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Il 15 giugno 1881, al tempo del sindaco Foggini, si svolse un riunione straordinaria del Consiglio Comunale di Fucecchio che deliberò il RICORSO immediato al Parlamento del Regno d’Italia perché fosse conservata l’integrità territoriale del MANDAMENTO di Fucecchio allo scopo di parare il colpo che voleva giocarci il Comune di Castelfranco.
Il Mandamento, nato sotto il nome di VICARIAT nel 1780 per volontà del granduca lorenese Leopoldo I, comprendeva i comuni di Vinci, Cerreto Guidi, S. Croce, Castelfranco e S. Maria a Monte.
Nel 1868, dopo la nascita del Regno d’Italia, il nostro Mandamento aveva dovuto registrare le defezione dei comuni di Cerreto Guidi e di Vinci che avevano chiesto ed ottenuto di passare sotto quello di Empoli.
Il Comune di Castelfranco ( 4.300 abitanti) nel 1881 aveva progettato di diventare sede di u Mandamento del quale avrebbero dovuto far parte i comuni di S. Maria a Monte (5.780 abitanti) e di Santa Croce ( 6.368 abitanti)
Fortunatamente il ricorso presentato da Fucecchio (10.704 abitanti) venne accolto e per questa volta il MANDAMENTO di Fucecchio fu salvato.

 

Il 10 aprile 1882, dopo qualche mese di malatia, morì, all’età di 49 anni, l’architetto e consigliere comunale Pietro Comparini Rossi. Esercitava a Firenze insieme all’architetto Antonio Canestrelli. La sua salma fu tumulata nel cimitero vecchio. Ecco come lo commemorò il consigliere Montanelli:
“…fra le opere stupende che giustamente acquisteranno fama di valente architetto a Pietro Comparini Rossi, sono da notarsi: la Villa Frassineto, il Villino Oppenheim e il Palazzo Sarzana-Fuci sempre in costruzione. Il talento artistico di lui si era rivelato potente nei due grandiosi progetti: il Monumento onorario in Roma al Padre della Patria e il riordinamento del Centro di Firenze.” 
La salma del Comparini venne traslata nel cimitero nuovo, e precisamente nella cappella centrale, nel 1886 a spese del Comune che dedicò all‘architetto questa epigrafe:

QUI GIACCIONO LE SPOGLIE MORTALI
DEL CAV. PROF. ARCHITETTO
PIETRO COMPARINI ROSSI
RAPITO IMMATURAMENTE
ALL’AFFETTO DEI SUOI
ALLE SPERANZE DELL’ARTE
DI CUI LASCIAVA SPLENDIDE PROVE.
NATO IL 12 DICEMBRE 1833
MORTO IL 10 APRILE 1882.
IL MUNICIPIO DI FUCECCHIO

 

Il 15 maggio 1882, sotto la direzione del Tincolini, fu fatto il restauro della chiesa della Vergine.
Fu rifatto il soffitto a STOIATO SECONDO IL DISEGNO DELL’ARCHITETTO Micheli di Firenze; fu ridisegnato dallo stesso Micheli l’altar maggiore; fu restaurato il loggiato davanti alla chiesa con la sopraelevazione di un gradino del pavimento e con il rinnovamento delle basi delle colonne; i marmisti Tamagnini di Pietrasanta fecero in marmo l’impiantito della navata, i gradini degli altari, il balaustro e la fascia di bardiglio che circonda le basi delle pareti interne della chiesa; la bussola, le finestre furono rifatte dal legnaiolo Ottavio Comparini di Fucecchio; il pittore Celestino Medovic dipinse a tempera secco le tre lunette del loggiato della chiesa; il medesimo Medovic affrescò nelle finestre cieche della facciata S. Francesco, la Vergine e S. Antonio; dipinse anche il quadro della Madonna della Provvidenza e anche quello della Madonna delle cinque vie.
Durante l’esecuzione dei lavoro si uffiziò nel chiostro. L’uffiziatura in chiesa riprese nell’ottobre del 1882.

 

Il 19 giugno 1882 gli operai dell’impresario edile locale Giovan Battista Soldaini, alla presenza di molti curiosi e di altrettanti disoccupati, poterono iniziare i lavori per la realizzazione delle opere di primo impianto del CIMITERO PUBBLICO NUOVO ( quello attuale) che si sarebbero conclusi due anni dopo, nel 1884, e precisamente il 12 novembre.
I lavori dovevano cominciare nel mese di gennaio o al massimo nel febbraio del 1882. Purtroppo l’ingegnere-architetto Pietro Comparini Rossi, cui spettava la direzione dei lavori, si era ammalato seriamente. Le sue condizioni parvero migliorare verso la fine di febbraio. A marzo, però, si aggravarono ulteriormente. Perciò i lavori non poterono iniziare nemmeno a marzo.
Il 10 aprile 1882 l’architetto Comparini Rossi morì all’età di 49 anni.
La direzione dei lavori venne allora affidata al fiorentino Antonio Canestrelli, collega e collaboratore di Comparini Rossi. Lavoravano, infatti, nel medesimo studio a Firenze.
Il Canestrelli, come il Comparini, rinunciò al proprio onorario. Gli venivano corrisposte soltanto le spese di viaggio e di alloggio.

 

Il 3 novembre 1883 nacque a Fucecchio Olinto Del Gronchio che ha recitato un ruolo importante nella storia locale del Movimento operaio fucecchiese.
Operaio, aderì al Partito Socialista fin dagli albori del secolo.
Oltre che attivista socialista, fu uno dei primi operai che, a Fucecchio, capì l’importanza di organizzarsi in Leghe Sindacali.
Al Convegno di Firenze del 5 gennaio 1920 fu tra coloro che riconobbero la maturazione rivoluzionaria della classe operaia.
Subito dopo l’affermazione del Fascismo (1922) Olinto Del Gronchio subì molte persecuzioni.
Estromesso dalla Lega Sindacale e diffidato dall’occuparsi di questioni sindacali, fu bastonato e perquisito diverse volte.
Trascorse le feste civili più importanti del movimento operaio in camera di sicurezza ed in prigione.
L’arrivo di una qualsiasi autorità serviva da pretesto ai fascisti e alla polizia per toglierlo dalla circolazione e metterlo in quarantena.
Dopo il 25 luglio 1943 fece parte del Comitato di Liberazione Nazionale di Fucecchio.
Subito dopo la liberazione del 2.9.1944, Olinto Del Gronchio tornò all’organizzazione sindacale divenendo subito Segretario della Camera del Lavoro di Fucecchio.
Svolse per alcuni anni questa attività dalla quale si ritirò in seguito per ragion di età e di salute.
Morì povero. Aveva abitato da sempre in una catapecchia del Poggetto (Piazza Cavour) di cui non era proprietario.
Morì nel 1957.
Dietro al suo feretro, accanto alla bandiera della CGIL sfilarono le bandiere di tutto il movimento democratico fucecchiese.

 

Il 3 novembre 1884, alle ore 13,30, la piena dell’Arno ruppe l’argine vecchio del Campuccio ”frammezzo alla lunette nuove rifatte sulle rotture della precedente della precedente alluvione dl 29 febbraio dello stesso anno.”
Dopo l’alluvione l’acqua si stese al solito per tutto il piano di Santa Croce fino a S. Ginesio ed alle Calle sorrette dall’argine del Padule penetrò nella chiesa delle Vedute dal di sotto del pavimento fra gli scalini dell’altare di S. Luigi, e dalle stanze dei Coronati Scalzi e dalla sagrestia.
L’acqua si alzò fino alla scalone del presbiterio, e forse poco più di un dito del Presbiterio medesimo.
La pioggia era caduta ininterrottamente dal 15 ottobre.
Si ruppero gli argini anche a S. Croce e quelli del Callaione a Fucecchio.
Il 6 novembre le acque dell’Arno si unirono a quelle del Padule.
La pianura tra Fucecchio e S. Croce si trasformò in un lago vero e proprio. Esso veniva percorso con barche abbastanza grandi per poter portare aiuti a tutte le case rimaste ain mezzo alle acque.
Non vi furono vittime.
Le bestie erano state portate in paese e sulle colline delle Cerbaie o dell’Albano.
Il 7 novembre cadde ancora moltissima pioggia e l’acqua alluvionale lambì perfino il Teatro Pacini.
Furono evacuate anche le famiglie di Saettino perché in quel punto l’argine minacciava rovina.
L’alluvione si riversò di nuovo nelle nostre campagne anche il 10 ed il 12 novembre.
Per scongiurare l’alluvione, il canonico Gaetano Maria Rosati aveva iniziato un triduo alla Vergine delle Vedute a partire dal 2 novembre “ad petendam serenitatem”
Poi, per attenuare i disastrosi effetti dell’alluvione, in Collegiata era stato esposto il Santissimo dal al 9 novembre e, a partire dal 12 novembre, era stato fatto un triduo a S. Candido.
Anche i frati scoprirono il SS. Crocifisso dal 5 al 9 novembre
Il tempo si rimise definitivamente a sereno il 14 novembre.
Il 17 novembre il priore delle Vedute fece un solenne ringraziamento alla Madonna.

 

Il 20 novembre 1884 il vescovo di S. Miniato, alle ore 14, venne a consacrare il CIMITERO NUOVO di Fucecchio, il secondo. Il cimitero era stato consegnato fresco fresco il 19 giugno 1884 al nostro Comune dall’impresario edile Giovan Battista Soldaini.
Fu inaugurato il 1° gennaio 1885.
Il vescovo. Il giorno della consacrazione , poté ammirare la bella cancellata, gli 8 quadri destinati all’interramento delle salme, il muro di cinta, la Cappella centrale con le due stanze mortuarie laterali, le due cappelle comunali con i loculi di fianco alla cappella centrale ed un moncone del LOGGIATO monumentale (erano state realizzate soltanto 7 delle 15 arcate progettate).
Il progetto di questo secondo cimitero pubblico era stato disegnato dal concittadino architetto Comparini, consigliere comunale e titolare di un avviato Studio Tecnico a Firenze.
Il lavori per la realizzazione del cimitero furono diretti dal fiorentino Antonio Canestrelli, collega e collaboratore di Pietro Comparini Rossi, morto prematuramente prima dell’inizio dei lavori. Il Canestrelli rinunciò al proprio onorario.
Benché la costruzione del Cimitero Nuovo fosse stata deliberata il 3 gennaio 1880, i lavori erano stati iniziati nel giugno del 1882 a causa delle controversie sorte fra il Comune ed alcuni proprietari del terreno su cui doveva essere costruito il cimitero.

 

Il 22 dicembre 1885 la Deputazione Provinciale autorizzò il Comune di Fucecchio a vendere il Convento di S. Salvatore che si trova sul Poggio Salamartano. Il Comune ne era diventato proprietario il 20 novembre 1873 in virtù della Legge speciale dell’Incameramento dei beni ecclesiastici del 7 luglio 1866. Il nostro Comune aveva ridotto un’ala del convento a Scuola Elementare Maschile. La Scuola elementare Femminile vi era già installata al piano terra dal 1783. Le due scuole elementari vi rimasero in funzione fino al novembre del 1899.
Il Comune di Fucecchio aveva deciso di rivendere il Convento l’1.10,1885: col ricavato della vendita avrebbe voluto costruire un edificio scolastico nuovo. Molto interessate all’acquisto si mostrarono due delle 9 suore che dimoravano, quali ospiti, nell’ex convento di S. Salvatore.
Allo scopo di abbassare il prezzo richiesto dal Comune (30.000 lire) finsero di ritirarsi dalla trattativa. Le monache, allora, incaricarono dell’acquisto del convento certo Benedetto Luigi di Ponte a Egola che riuscì a condurre in porto l’affare,
Il contratto stilato il dì 8 ottobre 1886 venne sottoscritto dal Sindaco Carlo Landini Marchiani e da tre delle 9 ex monache ancora dimoranti nel convento: Lampaggi Teresa (badessa), Benedetti Cherubina e Benedetti Giuseppa.
Il prezzo di acquisto fu di 20.000 lire.
Diecimila lire furono versate subito (dalle monache); le altre diecimila furono versate nel 1899, quando il Comune lasciò liberi i locali dove aveva realizzato la scuola maschile e quella femminile.

 

L’8 ottobre 1886, con atto rogato dal notaro Bonfiglioli, le monache clarisse Teresa Lampaggi, Giuseppina Benedetti e Cherubina Menichetti, anche a nome e per conto delle altre consorelle, ricomprarono dal Comune di Fucecchio il fabbricato con orto dell’ex Monastero di S. Salvatore. Il monastero era stato loro assegnato ad uso abitazione vita natural durante con atto notarile del 20.11.1873 che faceva riferimento alla Legge speciale dell’Incameramento dei Beni Ecclesiastici dell’8 luglio 1866. La somma corrisposta dalle monache al Comune dovette aggirarsi sulle 20.000 lire che vennero accantonate per la costruzione dell’edificio scolastico che 13 anni dopo venne costruito in Piazza XX Settembre.

 

Il 14 ottobre 1886, nel corso della seduta Consiliare, il sindaco Carlo Landini Marchiani rese noto che l’8 ottobre aveva venduto il Convento di S. Salvatore, previa autorizzazione dell’Amministrazione del Fondo per il Culto rilasciata l’11 marzo 1886, alle “signore (suore) Lampaggi Teresa, Benedetti Cherubina e Benedetti Giuseppa nominate dal sig. Luigi Benedetti di Ponte a Egola” cui era stato affidato l’incarico della contrattazione.
Il Comune ricavò dalla vendita del Convento di S. Salvatore 20.000 lire che vennero pagate dalle suore in due rate: 10.000 lire all’atto della sottoscrizione del contratto e 10.000 nel 1899 quando le scolare e gli scolari si trasferirono dalla scuola di S. Salvatore in quella di Piazza XX Settembre.
Il Comune era diventato proprietario del Convento di S. Salvatore il 20.11.1873.
Valendosi infatti della legge del 7 luglio 1866, il nostro Consigli Comunale aveva chiesto ed ottenuto la cessione gratuita del convento per ridurlo a Scuola elementare maschile.
Nel 1873 era 14 le monache presenti in S. Salvatore e non potevano essere mandate via perché la legge ne prevedeva l’allontanamento solo se fossero state 6 o di meno.
Nel convento, dove già esisteva la scuola elementare femminile, venne ricavata la scuola elementare maschile che cominciò a funzionare il 4 novembre 1874.

 

Il 3 agosto 1887, a Roma, venne riconosciuta la validità dei processi sui due miracoli compiuti da padre Teofilo e riguardanti la guarigione istantanea, immediata, di Francesco Tognetti, affetto da paraplegia alle gambe, e della bambina Giuseppina Aleotti affetta da coxalgia al femore sinistro.

 

Il 30 ottobre 1887 il papa, con decreto pontificio, ordinò che nel corso delle funzioni religiose e nei funerali non dovevano prendervi parte BANDIERE di qualsivoglia Società o Istituto, ad eccezione della bandiera del Comune.

 

Il 22 febbraio 1888 il Magistrato della Misericordia deliberò e di prendere immediato possesso dello stabile della chiesa di S. Salvatore e dei relativi arredi sacri conservando aperta al culto la chiesa medesima e di riparare subito la loggetta davanti alla chiesa.
L’uso della chiesa unitamente ai locali annessi, ai mobili e agli arredi sacri di pertinenza della chiesa era stato concesso dal nostro Comune con atto notarile del 3 dicembre 1874.
L’atto notarile non era diventato esecutivo perché una clausola in esso contenuta, la chiesa veniva lasciata alla custodia e all’uso delle superstiti monache ex professe fino a quando fossero rimaste almeno in numero di 6. Purtroppo nel 1888 nel monastero non vi erano nemmeno 6 suore nonostante avessero ricomprato dal Comune, in data 8.10.1887, il fabbricato(del monastero) con orto già ad esse assegnato pro tempore, ad uso abitazione, il 20.11.1873.
In pratica, però, il mantenimento della chiesa e l’esercizio dl culto nonché la custodia degli arredi sacri e dei mobili descritti nell’inventario del 17.10.1888 viene gestito, a partire dall’8.1.1890, dalle monache così come stabilito nella Convenzione dell’8.1.1890 fra le clarisse e la Misericordia.
Alla Misericordia spettava l’onere della riparazione dei finestroni.
Nel 1915 la chiesa venne adibita ad alloggio per militari e la Misericordia riscosse l’indennizzo pubblico. La Misericordia si serve della chiesa due volte l’anno: per la Festa della Madonna di Lourdes e per la Commemorazione dei defunti.
(Bollettino Storico n.8)

 

Il 17 ottobre 1888 venne registrato dal notaro Lampaggi l’INVENTARIO di tutti gli arredi sacri e dei MOBILI di pertinenza della chiesa di S. Salvatore.
L’atto notarile venne registrato a Fucecchio il 5.11.1888.

 

Il 4 maggio 1889 nacque a Milano il pittore Luigi Gaioni che nel 1948 e negli anni successivi affrescò la volta del coro, la parete sinistra con volta e la volta della parete destra del transetto della Collegiata di Fucecchio.
Il Gaioni aveva frequentato i corsi di anatomia all’Accademia di Brera, la Scuola del Nudo di Cesare Tallone e Corsi di arte applicata al Castello Sforzesco.
Visse a Parigi dal 1928 al 1940 tenendosi in stretto contatto con De Chirico, Severini, De Pisis, Savino e Mario Tozzi. Ha affrescato le chiese di S. Pierino,Ponsacco, Crespina, Poggio al Pino. Suo il ritratto del vescovo Monsignor Pierazzi che si trova nel salone delle assemblee della Cassa di Risparmio di S. Miniato.
Morì a S. Miniato il 3 febbraio 1966.
Nel 1921 si era sposato con Lina Lami di S. Miniato. Dal loro matrimonio nacque la figlia Marina.
Nel 1933 partecipò ad una esposizione di pittori italiani (Modigliani, De Chirico, De Pisis, Severini, Tozzi) e vinse il primo premio con il dipinto La Vergine.
Nel 1928 si era rifugiato in Francia per insofferenza verso il Fascismo.
Nel 1946 ottenne la cattedra di Storia dell’Arte inserita nei Corsi di Teologia del Seminario di S. Miniato.

 

Il 16 maggio 1889, nell’Ufficio del sindaco Carlo Landini Marchiani, si completò la stesura di una memoria-relazione che l’indomani doveva essere sottoposta all’approvazione del Consiglio Comunale. Di che soa si trattava?
Il 6 maggio 1889 il Ministro della Giustizia, Zanardelli, aveva presentato un disegno di legge che prevedeva la soppressione di tanti Mandamenti ( PRETURE)
L’11 maggio 1889 l’onorevole Guicciardini scrisse al nostro sindaco che la Procura Generale aveva in animo di sopprimere anche il Mandamento di Fucecchio. Nella medesima lettera invitò il Consiglio Comunale a stendere una memoria-relazione per avvalorare la necessità della conservazione del nostro mandamento che contava 29.079 abitanti.
La memoria-relazione venne approvata l’indomani dal nostro Consiglio Comunale e successivamente da quelli di S. Croce, Castelfranco e S. Maria a Monte.
Il testo della Memoria venne fatto stampare e fu trasmesso non solo al Governo del Re perché recedesse dal proposito di soppressione, ma anche a 118 notabili perché interponessero i loro buoni uffici. Tra questi i parlamentari toscani e il Ministro della Marina.
Intanto il Parlamento, il 1° aprile 1890, autorizzò Zanardelli a rendere esecutivo il disegno di legge del 1889.
Un terzo delle PRETURE cadde sotto i colpi della mannaia della soppressione.
Il Mandamento di Fucecchio, grazie alla memoria-relazione e agli appoggi dei notabili, venne conservato

 

L’8 gennaio 1890 venne stipulata una CONVENZIONE fra le monache clarisse di S. Salvatore e l’Arciconfraternita della Misericordia riguardo 
alla custodia e al mantenimento degli arredi sacri, 
alla cura della chiesa di S. Salvatore
e all’esercizio del culto nella medesima chiesa.
Queste furono le basi della suddetta CONVENZIONE:
1- La Misericordia ritirerà subito e conserverà presso di sé tutti gli arredi, i mobili e quant’altro di sua proprietà ( la Misericordia aveva preso possesso della chiesa il 22.8.1888 in seguito alla delibera comunale del 3.12.1874 ),
2- Le monache si assumono l’onere del mantenimento della chiesa e l’esercizio del culto nella medesima e prendono in consegna gli arredi e i mobili elencati nell’Inventario del 17.10.1888;
3- La Misericordia si obbliga a far riparare i finestroni della chiesa;
4- In caso di bisogno, sia la Misericordia che le monache debbono imprestarsi gli oggetti per le loro necessità rituali.

 

Il 15 febbraio 1892 il Comune deliberò di accelerare i tempi per la realizzazione della piazza antistante l’ospedale allo scopo di rendere più decoroso il paese in occasione della inaugurazione del monumento a Giuseppe Montanelli. In quella occasione ( 17 e 18 luglio 1892) sarebbero giunte in Fucecchio personalità di grande spicco.
Poiché nel 1891 si era provveduto alla demolizione dei fabbricati in rovina occupanti l’area dell’attuale piazza (il Convento e la chiesa di S. Andrea e altre sette case) restavano da compiere alcuni lavori importanti:
1- lo sterro, la massicciata e i fognoli;
2- la zanella lungo le case del Giannini e del Comparini;
3- lo zanellone lungo il fabbricato dell’ospedale; 
4- la pavimentazione della piazza.
Si deliberò pure di intitolare la piazza al Principe Vittorio Amedeo di Savoia morto di recente.
L’autorizzazione per la costruzione della piazza, tramite la demolizione del convento, della chiesa di S. Andrea e delle 7 case che occupavano l’area della futura piazza, era stata concessa il 7.11.1889. Il Comune era diventato proprietario della chiesa e del convento tramite un atto di permuta con la Misericordia (3.12.1874): Le 7 case erano state regolarmente acquistate dai nostri amministratori.
Subito dopo il 15 febbraio 1892 iniziarono i lavori per la realizzazione della piazza che vennero portati a termine in tempo utile.
(Delibera di Giunta n.727 del 1892)

 

Il 22 marzo 1892 si svolse una riunione del Consiglio Comunale abbastanza burrascosa. Poiché era morto da poco Carlo Landini Marchiani e la vedova si era rifiutata di mettere a disposizione delle autorità che sarebbero dovute intervenire alla inaugurazione del monumento a Giuseppe Montanelli il suo palazzo, il consiglio dovette far fronte a due evenienze non previste:
- lo spostamento della data per la inaugurazione del monumento;
- un ingiunzione dello scultore Romanelli che esigeva, senza ulteriori rinvii il pagamento della statua per un ammontare di 2.400 lire.
E il Comune questi soldi non li aveva.
Il consigliere Ceci propose d’insistere presso la marchesa Landini perché aprisse il suo palazzo. Il dottor Angiolo Bonfiglioli gridò che lui non si sarebbe preso l’impegno di interpellare la marchesa. Altri chiesero di rimandare l’inaugurazione del monumento dal 17 giugno al 20 
settembre. La riunione non approdò a niente di concreto.

 

L’8 maggio 1892 il Consiglio Comunale deliberò che l’immagine di S. Cristoforo affrescata sulla facciata del palazzo Montanelli in piazza Vittorio Veneto fosse demolita essendo ridotta in cattivissimo stato e non avendo nessun valore artistico.
I cittadini si opposero alla delibera con la raccolta di firme ad opera di un Comitato costituitosi ad hoc il 9 maggio.
La delibera venne cancellata.

 

Il 20 maggio 1892, in seguito alla presentazione di due raccolte di firme (76 e 92), venne revocata la delibera di demolizione della pittura di S. Cristoforo posta sula facciata del Palazzo Ranier-Montanelli in piazza Vittorio Veneto.
La delibera di demolizione era stata presa 18 giorni prima e precisamente il 2 maggio 1892.
Risolutivo fu l’intervento del sindaco Foggini Emilio che riuscì a “dimostrare” il valore storico della pittura. Ecco uno stralcio del suo intervento:
“ Perché intendo che sia conservata la effigie di S. Cristoforo, essendo una MEMORIA STORICA che rimonta fino all’epoca in cui i Guelfi e i Ghibellini fecero la convenzione di pace, e fu scelto questo santo da dipingersi nel posto dove si trova attualmente come simbolo di pace duratura e forte, e come attestato di riconoscenza per questo popolo che si era mantenuto fino ad allora neutrale, prescrivendo altresì che tutti gli atti di contrattazione che fossero fatti da quell’epoca in poi non avrebbero avuto nessun valore, se non venivano firmati sotto quell’immagine. Memorie più esatte si potrebbero rilevare negli Annali storici della Toscana o nell’Archivio di Stato”

 

Il 20 maggio 1892 venne insediato nella parrocchia di S. Maria delle Vedute il canonico Eugenio Mannini, dopo cinque anni di vacantato (dal 1887 al 1892) durante i quali la parrocchia fu retta in qualità di economo spirituale dal sacerdote Giuseppe Masani.
Il canonico Eugenio Mannini era un giovane sacerdote di grande ingegno, di nutrita cultura, dotato di eloquente parola e con il cuore ardente di apostolico zelo, ma di malferma salute, tanto che venne a mancare all’affetto dei suoi parrocchiani dopo appena cinque anni dalla nomina a priore della chiesa.
Era nato a Fucecchio il 24 agosto 1866 e morì il giorno 11 aprile 1897 a soli 30 anni di età.
Il filosofo Augusto Conti dettò la seguente epigrafe per la pietra tombale del giovane priore:

Tu che leggi venera il sepolcro
del parroco di S. Maria delle Vedute
e canonico della Collegiata
Eugenio Mannini
Cuore ardente di apostolico zelo
Per la salute del popolo,
labbro eloquente costumi angelici
aspetto soavissimo
mente ornata di eloquenti studi,
tal sacerdote figlio amico cittadino
da deplorare che il dì 11 aprile 1897
trentenne ce lo rapisse il cielo
dove i genitori Oreste e Luisa
sperano ansiosi di rivederlo
consolazione unica in tanto dolore.

 

Il 21 giugno 1892 il Conte Fantoni, membro del Comitato per l’inaugurazione del MONUMENTO a Giuseppe Montanelli in occasione del trentesimo della morte dell’illustre concittadino, lesse in adunanza le lettera trasmessagli dalla SOCIETA’ OPERAIA ed indirizzata al sindaco Emilio Foggini. 
Con questa lettera la Società Operaia si assumeva l’onere di pagare lo scultore Romanelli, l’autore della statua a Montanelli. La somma fu di lire 2.400. E il Romanelli si era fino ad
allora rifiutato di spedire la statua a Fucecchio perché non aveva ancora ricevuto una lira. L’intervento della Società Operaia indusse il Romanelli a spedire immediatamente a Fucecchio la statua già pronta da alcuni mesi.

 

Il 17 luglio 1892 venne inaugurato il Monumento a Giuseppe Montanelli, opera dello scultore fiorentino prof. Romanelli che lo aveva approntato fin dall’aprile del 1891.
Siccome non si riuscivano a raccoglier le 2400 lire pattuite quale compenso per lo scultore, il monumento venne inviato a Fucecchio soltanto nel luglio del 1892 perché soltanto il 21 giugno vennero trovate le 2400 lire sborsate dalla Società Operaia di Fucecchio.
Il popolo, quando vide il Montanelli rappresentato in piedi, con il braccio al collo in ricordo della battaglia di Curtatone e Montanara, con un plico nell’altra mano e con dietro un pila di libri, applaudì commosso. Ma subito dopo coniò il soprannome che accompagnerà per sempre la statua. “Caalibri”
In occasione dello scoprimento del monumento di Giuseppe Montanelli , venne inaugurato anche il TIRO A SEGNO posto dopo il cimitero.
Esiste ancora nell’Archivio fucecchiese la minuta del testo del manifesto con il quale si informano i Fucecchiesi che in concomitanza con il 30° anniversario della morte di Giuseppe Montanelli sarebbero stati inaugurati il MONUMENTO e il TIRO A SEGNO.

 

Il 31 dicembre 1892 venne collaudato il LOGGIATO monumentale del Cimitero nuovo (l’attuale) che era entrato in funzione il 1° gennaio 1885.
Nel 1885 il cimitero presentava un moncone di Loggiato e cioè solo 7 delle 15 arcate progettate.
La costruzione delle rimanenti 8 arcate fu deliberata il 9 gennaio 1891.
L’asta di appalto per la costruzione delle rimanenti 8 arcate fu aggiudicata per 8.803 lire all’impresario Soldaini Emilio.
I lavori, iniziati nel maggio 1892, furono terminati nel mese di agosto e collaudati il 31 dicembre 1892.

 

L’8 maggio 1893 vennero affissi in Fucecchio i manifesti che annunciavano l’avvenuta costituzione della Camera del Lavoro a Firenze e provincia. Questo il testo:

LAVORATORI,
per iniziativa della Camera di Commercio, e col concorso di 45 Società Operaie, in Firenze si è costituita la Camera del Lavoro, i cui scopi precipui sono:
- di propugnare gli interessi dei lavoratori della mano e della penna in ogni contingenza della loro vita economica;
- di provvederli di un collocamento senza veruna spesa e alle migliori condizioni;
- di studiare le cause intime della disoccupazione e avvisarne i rimedi;
- di intervenire, equa moderatrice, nelle questioni che possono sorgere tra principali e sottoposti e nell’interesse comune migliorarne i rapporti.
Voi tutti lavoratori dei campi, delle cave, delle officine e di ogni arte e mestiere, organizzatevi, unitevi alla Camera del Lavoro, la quale sarà a voi provvida di benefizi oltre ad essere la rivendicazione del diritto di umanità, acciocché il lavoratore non sia più strumento, ordigno o automa, anziché uomo e che la sua famiglia viva non di stenti o languori, ma nutrita di corpo ed educata di mente.
Firenze, 7 maggio 1893
La tassa annua di iscrizione è di centesimi 50.

 

Il 29 maggio 1893,per iniziativa di un Comitato cittadino presieduto da L. Freschi e con l’appoggio del Consiglio Comunale, si svolse, con una cerimonia pubblica, la commemorazione della battaglia di Curtatone e Montanara (29 maggio 1848).
In tale occasione venne posta sulla facciata della Pretura, oggi Liceo, una lapide che doveva essere murata sul pilastro dei BANDI dell’ex Palazzo Pretorio. Questo il testo della lapide.

Dal solo amor di Patria ispirati
lasciarono nel 1848 la famiglia
per correre sui piani lombardi
a combattere le prime battaglie
della redenzione italica
i cittadini fucecchiesi
Montanelli prof. Giuseppe - ferito
Baschieri ing. Luigi - ferito
Simoncini Pietro - ferito
Banti avv. Gino
Barontini Francesco
Menichetti avv. Tito
Nelli dott. Giovanni
Simoncini Francesco
Simoncini Giovacchino
Soldaini Giovanni fu Arturo
Bertolacci cav. Avv. Giovanni
29.5.1893

 

Il discorso commemorativo fu tenuto dall’avvocato Conte Francesco Guicciardini che giunse alla stazione ferroviaria alle ore 10 e fu ricevuto da una rappresentanza comunale oltre che dai membri del Comitato.
Il corteggio che si portò nella piazza della Pretura ( oggi Vittorio Veneto) partì dal piazzale della Ferruzza alle ore 16,30.
Il 29 maggio 1898 la Prefettura di Firenze, accogliendo la DEPLORAZIONE del nostro Consiglio Comunale, annullò con un decreti l’aumento del prezzo del pane che essa medesima ci aveva imposto.
Il Consiglio comunale aveva scritto:
“ Si deplora che i poteri e le autorità competenti non abbiano saputo in tempo escogitare ed attuare quei rimedi preventivi che avrebbero evitato una repressione resa dall’imprevidenza tanto più dannosa e grave”
Il Consiglio Comunale, dopo quel riparatore decreto prefettizio, deliberò addirittura l’apertura di uno spaccio municipale per la vendita del PANE.

 

Il 17 febbraio 1895 si costituì a Fucecchio una Società Laica di Pubblica Assistenza che si proponeva di prestare soccorso morale e materiale nei pubblici e privati infortuni
Questi i suoi scopi:
- trasportare gli ammalati soci al civico ospedale o a domicilio;
- fare mute, assistenza agli infermi e le prime medicature ai feriti;
- eseguire i trasporti funebri quando siano richiesti in forma puramente civile;
- prestare soccorso con tutti i mezzi di cui la Società dispone in caso di pubbliche calamità;
- prestare l’opera propria quando si manifesti un disastro derivante da incendio, da rovine o da inondazione;
- soccorrere, anche con sussidi giornalieri, i soci ammalati secondo il loro stato economico e quello della Società.
Lo STATUTO della Pubblica Assistenza si componeva di 49 articoli suddivisi in 5 Titoli.
Questo Statuto venne approvato nell’adunanza dell’Assemblea del 12 gennaio 1914 e fu anche corredato di 2 Regolamenti
Questa Società venne sciolta ed inglobata nella Croce Rossa Italiana per decisione della Regime dittatoriale fascista negli anni ’20.
La Pubblica Assistenza si è ricostituita, a livello comprensoriale, il 25 settembre 1980.

 

Il 21 maggio 1895 giunse a Fucecchio una lettera del tenente medico Nardini del 9° Fanteria d’Africa che era stato fatto prigioniero presso il Negus nel corso della guerra africana.
La lettera diceva:
“ Carissimo babbo,
sono arrivato. Baci. Vostro figlio Nardini”
Immensa fu l’esultanza dei Fucecchiesi che lo credevano morto.
Il Nardini fu accolto alla stazione dalla Giunta Comunale.
Sette giorni dopo il suo arrivo, fu festeggiato con un solenne banchetto in suo onore (8 giugno 1895). In questa occasione fu inviato un telegramma al Re che rispose con messaggio pieno di retorica.

 

L’11 giugno 1895 venne aperta, fra Santa Croce e Fucecchio, una LOGGIA MASSONICA.
Questa Loggia rappresentò per molti una specie di profanazione al buon senso e alla giustizia.
Ne fu molto turbato Monsignor Pio Del Corona, vescovo di S. Miniato, che nella Massoneria vedeva la fonte di ogni perversione sociale. Ecco cosa scrisse ai fucecchiesi:
“Nella Loggia si appiatta e impera il padre della menzogna, l’omicida dello spirito. Come padre della menzogna dice: - Non date retta a Cristo e ai suoi preti. Tornate al vecchio errore che io stabilii nel mondo, errore che blandisce i sensi, allarga gli istinti e vi dà il diritto di godere e stragodere.
Come omicida dice:- Date di piglio nel sangue, levate via dalla terra questo e quello che vi contende il piacere. Non v’impaurisca il pugnale, adusatevi a maneggiarlo alla svelta e senza ribrezzo.”
Il vescovo concludeva con questo appello accorato:
“ Popolo di Fucecchio che sei in tutela di S. Candido e del Venerabile Teofilo, due campioni di quella fede che vinse il mondo, si tenta di offuscare la gloriosa reputazione di che godi da secoli….Ora pensa che a questa Regina si fa villania…. E il suo Figlio è bestemmiato..”

 

Il 20 settembre 1895 venne festeggiato solennemente il 25° anniversario della riunione di Roma all’Italia.
Una delegazione comunale formata da Franco Pacchi, Emilio Bassi e Onorato Vivaldi rappresentò Fucecchio a Roma.
La Banda di Fucecchio denominata Umberto I suonò al mattino per le vie fucecchiesi;
dalle ore 11 alle ore 12 la Banda suonò in Piazza Vittorio Veneto;
Alle ore 16, dopo l’estrazione delle quattro DOTI, suonò di nuovo nella Piazza;
Alle 20 suonò nello spiazzo dove sarebbe nata Piazza XX Settembre;
alle 21,30 la Banda si esibì ancora sotto il Loggiato del Palazzo pretorio in Piazza Vittorio Veneto.
Le quattro DOTI estratte a sorte fra 147 ragazze povere di età compresa tra i 14 e i 30 anni vennero assegnate a Montanelli Maddalena, Salvadori Ottavia, Gargani Mariangela e Guasqui Bianca. Una dote di 40 lire, elargita dal Circolo Fucecchiese e dalla Pubblica Assistenza, venne assegnata anche a Bongi Maria.
A perpetuo ricordo della conquista di Roma, in occasione del 25° il Comune decise di chiamare PIAZZA XX SETTEMBRE il piazzale da costruirsi nell’area proveniente dalla Eredità Landini Marchiani donata da Re Umberto I al Municipio di Fucecchio.
Preceduti da alcune esecuzioni della Banda locale, alle ore 20 in quell’area destinata a diventare Piazza XX Settembre vennero fatti i fuochi d’artificio.

 

Il 19 ottobre 1895, pochi mesi prima della cerimonia di Beatificazione, fu eseguita la ricognizione giuridica sul corpo di S. Teofilo da Corte alla presenza di alcuni notabili religiosi e di due medici-chirurghi: il dott. Lelio Pera e il dott. Gaetano Montanelli.
Furono reperiti nel recipiente di piombo collocato nella cassa pezzetti di ossa poi collocati in un vaso di vetro; in un secondo vaso, grani di corona da rosario e avanzi di corda; in un terzo vaso, altri detriti.
Il padre Guardiano presentò anche una cassetta contenente 2 tonache senza cappuccio, il lenzuolo sul quale il santo morì, un paio di mutande, un sospensorio di lino e due sandali: vi erano anche i certificati.
Le precedenti ricognizioni erano state effettuate nel 1769 e nel 1807.
La Beatificazione venne celebrata nella Basilica di S. Pietro a Roma il 19 gennaio 1896.

 

Sabato 9 maggio 1896 continuarono i grandiosi festeggiamenti in onore del novello Beato Teofilo da Corte (la beatificazione era avvenuta nei primi mesi dell’anno):
Celebrò il Pontificale Monsignor Donato Velluti Zoti vescovo di Oropa. Fu eseguita la Messa in musica di Pacini.
Il giorno dopo, domenica, pontificò monsignor Pio Dal Corona vescovo di S. Miniato. Venne eseguita la Messa in musica del Cherubini.
Alla sera i Vespri vennero eseguiti con musiche di Cagliero, Capocci e Gounod.
Poi processione solennissima con l’urna del Beato alla quale parteciparono le Confraternite del paese e delle parrocchie vicine, il clero regolare e secolare. La processione venne accompagnata dalle filarmoniche di Fucecchio e di Ponsacco.
Al termine della processione vennero fatti i fuochi artificiali e ci fu il sollevamento di alcuni globi aerostatici. Furono illuminati la facciata della chiesa, il campanile e le vie adiacenti a piazza LA Vergine. Dopo i fuochi si esibì in concerto la banda di Ponsacco.

 

Il 5 giugno 1896, alle ore 6,36, accolto dalla Giunta Comunale e da gran numero di fucecchiesi, giunse alla stazione di S. Miniato-Fucecchio il concittadini tenente medico Dott. Giulio Nardini con una mano ferita.
Il Nardini era un reduce della nostra sfortunata campagna etiope.Proprio quando le nostre truppe giunsero a Cheren, il ministro Guicciardini aveva telegrafato al nostro sindaco:
- Secondo notizie inviate dal Maggiore Salsa, il tenente medico Giulio Nardini del 9° Fanteria d’Africa sarebbe prigioniero presso il Negus.
Poiché da tempo si andava propalando che i nostri prigionieri venivano evirati, i fucecchiesi temettero il peggio. Tutti discutevano di questo caso.
Ma il 21 maggio 1895 giunse una lettera al padre del Nardini con queste semplici parole:
“ Babbo carissimo, sono arrivato. Baci. Vostro figlio Nardini.”
Fucecchio esultò. Il Comune fece affiggere un manifesto per informare la popolazione che il dott. Giulio Nardini era vivo e che presto avrebbe fatto ritorno a Fucecchio.
Sette giorni dopo il suo arrivo venne organizzato un solenne banchetto in suo onore. In questa occasione fu inviato u telegramma al re Vittorio Emanuele III° che mostrò di gradirlo la punto che ce ne spedì uno di risposta.

 

Il 21 ottobre 1896, diciassette consiglieri comunali pregarono il sindaco di mettere “all’ordine del giorno di una delle prossime adunanze la proposta di essere autorizzata la edificazione di un nuovo ed ampio fabbricato scolastico, molto di più che i fondi ci sono colle 20.000 lire depositate alla Cassa di Risparmio, colle 15.000 che ha deliberato di dare l’Opera Pia Landini Marchiani e col terzo che per Legge è obbligato a dare lo Stato.”
Un mese dopo Il Consiglio Comunale, riunitosi in sessione straordinaria alle ore 14,30, accolse la richiesta dei 17 consiglieri e nominò una Commissione affinché suggerisse una località dove costruire la nuova scuola.
La Commissione scartò per ragioni finanziarie Piazza XX Settembre ed indicò queste tre località:
1) L’orto del canonico Montanelli in Piazza La Vergine
2) La piazzetta del Roccone, al termine di Via Pietro Martini, nel terreno del Principe Corsini
3) L’area attualmente occupata dalla Caserma e dal residence dei carabinieri in Piazza Montanelli.
Nel 1896 la scuola elementare maschile e femminile si trovava ala piano terra e al primo piano dell’attuale foresteria del monastero di S. Salvatore
I locali del monastero, ridotti ad aule scolastiche nel 1874, risultavano ormai inadeguati e antigienici.
Il 7 febbraio 1897 accadde un fatto imprevisto: il sindaco Pera si vide recapitare su carta bollata da £ 0,50 una petizione firmata da ben 350 fucecchiesi i quali chiedevano che la nuova scuola venisse costruita in Piazza XX Settembre.
La richiesta venne accolta e l’esecuzione del progetto fu affidata all’architetto Micheli.

 

Il 9 novembre 1896 Angelo Francesco Leccia del Poggio di Oletta in Corsica, assalito da una forte nevralgia facciale che in breve si estese a tutto il corpo, al colmo della disperazione, dopo tre giorni di inaudita sofferenza, chiamò a sé la figlia e le ordinò:
-Va’, va’ presto dal medico e fatti dare un bicchiere di acido nitrico per la bocca, acciò mi intormentisca da queste pene! Non ne posso più.
Essendosi fatto più acuto il dolore, si prese fra ambedue le mani il capo ed esclamò:
- O Beato Teofilo, fatemi cessare questi dolori così acuti!
E, detto fatto, all’istante, il dolore si calmò, sparì l’enorme enfiagione della faccia, né mai più ebbe alcun sintomo di questo male.

 

Il 6 maggio 1898, nonostante il divieto delle autorità, Fucecchio scese in sciopero per protestare contro l’aumento dei prezzi del grano, della farina e del pane. Si formò un corteo, con in testa le donne, che si diresse verso il municipio. Si gridavano slogan come: “Abbasso la tassa sul macinato!”
Il sindaco, dal balcone del municipio, invitò le persone a ritornare a casa. Le persone gli risposero con una bordata di fischi. A questo punto si rese necessario l’intervento dei carabinieri a cavallo i quali, dopo ripetute cariche, dispersero i dimostranti e ne intrappolarono alcuni che finirono in prigione a S. Miniato.

 

Il 7 dicembre 1898 fece professione solenne di voti a Siena frate Bernardino Pieri da Palazzuolo di Romagna dove era nato il 3.11.1860. Al suo ritorno dalla vita militare, si sentì ispirato a farsi religioso. Un anno dopo la professione dei voti, nel 1899, da Siena venne mandato nel Ritiro di Fucecchio. Amante scrupoloso della povertà, obbediente, amorevole con tutti, si guardò sempre da qualsiasi parola di mormorazione o di critica a danno di chiunque. Ai dolori che gli dava il cancro alla vescica rispondeva baciando affettuosamente il crocifisso e con una fortissima rassegnazione.
Morì il 21 aprile 1935 nell’infermeria francescana di Pisa, assistito da un padre del Ritiro fucecchiese.

 

Il 1° maggio 1899, dopo che i rappresentanti socialisti e repubblicani avevano deposto una corona alla lapide del Cavallotti, le autorità locali proibirono le azioni unitarie intraprese da socialisti e repubblicani.

 

Il 9 novembre 1899, alle ore 10,30, in Piazza XX Settembre ci fu il ricevimento delle Autorità provinciali allietato da un “paio di sonate della banda Musicale”, per la inaugurazione della Scuola Elementare sita nella medesima piazza.
Gli invitati erano 117.
Dalle ore 11 alle 12, nella sala dell’attuale palestra. Ci furono i discorsi dell’assessore alla pubblica istruzione, del direttore didattico e del sindaco.
Successivamente vennero visitati i locali scolastici.
Alle ore 13 iniziò il raduno conviviale allestito nel salone-palestra. Ai forestieri il pranzo venne offerto gratuitamente; agli altri, no.
Dalle ore 15 alle ore 17 le autorità visitarono la scuola professionale, l’ospedale e il municipio.
Nello stesso giorno vennero inaugurati l’attuale piazza dell’ospedale ed il Campo di Tiro a Segno.
La costruzione della scuola elementare di Piazza XX Settembre venne ufficialmente deliberato il 21.11.1896.
L’iter burocratico fu penosissimo.
Progettata dall’architetto Micheli, appaltata all’impresario Fisti che la subappaltò al Frangini per £ 52.004, 67, ne venne iniziata la costruzione nel mese di marzo del 1898.
Il fabbricato venne consegnato al Comune il 5 agosto 1899.
L’edificio, al primo collaudo, risultò “poco stabile”.
La nuova scuola poteva accogliere una popolazione di 500 alunni.

 

Il 28 dicembre 1899 il Consiglio Generale della Misericordia deliberò l’acquisto, per lire 2.000, concretizzatosi nel 1900, delle stanze della foresteria dell’ex monastero di S. Salvatore, situata sopra l’Oratorio della Misericordia, contiguo al lato destro della facciata della chiesa di S. Salvatore.
Tale Oratorio, già della Madonna della Croce, era stato ceduto dal Comune alla Misericordia, con un’operazione di permuta, il 3 dicembre 1874.
L’Oratorio era stato riaperto al culto, secondo il consueto rituale romano, il 12 febbraio 1876.
Anche se la Misericordia entrò in possesso effettivo della ex Foresteria di S. Salvatore (un appartamento al primo piano; un altro appartamento al secondo piano) i primi di gennaio del 1900, fin dal 1876 aveva preso i affitto, con atto privato, alcune stanze della ex foresteria.

 

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