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Fucecchio: Sant'Andrea, monumenti del centro storico

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Area Piazza dei Caduti
IL CARCERE VICARIALE (1783-1925)

Il granduca lorenese Leopoldo I° nel 1780 elevò Fucecchio al rango di Vicariato.
Questa specie di pretura doveva esercitare la sua funzione civile e quella criminale sulle popolazioni dei comuni di:
- Fucecchio
- Montecalvoli
- S. Maria a Monte
- Castelfranco di Sotto
- S. Croce sull'Arno
- Cerreto Guidi
- Vinci
La sede del Vicariato venne allestita nel Palazzo Podestarile, oggi Pretorio, nell'attuale piazza Vittorio Veneto.
Poiché le celle esistenti al piano terra non erano consone ai reati dei detenuti, il nostro Comune dovette farne costruire 8 all'altezza del primo piano del Palazzo Podestarile nell'area occupata dal Teatro dei Fecondi che era stato lì costruito nel 1753.
Il Teatro dei Fecondi venne quindi demolito per far posto a 7 celle per uomini e a una per donne.
Le sette celle per uomini avevano il soffitto a volta reale; quella delle donne aveva il soffitto con travi e tavole.
Nelle celle per uomini c'erano due pancacci (letti); in quella delle donne, più grande, ve ne erano tre.
I detenuti stazionavano nel nostro carcere vicariale non più di due mesi e potevano essere visitati, alla presenza del guardiano, il giovedì e la domenica dalle ore 10 alle ore 12.
Il pranzo veniva distribuito a mezzogiorno e veniva confezionato da un accollatario (titolare di una osteria di Fucecchio) che, per 60 centesimi a testa, forniva pranzo e cena ai detenuti.
I detenuti facoltosi potevano disporre di
- camera riservata con letto, saccone, materasso, due lenzuola, coltrone e guanciale;
- vitto venale, che veniva acquistato in trattoria;
- permesso di fare il bagno in certi vasi.
I detenuti non facoltosi avevano diritto ad una rasatura settimanale e al taglio dei capelli una volta ogni due mesi. Il barbiere vi andava di sabato.
Il cambio della biancheria personale avveniva una volta alla settimana.
Le lenzuola venivano cambiate una volta al mese.
Nei giorni festivi la S. Messa veniva officiata da un frate del Convento La Vergine.
La giornata del guardiano del carcere era scandita da un orario a dir poco asfissiante.
- alle ore 5 del mattino doveva aprire i finestrini di tutte le celle;
- alle ore 6 doveva effettuare il primo turno di vigilanza;
- alle ore 8 doveva pulire, e bene, i cessi;
- alle ore 9 doveva andare dal Vicario a fare il suo rapporto quotidiano, a consegnargli i  "boni" per l'acquisto del vitto dei carcerati e la cassetta dei reclami ( i detenuti che  avevano da sporgere lagnanze le scrivevano e le imbucavano nella cassetta);
- un'ora dopo il tramonto del sole doveva chiudere i finestrini delle celle;
- poi c'era la distribuzione della cena, la pulizia dei cessi e un nuovo turno di vigilanza.
Le carceri vennero chiuse nel 1925 quando la nostra Pretura venne soppressa.
 

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