La Collegiata di S. Giovanni B.
> Guida <


www.fucecchionline.com

INDICE  GUIDE DELLE CHIESE DI FUCECCHIO
 

La Collegiata di San Giovanni Battista


Piazza V. Veneto e la Collegiata
di San Giovanni Battista

Questa Collegiata con la facciata rivolta verso Piazza Vittorio Veneto venne inaugurata il 3 ottobre 1787.
I lavori di costruzione erano iniziati nel 1784 ed avevano impegnato 40 operai (muratori, manovali e “scalcinatori” )
La chiesa fu progettata dall’architetto Giuseppe Vannetti che si avvalse della collaborazione dell’ingegner Franco Sodi e della supervisione di Zanobi Del Rosso, architetto di Sua Altezza Reale il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo I.
Il tempio è in stile neoclassico e ad una sola navata con sei Cappelle a nicchia.
L’attuale Cappella del Santissimo diventò profonda un secolo dopo e precisamente nel 1873.

Biografia di S. Giovanni Battista

Era figlio di Zaccaria e di Elisabetta, la cugina della Madonna.
Elisabetta, ormai vecchia, partori Giovanni sei mesi prima che nascesse Gesù.
Giovanni, fattosi adulto, annunciò la venuta del Messia e Gli preparò la strada battezzando e predicando.
Battezzò anche Gesù
Sconfessò apertamente i comportamenti peccaminosi di re Erode.
Il re, allora, lo fece decapitare.

La ricorrenza di S. Giovanni viene celebrata il 24 giugno.

LA FACCIATA A RISEGHE DELLA COLLEGIATA

La facciata della Collegiata presenta quattro file di riseghe o scalini sporgenti.
Due file di riseghe si trovano sui lati esterni della facciata ed altri due sul corpo centrale.
Nel 1794, sette anni dopo l’inaugurazione della chiesa, il Capitolo fece tamponare una diecina di riseghe poste al di sopra dell’architrave del portone per impedire che i ragazzi e gli adulti vi si arrampicassero per catturare i piccioncini che si trovavano negli incavi della facciata.
Numerosi trafugatori di piccioncini cadevano, si fratturavano le ossa e dovevano essere trasportati con un carretto all’ospedale di Pescia.
Queste tamponature sono state smurate negli attuali anni ’80.


 

L’OROLOGIO DELLA FACCIATA

Dal 5 marzo 1829, sotto la cuspide della facciata della Collegiata, fa bella mostra di sé il grande orologio dal quadrante rotondo e bianco sormontato dalla campanella che scandisce le ore e le mezze ore.
Questo orologio era rimasto sulla Torre Civica dal 1782 al 1829.
Dal 1693 al 1782, questo orologio “girellone” era stato posto sulla sommità del campanile della vecchia Collegiata che si innalzava sull’attuale sagrato in corrispondenza dell’attuale portone della Collegiata.
E prima ancora, dal ‘500 fino al 1684, l’orologio aveva abbellito la torre della Cancelleria (Palazzo Comunale) che si trovava al centro della piazza Vittorio Veneto, di fronte al Palazzo Pretorio.


LA CAMPANELLA DELL’OROLOGIO

E’ la ex martinella comunale e risale al 1292.
Essa presenta i bassorilievi della Concezione, del Crocifisso, di S. Candido patrono del paese e la scritta in latino
Dio Santo, santo e forte, santo e immortale, abbi pietà di noi.
Era nata nel 1292 come Martinella, era stata collocata sulla torre del Palazzo Comunale e, per oltre un secolo, servì a convocare gli homini d’harme nei casi di pericolo.
Nel sedicesimo secolo la martinella diventò la campanella del nostro orologio collocato sulla torre del Palazzo Comunale al centro della Piazza (Vittorio Veneto)
Nel 1683 la torre dell’orologio venne demolita e, dieci anni dopo, il 24.6.1693 la martinella e l’orologio vennero collocati nel campanile (della Pieve) che attestava sulla Piazza.
Il 14.10.1693 la martinella venne rifusa ed il suo peso fu portato da 300 a 570 libbre.
Nel 1712 venne nuovamente rifusa ed il suo peso fu portato ad 885 libbre. Nel 1782 la Martinella venne trasferita insieme all’orologio sul campanile di S. Salvatore. Nel 1829 martinella e orologio vennero collocati definitivamente sulla facciata della Collegiata.



LA SCALINATA GRANDIOSA

La scalinata in pietra serena, a due rampe, che da Piazza Vittorio Veneto sale fino al sagrato della Collegiata, venne realizzata nel 1824.
La spesa, sostenuta interamente dal Comune, ammontò a 4.366 lire.
Prima dell’inaugurazione della Collegiata, avvenuta nel 1787, al posto dell’attuale scalinata c’era un “ciglione” e sulla sinistra di questo c’era fin dal 1440 un’erta chiamata Via del Poggio Salamartano.
Tre anni dolo l’inaugurazione della Collegiata, sulle balze del “ciglione” venne costruita una scalinata provvisoria in mattoni.
Nel 1820 la scalinata in mattoni era già tutta sconnessa.
Il Comune decise allora di demolirla e di costruirne una “grandiosa” in pietra serena.
Per quattro anni consecutivi vennero bocciati i numerosi progetti presentati dagli architetti locali e dall’architetto ufficiale del Granduca di Toscana.
Nel 1824 il nostro Gonfaloniere (sindaco) si rivolse all’ingegner Pietro Carraresi e gli commissionò un progetto .
Il progetto del Carraresi venne approvato all’unanimità e realizzato a tempo di record nel medesimo anno.
Quindici anni dopo, nel 1839, ai piedi della scalinata grandiosa vennero aggiunti altri tre gradini poiché la pavimentazione della piazza era stata abbassata per ridurne l’inclinazione.



LA BUSSOLA E L’ORGANO

La bussola sul retro del portone d’ingresso venne realizzata dal falegname fucecchiese Gaetano Guerrazzi nel 1847 e cioè 60 anni dopo la inaugurazione della chiesa.
Per 60 anni i fedeli, d’inverno, avevano dovuto sopportare il freddo della tramontana che si infilava nella navata ogni volta che un fedele entrava in chiesa.
Soltanto dopo tante lamentele da parte dei fedeli il Capitolo della Collegiata si era deciso a far realizzare al Guerrazzi l’attuale bussola..
Al nostro falegname occorsero ben 101 tavole d’abete di Moscovia e gli furono corrisposti soltanto 40 dei 70 scudi pattuiti.

Sopra la bussola, per tutta la larghezza della navata, ci sono la CANTORIA e l’ORGANO.
La balaustra della cantoria è sostenuta da due mensoloni a ricciolo e presenta varie specchiature scanalate ed è ornata di festoni nei pilastrini e, al centro, da un ampio cartiglio con festoni sormontato da una testina d’angelo.

Il primo organo, a partire dall’inaugurazione del 1787, fu un Tronci.
Nel 1846 quest’organo era diventato un relitto ed era perciò inservibile.
Il Capitolo della Collegiata ne commissionò uno nuovo agli organari Fratelli Agati di Pistoia.
Il nuovo organo, costato 700 scudi sborsati quasi interamente dalla Compagnia di S. Candido, venne inaugurato il 29 gennaio 1850 dall’organista M° Emilio Conti.
Nel 1976 la Ditta Chicchi Rosario e Figli di Sovigliana ha provveduto alla ripulitura, al completamento delle canne mancanti, alla riaccordatura ed alla elettrificazione della ventilazione dei mantici. L’organo può essere suonato tramite una consolle sistemata sul lato sinistro del presbiterio.



LA NAVATA DELLA COLLEGIATA

L’attuale pavimento in mattonelle di marmo bianche e nere venne realizzato, grazie ad un lascito pio, nell’anno 1824, il medesimo nel quale venne costruita la scalinata grandiosa in pietra che dalla piazza sale alla Collegiata.
La spesa ammontò a 417 lire.
Le decorazioni murarie della navata vennero eseguite in due tempi.
- nel 1787, l’anno dell’inaugurazione della chiesa, era già stato realizzato il cornicione con dentelli, ovoli e trabeazione;
- nel 1873 vennero eseguite dal fucecchiese Bernardo Bernardini le scanalature dei pilastri che alleggeriscono tutta la navata.
Anche la CUPOLA, al centro del presbiterio, venne dipinta a lacunari con rosoni e con angeli che reggono il triregno nel 1873 da Alessandro Bernardini nel corso del primo restauro (imbiancatura) della Collegiata.
E sempre nel 1873 venne interrotta la linearità della navata con l’apertura della Cappella del Santissimo Sacramento.



LA CAPPELLA DEL FONTE BATTESIMALE

E’ la prima sulla parete sinistra della navata e venne realizzata nel 1805 dal marmista Giuseppe Andrei.
Di notevole pregio la tavola collocata sopra l’altare della Cappella, restaurata nel 1995 da Sandra Pucci e da Pietro Gori.
La tavola, di un anonimo pittore fiorentino della prima metà del Cinquecento si compone di due parti sovrapposte.
La parte inferiore rappresenta la Sacra Conversazione e mostra la Madonna in trono col Bambino Gesù circondata da quattro Santi. I due Santi alla sinistra della Vergine sono Giovanni Battista e Marco Evangelista; i due alla destra sono Pietro ed Andrea.
La parte in alto rappresenta il Battesimo di Gesù ad opera di Giovanni Battista.

Questa pala era appartenuta fino al 1783 alla Compagnia di S. Giovanni Battista che l’aveva commissionata all’anonimo pittore fiorentino (forse Pier Francesco Freschi) il 10 giugno 1626 ed era collocata sull’altare della propria chiesa detta di S. Donnino.
La parte al pianoterra della chiesa di S. Donnino, dopo il 1783, venne ridotta a canonica della Collegiata; la parte superiore ancora esistente, venne ridotta a Sala Capitolare della Collegiata.



LA CAPPELLA CORSINI

E’ la prima sulla parete destra della navata.
L’altare su cui troneggia la tela di Gaspero Martellini (1785-1857) La Madonna col Bambino e due Sante, fu realizzato dal marmista Giuseppe Andrei nel 1805.
La tela della Madonna è stata restaurata negli anni 90.
Essa mostra la Vergine, seduta in trono. Con la mano sinistra tiene il Bambino Gesù e con la destra pone una corona di rose sulla testa di S. Lucia martire. Inginocchiata, a destra della Madonna, vi è S. Margherita, incoronata essa pure di rose.



LA CAPPELLA DELLA MADONNA DEI SETTE DOLORI

L’altare di questa Cappella, il secondo sulla parete laterale sinistra della navata, venne realizzato dal marmista Giuseppe Andrei nel 1805.
Sull’altare della cappella troneggia una grandissima incorniciatura in legno intagliato e dorato su un fondo in legno tinto di azzurro. Questo elegante lavoro di intaglio è databile alla fine del secolo XVIII.
Al centro vi è il piccolo quadro raffigurante la Vergine dei sette dolori, su tela. la Vergine, a mezza figura, è ammantata di azzurro, con le mani giunte e lo sguardo rivolto verso il basso. Nel petto le stanno infisse sette piccole spade.
L’opera, di una certa qualità, pur essendo databile al secolo XVIII si ispira alla grande pittura seicentesca per l’uso del chiaroscuro accentuato in funzione drammatica.
Dal 1961 al 1997 l’altare della Cappella era stato dedicato a S. Giuseppe artigiano. In una nicchia rettangolare era stata collocata una statua lignea dello scultore Giuseppe Bartoli.



LA CAPPELLA DI S. LUCIA

E’ la seconda sulla parete laterale destra. L’altare vi venne realizzato dall’Andrei nel 1805.
Fino agli anni ’60 è stato l’altare della Madonna di Piazza.
Negli anni ’60 la Madonna di Piazza venne trasferita nella terza Cappella della parete laterale sinistra.
Nella seconda Cappella della parete laterale destra vi è stata collocata la statua di S. Lucia.

Lucia nacque a Siracusa nel IV secolo ed apparteneva ad una famiglia benestante.
Giovanissima si convertì al Cristianesimo e fece voto di verginità per amore di Gesù.
Sua madre, rimasta vedova, la promise in sposa ad un giovane e ricco concittadino.
Lucia, però, non voleva assolutamente sposarsi per tener fede al voto di verginità.
Nel frattempo la mamma di Lucia venne colpita da una gravissima malattia.
Lucia, allora, portò la madre inferma a Catania sulla tomba di S. Agata martire.
L’inferma fu guarita istantaneamente.
La madre, allora, esonerò Lucia dall’obbligo di sposarsi e le concesse il permesso di distribuire ai poveri della città i proventi della dote di sposa.
Il fidanzato, respinto, denunciò Lucia come cristiana al proconsole Pascazio.
Pascazio ordinò che Lucia fosse torturata e poi uccisa.
Inutilmente le furono tolti gli occhi e venne trafitta alla gola: Lucia continuava a vedere e a parlare
Soltanto quando i cristiani presenti pronunciarono la parola AMEN la martire Lucia morì.
La festa di S. Lucia cade il 13 dicembre.
S. Lucia viene venerata come protettrice della vista.




LA CAPPELLA DEL SANTISSIMO

E’ la terza sul lato destro della navata.
Fino al 1873 anche su quella parete era stata scavata una cappella a nicchia.
Nel 1873 essa assunse la profondità attuale.
La erezione di questa cappella era stata deliberata il 4 agosto 1782 dalla Compagnia del Santissimo Sacramento che aveva la propria sede dietro l’altare del Santissimo Sacramento sin dal 1787.
Il disegno della Cappella venne affidato all’ingegnere fucecchiese Alcibiade Melani.
La spesa ammontò a 5.000 lire e fu interamente coperta dalla Compagnia.
Ognuna delle due pareti della cappella venne dotata di una tela di ignoti pittori toscani del XVII secolo.

Sulla parete sinistra vi è la tela intitolata LA MADONNA DEL ROSARIO.
La Vergine, con il Bambino per mano, offre il rosario a S. Domenico inginocchiato a sinistra;
alla destra della Madonna vi si trova S. Caterina da Siena.
In alto due angeli porgono i 14 misteri del Rosario.

Sulla parete destra vi è la tela titolata IL MARTIRIO DI SANTA Lucia,
Santa Lucia inginocchiata sui carboni ardenti, sta per ricevere il colpo di grazia dal carnefice.
alla destra di S. Lucia vi è S. Agata; alla spalle di S. Lucia vi è S. Apollonia; a sinistra un gruppo di armati; al centro, in alto, un angioletto che porge la palma del martirio.



LA CAPPELLA DELLA MADONNA DI PIAZZA

E’ la terza sul lato sinistro della navata.
Anch’esso venne realizzato dal marmista Giuseppe Andrei nel 1805.
Nel 1961 sul dossale del preesistente altare venne sistemato l’altorilievo in marmo della Madonna di Piazza detta anche Liberatrice dalla Peste e dal Terremoto.
La statua era stata acquistata dal Comune di Fucecchio, forse nel 1631, per scongiurare il pericolo della peste che stava falcidiando le popolazioni dell’Europa e dell’Italia.
Per consentire a tutti di poterla venerare in qualsiasi ora della giornata era stata sistemata nell’attuale piazza Vittorio Veneto in una nicchia del palazzo comunale ivi esistente fino al 1856.
Il 14 agosto 1846 la Madonna di Piazza salvò i fucecchiesi dalle violente scosse ti terremoto che squarciarono la parte alta del campanile della Collegiata.
Nel 1857 la Madonna venne provvisoriamente sistemata nella chiesa Collegiata perché venne demolito il Palazzo Comunale di Piazza Vittorio Veneto.
Il 18 gennaio 1875 la Madonna di Piazza venne trasferita definitivamente nella chiesa di S. Salvatore perché il comune l’aveva ceduta alla Misericordia.
Il 15 agosto 1878 la Madonna di Piazza, a seguito di una petizione popolare, su concessione della Misericordia che ne rimane la proprietaria, venne trasferita definitivamente nella chiesa Collegiata e collocata, fino al 1961, nella seconda cappella del lato destro della navata. Nell’attuale Cappella della Madonna di Piazza era sistemata l’urna di S. Candido



L’ ALTAR MAGGIORE

Venne disegnato dal Marcellini e fu realizzato dal marmista fiorentino Andrei Giuseppe.
L’Andrei usò marmi analoghi a quelli degli altri altari.
L’altare, terminato nel 1805, fu tenuto a battesimo dalla reggente Maria Luisa, moglie del defunto re di Etruria, Ludovigo Borbone di Parma.
La regina Maria Luisa presenziò ai solenni festeggiamenti in onore di S. Candido che si svolsero in Collegiata il 24, 25 e 26 agosto.
Il crocifisso posto sopra il dossale è in legno scolpito a tutto tondo e policromo.
I finali dei bracci della croce e i fasci di raggi all’incrocio dei bracci sono in legno dorato.
Sotto la mensa dell’altare, nel 1961, venne collocata l’urna con le reliquie di San Candido. Nella semicupola del coro, dietro l’altar maggiore, vennero affrescati dal pittore Gaioni Luigi nel 1948 La Madonna, la SS. Trinità e San Marco Evangelista.

San Candido

Le reliquie sistemate nell’urna collocata sotto la mensa dell’altare appartengono a Santa Candida, una martire romana.
Nel Martirologio Geronimiano, il 3 ottobre, viene ricordata Santa Candida e non San Candido.
Nel Martirologio Romano, in data 3 ottobre, viene riportato S. Candido anziché S. Candida per un errore di trascrizione dovuto all’estensore Usuardo, il quale ebbe evidentemente sott’occhio un esemplare corrotto del Martirologio Geronimiano.
Esistono altri 11 S. Candido, ma il loro dies natalis non cade il 3 ottobre.
Per tre secoli abbiamo perciò venerato un santo anziché una santa per colpa di… Usuardo.
Le reliquie di Santa Candida giunsero a Fucecchio, via Arno, nella notte fra il 2 e il 3 ottobre dell’anno 1665.




GLI AFFRESCHI DEL PRESBITERIO

Sulle pareti del lato sinistro del presbiterio sono stati affrescati tre momenti cruciali della Passione di Gesù Cristo: La Crocifissione, Gesù deriso, Gesù nell’orto degli ulivi.
In alto, nella volta, sempre del lato sinistro del presbiterio, sono state affrescate La Maddalena al sepolcro e La resurrezione di Gesù.
Alla sinistra della finestra è stato effigiato il Profeta Geremia; alla destra della finestra il Profeta Isaia.
Nella volta del lato destro del presbiterio possiamo ammirare la Trasfigurazione sul Monte Tabor e la Predica di Cristo.
Alla sinistra della finestra c’è il Profeta Daniele; alla destra c’è David coronato.
Anche i tre affreschi nella semicupola del coro sono opera del medesimo pittore Antonio Gaioni Luigi.
Nel 1950 la Soprintendenza alle Belle Arti fece interrompere il ciclo di affreschi che dovevano ricoprire anche le pareti del lato destro del presbiterio perché non li ritenne consoni all’architettura della chiesa.
L’arciprete don Pietro Stacchini e la popolazione che dal 1948 aveva seguito con grande interesse l’opera del pittore ne rimasero mortificati.
Il pittore si era avvalso di modelli e modelle fucecchiesi: Vittorio Bartolini, Mafalda Guasqui, Marta Daddi e Giorgio Sanna.

Gaioni Antonio Luigi
Nacque a Milano il 4 maggio 1889:
Frequentò l’Accademia di Brera.
Nel 1921 si sposò con Lina Lami di San Miniato e subito dopo emigrò a Parigi per ragioni politiche.
Nella capitale francese conobbe molte celebrità della pittura italiana :Modigliani, De Chirico, De Pisis, Tozzi e Severini.
Nei 1946 ottenne la cattedra di Storia dell’Arte nel Corso Teologico del Seminario di San Miniato dove morì il 13 febbraio 1966.


LA SACRESTIA

Oltre ai consueti arredi (armadi, banco dei paramenti e cassettoni) dispone di una ricca pulsantiera che consente di manovrare l’illuminazione interna della chiesa, il suono delle campane del campanile e quello della campanella della sacrestia.
Al centro del soffitto possiamo ammirare un affresco ovale che rappresenta la Madonna in Gloria col Bambino e due Santi (a sinistra S. Biagio in abiti vescovili e con la spazzola di ferro simbolo del martirio; e a destra un altro santo martire). L’autore è ignoto.
Appeso alla parete sopra la porta che immette nella chiesa vi è il grande quadro del pittore locale, architetto Marco Neri che rappresenta La Natività.
Sopra la porta che immette nella ex Sala Capitolare vi è una grande tela raffigurante Maria col Bambino e due monaci di autore ignoto.


IL CAMPANILINO DELLA SACRESTIA

Lo si può vedere dalle Scarelle che dal Poggio Salamartano scendono fino al Viale Bruno Buozzi.
Venne retto sopra la sacrestia della Collegiata nel 1794, sette anni dopo l’inaugurazione della chiesa.
In esso venne collocata una campana, donata dal Comune, che annuncia ai fedeli con un quarto d’ora di anticipo l’inizio delle Sante Messe e di ogni altra azione liturgica.
Questo campanilino alleggerì notevolmente il lavoro del sagrestano-campanaro che, specialmente nei giorni festivi, quando il campanilino non esisteva, doveva far continuamente la spola tra la chiesa e il campanile molto staccato dalla Collegiata.


LA EX SALA CAPITOLARE

Vi si accede dalla Sacrestia. Essa costituisce la parte superiore della ex Chiesa di S. Donnino dove i cappellani della Compagnia di S. Giovanni Battista officiarono dal 1400 fino al 1783, l’anno della soppressione della Compagnia.
Della chiesa di S. Donnino possiamo ammirare ancora la volta affrescata nel 1717-1718 dal pittore Domenico Bamberini.
L’affresco commissionato e pagato (60 scudi) dalla Compagnia di S. Giovanni Battista raffigura L’Eterno con Cristo, gli Angeli e i Santi.
In una nuvoletta sorretta da un angelo il Bamberini vi dipinse Fucecchio così come si presentava nel 1700.
Due lapidi di marmo affisse alla parete di sinistra per chi vi entra dalla Sacrestia ricordano le visite effettuate nella nostra Collegiata dal granduca Leopoldo I nel 1787 e dal granduca Leopoldo II il 16 dicembre 1827.
In questa Sala si svolsero tutte le riunioni del Capitolo della Collegiata dal 1787 al 1867, l’anno della soppressione del Capitolo.
Il pavimento della Sala Capitolare che consenti di ridurre la parte inferiore della chiesa di S. Donnino a canonica e la parte superiore a Sala Capitolare venne realizzato dal Comune fra il 1784 e il 1787.

S. Donnino martire
Donnino rimase vittima dell’ultima persecuzione contro i Cristiani ordinata da Massimiano all’inizio del IV secolo dopo Cristo.
Donnino fu catturato e martirizzato sulla Via Claudia.
Secondo la leggenda il martire Donnino, dopo essere stato decollato, avrebbe raccolto la propria testa e l’avrebbe portata al di là del fiume Sisterio nel luogo che egli si sarebbe scelto per la sepoltura.
A Fucecchio veniva festeggiato solennemente il 12 ottobre.


IL CAPITOLO

Il Capitolo era un gruppo di dodici canonici, arciprete incluso, che doveva provvedere all’ufficiatura della Collegiata e all’amministrazione dei beni della parrocchia.
Il Capitolo della Collegiata era stato istituito nel 1771 dal vescovo di S. Miniato. Il Capitolo surrogava la Congregazione del Santissimo Nome di Gesù istituita nel 1624. Anche la Congregazione era costituita da dodici sacerdoti che dovevano coadiuvare il parroco soltanto nell’ufficiatura della Pieve di S. Giovanni (oggi Collegiata)
I 12 canonici del Capitolo avevano l’obbligo sia di assumere il nome di un santo (preferibilmente di uno di quelli che venivano venerati a Fucecchio) sia di recitare in coro il Vespro, la Compieta ed il Mattutino la vigilia di tutte le grandi festività.
A partire dal 1790, per volontà del granduca di Toscana Leopoldo I , il Capitolo della Collegiata dovette gestire anche tutti i beni dell’OPA (Opera del Comune) che era stata soppressa.
L’OPA era un Consiglio di Amministrazione formato da non più di 4 persone di nomina comunale. L’OPA era stata istituita dal Comune nel 1374 perché provvedesse alla manutenzione della chiesa e del monastero di S. Salvatore e per amministrarne i beni.
Dal 1840 al 1867, il Capitolo, per volontà del granduca di Toscana, dovette anche provvedere alla manutenzione del cimitero civico (il primo) di Fucecchio posto in via Pistoiese quasi a confine con la Villa Nieri.
Nel 1867 il Capitolo della Collegiata venne soppresso dal Regno d’Italia che ne incorporò tutti i beni.


LA CANONICA

La porta d’ingresso della canonica si trova in Piazza Garibaldi.
Dalla canonica l’arciprete della Collegiata può accedere direttamente nella sacrestia della chiesa.
La canonica fu ritagliata, fra il 1784 ed il 1787, nell’ampio fabbricato che comprendeva la sede, l’ospedale, il cimitero e la chiesa (di S. Donnino) della Compagnia di S. Giovanni Battista del 1400.
Di tutto questo fabbricato è rimasta integra soltanto la parte superiore della chiesa di S. Donnino, già adibita a Sala Capitolare dal 1787 fino al 1867. Nella volta della Sala Capitolare, oggi Sala parrocchiale, possiamo ancor oggi ammirare l’affresco che vi effigiò Domenico Bamberini nel 1719.


IL CAMPANILE (cronistoria)

La Collegiata, per volontà del granduca di Toscana Leopoldo I, è priva di campanile. La Collegiata, infatti, dal 1783, utilizza il campanile della chiesa di S. Salvatore del quale è stata dichiarata proprietaria.
Questo campanile, detto comunemente anche torre civica, aveva la copertura a tetto e la mantenne fino al 1846.
Nel 1782 vi venne sistemato l’orologio dell’ex campanile della Collegiata demolito nel 1781. Questo orologio vi rimase fino al 1829
Nel 1797 fu aperta, ai piedi della scalinata laterale della chiesa di S. Salvatore, una porticina d’ingresso al campanile. Prima di questa apertura il campanaro doveva accedere al campanile dalla chiesa di S. Salvatore.
Il 14 agosto 1846 la parte alta del campanile venne squarciata dalle scosse di un violento terremoto. Fu in questa occasione che il campanile venne rialzato e che al posto del tetto venne fatta una terrazza a merli, cinque per ogni lato.
Nel 1852 vennero rifuse tutte e cinque le campane.
Nel 1930 i merli vennero ridotti da cinque a quattro per ogni lato.
Nel 1956 le cinque campane vennero motorizzate per merito di un Comitato presieduto dai fratelli Olinto e Giulio Briganti.


LA STORIA DELLA COLLEGIATA

L’attuale Collegiata, in stile neoclassico, ad una sola navata, fu ricostruita ex novo dal 1784 al 1787 sull’area della vecchia Pieve di S. Giovanni Battista.
Essa è stata ripulita ed ritinteggiata dalla Ditta Donati Enzo nel 1975.
La vecchia pieve, molto più corta dell’attuale Collegiata, era a tre navate ed aveva la facciata rivolta verso il Monte Pisano.
La pieve venne demolita nel 1780; il suo campanile venne invece abbattuto nel 1783.
Nata in Borgonovo come chiesa di S. Giovanni Battista, essa era stata elevata al rango di Pieve – chiesa dove si potevano battezzare le persone – dal papa Urbano III nel 1088.
A causa delle frequenti alluvioni dell’Arno, anche la Pieve di S. Giovanni come così pure quella di S. Salvatore, venne trasferita nel 1105 sul Poggio Salamartano.
Fino al 1258 i titolari della pieve vennero eletti dagli abati del Monastero di S. Salvatore.
Dal 1258 al 1622 i pievani vennero eletti dall’episcopessa di Fucecchio e cioè dalla badessa delle clarisse di Gattaiola di Lucca.
A partire dal 1622, l’anno della istituzione della Diocesi di S. Miniato, i pievani e poi gli arcipreti sono stati sempre nominati dal nostro vescovo.


LE FESTE DELLA COLLEGIATA

- 24 giugno S. Giovanni Battista, titolare della Collegiata
- 3 ottobre S. Candido patrono di Fucecchio
- terza domenica di ottobre Madonna di Piazza
- 30 novembre Festa di S. Andrea titolare di una Contrada del Palio
- 13 dicembre S. Lucia



LA PIEVE DI S. GIOVANNI (ex Collegiata) DAL 1105 AL 1780

La facciata della Pieve che era orientata in senso opposto rispetto all’attuale e cioè verso il Monte Pisano, con l’altare maggiore volto ad oriente, come imponeva la più antica tradizione
La Pieve era lunga m 29,5; era larga m 14.16; era alta di più di 11 metri (braccia 20) nella navata centrale.
Nell’interno, suddiviso in tre navate spartite da un doppio ordine di 5 colonne di pietra, si trovavano 9 altari.
Il campanile della Pieve assunse la forma dell’illustrazione soltanto nel 1694, quando vi venne installato l’orologio della cancelleria.
Prima del 1694 era più basso di 7 metri.


I NOVE ALTARI della Pieve di S. Giovanni demolita nel 1783

1 - L’altar maggiore, l’unico in stucco (gli altri erano in pietra), ornato di quattro colonne, conservava il corpo di San Candido, patrono di Fucecchio;

2 - l’altare del Santissimo Sacramento, sulla testata destra dell’altar maggiore;

3 - l’altare del Nome di Gesù, sempre a destra, sul quale era collocata una Circoncisione (oggi perduta), opera del fiorentino Cecco Bravo

4 - l’altare di San Sebastiano di patronato della famiglia Taviani;

5 – l’altare di patronato Paperini (ultimo a destra) su cui era posta la tavola con la Madonna in gloria con i Santi Sebastiano, Lazzaro, Maria Maddalena e Marta, oggi al Museo civico, opera dello Scheggia

6 - l’altare della Madonna del Carmine, alla testata sinistra, con la tela raffigurante la Vergine che consegna lo scapolare a San Simone, con ai lati i Santi Antonio Abate, Antonio da Padova e un santo martire , oggi al Museo civico

7 - l’altare del Crocifisso di patronato Gherardi ;

8 – l’altare di Santa Lucia su cui era posto il Martirio di Santa Lucia con le Sante Apollonia e Agata (ora in Collegiata nella cappella del Santissimo), citato da Alessandro Peri come di sua proprietà, nel 1802;

9 - l’altare di San Nicola da Tolentino dei Lavaiani, già Aleotti, eredi della famiglia Magnani, proprietari del quadro con la Vergine e i Santi Michele Arcangelo, Nicola di Bari e Nicola da Tolentino ,opera di Michele Laschi, oggi al Museo civico

In fondo, a sinistra della porta di ingresso principale, era il fonte battesimale.

All’arredo della chiesa apparteneva anche una acquasantiera cinquecentesca in marmo. Essa fu venduta dall’arciprete di Fucecchio agli Operai di S. Regolo nel 1787 per 14 lire. Oggi si trova nella chiesa di San Regolo a Bucciano


LA PIEVE DI S. GIOVANNI EDIFICI ANNESSI E A MARGINE

1) Fabbricato sul lato sinistro della facciata.

Esso comprendeva:
a) la sede della Compagnia di S. Giovanni Battista che contava 400 iscritti dotati di cappa nera
b) l’abitazione del sagrestano
c) l’ospedale per i poveri e le povere
d) la chiesa della Compagnia intitolata al martire S. Donnino
e) il cimitero

Nel 1787 i locali a), b), c) e d) vennero utilizzati per realizzare la CANONICA della Collegiata.
Della chiesa di S. Donnino è sopravvissuta la cupola affrescata dal Bamberini, oggi sala capitolare contigua alla sacrestia.

2) Fabbricato posto sul retro della pieve a contatto con il campanile

Esso comprendeva:
a) la sede della Compagnia di S. Rocchino che contava 100 iscritti dotati di cappa verde
b) la chiesa di S. Rocchino

Il fabbricato venne interamente demolito fra il 1784 e il 1787 per far posto al sagrato e alla scalinata della nuova Collegiata

3) Fabbricato staccato, sul lato destro della chiesa, riconoscibile per il loggiato antistante

Esso comprendeva:
a) la sede della Compagnia della Madonna della Croce che contava 500 iscritti dotati di cappa bianca
b) la chiesa
c) l’abitazione del custode
d) il cimitero

Il fabbricato non è stato mai demolito e si è conservato integro: è mutata soltanto la destinazione d’uso dei locali che lo formavano.

 

 

a cura di Mario Catastini
foto di Giacomo Pierozzi
pagina pubblicata in data 30 settembre 2012

 


 

FUCECCHIO dai primi del '900
agli anni sessanta


videomontaggio con 220 immagini d'epoca

 




fucecchionline.com 
®  2002 - 2018

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità esclusivamente sulla base della disponibilità del materiale.
Pertanto, non è un prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della L. n. 62 del 7 marzo 2001

 


riproduzione vietata senza l'autorizzazione del legittimo proprietario