alternati e reca la scritta (in latino): Fece Lorenzo d’Andrea Marabotti l’anno 1661.
Sopra l’architrave, al centro, c’è lo stemma con braccio benedicente, simbolo dell’Eterno Padre.
Al centro del lunotto, sopra l’architrave, vi è un vaso sormontato da uno stemma con due orsi.
I battenti della porta, in legno, furono realizzati nel 1777. Sulla parte alta dei due battenti si legge:
Da Giacinto di Marco Marabotti fu rifatta su legno proprio l’anno 1777.

Le porte laterali
Le porte laterali vennero aperte dopo il 1811 poiché erano state chiuse le porte interne che immettevano nel chiostro del Monastero e nella Cappella della Madonna della Croce.
 

6 - la bussola

Questa bussola risale al 1855.
Venne realizzata dal legnaiolo Gaetano Ficini. La bussola presenta 4 battenti: due frontali e due laterali.
I battenti frontali sono ornati di corona di alloro e dì gigli.
Il cornicione sostiene lo stemma francescano - due braccia incrociate con croce - che è proprio delle monache clarisse.

La preesistente bussola risaliva al 1607.

7 - Pavimento, acquasantiera e tetto

Il pavimento - Il pavimento venne realizzato con 7895 quadroni di laterizio nel 1755.
Molto più antiche alcune lapidi sepolcrali poste sul pavimento.
La più significativa è la lapide in marmo ai piedi del presbiterio sotto la quale venivano sepolti i frati conventuali altrimenti detti frati neri.
Anche le altre 6 lapidi sono tutte di natura funeraria.
Sotto il primo altare a sinistra nel l 755 fu trovata la lapide che chiudeva la tomba di GUIDACCIO DELLA VOLTA, fatto cavaliere nel 1377.

L’acquasantiera - Questa acquasantiera in marmo bianco venne installata nel 1618.

Il tetto - Il tetto, ancor oggi a capriate, fu rifatto ex novo nel 1739. Nel 1974 l’impresa edile Fratelli Marconcini scoperchiò e rimontò il tetto mentre la ditta Donati Enzo ridipinse travi, travicelli e mezzane. Nel medesimo anno, 1974, il Donati ridipinse tutta la chiesa.

 

8 - Gli altari di San Salvatore

Nella navata, unica, della chiesa ci sono 6 altari. Fino al l 811, 26 anni dopo l’ingresso nel monastero di San Salvatore delle monache clarisse di S. Andrea, è documentata la presenza di ben 8 altari: due erano in corrispondenza delle attuali due porte laterali.
Essi vennero appunto demoliti per aprire le due porte ed assicurare così la clausura della clarisse e la sicurezza dei fedeli nei casi di emergenza.
 


attuale disposizione degli altari

9 -Altare della Libera o del Carmelo

È il secondo da destra, in pietra.
Anticamente era stato intitolato a San Giuseppe.
Nel 1731 vi era stata collocata la grande tela del Transito di San Giuseppe dipinta da padre Alberico Carlini da Vellano di Pescia, autore degli affreschi del chiostro.
Nel 1934 l’altare di San Giuseppe diventò l’altare dell’Immacolata.
Venne tolto il grande quadro, attualmente attaccato ad una parete di un corridoio del Convento, e vi fu sistemata la statua dell’Immacolata che si trovava fin dal 1895 sul dossale dell’Altar Maggiore al posto del quadro della Madonna delle Cinque Vie, ora nuovamente sopra l’Altar Maggiore
La statua dell’Immacolata era stata acquistata a Parigi nel 1895

10 - Altare della Madonna del Rosario

E’ il primo a destra, in pietra serena. Risale al 1600.
La pedana in legno di noce, scolpita, fu donata nel 1682 da Giovanni e Marta Baschieri.
Sopra il dossale vi è il quadro della Madonna del Rosario dipinto fra il 1600 ed il 1630 da Pompeo Caccini di Firenze.
Il quadro mostra la Madonna, in veste rossa e manto blu, in atto di porgere il Rosario a S. Domenico. Dietro S. Domenico c’è S. Caterina da Siena. Sulla destra del quadro c’è S. Michele Arcangelo in piedi.
Nella parte alta del quadro vi è lo Spirito Santo contornato da Cherubini in volo e da 15 medaglioni raffiguranti altrettante scene della vita di Gesù e della Madonna. In alto, nel rotto del frontone, vi è il solito stemma di S. Bernardino da Siena (1300-1444) con la sigla GESU' SALVATORE DEGLI UOMINI.

11 - Altare del Santissimo Crocifisso

E’ il secondo a sinistra, in marmi policromi, grigi verdi bianchi.
Risale quasi sicuramente al 1750-1 800. In una urna è collocato un crocifisso ligneo trecentesco, forse quello che si trovava nella chiesa francescana di S. Andrea, in piazza dell’ospedale, e che le clarisse si portarono dietro nel 1785 quando vennero trasferite nel Monastero di S. Salvatore.
Era un crocifisso miracoloso: aveva addirittura resuscitato un bambino nato morto.
Sul cartiglio in alto, in mezzo al frontone, si legge:
OBTULIT SEMETIPSUM PRO NOBIS (dette se stesso per noi).
L’iscrizione sull’architrave attesta che si tratta di un altare privilegiato in quanto consentiva di lucrare l’indulgenza plenaria in favore del defunto per il quale veniva celebrata la S. Messa.

Vi si legge infatti in forma abbreviata:
ALTARE PRIV. (privllegiatus)
QUOT. (quotidianus)
PERPE. (perpetuus)
 

12 - Altare del sacro Cuore

È il secondo a destra, in pietra serena. È del 1600.
Nel rotto del frontone c’è il simbolo di S. Bernardino da Siena (1380-1444) detto anche stemma della Pace.
La pedana di legno che sormonta i due scalini è del 1719. Sopra l’altare, in una nicchia, c’è la statua del Sacro Cuore.
Nel 1864 vi era ancora sopra l’altare, al posto dell’attuale nicchia, un dipinto ad olio su tela con finestra centrale centinata, inquadrata da cornice in legno intagliato. L’autore del quadro sembra che sia il fiorentino Francesco Curradi che lo avrebbe eseguito fra il 1600 e il 1630. La parte centrale del dipinto fu venduta dalle clarisse per 5.000 lire fra il 1925 e il 1930 per poter sopperire ad alcune loro impellenti necessità.
Attualmente il quadro senza la centina si trova nel Coro, dietro l’Altar Maggiore. In esso sono raffigurate, in basso, 4 Sante e, in alto, angeli e cherubini.

13 - Altare dell'Immacolata Concezione

È il terzo a destra, in pietra serena. Ha le colonne scanalate e il frontone a forma di lunotto. Nel rotto del lunotto vi è il simbolo della Pace di S. Bernardino da Siena.
Esso fu eretto, come si legge nell’architrave, dalla Compagnia della Beata Vergine, sorta per il bene delle anime, grazie alle elemosine raccolte nel 1585. Nel 1739 l’altare subì un’operazione di restauro.

I due scalini dell’altare sono sormontati da una pedana di legno di grande effetto ornamentale del 1600.
Sopra la mensa vi è un dipinto ad olio su tavola raffigurante l'ALLEGORIA DELLA CONCEZIONE, che è poi una copia fedele di quella dipinta da Giorgio Vasari nel 1540-1541 per la Cappella di Bindo Altoviti nella chiesa fiorentina dei Santi Apostoli. La copia è stata attribuita a uno di questi tre pittori: Portelli, Pomarancio, Baldini.

In alto vi è la Madonna, circondata da Cherubini, che calpesta il serpente.
Ai due angoli, sempre in alto, si vedono due putti che tengono un cartiglio: nel cartiglio a sinistra sta scritto, in latino, QUELLI CHE LA COLPA DANNO’; in quello a destra: LA GRAZIA DI MARIA LIBERO'.
Al centro del quadro è raffigurato l’albero del peccato originale che nella parte alta assume la forma umana di diavolo con le mani legate di dietro. Alle radici dell’albero sono attaccati con ambedue le mani Adamo ed Eva, nudi. Ai rami dell’albero figurano attaccati Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, Aronne, Giosuè e David tutti legati per entrambe le braccia in quanto trasgressori; soltanto Samuele e S. Giovanni Battista sono avvinti per un braccio solo per essere stati santificati nel ventre. Nel braccio di S. Giovanni si legge, in latino, AGNELLO DI DIO.

14 - L'organo

Si trova sulla parete sinistra della navata, al di sotto del presbiterio.
È l’unico organo seicentesco del Ravani giunto intatto nelle sue parti fondamentali.
Fu costruito da Cosimo Ravani di Lucca nel 1624 come si legge anche nell’architrave.
La cassa lignea e la cantoria di pietra suscitano con lo splendore delle sculture, degli intagli e dell’azzurro, in buona parte originale, un fascino inconfondibile a questo originale... monumento.
Nell’ottobre del 1981 , l’ispettore Massimo Nigi chiuse la sua relazione sul sopralluogo a carico dell’organo con questa affermazione:
E’ un dovere culturale ed un obbligo morale restaurarlo perché tutta la letteratura organistica troverà in esso lo strumento ideale per una corretta esecuzione e per una fedele restituzione al pubblico gradimento”.
Nel 1985 il Laboratorio di Restauro Organi Storici di Firenze, diretto dal dott. Pier Paolo Donati e sotto la supervisione della Soprintendenza venne smontato e portato a Firenze.
L’organo fu rimontato nel maggio 1986, l’anno del Millenario della Chiesa di S. Salvatore.
Fu inaugurato il 24 giugno 1986 dal restauratore dott. Pier Paolo Donati.
Per tassativa disposizione della Soprintendenza, l’organo non è stato elettrificato.

15 - il Cristo morto, i confessionali
 

Il Cristo morto
Nel vuoto orizzontale della parete sinistra, fra l’organo e il presbiterio, è collocata la statua in cartapesta dipinta di Cristo morto.
L’autore è un artista del 1650-1700.
La scultura ha una forte intonazione drammatica di gusto barocco.
Grossolana risulta la modellazione delle gambe, delle mani e del bacino.
Una scultura simile si trova nel Monastero delle Clarisse di S. Paolo a San Miniato.

I Confessionali
Nella navata della chiesa vi sono soltanto due confessionali.
Quello sul lato destro, fra l’altare del Sacro Cuore e quello dell’immacolata Concezione, è del 1850. È parzialmente inserito nella parete.
Quello sul lato sinistro, realizzato in stile rococò da un falegname locale, è del 1750.

 

16 - L'altare Maggiore
 

Il cartiglio, al centro del lunotto che sovrasta il dipinto, e una lapide attestano che l’altare e la balaustra in marmo bianco di Carrara del presbiterio furono fatti erigere nel 1711 dall’OPA, l’Opera del Comune equivalente ad un Consiglio di amministrazione. Nella targa sta scritto:


A DIO OTTIMO E MASSIMO

QUESTO ALTARE DI MARMO FU ERETTO

ABBELLITO CON TUTTA LA DECORAZIONE DEL TEMPIO

PER L’ASSIDUA CURA DEL FU DOMENICO

ALEOTTI DI QUESTA OPERA MODERATORE ED OPERAIO

L’ANNO DELLA REDENZIONE 1711

 


Il disegno dell’altare e della balaustra del presbiterio fu opera del famoso Giovanbattista Foggini.
L’esecutore del lavoro scultoreo fu Anton Maria Franchi. I marmi arrivarono a Fucecchio via Arno.
Ai due lati dell’altare furono innalzati due muretti e la grata lignea a losanghe nel 1785 per assicurare la clausura alle clarisse che proprio in quell’anno erano state trasferite nel monastero di S. Salvatore.
Nei primi decenni del 1800 venne installato sopra l’altare il telone in stucco e i dipinti che rappresentano le tre Virtù teologali.
Il dipinto ad olio su tela raffigura Gesù crocifisso. Ai suoi piedi ci sono la Madonna in veste rosa e manto blu, la Maddalena in veste grigia e manto giallo e S. Giovanni.
Sembra che l’autore del quadro, del l 700, sia Baldassarre Franceschini detto il Volterrano. Sicuramente l’autore si ispira alla crocifissione di Guido Reni

 

17 - il coro

Il coro si trova dietro l’Altar Maggiore sul secondo palco del Campanile detto della Collegiata. Non vi si può accedere dalla chiesa perché fa parte della clausura.
Esso assunse la forma attuale nel 1723 per merito del legnaiolo fucecchiese Maestro Fabio Fanciullacci che lo rifece ex novo per 150 scudi.
Vi si trovano 17 stalli che erano riservati ai frati neri sacerdoti e una cassapanca semicircolare dove stavano i frati laici. Sulla parete sinistra vi è la cunetta con porticina per gli oli sacri.
Dai 1783, l’anno in cui i frati neri dovettero andar via da Fucecchio, il coro non è stato più usato. Le clarisse, infatti, preferirono farsene uno addossato alla parete destra della navata in corrispondenza delle quattro finestrelle protette da una grata.
Da questo coro posto dietro le 4 finestrelle assistono a tutte le funzioni religiose pubbliche che si svolgono nella chiesa di S. Salvatore
 

18 - La cappella di Santa Chiara e la Sacrestia

La cappella di S. Chiara
Si trova sul presbiterio a sinistra dell’Altar Maggiore e vi si accede attraverso una porta.
È stata realizzata nel 1986 in occasione del Millenario di questa chiesa.
In questa cappella, tutte le mattine, attraverso una cancellata, le clarisse del Monastero assistono alla S. Messa. La Cappella è stata abbellita dai cinque quadri dipinti dal fucecchiese Gaetano Cenci.
I quadri rappresentano S. Chiara, S. Francesco, S .Chiara che riceve la palma dai vescovo, S. Chiara che va a consacrarsi nelle mani di S. Francesco a S. Maria degli Angeli e S. Chiara che scaccia i Saraceni da Assisi.

La Sacrestia
Vi si accede dalla Cappella di S. Chiara.
È stata ricostruita ex novo nel 1986. Era stata completamente distrutta dalle cannonate nell’agosto del 1944.
La porta in pietra è datata 1653.


19 -
I dodici medaglioni sulle pareti della navata
 

Sono i simboli della consacrazione della chiesa.
Il numero rispecchia quello degli apostoli.
La Chiesa venne infatti riconsacrata nel 1919 al termine della Prima Guerra Mondiale.
Durante la Prima Guerra Mondiale la Chiesa era stata adibita a magazzino viveri per i soldati di stanza a Fucecchio.
A scopo di protezione, gli altari erano stati recintati con muri mentre il presbiterio e l’organo erano stati tamponati con balle di paglia.
In chiesa dormivano i soldati addetti alla custodia del magazzino. Per questa ragione si rese necessaria la riconsacrazione di cui i dodici medaglioni sono un tangibile ricordo.

20 - L'ex campanile di San Salvatore
 

Questo campanile è appartenuto fino al 1783 alla chiesa di San Salvatore.
Nel 1783 diventò il campanile della Collegiata per volontà del Granduca di Toscana Pietro Leopoldo. Pietro Leopoldo aveva mandato via i frati neri che da 500 anni officiavano la chiesa di San Salvatore e aveva fatto demolire il campanile della vecchia Collegiata. L’attuale porta d’accesso al campanile fu aperta nel 1797. Il 14 agosto 1846, giorno di S. Alfredo, l’ex campanile di San Salvatore fu letteralmente squarciato da una scossa di terremoto di tremenda intesità. (Tale evento viene ricordato ogni anno nella chiesa della Collegiata).
La parte alta venne ricostruita ed innalzata. Al posto del tetto vennero messi i merli guelfi: 5 per ogni lato. Nel 1930 i merli vennero ridotti a 4 per ogni lato. Il 24 giugno 1956, in concomitanza con il campanile di Giotto di Firenze, venne inaugurata la motorizzazione delle campane.


21 - le campane dell'ex campanile di San Salvatore

Nella cella campanaria sono sistemate 5 campane di grandezza diversa comunemente chiamate la Prima (la più piccola), la Seconda, la Terza, la Quarta e la Quinta.

- La Prima, dedicata alla Vergine Maria, fu donata alla Collegiata dalla Marchesa Maria Vettori e venne fusa da Terzo Rafanelli di Pistoia.
- La Seconda, dedicata ai Santi Audiface e Abacuc, fu donata dal Comune, dall’Opera di S. Candido e dalla popolazione e venne fusa dalla medesima Ditta Rafanelli di Pistoia nel 1852.
- La Terza, dedicata a S. Pietro Igneo, venne rifusa nel 1966 dalla Ditta Magni-Lera con le offerte della popolazione raccolte da Olinto Briganti e da Rino Tognetti.
- La Quarta, dedicata a S. Candido, fu rifusa dal Rafanelli nel 1852 con le offerte del Capitolo della Collegiata, del Comune, dell’Opera di S. Candido e della popolazione.
- La Quinta, dedicata a S. Giovanni Battista, fu rifusa nel 1875 con le oblazioni del paese e della campagna raccolte da una Commissione presieduta da Domenico Ciardini.

Le 5 campane, elettrificate dalla Ditta Lorenzi di Milano nel 1956, vengono azionate da una pulsantiera collocata nella Sacrestia della Chiesa Collegiata.
Promotori di questa realizzazione furono i fratelli Briganti, Olinto e Giulio.

22 - il campanilino di San Salvatore (detto anche campanile delle Clarisse)

Le Clarisse (monache) nel 1785 subentrarono ai frati francescani conventuali (neri), mandati via da S. Salvatore dal Granduca di Toscana due anni prima.
Le monache trovarono la chiesa sprovvista di campanile perché quello di S. Salvatore era stato dato alla Collegiata. Senza perdersi di coraggio, dopo il 1790, con l’autorizzazione del Granduca, si fecero costruire un campanilino sullo spigolo destro posteriore della chiesa.
Nel campanilino sono alloggiate due campane.
Nel 1984 le due campane sono state motorizzate dalla Ditta Giachi di Montespertoli.


23 - Storia della chiesa di San Salvatore

Dall’anno 986 al 1105 la chiesa di San Salvatore, eretta dai Conti Cadolingi, si trovò presso al Ponte di Bonfiglio sull’Arno.
In questo periodo fu officiata prima dai Benedettini e poi dai Vallombrosani.
Nel 1105 la chiesa e l’annesso monastero di San Salvatore vennero distrutti da un’alluvione dell’Arno e ricostruiti, qualche anno dopo, nel Poggio Salamartano.
La chiesa, dopo le distruzioni belliche del 1136 e del 1151, venne ricostruita definitivamente su questa area nel 1190.
A partire dal 1299 la chiesa e il monastero di San Salvatore vennero assegnati ai frati francescani conventuali – i frati neri - che vi rimasero per cinque secoli, fino al 1783, l’anno della loro soppressione.
I frati neri dotarono la chiesa di un loggiato ad 8 luci e nel 1738 la innalzarono di metri 2,90.
Ai frati neri subentrarono, nel 1783, le monache Romualdine di Corso Matteotti e poi, nel 1785, le Clarisse di Sant’Andrea (piazza dell’Ospedale).
Un secolo dopo, il 21 agosto 1874, con un atto di permuta il Comune cedette la chiesa di San Salvatore alla Misericordia di Fucecchio.
La Misericordia, poi, la concesse in uso alle monache clarisse.
Per effetto della convenzione stipulata con la Misericordia il 18 gennaio 1890 le monache si assunsero l’onere di provvedere al mantenimento della chiesa e all’esercizio del culto nella medesima.
 

24 - Gli inquilini del Monastero

Accanto alla chiesa di San Salvatore, presso il ponte di Bonfiglio, vi è sempre stato fin dall'anno 986 il Monastero di San Salvatore.
Dal 986 al 1068 furono inquilini del monastero i monaci benedettini cluniacensi.
Quando nel 1066 venne eletto abate del nostro monastero il vallombrosano Pietro Igneo, fecero il loro ingresso nel monastero i monaci benedettini vallombrosani. L'abate Pietro Igneo, diventato cardinale, ottenne nel 1085 da Papa Gregorio VII lo speciale privilegio del NULLIUS DIOCESIS, Per effetto di questo privilegio, il monastero e le chiese di Fucecchio dipesero direttamente dal Papa, e non più dal vescovo di Lucca, fino al 1622, anno dell'erezione della Diocesi di San Miniato. Poco dopo il 1110 il monastero venne trasferito sul Poggio Salamartano.
Nel 1299, sei anni dopo che i vallombrosani ne erano stati cacciati via, fecero il loro ingresso nel monastero i frati francescani conventuali detti frati neri che vi rimasero per cinque secoli e cioè fino al 1783.
Nel 1783 vi furono sistemate le monache romualdine cacciate via dal loro monastero posto nell'attuale Corso Matteotti.
Due anni dopo, nel 1785, vi vennero mandate anche le monache clarisse del monastero di S. Andrea, che si trovava nell'attuale piazza dell'ospedale (Piazza Spartaco Lavagnini).
Dopo pochi mesi, per ragioni di incompatibilità, le romualdine lasciarono il monastero e il nostro paese per sempre.
Nel 1867 le 9 clarisse del monastero, a seguito della soppressione del medesimo decretata dallo Stato italiano, ottennero il permesso di rimanervi fino alla morte.
Intanto, nel 1874, era diventato proprietario del monastero il Comune di Fucecchio che vi realizzò la scuola elementare maschile e femminile.
L'8 ottobre 1886, il Comune vendette il monastero, per 20.000 lire, a tre delle clarisse  che aspettavo di morirvi: Teresa Lampaggi, Cherubina Benedetti e Giuseppa Benedetti.
Fu così che le clarisse diventarono proprietarie del monastero.
 

25 - Chi ha officiato la chiesa di San Salvatore

La Chiesa di S. Salvatore esisteva già nell’anno 986. Si trovava in Borgonovo, presso Le Buche, vicino al ponte di Bonfiglio.
Era stata fondata dai conti Cadolingi. Fino all’anno 1068 fu officiata dai Benedettini.
A partire dal 1068 venne officiata invece dai monaci vallombrosani per merito di S. Pietro Igneo che proprio in quell’anno aveva superato la prova del fuoco ed era stato nominato Abate del Monastero di S. Salvatore. Pietro Igneo ottenne per il nostro monastero lo speciale privilegio del NULLIUS DIOCESIS: la Ecclesia di Fucecchio non sarebbe stata legata a nessun vescovo: avrebbe dovuto rispondere dei propri atti soltanto al papa. Nel 1105 la chiesa e il monastero di S. Salvatore vennero completamente distrutti da un’alluvione dell’Arno. I Vallombrosani, allora, con l’autorizzazione delle autorità del tempo, decisero di ricostruire la chiesa e il monastero sopra il Poggio Salamartano. Nei primi decenni del 1100 ricostruirono subito il Monastero.
Nel 1190 ricostruirono anche la chiesa di S. Salvatore. Il 16 settembre 1293 i Vallombrosani vennero cacciati per sempre da Fucecchio.
A partire dal 1299 la chiesa venne officiata dai frati conventuali, detti frati neri, che avevano ricevuto in dono la chiesa e il monastero dalle monache di Gattaiola di Lucca che ne erano diventate proprietarie per volontà del pontefice. La badessa di Gattaiola mantenne, però, il suo titolo e i suoi poteri di Episcopessa sulla Ecclesia di Fucecchio fino al 1622, l’anno in cui venne istituita la Diocesi di S. Miniato nella quale anche noi venimmo incorporati. I frati neri officiarono la Chiesa di S. Salvatore per cinque secoli e cioè fino al 1783.
Dal 1785, l’anno in cui le clarisse di S. Andrea subentrarono nel monastero di S. Salvatore ai frati neri, la chiesa è stata sempre officiata dai cappellani di quest’ultime.
 

26 - Le feste nella chiesa di San Salvatore

-
Festa del Sacro cuore prima domenica di Luglio
- Festa di Gesù Salvatore 6 Agosto
- Festa di S. Chiara 11 Agosto
- Festa di S. Francesco 4 Ottobre
- Festa di Cristo re ultima domenica dell’anno Liturgico

 

 

 

a cura di Mario Catastini
grafica e impaginazione di Giacomo Pierozzi

Tutte le informazioni e le illustrazioni qui riportate, sono state tratte dal libro "Chiesa di San Salvatore - Fucecchio" di Lisandro Chari e Marisa Bartolesi

 

 


 

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