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Fucecchio: Sant'Andrea, monumenti del centro storico

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IL PALAZZO DELLA DELEGAZIONE DI GOVERNO


A- Palazzo della Delegazione di Governo


La bufera del COLERA aveva spazzato via dal nostro paese, nel 1855, ben 128 fucecchiesi.
A settembre, quando l’epidemia di colera fu estinta, il titolare della Delegazione di Governo, sistemata nel Palazzo Comparini in Via Castruccio, ritornò alla carica presso le autorità competenti: lui non ci voleva star più in quel palazzo, inadeguato ai delicatissimi compiti di quella specie di questura politica.
Ora che il fabbricato del Palazzo comunale - posto nella piazza a confine con l’angolo dell’attuale via Mario Sbrilli - era vuoto, i Comuni serviti dalla Delegazione avrebbero potuto acquistare anche l’adiacente Casa ex Cocchi, una costruzione a quattro piani, e ridurli entrambi a Palazzo della Delegazione.
In questo nuovo Palazzo sarebbe stato possibile insediarvi tutti gli Uffici e ricavarvi i quattro appartamenti necessari per il Delegato, il suo Aiuto, il Cursore e il Custode.
Proprio nel 1855, dopo cinque anni di proteste, le autorità competenti accordarono al Delegato l’acquisto della Casa ex Cocchi e la costruzione del Palazzo della Delegazione (l’attuale Palazzo del Liceo) sull’area occupata dai fabbricati della Cancelleria (palazzo comunale) e della ex Casa Cocchi nell’attuale Piazza Vittorio Veneto.
Il 13 ottobre 1855, il nostro Gonfaloniere (sindaco) Silvestro Checchi acquistò per lire 8.177 aumentate del 10% la casa ex Cocchi di cui era diventato proprietario, nel 1854, i1 Regio Ospedale di S. Maria degli Innocenti di Firenze. Il contratto venne rogato a Firenze e vi si legge:
“.... La proprietà di Casa ex Cocchi viene trasferita nelle Comunità di Fucecchio, Santa Croce, Castelfranco, S. Maria a Monte, Montecalvoli, Cerreto Guidi, Vinci. La Casa già Cocchi viene consegnata tale quale pervenne in proprietà dello Spedale il 18/5/1854. La Casa ex Cocchi si innalza sulla Piazza principale precisamente a contatto della Cancelleria, e colla corrispondenza sul Vicolo del Cassero. Si compone in prospetto da terra a tetto di numero 4 piani compreso quello a terreno ove tornano nell’insieme 21 stanze …”.
La porta d’ingresso dalla Casa era posta in Via del Cassero (e c’è rimasta).
A pianterreno c’erano tre botteghe; al primo piano c’erano due stanze che davano in Piazza, altre due che davano nel Cassero ed altre due che davano sulla corte; al secondo piano c’erano sei stanze con gabinetto; al terzo piano c’erano tre stanze. Sul tetto vi era anche un terrazzo scoperto con ringhiera che dominava la pianura del padule ed era perciò molto panoramico.
Il Delegato di Governo e i suoi collaboratori tirarono un bel respiro di sollievo. Il trasferimento, naturalmente, non sarebbe avvenuto su due piedi, ma sicuramente prima della scadenza del contratto d’affitto del Palazzo Comparini, occupato appunto dalla Delegazione, prevista per la fine del 1858.
Il 10 agosto 1856 sì svolse la seconda gara di appalto. Per i tre lotti di lavori si presentarono ben 16 concorrenti.
Lapi Giuseppe si aggiudicò i lavori di muratore e di scalpellino alla sedicesima candela avendo praticato un ribasso del 7,458 %.
Simone Puccinelli, con un ribasso dell’1% si aggiudicò i lavori di fabbro all’ottava candela.
Emilio Selmi, con un ribasso dello 0,80 si aggiudicò alla terza candela i lavori di legnaiolo.
Pochi giorni dopo iniziarono i lavori di demolizione dei due edifici (palazzo comunale e Casa ex Cocchi) e di costruzione la cui sorveglianza venne affidata all’ing. Masani Francesco.
Portata a termine la demolizione della casa ex Cocchi, il Lapi provvide a montare le impalcature per la parziale demolizione della Cancelleria.
Essendo ormai imminente la data d’inizio dei lavori di costruzione, il Consiglio Comunale deliberò di consegnare al Capitolo della Collegiata la statua della Madonna di Piazza sistemata in una cunetta all’altezza della prima finestra sinistra del piano terra dell’attuale Palazzo del Liceo, affinché venisse custodita e conservata in un altare della chiesa durante il periodo dei lavori.
Questa decisione non piacque al popolo abituato ad aver sott’occhio la statua a cui la Fede attribuiva casi di guarigione e grazie particolari. Inutilmente gli amministratori pubblici assicurarono che la proprietà della Immagine sarebbe rimasta al Comune il quale avrebbe avuto sempre la soprintendenza della festa: il popolo non ci credette.
“Durante la consegna della pregiata opera fatta con le consuete onoranze religiose in uso allorché l’Immagine veniva portata in chiesa per la sua festa, alla presenza del Gonfaloniere, di tutto il corpo comunitativo, dell’Arciprete e del Capitolo, tutti piansero.”
L’opera in muratura doveva essere conclusa entro l’ottobre 1857.
Il Delegato di Governo, tutti i giorni, andava a conferire con l’ing. Masani per sapere come e in che misura procedevano lavori. I proletari ostentavano nei suoi confronti una buona dose di indifferenza, mentre i pochi patrioti o i seguaci di Montanelli, seguiti sempre a vista, nutrivano nei suoi confronti propositi di vendetta. I notabili non davano eccessiva importanza alla cosa. L’Ospedale di S. Pietro Igneo inaugurato ai primi di marzo (1857) e la fondazione dell’Arciconfraternita della Misericordia polarizzavano la loro attenzione e il loro impegno. I bottegai, invece, stavano duellando con la Giunta Comunale restia ad accordare loro il permesso di sistemare le tende dinanzi all’ingresso dei loro esercizi.
La mattina del 14 giugno 1857, quando il Delegato di Governo venne a conferire col Masani, in Piazza si erano formati numerosi capannelli. Gli operai del Palazzo che ormai stavano per “attaccare” il tetto, per un attimo sospesero il lavoro ed osservarono incuriositi l’incontro fra i due. Il Delegato, contrariamente al solito, scambiò solo qualche parola col Masani e si diresse poi speditamente verso il Palazzo Pretorio.
Gli operai, intanto, avevano ripreso il loro lavoro.
Ad agosto cominciarono a piazzare travi e travicelli per il tetto. La sera del 19, prima che finisse la giornata lavorativa, arrivò, trafelato, il canonico Rosati. Confabulò per alcuni minuti con l’ing. Masani e con l’impresario Lapi. L’indomani sarebbe passato, dalla stazione ferroviaria di S. Pierino, il Papa, Pio IX, accompagnato dal Granduca Leopoldo II e dal Principe ereditario. Si sarebbero fermati per circa un’ora per incontrarsi con le autorità civili, con il clero e con la popolazione dalla nostra Diocesi.
Gli operai del Lapi furono reclutati, seduta stante, per far loro erigere nella piazza della stazione, nottetempo, un grandissimo arco trionfale.
“La gente cominciò ad affluire (alla stazione ferroviaria) fin dalle prime luci dell’ alba e verso le ore dieci si potevano contare fino a 15. 000 persone venute da tutti i paesi e borghi della nostra giurisdizione..…. Quando il Papa scese dal treno seguito dal Granduca e dal Principe ereditario questa immensa folla di fedeli, fra cui c’erano gli operai impegnati nella costruzione del Palazzo della Delegazione, devotamente si inchinò e nel più assoluto silenzio Pio IX° impartì l’apostolica benedizione sui fedeli e sulla terra della diocesi di S. Miniato. La sosta del Papa fu breve. Prima di partire ammise al bacio del piede le dignità del Clero, i Gonfalonieri presenti ed altre persone.”
Il nostro Delegato di Governo, probabilmente, venne intrattenuto dal Granduca a cui dette forse ampie assicurazioni sulla innocuità politica dei compaesani del contumace Giuseppe Montanelli.
Poi i tre ripartirono per Pisa.
Gli operai del Lapi, invece, ripresero il loro lavoro in Piazza.
Il 3 settembre 1857 i lavori di muratore e scalpellino erano stati eseguiti. La Piazza acquistava una fisionomia ancor più aristocratica, sebbene al Palazzo della Delegazione mancassero tutti gli infissi.
I lavori di falegname e di fabbro si protrassero per oltre un anno, anche perché i preventivi del 1856 erano letteralmente saltati. La somma del fabbro subì un aumento di lire 1.193; quella del falegname di lire 905,15.
Il Delegato di Governo non si stancava di far accelerare i tempi. Nel 1858 sarebbe scaduto il contratto d’affitto del Palazzo Comparini (in via Castruccio) e il Delegato temeva che la nostra Amministrazione lo avrebbe rinnovato se il Palazzo di Piazza non fosse stato, per quella data, agibile.
Il 27 luglio 1858, il nostro Comune disdisse l’affitto del Palazzo Comparini. Fabbri e falegnami cominciarono a lavorare ancor più febbrilmente.
A novembre del 1858 il Consiglio Comunale deliberò la sistemazione degli Uffici del nuovo Palazzo della Delegazione.
Al piano terra trovarono posto gli Uffici del Delegato, del Coadiutore con Archivio, del Cursore, del Commesso e degli Aiuto-commessi.
Purtroppo l’Ufficio del Delegato era poco illuminato: prendeva luce soltanto dalle finestre che davano sull’attuale Via Mario Sbrilli. L’unica finestra dell’Ufficio che dava sulla piazza era cieca perché in essa era stata approntata la cunetta dentro cui doveva essere sistemata la Madonna di Piazza. La nicchia o cunetta si trovava in corrispondenza della prima finestra a sinistra del pianoterra del Palazzo. Il delegato cominciò a mugugnare e a dichiararsi insoddisfatto. Soltanto nel 1859, quando fu deciso che la statua della Madonna di Piazza o della Peste sarebbe rimasta in Collegiata, venne eliminata la cunetta ed aperta la finestra che dava in Piazza. Finalmente il Delegato si mostrò soddisfatto!
La parte del primo piano che dà sulla Piazza e su Via Mario Sbrilli venne adibita a quartiere del Delegato. Tale quartiere comprendeva 4 camere, una sala, due salotti e una cucina.
Il quartiere del Coadiutore composto da quattro camere, una sala, un salotto e una cucina, soprastante a quello del Delegato, occupava perciò una parte del secondo piano.
I quartieri del Commesso di Pubblica Vigilanza (tre camere, un salotto e una cucina) e del Cursore (tre camere, un salotto, una saletta e una cucina) furono sistemati rispettivamente al primo e al secondo piano del Palazzo che davano sulla Piazza e sulla via del Cassero. Vi si accedeva, non dal portone centrale, sito in Piazza, ma dalla porta posta in via del Cassero.
A dicembre, sempre del 1858, il nostro Delegato, pochi giorni prima di trasferirsi nel nuovo Palazzo della Delegazione, dovette occuparsi di un tumulto scoppiato dentro la Collegiata nella notte di Natale. In quella occasione molti fedeli urlarono, minacciarono: ci fu qualcuno che con bastoni cominciò a picchiare sui confessionali e sulle panche e chi suonò i campanelli degli altari. I canonici, temendo il peggio, si fecero accompagnare a casa dalla forza pubblica. Ma in questa vicenda, per fortuna del Delegato, la politica non… c’entrava. La causa del tumulto era da ricercarsi nella irriducibile rivalità fra Capitolo e Arciprete della Collegiata. Comunque i tempi duri per il nostro Delegato erano in arrivo.
All’inizio del 1859, mentre a Torino Vittorio Emanuele II° pronunciava di fronte ai rappresentanti del Parlamento piemontese “Non siamo sordi al grido di dolore che ci giunge da ogni parte d’Italia…”, a Fucecchio, la Delegazione di Governo si trasferiva finalmente da via Castruccio nel nuovo Palazzo (oggi, 2012, Palazzo del Liceo) di Piazza Vittorio Veneto.

Il vento della Storia, proprio nel 1859, spazzò via dalla Toscana il granduca Lorenese e successivamente molte istituzioni da lui create: fra queste la Delegazione di Governo.
Nel 1865 il Palazzo della Delegazione venne messo a disposizione del Delegato di pubblica Sicurezza del neonato Regno d’Italia (1861).
Dal 1883 al 1925 il Palazzo ospitò la Pretura di Fucecchio.

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