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anni
- 1981
>> 1999
Il
12 ottobre 1982, a seguito di una lettera di Spartaco
Gozzi indirizzata al sindaco Ferdinando Biondi, si costituì
in Fucecchio un Comitato promotore che in pochi mesi diventò
la Pro loco di Fucecchio.
L’11
giugno 1983,
alle ore 18, venne inaugurata nel retrostanza del MUSEO
CIVICO, sito nella ex Cappella della Misericordia sul Poggio
Salamartano, una Sezione ARCHEOLOGICA, a percorso, dove furono
esposti reperti preistorici, reperti d’epoca romana, di
quella medioevale e rinascimentale.
Animatori e realizzatori di questa Sezione furono
l’archeologo Andrea Vanni Desideri, lo storico prof. Alberto
Malvolti (medievalista) e l’architetto Lisandro Chiari.
Il
20 aprile 1984,
nella chiesa di Massarella si è svolta una cerimonia in onore
dei martiri massigiani trucidati il 23 agosto 1944, il giorno
dell’Eccidio del Padule di Fucecchio.
La cerimonia comprendeva la rievocazione drammatizzata
dell’eccidio e la presentazione del libro MASSARELLA 23
AGOSTO 1944- CRONACA DI UN MARTIRIO.
Il libro, pubblicato a spese della Direzione Didattica N. 2
che ha provveduto fra l’altro alla ciclostilatura delle 62
pagine, è stato corredato di copertina dalla Tipografia Nuova
Bonafé.
Sulla copertina color seppia spicca la tavola ad acquerello di
Giuseppina Bottaru, ragioniera e sorella di Maria, la scolara
coautrice del libro il cui formato è cm 32,5x21,5.
Gli autori dei testi, ad eccezione del primo racconto
intitolato PRESGIO sono gli scolari di classe quinta (7
femmine e 5 maschi della 1974) del M° Mario Catastini.
Le tavole illustrative e il testo dell’episodio PRESAGIO
sono opera della studentessa universitaria Laura Cartura,
figlia della Maestra Luciana Bandini e nipote della vittima
Agostino Bandini.
Il libro si compone di due sezioni:
1- I FATTI. Sulla base delle testimonianze dei parenti delle
vittime e dei superstiti di quel tragico giorno, che proprio
nella scuola hanno narrato quanto videro o quanto udirono il
23 agosto 1944. Sulla base di queste testimonianze è stato
possibile ricostruire la morte, il recupero dei cadaveri, il trasporto nel cimitero di Massarella e l’interramento delle
vittime massigiane.
2- I TESTI della cerimonia svoltasi in chiesa che comprende:
- il benvenuto ed il ringraziamento agli intervenuti
- la radiocronaca della giornata del mercoledì 23 agosto 1944
- la radiocronaca della giornata del giovedì 24 agosto 1944
- la declamazione di 5 poesie della poetessa Adele Galleni
Bicchi
- le lettere indirizzate ai martiri
- la preghiera corale in onore dei martiri.
Insieme al libro è stata donata ai presenti una cartella con
sei tavole di Laura Cartura.
L’impaginatura del libro e la correzione dei testi sono
opera dei coniugi Lisandro Chiari e Marisa Bartolesi.
Sabato
8 giugno 1985,
alle ore 10,45, sotto le sferzate di un vento inconsueto, si
è svolta la cerimonia dell’inaugurazione della
pavimentazione della piazza Poggio Salamartano.
La pavimentazione, la prima della sua millenaria storia, è
stata realizzata con mattoni a coltello e disposti a lisca di
pesce.
I cinque pini sono stati surrogati con altrettanti lecci. Tra
un leccio e l’altro sono state collocate delle panchine di
legno massello.
Gli oratori ufficiali della cerimonia sono stati il sindaco
Ferdinando Biondi, il presidente della Cassa di Risparmio di
Pistoia e Pescia e il Presidente della sezione locale di
Italia Nostra, l’avvocato Piero Malvolti.
In questa occasione si sono esibiti gli sbandieratori della
Contrada S. Andrea.
Era presente anche Bruno Placidi ,l’impresario locale che ha
provveduto alla realizzazione di questa opera
I lavori di sbancamento e di massicciata per predisporre
l’area della piazza all’ammattonatura erano iniziati
venerdì 15 giugno 1984 e furono portati a termine il 2
agosto.
Nel corso dei lavori di sbancamento furono rinvenuti
moltissime ossa umane e dei loculi adibiti essi pure ad
ossari, un’abitazione medioevale incendiata e un mensolone
di pietra per altare.
Sulla massicciata in pietrisco fu steso uno strato di cemento
rinforzato con tondini e rete di ferro.
Il 6 settembre 1984 furono piantati 5 lecci quarantenni che,
però, furono bruciati dal freddo invernale veramente polare.
Vennero sostituiti con altri 5 lecci il 23 maggio 1985.
La pavimentazione a coltello iniziò il 12 settembre 1984 e
venne affidata a tre operai locali. L’inesperienza dei tre
fucecchiesi indusse l’impresario Bruno Placidi, di
Fucecchio, ad assoldare tre esperti pavimentatori di Capanne (Pisa).
I tre operai iniziarono a pavimentare il 1° ottobre e
finirono il loro lavoro il 26 novembre 1984.
Nell’aprile del i985 l’impresa Placidi lastricò la via
anonima che congiunge Piazza Garibaldi a Piazza Poggio
Salamartano. Venne lastricata anche quell’area rettangolare
che era rimasta sempre in terra battuta perché acquistata nel
1800 da un fucecchiese e mai utilizzata. La lastricatura venne
terminata il 24 maggio.
In occasione della cerimonia della inaugurazione sono state
distribuite due schede. Una traccia per sommi capi la storia
del Poggio Salamartano; l’altra cerca di evidenziare la
funzione sociale che questa piazza ha sempre svolto nel corso
dei secoli.
Il
29 giugno 1985,
presso l’auditorium della Cassa di Risparmio di Pistoia e
Pescia, posta a Fucecchio in via pisana, è stato presentato
il libro ARCHEOLOGIA DEL TERRITORIO DI Fucecchio.
La cerimonia si è svolta alle ore 18 alla presenza del
sindaco Ferdinando Biondi, e dell’assessore alla Cultura
Diva Donati.
Fra gli invitati vi erano: il direttore della Biblioteca
Comunale Alberto Cheti, il dottor Guido Vannini del
Dipartimento di medievalistica dell’Università di Firenze
cui è spettato il compito di presentare il libro, Giulio
Ciampoltrini della Soprintendenza Archeologica per la Toscana
e i coautori del libro Andrea Vanni Desideri, Agostino Dani e
Lisandro Chiari.
Hanno parlato in ordine di successione:
- il sindaco Ferdinando Biondi
- Giulio Ciampoltrini
- Andrea Vanni Desideri, archeologo e coautore del libro
- Guido Vannini.
Il libro è stato stampato, a spese del Comune, dalla
tipografia Nuova Bonafé di Fucecchio.
Sulla copertina di color giallo ocra e delle dimensioni di
cm21,5x23,5 è stata riprodotta una cartina diacronica
disegnata dal canonico Giulio Taviani alla fine del secolo
XVIII°.
Il libro si compone di 79 pagine di carta patinata suddivise
in due capitoli:
I - I siti archeologici del centro storico e del territorio
comunale
II- Conclusioni
Il libro, in ultima analisi, è un censimento ordinatissimo di
tutti i reperti raccolti e sistemati provvisoriamente
nell’attuale Museo sito sul Poggio Salamartano.
E’ un ottimo strumento di consultazione, un’occasione di
più per conoscere ed amare il nostro paese.
Il
30 giugno 1985
è uscito un libro intitolato LAPIDARIUM, ciclostilato, e a
cura della classe IIIª Sezione H della scuola media G.
Montanelli di Fucecchio.
Il libro si compone di 207 pagine suddivise in diverse
sezioni: la più importante è la Sezione delle LAPIDI.
Di ogni lapide vengono riprodotti la forma, le decorazioni e
il testo.
Ogni lapide riprodotta è accompagnata da una scheda,
sottostante, che ne indica l’ubicazione, la collocazione, la
posizione, il materiale e lo stato di conservazione.
Nel libro sono state riprodotte non solo le lapidi del
capoluogo ma anche quelle delle frazioni e delle località
sparse un po’ in qua e in là.
Il
27 agosto 1985
sono iniziati i lavori di consolidamento di una delle TORRI,
la Grande, della ROCCA ex Corsini. I lavori, sotto la
direzione della Soprintendenza di Firenze, sono stati affidati
ad una ditta specializzata di Empoli.
Il
31 agosto 1985
sono stati scoperti sulle colline delle Cerbaie due
insediamenti romani che risalgono al terzo secolo dopo Cristo.
Sono stati recuperati frammenti di cotti, ceramiche e
laterizi, mentre integri sono stati ritrovati alcuni pesi da
pesca e una moneta.
I reperti vengono da un campo sito a Poggio Taccino, un
crinale meglio conosciuto come Poggio dell’Impiccato.
Il ritrovamento è stata compiuto da Giuliano Cappelli, un
archeologo dilettante di Staffoli. La sua passione gli ha
consentito di trovare in via Ramoni, tra le Vedute e la Torre,
e a Poggio Taccino, poco oltre l’abitato di Cappiano,
reperti importanti del terzo secolo dopo Cristo La vicinanza
dei reperti lascia presumere che la zona fosse abita ed
attraversata da una strada.
I resti di Via Ramoni e del Poggio dell’Impiccato fanno
immaginare abitazioni di tipo pastorale, disperse nella
boscaglia.
I reperti sono stati prelevati dalla Soprintendenza
archeologica della Toscana tramite il responsabile Giulio
Ciampoltrini.
Sabato
12 aprile 1986,
alle ore 16,30, sotto una pioggia battente, sono iniziate le
manifestazioni per la celebrazione del MILLENARIO della chiesa
di S. Salvatore.
Sotto la direzione di Mery Menichetti, signorina di 26 anni, l
cerimonia ha avuto inizio in Piazza Aldo Moro dove è stato
acceso il primo tripode ad indicare la nascita, nell’anno
986, della chiesa di S. Salvatore nei pressi dell’Arno.
Dopo l’accensione del tripode da parte di 12 tedofori in
rappresentanza delle 12 Contrade del Palio è partito il
corteo storico pr4eceduto dal gruppo folk della Contrada S.
Andrea (tamburi, chiarine e sbandieratori) che si è portato
in piazza Vittorio Veneto seguendo questo itinerario:
Piazza Aldo Moro, Viale Gramsci, Via Roma, Via Nazario Sauro,
Corso Matteotti, Via La Marmora, Borgo Valori, Piazza Vittorio
Veneto.
Le Contrade sono sfilate in questo ordine:
1-Massarella, che rappresentava la sua sottomissione al Comune
di Fucecchio (1280)
2-Cappiano che rappresenta l’atto con cui si vendette al
Comune di Fucecchio ( 1294)
3- S. Andrea che mostrava le alte cariche comunale del 1294
4-Torre che presentava i Cavalieri del Tau che assistono gli
appestati (1325)
5-Samo che presentava una coppia di facoltosi fucecchiesi con
ancelle del 1350
6- S. Pierino che presentava un gruppo di musici, di
danzatrici e di arcieri di fine 1300
7- Botteghe che mostrava un ramo della famiglia Medici nel
1500
8- Porta Bernarda che presentava la Compagnia dei Coronati
scalzi
9- Querciola presentava un gruppo di contadini del 1800
10- Ferruzza che mostrava fabbri, pastori e lavandaie del 1800
11- Borgonovo che mostrava 4 donne fucecchiesi fine 1800 con
bambine
12- Porta Raimonda
Sul primo ripiano della scalinata in pietra della Collegiata
è stato acceso un secondo tripode a significare lo
spostamento della chiesa e del monastero di S. Salvatore dal
Ponte di Bonfiglio sul Poggio Salamartano. Il banditore, il
mestichiere Giovanni Pellegrini, ha letto il secondo
documento ( in piazza Aldo Moro aveva letto quello della
maledizione) o atto di donazione del Poggio Salamartano ai
monaci vallombrosani.
A causa della pioggia i figuranti non hanno rispettato la
disposizione prevista sulla scalinata.
Dopo la lettura del secondo documento, vessilliferi e autorità
civili e religiose si sono portate nella chiesa di S.
Salvatore.
Qui si è svolta la brevissima cerimonia
dell’INTRONIZZAZIONE del CROCIFISSO ligneo del 1400 sull’altar
maggiore. Il banditore ha letto poi il terzo documento, quello
del NULLIUS DIOCESIS stilato da Pietro Igneo nel 1085.
Hanno parlato il vescovo, il sindaco ed infine il professor
Maurilio Adriani che ha tenuto una conferenza sul tema sul
monachesimo. Il disinteresse della popolazione presente per il
tema trattato è stato generale: la chiesa affollatissima si
è pian piano vuotata.
Al termine della conferenza si sono esibiti, sul Poggio
Salamartano, gli arcieri, i musici e le danzatrici della
Contrada S. Pierino.
La conduttrice Mery Menichetti ha annunciato infine la
concelebrazione solenne della Messa del Millenario, in
gregoriano, prevista per il giorno successivo, 13 aprile 1986.
Domenica
13 aprile 1986,
alle ore 10,30, è stata concelebrata nella chiesa di S.
Salvatore la Messa del Millenario di detta chiesa. Hanno
concelebrato Il vescovo di S. Miniato Mons. Paolo Ghizzoni,
l’abate generale dei vallombrosani Lorenzo Russo (che
risiede a Montenero), il frate Candido Lorenzoni in
rappresentanza del Padre Generale dei Conventuali Francescani
che qui officiarono dal 1299 al 1783, l’arciprete della
Collegiata don Idilio Lazzeri e il priore di S. Maria delle
Vedute di Fucecchio assistiti dal cappellano don Mario
Santucci.
Gli emblemi dei due Ordini, il vallombrosano e il francescano,
dipinti dal pittore fucecchiese Marco Neri di 23 anni, sono
stati affissi alle estremità dell’architrave della porta
d’ingresso della chiesa di S. Salvatore.
La Messa, in gregoriano e accompagnata dalla corale locale S.
Cecilia diretta dal M° Indro Beconcini, è stata cadenzata da
alcuni attimi di intensissima ansia quando il vescovo Paolo
Ghizzoni è stato colto ripetutamente da improvvisi malori.
Fortunatamente è stato sorretto dai concelebranti che non
hanno faticato a rendersi conto dei sintomi che lo avrebbero
fatto cadere per terra. Il vescovo è stato immediatamente
assistiti dai medici presenti a questa Messa. Le crisi sono
state imputate a cattiva circolazione sanguigna a livello
cerebrale.
Il vescovo si i
È rifiutato di abbandonare la celebrazione.
La folla ha trepidato, pianto e poi applaudito quando il
vescovo, ripresosi, ha impartito la benedizione finale.
Alle ore 12, mentre piovigginava, il Generale dei
Vallombrosani Lorenzo Russo si è portato all’imbocco di Via
Mario Sbrilli ed ha benedetto l’immagine della Madonna
ridipinta dal concittadino Gaetano Cenci che da circa un anno
alloggia nella Foresteria di S. Salvatore dove sta dipingendo
su grandi tele alcuni episodi della vita di S. Chiara
d’Assisi.
Alle ore 12,45 i 41 membri del Comitato del Millenario, i 5
concelebranti ed il cappellano don Mario Santucci hanno potuto
varcare la soglia del Monastero di S. Salvatore per il quale
vige la clausura e sono stati accompagnati nel grande
refettorio francescano del 1679 (mt 20x10) sulla cui parete di
fondo si trova il grandioso affresco dell’Ultima cena.
Qui è stato offerto dalle clarisse alle 47 persone un lauto
pranzo. Questo il menù:
- Aperitivi alcolici ed analcolici e salatini predisposti su
di un tavolo prospiciente al lavabo del refettorio
- Antipasti: prosciutto, salame, sottoli e sottaceti
- Pastasciutta al sugo, al burro e minestra in brodo
- Rosbif con piselli, arrosto misto con patate e insalata
- Dolci: croccanti e torta gelata confezionati dalle clarisse
Fungevano da camerieri Amedeo Boldrini e sua moglie, Berta
Berti nei Donati, suor Carla della Collegiata e la signora
Adolfina, la fattoressa delle clarisse.
Dopo il pranzo abbiamo potuto visitare il laboratorio, la sala
capitolare, la cappella, il coro, la cucina e il chiostro.
Il
25 maggio 1986
si è svolto il sesto Palio delle Contrade (che sono 12),
vinto dalla contrada Borgonovo e denominato Palio del
Millenario (di S: Salvatore)
Giornata di sole estivo.
Al mattino si è svolta una memorabile sfilata storica che si
è protratta dalla ore 9,30 alle 12,30. I figuranti hanno
superato abbondantemente quota 1200. Migliaia gli spettatori
assiepato lungo le strade (Viale Gramsci, via Roma, Via
Nazario Sauro, corso Matteotti, via La Marmora, piazza
Vittorio Veneto, via Castruccio, via della Ferruzza, viale
Buozzi. Piazza XX Settembre) Il Palio vinto dal Borgonovo è
stato dipinto dal concittadino Gaetano Cenci e rappresenta la
chiesa di S. Salvatore di è stato celebrato nel 1986 il
Millenario.
Questi i quadri storici rappresentati dalle dodici Contrade
1- BOTTEGHE: Isabella dei Medici in soggiorno a Fucecchio
seguita dal gruppo di popolani che tornano dai campi, da un
gruppo di contadini che tornano dal mercato di Cerreto Guidi.
2- PORTA BERNARDA: Fucecchio diventa un libero Comune (1187);
mercanti medioevali; soldati lucchesi fatti prigionieri a
Fucecchio il 19.12.1323; la famiglia di ser Bernardo; la
Compagnia dei Coronati Scalzi (1712)
3- S. PIERINO: arcieri e musici medievali; sosta del papa e
del Granduca alla stazione di S. Pierino il 20 agosto 1857.
4- Ferruzza: festeggiamenti dei popolani e di una ricca
famiglia per la costruzione ed affrescatura dell’Oratorio
comunale della Ferruzza.
5- CAPPIANO: miseria al tempo del Lago di Fucecchio; visita
del granduca lorenese nel 1772; le cateratte o calle del ponte
(1824) volute dai Lorena; concerto, danze, festa all’inizio
della bonifica del Padule
6- S.ANDREA: la famiglia del Conte Kadolo (980); Pietro Igneo
abate (1068); cadolingi alla prima crociata (1098); alte
cariche comunali nel 1202.
7- MASSARELLA: sottomissione a Fucecchio (6.12.1280); arti e
mestieri dei massigiani nel 1800; corteggiamenti all’inizio
del 1900.
8- PORTA RAIMONDA: sagra ed albero della cuccagna in onore di
Raimondo da Cardona vincitore; guelfi toscani con il sole e la
luna onorano il vincitore; nobili e danzatrici partecipano ai
festeggiamenti.
9- QUERCIOLA: matrimonio fra contadini; la nuova famiglia;
sciopero
10- SAMO: Piero de’ Rossi, capo della milizia fiorentina con
prigionieri lucchesi (1336); attività nella contrada alla
fine del 1800.
11- Torre: cavalieri del TAU assistono gli appestati e i
viandanti; Papa Gregorio I e la regina longobarda Teodolinda.
12- BORGONOVO: 3 damigelle e 16 paggetti del 1400; sport
praticati a Fucecchio negli anni 1920; la società fucecchiese
nel 193°; bambine in body del 1980.
Mercoledì
11 giugno 1986,
alle ore 8,30, si è spento nella clinica cardiologica,
reparto UTIC, dell’Ospedale di S. Chiara di Pisa, il vescovo
di S. Miniato mons. Paolo Ghizzoni che, il 31 maggio 1986, era
rimasto vittima di un incidente stradale nella via che dalle
confina di Castelfranco porta a Staffoli.
Nella macchina del vescovo, oltre al Segretario particolare
che fungeva da autista, c’era anche il vescovo africano di
Gran Bassau (Costa D’Avorio) mons. Adon Akichi. Nel
dicembre del 1985 il nostro vescovo Mons. Ghizzoni si era
recato nella diocesi di Mons. Akichi per consacrare una chiesa
offerta dalla diocesi di S. Miniato.
La responsabilità dell’incidente ricade sull’investitore
che non ha rispettato uno stop. Il vescovo africano se l’è
cavata con alcune lievi contusioni; il segretario del vescovo
ha riportato una emorragia interna che ne ha suggerito il
ricovero in un ospedale di Firenze; Mons. Ghizzoni è stato
ricoverato ne reparto ortopedico dell’Ospedale di Fucecchio
essendogli state riscontrate alcune fratture a carico
dell’omero e del femore, destro? Il braccio è stato subito
ingessato. La frattura del femore richiedeva invece un
intervento chirurgico. A causa dei disturbi circolatori da cui
il vescovo risultava affetto ( domenica 13 aprile ne avemmo
prova lampante durante le celebrazione della Messa del
Millenario), il prof. Bonicoli non se la sentì di sottoporlo
ad intervento chirurgico e ne decise il trasferimento al S.
Chiara di Pisa dove il vescovo è deceduto.
Mons. Paolo Ghizzoni era nato ad ARCELLO di PIANELLO in
provincia di Piacenza il 22.03.1912.
Venne ordinato sacerdote il 6 aprile 1935. Venne eletto
vescovo ausiliare di Piacenza il 23 dicembre 1961. Fu
consacrato l’11 febbraio 1962. Fu nominato Amministratore
Apostolico della diocesi di S. Miniato il 23 dicembre 1969 e
venne eletto vescovo il 15 aprile 1972.
Il rito funebre è stato officiato sabato 14 giugno 1986, alle
ore 10, nella Cattedrale di S. Miniato da mons. Piovanelli,
arcivescovo di Firenze. Erano presenti il vescovo di Piacenza,
quello africano, 120 parroci, i gonfalonieri dei 15 Comuni
della diocesi di S. Miniato ed altri vescovi della Toscana.
L’elogio funebre è stato pronunciato da don Vasco Simoncini,
amministratore diocesano e vicario di monsignor Ghizzoni.
La salma del “vescovo buono” e dell’ “amico di
tutti” è stata provvisoriamente tumulata nel cimitero
pubblico dentro la cappella delle Suore della Carità.
Una volta espletate le formalità burocratiche, la salma sarà
collocata all’interno della Cattedrale.
Mercoledì
11 giugno 1986,
dalle ore 21,15 alle 23,30, si è svolta nella saletta posta
in Via Landini Marchiani n. 19, si è riunito il Consiglio
Pastorale della parrocchia S. Maria delle Vedute.
All’ordine del giorno figuravano questi tre punti:
1- Informazioni in merito alle norme relative al NUOVO
CONTRATTO fra Chiesa e Stato Italiano riguardante
l’ordinamento economico della parrocchie ed il sostentamento
del clero.
2- Compilazione della scheda da consegnare alla Commissione
del Consiglio Pastorale Diocesano nella riunione del 20 giugno
c.m.
3- Nomina di due rappresentanti del Consiglio Pastorale per la
suddetta riunione
- Dopo aver espresso rammarico e cordoglio per la morte del
nostro vescovo mons. Polo Ghizzoni, il parroco don Carlo
Favilli ha illustrato la nuova configurazione economica della
nostra parrocchia e ci ha informato che il Tesoro Diocesano
corrisponderà uno stipendi conforme a tutti i parroci non
appena verrà soppressa la congrua statale (assegno
vitalizio). Il Tesoro Diocesano, inoltre, incamererà tutti i
beni mobili ed immobili delle parrocchie.
- Il Consiglio Pastorale ha compilato così il modulo sulla
conformazione sociale della parrocchia:
Abitanti della parrocchia n. 6.000; Sacerdoti in servizio n. 2
(Don Carlo Favilli e don Pietro Pasquinucci)
Catechisti n. 18; Associazioni operanti: S. Vincenzo dei
Paoli- Amici dei lebbrosi- Sezione scout- Sezione
UNITALSI- Sezione CIF- Sezione Centro Missionario
Il
24 giugno 1986,
nel quadro delle celebrazioni del Millenario della chiesa di
S. Salvatore, è stato inaugurato dal Prof. Pier Paolo Donati
l’organo del Ravani restaurato a Firenze.
Questo ORGANO era stato realizzato a Lucca nel 1626 ad opera
del RAVANI.
Anteriormente al 1626 esisteva nella chiesa di S. Salvatore un
altro organo.
I registri dell’OPA (l’Opera che gestiva la manutenzione
e l’abbellimento della chiesa e di tutto il complesso di S.
Salvatore) documentano la presenza di un organo in S.
Salvatore fin dal 1500.
I lavori di manutenzione dello strumento e delle porte di
accesso alla cantoria furono frequentissimi.
L’OPA, oltre a provvedere alla manutenzione dello strumento,
doveva pagare l’alzatore dei mantici che facevano funzionare
l’organo.
Da una delibera del 26.02.1576 si apprende che all’addetto
ai mantici venivano corrisposte 4 staia di grano.
Nel 1581 l’OPA si addossò anche l’onere del pagamento
dell’organista cui venivano corrisposte 21 lire annue.
Sul finire del 1500 l’organo venne rifatto dal M° Cesare
Romani da Cortona il quale, con l’aiuto del figlio Agostino,
concluse l’opera nel 1599.
Ma l’organo del Romani doveva essere proprio scadente se
dopo 25 anni se ne commissionò uno nuovo alla Ditta Ravani di
Lucca.
Il
13 luglio 1986
si è svolta la prima VISITA GUIDATA al monastero di S.
Salvatore dichiarato luogo di clausura dal 1816,
Dal 1816 nessun fucecchiese aveva mai potuto varcare la soglia
d’ingresso del Monastero.
Recependo una proposta di Alvaro Nelli, il Comitato per i
festeggiamenti del Millenario della chiesa di S. Salvatore è
riuscito ad ottenere dalla Congregazione dei Riti di Roma,
tramite il nostro vescovo di S. Miniato mons. Paolo Ghizzoni,
il permesso di far visitare il Monastero di S. Salvatore. Il
potere di concessione dei permessi è stato conferito, a
discrezione, al nostro vescovo.
Alla prima delle 4 visite programmate sono stati ammessi i
parrocchiani della Collegiata che nal termine delle Messe
mattutine si erano prenotati per la visita.
Alle 18,30 i visitatori erano un centinaio. Sono stati divisi
in due gruppi. L’arciprete della Collegiata don Idilio
Lazzeri ha guidato il primo gruppo; i coniugi Bartolesi Marisa
e Lisandro Chiari autori del libro LA CHIESA DI S. SALVATORE
ha guidato il secondo gruppo che ha fatto il proprio ingresso
una diecina di minuti dopo il primo.
L’itinerario della visita comprendeva il chiostro, il
refettorio, il laboratorio, la sala capitolare, una cella
delle monache, il coro-cappella dal quale le monache assistono
alle funzioni religiose che si svolgono in chiesa, il
Comunicatorio, il coro posto dietro l’altar maggiore, la
cappella di S. Chiara dove verrà celebrata la Messa nei
giorni feriali e la chiesa di S. Salvatore.
Le altre visite sono state effettuate secondo questo
calendario:
- 20 luglio 1986: riservata ai parrocchiani di S. Maria delle
Vedute
- 27 luglio 1986: riservata ai fedeli della chiesa La Vergine
- 4 settembre 1986: riservata agli insegnanti che avevano
preso parte ad un corso di aggiornamento organizzato dal
Comitato del Millenario e che si era svolto nei giorni 2-3 e 4
settembre 1986.
Il
23 luglio 1986
il fucecchiese Alessandro LAMBRUSCHINI di anni 21 (classe
1965) è diventato campione d’Italia sui 3.000 mt siepi.
I campionati di atletica leggera si sono svolti a Torino.
La gara è stata trasmessa in diretta dalla RAI TV.
L’allungo finale di Alessandro Lambruschini è stato
perentorio, irresistibile.
Il tempo realizzato: 8’ 33” 14%
Il giorno dopo, giovedì 24 luglio, Alessandro ha vinto anche
il titolo italiano di 1500 mt col tempo di 3’ 46” 36%
In una gradinata dello Stadio Comunale di Torino campeggiava
uno striscione lunghissimo sul quale era scritto LAMBRUSCHINI
SEI GRANDE. Questo striscione era stato realizzato da un
gruppo di sportivi fucecchiesi, quasi tutti ferruzzani.
L’amministrazione comunale fucecchiese neppure si è accorta
di questo avvenimento.
L’atleta Lambruschini ha un cuore eccezionale come quello di
Coppi e di Mercx: 40 battiti al minuto.
Alessandro cominciò a vincere strepitosamente fin dall’età
di 12 anni nelle gare organizzate dalle Contrade e dalla
Scuola Media di Fucecchio.
Conteso dalle Associazioni di atletica leggera, passò dalla
Società La Querce all’Atletica di Pescia ed infine alle
Fiamme Oro di Padova.
Nel 1981 riportò a Bologna, nella categoria allievi, un
successo di valore nazionale: vinse i 2.000 mt siepi.
Nel 1982 , sempre nella categoria allievi, indossò la maglia
azzurra e stabili a Salsomaggiore il record italiano dei
1.5000 mt siepi con 4’ 07” 01% che risultò la migliore
prestazione europea dell’anno.
Nel 1983 passò alla Categoria Juniores, partecipò ai
Campionati Europei a Vienna dove si classificò 4°. Poi vinse
a Budapest in occasione del Meeting Internazionale.
Il 1984 fu un anno trionfale per Lambruschini. Vinse anche in
Olanda e in Grecia.
Nella sua lunga carriera di professionista ha vinto molti
titoli di Campione d’Italia e d’Europa.
Ha vinto la medaglia di bronzo nelle Olimpiadi di e un’altra
medaglia di bronzo nei campionati del Mondo.
Venerdì
25 luglio 1986,
alle ore 6, Rolando Costagli, di anni 73 e proprietario del
Palazzo di Piazza Garibaldi dove morì Giuseppe Montanelli il
17.06.1862, uscito di casa e portatosi sul Poggio Salamartano,
notò che la porticina, che immette nella sagrestia della
Collegiata, era aperta.
Il Costagli, nonostante l’ora, avvertì subito don Idilio
Lazzeri, arciprete della Collegiata dal 13.12.1970.
Questi, salito in chiesa, si rese immediatamente conto dello
scempio che era stato compiuto: un saccheggio vero e proprio.
I ladri avevano spogliato tutti gli altari di tovaglie,
candelieri (di valore quelli del 1787, l’anno
dell’inaugurazione della Nuova Collegiata), lampade votive.
Avevano rubato inoltre portalumi, candelieri moderni in
ottone, un turibolo e due croci con le ralative portacroci di
legno intagliato e d’argento. Avevano prelevato pure una
sedia e due sgabelli di pregevole fattura.
La maggior parte della refurtiva datava 1787.
Questa la presunta dinamica del furto:
Nel ripostiglio attiguo alla cappella del fonte battesimale si
era nascosto la sera del 24 luglio, prima della chiusura della
chiesa, un membro della banda. In questo pertugio ha bivaccato
fino alle 3 del mattini del 25 luglio perché, dato il caldo
eccessivo, alcuni fucecchiesi erano rimasti a frescheggiare
sul Poggio Salamartano fini alle or tre. Nello stanzino del
nascondimento sono stati trovati una lattina vuota di coca
cola, la carta di un merendino ed alcuni mozziconi di
sigaretta.
Dopo le ore tre, l’uomo nascosto, avvisato da un finestrino
a losanga, aveva aperto la porta laterale della Collegiata che
dà sul Poggio Salamartano ( da questa erano passati i
complici) e la porticina che dà nell’area di parcheggio
chiusa dalla catena.
Il furgone di cui si servirono fu sicuramente parcheggiato di
fianco alla suddetta porticina dalla quale venne passata tutta
la refurtiva.
Con tutta probabilità il furgone, dopo essere stato caricato
della refurtiva, partì a motore spento visto che la strada è
in discesa.
La popolazione accolse la notizia con costernazione.
I comunisti locali, invece, giustificarono il furto
affermando:
- Se non ci fosse l’attuale stato di disoccupazione, i furti
non ci sarebbero.
Il
10 agosto 1986
la badessa del Monastero di S. Salvatore di Fucecchio rilasciò
allo scrivente l’elenco nominativo delle monache presenti
nel Monastero.
1- suor Maria Gabriella Barbagallo, già Nella, badessa, è
nata a Sortini di Siracusa il 22.6.1920. E’ giunta nel
monastero fucecchiese il 16.1.1940 ed ha fatto professione di
voti il 17.5.1945.
2- suor Maria Gesualda Corvino, già Angela, vicaria della
badessa. E’ nata a Casal Principe di Caserta l’1.9.1946.
E’ giunta a Fucecchio il 17.7.1976 d ha fatto professione di
voti il 18.3.1968.
3- suor Maria Redenta Corvino, già Amalia, è nata a Casal di
Principe di Caserta il 4.8.1944. Ha fatto professione solenne
dei voti il 18.3.1969 ed è giunta a Fucecchio il 12.3.1981
4- suor Maria Alessandrina D’Acunto, già Antonietta, è
nata a Calvello di Potenza il 3.11.1946. Ha fatto professione
di voti nel 1968 ed è giunta a Fucecchio il 10.7.1976.
5- suor Maria Giovanna Polizzi, già Antonietta, è nata a
Valledolmo di Palermo il 13.9.1915. Ha fatto professione di
voti nel 1954 ed è giunta a Fucecchio il 18.9.1949.
6- suor Anna Maria Sini, già Francesca, è nata a Tula di
Sassari il 24.1.1915. Ha fatto professione di voti il
21.5.1947 ed è giunta a Fucecchio il 2.10.1942.
7- suor Maria Concetta Tinè, già Francesca, è nata a
Floridia di Siracusa il 27.2.1902. Ha fatto professione di
voti il 29.9.1926 ed è giunta a Fucecchio il 29.10.1921.
8- Suor Maria Giovanna Zanzi, già Lucia, è nata a Cologna di
Ferrara il 21.3.1951. Ha fatto professione di voti il
5.10.1975 ed è giunta a Fucecchio il 6.2.1982.
Il
10 agosto 1986
la badessa suor Gabriella consegnò allo scrivente l’ORARIO
che scandisce la giornata delle clarisse nel monastero di S.
Salvatore di Fucecchio.
Ore 5,30 - 6 sveglia e pulizia personale. Deve rispettare la
Regola del SILENZIO fino alle ore 9. Ogni monaca era in stato
di SILENZIO dalle ore 22 del giorno innanzi.
Ore 6 - 8,15 Liturgia delle ORE (L.O.), Messa, Meditazione così
scandite:
1- L.O. Invitatorio: si loda, si ringrazia e si ascolta Dio
2- L.O. Ufficio di lettura di un testo biblico e di uno non
biblico
3- L.O. Le lodi a Dio
4- Meditazione
5- S. Messa
6- L.O. Ora terza: ricordo della crocifissione di Gesù
Ore 8,30 - 9 COLAZIONE e fine del SILENZIO
Ore 9 – 10 Manutenzione delle celle e dei locali
Ore 10 – 11,45 LAVORO e recita di 10 poste di Rosario
Ore 11,45 – 12,30 L.O. Ora Sesta: agonia di Gesù, esame di
coscienza, recita del MISERERE
Ore 12,30 – 13 PRANZO in SILENZIO. Una suora legge a voce
alta un testo edificante
Ore 13 – 14 Rigovernatura delle stoviglie e RICREAZIONE
Ore 14 – 15 In cella. SILENZIO rigoroso
Ore 15 – 16 Recita Rosario; L.O. Ora Nona: morte di Cristo;
Lettura spirituale
Ore 16 – 18 LAVORO e preghiera in laboratorio
Ore 18 – 19 L.O. Vespro e Meditazione
Ore 19- 20 CENA in SILENZIO mentre una suora legge ad alta
voce
Ore 20 – 21 RICREZIONE
Ore 21- 22 L.O. Compieta: si chiedono perdono, aiuto e
protezione
Ore 22 RIPOSO e SILENZIO RIGOROSO fino alle ore 9 del giorno
successivo
Giovedì
21 agosto 1986,
alle ore 21,30, è stato proiettato in prima visione nel
Teatro Excelsior di Fucecchio (proprietario Spartaco Morelli), posto in via Cesare Battisti, il fil a soggetto PADULE-
RICORDO DI UNA STRAGE.
Il film, in bianco e nero, passo 16 millimetri, della durata
di 75 minuti, era stato commissionato al regista Cecconi
Gabriele, 35 anni, insegnante di lettere a Prato, dal Comitato
promotore Interprovinciale cui sta a cuore- si dice- la
conservazione della memoria storica dell’eccidio del Padule
di Fucecchio avvenuta il 23 agosto 1944.
Del fil esiste una sola pellicola. Ne verranno stampate altre
quattro per dotarne le province di Firenze, Pisa, Pistoia e
Lucca.
La Mediateca Toscana convertirà la pellicola in videocassette
che saranno messe a disposizione delle scuole di ogni ordine e
grado.
Il film è stato girato nel mese di agosto 1985 in Padule con
persone del luogo.
Il mixaggio e la stampa sono stati eseguiti
negli stabilimenti di Cinecittà a Roma.
Il costo totale si aggira sui 50 milioni, quaranta dei quali
sono finiti nelle casse di Cinecittà.
Il soggetto dell’eccidio calato nel contesto socio-storico
del 1944 è stato volutamente strumentalizzato. Questo il
messaggio che verrà recepito da ogni spettatore: anche dopo
l’Eccidio la situazione economica dei contadini non è
affatto cambiata.
La stesura del soggetto rivela una scarsissima conoscenza
degli episodi tragici che marchiarono per sempre quella
tristissima giornata.
Il
3 ottobre 1986,
festa di S. Candido patrono di Fucecchio, vennero benedetti in
Collegiata da monsignor Vasco Bertelli, vescovo di Volterra, i
5 quadri ad olio destinati alla Cappella di S. Chiara in S.
Salvatore. L’autore dei quadri è il fucecchiese Gaetano
Cenci che li ha dipinti gratuitamente nella Foresteria di S.
Salvatore di cui si festeggia il Millenario.
Processionalmente i cinque quadri sono stati portati dalla
Collegiata nella chiesa di S. Salvatore dove sono stati
consegnati ufficialmente alle clarisse.
I 5 quadri sono stati appesi alle pareti della ex sagrestia,
ora ribattezzata Cappella di S, Chiara.
Nei mesi estivi è stata ricostruita la Sagrestia crollata
durante l’ultima guerra.
I cinque QUADRI raffigurano:
S. Francesco
S. Chiara
S. Chiara riceve la palma dalla mani del vescovo
S. Chiara è sottoposta alla tonsura
S. Chiara scaccia i Saraceni
Il
25 ottobre 1986
è stata aperta nella chiesa di S. Salvatore, a cura del
Comune di Fucecchio , una MOSTRA polivalente, dedicata al
Millenario della medesima chiesa. La mostra resterà aperta
fino ai 21 novembre 1986.
L’allestitore della MOSTRA è stato l’architetto
fucecchiese Ugo Caciolli.
I reperti archeologici sono stati recuperati dall’archeologo
Andrea Vanni Desideri e ricompattati dalla dottoressa Lisa
Sciagrà.
Il percorso della mostra era costituito da 14 scomparti
montati su struttura metallica a tondino zingato:
1) La Via Francigena nel nostro territorio e gli ospedali
lungo il suo percorso
2) I cadolingi fondatori di S. Salvatore
3) La primitiva ubicazione dell’abbazia e della chiesa di S.
Salvatore e suo trasferimento sul Poggio Salamartano
4) Elementi architettonici medioevali presenti nella chiesa di
S. Salvatore
5) La fin dell’età vallombrosana nel complesso S. Salvatore
a Fucecchio
6) L’episcopessa di Fucecchio e l’inizio della presenza
dei frati conventuali in S. Salvatore
7) L’OPA di S. Salvatore
8) Le soppressioni leopoldine
9) Il progetto Fallani relativo al loggiato e al monastero di
S. Salvatore
10) Le terre di S. Salvatore
11) 1785: le clarisse di S. Andrea entrano in S. Salvatore:
vita nel monastero
12) Il monastero e il paese
13) La CROCE dipinta da Berlinghiero (arte romanica)
14) La casa medioevale del Poggio Salamartano ritrovata da
Andrea Vanni Desideri nel luglio 1984 durante lo sbancamento
della pavimentazione per l’ammattonatura del Poggio
Salamartano a cura della Cassa di Risparmio di Pistoia e
Pescia.
Giovedì
8 gennaio 1987
è venuto alla luce un tratto dell’autostrada del Medioevo,
la Via Francigena, in località S. Pierino. Durante i lavori
di ripavimentazione della vecchia via Saminiatese sono
affiorate le pietre del tracciato originale della Via
Francigena o Romea: L’opera di escavazione ha fatto
affiorare un tratto di strada lungo 3 metri e largo poco più
di 2 metri.
Gli operai della Ditta Del Debbio, sotto la direzione
dell’archeologo fucecchiese Andrea Vanni Desideri, hanno
portato in superficie le pietre serene della Via Francigena,
le spallette laterali e il centro della carreggiata corroso
dalle ruote dei mezzi di trasporto di allora.
Nel pomeriggio è stato eseguito, sempre sul tracciato della
vecchia via Saminiatese, un secondo saggio di scavo ad un
centinaio di metri di distanza dal primo, poco lontano
dall’attuale argine dell’Arno E anche in questo secondo
saggio sono state trovate tracce tangibili ed interessanti
dell’esistenza della via Francigena.
(IL TIRRENO,
quotidiano locale, del 9.1.1987)
Il
24 ottobre 1987,
nella sala cinema della Casa del Fanciullo di Fucecchio, alla
presenza di Indro Montanelli, dell’avvocato Piero Malvolti,
dei discendenti dell’ex sindaco del primo ventennio Emilio
Bassi, del sindaco di Fucecchio e delle altre autorità civili
e religiose di Fucecchio venne annunciata la istituzione della
Fondazione MONTANELLI-BASSI il cui scopo precipuo è quello di
promuovere la conoscenza, soprattutto storica, di Fucecchio e
di agevolarne lo studio offrendo bibliografia, consulenza ed
aiuti economici con l’assegnazione annuale di una borsa di
studio:
Un’altra funzione specifica è il recupero, l salvaguardia e
l’arricchimento del patrimonio artistico e culturale di
Fucecchio.
Lo Statuto della Fondazione prevede un organigramma abbastanza
semplice. Un Presidente, un vice, un segretario e la presenza
di tre consiglieri nelle persone del sindaco, e dei parroci
delle due parrocchie di Fucecchio.
La prima sede della Fondazione fu offerta dalla Biblioteca
Comunale che le mise a disposizione una stanza abbastanza
grande.
A Partire dal 1993 la sede della Fondazione occupa tutto il
primo piano restaurato del Palazzo Montanelli della Volta in
Via S. Giorgio.
Il
12 marzo 1988,
di sabato mattina, venne inaugurato nell’ospedale S. Pietro
Igneo di Fucecchio il Reparto di terapia intensiva coronarica
(l’UTIC) che si pone tra i primi in Toscana e che non trova
riscontro né ad Empoli né a Pontedera.
Primario dell’Unità Terapia Intensiva Coronarica è il
dott. Aldo Ieri.
Erano presenti alla cerimonia il Sottosegretario al ministero
del Interni, l’on. Valdo Spini, l’assessore regionale alla
sanità Paolo Banelli, il vescovo di S. Miniato monsignor
Edoardo Ricci, il Presidente dell’USL n: 17 Augusto Gottini,
il sindaco di Fucecchio Antonio Marrucci, esponenti politici
locali e Paris Caponi, un santacrocese che ha donato diversi
macchinari al nostro ospedale.
Questa UTIC, che consente un controllo immediato delle
condizioni del paziente perché interamente computerizzata, è
stata realizzata in due anni e mezzo.
Dispone di sette posti letto per terapie intensive e di 8
posti letto per le terapie post-intensive.
Dopo l’inaugurazione del Reparto, il direttore sanitario
prof. Claudio Gagliardi ha fatto visitare agli ospiti gli
altri reparti.
Il presidente dell’USL N. 17 Augusto Gottini ha garantito la
realizzazione di un reparto di RIANIMAZIONE che sarà
complementare a quello dell’UTIC.
Sul
quotidiano IL TIRRENO, in data 18 aprile 1990, sono
stati pubblicati i dati relativi alla USL (Unità Sanitaria
Locale) .
Fanno parte di questa struttura sanitaria i Comuni di
Fucecchio, S. Miniato, Santa Croce sull’Arno, Castelfranco
di Sotto, Santa Maria a Monte e Montopoli. La sede
amministrativa della USL 17 si trova a Castelfranco.
Il territorio della USL 17 si estende per 301 Kmq ed ospita
90.000 abitanti che fanno registrare una densità di 294
persone per chilometri quadrato.
Nella USL 17 sono impegnati 109 medici, 24 laureati, 2
dirigenti infermieristici, 374 infermieri, 209 ausiliari e
faticanti, 70 tecnici di vigilanza e 92 impiegati.
Nel territorio della nostra USL si trovano tre ospedali:
quello di Fucecchio, quello di S. Miniato e quello di
Castelfranco considerato un’infermeria per persone anziane e
in stato di seminfermità.
Nell’Ospedale di Fucecchio funzionano i seguenti Reparti:
Chirurgia 1 posti letto 63
Chirurgia 2 posti letto 62
UTIC posti letto 14
Ortopedia posti letto 32
Rianimazione posti letto 6
Nell’Ospedale di S. Miniato sono operativi questi reparti
Medicina 1 posti letto 53
Medicina 2 posti letto 54
Ostetricia posti letto 34
Pediatria posti letto20
Nefrologia posti letto 8
L’1
ottobre 1988
si è conclusa tristemente la vicenda che ha avuto per
protagonista il trentottenne fucecchiese Renzo Galleni,
fratello del ragionier Carlo di 42 anni e figlio di Preziosa
Galleni.
Renzo abitava a Fucecchio in piazza Garibaldi n. 4 nel palazzo
Galleni contiguo a quello dove morì Giuseppe Montanelli.
Il 28 giugno 1988 partì da Fucecchio a bordo della sua
“Cinquecento” Fiat dicendo alla madre Preziosa che sarebbe
andato in montagna.
Giunto alla stazione ferroviaria di Empoli , si fermò,
parcheggiò la macchina lasciandovi dentro la chiave e la
patente di guida. Il ritrovamento della macchina con patente e
chiave mise in allarme i familiari ed il paese di Fucecchio.
Tramite l’arciprete don Lazzeri venne contattato padre
Giuseppe Impastato, gesuita che insegna all’Università di
Palermo. Padre Giuseppe, per ben due volte aveva dato prova a
Fucecchio dei suoi straordinari poteri di veggenza. Secondo il
gesuita, Renzo Galleni era sempre vivo e si trovava in una
casa colonica in località il Mulino nei pressi di Empoli.
Purtroppo non fu così.
Il 28 giugno Renzo era salito su di un treno diretto a
Venezia. Era sceso alla stazione di Monselice in provincia di
Padova e si era diretto ai vicini giardini pubblici. Era
notte. Qui giunto, nascosto fra un cespuglio ed un albero, si
era sparato un colpo di pistola alla tempia ed era caduto
riverso sul prato dove era stato ritrovato l’indomani.
Poiché era privo di documenti di riconoscimento, era stato
sistemato in una cella frigorifera dove era rimasto per tre
mesi.
Quando a Padova si seppe della scomparsa dell’Insegnante di
lingua inglese Fucecchiese –Renzo era laureato in Lingue
straniere- venne immediatamente convocato il fratello Carlo
per il riconoscimento della salma.
La salma di Renzo giunse a Fucecchio il 1° ottobre 1988. I
funerali si svolsero alle ore 16 nella vicinissima chiesa
Collegiata.
Il
19 maggio 1990,
alle ore 16, nella chiesa di Massarella, frazione di
Fucecchio, è stata presentata e distribuita in un numero
limitato di copie la pubblicazione in tre volumi intitolata
IDENTITA’ CULTURALE DI MASSARELLA. Il testo dell’opera è
stato scritto dall’insegnante operante nella scuola di
Massarella Mario Catastini. La trascrizione dattiloscritta del
testo è opera della Mamma di Dario Buralli e del padre di
Guidi Stefano.
E’ un libro realizzato con la fotocopiatrice in dotazione
alla scuola. “o delle ottanta copie sono state realizzate
dalla Provincia di Firenze. La carta fu fornita dalle banche
locali e dal Comune.
Le spese di rilegatura, effettuata dalla tipografia Chelini,
dei 240 volumi (ogni opera si compone di tre volumi) sono
state coperte dalla Cassa di Risparmio di S. Miniato che ha
offerto a tutti gli intervenuti una cena.
Il libro è stato presentato dal parroco don Ferdinando
Santonocito.
Ad ogni pagina dell’opera, un testo narrativo, corrisponde
una tessera dell’identità culturale massigiana.
Le
tessere sono 872.
I testi sono stati tratti dal riciclaggio di informazioni
storiche e folcloristiche ricavate da altre pubblicazioni e da
numerosissime testimonianze orali. Le sezioni che scandiscono
i tre volumi sono:
1- i lavori dei ragazzi
2- giochi e giocattoli
3- riciclaggi curiosi
4- Cresima e Prima Comunione
5- Parto e battesimo
6- Corteggiamento, fidanzamento e matrimonio
7- Lavori e lavoratori
8- Divertimenti
9- Artigiani, ambulanti e campioni
10- I padulani anni ’30
11- un coltivatore diretto
12- la pesca di Sabatino Milli
13- Feste, ricorrenze e festeggiamenti
14- Massigiani allo specchio
15- educazione dei figli ieri e oggi
16- la morte a Massarella
17- fine di una terra
18- storia
Il
19 maggio 1990,
per iniziativa degli scolari della classe quinta elementare di
Massarella e del loro insegnante Mario Catastini, è stato
ripristinato con una cerimonia solenne il PARCO DELLA
RIMEMBRANZA di Massarella in prossimità del cimitero.
Alle ore 17,30 la Corale parrocchiale, sistemata sotto il il
portichetto della scuola elementare, sotto la direzione del
parroco don Ferdinando Santonocito, ha eseguito un repertorio
di canti della prima guerra mondiale.
Erano presenti, nel cortile della scuola, molti ex combattenti
con elmetto e bandiera, il maresciallo dei carabinieri, il
sindaco Antonio Marrucci (PCI), molti massigiani, gli alunni
della classe quinta e quelli della scuola familiare con le
loro maestre Cinzia Buralli, Antonella Bagni e Daiana:
Dopo l’esecuzione della corale si è formato il corteo che,
preceduto dalla Banda di Bientina (Pisa) si è portato al
Parco della Rimembranza.
Qui, sotto la regia dell’ex combattente Angiolo Marini,
hanno avuto luogo l’alzabandiera, lo scoprimento e la
benedizione della lapide commemorativa in pietra serena
offerta dal marmista Del Bubba e l’appello dei caduti di
Massarella per ognuno dei quali era stata preparata una
targhetta metallica (offerta dalla Silla di Fucecchio) appesa
ai cipressi con nastrini tricolori.
Parole di circostanza sono state pronunciate dal parroco e dal
sindaco.
Dopo la cerimonia di ripristino del Parco della Rimembranza si
è svolta, nel cortile della scuola, una cena sociale offerta
dalla Cassa di Risparmio di S. Miniato.
Il piatto principale: la ZUPPA DI PANE ribattezzata a
Fucecchio come ZUPPA DI FAGIOLI.
Il
19 ottobre 1991
la Contrada Porta Raimonda collocò, a memoria dei posteri, la
soglia marmorea della medioevale Porta di Raimondo in
un’aiuola spartitraffico in Piazza La Vergine.
La soglia era stata rinvenuta nel gennaio del 1976 a 50
centimetri di profondità in Via Pietro Martini davanti al
Palazzo Galleni durante i lavori per la posa delle condutture
del gas metano.
La presenza della Porta Raimonda è documentata fin dal 1288
ed era una delle 3 Porte che si aprivano allora nelle MURA di
Fucecchio: le altre due erano Porta Valdarnese e Porta di
Bernardo.
Secondo lo storico locale, il prof. Alberto Malvolti, il nome
Raimonda non avrebbe niente a che fare con Raimondo da
Cardona, il comandante dell’esercito fiorentino che operò
nella nostra zona a partire dal 1324.
La cerimonia del collocamento della soglia nell’aiuola è
cominciata alle ore 17 con la sfilata dei MUSICI della
Contrada Raimonda per le strade del paese.
Alle 17,30 è avvenuto lo scoprimento della lapide metallica
per tramandare ai posteri l’evento.
Dal 1976 al 1991 la soglia era stata messa provvisoriamente in
piazza Garibaldi.
Questo il testo della targa-lapide:
SOGLIA DELL’ANTICA PORTA RAIMONDI
SECOLO XIII
RINVENUTA NEL 1976, SOTTO IL LIVELLO STRADALE DI VIA PIETRO
MARTINI,
E’ QUI COLLOCATA PER INIZIATIVA DELLA CONTRADA PORTA
RAIMONDA
OTTOBRE 1991
SU QUESTO MARMO, PER SECOLI, SI SONO CHIUSE LE MURA CASTELLANE
E SONO TRASCORSE LE STAGIONI DELLA STORIA.
Le cerimonia si è conclusa con la cena sociale nella sede
della Contrada posta in Via Giordano
Il
25 gennaio 1993
l’impresa edile locale di Santini Franco iniziò i lavori
per spostare il Monumento dei caduti da Piazza Vittorio Veneto
a Piazza XX Settembre nell’area dei giardini pubblici.
Il Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale era stato
collocato in Piazza Vittorio Veneto il 25 giugno 1922. Esso è
opera dello scultore fiorentino Augusto Miniati, allievo del
Prof. Romanelli Raffaello autore del monumento a Giuseppe
Montanelli.
La ditta Santini riuscì in soli tra giorni a smontare tutto
il monumento.
Nel pomeriggio del giorno 27 gennaio, infatti, i lavori di
smontaggio e trasferimento dei blocchi del monumento erano
terminati.
La lastricatura dell’area dove era collocato il monumento e
dell’area dei due lampioni che lo illuminavano venne
terminata il 2 febbraio.
Il riassemblaggio del monumento sopra un basamento circolare,
in Piazza XX Settembre, venne iniziato il 4 febbraio.
Il giorno 5 febbraio, il monumento senza le parti bronzee era
di nuovo eretto.
Venerdì 12 febbraio il monumento venne pulito e riportato a
bianco.
Il 16 febbraio vi venne ricollocato l’angelo bronzeo e il 19
la statua bronzea del soldato morente.
Il 25 febbraio vennero issati i colonnini per la recinzione.
Il 2 marzo vennero agganciate ai colonnini le catene di
recinzione.
L’inchiostratura dei nomi dei caduti è stata effettuata
nell’ottobre del 1998 e cioè cinque anni dopo.
Le persone che effettuarono il lavoro di trasferimento furono:
1- Santini Franco nato a Fucecchio il 6.4.1926
2- Santini Lisandro nato a Fucecchio il 5.7.1950
3- Rao Gaetano nato a Sommatino (Cl) l’ 8.8.1928
4- Vernini Aldo nato a Trequanda (Si) il 17.12.1941
5- Ensabella Carmelo nato ad Agira (Enna) il 2.2.1957
6- Barili Giovanni nato a S. Miniato ( Pi) il 4.6.1945
7- Miceli Alessandro nato a Fucecchio il 22.3.1964
Venerdì
5 febbraio 1993
si conclusero i lavori di lastricatura di Via Castruccio, già
S. Andrea.
I lavori erano iniziati lunedì 12 ottobre 1992 e furono
eseguiti dalla Ditta Pace di S. Pierino.
Questi le operazioni principali per la realizzazione della
lastricatura:
1- smantellamento della vecchia pavimentazione ( in asfalto) e
dei marciapiedi laterali;
2- sbancamento del sottostrada per una profondità di circa 40
centimetri;
3- copertura della fognatura, al centro della strada, con
lastroni di cemento armato;
4- installazione di pozzetti laterali per lo scarico delle
acque piovane tramite docce e loro collegamento con la fogna
al centro della strada;
5- predisposizione delle tubature del metano per ogni
fabbricato che ne era sprovvisto;
6- realizzazione di una prima massicciata con colata di
cemento;
7- collocazione di due tubi di plastica sul lato destro della
fogna centrale e loro copertura con una seconda colata di
cemento fissata con rete metallica;
8- mercoledì 18.11.1992 furono collocate, all’altezza
dell’edicola, le prime lastre di pietra sintetica che hanno
le seguenti dimensioni: cm 60x35x10; 70x45x10; 81x35x10;
9- nel mese di dicembre fu lastricato anche il Vicolo delle
Cantine.
La sede stradale risulta ora leggermente più larga perché i
due marciapiedi laterali furono eliminati. L’allargamento
della corsia stradale consente il traffico in ambo le
direzioni di marcia. Al tempo dei marciapiedi via Castruccio
era percorribile solo a senso unico.
Gli operai della Ditta Pace impegnati nella lastricatura di
via Castruccio furono una mezza dozzina.
L’8
febbraio 1993
sono iniziati i lavori di lastricatura di via Guglielmo di S.
Giorgio: Non è stata rifatta la doppia massicciata in cemento
e per la ripavimentazione sono state usate le vecchie lastre
di pietra che negli anni ’70 erano state tolte da via
Castruccio per far posto all’asfalto e che erano state
ammassate in un’apposita area del Padule sulla sinistra
della confluenza di Via Burello con via Taccino. E’ stata
lastricata anche piazza Garibaldi. I lavori di lastricatura
della via e della piazza si sono conclusi il 1° marzo 1993
per opera della Ditta Pace di S. Pierino.
Il
13 marzo 1993,
alle ore 21, è stato presentato nella chiesa di Massarella un
volumetto di 24 pagine, formato 20x14, dedicato ai caduti
massigiani della Prima Guerra Mondiale 1915-1918.
L’autore del libro è Mario Catastini che si è avvalso
della collaborazione di Stefano Panicacci, studente di 15
anni. La copertina è opera di Francesco Cinelli, studente
presso la Scuola d’Arte di Firenze. Il disegno che riproduce
la lapide commemorativa posta sulla facciata della chiesa di
Massarella è stato eseguito dall’architetto Lisandro
Chiari.
La realizzazione grafica è dello Studio G.P.3 di Pierozzi
Gianluca.
Le spese per la pubblicazione (seicentomila lire) sono state
coperte dalla Filiale fucecchiese della Cassa di Risparmio di
Firenze.
Il libretto è stato presentato da don Ferdinando Santonocito,
parroco di Massarella.
Questi alcuni interessanti dati statistici:
I massigiani caduti furono 22. Ai caduti dobbiamo aggiungere 1
disperso.
11 massigiani morirono in combattimento; 1 morì assiderato in
trincea; 5 morirono in ospedali da campo;5 morirono in
ospedali civili. 5 dei 23 massigiani caduti morirono dopo la
fine della guerra.
Stato civile dei caduti: 14 caduti erano celibi; 7 caduti
erano sposati senza figli; 2 erano sposati con figli.
L’8
aprile 1995
è stata ricollocata sopra l’altare della Cappella del Fonte
battesimale la pala cinquecentesca restaurata da Pucci Franca
e da Gori Pietro su committenza della Fondazione
Montamelli-Bassi (presidente Piero Malvolti) e del Rotary
club di S. Miniato-Fucecchio (presidente Giuseppe
Bertoncini).
La pala, mt 5x2, si compone di due parti:
- quella in basso, la più grande, rappresenta la Sacra
conversazione e mostra la Vergine col Bambino circondata da 4
santi: a sinistra, S.Giovanni Battista e S. Marco; a destra,
S. Pietro e S. Andrea.
- quella in alto rappresenta il battesimo di Gesù per opera
di S. Giovanni Battista.
Commissionata il 10.6.1526 dalla Compagnia di S. Giovanni
Battista, passò alla Nuova Collegiata nel 1790.
Non se ne conosce l’autore.
Alessandro Masini, fucecchiese, l’attribuiva a Giovanni
Antonio Sogliani.
Il Berenson l’attribuisce a Michele di Ridolfo discepolo del
Ghirlandaio. Identica l’attribuzione di Mara Roani Villani.
Laura Pagnotta l’attribuisce a Pier Francesco Foschi, uno
del gruppo del Maestro della Carità di Copenaghen, al secolo
Giuliano Bugiardini.
Quest’ultima attribuzione sembra la più accreditata.
Il
31 ottobre 1998
sono stati inaugurati alcuni LABORATORI destinati agli
studenti del Liceo Scientifico Virgilio di Fucecchio.
I nuovi laboratori liceali sono stati realizzati all’interno
del restaurato Palazzo Pretorio che si trova a circa trenta
metri di distanza dal fabbricato del Liceo Scientifico.
Entrambi gli edifici si trovano in Piazza Vittorio Veneto..
Il
12 dicembre 1998
è stato inaugurato l’Asilo Nido Peter Pan, privato, a
surroga della scuola Materna Giovanni XXIII° posta in Via del
Porta Raimonda.
La scuola materna era stata chiusa perché le suore che per
molti anni vi avevano prestato servizio erano state richiamate
tutte alla Casa Madre.
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