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Fucecchio: Sant'Andrea, monumenti del centro storico

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Area Piazza dell'ospedale
OSPEDALE S. PIETRO IGNEO

Nel 1830 a Fucecchio troppa gente, specialmente bambini, moriva per mancanza di cure. Troppi miserabili erano costretti a consumare la loro breve esistenza nei tuguri del Cassero, di Gattavaia, delle Greppe, di Cammullia, di Valdarnese, degli Ortacci..
Il canonico Gaetamo Maria Rosati, insegnante di lettere nella Scuola Superiore di Fucecchio, cancelliere del Capitolo della Collegiata e futuro parroco della istituenda parrocchia di S. Maria delle Vedute, nel 1834 cominciò ad ospitare in una sua stanza, in prossimità di piazza Montanelli, qualche infermo molto povero e ve lo tratteneva gratuitamente fino alla guarigione.
Molti infermi miserabili bussarono alla porta di quella stanza che ben presto si rivelò troppo piccola. Fu allora che maturò nel canonico Rosati l'idea di costruire un vero e proprio ospedale.
Nel luglio 1836, quando il nostro Giuseppe Montanelli aveva 23 anni, il canonico riuscì a far firmare a 57 possidenti di Fucecchio un Atto Notarile con cui ognuno dei firmatari si impegnava a versare una quota destinata ad erigere il futuro ospedale di Fucecchio.
Un anno dopo, nel 1837, i 57 notabili si riunirono in una sala del Palazzo Pretorio e concessero pieno mandato, per la costruzione dell'ospedale, al canonico Gaetano Maria Rosati, a Niccodemo Trivellini e a Giovanni Bardzsky.
Il primo problema affrontato dai tre fu quello della ubicazione dell'ospedale: chi lo voleva in collina e chi in pianura.
Il 4 gennaio 1838 venne scelto in cresta al colle, un luogo detto il Convento ( in prossimità del soppresso Convento delle monache di S. Andrea) dove si trovavano gli orti dei fratelli Montanelli e di Domenico Comparini.
Due mesi dopo, gli ingegneri Giovanni Domenico Guidi e Vincenzo Banti presentarono il progetto dell'Ospedale. Il 14 giugno 1838 iniziò la costruzione del nosocomio.
Il canonico Rosati credeva che l'ospedale potesse essere costruito nel volgere di due anni; ma fu una pia illusione.
Sopraggiunsero enormi difficoltà finanziarie e i tre incaricati cercarono di superarle con questue settimanali sia nel capoluogo che in campagna, specialmente nel periodo dei raccolti. L'Amministrazione comunale si mostrò scopertamente disinteressata all'iniziativa.
Nel 1855, mentre il nostro Giuseppe Montanelli si trovava in esilio a Parigi, la nostra Fucecchio fu colpita da una epidemia di colera. Il Comune chiese di poter ricoverare gli ammalati di colera in quella parte di ospedale che era già pronta. I tre non dissero di no, anzi….
Il 7 ottobre 1855, con una cerimonia semplice ed affrettata, in anticipo sui tempi previsti, vennero aperti il seminterrato ed il piano terra dell'ospedale intitolato a S. Pietro Igneo per ospitarvi i colpiti dal colera.
L'inaugurazione ufficiale si svolse nel marzo del 1857.
Dopo l'inaugurazione del 1857, i lavori di ampliamento dell'ospedale non hanno praticamente conosciuto periodi di sosta.
- Nel 1869 fu inaugurato il primo piano dove venne realizzato il Reparto di Chirurgia. Al piano terra c'era il Reparto di Medicina.
- Nel 1897, sul lato destro dell'ospedale venne costruito un SANATORIO, cioè un reparto distaccato per ammalati di tubercolosi. Questo reparto venne chiuso nel 1957 perché la tubercolosi era stata debellata a livello nazionale.
- Nel 1909 lo spedale venne fornito di energia elettrica e di sterilizzatrice
- Nel 1912 l’ospedale si dotò di TELEFONO
- Nel 1915 l’ospedale vnene trasformato in ospedale militare: vi si curarono militari malati e  feriti. E questo fino al 1919. Le diarie modeste mandano in deficit l’amministrazione ospedaliera.
- Nel 1921 le suore del Cottolengo di Torino presero servizio presso il nostro ospedale. Se ne sono ritornate a Torino, perché lì richiamate, il 30 giugno del 1983.
- Nel 1927 entrarono in funzione i termosifoni. Il riscaldamento delle corsie veniva assicurato dal 1857 al 1874 con l’uso dei bracieri; dal 1875 al 1926 tutti i locali venivano riscaldati con stufe a legna.
- Nel 1927, sul lato sinistro dell'ospedale, venne costruito un MANICOMIO per sole donne che rimase in funzione fino al 1967.
- Nel 1929, dopo due tentativi a vuoto ( uno lungo via La Valle e l’altro in prossimità del Rio) fu trovato all’incrocio tra via Giordano e via delle Fornaci un pozzo artesiano capace di fornire 200 litri di acqua al minuto. Con una tubatura lunga 700 metri e con l’aiuto di pompe l’acqua venne dirottata nella cisterna dell’ospedale. L’opera venne inaugurata il 28 ottobre 1929.
- Nel 1930 viene inaugurato l’impianto della centrale termica per la produzione di vapore per lavanderia, disinfezione e sterilizzazione di strumenti chirurgici. Nel medesimo anno gli amministratori dell’ospedale dopo aver acquistato gli immobili degli eredi Matteucci (stalle e magazzini che si trovavano fra il corpo dell’ospedale e quello del ricovero di mendicità) e dopo
aver ottenuto la rinuncia del diritto di passo da parte dei medesimi eredi si provvide a perimetrare il lato antistante la facciata dell’ospedale con una cancellata e a realizzare davanti all’ingresso dell’ospedale un giardino con vasca.
- Nel 1957 venne edificato il braccio destro dell'ospedale.
- Nel 1967 venne realizzato il LABORATORIO DI ANALISI.
- Nel 1968 entrarono in funzione il Reparto di OSTETRICIA e quello di CARDIOLOGIA.
- Nel 1969 fu dato un assetto definitivo al reparto di RADIOLOGIA.
- Nel 1971 fu aperta, nei locali dell'ex Manicomio, una divisione di PEDIATRIA che nel 1980 venne trasferita a S. Miniato.
- Nel 1973 entrò in funzione la nuova LAVANDERIA.
- Nel 1976 fu inaugurata la divisione di ORTOPEDIA installata in un fabbricato appositamente costruito sul retro dell'ospedale.
- Nel 1977 fu inaugurato il CENTRO TRASFUSIONALE, uno dei tredici della Toscana.
- Nel 1978 venne inaugurato il 2° piano dove fu trasferito il Reparto di Chirurgia.
- Nel 1984 le divisioni di Medicina e di Ostetricia vennero trasferite nell'ospedale di S.Miniato, mentre la divisione chirurgica di S.Miniato venne trasferita a Fucecchio.
- Nel 1988 è stato inaugurato il Reparto UTIC ( Unità Terapia Intensiva Coronarica ).
- Nel 1994 è stata chiusa la CUCINA. I suoi locali ospiteranno la CARDIOLOGIA.
- Nel 1997 l'ORTOPEDIA è stata trasferita nell'ex Reparto di Chirurgia II. Il fabbricato della ex Ortopedia verrà ridotto a divisione di UROLOGIA.




S. Pietro Igneo

Se il benemerito canonico fucecchiese Gaetano Maria Rosati non avesse intitolato a S. Pietro Igneo il nostro ospedale, inaugurato ufficialmente nel marzo del 1857, nessun fucecchiese avrebbe mai venerato questo santo monaco che ha esercitato un ruolo importantissimo nella storia del nostro paese.
Fino agli anni '80 il giorno 8 febbraio era atteso soprattutto da quanti erano ricoverati nel nostro nosocomio: per S. Pietro Igneo il menù, festivo, comprendeva perfino il dolce; e per tutto il giorno era concesso il libero accesso ai visitatori.
Dopo la partenza delle monache del Cottolengo dal nostro ospedale, avvenuta il 30 giugno 1983, la tradizionale festa di S. Pietro Igneo è stata depennata per sempre.
biografia di S. Pietro Igneo

Il futuro monaco vallombrosano nacque a Firenze nel 1010 dalla famiglia Aldobrandini.
All'età di 8 anni entrò nel monastero di Vallombrosa, fondato e diretto da Giovanni Gualberto grazie all'aiuto finanziario del nostro conte cadolingio Guglielmo il Bulgaro che da Fucecchio si era trasferito a Badia a Settimo.
Diventato adulto, Pietro partecipò con Giovanni Gualberto alla lotta contro i due bubboni che avevano colpito il clero cattolico: la simonia e il concubinato.
Nel 1068 Giovanni Gualberto accusò il vescovo di Firenze, Mezzabarba, di essersi procurato il titolo di vescovo con il denaro. Per comprovare questa sua affermazione, Giovanni Gualberto si dichiarò disposto a far affrontare da uno dei suoi monaci il Giudizio di Dio, cioè una prova che richiedeva l'intervento di Dio.
Venne concordata la cosiddetta PROVA DEL FUOCO.
Fra i numerosi monaci disposti ad affrontare una simile prova fu scelto Pietro che , allora, aveva 58 anni.
Due cataste di legna, lunghe mt 5,80 formavano un corridoio strettissimo attraverso il quale il monaco vallombrosano doveva passare illeso.
La prova si sarebbe svolta a Settimo, a sette miglia da Firenze.
Il giorno della prova, Pietro celebrò la S. Messa, prese la croce e, accompagnato dai confratelli, si avvicinò alle cataste di legna a cui venne appiccato il fuoco. Il monaco, allora, si inginocchiò e chiese a Gesù di assisterlo.
Quando si rialzò, già le fiamme avevano invaso lo stretto corridoio cosparso nel suo tracciato di braci ardenti.
Pietro, a piedi nudi, si infilò fra i due roghi, percorse lentamente il corridoio ed uscì illeso dall'altra parte acclamato dal popolo che gridava al miracolo.
Il monaco tornò indietro per passare una seconda volta fra le fiamme, ma il popolo glielo impedì baciandogli i piedi e strappandogli di dosso lembi di tonaca per conservarli come reliquie di una creatura benvoluta da Dio.
Il vescovo Mezzabarba scappò subito da Firenze.
Per desiderio del nostro conte Guglielmo il Bulgaro, il monaco Pietro venne mandato a Fucecchio a dirigere , come abate, il monastero di S. Salvatore che a quell'epoca si trovava in prossimità del ponte sull'Arno, detto di Bonfiglio.
L'abate Pietro, detto Igneo per avere superato la prova del fuoco, diresse la nostra abbazia dal 1068 al 1072.
Nel 1072 papa Alessandro II lo nominò cardinale e vescovo di Albano.
S. Pietro Igneo, pur andandosene via da Fucecchio, conservò sempre il titolo di abate del monastero di S. Salvatore.
Quando, negli anni successivi, diventò collaboratore del papa Gregorio VII ottenne per la nostra abbazia il privilegio del NULLIUS DIOCESIS.
Con questo privilegio del 9 maggio 1085 papa Gregorio VII decretò che " l'abbazia di Fucecchio con i suoi beni, cappelle e possedimenti che aveva e che avrebbe avuto in seguito dipendesse direttamente dalla Santa Sede che la riceveva sotto la sua protezione".
Per effetto di questo privilegio, l'abate sarebbe stato eletto dai monaci medesimi e l'abbazia sarebbe stata indipendente dalle ingerenze di qualsiasi vescovo.
Questo privilegio si rivelò in seguito addirittura nefasto per la crescita spirituale della comunità vallombrosana della nostra abbazia.
Pietro Igneo morì nel 1089 in odore di santità ed in fama di taumaturgo.

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