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anni - 1921  >>  1940

Il 28 gennaio 1921 venne fondata a Fucecchio la prima sezione del Partito Comunista Italiano.
La sua sede, una stanza, si trovava in via della Greppa, la prima porta sulla destra per chi scende la scala da piazza dell’ospedale.
Dal 15 al 22 gennaio 1921 si era svolto a Livorno il Congresso Nazionale del Partito Socialista a cui prese parte anche il fucecchiese Giovanni Cambi: Il Congresso si concluse con la nota scissione del Partito Socialista.
Tutti i fucecchiesi aderenti alla Federazione Giovanile Socialista passarono, il 23 gennaio, alla Federazione Giovanile Comunista.
Il 27 gennaio si svolse a Firenze il Congresso della neonata Federazione Giovanile Comunista: Vi prese parte, in veste di delegato, il fucecchiese Riccioni Marino.
L’indomani fu decisa la fondazione di una sezione del PCI a Fucecchio.
Fondatori ufficiali della sezione fucecchiese furono:
Riccioni Marino
Riccioni Cesare
Lotti Giovan Battista ( detto Santi )
Catastini Alfredo ( zio paterno dello scrivente )
Mannini Gino.
Il primo segretario della Sezione locale fu Riccioni Marino.
Nel giro di pochi mesi, socialisti e comunisti locali furono messi fuori gioco dalle squadracce fasciste.

 

L’11 giugno 1921 , l’edicolante Emilio Sabatini fu costretto a scrivere all’AVANTI:
“ Per ordine del locale fascio, vi prego sospendere temporaneamente l’invio del giornale da martedì 14 c.m. Perciò fino a nuovo avviso non fate più spedizioni, perché sarei costretto a non ritirarlo. A giorni vi farò tenere il saldo di maggio 1921.”

 

Il 20 luglio 1921 il Commissario prefettizio (che sostituiva il sindaco) decretò l’acquisto di u orologio a due “facce” da collocarsi sulla cantonata del Palazzo Baschieri-Chimenti.
L’operazione costò 4.300 lire.

 

Il 29 luglio 1921 segnò l’inizio di uno dei capitolo più brutti della storia della Misericordia di Fucecchio.
L’1 gennaio 1885 era stata interrata la prima salma nel CIMITERO NUOVO di Fucecchio, l’attuale.
Nello stesso anno, il 1885, e poi nel 1905 e nel 1919 la Misericordia chiese al Comune di Fucecchio di poter ripristinare il vecchio cimitero, quello inaugurato nel 1788, per i Fratelli della propria Confraternita. Il Comune non rispose perché tutti sapevano quale impegno avevano sottoscritto i Consiglieri, a proposito del vecchio cimitero, quando furono quasi costretti a deliberare la costruzione del cimitero nuovo. I consiglieri si erano impegnati a non cederlo a nessuno per qualsivoglia ragione.
La Misericordia, allora, in data 29 luglio 1921, inoltrò la domanda di cessione gratuita del vecchio cimitero a favore della Misericordia al FONDO PER IL CULTO. La richiesta venne corredata di una MEMORIA STORICA falsa. Il 1921 fu l’anno del ribaltone politico, l’anno della riscossa per i fascisti. In quel clima di quasi guerra civile nessuno si poteva curare della veridicità della Memoria Storica approntata a bella posta dal Governatore della Misericordia.
Il Fondo per il Culto non verificò quanto sostenuto nella Memoria storica e concesse in proprietà il cimitero vecchi alla Misericordia.
Fra il 1926 ed il 1932 vennero espletate tutte le pratiche necessarie per ottenere l’autorizzazione ad effettuare i lavori di ripristino del cimitero (stipula di atti notarili, approvazione dei progetti architettonici, reperimento dei fondi, aste per l’assegnazione dei lavori).
L’autorizzazione fu sottoscritta il 29.07.1932
L’autorizzazione, però, venne invalidata per alcuni intralci emersi in Prefettura e soprattutto dall’opposizione di Mario Nieri che non consentiva il ripristino di un cimitero così vicino alla propria villa (6.2.1936)
La pratica per il ripristino del vecchio cimitero ad uso dei Fratelli della Misericordia venne rispolverata dal dott. Crema, un dirigente regionale dell’Arciconfraternita.
Il 9 maggio 1977 il Governatore della Misericordia di Fucecchio, Osvaldo Nelli, chiese al Comune l’autorizzazione ad effettuare i lavori di ripristino del vecchio cimitero. Il Comune chiese ed ottenne dalla Misericordia il CERTIFICATO STORICO attestante la proprietà dell’immobile (il cimitero).
Nel 1978 il Comune non concesse l’autorizzazione e chiese di poter acquistare l’area del vecchio cimitero. La Misericordia si dichiarò disposta a vendere il cimitero. Il Comune, nel 1979, deliberò di ingrandire l'attuale cimitero e lasciò perdere la pratica di acquisto del vecchio cimitero.
La Misericordia resta proprietaria di un cimitero cedutole dal Fondo per il Culto che non era affatto il proprietario di quel cimitero.
Il proprietario di quel cimitero, come risulta da documenti di archivio, è solo e soltanto il Comune.

 

Il 6 novembre 1921 i resti mortali del benemerito canonico Gaetano Maria Rosati, a 50 anni dalla sua morte avvenuta il 3 maggio 1871, raccolti in un’urna metallica, furono traslati con tutti gli onori dal vecchio cimitero comunale nella chiesa parrocchiale di S. Maria delle Vedute e di S. Rocco e murate nel muro perimetrale sul lato sinistro della crociata, laddove venne apposta una lapide marmorea a sua perenne memoria
Al trasporto per la traslazione della salma presero parte i rappresentanti del Comune, quelli dell’Amministrazione dell’Ospedale, il magistrato della Misericordia con tutti i confratelli, gli esponenti di spicco del Fascio di combattimento, la scuola Elementare, quella Tecnica e quella Normale (Istituto Magistrale), le associazioni cittadine, la banda e numeroso popolo.
L’elogio funebre sul feretro venne letto dal canonico Francesco Galli.
L’iniziativa della traslazione era stata presa dal parroco don Palmiro Ghimenti detto il “priorino” per la sua statura abbastanza bassa. 
Gaetano Maria Rosati era nato a Fucecchio il 4 febbraio 1793.
Aveva preso possesso della parrocchia di S. Maria delle Vedute il 13 gennaio 1840.
La parrocchia di S. Maria delle Vedute e di S. Rocco era stata istituita nel 1839.
Il canonico per eccellenza era stato sepolto in una cappella del primo cimitero civico di Fucecchio(1788).
Gaetano Maria Rosati, primo parroco della neonata parrocchia di S. Maria delle Vedute era stato Operaio della chiesa-oratorio della Ferruzza.
Aveva insegnato lettere per moltissimi anni nella scuola comunale di Fucecchio.
A lui si debbono due istituzioni di carità:
l’Ospedale S. Pietro Igneo, fondato nel 1838 ed entrato in funzione nel 1855 in occasione dell’epidemia di colera;
l’Arciconfraternita della Misericordia (1857).

 

Il 25 giugno 1922 si svolse a Fucecchio, nella sua antica Piazza Maggiore ( Vittorio Veneto) l’inaugurazione al Monumento ai caduti italiani nella Prima Guerra Mondiale.
Presenziarono alla cerimonia il Principe di Udine e Ferdinando Martini.
Fece gli onori di casa il Commissario regio, avvocato Alberto Doddoli di Fucecchio.
Via La Marmora ( allora Via del Borghetto), Piazza Niccolini e Borgo Valori furono pavesate a festa con decorazioni di primissimo ordine.
Le autorità vennero ricevute in Municipio; poi, precedute dalla locale Filarmonica, si portarono in corteo in Piazza Maggiore. Qui era stato allestito un palco sull’angolo destro del Palazzo della Pretura ( l’angolo che immetteva in via del Cassero), con baldacchino e stemma reale; sul sagrato della Collegiata era stato montato, invece, un altare.
L’obelisco del monumento, alto 6 metri, è opera dello scultore fiorentino Augusto Miniati, allievo del Romanelli autore della statua Giuseppe Montanelli. 
Sulla parte anteriore dell’obelisco un nudo in bronzo, quello di un guerriero ferito a morte; sopra al guerriero una Vittoria alata in bronzo; dietro al guerriero lo stemma di Fucecchio. Sugli altri lati dell’obelisco il nome dei Caduti.
Nel 1919 si era costituito un Comitato, presieduto dal rag. Giuseppe Taddei, che provvide a raccogliere fondi per innalzare un monumento in memoria dei caduti nella Prima Guerra Mondiale. Il Comitato donò poi il Monumento , in data 25 giugno 1922, al Comune di Fucecchio come attestato dall’atto notarile dell’avvocato Boari Vittorio.
Fu scelta come data di inaugurazione il 25 giugno 1922 perché cadeva il 4° anniversario della vittoriosa controffensiva italiana sul Piave.

 

Il 19 novembre 1922 Lampaggi Nello diede in custodia al Convento della Vergine, per mano di padre Vincenzo Checchi, le suppellettili della Congrega di S. Antonio.
Sorta nella chiesa della Vergine nel 1705, nella seconda metà del 1700, per iniziativa della Priora Francesca Aleotti, la Congrega dotò l’altare delle seguenti suppellettili:
- una lampada d’argento - una croce con piede d’argento
- un giglio d’argento - un diadema d’argento con pietre
- un reliquiario con sfoglie d’argento
- un leggio con guarnitura d’argento
- la mantellina e il paliotto dell’altare ricamati in oro
Queste suppellettili, acquistate con le offerte, essendo preziose, non venivano custodite in convento bensì in casa della famiglia Aleotti.
A partire dal 1807 le suppellettili vennero custodite dalla famiglia Lampaggi, erede dell’Aleotti.

 

Il 26 luglio 1924, dopo le elezioni politiche del 30 maggio svoltesi all’insegna della violenza e dei brogli e dopo l’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti che aveva indotto alcuni fascisti a strappare la tessera del P.N.F., si riunì il Consiglio Comunale.
All’ordine del giorno c’era la costruzione di CASE POPOLARI.
Si convenne all’unanimità di soprassedere alla costruzione di siffatte case.
Chi aveva lanciato l’iniziativa? Erano stati quei socialisti che avevano addirittura minacciato l’occupazione delle ville e delle abitazioni superflue.
Sarebbe stato oltraggioso per il Partito Fascista sposare la tesi delle Case Popolari tanto care ai socialisti.
In tal senso vanno interpretati i messaggi inviati dai Fasci di Combattimento di Massarella, Ponte a Cappiano e di Torre con i quali veniva espressa una recisa opposizione alla costruzione di Case Popolari.
Eppure la maggior pare dei Fucecchiesi abitava in veri e propri tuguri.

 

Il 7 agosto 1924 avvenne la vestizione di padre Giovanni Montano, al secolo Luca Antonio, figlio di Mauro e di Sofia Stocchi. Padre Montano era nato a Firenze il 3.12.1904. Fece professione solenne dei voti francescani il 12.08.1928.
Fu consacrato sacerdote il 30 settembre 1929. Dottore in lettere e diplomato in Archivistica, fu per molti anni cronista ed archivista della provincia. Negli anni ’60 riordinò magistralmente l’ARCHIVIO STORICO di Fucecchio e ne redasse il catalogo. Morì nel Ritiro di Fucecchio il 17.3.1966.

 

L’8 settembre 1924 la clarissa suor Teresa Ulivelli del monastero di S. Salvatore di Fucecchio venne mi8racolosamente guarita dal Beato padre Teofilo da Corte.
Suor Teresa da cinque anni aveva un tumore duro della grossezza di una testa di feto all’altezza mediana del ventre. La presenza di questa massa le procurava periodicamente dei dolori lancinanti.
Verso la fine di Agosto suor Teresa andò peggiorando fino a far prevedere ormai prossima la sua fine.
Il confessore inviò alla suora una reliquia del Beato Teofilo e le consigliò di far la novena.
Nel corso della novena suor Teresa tenne applicata la reliquia sulla zone del tumore.
Le condizioni, nel frattempo, si fecero più gravi: la temperatura accompagnata da vomito raggiungeva i 40°.
L’ultimo giorno della novena i dolori sparirono.. Il 7 settembre sparì anche la febbre.
La mattina dell’8 settembre suor Teresa svegliandosi si sentì come un’altra. Si alzò e nel vestirsi si accorse che il grosso tumore era scomparso. Mentre le altre sorelle ancora dormivano, suor Teresa andò a fare il pane.
Indescrivibile fu lo stupore delle sorelle quando al mattino la sorpresero in cucina a fare il pane.
Il fenomeno della guarigione prodigiosa fu constatato e sottoscritto dal medico curante dott. Anghinelli.
Il 23 settembre 1925 venne aperto il processo per accertare se davvero quella guarigione era da iscriversi nel quaderno dei miracoli.
Occorsero ben 30 sessioni prima di definire quella guarigione un miracolo.
Il processo si chiuse il 23 marzo 1926.
Padre Vincenzo Checchi, in veste di vicepostulatore, quel giorno stesso, partì per Roma per portare gli atti alla S. Congregazione dei Riti.

 

Il 6 ottobre 1924, all’età di 70 anni, colpito da paralisi e 20 giorni dopo aver la sciato il Titiro di Fucecchio, morì padre Giuseppe Antonio Schalkhammer Von Lovera, tirolese, insegnante di Filosofia, Teologia, Sacra Scrittura e Diritto Canonico in Terra Santa.
Era giunto a Fucecchio il 25.7.1923 ed era stimato un santo. 
Stava gran parte della notte in chiesa dinanzi all’altare del SS. Sacramento e della Madonna.
Trascorreva le sue giornate pregando e leggendo libri di santi.
Non fu mai veduto a passeggio nell’orto del Convento.

 

Il 20 maggio 1925, in seguito alla soppressione del Mandamento, della Pretura, dell’Ufficio del Registro, delle Imposte Dirette e del Catasto, gli assessori e il sindaco si dimisero perché accusati di non volere il ripristino degli enti soppressi per interessi personali.
Il sindaco Piero Bassi all’atto di dimettersi pronunciò un duro discorso.
Le dimissioni vennero respinte dal Consiglio Comunale.

 

Il 10 giugno 1925 il sindaco Piero Bassi e la Giunta comunale, come in data 20 maggio, ripropongono le dimissioni che vengono accettate dal Consiglio Comunale. Il Sindaco e la Giunta era stati incolpati di aver favorito, anziché ostacolato, la SOPPRESSIONE del Mandamento, della Pretura, dell’Ufficio del Registro, delle Imposte Dirette e del Catasto.
I fatti successivi dimostrarono chiaramente quanto fossero state infondate e calunniose quelle accuse.

 

Il 12 agosto 1926 si verificò nella chiesa La vergine di Fucecchio una guarigione miracolosa.
Suo Matilde Pollacchi torriera delle Visitandine di Massa Cozzile di Pescia, era affetta da fibroma multiplo al lato destro dell’addome. Le perdite continue l’avevano indebolita al punto che non si reggeva in piedi. Con le consorelle fece la NOVENA a padre Teofilo da Corte, avendo ottenuto un certo miglioramento, venne a Fucecchio per pregare sulla tomba del frate beato. Ascoltò tre Messe, pregò fervorosamente finché si sentì ispirata ad appressarsi all’urna del beato. Ben 5 volte vi accostò la parte dove aveva il tumore, guardando prima che in chiesa non ci fosse nessuno.
Dopo la quinta volta si sentì dire:
- Ora basta.
Uscita di chiesa le parve di essere più libera. Recatasi nella Foresteria di S. Salvatore, trovò che l’addome si era sgonfiato ed avvizzito.
La sera raccontò l’accaduto a padre Vincenzo Checchi.
Il giorno dopo ritornò al proprio monastero facendo a piedi la strada da Montecatini a Massa Cozzile.

 

Il 4 gennaio 1927, a cura di padre Vincenzo Checchi del Convento La vergine di Fucecchio, vene pubblicato il libro
UNA FONDATRICE TOSCANA DEL SECOLO XIII° E LE SUE COSTITUZIONI
( S. Cristiana da Santa Croce sull’Arno )
Ecco cosa scrisse padre Vincenzo Checchi in coda alla sua prefazione:
“ La spinta a siffatta pubblicazione ci è venuta, soprattutto, dall’aver ritrovato le antiche COSTITUZIONI (24 Capitoli) date dalla santa fondatrice ( - 1310 ) alle sue prime figlie ( il Monastero era stato fondato nel 1279 ) documento di prim’ordine che ci dà il mezzo di comprendere ed apprezzare il genuino suo spirito. Si aggiunga che queste COSTITUTZIONI sono interessanti anche dal punto di vista della Letteratura Italiana, giacché siamo davanti ad un esemplare primitivo della nostra lingua, quale nel secolo XIII° si parlava dal popolo nella regione del Valdarno inferiore.”
Alle COSTITUZIONI e alla trascrizione dei 63 documenti inediti fanno seguito e il NECROLOGIO del Monastero ( monache morte dal 1288 al 1924 ) e l’elenco delle ABBADESSE che hanno diretto il Monastero di S. Maria Novella e S. Michele Arcangelo di S. Croce sull’Arno dell’Ordine Agostiniano.

 

Il 1° maggio 1927 venne inaugurato lo stadio comunale Filippo Corsini alla presenza della Principessa Giovanna di Savoia.

 

Il 4 luglio 1928 fu nominato vescovo di S. Miniato mons. Ugo Giubbi di Pracchia (Pistoia), già parroco di S. Niccolò a Firenze e Rettore del Seminario arcivescovile di Firenzuola.
Il novello vescovo fece il suo ingresso a S. Miniato il 18 dicembre 1928.

 

Il 17 maggio 1930 numerosi fascisti ed iscritti al sindacato fascista di Fucecchio, Massarella e Ponte a Cappiano andarono a Firenze con due bande e numerosi gagliardetti a rendere omaggio a Benito Mussolini, fondatore del Partito Nazionale Fascista e Capo del Governo, in visita ufficiale nel nostro capoluogo di provincia.
Alcuni antifascisti di spicco del nostro Comune vennero chiusi in prigione per due giorni per evitare possibili spiacevoli sorprese.
La partecipazione fucecchiese alla cerimonia costò al Comune la ragguardevole cifra di 3.125 lire.

 

Il 29 giugno 1930, il frate fucecchiese padre Teofilo da Corte, beatificato il 19.1.1896, venne iscritto nell’albo dei SANTI.
Questa la formula di canonizzazione pronunciata da Pio XI°:
“ Ad onore della SS. Trinità, per l’esaltazione della religione cattolica, con l’autorità di Gesù Cristo, dei Santi apostoli Pietro e Paolo e nostra,
DECRETIAMO
Che il BEATO Teofilo da corte è SANTO e come tale lo ascriviamo nel catalogo dei SANTI.
Presenziarono alla cerimonia di canonizzazione molti Fucecchiesi e fra questi:
- il Guardiano del Convento La Vergine padre Carlo Catarsi
- l’arciprete della Collegiata don Giulio Frediani
- il podestà Antonio Boari.
Le tortore e gli uccelli offerti per S. Teofilo, nell’atto di essere presentati al papa in gabbie dorate, si misero a cinguettare giocondamente.
Il giorno dopo, il 30 giugno, il papa Pio XI° concesse un’udienza privata ai sacerdoti e ailaici della nostra diocesi.
I nostri donarono l’obolo di 500 lire al papa.
Ringraziò per lui epistolarmente il cardinale Pacelli.

 

Il 26 settembre 1930 uscì il primo numero del periodico mensile intitolato IL SANTO DI Fucecchio. 
Questo periodico che aveva le dimensioni di un bollettino parrocchiale voleva diffondere la devozione per S. Teofilo e voleva inoltre farne la vita e le grazie da lui concesse per intercessione.
Nel primo numero venne dato ampio spazio al programma dei festeggiamenti in onore di S. Teofilo programmati per il periodo che andava dal 28 settembre al 5 ottobre del 1930, l’anno in cui il Beato padre Teofilo venne dichiarato SANTO
Il primo direttore di questo periodico fu padre eletto Santini.
Nel 1937 il periodico aveva una tiratura di 1500 copie.
Mille di queste copie erano riservate agli abbonati.

 

Il 28 settembre 1930 iniziò l’ottavario dei festeggiamenti in onore di Teofilo da Corte proclamato SANTO il 29 giugno 1930. Nel programma di festeggiamenti che si protrassero dalla domenica alla domenica successiva (5 ottobre) sono da segnalare:
- le Messe Pontificali 
di monsignor Giacinto Tomizza, Vicario apostolico di Tripoli,
di mons. Angelo Simonetti vescovo di Pescia
di mons. Ugo Giubbi vescovo di S. Miniato
di mons. Matteoni vescovo si Grosseto
di mons. Pellegrinetti arcivescovo di Levane
di padre Bonaventura Marrani Ministro Generale O F M
di Giovacchino Rosato Vicario Generale di S. Miniato
di padre Serafino Serafini provinciale 
- le seguenti Messe in Musica eseguite dalla corale francescana della provincia diretta da padre Tommasini:
la Secunda Pontificalis di Perosi
la Missa Seraphica di padre Tommasini accompagnata dal quartetto di Fucecchio
- I Vespri in musica di Ravanelli, Perosi e Tommasini
- I Panegirici e le Omelie
- La Processione Grandiosa del 5 ottobre con l’urna del Santo Teofilo da Corte portato per le via del paese ed accompagnato da vescovi, ministri dell’Ordine Francescano, dal Capitolo della Collegiata, dalle autorità civili e militari, dalle Confraternite delle parrocchie vicine con i loro stendardi e dalle associazioni locali. L’interminabile corteo venne accompagnato da 5 Bande. Le persone presenti a questa processione solenne in veste di partecipanti e di spettatori furono 60.000.
- L’Illuminazione elettrica della chiesa e del campanile della Vergine e quella a fiaccole delle torri della Rocca Corsini
- La Tombola del 30 settembre con un premio di 1.500 lire in piazza Montanelli seguita da un concerto della Banda di Monsummano e da fuochi pirotecnici
- Il grandioso Spettacolo Pirotecnico del 5 ottobre ad opera della ditta Ulivelli di Vinci seguito dal Concerto della Banda di Porta a Borgo di Pistoia che eseguì questo programma:
Marcia sinfonica di Quatrano
Sinfonia dalla Forza del Destino di Verdi
Madama Butterflay di Puccini
Mefistofile di Boito
Maschere di Mascagni
Ouverture di Wagner
Danze ungheresi di Brahms

 

L’11 luglio 1933 morì nel Ritiro francescano della Vergine, a Fucecchio, all’età di 78 anni, padre Sisto Paoleschi di Serra Pistoiese.
Questo eccelso predicatore aveva dimorato nel nostro Ritiro gli ultimi 18 anni della sua vita.
Nato il 29.7.1855 e ordinato sacerdote il 24.8.1878, si dedicò alla predicazione in tutte le parti d’Italia.
Questo il suo curriculum. Predicò
- 9 Avventi
- 50 Quaresime
- 6 mesi Mariani
- 6 mesi dei Morti
- 192 Missioni
- 30 Tredicine
- 46 Esercizi a religiosi e a suore
- 48 Tridui
- 48 Quarantore
Umile, povero, obbediente e gioviale affrontò con serenità l’ultima infermità. Nel ricevere per l’ultima volta il Santo Viatico commosse gli astanti fino alle lacrime.
Morì alle ore 12,30.
Persone di ogni ceto sociale sfilarono continuamente davanti alla sua salma.

 

Il 2 luglio 1935, il Podestà di Fucecchio, il marchese Guidobaldo Pianetti, approvò un severo REGOLAMENTO di Polizia Urbana. Questi i punti salienti di detto Regolamento.

- Ogni edificio pubblico e privato deve essere conservato in buono stato
- I macellai, i salumieri e i beccai non possono circolare in pubblico con vestiti intrisi di sangue e, dovendo portare in giro i ferri del loro mestiere, devono tenerli avvolti in tele.
- Il bestiame di macello deve essere condotto attraverso le vie meno frequentate, evitando di passare davanti alle chiese e alle scuole.
- Il suono delle campane è vietato dalle ore 20 alle ore 5 dal 1° novembre al 30 aprile e dalle ore 21 alle ore 4 dal 1° maggio al 31 ottobre. Il suono delle campane non può durare oltre due minuti primi per ogni suonata e tra l’una e l’altra deve intercorrere un intervallo di 10 minuti primi
- I suonatori ambulanti non possono fermarsi, suonando, oltre 5 minuti nello stesso punto e a distanza minore di 20 metri dal punto e a distanza di venti metri dal punto precedente.
- Sono considerate industrie rumorose ed incomode il mestiere del calderaio, del lattoniere, del materassaio, del fabbro, del falegname, del mugnaio.

 

Il 20 ottobre 1935 iniziò la propria attività calcistica il DOPOLAVORO SAFFA disputando un’amichevole con la seconda squadra dell’Empoli.
La SAFFA venne sconfitta 4-1.
Questa la formazione della SAFFA: Bruno del Terra; Silvano Ciabattino, Arrigo Menicucci; Cesare Giannoni, guglielmo Nieri, Osvaldo Del Terra; Aluisio Barontini, Oris Nelli, Pilade Luchetti, Bruno Cambi, Marino Moretti.

 

Il 5 novembre 1935 il Segretario politico del Partito Nazionale Fascista di Fucecchio, Dino Taviani, stabilì che la popolazione doveva dare il suo contributo d’oro e d’argento alla Patria, presentandosi alla Casa del Fascio, trasferita da Piazza Vittorio Veneto in piazza Montanelli, dalle ore 9,30 di martedì e domenica di ogni settimana.; gli altri giorni dalle ore 18 alle 19.
Il provvedimento faceva seguito alle SANZIONI comminateci a Ginevra per la nostra invasione dell’Etiopia.
Taluni consegnarono l’oro e l’argento spontaneamente; altri se li videro portar via con la forza.
Pochi la fecero franca.
Il bottino fu grosso, ma non tutto andò nella direzione giusta, a sostegno cioè della missione civilizzatrice.”
Il ferro, invece, dopo essere stato abbastanza a lungo i piazza Montanelli, sotto la pioggia, arrivò a destinazione.
L’incetta del metallo prezioso – fedi, anelli, braccialetti, catenine era stata preceduta dall’affissione di un proclama ricco di enfasi e di pronostici di vittoria.

 

Il 17 maggio 1937 i Fucecchiesi poterono ammirare il nuovo Altar Maggiore della chiesa La Vergine realizzato in tempo record (dall’11 al 16 maggio1737) dalla Ditta Puliti di Pietrasanta su progetto del pittore fiorentino Vasco Bramanti.
Tale altare fu consacrato dal vescovo di S. Miniato Monsignor Ugo Giubbi il 19 maggio, quattro giorni prima che cadesse il 2° centenario della istituzione del Ritiro francescano a Fucecchio (1736-1937).

 

Il 7 settembre 1937 venne pubblicato il libro di padre Vincenzo Checchi intitolato
STORIA DEL RITIRO FRANCESCANO DELLA VERGINE PRESSO Fucecchio.

 

Il 3 giugno 1938 fu aperto a Fucecchio il Primo CONGRESSO EUCARISTICO che si concluse il 5 giugno.
Vi presero parte il vescovo di S. Miniato monsignor Ugo Giubbi, l’arcivescovo Lari, il dott. Pacini di Lucca, il professor Foresi di Livorno, l’avvocato Viviani di Siena, il commendator Calvedi di Firenze ed il professor Guadagni di Siena.
A tale Congresso concorsero tutte le autorità civili e militari del nostro Comune.

 

La notte del 9 agosto 1938 la polizia politica al servizio dello Stato fascista di Mussolini, l’OVRA, arrestò un gruppo di antifascisti fucecchiesi che da due anni svolgevano attività di propaganda clandestina contro il regime e raccoglievano fondi per il SOCCORSO ROSSO destinati ai volontari comunisti che combattevano nella guerra civile spagnola a fianco dei repubblicani.
Nella retata dell’OVRA finirono:
Sgherri Guglielmo (il Delegato) Botrini Alfonso Lotti Galileo Pascucci Gino Banti Astutillo Biagioni Alfredo Terzilio Lotti, santacrocese
Condotti nel carcere delle Murate a Firenze e poi in quello di Pistoia, vennero deferiti al Tribunale Speciale di Roma e processati il 29 aprile 1939.
Vennero tutti condannati dai 3 ai 6 anni di reclusione e alla libertà vigilata. Dopo il processo vennero mandati nel famigerato carcere di Forte Urbani a Castelfranco Emilia dove scontarono la pena loro inflitta. In questo carcere Banti Astutillo conobbe il sardo Mario Corona che negli anni 1975-1980 diventerà sindaco del Comune di Fucecchio.

 

Il 15 febbraio 1940 si spense nel nostro Monastero di S. Salvatore, all’età di 75 anni e in odore di santità, suor Chiara Garzi a cui sono state attribuite oltre 40 guarigioni miracolose come risulta dagli attestati scritti rilasciati dai “graziati”.
Suor Chiara, al secolo Cesira Garzi, era nata a Cortona l’1 dicembre 1865. 
I suoi genitori erano persone piissime.
I sacrifici, le rinunce, la preghiera quotidiana nella chiesa vicina scandirono la sua fanciullezza.
Diventò maestra di scuola e imparò anche a fare la sarta. A 18 anni andò a fare l’insegnante a Teverina, frazione di Cortona.
Dopo aver rifiutato una proposta di matrimonio, il 26 maggio 1898, all’età di 33 anni, vestì l’abito di clarissa nel monastero di S. Salvatore a Fucecchio.
Nel monastero ricoprì i ruoli di Maestra delle novizie, di vicaria e di Superiora.
Volle riservata a sé l’assistenza delle consorelle e convittrici inferme.
Nell’intimità del proprio cuore amava gelosamente Gesù ed il prossimo.
Negli ultimi anni della sua vita fu colta da paralisi progressiva. Proprio in questo periodo rifulsero le sue virtù. Dopo la sua morte molti fucecchiesi chiesero ed ottennero delle grazie incredibili. La grazia più eclatante fu quella riservata a Dinora Canovai Sgherri, di 22 anni, che, costretta a vivere adagiata in una nicchia di gesso, ritornò a camminare
Le testimonianze scritte sulle grazie ricevute furono raccolte da Ottorino Toni a cui suor Chiara era apparsa in un sogno rivelatore.
( p.Vincenzo Checchi – dal santino del 1942)

 

Il 5 giugno 1940, don Giuseppe Marradi, il cappellano della chiesa di S. Salvatore, al termine della funzione serale del “Giugno” fece recitare ai fedeli questa preghiera che lui stesso avevo composto.
“ Cuore divino di Gesù, io vi offro per mezzo del cuore immacolato di Maria i pensieri, le opere e le azioni di questa giornata. Fate che siano tutte secondo la Vostra Santa Volontà per la maggior gloria Vostra. Preservatemi dal peccato e da ogni male. LA grazia Vostra sia sempre con me e con tutti i miei cari. Amen.”
La funzione serale del giugno veniva sempre celebrata all’altare del Sacro cuore, il secondo sulla parete destra della chiesa di S. Salvatore. L’altare è cinquecentesco. La pedana lignea è datata 1719. Fino al 1864 l’altare era dotato di un dipinto ad olio su tela con finestra centrale centinata. Tale finestra centinata venne venduta dalle monache fra il 1925 ed il 1930 per sopperire a certe spese sostenute per effettuare alcuni lavori improcrastinabili. Al posto della tela venne collocata successivamente – sembra nei primi decenni del presente secolo – una statua del sacro Cuore in stucco dipinto. A conclusione della funzione che si protraeva per tutto il mese veniva cantato un inno in onore del Sacro Cuore. Diceva:
Cuor di Gesù,
noi ti facciamo omaggio
dei giorni nostri e dei futuri dì.
La casa nostra illumini il tuo raggio.
Sarem difesi e forti al ben così,
sarem difesi e forti al ben così.

 

Il 19 settembre 1940 la Congregazione dei Riti di S. Miniato, in accoglimento della richiesta del parroco Palmiro Ghimenti, decretò il trasferimento della festa della Madonna delle Vedute dal20 al 25 maggio, anniversario della incoronazione della miracolosa Immagine della Madonna.

 

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