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anni
- 1961
>> 1980
Il
4 gennaio 1963 si spense a Fucecchio, in via Mazzini, il
concittadino baritono Giuseppe Montanelli, una celebrità
nazionale.
Era nato a Fucecchio il 14 febbraio 1879. I suoi genitori si
chiamavano Raffaello e Checchi Edvige.
Giuseppe Montanelli era zio paterno dell’altrettanto celebre
giornalista Indro Montanelli.
Il
15 novembre 1965 la
televisione italiana nella rubrica CRONACHE ITALIANE dedico un
servizio al baritono fucecchiese Giuseppe Montanelli, fratello
del padre di Indro Montanelli.
Il conduttore Massimo Valentini intervistò a Fucecchio Ornato
Brucci (musicologo locale, Presidente dell’associazione
lirico sinfonica di Fucecchio e tappezziere) e il tenore Luigi
Tavolari.
La ripresa televisiva venne effettuata da Nedo Guerrieri,
fucecchiese, nella bottega dove il Brucci faceva “le
materasse” in Via Verdi N. 1.
Giuseppe Montanelli era nato a Fucecchio in via Arturo Checchi
n. 19 il 14 febbraio 1879.
Si sposò a Cerreto Guidi il 30 agosto 1802 con Elisa Turini.
Debuttò, come baritono, a Empoli nel 1906 con l’AMICO FRITZ.
Sempre ad Empoli nel 1910 si esibì nell’AIDA.
Nel gennaio del 1916 cantò nell’AIDA alla Scala di Milano.
Il 19 marzo 1916 cantò di nuovo alla Scala in ISABEAU.
Nella stagione lirica 1926-1927 si esibì nel teatro argentino
Trianon di Beuenos Aires dove cantò in RIGOLETTO e nei
PAGLIACCI (venne ascoltato ed applaudito dal concittadino Gino
Masi).
Giuseppe Montanelli, vedovo e senza figli si spense a
Fucecchio il 4 gennaio 1963.
Il 9 gennaio 1966, per iniziativa di Ornato Brucci, venne
scoperta, alla presenza delle autorità locali e del nipote
Indro Montanelli accompagnato dalla madre, una lapide
collocata sulla facciata della casa natia in via Arturo
Checchi. Questo il testo della lapide:
AL BARITONO CONCITTADINO
GIUSEPPE MONTANELLI
CHE L’ARTE DEL BEL CANTO
IN MODO ECCELSO DIVULGO’
IN ITALIA E NEL MONDO
QUI OVE NACQUE
Fucecchio A PERENNE RICORDO
NEL III ANNIVERSARIO
DELLA MORTE. 4-1-1966
Il
13 febbraio 1966
morì a S. Miniato il pittore Antonio Luigi Gaioni autore
degli affreschi dipinti sul catino del coro e sulle pareti e
sulle volte del transetto della Collegiata di Fucecchio.
Nel 1948, l’arciprete don Pietro Stacchini commissiono al
pittore Gaioni l’affrescatura di tutto il transetto e del
coro della Collegiata, una chiesa grandiosa, ma nuda.
Il Gaioni presentò all’arciprete il bozzetto del ciclo di
affreschi che avrebbe realizzato nel transetto. Il bozzetto,
in acquerello riscosse il consenso entusiastico di don Pietro
Stacchini.
Dopo avere affrescato il catino del coro, le pareti e la volta
sinistra e quella destra dl transetto, l’opera pittorica del
Gaioni venne interrotta dalla Soprintendenza di Firenze. Il
ciclo di affreschi del Gaioni venne ritenuto non consono
all’architettura della Collegiata ed alla sua severa
impostazione.
Antonio Luigi Gaioni era nato a Milano il 4 maggio 1889. Aveva
frequentato i corsi di anatomia all’Accademia di Brera, la
Scuola di nudo di Cesare Tollone e i Corsi d’arte applicata
al Castello Sforzesco. Dal 1928 al 1940 visse a Parigi dove
strinse rapporti con De Chirico, De Pisis, Savinio e Mario
Tozzi.
(Masani- p. 437-438 )
Il
4 novembre 1966
una terribile alluvione devastò Firenze e trasformò in un
grande lago il Valdarno. L’esodo dalle zone in golena e
dalle campagne tra S. Croce, Ponte a Cappiano, Fucecchio e
Stazione ferroviaria nella parte alta del paese fu drammatico.
La documentazione fotografica, cinematografica, televisiva e
giornalistica renderanno meglio l’idea della storicità di
quella ennesima alluvione.
Il
13 novembre 1966,
a 9 giorni dalla disastrosa alluvione dell’Arno che aveva
trasformato il Valdarno Inferiore in un grande lago, don Carlo
Favilli subentrò al dimissionario don Pietro Pasquinucci
nella conduzione della parrocchia di S. Maria delle Vedute.
Già cappellano per lunghi anni a S. Croce sull’Arno e
parroco ad Orentano, esperto di musica e di canto e
capacissimo organizzatore, seppe in brevissimo tempo
conquistarsi la fiducia e la stima dei parrocchiani,
specialmente dei giovani e dei giovanissimi.
Questi i più importanti lavori effettuati nella chiesa
parrocchiale per sua iniziativa:
- ha fatto rialzare di un gradino il presbiterio su cui è
stata eretta la nuova mensa marmorea;
- ha spostato il tabernacolo del Santissimo dall’altar
maggiore a quello di S. Luigi Gonzaga , oggi della cena di
Emmaus sul lato destro della crociata;
- davanti all’altare della passione, posto sulla lato
sinistro della crociata, ha fatto collocare il nuovo fonte
battesimale marmoreo, semicircolare, e posto su due gradini
semicircolari;
- ha fatto installare in chiesa un monumentale organo a tre
tastiere;
- ha fatto ridipingere l’interno della chiesa per due volte;
- ha fatto restaurare 3 dipinti d’altare;
- ha fatto installare l’impianto di riscaldamento
- ha fatto restaurare il soffitto ligneo della navata centrale
della chiesa.
Don Carlo Favilli ha dotato la parrocchia di un Oratorio
parrocchiale veramente notevole.
Il
25 maggio 1969
ci fu l’inaugurazione del MUSEO CIVICO allestito nella ex
chiesa della Misericordia posta sul Poggio Salamartano sul
lato destro della chiesa di S. Salvatore.
Tale chiesa era stata ricavata nella TINAIA della FORESTERIA
del Monastero di S. Salvatore.
La tinaia fino al 1782 era stata la cappella della secolare
Compagnia della Madonna della Croce.
Organizzatore, sollecitatore e realizzatore di questa
iniziativa fu l’avvocato Egisto Lotti, ispettore onorario
delle Gallerie.
La riduzione in Museo Civico della ex chiesa della
Misericordia, trasformata negli anni ‘50 in sala –cinema
parrocchiale, fu progettata dall’architetto Guido Crudeli.
La raccolta delle opere esposte fu curata dalla Soprintendenza
delle Gallerie di Firenze e per esse dal professor Procacci.
I dipinti e gli oggetti di oreficeria donati dai parroci della
Collegiata, di S. Maria delle Vedute e della Torre furono
restaurati dal Gabinetto dei Restauri di Firenze fra il 1958
ed il 1969.
Il professor Carlo del Poggetto ha curato la pubblicazione del
CATALOGO delle opere presenti nel MUSEO.
Nel giugno del 1983 il Museo è stato integrato con una
interessante Sezione Archeologica.
Il
13 dicembre 1970
l’arciprete Salvatore Volpi, per sopraggiunti limiti di età,
lasciò la cura della Collegiata. Lo stesso giorno gli subentrò
Don Idilio Lazzeri.
Don Salvatore Volpi aveva fatto il suo ingresso nella
Collegiata di Fucecchio il 16 febbraio 1950. Per ordine del
vescovo aveva dovuto abbandonare l’arcipretura di Cerreto
Guidi a cui si sentiva particolarmente legato.
L’arciprete Volpi diede u impulso notevole alle Associazioni
e i special modo all’Azione Cattolica dei Giovani da cui
sarebbero sbocciati i futuri dirigenti della vita politica e
culturale di Fucecchio.
Il 24 giugno 1954 inaugurò le campane elettrificate. Da un
quadro posto in sagrestia poteva far suonare in qualsiasi
maniera le campane del campanile premendo semplicemente dei
pulsanti.
All’insegna di un nuovo spirito di conciliazione istituì,
in collaborazione con le autorità comunali le colonie
marittime e montane con propri fondi.
Corredò la chiesa di 40 panche di legno pregiato;
commissionò allo scultore Bartoli la statua lignea di S.
Giuseppe artigiano;
sistemò la Madonna di Piazza nella ex cappella di S. Candido;
Sistemò l’urna di S. Candido sotto la mensa dell’altare
maggiore;
permise al Comune e alla Soprintendenza fiorentina di
raccogliere nel Museo Civico, dopo un conveniente restauro dei
locali della ex Cappella della Misericordia 65 pezzi
consistenti in tele, argenterie e parati sacri.
Il
25 giugno 1972
nel corso dei lavori di sbancamento effettuati da parte della
ditta Collibazzi con l’uso di macchine scavatrici per la
realizzazione di una maxicisterna al di sotto della
pavimentazione della piazza dell’ospedale che era stata
inaugurata nel 1892 in concomitanza con lo scoprimento del
monumento a Giuseppe Montanelli, vennero alla luce le
fondamenta di tre muri paralleli rispetto a via Castruccio.
Venne recuperato un grande blocco di pietra serena con fregio
floreale a rilievo di tipo romanico, appartenuta forse alla
chiesa o al monastero la cui presenza e documentata a partire
dalla fine del XIII° secolo.
Nel 1330, accanto alla chiesa, si cominciò a costruire, per
interessamento di Madonna Lippa Boschi, un monastero per
monache dell’ordine di S. Chiara.
Tra il 1774 ed 1776 la chiesa venne rinnovata dalle fondamenta
e probabilmente nel corso di di questa riedificazione
l’architrave del vecchio edificio smantellato fu
riutilizzato come materiale edilizio.
Dopo pochi anni, nei 1785 fu reso esecutivo l’ordine di
soppressione, da parte del granduca lorenese Leopoldo I, del
monastero e della chiesa di S. Andrea.
I due fabbricati, acquistati da un privato, furono utilizzati
come magazzini ed anche come scuola elementare maschile dal
1840 al 1872.
Nel 1890 vennero demoliti per aprire l’attuale
piazza dell’ospedale inaugurata nel 1892.
Oltre all’architrave romanico furono rinvenuti un piatto
graffito con il simbolo di S. Bernardino; una scodella
graffita con iniziali e stemma gentilizio.
L’11
dicembre 1972
venne istituito il Comprensorio del Cuoio e della Calzatura di
cui facevano parte questi 6 comuni:
- Fucecchio
- Castelfranco
- Montopoli in Valdarno
- S. Miniato
- S. Croce sull’Arno
- S. Maria a Monte
Successivamente, in esecuzione del nuovo ORDINAMENTO previsto
dallo Statuto della Regione Toscana, il Comprensorio diventò
Associazione Intercomunale con sede a Fucecchio in Corso
Matteotti n. 67.
Il
24 dicembre 1972,
di venerdì, all’età di 86 anni, si spegneva a Perugia, sua
patria di adozione, il pittore Arturo Checchi che era nato a
Fucecchio il 29 settembre 1886.
All’età di 16 anni, dopo aver frequentato la scuola
professionale di Fucecchio, superò ottimamente l’esame di
ammissione all’Accademia di Belle Arti di Firenze.
La sua carriera fu fulminante.
Dal 1925 al 1938 insegnò nell’Accademia di Perugia.
Dal 1938 al 1946 insegnò all’Accademia di Brera a Milano.
Dal 1946 al 1961 insegnò all’Accademia di Firenze.
Integrò sempre la sua attività di insegnante con una
produzione notevolissima di disegni (animali, personaggi,
scorci di Fucecchio, scene di vita) e di quadri ad olio.
Ecco come ce lo descrive il suo amico Egisto Lotti,
l’avvocato di Fucecchio per antonomasia.
“Scontroso e riservato, ma burlone e cordiale, rifuggiva da
ogni elogio e negava validità al clamore delle trombe della
fama e degli orpelli della celebrità.
Toscano fino al midollo delle ossa, amò il suo paese nativo
con commossa tenerezza.”
Per questo suo amore Arturo Checchi ha lasciato al popolo
fucecchiese una raccolta di 15 opere di pittura che verranno
collocate nella Pinacoteca del Comune di Fucecchio.
Sulla facciata della casa natale posta nella via intitolata al
suo nome è stata collocata una lapide in pietra con questa
epigrafe:
IN QUESTA CASA
NACQUE VISSE OPERO’
ARTURO CHECCHI
PITTORE SCULTORE INCISORE
VANTO DELL’ARTE E ONORE
DELLA TERRA NATIVA
LA ESALTO’ CON LA MAGIA DEI COLORI
CON LA POTENZA DEL SEGNO
COL PRODIGIOSO SENTIMENTO
DELLA NATURA E DELL’UMANITA’
IL POPOLO DI FUCECCHIO
CELEBRANDO L’UOMO E IL MAESTRO
GLI CONSACRA CON AFFETTO
QUESTA MEMORIA IMPERITURA
Il
17 settembre 1973,
nel corso dei lavori per il rifacimento alcuni metri quadrati
del pavimento della Collegiata antistante l’attuale altare
della Madonna dei sette dolori, venne rinvenuta a pochi
centimetri di profondità un vano tombale realizzato i mattoni
risalente forse al XVIII° secolo, quello cioè in cui venne
costruita la Nuova Collegiata (1787).
La tomba rinvenuta poteva trovarsi o nell’area dell’altar
maggiore della vecchia Pieve o sotto il pavimento
dell’Oratorio di S. Rocchino che doveva trovarsi i quel
punto.
Trattandosi forse di un personaggio di spicco, si preferì non
dissotterrarne la salma.
Nel vano tombale, oltre ai resti scheletrici, furono
recuperati:
- numerosi grani di legno di rosario legati in legno
- un crocifisso in bronzo forse originariamente facente parte
del rosario
- un frammento di medaglietta o moneta in bronzo
- un oggetto frammentato in fusione di bronzo
- un oggetto semicircolare in ferro con tracce di rivestimento
in stoffa sottile
- alcuni frammenti di tessuto grossolano
- 3 bottoni in legno con foro centrale.
Il
29 maggio 1976
il MERCATO SETTIMANALE del mercoledì venne trasferito in
Piazza XX Settembre per consentire il traffico all’interno
delle vie cittadine letteralmente intasate dalle bancarelle (
piazza Vittorio Veneto, Borgo Valori, Piazza Cavour, via
Donateschi, Via Arturo Checchi, Piazza Lavagnini, Piazza
Montanelli). Era sindaco di Fucecchio, l’ex carcerato
politico Mario Corona.
10
ottobre 1977
uscì nelle edicole e nelle librerie il libro di Riccardo
Cardellicchio intitolato LO CHIAMAVANO LITTORIO, una
cronistoria locale che abbraccia i primi 45 anni della vita
politica a Fucecchio.
Il libro , pubblicato a cura della Biblioteca comunale, venne
stampato dalla tipografia Bonafé.
Il
3 dicembre 1977
nacque il Gruppo Sportivo Folgore Basket di Fucecchio di cui
fu Presidente il sig. Petrolini.
La Società iniziò la sua avventura agonistica nel campionato
Allievi.
Il
22 luglio 1978
venne inaugurato il TEATRO EXCELSIOR in Via Cesare Battisti .
La costruzione, ex novo, era cominciata nel 1975.
Il
28 settembre 1978,
favoriti dai lavori agricoli di sterro, venne raccolto proprio
intorno alla chiesa del materiale di superfici che ha fornito
indicazioni utili sulle fasi abitative del nucleo centrale
della frazione di TORRE.
I risultati provano la continuità dell’insediamento umano a
partire dall’epoca tardo-romana che risale al primo secolo
dopo Cristo.
Pochi frammenti ceramici a striature di tipo alto medioevale
provengono, insieme ad un oggetto in fusione di bronzo trovato
in vicinanza del vecchio cimitero.
Al 1108 risale la prima notizia scritta sull’abitato e sulla
chiesa ( Villa S. Gregorio)
Dal XII° secolo la denominazione Villa S. Gregorio diventa
ULTRARIO a significare la sua posizione rispetto a Fucecchio,
e cioè oltre il Rio Usciana.
Fino al 1309 il Borgo conservò un’amministrazione autonoma,
quando, insieme ai vicini comunelli rurali di Massarella e
Cappiano, si unì a Fucecchio diventandone una frazione.
Dal XV° secolo ULTRARIO assunse il nome di S. Gregorio alla
Torre indicando così la vicinanza della chiesa AI RESTI DEL
CIRCUITO MURARIO DUECENTESCO. La tribuna della chiesa è
ricavata nel vano anteriore di una TORRE il cui alzato
sovrasta la chiesa stessa.
I reperti medioevali sono presenti in quantità minima (testi,
bolle) e così pure quelli rinascimentali (questo è
spiegabile con l’esodo della popolazione che abbandonò per
sempre Ultrario a partire dal 1340. Soltanto nel 1500 la
frazione si ripopolò).
Preponderanti sono invece le ceramiche tardo e
post-rinascimentali (maioliche e graffite).
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