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anni - 1981  >>  1999

Il 12 ottobre 1982, a seguito di una lettera di Spartaco Gozzi indirizzata al sindaco Ferdinando Biondi, si costituì in Fucecchio un Comitato promotore che in pochi mesi diventò la Pro loco di Fucecchio.

 

L’11 giugno 1983, alle ore 18, venne inaugurata nel retrostanza del MUSEO CIVICO, sito nella ex Cappella della Misericordia sul Poggio Salamartano, una Sezione ARCHEOLOGICA, a percorso, dove furono esposti reperti preistorici, reperti d’epoca romana, di quella medioevale e rinascimentale.
Animatori e realizzatori di questa Sezione furono l’archeologo Andrea Vanni Desideri, lo storico prof. Alberto Malvolti (medievalista) e l’architetto Lisandro Chiari.

 

Il 20 aprile 1984, nella chiesa di Massarella si è svolta una cerimonia in onore dei martiri massigiani trucidati il 23 agosto 1944, il giorno dell’Eccidio del Padule di Fucecchio. 
La cerimonia comprendeva la rievocazione drammatizzata dell’eccidio e la presentazione del libro MASSARELLA 23 AGOSTO 1944- CRONACA DI UN MARTIRIO.
Il libro, pubblicato a spese della Direzione Didattica N. 2 che ha provveduto fra l’altro alla ciclostilatura delle 62 pagine, è stato corredato di copertina dalla Tipografia Nuova Bonafé.
Sulla copertina color seppia spicca la tavola ad acquerello di Giuseppina Bottaru, ragioniera e sorella di Maria, la scolara coautrice del libro il cui formato è cm 32,5x21,5.
Gli autori dei testi, ad eccezione del primo racconto intitolato PRESGIO sono gli scolari di classe quinta (7 femmine e 5 maschi della 1974) del M° Mario Catastini.
Le tavole illustrative e il testo dell’episodio PRESAGIO sono opera della studentessa universitaria Laura Cartura, figlia della Maestra Luciana Bandini e nipote della vittima Agostino Bandini. 
Il libro si compone di due sezioni: 
1- I FATTI. Sulla base delle testimonianze dei parenti delle vittime e dei superstiti di quel tragico giorno, che proprio nella scuola hanno narrato quanto videro o quanto udirono il 23 agosto 1944. Sulla base di queste testimonianze è stato possibile ricostruire la morte, il recupero dei cadaveri, il trasporto nel cimitero di Massarella e l’interramento delle vittime massigiane.
2- I TESTI della cerimonia svoltasi in chiesa che comprende:
- il benvenuto ed il ringraziamento agli intervenuti
- la radiocronaca della giornata del mercoledì 23 agosto 1944
- la radiocronaca della giornata del giovedì 24 agosto 1944
- la declamazione di 5 poesie della poetessa Adele Galleni Bicchi
- le lettere indirizzate ai martiri
- la preghiera corale in onore dei martiri.
Insieme al libro è stata donata ai presenti una cartella con sei tavole di Laura Cartura.
L’impaginatura del libro e la correzione dei testi sono opera dei coniugi Lisandro Chiari e Marisa Bartolesi.

 

Sabato 8 giugno 1985, alle ore 10,45, sotto le sferzate di un vento inconsueto, si è svolta la cerimonia dell’inaugurazione della pavimentazione della piazza Poggio Salamartano.
La pavimentazione, la prima della sua millenaria storia, è stata realizzata con mattoni a coltello e disposti a lisca di pesce.
I cinque pini sono stati surrogati con altrettanti lecci. Tra un leccio e l’altro sono state collocate delle panchine di legno massello.
Gli oratori ufficiali della cerimonia sono stati il sindaco Ferdinando Biondi, il presidente della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e il Presidente della sezione locale di Italia Nostra, l’avvocato Piero Malvolti.
In questa occasione si sono esibiti gli sbandieratori della Contrada S. Andrea.
Era presente anche Bruno Placidi ,l’impresario locale che ha provveduto alla realizzazione di questa opera
I lavori di sbancamento e di massicciata per predisporre l’area della piazza all’ammattonatura erano iniziati venerdì 15 giugno 1984 e furono portati a termine il 2 agosto.
Nel corso dei lavori di sbancamento furono rinvenuti moltissime ossa umane e dei loculi adibiti essi pure ad ossari, un’abitazione medioevale incendiata e un mensolone di pietra per altare.
Sulla massicciata in pietrisco fu steso uno strato di cemento rinforzato con tondini e rete di ferro.
Il 6 settembre 1984 furono piantati 5 lecci quarantenni che, però, furono bruciati dal freddo invernale veramente polare. Vennero sostituiti con altri 5 lecci il 23 maggio 1985.
La pavimentazione a coltello iniziò il 12 settembre 1984 e venne affidata a tre operai locali. L’inesperienza dei tre fucecchiesi indusse l’impresario Bruno Placidi, di Fucecchio, ad assoldare tre esperti pavimentatori di Capanne (Pisa).
I tre operai iniziarono a pavimentare il 1° ottobre e finirono il loro lavoro il 26 novembre 1984.
Nell’aprile del i985 l’impresa Placidi lastricò la via anonima che congiunge Piazza Garibaldi a Piazza Poggio Salamartano. Venne lastricata anche quell’area rettangolare che era rimasta sempre in terra battuta perché acquistata nel 1800 da un fucecchiese e mai utilizzata. La lastricatura venne terminata il 24 maggio.
In occasione della cerimonia della inaugurazione sono state distribuite due schede. Una traccia per sommi capi la storia del Poggio Salamartano; l’altra cerca di evidenziare la funzione sociale che questa piazza ha sempre svolto nel corso dei secoli.

 

Il 29 giugno 1985, presso l’auditorium della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, posta a Fucecchio in via pisana, è stato presentato il libro ARCHEOLOGIA DEL TERRITORIO DI Fucecchio.
La cerimonia si è svolta alle ore 18 alla presenza del sindaco Ferdinando Biondi, e dell’assessore alla Cultura Diva Donati.
Fra gli invitati vi erano: il direttore della Biblioteca Comunale Alberto Cheti, il dottor Guido Vannini del Dipartimento di medievalistica dell’Università di Firenze cui è spettato il compito di presentare il libro, Giulio Ciampoltrini della Soprintendenza Archeologica per la Toscana e i coautori del libro Andrea Vanni Desideri, Agostino Dani e Lisandro Chiari.
Hanno parlato in ordine di successione:
- il sindaco Ferdinando Biondi
- Giulio Ciampoltrini
- Andrea Vanni Desideri, archeologo e coautore del libro
- Guido Vannini.
Il libro è stato stampato, a spese del Comune, dalla tipografia Nuova Bonafé di Fucecchio.
Sulla copertina di color giallo ocra e delle dimensioni di cm21,5x23,5 è stata riprodotta una cartina diacronica disegnata dal canonico Giulio Taviani alla fine del secolo XVIII°.
Il libro si compone di 79 pagine di carta patinata suddivise in due capitoli:
I - I siti archeologici del centro storico e del territorio comunale
II- Conclusioni
Il libro, in ultima analisi, è un censimento ordinatissimo di tutti i reperti raccolti e sistemati provvisoriamente nell’attuale Museo sito sul Poggio Salamartano.
E’ un ottimo strumento di consultazione, un’occasione di più per conoscere ed amare il nostro paese.

 

Il 30 giugno 1985 è uscito un libro intitolato LAPIDARIUM, ciclostilato, e a cura della classe IIIª Sezione H della scuola media G. Montanelli di Fucecchio. 
Il libro si compone di 207 pagine suddivise in diverse sezioni: la più importante è la Sezione delle LAPIDI. 
Di ogni lapide vengono riprodotti la forma, le decorazioni e il testo.
Ogni lapide riprodotta è accompagnata da una scheda, sottostante, che ne indica l’ubicazione, la collocazione, la posizione, il materiale e lo stato di conservazione.
Nel libro sono state riprodotte non solo le lapidi del capoluogo ma anche quelle delle frazioni e delle località sparse un po’ in qua e in là.

 

Il 27 agosto 1985 sono iniziati i lavori di consolidamento di una delle TORRI, la Grande, della ROCCA ex Corsini. I lavori, sotto la direzione della Soprintendenza di Firenze, sono stati affidati ad una ditta specializzata di Empoli.

 

Il 31 agosto 1985 sono stati scoperti sulle colline delle Cerbaie due insediamenti romani che risalgono al terzo secolo dopo Cristo.
Sono stati recuperati frammenti di cotti, ceramiche e laterizi, mentre integri sono stati ritrovati alcuni pesi da pesca e una moneta.
I reperti vengono da un campo sito a Poggio Taccino, un crinale meglio conosciuto come Poggio dell’Impiccato.
Il ritrovamento è stata compiuto da Giuliano Cappelli, un archeologo dilettante di Staffoli. La sua passione gli ha consentito di trovare in via Ramoni, tra le Vedute e la Torre, e a Poggio Taccino, poco oltre l’abitato di Cappiano, reperti importanti del terzo secolo dopo Cristo La vicinanza dei reperti lascia presumere che la zona fosse abita ed attraversata da una strada.
I resti di Via Ramoni e del Poggio dell’Impiccato fanno immaginare abitazioni di tipo pastorale, disperse nella boscaglia.
I reperti sono stati prelevati dalla Soprintendenza archeologica della Toscana tramite il responsabile Giulio Ciampoltrini.

 

Sabato 12 aprile 1986, alle ore 16,30, sotto una pioggia battente, sono iniziate le manifestazioni per la celebrazione del MILLENARIO della chiesa di S. Salvatore.
Sotto la direzione di Mery Menichetti, signorina di 26 anni, l cerimonia ha avuto inizio in Piazza Aldo Moro dove è stato acceso il primo tripode ad indicare la nascita, nell’anno 986, della chiesa di S. Salvatore nei pressi dell’Arno.
Dopo l’accensione del tripode da parte di 12 tedofori in rappresentanza delle 12 Contrade del Palio è partito il corteo storico pr4eceduto dal gruppo folk della Contrada S. Andrea (tamburi, chiarine e sbandieratori) che si è portato in piazza Vittorio Veneto seguendo questo itinerario:
Piazza Aldo Moro, Viale Gramsci, Via Roma, Via Nazario Sauro, Corso Matteotti, Via La Marmora, Borgo Valori, Piazza Vittorio Veneto.
Le Contrade sono sfilate in questo ordine:
1-Massarella, che rappresentava la sua sottomissione al Comune di Fucecchio (1280)
2-Cappiano che rappresenta l’atto con cui si vendette al Comune di Fucecchio ( 1294)
3- S. Andrea che mostrava le alte cariche comunale del 1294
4-Torre che presentava i Cavalieri del Tau che assistono gli appestati (1325)
5-Samo che presentava una coppia di facoltosi fucecchiesi con ancelle del 1350
6- S. Pierino che presentava un gruppo di musici, di danzatrici e di arcieri di fine 1300
7- Botteghe che mostrava un ramo della famiglia Medici nel 1500
8- Porta Bernarda che presentava la Compagnia dei Coronati scalzi
9- Querciola presentava un gruppo di contadini del 1800
10- Ferruzza che mostrava fabbri, pastori e lavandaie del 1800
11- Borgonovo che mostrava 4 donne fucecchiesi fine 1800 con bambine
12- Porta Raimonda
Sul primo ripiano della scalinata in pietra della Collegiata è stato acceso un secondo tripode a significare lo spostamento della chiesa e del monastero di S. Salvatore dal Ponte di Bonfiglio sul Poggio Salamartano. Il banditore, il mestichiere Giovanni Pellegrini, ha letto il secondo
documento ( in piazza Aldo Moro aveva letto quello della maledizione) o atto di donazione del Poggio Salamartano ai monaci vallombrosani.
A causa della pioggia i figuranti non hanno rispettato la disposizione prevista sulla scalinata.
Dopo la lettura del secondo documento, vessilliferi e autorità civili e religiose si sono portate nella chiesa di S. Salvatore.
Qui si è svolta la brevissima cerimonia dell’INTRONIZZAZIONE del CROCIFISSO ligneo del 1400 sull’altar maggiore. Il banditore ha letto poi il terzo documento, quello del NULLIUS DIOCESIS stilato da Pietro Igneo nel 1085.
Hanno parlato il vescovo, il sindaco ed infine il professor Maurilio Adriani che ha tenuto una conferenza sul tema sul monachesimo. Il disinteresse della popolazione presente per il tema trattato è stato generale: la chiesa affollatissima si è pian piano vuotata.
Al termine della conferenza si sono esibiti, sul Poggio Salamartano, gli arcieri, i musici e le danzatrici della Contrada S. Pierino.
La conduttrice Mery Menichetti ha annunciato infine la concelebrazione solenne della Messa del Millenario, in gregoriano, prevista per il giorno successivo, 13 aprile 1986.

 

Domenica 13 aprile 1986, alle ore 10,30, è stata concelebrata nella chiesa di S. Salvatore la Messa del Millenario di detta chiesa. Hanno concelebrato Il vescovo di S. Miniato Mons. Paolo Ghizzoni, l’abate generale dei vallombrosani Lorenzo Russo (che risiede a Montenero), il frate Candido Lorenzoni in rappresentanza del Padre Generale dei Conventuali Francescani che qui officiarono dal 1299 al 1783, l’arciprete della Collegiata don Idilio Lazzeri e il priore di S. Maria delle Vedute di Fucecchio assistiti dal cappellano don Mario Santucci.
Gli emblemi dei due Ordini, il vallombrosano e il francescano, dipinti dal pittore fucecchiese Marco Neri di 23 anni, sono stati affissi alle estremità dell’architrave della porta d’ingresso della chiesa di S. Salvatore.
La Messa, in gregoriano e accompagnata dalla corale locale S. Cecilia diretta dal M° Indro Beconcini, è stata cadenzata da alcuni attimi di intensissima ansia quando il vescovo Paolo Ghizzoni è stato colto ripetutamente da improvvisi malori. Fortunatamente è stato sorretto dai concelebranti che non hanno faticato a rendersi conto dei sintomi che lo avrebbero fatto cadere per terra. Il vescovo è stato immediatamente assistiti dai medici presenti a questa Messa. Le crisi sono state imputate a cattiva circolazione sanguigna a livello cerebrale. 
Il vescovo si i
È rifiutato di abbandonare la celebrazione.
La folla ha trepidato, pianto e poi applaudito quando il vescovo, ripresosi, ha impartito la benedizione finale.
Alle ore 12, mentre piovigginava, il Generale dei Vallombrosani Lorenzo Russo si è portato all’imbocco di Via Mario Sbrilli ed ha benedetto l’immagine della Madonna ridipinta dal concittadino Gaetano Cenci che da circa un anno alloggia nella Foresteria di S. Salvatore dove sta dipingendo su grandi tele alcuni episodi della vita di S. Chiara d’Assisi.
Alle ore 12,45 i 41 membri del Comitato del Millenario, i 5 concelebranti ed il cappellano don Mario Santucci hanno potuto varcare la soglia del Monastero di S. Salvatore per il quale vige la clausura e sono stati accompagnati nel grande refettorio francescano del 1679 (mt 20x10) sulla cui parete di fondo si trova il grandioso affresco dell’Ultima cena. 
Qui è stato offerto dalle clarisse alle 47 persone un lauto pranzo. Questo il menù:
- Aperitivi alcolici ed analcolici e salatini predisposti su di un tavolo prospiciente al lavabo del refettorio
- Antipasti: prosciutto, salame, sottoli e sottaceti
- Pastasciutta al sugo, al burro e minestra in brodo
- Rosbif con piselli, arrosto misto con patate e insalata
- Dolci: croccanti e torta gelata confezionati dalle clarisse
Fungevano da camerieri Amedeo Boldrini e sua moglie, Berta Berti nei Donati, suor Carla della Collegiata e la signora Adolfina, la fattoressa delle clarisse.
Dopo il pranzo abbiamo potuto visitare il laboratorio, la sala capitolare, la cappella, il coro, la cucina e il chiostro.

 

Il 25 maggio 1986 si è svolto il sesto Palio delle Contrade (che sono 12), vinto dalla contrada Borgonovo e denominato Palio del Millenario (di S: Salvatore)
Giornata di sole estivo.
Al mattino si è svolta una memorabile sfilata storica che si è protratta dalla ore 9,30 alle 12,30. I figuranti hanno superato abbondantemente quota 1200. Migliaia gli spettatori assiepato lungo le strade (Viale Gramsci, via Roma, Via Nazario Sauro, corso Matteotti, via La Marmora, piazza Vittorio Veneto, via Castruccio, via della Ferruzza, viale Buozzi. Piazza XX Settembre) Il Palio vinto dal Borgonovo è stato dipinto dal concittadino Gaetano Cenci e rappresenta la chiesa di S. Salvatore di è stato celebrato nel 1986 il Millenario. 
Questi i quadri storici rappresentati dalle dodici Contrade
1- BOTTEGHE: Isabella dei Medici in soggiorno a Fucecchio seguita dal gruppo di popolani che tornano dai campi, da un gruppo di contadini che tornano dal mercato di Cerreto Guidi.
2- PORTA BERNARDA: Fucecchio diventa un libero Comune (1187); mercanti medioevali; soldati lucchesi fatti prigionieri a Fucecchio il 19.12.1323; la famiglia di ser Bernardo; la Compagnia dei Coronati Scalzi (1712)
3- S. PIERINO: arcieri e musici medievali; sosta del papa e del Granduca alla stazione di S. Pierino il 20 agosto 1857.
4- Ferruzza: festeggiamenti dei popolani e di una ricca famiglia per la costruzione ed affrescatura dell’Oratorio comunale della Ferruzza.
5- CAPPIANO: miseria al tempo del Lago di Fucecchio; visita del granduca lorenese nel 1772; le cateratte o calle del ponte (1824) volute dai Lorena; concerto, danze, festa all’inizio della bonifica del Padule
6- S.ANDREA: la famiglia del Conte Kadolo (980); Pietro Igneo abate (1068); cadolingi alla prima crociata (1098); alte cariche comunali nel 1202.
7- MASSARELLA: sottomissione a Fucecchio (6.12.1280); arti e mestieri dei massigiani nel 1800; corteggiamenti all’inizio del 1900.
8- PORTA RAIMONDA: sagra ed albero della cuccagna in onore di Raimondo da Cardona vincitore; guelfi toscani con il sole e la luna onorano il vincitore; nobili e danzatrici partecipano ai festeggiamenti.
9- QUERCIOLA: matrimonio fra contadini; la nuova famiglia; sciopero
10- SAMO: Piero de’ Rossi, capo della milizia fiorentina con prigionieri lucchesi (1336); attività nella contrada alla fine del 1800.
11- Torre: cavalieri del TAU assistono gli appestati e i viandanti; Papa Gregorio I e la regina longobarda Teodolinda.
12- BORGONOVO: 3 damigelle e 16 paggetti del 1400; sport praticati a Fucecchio negli anni 1920; la società fucecchiese nel 193°; bambine in body del 1980.

 

Mercoledì 11 giugno 1986, alle ore 8,30, si è spento nella clinica cardiologica, reparto UTIC, dell’Ospedale di S. Chiara di Pisa, il vescovo di S. Miniato mons. Paolo Ghizzoni che, il 31 maggio 1986, era rimasto vittima di un incidente stradale nella via che dalle confina di Castelfranco porta a Staffoli.
Nella macchina del vescovo, oltre al Segretario particolare che fungeva da autista, c’era anche il vescovo africano di Gran Bassau (Costa D’Avorio) mons. Adon Akichi. Nel dicembre del 1985 il nostro vescovo Mons. Ghizzoni si era recato nella diocesi di Mons. Akichi per consacrare una chiesa offerta dalla diocesi di S. Miniato.
La responsabilità dell’incidente ricade sull’investitore che non ha rispettato uno stop. Il vescovo africano se l’è cavata con alcune lievi contusioni; il segretario del vescovo ha riportato una emorragia interna che ne ha suggerito il ricovero in un ospedale di Firenze; Mons. Ghizzoni è stato ricoverato ne reparto ortopedico dell’Ospedale di Fucecchio essendogli state riscontrate alcune fratture a carico dell’omero e del femore, destro? Il braccio è stato subito ingessato. La frattura del femore richiedeva invece un intervento chirurgico. A causa dei disturbi circolatori da cui il vescovo risultava affetto ( domenica 13 aprile ne avemmo prova lampante durante le celebrazione della Messa del Millenario), il prof. Bonicoli non se la sentì di sottoporlo ad intervento chirurgico e ne decise il trasferimento al S. Chiara di Pisa dove il vescovo è deceduto.
Mons. Paolo Ghizzoni era nato ad ARCELLO di PIANELLO in provincia di Piacenza il 22.03.1912.
Venne ordinato sacerdote il 6 aprile 1935. Venne eletto vescovo ausiliare di Piacenza il 23 dicembre 1961. Fu consacrato l’11 febbraio 1962. Fu nominato Amministratore Apostolico della diocesi di S. Miniato il 23 dicembre 1969 e venne eletto vescovo il 15 aprile 1972.
Il rito funebre è stato officiato sabato 14 giugno 1986, alle ore 10, nella Cattedrale di S. Miniato da mons. Piovanelli, arcivescovo di Firenze. Erano presenti il vescovo di Piacenza, quello africano, 120 parroci, i gonfalonieri dei 15 Comuni della diocesi di S. Miniato ed altri vescovi della Toscana.
L’elogio funebre è stato pronunciato da don Vasco Simoncini, amministratore diocesano e vicario di monsignor Ghizzoni.
La salma del “vescovo buono” e dell’ “amico di tutti” è stata provvisoriamente tumulata nel cimitero pubblico dentro la cappella delle Suore della Carità.
Una volta espletate le formalità burocratiche, la salma sarà collocata all’interno della Cattedrale.

 

Mercoledì 11 giugno 1986, dalle ore 21,15 alle 23,30, si è svolta nella saletta posta in Via Landini Marchiani n. 19, si è riunito il Consiglio Pastorale della parrocchia S. Maria delle Vedute. 
All’ordine del giorno figuravano questi tre punti:
1- Informazioni in merito alle norme relative al NUOVO CONTRATTO fra Chiesa e Stato Italiano riguardante l’ordinamento economico della parrocchie ed il sostentamento del clero.
2- Compilazione della scheda da consegnare alla Commissione del Consiglio Pastorale Diocesano nella riunione del 20 giugno c.m.
3- Nomina di due rappresentanti del Consiglio Pastorale per la suddetta riunione
- Dopo aver espresso rammarico e cordoglio per la morte del nostro vescovo mons. Polo Ghizzoni, il parroco don Carlo Favilli ha illustrato la nuova configurazione economica della nostra parrocchia e ci ha informato che il Tesoro Diocesano corrisponderà uno stipendi conforme a tutti i parroci non appena verrà soppressa la congrua statale (assegno vitalizio). Il Tesoro Diocesano, inoltre, incamererà tutti i beni mobili ed immobili delle parrocchie.
- Il Consiglio Pastorale ha compilato così il modulo sulla conformazione sociale della parrocchia:
Abitanti della parrocchia n. 6.000; Sacerdoti in servizio n. 2 (Don Carlo Favilli e don Pietro Pasquinucci)
Catechisti n. 18; Associazioni operanti: S. Vincenzo dei Paoli- Amici dei lebbrosi- Sezione scout- Sezione 
UNITALSI- Sezione CIF- Sezione Centro Missionario

 

Il 24 giugno 1986, nel quadro delle celebrazioni del Millenario della chiesa di S. Salvatore, è stato inaugurato dal Prof. Pier Paolo Donati l’organo del Ravani restaurato a Firenze.
Questo ORGANO era stato realizzato a Lucca nel 1626 ad opera del RAVANI.
Anteriormente al 1626 esisteva nella chiesa di S. Salvatore un altro organo.
I registri dell’OPA (l’Opera che gestiva la manutenzione e l’abbellimento della chiesa e di tutto il complesso di S. Salvatore) documentano la presenza di un organo in S. Salvatore fin dal 1500.
I lavori di manutenzione dello strumento e delle porte di accesso alla cantoria furono frequentissimi.
L’OPA, oltre a provvedere alla manutenzione dello strumento, doveva pagare l’alzatore dei mantici che facevano funzionare l’organo.
Da una delibera del 26.02.1576 si apprende che all’addetto ai mantici venivano corrisposte 4 staia di grano.
Nel 1581 l’OPA si addossò anche l’onere del pagamento dell’organista cui venivano corrisposte 21 lire annue.
Sul finire del 1500 l’organo venne rifatto dal M° Cesare Romani da Cortona il quale, con l’aiuto del figlio Agostino, concluse l’opera nel 1599.
Ma l’organo del Romani doveva essere proprio scadente se dopo 25 anni se ne commissionò uno nuovo alla Ditta Ravani di Lucca.

 

Il 13 luglio 1986 si è svolta la prima VISITA GUIDATA al monastero di S. Salvatore dichiarato luogo di clausura dal 1816,
Dal 1816 nessun fucecchiese aveva mai potuto varcare la soglia d’ingresso del Monastero.
Recependo una proposta di Alvaro Nelli, il Comitato per i festeggiamenti del Millenario della chiesa di S. Salvatore è riuscito ad ottenere dalla Congregazione dei Riti di Roma, tramite il nostro vescovo di S. Miniato mons. Paolo Ghizzoni, il permesso di far visitare il Monastero di S. Salvatore. Il potere di concessione dei permessi è stato conferito, a discrezione, al nostro vescovo.
Alla prima delle 4 visite programmate sono stati ammessi i parrocchiani della Collegiata che nal termine delle Messe mattutine si erano prenotati per la visita. 
Alle 18,30 i visitatori erano un centinaio. Sono stati divisi in due gruppi. L’arciprete della Collegiata don Idilio Lazzeri ha guidato il primo gruppo; i coniugi Bartolesi Marisa e Lisandro Chiari autori del libro LA CHIESA DI S. SALVATORE ha guidato il secondo gruppo che ha fatto il proprio ingresso una diecina di minuti dopo il primo.
L’itinerario della visita comprendeva il chiostro, il refettorio, il laboratorio, la sala capitolare, una cella delle monache, il coro-cappella dal quale le monache assistono alle funzioni religiose che si svolgono in chiesa, il Comunicatorio, il coro posto dietro l’altar maggiore, la cappella di S. Chiara dove verrà celebrata la Messa nei giorni feriali e la chiesa di S. Salvatore.
Le altre visite sono state effettuate secondo questo calendario:
- 20 luglio 1986: riservata ai parrocchiani di S. Maria delle Vedute
- 27 luglio 1986: riservata ai fedeli della chiesa La Vergine
- 4 settembre 1986: riservata agli insegnanti che avevano preso parte ad un corso di aggiornamento organizzato dal Comitato del Millenario e che si era svolto nei giorni 2-3 e 4 settembre 1986.

 

Il 23 luglio 1986 il fucecchiese Alessandro LAMBRUSCHINI di anni 21 (classe 1965) è diventato campione d’Italia sui 3.000 mt siepi.
I campionati di atletica leggera si sono svolti a Torino.
La gara è stata trasmessa in diretta dalla RAI TV.
L’allungo finale di Alessandro Lambruschini è stato perentorio, irresistibile. 
Il tempo realizzato: 8’ 33” 14%
Il giorno dopo, giovedì 24 luglio, Alessandro ha vinto anche il titolo italiano di 1500 mt col tempo di 3’ 46” 36%
In una gradinata dello Stadio Comunale di Torino campeggiava uno striscione lunghissimo sul quale era scritto LAMBRUSCHINI SEI GRANDE. Questo striscione era stato realizzato da un gruppo di sportivi fucecchiesi, quasi tutti ferruzzani.
L’amministrazione comunale fucecchiese neppure si è accorta di questo avvenimento.
L’atleta Lambruschini ha un cuore eccezionale come quello di Coppi e di Mercx: 40 battiti al minuto.
Alessandro cominciò a vincere strepitosamente fin dall’età di 12 anni nelle gare organizzate dalle Contrade e dalla Scuola Media di Fucecchio.
Conteso dalle Associazioni di atletica leggera, passò dalla Società La Querce all’Atletica di Pescia ed infine alle Fiamme Oro di Padova.
Nel 1981 riportò a Bologna, nella categoria allievi, un successo di valore nazionale: vinse i 2.000 mt siepi.
Nel 1982 , sempre nella categoria allievi, indossò la maglia azzurra e stabili a Salsomaggiore il record italiano dei 1.5000 mt siepi con 4’ 07” 01% che risultò la migliore prestazione europea dell’anno.
Nel 1983 passò alla Categoria Juniores, partecipò ai Campionati Europei a Vienna dove si classificò 4°. Poi vinse a Budapest in occasione del Meeting Internazionale. 
Il 1984 fu un anno trionfale per Lambruschini. Vinse anche in Olanda e in Grecia.
Nella sua lunga carriera di professionista ha vinto molti titoli di Campione d’Italia e d’Europa.
Ha vinto la medaglia di bronzo nelle Olimpiadi di e un’altra medaglia di bronzo nei campionati del Mondo.

 

Venerdì 25 luglio 1986, alle ore 6, Rolando Costagli, di anni 73 e proprietario del Palazzo di Piazza Garibaldi dove morì Giuseppe Montanelli il 17.06.1862, uscito di casa e portatosi sul Poggio Salamartano, notò che la porticina, che immette nella sagrestia della Collegiata, era aperta.
Il Costagli, nonostante l’ora, avvertì subito don Idilio Lazzeri, arciprete della Collegiata dal 13.12.1970.
Questi, salito in chiesa, si rese immediatamente conto dello scempio che era stato compiuto: un saccheggio vero e proprio.
I ladri avevano spogliato tutti gli altari di tovaglie, candelieri (di valore quelli del 1787, l’anno dell’inaugurazione della Nuova Collegiata), lampade votive. Avevano rubato inoltre portalumi, candelieri moderni in ottone, un turibolo e due croci con le ralative portacroci di legno intagliato e d’argento. Avevano prelevato pure una sedia e due sgabelli di pregevole fattura.
La maggior parte della refurtiva datava 1787.
Questa la presunta dinamica del furto:
Nel ripostiglio attiguo alla cappella del fonte battesimale si era nascosto la sera del 24 luglio, prima della chiusura della chiesa, un membro della banda. In questo pertugio ha bivaccato fino alle 3 del mattini del 25 luglio perché, dato il caldo eccessivo, alcuni fucecchiesi erano rimasti a frescheggiare sul Poggio Salamartano fini alle or tre. Nello stanzino del nascondimento sono stati trovati una lattina vuota di coca cola, la carta di un merendino ed alcuni mozziconi di sigaretta.
Dopo le ore tre, l’uomo nascosto, avvisato da un finestrino a losanga, aveva aperto la porta laterale della Collegiata che dà sul Poggio Salamartano ( da questa erano passati i complici) e la porticina che dà nell’area di parcheggio chiusa dalla catena.
Il furgone di cui si servirono fu sicuramente parcheggiato di fianco alla suddetta porticina dalla quale venne passata tutta la refurtiva. 
Con tutta probabilità il furgone, dopo essere stato caricato della refurtiva, partì a motore spento visto che la strada è in discesa.
La popolazione accolse la notizia con costernazione.
I comunisti locali, invece, giustificarono il furto affermando:
- Se non ci fosse l’attuale stato di disoccupazione, i furti non ci sarebbero.

 

Il 10 agosto 1986 la badessa del Monastero di S. Salvatore di Fucecchio rilasciò allo scrivente l’elenco nominativo delle monache presenti nel Monastero.
1- suor Maria Gabriella Barbagallo, già Nella, badessa, è nata a Sortini di Siracusa il 22.6.1920. E’ giunta nel monastero fucecchiese il 16.1.1940 ed ha fatto professione di voti il 17.5.1945.
2- suor Maria Gesualda Corvino, già Angela, vicaria della badessa. E’ nata a Casal Principe di Caserta l’1.9.1946. E’ giunta a Fucecchio il 17.7.1976 d ha fatto professione di voti il 18.3.1968.
3- suor Maria Redenta Corvino, già Amalia, è nata a Casal di Principe di Caserta il 4.8.1944. Ha fatto professione solenne dei voti il 18.3.1969 ed è giunta a Fucecchio il 12.3.1981
4- suor Maria Alessandrina D’Acunto, già Antonietta, è nata a Calvello di Potenza il 3.11.1946. Ha fatto professione di voti nel 1968 ed è giunta a Fucecchio il 10.7.1976.
5- suor Maria Giovanna Polizzi, già Antonietta, è nata a Valledolmo di Palermo il 13.9.1915. Ha fatto professione di voti nel 1954 ed è giunta a Fucecchio il 18.9.1949.
6- suor Anna Maria Sini, già Francesca, è nata a Tula di Sassari il 24.1.1915. Ha fatto professione di voti il 21.5.1947 ed è giunta a Fucecchio il 2.10.1942.
7- suor Maria Concetta Tinè, già Francesca, è nata a Floridia di Siracusa il 27.2.1902. Ha fatto professione di voti il 29.9.1926 ed è giunta a Fucecchio il 29.10.1921.
8- Suor Maria Giovanna Zanzi, già Lucia, è nata a Cologna di Ferrara il 21.3.1951. Ha fatto professione di voti il 5.10.1975 ed è giunta a Fucecchio il 6.2.1982.

 

Il 10 agosto 1986 la badessa suor Gabriella consegnò allo scrivente l’ORARIO che scandisce la giornata delle clarisse nel monastero di S. Salvatore di Fucecchio.
Ore 5,30 - 6 sveglia e pulizia personale. Deve rispettare la Regola del SILENZIO fino alle ore 9. Ogni monaca era in stato di SILENZIO dalle ore 22 del giorno innanzi.
Ore 6 - 8,15 Liturgia delle ORE (L.O.), Messa, Meditazione così scandite:
1- L.O. Invitatorio: si loda, si ringrazia e si ascolta Dio
2- L.O. Ufficio di lettura di un testo biblico e di uno non biblico
3- L.O. Le lodi a Dio
4- Meditazione
5- S. Messa
6- L.O. Ora terza: ricordo della crocifissione di Gesù

Ore 8,30 - 9 COLAZIONE e fine del SILENZIO
Ore 9 – 10 Manutenzione delle celle e dei locali
Ore 10 – 11,45 LAVORO e recita di 10 poste di Rosario
Ore 11,45 – 12,30 L.O. Ora Sesta: agonia di Gesù, esame di coscienza, recita del MISERERE
Ore 12,30 – 13 PRANZO in SILENZIO. Una suora legge a voce alta un testo edificante
Ore 13 – 14 Rigovernatura delle stoviglie e RICREAZIONE
Ore 14 – 15 In cella. SILENZIO rigoroso
Ore 15 – 16 Recita Rosario; L.O. Ora Nona: morte di Cristo; Lettura spirituale
Ore 16 – 18 LAVORO e preghiera in laboratorio
Ore 18 – 19 L.O. Vespro e Meditazione
Ore 19- 20 CENA in SILENZIO mentre una suora legge ad alta voce
Ore 20 – 21 RICREZIONE
Ore 21- 22 L.O. Compieta: si chiedono perdono, aiuto e protezione
Ore 22 RIPOSO e SILENZIO RIGOROSO fino alle ore 9 del giorno successivo

 

Giovedì 21 agosto 1986, alle ore 21,30, è stato proiettato in prima visione nel Teatro Excelsior di Fucecchio (proprietario Spartaco Morelli), posto in via Cesare Battisti, il fil a soggetto PADULE- RICORDO DI UNA STRAGE.
Il film, in bianco e nero, passo 16 millimetri, della durata di 75 minuti, era stato commissionato al regista Cecconi Gabriele, 35 anni, insegnante di lettere a Prato, dal Comitato promotore Interprovinciale cui sta a cuore- si dice- la conservazione della memoria storica dell’eccidio del Padule di Fucecchio avvenuta il 23 agosto 1944.
Del fil esiste una sola pellicola. Ne verranno stampate altre quattro per dotarne le province di Firenze, Pisa, Pistoia e Lucca.
La Mediateca Toscana convertirà la pellicola in videocassette che saranno messe a disposizione delle scuole di ogni ordine e grado.
Il film è stato girato nel mese di agosto 1985 in Padule con persone del luogo.
Il mixaggio e la stampa sono stati eseguiti negli stabilimenti di Cinecittà a Roma.
Il costo totale si aggira sui 50 milioni, quaranta dei quali sono finiti nelle casse di Cinecittà.
Il soggetto dell’eccidio calato nel contesto socio-storico del 1944 è stato volutamente strumentalizzato. Questo il messaggio che verrà recepito da ogni spettatore: anche dopo l’Eccidio la situazione economica dei contadini non è affatto cambiata.
La stesura del soggetto rivela una scarsissima conoscenza degli episodi tragici che marchiarono per sempre quella tristissima giornata.

 

Il 3 ottobre 1986, festa di S. Candido patrono di Fucecchio, vennero benedetti in Collegiata da monsignor Vasco Bertelli, vescovo di Volterra, i 5 quadri ad olio destinati alla Cappella di S. Chiara in S. Salvatore. L’autore dei quadri è il fucecchiese Gaetano Cenci che li ha dipinti gratuitamente nella Foresteria di S. Salvatore di cui si festeggia il Millenario.
Processionalmente i cinque quadri sono stati portati dalla Collegiata nella chiesa di S. Salvatore dove sono stati consegnati ufficialmente alle clarisse.
I 5 quadri sono stati appesi alle pareti della ex sagrestia, ora ribattezzata Cappella di S, Chiara.
Nei mesi estivi è stata ricostruita la Sagrestia crollata durante l’ultima guerra.
I cinque QUADRI raffigurano:
S. Francesco
S. Chiara
S. Chiara riceve la palma dalla mani del vescovo
S. Chiara è sottoposta alla tonsura
S. Chiara scaccia i Saraceni

 

Il 25 ottobre 1986 è stata aperta nella chiesa di S. Salvatore, a cura del Comune di Fucecchio , una MOSTRA polivalente, dedicata al Millenario della medesima chiesa. La mostra resterà aperta fino ai 21 novembre 1986.
L’allestitore della MOSTRA è stato l’architetto fucecchiese Ugo Caciolli.
I reperti archeologici sono stati recuperati dall’archeologo Andrea Vanni Desideri e ricompattati dalla dottoressa Lisa Sciagrà.
Il percorso della mostra era costituito da 14 scomparti montati su struttura metallica a tondino zingato:
1) La Via Francigena nel nostro territorio e gli ospedali lungo il suo percorso
2) I cadolingi fondatori di S. Salvatore
3) La primitiva ubicazione dell’abbazia e della chiesa di S. Salvatore e suo trasferimento sul Poggio Salamartano
4) Elementi architettonici medioevali presenti nella chiesa di S. Salvatore
5) La fin dell’età vallombrosana nel complesso S. Salvatore a Fucecchio
6) L’episcopessa di Fucecchio e l’inizio della presenza dei frati conventuali in S. Salvatore
7) L’OPA di S. Salvatore
8) Le soppressioni leopoldine
9) Il progetto Fallani relativo al loggiato e al monastero di S. Salvatore
10) Le terre di S. Salvatore
11) 1785: le clarisse di S. Andrea entrano in S. Salvatore: vita nel monastero
12) Il monastero e il paese
13) La CROCE dipinta da Berlinghiero (arte romanica)
14) La casa medioevale del Poggio Salamartano ritrovata da Andrea Vanni Desideri nel luglio 1984 durante lo sbancamento della pavimentazione per l’ammattonatura del Poggio Salamartano a cura della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.

 

Giovedì 8 gennaio 1987 è venuto alla luce un tratto dell’autostrada del Medioevo, la Via Francigena, in località S. Pierino. Durante i lavori di ripavimentazione della vecchia via Saminiatese sono affiorate le pietre del tracciato originale della Via Francigena o Romea: L’opera di escavazione ha fatto affiorare un tratto di strada lungo 3 metri e largo poco più di 2 metri.
Gli operai della Ditta Del Debbio, sotto la direzione dell’archeologo fucecchiese Andrea Vanni Desideri, hanno portato in superficie le pietre serene della Via Francigena, le spallette laterali e il centro della carreggiata corroso dalle ruote dei mezzi di trasporto di allora.
Nel pomeriggio è stato eseguito, sempre sul tracciato della vecchia via Saminiatese, un secondo saggio di scavo ad un centinaio di metri di distanza dal primo, poco lontano dall’attuale argine dell’Arno E anche in questo secondo saggio sono state trovate tracce tangibili ed interessanti dell’esistenza della via Francigena.
(IL TIRRENO, quotidiano locale, del 9.1.1987)

 

Il 24 ottobre 1987, nella sala cinema della Casa del Fanciullo di Fucecchio, alla presenza di Indro Montanelli, dell’avvocato Piero Malvolti, dei discendenti dell’ex sindaco del primo ventennio Emilio Bassi, del sindaco di Fucecchio e delle altre autorità civili e religiose di Fucecchio venne annunciata la istituzione della Fondazione MONTANELLI-BASSI il cui scopo precipuo è quello di promuovere la conoscenza, soprattutto storica, di Fucecchio e di agevolarne lo studio offrendo bibliografia, consulenza ed aiuti economici con l’assegnazione annuale di una borsa di studio:
Un’altra funzione specifica è il recupero, l salvaguardia e l’arricchimento del patrimonio artistico e culturale di Fucecchio.
Lo Statuto della Fondazione prevede un organigramma abbastanza semplice. Un Presidente, un vice, un segretario e la presenza di tre consiglieri nelle persone del sindaco, e dei parroci delle due parrocchie di Fucecchio.
La prima sede della Fondazione fu offerta dalla Biblioteca Comunale che le mise a disposizione una stanza abbastanza grande.
A Partire dal 1993 la sede della Fondazione occupa tutto il primo piano restaurato del Palazzo Montanelli della Volta in Via S. Giorgio.

 

Il 12 marzo 1988, di sabato mattina, venne inaugurato nell’ospedale S. Pietro Igneo di Fucecchio il Reparto di terapia intensiva coronarica (l’UTIC) che si pone tra i primi in Toscana e che non trova riscontro né ad Empoli né a Pontedera.
Primario dell’Unità Terapia Intensiva Coronarica è il dott. Aldo Ieri.
Erano presenti alla cerimonia il Sottosegretario al ministero del Interni, l’on. Valdo Spini, l’assessore regionale alla sanità Paolo Banelli, il vescovo di S. Miniato monsignor Edoardo Ricci, il Presidente dell’USL n: 17 Augusto Gottini, il sindaco di Fucecchio Antonio Marrucci, esponenti politici locali e Paris Caponi, un santacrocese che ha donato diversi macchinari al nostro ospedale.
Questa UTIC, che consente un controllo immediato delle condizioni del paziente perché interamente computerizzata, è stata realizzata in due anni e mezzo.
Dispone di sette posti letto per terapie intensive e di 8 posti letto per le terapie post-intensive.
Dopo l’inaugurazione del Reparto, il direttore sanitario prof. Claudio Gagliardi ha fatto visitare agli ospiti gli altri reparti.
Il presidente dell’USL N. 17 Augusto Gottini ha garantito la realizzazione di un reparto di RIANIMAZIONE che sarà complementare a quello dell’UTIC.

 

Sul quotidiano IL TIRRENO, in data 18 aprile 1990, sono stati pubblicati i dati relativi alla USL (Unità Sanitaria Locale) .
Fanno parte di questa struttura sanitaria i Comuni di Fucecchio, S. Miniato, Santa Croce sull’Arno, Castelfranco di Sotto, Santa Maria a Monte e Montopoli. La sede amministrativa della USL 17 si trova a Castelfranco.
Il territorio della USL 17 si estende per 301 Kmq ed ospita 90.000 abitanti che fanno registrare una densità di 294 persone per chilometri quadrato.
Nella USL 17 sono impegnati 109 medici, 24 laureati, 2 dirigenti infermieristici, 374 infermieri, 209 ausiliari e faticanti, 70 tecnici di vigilanza e 92 impiegati.
Nel territorio della nostra USL si trovano tre ospedali: quello di Fucecchio, quello di S. Miniato e quello di Castelfranco considerato un’infermeria per persone anziane e in stato di seminfermità.

Nell’Ospedale di Fucecchio funzionano i seguenti Reparti:

Chirurgia 1 posti letto 63
Chirurgia 2 posti letto 62
UTIC posti letto 14
Ortopedia posti letto 32
Rianimazione posti letto 6 

Nell’Ospedale di S. Miniato sono operativi questi reparti

Medicina 1 posti letto 53
Medicina 2 posti letto 54
Ostetricia posti letto 34
Pediatria posti letto20
Nefrologia posti letto 8

 

L’1 ottobre 1988 si è conclusa tristemente la vicenda che ha avuto per protagonista il trentottenne fucecchiese Renzo Galleni, fratello del ragionier Carlo di 42 anni e figlio di Preziosa Galleni.
Renzo abitava a Fucecchio in piazza Garibaldi n. 4 nel palazzo Galleni contiguo a quello dove morì Giuseppe Montanelli.
Il 28 giugno 1988 partì da Fucecchio a bordo della sua “Cinquecento” Fiat dicendo alla madre Preziosa che sarebbe andato in montagna.
Giunto alla stazione ferroviaria di Empoli , si fermò, parcheggiò la macchina lasciandovi dentro la chiave e la patente di guida. Il ritrovamento della macchina con patente e chiave mise in allarme i familiari ed il paese di Fucecchio.
Tramite l’arciprete don Lazzeri venne contattato padre Giuseppe Impastato, gesuita che insegna all’Università di Palermo. Padre Giuseppe, per ben due volte aveva dato prova a Fucecchio dei suoi straordinari poteri di veggenza. Secondo il gesuita, Renzo Galleni era sempre vivo e si trovava in una casa colonica in località il Mulino nei pressi di Empoli. Purtroppo non fu così.
Il 28 giugno Renzo era salito su di un treno diretto a Venezia. Era sceso alla stazione di Monselice in provincia di Padova e si era diretto ai vicini giardini pubblici. Era notte. Qui giunto, nascosto fra un cespuglio ed un albero, si era sparato un colpo di pistola alla tempia ed era caduto riverso sul prato dove era stato ritrovato l’indomani.
Poiché era privo di documenti di riconoscimento, era stato sistemato in una cella frigorifera dove era rimasto per tre mesi.
Quando a Padova si seppe della scomparsa dell’Insegnante di lingua inglese Fucecchiese –Renzo era laureato in Lingue straniere- venne immediatamente convocato il fratello Carlo per il riconoscimento della salma.
La salma di Renzo giunse a Fucecchio il 1° ottobre 1988. I funerali si svolsero alle ore 16 nella vicinissima chiesa Collegiata.

 

Il 19 maggio 1990, alle ore 16, nella chiesa di Massarella, frazione di Fucecchio, è stata presentata e distribuita in un numero limitato di copie la pubblicazione in tre volumi intitolata IDENTITA’ CULTURALE DI MASSARELLA. Il testo dell’opera è stato scritto dall’insegnante operante nella scuola di Massarella Mario Catastini. La trascrizione dattiloscritta del testo è opera della Mamma di Dario Buralli e del padre di Guidi Stefano.
E’ un libro realizzato con la fotocopiatrice in dotazione alla scuola. “o delle ottanta copie sono state realizzate dalla Provincia di Firenze. La carta fu fornita dalle banche locali e dal Comune.
Le spese di rilegatura, effettuata dalla tipografia Chelini, dei 240 volumi (ogni opera si compone di tre volumi) sono state coperte dalla Cassa di Risparmio di S. Miniato che ha offerto a tutti gli intervenuti una cena.
Il libro è stato presentato dal parroco don Ferdinando Santonocito.
Ad ogni pagina dell’opera, un testo narrativo, corrisponde una tessera dell’identità culturale massigiana.

Le tessere sono 872.
I testi sono stati tratti dal riciclaggio di informazioni storiche e folcloristiche ricavate da altre pubblicazioni e da numerosissime testimonianze orali. Le sezioni che scandiscono i tre volumi sono:
1- i lavori dei ragazzi
2- giochi e giocattoli
3- riciclaggi curiosi
4- Cresima e Prima Comunione
5- Parto e battesimo
6- Corteggiamento, fidanzamento e matrimonio
7- Lavori e lavoratori
8- Divertimenti
9- Artigiani, ambulanti e campioni
10- I padulani anni ’30
11- un coltivatore diretto
12- la pesca di Sabatino Milli
13- Feste, ricorrenze e festeggiamenti
14- Massigiani allo specchio
15- educazione dei figli ieri e oggi
16- la morte a Massarella
17- fine di una terra
18- storia

 

Il 19 maggio 1990, per iniziativa degli scolari della classe quinta elementare di Massarella e del loro insegnante Mario Catastini, è stato ripristinato con una cerimonia solenne il PARCO DELLA RIMEMBRANZA di Massarella in prossimità del cimitero.
Alle ore 17,30 la Corale parrocchiale, sistemata sotto il il portichetto della scuola elementare, sotto la direzione del parroco don Ferdinando Santonocito, ha eseguito un repertorio di canti della prima guerra mondiale.
Erano presenti, nel cortile della scuola, molti ex combattenti con elmetto e bandiera, il maresciallo dei carabinieri, il sindaco Antonio Marrucci (PCI), molti massigiani, gli alunni della classe quinta e quelli della scuola familiare con le loro maestre Cinzia Buralli, Antonella Bagni e Daiana:
Dopo l’esecuzione della corale si è formato il corteo che, preceduto dalla Banda di Bientina (Pisa) si è portato al Parco della Rimembranza.
Qui, sotto la regia dell’ex combattente Angiolo Marini, hanno avuto luogo l’alzabandiera, lo scoprimento e la benedizione della lapide commemorativa in pietra serena offerta dal marmista Del Bubba e l’appello dei caduti di Massarella per ognuno dei quali era stata preparata una targhetta metallica (offerta dalla Silla di Fucecchio) appesa ai cipressi con nastrini tricolori.
Parole di circostanza sono state pronunciate dal parroco e dal sindaco.
Dopo la cerimonia di ripristino del Parco della Rimembranza si è svolta, nel cortile della scuola, una cena sociale offerta dalla Cassa di Risparmio di S. Miniato.
Il piatto principale: la ZUPPA DI PANE ribattezzata a Fucecchio come ZUPPA DI FAGIOLI.

 

Il 19 ottobre 1991 la Contrada Porta Raimonda collocò, a memoria dei posteri, la soglia marmorea della medioevale Porta di Raimondo in un’aiuola spartitraffico in Piazza La Vergine.
La soglia era stata rinvenuta nel gennaio del 1976 a 50 centimetri di profondità in Via Pietro Martini davanti al Palazzo Galleni durante i lavori per la posa delle condutture del gas metano.
La presenza della Porta Raimonda è documentata fin dal 1288 ed era una delle 3 Porte che si aprivano allora nelle MURA di Fucecchio: le altre due erano Porta Valdarnese e Porta di Bernardo.
Secondo lo storico locale, il prof. Alberto Malvolti, il nome Raimonda non avrebbe niente a che fare con Raimondo da Cardona, il comandante dell’esercito fiorentino che operò nella nostra zona a partire dal 1324.
La cerimonia del collocamento della soglia nell’aiuola è cominciata alle ore 17 con la sfilata dei MUSICI della Contrada Raimonda per le strade del paese.
Alle 17,30 è avvenuto lo scoprimento della lapide metallica per tramandare ai posteri l’evento.
Dal 1976 al 1991 la soglia era stata messa provvisoriamente in piazza Garibaldi.
Questo il testo della targa-lapide:

SOGLIA DELL’ANTICA PORTA RAIMONDI
SECOLO XIII
RINVENUTA NEL 1976, SOTTO IL LIVELLO STRADALE DI VIA PIETRO MARTINI,
E’ QUI COLLOCATA PER INIZIATIVA DELLA CONTRADA PORTA RAIMONDA
OTTOBRE 1991
SU QUESTO MARMO, PER SECOLI, SI SONO CHIUSE LE MURA CASTELLANE
E SONO TRASCORSE LE STAGIONI DELLA STORIA.

Le cerimonia si è conclusa con la cena sociale nella sede della Contrada posta in Via Giordano

 

Il 25 gennaio 1993 l’impresa edile locale di Santini Franco iniziò i lavori per spostare il Monumento dei caduti da Piazza Vittorio Veneto a Piazza XX Settembre nell’area dei giardini pubblici.
Il Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale era stato collocato in Piazza Vittorio Veneto il 25 giugno 1922. Esso è opera dello scultore fiorentino Augusto Miniati, allievo del Prof. Romanelli Raffaello autore del monumento a Giuseppe Montanelli.
La ditta Santini riuscì in soli tra giorni a smontare tutto il monumento.
Nel pomeriggio del giorno 27 gennaio, infatti, i lavori di smontaggio e trasferimento dei blocchi del monumento erano terminati.
La lastricatura dell’area dove era collocato il monumento e dell’area dei due lampioni che lo illuminavano venne terminata il 2 febbraio.
Il riassemblaggio del monumento sopra un basamento circolare, in Piazza XX Settembre, venne iniziato il 4 febbraio.
Il giorno 5 febbraio, il monumento senza le parti bronzee era di nuovo eretto.
Venerdì 12 febbraio il monumento venne pulito e riportato a bianco.
Il 16 febbraio vi venne ricollocato l’angelo bronzeo e il 19 la statua bronzea del soldato morente.
Il 25 febbraio vennero issati i colonnini per la recinzione.
Il 2 marzo vennero agganciate ai colonnini le catene di recinzione.
L’inchiostratura dei nomi dei caduti è stata effettuata nell’ottobre del 1998 e cioè cinque anni dopo.
Le persone che effettuarono il lavoro di trasferimento furono:

1- Santini Franco nato a Fucecchio il 6.4.1926
2- Santini Lisandro nato a Fucecchio il 5.7.1950
3- Rao Gaetano nato a Sommatino (Cl) l’ 8.8.1928
4- Vernini Aldo nato a Trequanda (Si) il 17.12.1941
5- Ensabella Carmelo nato ad Agira (Enna) il 2.2.1957
6- Barili Giovanni nato a S. Miniato ( Pi) il 4.6.1945
7- Miceli Alessandro nato a Fucecchio il 22.3.1964

 

Venerdì 5 febbraio 1993 si conclusero i lavori di lastricatura di Via Castruccio, già S. Andrea.
I lavori erano iniziati lunedì 12 ottobre 1992 e furono eseguiti dalla Ditta Pace di S. Pierino.
Questi le operazioni principali per la realizzazione della lastricatura:
1- smantellamento della vecchia pavimentazione ( in asfalto) e dei marciapiedi laterali; 
2- sbancamento del sottostrada per una profondità di circa 40 centimetri;
3- copertura della fognatura, al centro della strada, con lastroni di cemento armato;
4- installazione di pozzetti laterali per lo scarico delle acque piovane tramite docce e loro collegamento con la fogna al centro della strada;
5- predisposizione delle tubature del metano per ogni fabbricato che ne era sprovvisto;
6- realizzazione di una prima massicciata con colata di cemento;
7- collocazione di due tubi di plastica sul lato destro della fogna centrale e loro copertura con una seconda colata di cemento fissata con rete metallica;
8- mercoledì 18.11.1992 furono collocate, all’altezza dell’edicola, le prime lastre di pietra sintetica che hanno le seguenti dimensioni: cm 60x35x10; 70x45x10; 81x35x10;
9- nel mese di dicembre fu lastricato anche il Vicolo delle Cantine.
La sede stradale risulta ora leggermente più larga perché i due marciapiedi laterali furono eliminati. L’allargamento della corsia stradale consente il traffico in ambo le direzioni di marcia. Al tempo dei marciapiedi via Castruccio era percorribile solo a senso unico.
Gli operai della Ditta Pace impegnati nella lastricatura di via Castruccio furono una mezza dozzina.

 

L’8 febbraio 1993 sono iniziati i lavori di lastricatura di via Guglielmo di S. Giorgio: Non è stata rifatta la doppia massicciata in cemento e per la ripavimentazione sono state usate le vecchie lastre di pietra che negli anni ’70 erano state tolte da via Castruccio per far posto all’asfalto e che erano state ammassate in un’apposita area del Padule sulla sinistra della confluenza di Via Burello con via Taccino. E’ stata lastricata anche piazza Garibaldi. I lavori di lastricatura della via e della piazza si sono conclusi il 1° marzo 1993 per opera della Ditta Pace di S. Pierino.

 

Il 13 marzo 1993, alle ore 21, è stato presentato nella chiesa di Massarella un volumetto di 24 pagine, formato 20x14, dedicato ai caduti massigiani della Prima Guerra Mondiale 1915-1918.
L’autore del libro è Mario Catastini che si è avvalso della collaborazione di Stefano Panicacci, studente di 15 anni. La copertina è opera di Francesco Cinelli, studente presso la Scuola d’Arte di Firenze. Il disegno che riproduce la lapide commemorativa posta sulla facciata della chiesa di Massarella è stato eseguito dall’architetto Lisandro Chiari.
La realizzazione grafica è dello Studio G.P.3 di Pierozzi Gianluca.
Le spese per la pubblicazione (seicentomila lire) sono state coperte dalla Filiale fucecchiese della Cassa di Risparmio di Firenze.
Il libretto è stato presentato da don Ferdinando Santonocito, parroco di Massarella.
Questi alcuni interessanti dati statistici:
I massigiani caduti furono 22. Ai caduti dobbiamo aggiungere 1 disperso.
11 massigiani morirono in combattimento; 1 morì assiderato in trincea; 5 morirono in ospedali da campo;5 morirono in ospedali civili. 5 dei 23 massigiani caduti morirono dopo la fine della guerra.
Stato civile dei caduti: 14 caduti erano celibi; 7 caduti erano sposati senza figli; 2 erano sposati con figli.

 

L’8 aprile 1995 è stata ricollocata sopra l’altare della Cappella del Fonte battesimale la pala cinquecentesca restaurata da Pucci Franca e da Gori Pietro su committenza della Fondazione Montamelli-Bassi (presidente Piero Malvolti) e del Rotary club di S. Miniato-Fucecchio (presidente Giuseppe Bertoncini).
La pala, mt 5x2, si compone di due parti:
- quella in basso, la più grande, rappresenta la Sacra conversazione e mostra la Vergine col Bambino circondata da 4 santi: a sinistra, S.Giovanni Battista e S. Marco; a destra, S. Pietro e S. Andrea.
- quella in alto rappresenta il battesimo di Gesù per opera di S. Giovanni Battista.
Commissionata il 10.6.1526 dalla Compagnia di S. Giovanni Battista, passò alla Nuova Collegiata nel 1790.
Non se ne conosce l’autore.
Alessandro Masini, fucecchiese, l’attribuiva a Giovanni Antonio Sogliani.
Il Berenson l’attribuisce a Michele di Ridolfo discepolo del Ghirlandaio. Identica l’attribuzione di Mara Roani Villani.
Laura Pagnotta l’attribuisce a Pier Francesco Foschi, uno del gruppo del Maestro della Carità di Copenaghen, al secolo Giuliano Bugiardini.
Quest’ultima attribuzione sembra la più accreditata.

 

Il 31 ottobre 1998 sono stati inaugurati alcuni LABORATORI destinati agli studenti del Liceo Scientifico Virgilio di Fucecchio.
I nuovi laboratori liceali sono stati realizzati all’interno del restaurato Palazzo Pretorio che si trova a circa trenta metri di distanza dal fabbricato del Liceo Scientifico.
Entrambi gli edifici si trovano in Piazza Vittorio Veneto..

 

Il 12 dicembre 1998 è stato inaugurato l’Asilo Nido Peter Pan, privato, a surroga della scuola Materna Giovanni XXIII° posta in Via del Porta Raimonda.
La scuola materna era stata chiusa perché le suore che per molti anni vi avevano prestato servizio erano state richiamate tutte alla Casa Madre.

 

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