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Fucecchio: Sant'Andrea, monumenti del centro storico

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Area Piazza dell'ospedale
COME NACQUE L'ATTUALE PIAZZA DELL'OSPEDALE, PIAZZA LAVAGNI

E’ un vero peccato che a Fucecchio non s’innalzino più monumenti dedicati a qualche benemerito concittadino: edilizia ed urbanistica se ne … avvantaggerebbero; e al forestiero sarebbe risparmiato l’inverecondo spettacolo di vie dissestate e di edifici fatiscenti ed in rovina.

A proposito di “case in rovina”, via S. Andrea, l’attuale via Castruccio, un secolo fa, deteneva con via Gattavaia (Via Manzoni) il triste primato nell’ambito del nostro paese. Quelle che traballavano di più e che crollavano più frequentemente si trovavano proprio nell’area dove oggi si apre la piazza dell’Ospedale e facevano corona alla chiesa e al Monastero di S. Andrea che erano stati soppressi dal Granduca lorense a partire dal 1780. Pure la chiesa e l’ex Monastero che occupavano quasi tutta l’area dell’attuale Piazza dell’Ospedale e che erano passati in proprietà, dopo vari passaggi, alla Confraternita della Misericordia, erano …. pericolanti.
Dal 1850 in poi, i segretari comunali dovettero consumare fiumi d’inchiostro per verbalizzare le riunioni del Consiglio e della Giunta Comunale dedicate alla “Case in rovina di S. Andrea”. Dio solo sa le proposte ed i progetti che vennero confezionati per quelle “case in rovina”: ma tutto rimase sulla carta fino a quando l’architetto e consigliere comunale Pietro Comparini Rossi (ecco chi meriterebbe un monumento!), il 17 aprile 1873 espose in Consiglio un suo progetto a dir poco avveniristico. Disse pressappoco:
- Demoliamo la chiesa e l’ex monastero (erano stati ridotti a scuola elementare comunale dal 1840 al 1872 ) ed anche le altre case in rovina e ricaviamoci una piazza che darà respiro al neonato ospedale S. Pietro Igneo. La costruzione di questa piazza non ci costerà nemmeno una lira. La chiesa ed il monastero ci verranno ceduti gratuitamente dalla Misericordia in cambio della chiesa e della tinaia di S. Salvatore (l’attuale auditorium della Casa del Poggio) di proprietà delle monache del Poggio Salamartano prima del 1866, l’anno dell’incameramento di tutti i beni ecclesiastici presenti nel territorio nazionale. Dovremo espropriare soltanto le case in rovina e quindi pagare quelle e basta; ma dalla vendita del materiale di demolizione e dell’area fabbricabile ricaveremo i soldi necessari per sopperire alle spese dell’esproprio”.
Il progetto non faceva una grinza; ma piuttosto che avventurarsi nel dedalo delle trattative e degli iter burocratici era preferibile lasciarle crollare quelle “case in rovina” nelle quali alloggiavano alcuni “miserabili” del paese.
Tanto per non urtare la suscettibilità dell’architetto Comparini Rossi, vennero commissionate all’ingegnere comunale Alcibiade Melani, nel 1880 e nel 1886, progetti di riduzione dell’area occupata dall’antica chiesa, dal monastero e dalle case in rovina a Piazza pubblica. I progetti, però, rimasero sulla carta. Vennero rispolverati soltanto quando, constata l’inadeguatezza degli edifici scolastici ricavati, dopo il 1872, nel convento delle monache del Poggio Salamartano, fu a lungo accarezzato il progetto di realizzare un grosso edificio scolastico nell’area dell’attuale piazza dell’ospedale. Ma non se ne fece niente.
Nel 1888, e precisamente il 24 settembre, il Consiglio Comunale approvò il progetto della Piazza dell’ospedale commissionato all’ingegnere Ballantini e le stime che erano state eseguite dal nostro Alcibiade Melani nel 1880 e nelle 1886.
L’11 ottobre 1888 la pratica venne inoltrata. Inutile dire che si ingolfò subito nelle pastoie della burocrazia “centrale” da cui riemerse il 7 novembre dell’anno successivo corredata da un Regio Decreto che dichiarava opera di pubblica utilità la costruzione di una piazza di fronte allo Spedale S. Pietro Igneo conformemente al progetto Alcibiade Melani del 1880.
Finalmente il Comune aveva le carte in regola per realizzare la piazza, ma non aveva i … soldi. Occorreva espropriare ma anche indennizzare i proprietari delle case in rovina. Le spese preventivate dal Comune assommavano a lire 5.040; i proprietari delle case ne esigevano 7.876. La transazione elaborata dalla Giunta Comunale toccò quota 5.910 lire: di più il Comune non poteva spendere. Contrariamente a quanto sostenuto a suo tempo dall’architetto Pietro Comparini Rossi , il ricavato della demolizione venne preventivato in lire 3.585,70 insufficienti e ricoprire le spese di indennizzo. Il Comune stava per capitolare.
Di Pietro Comparini Rossi, nella seduta consiliare del 28.3.1890, vennero accolti i suggerimenti avanzati fin dal 1880 e che aprivano una via d’uscita:
Eseguiamo i lavori in due lotti (tempi).
Il primo lotto prevedeva la demolizione della chiesa e del monastero di S. Andrea e di quattro case in rovina da pagarsi in 5 rate ai fratelli Mannini.
Il secondo lotto prevedeva la demolizione dei fabbricati dei Buti, Rossetti, Checchi, Giovacchini e Soldaini, posti sul lato sinistro dell’attuale piazza dell’Ospedale.
Il Consiglio Comunale approvò la proposta avanzata una decina di anni prima da Comparini Rossi. Si passò finalmente alla fase esecutiva del progetto. L’11 settembre 1890 vennero espropriate ed indennizzate le case indicate nel primo lotto.
Verso la fine del 1890 e all’inizio del 1891 vennero bandite le aste per l’esecuzione della demolizione dei fabbricati del primo lotto dei lavori. Tutte le aste andarono deserte. Si ricorse allora alle trattative private. I lavori vennero assegnati il 27 febbraio 1891 all’impresa Soldaini-Taviani che corrispose al nostro Comune la somma di lire 2.000 per l’acquisto del materiale di demolizione (poche rispetto alle 3.585,70 preventivate; molte rispetto alle 1.700 lire offerte da un’altra ditta). I lavori dovevano essere eseguiti in 12 mesi.
Si procedeva a rilento. All’inizio del 1892 l’area dell’attuale piazza era sempre ingombra di macerie, quando si verificò un fatto nuovo che provocò una repentina accelerazione dei lavori di demolizione: per ricordare il 30° anniversario della morte del concittadino Giuseppe Montanelli vennero decisi in suo onore solenni festeggiamenti che sarebbero culminati con l’inaugurazione di un grande monumento a suo tempo commissionato allo scultore fiorentino Romanelli. Il monumento sarebbe stato collocato nell’attuale Piazza G. Montanelli. Tali festeggiamenti si sarebbero svolti in giugno. Successivamente vennero rimandati al 17 e 18 luglio 1892.
Dato che ai festeggiamenti avrebbero preso parte personalità illustri del giovane Regno d’Italia, occorreva rendere più decoroso l’aspetto del paese. Vennero allora invitati i proprietari delle case a “rifare le facciate”; vennero ripristinate le pavimentazioni delle strade cittadine; fu decisa la simultanea inaugurazione del Campo di Tiro a Segno; e il 15 febbraio 1892 si deliberò di realizzare e rapidamente la piazza davanti all’ospedale che venne intitolata al Principe Amedeo di Savoia morto il 19 gennaio 1890 e compianto particolarmente a Fucecchio.
L’esecuzione dei lavori per la realizzazione della Piazza Principe Amedeo prevedeva:
“lo sterro, nondimeno del piano della piazza, la massicciata e il collocamento dei fognoli; il collocamento della zanella sul lato destro della Piazza e lungo il fabbricato dell’ospedale; la pavimentazione della Piazza”.
Poiché le aste andarono deserte, si fecero effettuare i lavori ad economia. A luglio, del 1892, la piazza era pronta ! Soltanto il lato sinistro mostrava ancora alcune case decrepite. Queste case vennero demolite sul finire del secolo per conto del Consiglio d’Amministrazione dell’Asilo Infantile che aveva ottenuto dal Comune la cessione gratuita dell’area posta a sinistra della Piazza dell’Ospedale.
Le personalità che il 17 e il 18 luglio 1892 convennero a Fucecchio ad onorare la memoria del nostro illustre Giuseppe Montanelli apprezzarono moltissimo la nuova Piazza Principe Amedeo di Savoia che dava luce, respiro e smalto all’ospedale e a tutto il quartiere di S. Andrea.
Alla cerimonia non poté presenziare l’artefice del progetto, l’architetto-ingegnere Pietro Comparini Rossi deceduto il 10 aprile 1882 all’età di 49 anni.. Pietro meriterebbe un monumento.
 

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