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Il 30 luglio 1900 l’assessore comunale Soldaini rese pubblica la notizia che il giorno prima, il 29 luglio, era stato ucciso a Monza, per mano dell’anarchico Gaetano Bresci, il Re d’Italia Umberto I°.
Il popolo di Fucecchio dimostrò il proprio sbigottimento esponendo le bandiere abbrunate e chiudendo in segno di lutto tutti i negozi.
Il pro sindaco telegrafò alla Sovrana i sensi d’indignazione di tutto il popolo fucecchiese.
Il pro sindaco annunciò:
“All memoria di Re Galantuomo che fu, può dirsi, il primo cittadino d’Italia, che fu il primo lenire gli infortuni, a soccorrere i miseri.. la Giunta ha deciso di portare il lutto, che sia abbrunato il banco della Giunta ed i ritratti del morto Re. Inoltre a partire dal 1901 verranno stanziate 1500 lire annue per fondare a mantenere un ricovero di mendicità per i vecchi impotenti che sarà intitolato ad Umberto I. Sarà il monumento più bello e più caro per quanti Fucecchio potesse erigere alla santa memoria del Padre del Popolo.”

 

Il 16 agosto 1900 si svolsero anche a Fucecchio le esequie ufficiali in memoria di Re Umberto I assassinato a Brescia il 29 luglio 1900.
Nel medesimo giorno venne eletto il nuovo sindaco nella persona di Emilio Bassi che accettò la carica “per l’inaspettato quanto luttuoso avvenimento che ha colpito la nazione con la perdita del proprio sovrano”.

 

Il 3 ottobre 1900 nacque a Fucecchio l’antifascista MASANI BRUNO.
Nel 1916 il Masani si iscrisse all’Avanguardia Socialista.
Nel 1921 venne incolpato di avere strappato la coccarda tricolore dal petto di due ragazze che erano sue amiche. Con questo pretesto venne bastonato dai fascisti nel Bar di Argene all’angolo fra Via Roma e Via Cairoli.
Dopo la bastonatura, il Masani si recò dal medico che gli prescrisse 7 giorni di cura. Con l’avallo del referto medico il Masani sporse denuncia contro Adriano Mori di Gavena e contro Giovanni Filippi di Firenze, due dei venti bastonatori che aveva riconosciuto.
Il giorno successivo alla denuncia, il Masani fu convocato alla Casa del fascio che si trovava in Via Dante. Venne ricevuto dallo squadrista Micheletti che gli ingiunse:
- O ritiri la querela o finirai sepolto in un pozzo nero. Ti pagheremo le giornate di lavoro perdute. Il Masani ritirò la querela e non andò mai a ritirare l’importo delle giornate di lavoro perdute. Venne di nuovo percosso dai fascisti con sfollagente animati di piombo alla vigilia delle elezioni.
Per tutto il periodo del regime fascista ,dal 1922 al 1943, fu sempre perseguitato.
Se succedeva qualcosa di irregolare, come scritte sui muri, distribuzione di volantini, il primo indiziato era il Masani. 
Una volta venne persino arrestato e lo tennero per 24 ore nel carcere di S. Miniato per alcune scritte antifasciste comparse sui muri. Venne rimesso in libertà dopo uno stringente interrogatorio effettuato dal tenente dei carabinieri di S. Miniato che ne accertò l’innocenza.

 

Il 10 gennaio 1901 il nostro vescovo Pio del Corona trasmise anche ai parroci di Fucecchio una lettera pastorale per deplorare la proposta di DIVORZIO avanzata in Parlamento dal massone on. Zanardelli.
Nella lettera di accompagnamento il vescovo saminiatese scrisse:
“ ..i parroci spiegheranno come quel nefasto disegno venne da uomini perversi e più che un attentato sacrilego alla Religione è un’onta alla Civiltà del popolo italiano, è un conato selvaggio a scornare la donna “
La proposta Zanardelli, avversata dall’Osservatore Romano e deplorata pubblicamente da papa Leone XIII° di fronte a 500 pellegrini, si arenò nelle secche del Parlamento e venne definitivamente accantonata.
I fedeli fucecchiesi parteggiarono naturalmente per il vescovo e per il papa.

 

Il 9 marzo 1902 don Palmiro Ghimenti, il priorino, prese possesso della chiesa di S. Maria delle Vedute e di S. Rocco di Fucecchio. 
Il 6 febbraio 1902 don Palmiro Ghimenti era stato confermato parroco effettivo dopo che era subentrato in veste di economo spirituale al canonico Carlo Nelli, egli pure economo a seguito della prematura morte del 3° parroco delle Vedute don Eugenio Mannini.
Don Palmiro Ghimenti, nato a Fucecchio il 28.10.1872, aveva trenta anni. Egli si preoccupò immediatamente di favorire il diffondersi del culto e della devozione della SS. Vergine.
Durante il suo rettorato furono compiuti importanti lavori di miglioramento e consolidamento del tempio.
nel 1905 furono rinforzati i 4 pilastri su cui poggia la cupola mediante quattro catene con arganetto;
Nel 1907, grazie ad un lascito del sig. Ottavio Santini, venne fatta la bussola di legno alla porta centrale;
nel 1911 si provvide al rifacimento radicale della facciata e alla installazione della robusta cancellata in ferro battuto con il generoso contributo di Annalena Moriani;
nel 1945, con il cospicuo concorso del sig. Ademollo, la chiesa fu dotata di balaustra di marmo e fu rinnovato il pavimento con mattonelle di marmo bianche e nere.
Il parroco Ghimenti aveva dotato la parrocchia anche di canonica, un fabbricato posto in via Dante che venne distrutto da una mina tedesca nell’agosto 1944. Nel dopoguerra ottenne il permesso di ricostruire la canonica sul retro della chesa sopraelevando di due piani lo stanzone che era già stato sede della Compagnia dei Coronati Scalzi.
Don Palmiro Ghimenti morì il 16 maggio i956. 
Era stato coadiuvato, a partire dal 6 settembre 1954 da don Pietro Pasquinucci che diventò così il 5° parroco della parrocchia di S. Maria delle Vedute.

 

Il 30 agosto 1902 si sposò a Cerreto Guidi, con la cerretese Elisa Turini, il celebre baritono fucecchiese Giuseppe Montanelli.

 

Il 13 settembre 1902 fu stabilito che in ogni provincia francescana ci doveva essere un solo NOVIZIATO.
Per la Provincia di S. Bonaventura venne scelto quale noviziato quello della Vergine di Fucecchio. Vennero perciò soppressi i noviziato di Cortona e di S. Cerbone.
Siccome il nostro Noviziato poteva ospitare soltanto 8 novizi, nel 1904 si decretò di trasferire il Noviziato dei Chierici nel Convento Il Calvario di Pistoia e in quello di Fucecchio venne lasciato il noviziato dei fratelli conversi.

 

Il 27 settembre 1902 morì il socialista Eugenio Lotti, animatore dei numerosi scioperi e delle eclatanti agitazioni che avevano turbato nel 1901 e nel 1902 la quiete del nostro paese.
L’itinerario del trasporto funebre del Lotti, concordato con i familiari, subì, per volontà di alcuni facinorosi, un cambiamento. I facinorosi, mentre il corteo faceva il giro della Piazza (Vittorio Veneto), si interposero, cappello in testa, fra il crocifero ed il clero con l’intenzione di deviare il percorso in Via Borgo Valori e, da qui, in Via La Marmora. Prima due canonici, poi il crocifero ed infine tutti i preti abbandonarono il corteo funebre che seguì l’itinerario voluto dal gruppo dei facinorosi. Il fattaccio ebbe un seguito nella Caserma dei carabinieri. L’arciprete Masini venne addirittura accusato di essere il responsabile di quello stato di disordine che si era creato durante il corteo funebre. I tempi stavano cambiando. Chi mai si sarebbe immaginato di veder finire sul banco degli imputati un arciprete? Il povero arciprete Masini se la cavò stilando una dettagliatissima relazione sugli antefatti di quell’abbandono di cui si rese protagonista il clero della Collegiata.

 

La sera del 24 dicembre 1902, durante la funzione notturna del Natale che precede la Messa, alcuni giovinastri entrarono in chiesa e si esibirono in una chiassata che amareggiò non poco l’arciprete Masini.

 

Il 23 aprile 1903 , preso atto della situazione disastrosa in cui versava tutta la nostra campagna , il Comune decise di chiedere soccorso materiale al papa.
La fillossera ed il tempo avverso avevano praticamente distrutto i raccolti lasciando i contadini nella disperazione. Viti, ulivi e grano erano stati colpiti dai parassiti. L’aspetto delle campagne del Valdarno era veramente desolante.
I Comuni di Fucecchio, Santa Croce e Castelfranco fecero pressanti istanze presso il Governo Italiano affinché venisse almeno in aiuto dei casi più disperati ed urgenti: il Governo non rispose neppure.
Qualcuno suggerì allora di rivolgersi al Papa, sicuro che “ il suo cuore paterno restasse commosso al racconto di così gravi sciagure”.
Naturalmente fu seguito l’iter gerarchico per l’inoltro della richiesta.
La domanda partì. 
Non sappiamo, però, se gli aiuti pontifici arrivarono o no.

 

Il 20 luglio 1903 il Governatore della Misericordia, Sestilio Benvenuti, volendo precedere l’arciprete Masini nel dare l’annuncio al popolo della morte del papa Leone XIII, prima ancor che giungesse a Fucecchio la notizia ufficiale, fece suonare a morto le campane.
L’arciprete andò su tutte le furie. Quando a sera giunse la notizia ufficiale della morte del Papa, per dispetto, l’arciprete fece suonare le campane a morto per 3 ore consecutive.

 

Il 22 luglio 1903 esplose vigorosamente il mal dissimulato dissidio fra l’arciprete Masini della Collegiata e il Governatore della Misericordia Sestilio Benvenuti.
Il 20 luglio, prima ancora che giungesse la notizia ufficiale della morte del papa Leone XIII agonizzante, il Governatore della Misericordia, volendo anticipare l’arciprete nel diffondere la notizia del decesso del papa, disponendo della chiave del campanile, fece suonare a morto le campane per annunciare la presunta morte di Leone XIII. L’arciprete Masini andò su tutte le furie Non appena gli venne notificata la morte del papa, l’arciprete fece suonare le campane a morto per 3 ore consecutive.
Il giorno dopo il Masini affisse una circolare in fondo alla chiesa nella quale si sosteneva che il Benvenuti aveva prevaricato il parroco.
Il 22 luglio 1903 il Governatore della Misericordia minacciò di denunciare l’arciprete ai carabinieri se non avesse tolto la circolare.
L’arciprete non tolse niente. Intervenne anche il Vescovo, ma il dissidio rimase insanabile.

 

Il 16 marzo 1904 nacque a Fucecchio Giuseppe Valori, antifascista e membro del Comitato di Liberazione di Torre.
Contadino di fede socialista ed aperto antifascista, nell’anno 1923 venne invitato dal Partito Nazionale Fascista a presentarsi alla sede del Fascio per le ore 21. Ed ecco cosa successe quella sera:
“ Giunto ad un certo punto, il più solitario e buio della strada, in quella notte piovigginosa mi trovai d’un tratto circondato da quattro individui che mi fu possibile identificare: NACCI R.- BAGNOLI F.- SETTEMBRI A.- MASOTTI F.
Appena mi accorsi di loro, io già previdi quello che mi sarebbe accaduto. Infatti, appena vicino, uno di loro mi colpì alla mano destra con una bastonata. Fortunatamente, io che mi ero premunito in vista del loro attacco, mi spostai rapidamente e, rimasto al buio per lo spegnimento della lanterna, mi detti alla fuga e mentre fuggivo sentii sparare vari colpi di pistola. Dovetti stare latitante tutta la notte e l’indomani.”
Dopo il 25 luglio 1943, il Valori si recò con altri antifascisti a bruciare tutto il materiale del Fasci di Galleno, Massarella. Querce e Torre. Questa sua spedizione punitiva lo costrinse a vivere alla macchia appena venne istituita il 23 settembre 1943 la Repubblica Italiana di Salò. I repubblichini infatti gli davano la caccia; ma non lo catturarono mai. Dopo il 1° settembre 1944, giorno della liberazione del comune di Fucecchio, il Valori rientrò alla Torre dove ricostituì la sezione del Partito Socialista ed aderì al Comitato di Liberazione Nazionale. Poco dopo passò nelle file del Partito Comunista.
(Testimonianze raccolte dal P.C.I. fucecchiese)

 

Il 29 marzo 1904 il Magistrato della Misericordia deliberò di invitare l’amministrazione comunale a riprendere in consegna la chiesa e gli arredi di S. Salvatore.
A seguito di un atto di permuta datato 3.12.1874 la Misericordia aveva ricevuto in affidamento la chiesa e gli arredi di S. Salvatore. Dopo trent’anni di esperienza la Misericordia si era resa conto che l’affidamento assegnatole era oltremodo oneroso.
Il Comune, però, riuscì ad affidare di nuovo alla Misericordia, per un altro trentennio, dietro compenso annuo di oscillante fra le 300 e le 350 lire. La chiesa e gli arredi di S. Salvatore.
Questo nuovo affidamento è comprovato da due fatti significati.
1- Quando nel 1915 la chiesa di S. Salvatore venne adibita a magazzino ed alloggio militare, gli arredi, i mobili, i dipinti e quant’altro era in chiesa venne preso in custodia dalla Misericordia.
2- Al termine dell’occupazione l’indennizzo per l’occupazione della chiesa venne corrisposto alla Misericordia.

 

Il 15 settembre 1904 lo sciopero indetto a Milano si estese in tutta l’Italia.
Fucecchio . per effetto di questo sciopero, rimase paralizzato.
Nessun servizio pubblico e civile entrò in funzione quel giorno. Venne persino impedito il trasporto degli ammalati all’ospedale.
Fu minacciata l’erogazione dell’acqua.
Vennero chiuse tutte le chiese di Fucecchio:
Venne impostala chiusura dei negozi di generi alimentari e vari.
Le piazze e le strade rimasero in mano del popolo.
Furono quelli giorni di spavento per la BORGHESIA fucecchiese. Si temette per la propria vita e per le proprietà.
Lo sciopero terminò il 20 settembre, ma il fallimento degli scopi prefissisi dagli scioperanti rafforzò nuovamente la borghesia sia a livello nazionale che locale.

 

Il 2 ottobre 1904 vennero inaugurati il RICOVERO DI MENDICITA’ e il MONUMENTO a RE UMBERTO , entrambi nell’area antistante l’ospedale S. Pietro Igneo.
Il fabbricato del ricovero è quello attualmente occupato dagli ambulatori, dallo spaccio e dai laboratori di analisi, attaccati al palazzo dell’amministrazione ospedaliera e staccati, invece, dal corpo dell’ospedale.
La costruzione del RICOVERO DI MENDICITA’ era stata deliberata il 31 luglio 1900, due giorni dopo il regicidio di Umberto I ad opera dell’anarchico Gaetano Bresci.
Erano state stanziate 1500 lire per fondare, a partire dal 1901, “un ricovero di mendicità per i vecchi impotenti” intitolato al Re Umberto I, proclamato dal pro-sindaco Soldaini “Padre del Popolo”.
Negli anni ’50 i ricoverati vennero trasferiti in un fabbricato di Via Castruccio, quello posto davanti al Palazzo Lampaggi.
Nel 1968, dopo un sopralluogo effettuato da un funzionario della Provincia di Firenze, il Ricovero di Mendicità venne soppresso per ragioni igieniche. I ricoverati vennero trasferiti nello spedalino di Castelfranco di Sotto.
Il 2 ottobre 1904 venne inaugurato alla presenza del Conte di Torino e di altre autorità per l quali era stato montato un palco. Il MONUMENTO a RE UMBERTO I DI SAVOIA.
L’erezione del monumento la si deve ad un Comitato presieduto da Giuseppe Montanelli coadiuvato da Emilio Bassi, sindaco di Fucecchio. 
Il busto in bronzo venne realizzato gratuitamente dal professor Attilio Formilli. Il basamento, invece, pur essendo stato disegnato dal Formilli, venne costruito da Oreste Sandrini.
All’inaugurazione del monumento presenziarono molte personalità illustri:
- Il Conte di Torino S.A.R. Vittorio Emanuele di Savoia
- SAR il Duca degli Abruzzi in rappresentanza del Re Vittorio Emanuele III°
- L’onorevole Ferdinando Martini, Governatore dell’Eritrea
- L’on. Gismondo Morelli Gualtierotti, sottosegretario al Ministero Poste e Telegrafi
- L’on. Tenente Generale Antonio Baldissera, Comandante l’VIII° Corpo d’Armata
- L’on. Francesco Guicciardini, deputato del nostro Collegio
- Il Prefetto di Firenze
- Il prof. Formilli e Oreste Sandrini autori del monumento
- Altri senatori e deputati
La Piazza dell’Ospedale, inaugurata il 16 luglio 1892, si chiamava Piazza Principe Amedeo.
L’orazione fu pronunciata dall’onorevole Morelli Gualtierotti.
Dopo l’inaugurazione del Monumento venne effettuata la visita dei locali del Ricovero di Mendicità nel quale si trovavano già 8 dei più miserabili ed inabili del paese.
Il 2 ottobre 1956, dopo essere stato dal 6 dicembre al 16 maggio 1956 coadiutore di don Palmiro Ghimenti, priore di S. Maria delle Vedute, e dopo alcuni mesi di economato Don Pietro Pasquinucci venne nominato PARROCO della medesima parrocchia in cui aveva prestato il suo servizio di collaboratore. Don Pietro era il 5° parroco delle Vedute. Come viene comunemente chiamata questa parrocchia istituita nel 1840.
Per il notevole aumento della popolazione e per le accresciute esigenze pastorali, don Pietro Pasquinucci, detto anche Don Camillo, dovette far fronte ad alcune improrogabili necessità della chiesa.
- il rifacimento del pavimento della sagrestia per arrestare l’umidità del suolo sottostante impregnato d’acqua
- la sopraelevazione della medesima sagrestia per creare due nuove stanze indispensabili soprattutto per l’insegnamento del catechismo
- la revisione della copertura del tetto
- la riparazione del campanile
- il rinnovamento delle panche in chiesa
- la protezione delle finestre con vetri istoriati
Don Pietro, già carabiniere in varie parti d’Italia, combattente in Russia e prigioniero di guerra in vari campi di concentramento nell’Europa Settentrionale, si impose alla stima e all’ammirazione di tutti i parrocchiani per la schiettezza del carattere, per la disponibilità nei confronti dei sofferenti e per l’umiltà del suo comportamento: Consacrato sacerdote nel 1954 in età matura (aveva 41 anni), si dimise dalla carica di parroco dopo 10 anni di servizio, nel 1996. Ma non abbandonò la parrocchia nella quale continuò a prestare la sua attività fino al 1990, l’anno in cui morì.
Era nato a Marti il 9 ottobre 1913. Morì a Fucecchio il 17 marzo 1990.

 

Il 5 novembre 1904 il vescovo monsignor Del Corona tornò a Fucecchio per una visita pastorale che durò 7 giorni.
In questa occasione il vescovo cercò di convincere i Coronati Scalzi ad officiare di giorno anziché di notte per non favorire le vendette politiche che allora erano di moda.

 

Il 9 maggio 1905 venne approvata canonicamente la Congrega del Beato Teofilo (diventerà Santo nel 1930) avente lo scopo di promuovere il culto per il beato.
Subito dopo l’approvazione vi si iscrissero 500 persone.
Potevano esservi ammessi tutti coloro che aveva già fatto la Prima Comunione. Chi voleva far parte della Congrega doveva farne richiesta al Direttore del Convento La Vergine.
I soci erano tenuti a pagare le quote stabilite dal Consiglio: esse sarebbero servite alla organizzazione del festeggiamento annuale del Beato.
Veniva raccomandata la recita quotidiana di 3 Ave alla Madonna e di un Pater, Ave e Gloria al Beato Teofilo.
L’iscritto avrebbe usufruito 
e dell’indulgenza plenaria nel giorno dell’iscrizione 
e della funzione dell’agonia nell’imminenza del trapasso 
e della recita del Rosario in chiesa con la Benedizione Eucaristica in suffragio la domenica successiva al decesso 
e dell’applicazione di alcune Messe il 19 maggio, festa del Beato, 
e della Esposizione di Gesù in Sacramento per tutti i soci defunti, il lunedì successivo al 19 maggio.

 

L’8 settembre 1905 la Calabria venne colpita da violente scosse di terremoto. Fucecchio contribuì a lenire le sofferenze dei calabresi con una offerta di 24 lire, integrate poi dalle 12 lire di Galleno.

 

Il 29 dicembre 1905 in ricordo delle prediche di due missionari bravissimi, l’arciprete Masini, d’accordo con le autorità civili, fece porre al posto della croce di legno che era sul basamento in pietra sul Poggio Salamartano una croce in ferro che doveva essere delle stesse dimensioni e collocato in modo solido e stabile a regola d’arte.
L’ingegnere comunale Onorato Vivaldi pretese, quale compenso per avere vigilato il lavoro dell’innalzamento della croce di ferro, la somma di lire tre.
Il povero arciprete, nonostante tutte le rimostranze orali e scritte, dovette pagare quella somma.
In seguito la croce di ferro venne abbattuta da alcuni facinorosi anticlericali di Fucecchio.
Grazie all’offerta di alcune verghe di ferro ed al lavoro gratuito di tre fabbri fucecchiesi la croce di ferro che ancor oggi ammiriamo venne ricollocata nel suo basamento senza creare problemi finanziari all’arciprete della Collegiata.

 

Il 5 marzo 1906, alle ore 1, a Quaresima iniziata dal 28.2.1906, bruciò la casa di Guido Zucchi posta nel Conventino, la prima traversa a destra per chi, da Poggio Alberichi, scende giù lungo via Machiavelli.
In questa casa stava per concludersi il ballo della Pentolaccia.
Secondo l’arciprete don Oreste Masini il fatto si svolse così:
“Nella sottostante sala da ballo era una stalla, dove stava un cavallo con un barroccio carico di fieno, e dove erasi rifugiato a dormire certo Gioas Parentini, facchino. Costui, invasato dal soverchio bere, accese la pipa e fumando si addormentò. Circa le ore 2 e mezza dopo la mezzanotte il fuoco della pipa si apprese al fieno e ne seguì un incendio orribile, che in un attimo invase tutta la casa e la distrusse interamente.”
L’allarme venne dal suonatore di organino Girolamo Benvenuti che vide un filo di fumo proveniente dalla stalla.
Due persone scesero la scala e raggiunsero la strada. Il padrone Guido Zucchi ed altri due si buttarono dalla finestra dello stanzone posta al sopra il portone. Gli altri guadagnarono le finestre che davano sull’orto del Daddi, poste ad un metro di altezza, ma furono bloccati dalle inferriate di protezione.
Dalla stessa finestra da cui si era calato Guido, si ciondolarono Girolamo Benevenuti, la figlia di Guido, Giuseppina di 16 anni, e Alfonso Gerboni.
Subito dopo che si erano calati dalla finestra, il pavimento del salone ( mt 8x7) crollò.
Dalla sede della Pubblica Assistenza, nel Poggetto a circa cinquanta metri di distanza, arrivarono due scale: la moglie dello Zucchi e i 3 figli, rifugiatisi nella stanza della refezione si rifiutarono di usarle. Subito dopo crollò anche il pavimento di questa stanza. Morirono 15 persone, fra cui anche il facchino Gioas:
La moglie, un figlio(5 anni) e due figlie (2 e 10 anni) dello Zucchi; Palmira Lotti e sua figlia Elena di 24 anni;
Angiolo Barsotti e sua moglie Assunta; due contadini, un terrazziere, un muratore, un merciaio e un calzolaio.
Il funerale delle 15 salme venne effettuato nel pomeriggio.
Il Morino dell’Isera ispirandosi a questo tragico fatto compose una ballata che cantava in tutti i mercati della Toscana.

 

Il 19 maggio 1906 venne celebrato in pompa magna il decimo anniversario della Beatificazione di padre Teofilo da Corte.
I festeggiamenti trassero davanti alla tomba del beato molti pellegrinaggi dalle parrocchie vicine:
ponte a Egola, Pinocchio, Rofia, Isola, S. Piero alle Fonti, S. Pierino, Ripoli, Le Calle, Galleno, Massarella, La torre, Stabbia, Montopoli, S. Croce, S. Romano, S. Maria a Ripa, Le vedute e Collegiata di Fucecchio.
Veniva cantato l’inno “Scendi dal ciel Teofilo” composto dal canonico Celestino Morandi di S. Miniato.
In occasione di questi festeggiamenti furono collocati i postergali di legno nel refettorio le cui pareti perimetrali trasudavano umidità.

 

Il 16 gennaio 1909 nacque a Fucecchio Gino Pascucci. Gino, dopo un lungo periodo di apprendistato, divenne un provetto calzolaio.
All’età di 29 anni, e precisamente il 9 agosto 1938, venne arrestato dall’OVRA la Polizia di Stato, fascista. Venne catturato in casa di notte e condotto nel carcere delle Murate a Firenze.
Venne accusato come appartenente al Partito Comunista e come attivista o propagandista.
Effettivamente il Pascucci aveva costituito con Botrini Alfonso, Lotti Galileo e Guglielmo Sgherri una cellula clandestina comunista che diffondeva stampa sovversiva e raccoglieva fondi per il “soccorso rosso” destinato alla guerra civile in Spagna. Gino venne processato dal Tribunale Speciale di Roma e condannato a tre anni di reclusione e a tre anni di libertà vigilata.
Appena uscito di prigione, riuscì a ristabilire i contatti con i compagni e , sia pure con mille precauzioni, continuò a far propaganda contro il regime fascista. Dopo il 25 luglio 1943, che segnò la caduta del Fascismo, divenne un instancabile propagandista e, in seguito, membro animatore del Comitato di Liberazione Nazionale. Nel settembre 1944, dopo la liberazione di Fucecchio da parte delle truppe alleate, fu tra i fondatori della sezione comunale del Partito Comunista Italiano e, per molti anni, fece parte del comitato direttivo.
( Testimonianze P.C.I. n: 13 )

 

Il 7 febbraio 1909 nacque a Fucecchio Del Gronchio Calvino, noto antifascista e perseguitato politico al tempo della dittatura fascista.
Le vessazioni continue, da parte dei militanti del Partito Nazionale Fascista, a cui era periodicamente esposto suo padre Olinto indussero il giovane Calvino negli anni ’30 a cercare contatti con il movimento comunista clandestino.
Schedato perché figlio di un antifascista, venne tratti in arresto dall’OVRA nel 1937.
Accusato di appartenenza all’organizzazione comunista clandestina, venne processato prima dal Tribunale Speciale e poi affidato alla Magistratura Ordinaria perché non furono trovate a carico di Calvino né prove né testimonianze.
Nello stesso anno, il 1937, venne inviato l confino politico dove strinse relazione con i più autorevoli rappresentanti del comunismo italiano.
Liberato dopo l’8 settembre del 1943, Calvino si adoperò per l’organizzazione di Brigate Partigiane. Proprio durante un combattimento, Calvino venne catturato dai tedeschi che, dopo averlo interrogato e torturato, lo internarono in un campo di concentramento in Germania. In Germania il Del Gronchio subì torture così brutali che perdette completamente la memoria e dette evidenti segni di squilibrio mentale. Liberato nel 1945 dagli Americani, venne da essi avviato in un ospedale psichiatrico dove riuscì a recuperare la memoria e l’equilibrio mentale. Calvino rientrò in Italia nel 1947 e si stabilì definitivamente a Milano.
( Testimonianze P.C.I. n. 16 )

 

Il 15 dicembre 1909 Lina Novelli da Roma, tramite lettera, dichiarò di dover essere grata al Beato Teofilo da Corte per averla liberata dall’intervento chirurgico ad un dito del piede dove aveva una piaga ritenuta pericolosa dal medico e di probabile natura tubercolosa.
E poiché, dopo lo scampato pericolo dell’intervento chirurgico, non si era ricordata della promessa fatta al Beato, dopo due anni si vide ricomparire il male.
Il male “ritornò indietro”, senza più riaffacciarsi, non appena propose di far palese mediante un ex voto la grazia ricevuta.
La lettera della Novelli era stata indirizzata al Convento francescano di Fucecchio.

 

Il 19 dicembre 1909 nacque a Fucecchio Guglielmo Sgherri, uno dei più noti antifascisti di Fucecchio.
Nel 1921, all’età di 12 anni, faceva l’apprendista meccanico nell’officina di Giovanni Cambi, un esponente dell’appena nato Partito Comunista locale fatto oggetto di ripetute manifestazioni di violenza.
A quel tempo, nel 1921, all’edicola del Sabatini non arrivavano più i giornali di tendenza socialista e comunista, detti comunemente i giornali dei “rossi”.
Guglielmo Sgherri, allora, si assunse il compito di andare a prelevare i giornali dei rossi dalle edicole dei paesi vicini che non avevano ancora subito imposizioni dall’alto.
Lo Sgherri, oltre al prelievo, provvedeva anche al recapito.
Oltre a compiere questa operazione pericolosissima, riusciva anche a captare informazioni precise sulle spedizioni punitive che quasi quotidianamente venivano organizzate dalle squadracce fasciste. Guglielmo, naturalmente, faceva la soffiata agli antifascisti e le squadracce dovevano compiere le loro tournée a vuoto. Molti rossi, grazie a Guglielmo, evitarono le bastonate e le purghe e base di bicchieroni d’olio di ricino.
Purtroppo non sempre riuscì ad evitare le bastonature le purghe al suo datore di lavoro, il povero Giovanni Cambi e agli amici come Bruno Masani ed Estevan Tagliagambe.
Nel 1936, su invito del compagno Botrini Alfonso, lo Sgherri fu incaricato di costituire insieme a Galileo Lotti e a Pascucci Gino una Cellula Comunista locale.
Impegnato come gli altri membri della cellula nella raccolta dei fondi destinati al Soccorso Rosso dei combattenti nelle guerra civile di Spagna, nel 1938 venne individuato ed arrestato dall’OVRA (la polizia politica fascista) ed inviato al Tribunale Speciale di Roma che lo condannò a quattro anni di reclusione, alla libertà vigilata e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Membro del Comitato di Liberazione Nazionale nel 1944, divenne sottufficiale della polizia civica locale, dopo la liberazione di Fucecchio avvenuta il 1° settembre 1944. Il comandante della polizia civica fu assunto da Lisandro Sgherri. Nella ricostituita sezione del Partito Comunista ricoprì le cariche di responsabile organizzativo, di segretario e di responsabile della stampa e propaganda. Nel 1952 fu arrestato insieme a Cambi Giuseppe e a Mario Bertelli per aver svolto propaganda contro il servizio militare con un giornale murale.

 

Il 30 dicembre 1909 nacque a Fucecchio l’antifascista Galileo Lotti.
Figlio di Enrico, socialista doc, il nostro Galileo assistette all’inizio della sua adolescenza alle lotte ingaggiate dai “rossi” di Fucecchio contro le squadracce fasciste. 
Purtroppo anche il padre di Galileo dovette subire le purghe e le bastonature dei fascisti fucecchiesi.
Nel 1936, quando la quasi totalità dei “compagni”, essi pure imbaldanziti dai successi dell’Italia Fascista in Etiopia, passò sulle sponde del Partito Nazionale Fascista, Galileo Lotti accolse l’invito dell’antifascista Botrini Alfonso a diffondere clandestinamente la stampa comunista e a raccogliere fondi per il soccorso rosso a favore dei compagni che avevano preso parte alla guerra civile spagnola a fianco dei repubblicani.
Nel luglio del 1938 venne scoperto dall’OVRA, arrestato e processato a Roma il 29 aprile 1939 dal Tribunale Speciale.
Venne condannato a tre anni di reclusione e a tre anni di libertà vigilata.
Uscito dal carcere riprese la sua lotta contro il fascismo dopo il 25 luglio 1943, giorno in cui venne arrestato Benito Mussolini, il Duce dell’Italia.
Appena Fucecchio fu liberato dagli Alleati (1 settembre 1944), Galileo si arruolò nei Volontari della Libertà per cacciare definitivamente i tedeschi dall’Italia.
Rientrò a Fucecchio dopo il 25 aprile 1945.

 

Il 14 luglio 1910 nacque a Fucecchio Alfonso Botrini, uno dei più noti antifascisti fucecchiesi.
A 24 anni, Alfonso conobbe in un calzaturificio di S. Romano del comune di Montopoli ( Pisa) il Ragionieri Gino di Empoli che lo introdusse nell’Organizzazione Comunista clandestina. 
IL Botrini venne incaricato di costituire una Cellula Comunista a Fucecchio. Alfonso ci riuscì grazie alla preziosa collaborazione dei concittadini Lotti Galileo, Pascucci Gino e Guglielmo Sgherri.
La Cellula fucecchiese fu incaricata – da quella empolese – di distribuire materiale di propaganda antifascista nella zona di Fucecchio e di raccogliere fondi per il Soccorso Rosso in Spagna.
Scoperti nel 1938, i quattro fucecchiesi vennero imprigionati a Firenze e a Pistoia, quindi vennero processati a Roma dal Tribunale Speciale. Il Botrini fu condannato a 5 anni di reclusione. Venne dimesso dopo tre anni e sottoposto a due anni di vigilanza speciale.
Richiamato sotto le armi nel 1942, rientrò a Fucecchio nell0ottobre del 1943 dopo l’armistizio italiano del’8 settembre. Il Botrini riprese immediatamente la militanza politica clandestina nel PCI e fece parte del Comitato di Liberazione Nazionale.
Dopo il 1° settembre 1944, giorno della liberazione di Fucecchio dall’occupazione militare tedesca da parte delle truppe alleate, fece parte del Comitato Direttivo
Successivamente venne nominato consigliere comunale ed infine Presidente dell’Ospedale S. Pietro Igneo.

 

Il 10 ottobre 1910 nacque a S. Miniato l’antifascista fucecchiese Alfredo Biagioni. Nonostante svolgesse l’attività del commerciante, si schierò contro il fascismo e cominciò a far propaganda a favore del Movimento Operaio.
Dopo essersi messo in contatto con i compagni di Empoli, stabilì costanti collegamenti con gli antifascisti di Cigoli, S. Croce e Ponte a Cappiano.
Cadde nella retata dell’OVRA dell’agosto 1938. Venne processato dal Tribunale Speciale il 24 aprile 1939 e condannato a 3 anni di reclusione .
Usufruendo del condono del 1940, prima tornò in libertà vigilata e nel dicembre dello stesso anno, benché schedato, fu chiamato alle armi.
L’8 settembre si trovava sui Balcani. Catturato dai Tedeschi venne internato nella Germania.
Rientrò in Italia nel giugno 1944 e riparò alla Torre dove divenne membro del Comitato di Liberazione Nazionale.
Dopo la Liberazione diventò dirigente della Cellula del PCI di Torre e venne eletto consigliere comunale.
In seguito alla costituzione della Spaccio internazionale, gli venne affidata la gestione della Cooperativa di consumo che però non riuscì ad affermarsi.

 

Il 30 agosto 1911 nacque a Fucecchio l’antifascista Astutillo Banti.
Astutillo, nel 1936, prese contatto con i gruppi comunisti organizzati dell’empolese da cui ricevette materiale di propaganda e volantini contro il regime. Il Banti svolgeva la sua azione clandestina a S., Croce, S. Miniato, Fucecchio, Cigoli e Ponte a Egola
Il 1° agosto 1938 venne arrestato da alcuni poliziotti dell’OVRA (polizia politica al servizio del regime fascista)
Il 29 aprile 1939 venne condannato dal Tribunale Speciale di Roma a 7 anni di prigione.
Liberato nel 1943, riprese in pieno la sua attività politica e propagandistica dal 25 luglio(caduta del fascismo) all’8 settembre 1943( giorno dell’armistizio del Regno d’Italia)
Nella sua veste di membro del C.L.N. venne incaricato dal Comando Partigiano di Empoli di raccogliere vettovaglie ed armi per approvvigionare i gruppi di combattimento.
Ricercato dai tedeschi e dai repubblichini( miliziani della Repubblica Sociale di Salò di Mussolini), si mantenne per lungo tempo alla macchia e, fino al 22 agosto 1944, vigilia dell’Eccidio del Padule, pose il suo Quartier Generale all’Anchione.
Dopo la Liberazione riorganizzò la cellula comunista a Cappiano.
Nelle prime due legislature venne eletto consigliere comunale e ricoprì anche la carica di assessore.
Allergico alle lungaggini e alle lunghe attese, abbandonò prima la Giunta e poi il Consiglio Comunale per dedicarsi al Partito (il PCI) e alla famiglia.

 

Il 15 agosto 1912 morì, dopo breve ma tormentata malattia, il nostro vescovo monsignor Pio Alberto Del Corona.
A Fucecchio si disse: “ Quello era un santo”
Di questo vescovo rifulsero lo zelo apostolico, l’umiltà profonda, la carità multiforme, la santità e la scienza.
Un anno dopo si aprì a S. Miniato il processo diocesano di beatificazione do monsignor Del Corona.

 

Il 6 novembre 1913 nacque a Marliana in provincia di Pistoia padre Savino Danesi, francescano zoccolante.
Ai primi del 1953, proveniente dalla Cina di Mao, padre Savino approdò nel Ritiro della Vergine di Fucecchio.
Ricordo la sua estrema magrezza, il suo cadaverico pallore, i suoi occhi che sembravano quasi spenti.
Io ascoltavo incredulo quanto egli mi raccontava della Cina.
I comunisti locali sostenevano che le informazioni di padre Savino Danesi era menzogne e che il frate era un propagandista.
A Fucecchio, padre Savino si trattenne due anni, giusto il tempo per rimettersi Poi venne chiamato alla direzione del Centro Missionario a Firenze.
Era stato ordinato sacerdote nel 1936. Fu mandato subito in CINA, quella di Ciankg Kai Sech. Questo generale detentore del potere venne fatto prigioniero il 12 dicembre 1936 a due passi dall’episcopato dentro al quale era alloggiato padre Savino a Sianfù.
Il generalissimo Ciank fu liberato il giorno di Natale.
Insieme a 90 persone, padre Savino fu spedito nell’Honan in esilio e poi rimandato a Sianfù.
Dal 1937 al 1947 resse la missione di Hsie Kya T’
Poi a causa delle febbri perniciose padre Savino fu sistemato nel Seminario a di Sianfù.
Nel 1949, e precisamente il 20 maggio, la città venne occupata dai comunisti di Mao.
Padre Savino venne catturato ed internato dai comunisti a Lin T’Ong. Lì venne processato molte volte.
Nel corso dell’ultimo processo che gli procurò l’espulsione dalla Cina, fu accusato di essere una spia dell’America, un traditore della Patria, un asservito al Vaticano. Venne infine accusato di aver fatto morire tanti bambini nell’ambulatorio della Missione.
Padre Savino si è spento nell’ospedale di S. Miniato (Pisa) il 23 maggio 1990 ed è stato sepolto nel cimitero di Fucecchio.

 

L’1 agosto 1914, essendo stato riaperto il NOVIZIATO nel Ritiro La Vergine di Fucecchio, avvenne la prima vestizione dei Novizi ad opera del Ministro Provinciale padre Lorenzo Giraldi.
Nel settembre del 1914 l’ILLUMINAZIONE ELETTRICA fu estesa alle celle del Ritiro e a quelle del Noviziato.

 

Il 28 agosto 1914 venne pubblicato dalla Casa Editrice Nerbini di Firenze il libro del dottore in Lettere Luigi Soldaini di Fucecchio
Il libro è composto da 23 episodi-racconti scritti in maniera spassosa e scorrevolissima.
Questo il titolo dei 23 racconti:
Fra Bernardo
Una messa bastonata
Il crocifisso
Raffaello a Firenze
A Genova
Io non sono un individuo
I ghiotti 
Botta e risposta 
Cinque rosari
Alle feste di Siena
Bombolo 
Un morto ghiotto
Passando per Siena
Il poeta e i pastori
Le paure
La rivelazione di don Filippo
C’è gente
Il confessore forestiero In piazza pubblica
Da finestra a finestra
Dal convento a Piazza d’Armi
Dall’avvocato
La cronaca del 4 ottobre

 

Il 1° maggio 1915 si svolse a Fucecchio un grande sciopero al grido di “Abbasso la guerra!!”

 

24 maggio 1915. A Fucecchio c’è chi esulta e chi piange, Molti fucecchiesi richiamati sono destinati al fronte. L’Italia è entrata in guerra contro l’Austria.

 

18 aprile 1916 è la data che si trova in calce ad una nota scritta sopra uno spartito per la Corale S. Cecilia di Fucecchio da don Giuseppe Marradi. La nota svela un mistero sul canto della settimana santa che va sotto il nome di IMPROPERI. Grazie a questa nota abbiamo potuto scoprire l’autore di questa meravigliosa composizione vocale che veniva e viene eseguita tutti gli anni durante la celebrazione dello scoprimento della Croce il Venerdì Santo.
Gli spartiti segnalavano che l’autore della composizione era anonimo.
Don Marradi scrive in quella nota:
“ L’autore degli Improperi è il nobil Signor Antonio Nelli (vedi 24 aprile 1814) della antica famiglia Nelli.
È di effetto meraviglioso, sebbene si riscontrino in essa delle frasi (musicali) non confacenti alle regole e ai dettami della buona armonia. Avrei dovuto correggerlo, ma per conservarne l’originalità, ho creduto bene farne a meno”

 

L’11 agosto 1916 la comunità francescana del santo Ritiro di Fucecchio spedì questo telegramma al Cardinale Filippo Giustini, Presidente della Pontificia Commissione per la definitiva sistemazione delle Pronvince Francescane d’Italia, per il decreto dl 9.8.1916 che stabilisce la RESTITUTIO IN PRISTINUM delle province toscane di S. Bonaventura e delle SS. Stimmate:
“ Religiosa famiglia S, Ritiro Fucecchio esprime Eminenza V. ammirazione, ringraziamento, gratitudine per sapiente restituzione province madri toscane pristina grandezza. S. Francesco ricompensi largamente E.V.”
Il nostro S. Ritiro si mostrò all’altezza della situazione perché poté avvalersi della presenza di due eminenti frati:
Padre Sisto Paoleschi, già Commissario Generale in Calabria;
Padre Arcangelo Montagnani ex Provinciale ed ex Definitore Generale
I due diedero lustro al nostro Ritiro e furono di esempio e di grande edificazione ai giovani Novizi.

 

Il 28 dicembre 1916, alle ore 13, morì nel Ritiro di Fucecchio padre Angelo Malagoli, nato a Solara in Emilia il 21.5.1839. 
Aveva 77 anni.
Al terzo anno di università, a Bologna, obbedì alla vocazione francescana.
Diventò frate francescano a 38 anni per ragioni di salute.
Giunse nel Ritiro di Fucecchio nel giugno del 1905.
Nel nostro Ritiro diede prova di grande virtù.
Dedicava il tempo libero allo studio della Scrittura, della Summa di S. Tommaso e di Dante di cui conosceva a memoria tutta la Divina Commedia.

 

L’1 febbraio 1917 Carlo Falcini, vescovo di S. Miniato, con decreto episcopale proclamò patrona dell’Arciconfraternita della Misericordia di Fucecchio MARIA SANTISSIMA DI LOURDES con l’obbligo di celebrare in perpetuo, ogni anno, l’11 febbraio, con solennità e decoro la Festa dell’apparizione della Madonna.
Il vescovo stabilì anche che l’indulgenza plenaria, concessa dalla Santa Sede con il Breve del 3 agosto 1860 e fissata per il giorno 8 settembre, veniva trasferita al giorno 11 febbraio.
La prima patrona dell’Arciconfraternita, a partire dal 12 febbraio 1876, era stata la Madonna di Piazza detta anche Madonna Liberatrice della peste.
( Bollettino storico n.9)

 

Il 1° maggio 1917 i proletari Fucecchiesi scesero in piazza a protestare contro la guerra mondiale e a diffondere manifestini e il giornale L’AVANTI, nonostante le misure prese dal sottoprefetto di S. Miniato.

 

Il 31 agosto 1917 morì sul Monte S. Gabriele il frate Faustino Mattioli di anni 20 del Ritiro francescano di Fucecchio
Due giorni prima di morire aveva scritto una lettera alla comunità francescana del Ritiro La Vergine di Fucecchio. Il frate, presagendo prossima la sua fine, aveva chiuso la lettera chiedendo perdono a tutti.

 

Il 4 giugno 1918 il sindaco Emilio Bassi si fece promotore di una iniziativa alquanto rischiosa. Dall’aprile al giugno i fucecchiesi si trovarono in difficoltà a causa dei pasticci nel razionamento del pane operati dai Commissari speciali inviati da Firenze: il dott. Bodini che aveva lasciato Fucecchio il 3 maggio; l’avvocato Capozzi.
Firenze voleva assegnarci una quota giornaliera di grano inferiore di ben 27 quintali.
Negli ultimi giorni di maggio e nei primi giorni di giugno il malcontento della popolazione dette il via ad una protesta. Centinaia di persone entrarono negli uffici comunali e minacciarono di buttare tutto all’aria se non avessero ottenuto garanzie di approvvigionamento.
La mattina del 4 giugno Emilio bassi si fece largo tra coloro che protestavano e, presentandosi in compagnia del Maresciallo dei carabinieri, supplicò:
- Calmatevi! Calmatevi, ve ne prego! Calmatevi!
La gente si calmò.
- Vogliamo il pane – disse una donna.
- E’ giusto – confermò il cinquantasettenne sindaco Emilio Bassi. Poi rivolgendosi al maresciallo dei carabinieri gli suggerì:
- Secondo me è bene che il Commissario Capozzi rilasci subito le tessere provvisorie.
Purtroppo il Commissario Capozzi, nonostante le sollecitazioni del Maresciallo dei carabinieri, procrastinò ulteriormente ( 45 giorni) la consegna delle tessere.
I tesserati furono divisi in due categorie:
- gli abbienti, 270, cui andavano 200 grammi di pane al giorno;
- i non abbienti, 9.157, ai quali vennero assegnati 300 grammi di pane al giorno.
- il numero dei tesserati andava aumentato di 260 razioni mensili di pane per la presenza di militari in licenza e di degenti in ospedale.

 

Il 29 settembre 1918 il sindaco Emilio Bassi ebbe la certezza che l’influenza epidemica denominata SPAGNOLA aveva raggiunto la campagna di Fucecchio.
I sintomi che la qualificavano: temperatura a 40°, dolori in tutto il corpo e respiro affannoso. Se fosse stata di natura benigna sarebbe scomparsa nell’arco di tre giorni; altrimenti si poteva morire.
Il sindaco e l’assessore alla Sanità, Tommaso Ricciardi, convocarono tutti i medici locali per stilare un’ordinanza IGIENICA atta a prevenire e a contrastare efficacemente il propagarsi dell’epidemica influenza. L’ordinanza stilata dalla Commissione radunatasi il giorno 29 venne approvata l’indomani dalla Giunta comunale.
Queste le prescrizioni dell’ordinanza:
1) Si proibisce di spargere e gettare i strada la spazzatura e la mondatura degli ortaggi
2) La spazzatura e la mondatura va messa dentro nei secchi tappati che verranno prelevati dagli spazzini prima delle ore… Il loro passaggio sarà segnalato dal suono di una trombetta
3) Nessun secchio può essere depositato davanti casa dopo il passaggio degli spazzini
4) E’ proibito orinare ai muri e gettare escrementi
5) Lo svuotamento delle fogne e dei pozzi neri deve esser fatto di notte, dalle ore 22 alle ore 6
6) E’ vietata l’esposizione delle carni macellate nelle vie pubbliche
7) E’ proibito spellare e pulire animali uccisi nelle strade
8) Non possono circolare nelle vie e piazze cittadine capre e pecore
9) E’ vietato far circolare polli. E’ proibito l’allevamento dei conigli nelle stanze adibite ad abitazione
10) E’ proibito l’esercizio di qualsiasi mestiere nelle vie
11) E’ proibito esporre al pubblico qualsiasi genere alimentare
12) Le lavandaie devono trasportare i panni sporchi dentro sacchi chiusi
13) E’ vietato esporre indumenti o scuotere lenzuola e tappeti dalle finestre che si affacciano nelle strade e sulle piazze
Guai ai contravventori!
Prima di congedarsi i medici presenti , il sindaco e l’assessore parlarono della guerra mondiale di cui si pronosticava l’imminenza della fine. Si parlò anche in maniera accorata del Regio Teatro Pacini di proprietà dei Fecondi Ravvivati, reso inservibile a causa della requisizione fattane per adibirlo ad alloggio per militari.

 

Dall’1 ottobre 1918 l’indennità dei medici Odoardo Dino Anghinelli e Tito Picozzo, interino nella condotta di Pinete, venne portata da £ 10 a £ 15 giornaliere per il superlavoro a cui erano costretti dall’infuriare dell’epidemia influenzale detta SPAGNOLA.
Sintomi rivelatori di questa influenza erano la temperatura a 40°, dolori in tutto il corpo e respiro affannoso. Bastavano tre giorni di riposo a letto per liberarsene se la forma era benigna. Se la forma era maligna, difficilmente si riusciva a sopravvivere.
La SPAGNOLA che tanto rapidamente si diffuse in Italia era di forma maligna e fece registrare ben 375.000 morti.
I due medici fucecchiesi, come del resto tutti i medici dell’Italia, prescrivevano chinino ed ambiente caldo.
Gli influenzati, quelli più gravi, si sentivano soffocare, vomitavano una sostanza sierosa ed avevano forti allucinazioni.
Nonostante il rispetto delle norme igieniche prescritte con manifesto dal sindaco Emilio Bassi, la SPAGNOLA raggiunse anche Fucecchio, prima i forma strisciante (nei mesi di agosto e settembre) e poi in forma epidemica (nei mesi di ottobre, novembre e dicembre).
La SPAGOLA esplose in tutta la sua virulenza nel mese di ottobre. Dal 20 al 22 ottobre morirono 23 persone.
Morirono bambini, giovani, donne, uomini, anziani, coloni, possidenti, industriali, braccianti e perfino 5 giovani soldati del 69° Reggimento di Fanteria di stanza a Fucecchio.
Intere famiglie furono decimate. Si viveva nel terrore.
Le strade erano deserte. I negozi e gli uffici chiusi. Il silenzio era rotto dai pianti e dal rumore dei carretto che trasportavano le bare fornite da Enrico Melani, Odoardo Lunardelli, Faustina Guidotti, Giuseppe Daddi e Giuseppe Ciorli.
Alla fine del 1918 si contarono a Fucecchio 201 morti.
Le spese sostenute dal Comune avevano superato le 5.000 lire.
Il morbo aveva listato a lutto sia il capoluogo sia le campagne sia le frazioni.
Per i medici Anghinelli e Picozzo fu proposto un puro e semplice voto di plauso.

 

Il 14 ottobre 1918, mentre a Fucecchio infuriava la SPAGNOLA e quando ormai stava per concludersi vittoriosamente la Prima Guerra Mondiale, si svolse la riunione del Consiglio Comunale. Alla riunione, svoltasi nel pomeriggio, parteciparono soltanto 11 consiglieri.
Il sindaco Emilio Bassi informò i presenti che il Prefetto e le autorità militari non avevano concesso l’esonero dal servizio militare al medico condotto dottor Merlini partito nel mese di luglio. Il Medico Merlini sarebbe stato indispensabile per soccorrere le persone colpite da spagnola ogni giorno più numerose. Bassi disse ai presenti che avrebbe di nuovo avanzato la richiesta di esonero per il nostro medico condotto.
Il Consiglio Comunale ratificò le delibere della Giunta riguardanti e l’affitto dei locali per la scuola elementare di Torre e la richiesta di aumento del canone d’affitto, da parte di Celestino Boncristiani, dei locali della scuola elementare di Massarella.
La riunione fu rapidissima.
Fu quella l’ultima riunione del 1918. L’emergenza SPAGNOLA rimandò le riunioni consiliari al 13 gennaio 1919 quando ormai si era estinta.

 

Il 15 ottobre 1918 si svolse una riunione della Giunta Comunale presieduta dal sindaco Emilio Bassi. 
A Fucecchio infuriava la SPAGNOLA. La Guerra Mondiale era sempre in atto.
Fucecchio ospitava il 69° Reggimento di Fanteria.
Mancava la carne. E questo era stato l’oggetto della riunione di Giunta.
Al termine della riunione, il segretario comunale porse al sindaco un fascicoletto intestato FABBRICA DEI FIAMMIFERI.
Il fascicolo conteneva una lettera. Bassi la lesse.
“ La Direzione Generale della Società anonima Fabbriche Riunite dei Fiammiferi, con sede in Milano, ha deciso di chiudere lo stabilimento di Fucecchio sabato prossimo. Il provvedimento è causato dalla mancanza di fosforo.”
Nello stabilimento lavoravano più di 200 persone.
Bassi venne incaricato di “fare le più vive premure presso il Prefetto della provincia affinché con urgenza si interessi presso le competenti autorità per attuare il rifornimento di fosforo alla fabbrica dei fiammiferi”.
A giustificazione di tanta premura il sindaco scrisse al Prefetto:
“… mai, come nel momento attuale in cui infierisce, in questo Comune, la nota influenza (spagnola), si sono provati i benefici , prodotti dalla fabbrica dei fiammiferi, sia dal lato economico sia dal lato igienico, in quanto risulta che gli operai di detta fabbrica manipolando sostanze disinfettanti sono rimasti completamente immuni dalla malattia. Inoltre la chiusura della fabbrica darebbe certamente luogo a gravi e pericolosi disordini nella popolazione.”

 

Il 4 novembre 1918 sui muri del capoluogo un operaio del Comune affisse un manifesto che attirò l’attenzione dei pochi passanti. Era l’annuncio della Vittoria redatto dalla Giunta Comunale. Il Manifesto concludeva:
“ Cittadini, esultate, ne avete ben diritto, ma dopo l’esultanza ritornate alla calma e pensate che un nuovo periodo si apre, dinanzi a noi, e questo periodo segnerà la maggiore fortuna per la Patria, grande e unita.”
Quanti furono quel giorno a far festa? Non molti.
La guerra era finita, ma la SPAGNOLA imperversava e continuava a far vittime.
Proprio quel 4 novembre, nel capoluogo morì Sestilio Chiti di 9 anni. Era figlio di Silvio, uno spazzino comunale. Abitava in S. Andrea (via Castruccio) La madre, Assunta Fabbri, uscì di casa urlando in strada nel momento in cui alcuni, qualche metro più in là, accennavano a far festa per la vittoria. A Torre morì Letizia Campigli di 30 anni. Nell’immediata periferia dl capoluogo morì Elvina Sainati, di 2 anni, figlia dei coloni Cesare ed Attilia Simoncini.
La SPAGNOLA ed il numero abnorme di fucecchiesi morti sul fronte di guerra spensero ogni entusiasmo festaiolo..
201 furono i militari fucecchiesi periti in guerra e fra questi mio zio materno, Ovidio Falorni, e Pietro Corsi, tenente d’artiglieria, fratello del mio amico Tommaso Corsi.
Questa la parte iniziale del manifesto:
“ Il sogno di Dante, che il sangue di tanti martiri, il pensiero di tanti patriotti resero santo e fecondo, si è oggi tradotto, per la virtù, l’eroismo e il valore del nostro Esercito e della Reale Marina, in una realtà che fa sobbalzare di gioia e di entusiasmo l’animo di tutta l’Italia.
Trento e Trieste sono oggi italiane:
Cittadini, esultate, ne avete ben diritto…”

 

Il 28 ottobre 1919, alle ore 8, un fulmine si scaricò sul campanile della chiesa della Vergine.
Franò con terribile schianto tutta la facciata del campanile rivolta verso il chiostro.
Andarono distrutti il tetto del corridoio centrale e quello della Loggia sottostante al campanile che venne distrutta per metà. Cadde la campana che annunciava il CORO.
Il fulmine percorse tutte le docce della chiesa e del Noviziato (stravolgendole bruciandole), fece visita nella stanza del pianoforte (fulminandone le lampadine) e si scaricò per il canale che porta l’acqua della doccia nel fosso sottostante.
Verso la fine di novembre la chiesa venne riaperta al culto.

 

Il 10 novembre 1919, nelle elezioni politiche indette da Nitti, il fucecchiese Gaetano Pacchi, avvocato che esercitava a Fucecchio e a Firenze, fu eletto deputato della circoscrizione che comprendeva anche Fucecchio.
Gaetano Pacchi si era affacciato alla ribalta della politica, anzi della militanza socialista nel 1908, all’età di 18 anni, in qualità di animatore della sezione massimalista in contrapposizione a quella riformista.
Nel 1913 Gaetano Pacchi fondò e diresse il settimanale IL FARO in contrapposizione al giornale L’ARALDO di dichiarata ispirazione nazionalista.
Nel 1915 IL FARO si fece promotore di una campagna propagandistica contro la Prima Guerra Mondiale.
Sempre nel 1915, il Pacchi venne eletto consigliere comunale.
Il 22 maggio uscì il penultimo numero de IL FARO. Una settima dopo, IL FARO uscì ad un sol foglio e una facciata in bianco, censurata. Vi si comunica la chiusura del settimanale. Le finanze esangui e la cartolina di precetto che spediva il Pacchi al fronte ne impedirono appunto la prosecuzione.
Al suo ritorno, nel 1919 , l’avvocato Gaetano Pacchi venne eletto deputato al Parlamento.

 

25 ottobre 1920 A conclusione di intense e frequenti lotte operaie con occupazione di fabbriche e di terre, i socialisti, all’insegna dello slogan “Tutto il potere ai Soviet”, nelle elezioni di ottobre sconfissero plebiscitariamente il fronte antibolscevico composto da liberali, nazionalisti, monarchici, democratici e popolari.
Il 25 ottobre 1920 si insediò il nuovo Consiglio Comunale formato interamente da 30 consiglieri socialisti.
La prima riunione venne presieduta dall’avvocato Gaetano Pacchi.
Angiolo Cecconi, Angiolino per il popolo, venne eletto all’unanimità SINDACO di Fucecchio. Furono nominati assessori: Paolo Benvenuti, Dante Aringhieri, Donnini Alfieri e Guido Morelli..
Angiolo Cecconi espose a grandi linee, dopo aver confessato mancanza di istruzione e dopo aver assicurato onestà, fede e costanza, il proprio programma politico ed amministrativo.
“ Dobbiamo ottenere dallo Stato autonomia e libertà d’azione. I Comuni dovranno trasformarsi in comitati di azione popolare ed instaurare il regime sovietista per preparare la dittatura proletaria. Per il programma amministrativo cercheremo di proteggere poveri, vecchi, donne, fanciulli…, diffonderemo l’istruzione fino ad ora negata al popolo. Per i tributi, colpiremo inesorabilmente i ricchi, i proprietari di terreni e gli arricchiti di guerra….”
La sala consiliare, gremita di operai e contadini, gli tributò una vera e propria ovazione.

 

Il 9 dicembre 1920
Nella riunione del Consiglio Comunale del 9 dicembre 1920 vennero affrontati e risolti dei grossi problemi lasciatici in retaggio dalla Prima Guerra Mondiale: l’approvvigionamento del GRANO e il prezzo della CARNE.
Il Comune di Fucecchio contava 12,361 abitanti. Il solo capoluogo ne contava 3.919. Circa 200 erano gli uomini morti in guerra.
Gli altri gravi problemi da risolvere erano la DISOCCUPAZIONE e la mancanza di ALLOGGI.
Fucecchio aveva bisogno di 320 quintali di grano. Il Consorzio Agrario aveva fornito addirittura 170 quintali di granturco anziché di grano.
I proprietari terrieri ne fornirono (di grano) soltanto 60 quintali.
Il consigliere Billi si rivolse allora alla Lega Colonica che ne fornì in prestito circa 160 quintali.
Poiché i macellai chiedevano di poter aumentare il prezzo della carne di 2 lire al chilogrammo, vennero istituite a titolo sperimentale 3 MACELLERIE COMUNALI che, pur vendendo la carne a prezzi calmierati, realizzarono un guadagno complessivo di £ 1.104,29.
Il Consiglio Comunale autorizzò allora la Giunta a proseguire l’esperimento qualora i macellai si fossero rifiutati di praticare i prezzi di calmiere.

 

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