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Fucecchio: Sant'Andrea, monumenti del centro storico

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LE SCUOLE ELEMENTARI MASCHILI A FUCECCHIO DAL 1840 AL 1899

Le scuole pubbliche, monumenti culturali di ogni insediamento umano, sono nate, a partire dal Medioevo, nell’area di questa Contrada. La prima sede di queste scuole, riservate purtroppo soltanto ai figli dei benestanti, è identificabile con il palazzo Pacini di Piazza Vittorio Veneto. In quel palazzo, di proprietà comunale, la scuola è sopravvissuta dal medioevo fino al 1840.
Dopo la scuola di Piazza Vittorio Veneto venne realizzata quella di S. Andrea; nel 1874 la scuola venne realizzata sul Poggio Salamartano; ma nel 1899 la scuola elementare lasciò per sempre l’area della Nobile Contrada di S. Andrea.

La Scuola Elementare di piazza XX Settembre ha ormai 113 anni.
Gli edifici scolastici fucecchiesi, nonostante i buoni e seri propositi dei nostri amministratori di ieri e di oggi, hanno fatto sempre…..cilecca.
Il 30 settembre 1840 il nostro Comune, per sopperire all’accresciuta domanda di istruzione e per risolvere una volta per tutte il problema di un edificio scolastico capiente, affittò da un privato ben due fabbricati: La Chiesa e l’ex Convento di S. Andrea che occupava l’area dell’attuale piazza dell’Ospedale e che erano stati soppressi nel 1783.
Chiesa ed ex Convento di S. Andrea furono trasformati in una grande Scuola Elementare maschile: quella femminile era già operante al piano terra del Monastero di San Salvatore sul Poggio Salamartano.
In S. Andrea, l’attuale via Castruccio, sciamarono così per tanti anni, da novembre a settembre, (soltanto di ottobre si faceva vacanza), gli alunni del paese.
Tutto lasciava presagire lunghi tempi tranquilli, ma la storia dell’edilizia scolastica fucecchiese è costellata da una marea di “ma”.
Infatti dopo qualche lustro, proprio quando la Chiesa ed ex Convento di S. Andrea passarono in proprietà alla Confraternita della Misericordia di Fucecchio rinata nel 1857, il grosso edificio scolastico cominciò a minacciare rovina come molte altre case di via S. Andrea e di via Gattavaia.
Bisognava ricorrere ai ripari urgentemente, ma i nostri amministratori pur professando seri propositi esaurivano tutte le loro chances in quelli che l’avvocato Piero Malvolti soleva chiamare “tornei oratori”.
Soltanto nel 1872, e precisamente il 22 gennaio, venne disdetto l’affitto della Chiesa e dell’ex Convento di S. Andrea. Alla fine del settembre 1872 l’edificio scolastico venne abbandonato. Al Comune incombeva però l’obbligo contrattuale di ripristinarlo nelle condizioni in cui era stato affittato nel 1840. Questo obbligo contrattuale provocò nel volgere di due decenni una trasformazione urbanistica ed istituzionale che soltanto il compianto concittadino Pietro Comparini Rossi, architetto, aveva prima sognato e poi progettato. La lettura dei suoi interventi nelle sedute consiliari lo fa apparire come l’urbanista dei tempi. Non a caso il Comune di Firenze gli commissionò il riordinamento del Centro della città quando Firenze divenne capitale d’Italia (1865-1871). Il Comparini Rossi aveva un fiuto eccezionale. Peccato che sia morto a soli 49 anni, il 10 aprile 1882.
In attesa di una soluzione stabile e definitiva, sempre nel 1872, il Comune affittò per due anni Palazzo Banti di cui era amministratore l’ingegnere comunale Alcibiade Melani. E’ il Palazzo posto sul lato sinistro della scalinata della Collegiata e di cui è attualmente proprietario il signor Barnini. Effettuato in ottobre il trasloco degli arredi, la scuola pubblica ritornò come per incanto in prossimità della sua sede secolare: l’attuale piazza Vittorio Veneto.
I notabili laici del paese rimproverarono ai nostri amministratori di disattendere le ghiotte opportunità che venivano offerte dalla Legge del 7/7/1866. In virtù di quella legge erano stati soppressi il Convento dei Frati e quello delle Monache di Fucecchio. Bastava richiederli al Fondo per il Culto per scopi di pubblica utilità e ci sarebbero stati ceduti gratuitamente.
Sollecitato dai notabili, il nostro Comune, che ignorava inspiegabilmente l’articolato della suddetta Legge, chiese la cessione gratuita della Foresteria dell’ex Convento di San Salvatore per ridurla a Scuola Elementare Maschile. La Foresteria era costituita dal fabbricato posto sopra l’attuale auditorium della Casa del Poggio sul Poggio Salamartano. Il Fondo per il Culto ne rifiutò la cessione perché non prevista, ma anzi vietata da un articolo della legge del 1866. Il Fondo avrebbe potuto cederci gratuitamente la Chiesa con l’annessa Tinaia e l’ex Convento di San Salvatore: bastava inoltrarne richiesta.
Perché non ridurre a Scuola Elementare Maschile il primo piano dell’ex Convento di San Salvatore? La Scuola Elementare Femminile era sistemata da tempo al piano terra dell’ex Convento, perciò il principio della incomunicabilità fra i due sessi sarebbe stato rispettato.
Pietro Comparini Rossi, l’architetto, fu incaricato dal Comune di visionare il fabbricato dove ancora soggiornavano 14 monache e di stilare il progetto di riduzione del medesimo ad edificio scolastico.
Il 1873 era ormai alle porte. Ma poiché l’anno scolastico iniziava a novembre, sarebbe stato possibilissimo effettuare i lavori di riduzione del Convento e traslocarvi gli arredi per l’inizio dell’anno scolastico 1873 – 1874.
Venne immediatamente inoltrata al Fondo per il Culto la richiesta di cessione gratuita del Monastero e della Chiesa di San Salvatore. Anche questa volta l’ignoranza della legge allungò i tempi dell’iter burocratico. Ma forse (ed ecco un altro “ma”) i nostri furono distratti dal disbrigo di un altro affare: la Confraternita della Misericordia esigeva la più volte richiesta di liquidazione dei diritti maturati per l’affitto al Comune della Chiesa e dell’ex Convento di S. Andrea. La Misericordia voleva che il Comune provvedesse a ripristinare i due fabbricati così come gli erano stati consegnati nel 1840 prima che fossero ridotti a locali scolastici. Da una perizia effettuata dall’ingegnere comunale i lavori di ripristino avrebbero richiesto una somma pari quasi a 2.000 lire. Una cifra troppo consistente per le casse esangui del nostro Comune.
Pietro Comparini Rossi, in veste di consigliere, suggerì questo piano:
- Anziché ripristinare i due edifici in rovina, io sarei dell’avviso di demolirli. Ne ricaveremo una bella piazza che darà maggiore respiro all’Ospedale S. Pietro Igneo. A titolo di compenso, cederemo alla Misericordia la Madonna di Piazza di proprietà comunale e la Chiesa di S. Salvatore con l’annessa Tinaia, già cappella della soppressa Compagnia della Madonna della Croce (sede dell’attuale auditorium) che ci verranno ceduti gratuitamente dal Fondo per il Culto.
Il progetto piacque sia al Comune che alla Confraternita. Da qui prese le mosse l’atto di permuta del 1874 fra Comune e Misericordia.
Il Fondo per il Culto, il 19 luglio 1873, ci comunicò tramite l’Intendenza di Finanza di Firenze che la richiesta era stata accolta: ci avrebbe ceduto gratuitamente Chiesa, Tinaia ed ex Convento di S. Salvatore a queste condizioni:
- Mantenere e lasciare in una parte comoda e sufficiente l’uso di abitazione alle monache regolarmente professe che di presente vi hanno stanza.
- Lasciare in consegna alle monache gli arredi sacri ceduti al Comune.
- Stipulare una convenzione di accordo con le monache e, se fosse di loro gradimento, provvedere alla loro abitazione in altra sede per un anticipato e volontario sgombro del Monastero.
Il Comune, per non perdere tempo, bandì immediatamente l’asta per l’aggiudicazione dei lavori di riduzione del Convento in edificio scolastico nell’arco di 30 giorni. L’asta venne vinta dal solito impresario Giovan Battista Soldaini che praticò un ribasso dell’1% sul prezzo base stabilito dalla perizia in misura di 2.085 lire.
Ma……e rispunta un altro “ma”….. gli scolari dovettero rimanere un altro anno nel Palazzo Banti. Responsabile, per modo di dire, di questo ritardo fu la badessa dell’ex Convento Vittoria Lampaggi la quale, anche a nome delle altre 13 consorelle, scrisse al nostro Sindaco una letterina di questo tenore:
“ nessuno metterà piede nel Convento di San Salvatore finché non mi verrà mostrato l’atto di cessione del medesimo…”.
E il nostro Comune disponeva soltanto di una comunicazione, ma non dell’atto.
L’Atto di cessione venne rogato il 20 novembre 1873, quando ormai l’anno scolastico era già iniziato da un paio di settimane. Ma anche questa volta sorsero degli inghippi burocratici che rimandarono l’esecuzione dei lavori alle idi di marzo del 1874.
Prima vennero sistemati i locali del Convento assegnati alle 14 monache, poi venne ridotto a Scuola Elementare Maschile quasi tutto il primo piano dell’ex Monastero di San Salvatore. A giugno, Pietro Comparini effettuò la verifica dei lavori ultimati da poco tempo. A ottobre avvenne il trasloco degli arredi scolastici.
A novembre del 1874 scolari e scolare presero a sciamare nel secolare Poggio Salamartano.
Sembrava che finalmente ci fosse posto per tutti nel nuovo edificio scolastico e che ormai il problema fosse definitivamente risolto; ma…..pochi anni dopo i nuovi locali si rivelarono malsani ed insufficienti.
Nel 1886, nell’intento di ricavare una somma cospicua per costruire ex novo una Scuola Elementare Maschile e Femminile, venne venduto a tre suore di clausura l’ex Convento di San Salvatore. Il Comune ricavò 20.000 lire che furono depositate in banca in attesa della costruzione del nuovo edificio scolastico che venne realizzato in piazza XX Settembre e che venne inaugurato il 4 novembre 1899, anno in cui i nostri scolaretti e scolare abbandonarono, ma non per sempre, la scuola del Poggio Salamartano che li aveva ospitati sin dal 1874.

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