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Il primo gennaio 1861 la Sottoprefettura di S. Miniato trasmise al Delegato di Governo di Fucecchio il seguente messaggio:
“ Quando lo scorso giorno ho ricevuto per mezzo d’Espresso la Officiale con cui V. S. Ill.ma dava della straordinaria compera del sale avvenuta eri alle Rivendite di codesta Terra e della conseguente deficienza di tal genere (sale) non senza accennare al dubbio che potesse da ciò togliersi pretesto per turbare la pubblica quiete…stimai astenermi, ma ora sono di avviso che all’effetto di prevenire i temuti disordini importerebbe:
1° - dare ordine alla Gendarmeria perché vigili specialmente presso le Rivendite e là dove maggiori si presentano le riunioni popolari;
2° - rintracciare quelli che si sono mostrati più turbolenti nelle richieste fin qui fatte ai rivenditori;
3° - impegnare le persone più influenti perché convincano alla persuasione i riottosi.“
La gente aveva acquistato molto sale perché ne temeva il rincaro con l’inizio dell’anno.
(Masani appunti)

 

Il 2 gennaio 1861,a proposito della crisi del sale del giorno precedente, giunse a Fucecchio una comunicazione rassicurante da parte della Prefettura di Firenze.
“ Comunque le maggiori richieste nelle provviste del sale partono dall’erroneo concetto che possa subire un rincaro, la Prefettura si è preoccupata affinché i magazzini di Empoli non rimangano sforniti di sale.”

 

Il 13 gennaio 1861 venne spedita al sig. Pacifico di Fucecchio una lettera per convincerlo ad abbonarsi alla GAZZETTA DEL POPOLO.
Carissimo Pacifico, nell’essere l’altro ieri a Firenze mi vennero da persone altolocate affidati alcuni numeri della GAZZETTA DEL POPOLO che dal Superiore Governo si raccomanda per la maggiore diffusione e mi fu detto di rimetterne una copia a Voi ed una a Empoli.
Io per vostra regola, una copia la colloco in un Caffè perché abbia la maggiore diffusione.
Ho procurato una firma (abbonamento) da un Caffettiere e mi prometto un’altra da un farmacista.
A voi pure raccomando di associarvi, di sentire anche il sig. Delegato essendosi associato anche quello di Empoli e di procurare se fra i molti caffettieri potete fare altre firme.(Masani-Appunti)

 

Il 24 gennaio 1861 una donna di complessione robusta, con anelli rossi agli orecchi e con una pezzuola in capo si presentò in casa di un certo Fortunato. Approfittandosi del fatto che in casa c’erano due donne sole, cominciò a togliere da sotto le vesti l’immagine della Madonna e, rimbambolando le due donne con discorsi di onestà e religiosità, con massima destrezza riuscì a togliere dalla tasca delle donne la chiave che immetteva nella camera. Entrò dentro la camera, rubò un anello, una collana di nessun valore e poi, andandosene, fece giurare alle due donne che non avrebbero parlato prima di otto giorni. Promise anche che il giorno dopo avrebbero ritrovato gli oggetti, da lei presi, sul letto.
Naturalmente, il giorno dopo, sul letto le due donne non ci trovarono niente.

 

Il 6 febbraio 1861 nell’attuale piazza G. Montanelli avvenne un fatto assai singolare. Questo il verbale redatto dal Magistrato di vigilanza.
“ Nella piazza pubblica del mercato in un giorno di mercato si trova a passare l’orefice di Castelfranco di Sotto già stato deputato e parteggiatore di Minghetti. 
In Piazza vi è anche il Canonico Attilio Aleotti che rivolto al Brigadiere gli dice senza peli sulla lingua:
- Cosa ci vengono a fare questi baron fottuti di Castelfranco; se non si levano dai coglioni, li legneremo.

 

Il 15 febbraio 1861, appena i fucecchiesi seppero che le truppe piemontesi avevano espugnato Gaeta si affrettarono ad issare le bandiere tricolori alle finestre. A sera si udirono grida di “Evviva Vittorio Emanuele e la resa di Gaeta”
A Santa Croce, oltre agli evviva, furono suonate le campane della parrocchia e furono sparati anche alcuni colpi di arma da fuoco in segno di gioia.
Il 20 febbraio furono autorizzati festeggiamenti con Banda, fuochi e razzi per solennizzare la caduta di Gaeta.

 

Il 19 marzo 1861, di mattina, venne trovato in Collegiata un libello antilorenese.
Dopo la vittoria conseguita a Gaeta il 14 febbraio 1861 da Vittorio Emanuele II, Re del Piemonte, vennero fatti a Fucecchio dei grandi festeggiamenti. L’euforia andò alle stelle. Tutti si sentirono filopiemontesi ed antilorenesi.
Il libello trovato in chiesa da Severo Giuliani di Castelfranco ci dà la misura della nostra febbre antilorenese. Vi leggiamo:

“ Tito! Hai già ricevuto due avvisi e non hai rinunziato al grado di Tenente. Questo è il terzo ed ultimo avviso perché per rinunciare al grado la tua panciaccia sarà di bersaglio alle nostre baionette. Tanto il paese quanto i componenti la Guardia ti sono sui coglioni, spia, traditore della Patria, tu e tutta la tua Lorenese famiglia!!! Giudizio!!!!

 

La sera del 20 marzo 1861 i membri della Guardia Nazionale di Fucecchio comandata dal capitano Carlo Landini e dal sottotenente Cesare Lotti ”fecero una manifestazione di gioia” verso il professor Giuseppe Montanelli accompagnandolo da S. Pierino ( così si chiamava la stazione ferroviaria ) fino al suo Palazzo in piazza Garibaldi.
A tamburo battente, giunto a casa, il Montanelli pronunciò un discorso e fece giurare a quelli della Guardia Nazionale di difendere la Patria, liberare Venezia soggiungendo che avrebbe scritto a Giuseppe Garibaldi del suo rifiuto. La Guardia applaudì freneticamente. Giuseppe Montanelli concluse:
“ Grazie, fratelli! Siate contenti della Causa Comune. Sapete quanto ho sofferto nell’esilio. Scriverò a Garibaldi che i vostri cuori sono ansiosi a difendere la Patria perché non è ancora libera. Giurate di essere fedeli e costanti per rendere libera VENEZIA. La Guardia gridi LO GIURO.”

 

Venerdì mattina, 5 luglio 1861, la Rappresentanza Comunitativa, in forma pubblica ed in gramaglia, assistette nella Chiesa Collegiata al solenne funerale celebrato in suffragio del Conte Camillo Benso di Cavour, morto il 6 di giugno dopo un immane lavoro di diplomazia al servizio dell’Unità d’Italia.
Poiché il Cavour era un laico professo, il nostro Municipio, tramite l’arciprete Silvestro Montanelli, dovette chiedere l’autorizzazione per la celebrazione di “ Messa solenne di Requiem in suffragio” al vescovo di S. Miniato.
Il vescovo, come si apprende da una lettera dell’arciprete Silvestro Montanelli del 15.6.1861, autorizzò la celebrazione della Messa ma non un’orazione funebre in onore del Cavour.

 

Il 4 agosto 1861 la Prefettura di S. Miniato trasmise al nostro Vicario una circolare per avere informazioni circa il grado di italianità degli abitanti del nostro Circondario. Da pochissimi mesi facevamo parte del Regno d’Italia. Il nostro Re era Vittorio Emanuele II°.
Questo il testo della circolare:

“ Essendo desiderio del superiore di essere informato dell’impressione che suole avere prodotto nel Circondario il Proclama di Sua Maestà il Re nostro Signore, sono a pregarla a volermi significare con la maggiore sollecitudine, come è stata accolta la parole del Re.”
Questa la risposta del nostro Vicario:
“ Tutto è andato bene. Tuttavia certi giovani di S. Maria a Monte, certo influenzati da consiglieri estranei, hanno dato a conoscere certe velleità sebbene con parole prive di fondamento.

Un’altra circolare del 4 agosto 1861 prescriveva tassativamente:
“ Non lasciare affatto carta di passaggio a giobani volontari che vogliono versarsi nelle Provincie Meridionali, anzi impedirne la partenza. “
Il 4 agosto 1872, la prima domenica del mese, alle ore 6 pomeridiane ebbe luogo la processione del Santissimo per la Piazza (Vittorio Veneto).
Successivamente i fratelli della Confraternita del SS. Sacramento si adunarono.
Proprio a conclusione di questa riunione venne deliberata la erezione di una Cappella del SS. Sacramento all’interno della Collegiata, quella attualmente esistente.
Il disegno e l’esecuzione dell’opera vennero commissionati all’ingegnere Alcibiade Melani.
Il disegno del Melani e la delibera della costruzione vennero ratificati da 61 confratelli nella riunione del 19 gennaio 1873.
I lavori per la realizzazione della Cappella vennero assegnati all’impresario Giovan Battista Soldaini che in busta praticò uno sconto del 6% in data 25 gennaio 1874.

 

Il 12 gennaio 1862, essendosi reso vacante il Collegio di Pontassieve, Giuseppe Montanelli diventò deputato del Parlamento Italiano. La nomina a deputato del Parlamento del Regno d’Italia costituì per il nostro Giuseppe la più grande soddisfazione della sua carriera politica.
Quando si sparse la notizia della nomina di Montanelli a deputato su Fucecchio pioveva a dirotto. Ma questo non impedì che ogni casa, dalla più ricca alla più umile, si illuminasse, mentre uomini, donne e ragazzi scesero per l strade gridando gioiosamente “ Viva Montanelli” e “ Viva l’Italia” 
Montanelli partì subito per Torno, capitale d’Italia, perché gli premeva esercitare il suo mandato con onore. Voleva soprattutto prendere la parola alla Camera per illustrare un nuovo ordinamento amministrativo da lui elaborato. Purtroppo non ne ebbe la possibilità perché la questione Romana mandò in crisi il Governo Rattazzi. Durante la crisi, il Presidente della Camera rimandò ogni dibattito. Sfumò così per il nostro concittadino l’ultima possibilità di prospettarci il suo disegno di Ordinamento Amministrativo.

 

Il 9 maggio 1862, “verso le ore 10, nella Piazza (Vittorio Veneto) di questo paese alla fonte posta nel centro della piazza si trovava la donna Maria, moglie del pregiudicato Borgiani di anni 23, detto il Bastardo, essa pure pregiudicatissima in materia di libertinaggio, essendo insieme a Gesualdo Gireschi questo gli disse:
- Mi fai mettere una mano fra le gambe; ma già non ci hai neanche un pelo.
Questa si alzò la sottana e si fece mettere una mano tra le gambe.
Allora il suddetto Gireschi disse:
- Che potta che hai!
In quel momento apparve il marito Borgiani che era nascosto e poté sentire i turpi discorsi e vedere gli atti della moglie per cui nacque una forte discussione.
Questa donna era proprio prostituta e riceveva botte dal marito tanto che sporge denuncia.
Il marito invitato dai carabinieri dice esasperato:
- Non solo ho minacciato mia moglie, ma ora stesso dico che Dio mi mandi anco un accidente ché tanto gli taglio la gola…e io ci ho ragione perché ieri dalle 10 alle 11 la trovai che si faceva toccare sotto da Gesualdo Gireschi”.

 

Il 17 giugno 1862 morì a Fucecchio nel suo palazzo posto in piazza Garibaldi l’illustre concittadino GIUSEPPE MONTANELLI.
Due giorni prima si trovava a Torino, capitale provvisoria del Regno d’Italia in veste di deputato appena eletto. Poiché le sedute in Parlamento facevano registrare una sosta a causa di una crisi di Governo, il Montanelli volle approfittarne per fare una capatina nella sua casa di Fucecchio.
Arrivato a Genova – in treno- fu assalito da una violenta febbre. Anziché fermarsi nella città ligure preferì proseguire per Fucecchio dove arrivò il giorno 15 completamente stremato di forze.
Il 16 giugno 1862 ebbe una violentissima crisi: i medici si dichiararono impotenti di fronte alla morte incalzante.
Giuseppe Montanelli, al termine della crisi, si assopì. Qualche ora dopo la moglie gli chiese come stava.
- Non mi sono mai sentito meglio – rispose.
Queste furono le sue ultime parole. Entrato in stato di coma, il giorno dopo e cioè il 17 giugno spirò. Aveva soltanto 49 anni.
Costernazione, sbigottimento e dolore pervasero il paese intero.

Al suo funerale c’erano tutti, amici ed avversari, ammiratori e denigratori, coloro che lo avevano seguito con fede e coloro che gli avevano dato il loro voto per fedeltà al proprio paese d’origine.
C’era anche il Guerrazzi. Venne e pianse sulla bara del compagno di tante lotte e con il quale aveva retto per breve tempo le sorti della Toscana.
Al Guerrazzi spettò il compito del necrologio che si concluse con un prolungato applauso.

 

Il 29 ottobre 1862 l’ingegner Pozzi effettuò insieme al nostro Gonfaloniere una visita al Poggio Salamartano e rilasciò in seguito questa relazione:

“ La bella visuale che godesi dal Poggio Salamartano ed il passeggio che avviene su di esso in alcune feste dell’anno avrebbero fatto nascere il desiderio di fare in quella località diversi restauri.
I primi sarebbero relativi al riattamento del muraglione che sostiene il piazzale e parapetto superiore.
Il secondo nel lastricare il piazzale medesimo e nel dare migliore scolo alle acque che vi cadono nel tempo di pioggia.
Ma oltre agli elencati, un altro miglioramento avrebbe proposto nel rapporto del 6 settembre 1862 del provveditore Francesco Masani che consisterebbe nel ridurre ad una sola linea retta il muro che sostiene il parapetto del piazzale e per il quale si ha il prospetto sulla campagna. E tale miglioramento è stato proposto con lo scopo di abbellire il piazzale ed allargare la comunicazione che esiste a tergo della chiesa propositura fra il detto Poggio Salamartano a la Piazza S. Giovanni (oggi Garibaldi)
Il Consiglio, prima di prendere alcuna risoluzione in proposito, sentì il desiderio di interpellare persone dell’Arte sulla natura e convenienza di tale miglioramento e nella seduta del 27 settembre nominò me, ingegner Pozzi, ed io onorato di tale incarico mi portai il 29 ottobre nella località.
Il piazzale del Poggio Salamartano è senza dubbio un punto di qualche interesse per la Terra di Fucecchio non solo per il contatto che ha con la principale chiesa del paese quanto per la bella visuale che vi si gode e che potrebbe indurvi a formare un luogo di qualche diporto. Quindi sarei del parere che sia cosa vantaggiosa il modificare la sua pendenza e lastricarlo, oppure ridurlo a PARTERRE con qualche viale inghiaiato e con l’apposizione di alcune piante che esigano poca o nessuna custodia.
Non sarei di eguale opinione circa la rettificazione proposta del parapetto e muraglione che recinge e sostiene il detto piazzale perché la rettificazione necessita di un notevole impegno finanziario. Secondo, perché la rettificazione a costare molto ed infine sarebbe appena avvertito. Ciò che rende gradita quella località è la bella visuale che vi si gode ed ivi non è desiderabile che una maggiore cura e manutenzione della medesima.
La rettificazione niente aggiunge, quando non portasse un miglioramento alle idee del suo piano.
Viene da riflettere che i tale località non vi è né vi può essere transito di vettura, e sul tronco di casa Montanelli (oggi Costagli) e la Propositura vi è un tratto che ha maggior angustia. Ma quando si volesse allarga re quel punto, ciò potrebbe farsi con un bastione circolare ed ellittico secondo che lo consiglia il terreno sul quale deve fondarsi.”

 

L’8 marzo 1863, a seguito della regia circolare del 26 gennaio 1863 la quale ordinava di scegliere il luogo adatto per tumulare chi non era cattolico, il Provveditore Francesco Masani stilò delle considerazioni per la formazione di un cimitero per gli acattolici di cui trascriviamo il testo.
“ Portatomi sulla faccia del luogo, proporrei alla LL.SS. che il detto Cimitero corredato della stanza mortuaria al di fuori si potesse costruirla a contatto del Camposanto (quello vecchio) sul lato sinistro di esso in modo che formasse una stessa facciata in linea col camposanto. Questo cimitero sarà di figura quadrata per l’estensione di mq 36, cioè mt 6X6.

 

Il 10 giugno 1863 venne fatta istanza alla Commissione di Vigilanza ed Informazione del nostro Comune di riesumare, dopo 8 anni di sospensione, il PALIO DELLA LANCIA. Questo Palio era del tutto simile al Palio del Saracino che si svolge ad Arezzo. I cavalieri che vi partecipavano dovevano infilare per tre volte con la loro lancia un anello appeso con una cordicella al fondo di un recipiente pieno d’acqua. Questo palio, secolare, aveva il sapore di un TORNEO più che di un Palio.

 

Il 14 giugno 1863, nella strada che conduce all’Arno, e precisamente dirimpetto il Caffè dei Platani, si svolse l’ultimo PALIO DELLA LANCIA detto anche del SARACENO.
Vi parteciparono giostratori a cavallo, i quali, per vincere, dovevano infilare la propria lancia, per tre volte, in una campanella posta in fondo ad una fune a cui era appeso un secchio o bigoncio pieno d’acqua.
Il penultimo PALIO si era svolto nel 1855, pochi giorni prima che scoppiasse l’epidemia di colera.

 

Il 5 agosto 1863, due anni dopo che eravamo passati sotto il Regno d’Italia, il sottoprefetto di S. Miniato inviò al delegato di Governo di Fucecchio una circolare con la quale si proibiva qualsiasi manifestazione in ricordo dei fatti dell’Aspromonte dove Garibaldi era stato ferito.
Qualcuno sicuramente avrebbe voluto approfittarne per inneggiare alla restaurazione del Granducato Lorenese. 
E’ evidente che il senso di italianità non si era ancora radicato in tutti gli strati sociali fucecchiesi.

 

Il 9 gennaio 1864 venne approvato dal Consiglio Comunale il disegno di riordinamento delle Pubbliche Scuole. Il disegno di riordinamento prevedeva:
1- l’istituzione della prima, della seconda e della terza scuola corrispondenti a tre cicli bi e triennali;
2- l’assegnazione di uno stipendio annuo di mille lire agli insegnanti;
3- il conferimento della carica di direttore (didattico) al sindaco che si sarebbe avvalso della collaborazione di 4 Ispettori, eletti dal Consiglio Comunale, i quali avevano l’obbligo di assistere agli esami e di effettuare due volte alla settimana la visita alle scuole del paese e di assistervi alle lezioni;
4- la stesura di alcuni Regolamenti:
- quello riguardante i maestri che comprenderà 8 articoli;
- quello riguardante gli scolari che comprenderà 9 articoli;
- quello relativo al custode che sarà formato da 2 articoli;
5- l’impegno a redigere un Regolamento per la Scuola Femminile e per le Scuole Serali.
(Bollettino Storico n.2- pagg.47-52)

 

Il 15 marzo 1864 il Corsini. Proprietario della Fattoria e affittuario della Rocca, chiese l’affrancazione del canone della Rocca.
La richiesta venne discussa ed approvata nella seduta del 25.7.1864.
A questa delibera seguì la stipula del CONTRATTO DI PERMUTA del 7.12.1864 con il quale il Corsini diventava proprietario della rocca ed il Comune diventava proprietario di piazza Montanelli.
(LA ROCCA pag. 28)

 

Il 9 aprile 1864 si svolse una riunione del Capitolo della Collegiata. Il canonici decisero di dare il loro benestare al progetto avanzato dalla Congregazione di Maria Santissima Addolorata. I Confratelli di questa congregazione avevano infatti proposto di togliere il quadro posto sull’altare omonimo per sostituirlo con un altro, in tavola,lavorato ad intaglio di bassorilievo con in mezzo un teca da contenere l’immagine della Madonna Addolorata e con belle cornici parimenti lavorate tanto alla teca quanto alle estremità di detto quadro e il tutto in oro zecchino. 
I canonici concessero la loro approvazione a condizione che il disegno del bassorilievo venisse sottoposto al loro consenso e che tutte le spese fossero a carico della Congregazione che avrebbe dovuto anche provvedere alla manutenzione della tavola.
Attualmente questa tavola si trova sopra il secondo altare posto sulla parete sinistra della navata della Collegiata.

 

Il 7 dicembre 1864 venne stilato l’atto di affrancazione con il quale la ROCCA con parco (appartenente al Comune) passò in proprietà al Principe Corsini, e la PIAZZA del Teatro (appartenente al principe Corsini) passò in proprietà al Comune di Fucecchio. Si trattò quindi di un vero e proprio atto di PERMUTA.
Nel 1627 il Comune aveva dato in affitto ai Corsini la Rocca.
Nel 1676 il Corsini aveva concesso al Comune, a livello perpetuo con l’annuo canone di £ 280 una fornace e terre adiacenti per stabilirvi una PIAZZA d’Arme per gli esercizi militari del distaccamento presente in Fucecchio. L’area del Poggio Salamartano, a causa delle frequenti frane del muro castellano, era troppo insicura per svolgervi esercitazioni militari.
Nella Piazza (Montanelli) a partire dal 1700 e nel 1880 vi si praticava anche il gioco del PALLONE. 
All’inizio del 1800 entrò in funzione anche il Teatro Pacini.
Nel 1826-1827 la PIAZZA venne livellata e circondata con PIOLI (i capitelli) alternati con panchine di pietra. Per meglio livellarla ed assicurarle un più normale deflusso delle acque piovane venne liberata pure dall’ingombro di un terrapieno, davanti al Palazzo Aleotti, che costituiva un vero e proprio ingombro. La pavimentazione venne realizzata in leggera pendenza e vi fu costruita anche una fogna. Il 17 luglio 1892 vi venne inaugurato il monumento all’illustre concittadino Giuseppe Montanelli.

 

Il 2 gennaio 1865 si sparse in paese la voce che il Governo Italiano avrebbe soppresso il Capitolo della Collegiata, le Corporazioni religiose e le Compagnie laiche per incorporare i loro beni.
I nostri canonici, sorpresi ed impauriti, stilarono una lunghissima lettera indirizzata al Parlamento del Regno d’Italia.
Il testo di questa lettera mostra come i nostri canonici conoscessero dettagliatamente gli articoli dello Statuto del Regno.
I canonici ricordarono ai nostri parlamentari che lo Statuto, con i suoi articoli n. 1 e N. 29, garantisce alla Chiesa cattolica il libero e pieno esercizio dei suoi poteri “ del pari che l’inviolabilità dei suoi beni e delle sue istituzioni”. Inoltre si legge ancora nella lettera dei canonici “ è fatta volontà ad ogni cittadino di associarsi e mantenersi con altri associato, sia nei chiostri… e che siffatte associazioni non possono essere sciolte a meno che non costituiscano seria minaccia alla sicurezza pubblica”.
Dopo avere elencato i danni che ne deriverebbero alla società da una eventuale soppressione del Capitolo e delle associazioni, la lettera si concluse con un appello accorato ai deputati perché votassero contro il disegno di legge sulle soppressioni religiose.
Il disegno di legge sulle soppressioni venne approvato un anno dopo nel mese di luglio.

 

Il 14 aprile 1866 si svolse una PROCESSIONE straordinari a di Gesù morto.
Partì alle ore 24 dalla chiesa di S. Salvatore e percorse le strade principali tutte illuminate, fermandosi al ritorno alla scalinata della Collegiata. 
Il corteo procedette secondo questo ordine:
- Compagnia di S. Candido
- Compagnia del SS. Sacramento
- Compagnia dei Coronati Scalzi che teneva il baldacchino del Simulacro
- Banda del paese
- Coro di uomini che eseguivano il Miserere e lo Stabat Mater
- Clero regolare parato a lutto
- Capitolo della Collegiata parato a lutto
- Statua o donna che interpretava il ruolo dell’Addolorata sorretta da vari uomini ?
- Giudei con fiaccole e lanterne
Il Vicario generale don Conti chiuse la celebrazione con appropriato discorso.( padre Vincenzo Checchi- Quaderno E pag. 55)

 

Il 18 maggio 1866 venne istituita la FIERA MENSILE DEL BESTIAME E MERCE di ogni specie nel giorno in cui cade il primo mercato settimanale.
Nella stessa seduta vennero abolite:
1- la Fiera di Settembre istituita il 7 agosto 1832
2- la Fiera del Carnevale istituita il 29.12.1856
3- la Fiera del Maggio istituita il 14.04.1783

 

Il 7 gennaio 1867, al mattino, i 17 frati osservanti del Convento La Vergine di Fucecchio dovettero abbandonare il loro luogo pio che era stato soppresso con la legge 7 luglio 1866 del Regno d’Italia, la Legge dell’Incameramento dei beni ecclesiastici.
Questa Legge di soppressione prevedeva che i conventi passassero in proprietà al Demanio dello Stato che a sua volta poteva cederli gratuitamente ai Comuni che ne avessero fatto richiesta per scopi di pubblica utilità.
Alcuni dei 17 frati s ritirarono in casa di vari benefattori fucecchiesi ed istituirono dei nuclei organizzati chiamati RIUNIONI. Uno di questi frati fondò una RIUNIONE anche a Massarella.
I locali del Convento La Vergine vennero adibiti ad alloggio per militari (caserma) i quali trasformarono in stalla il refettorio e le stanze ad esso annesse.
Il piano terra del Noviziato ospitò il Macello Pubblico.
I frati rientrarono in Convento, alla chetichella, a partire dal 1871.
Il 10 giugno 1879 i frati francescani rientrarono in possesso del Convento, messo in vendita dal nostro Comune, con una spesa di 15.542 lire.
Nel novembre del 1884, per effetto di un atto di permuta, i nostri frati osservanti rientrarono in possesso anche del fabbricato del Noviziato.

 

Il 27 febbraio 1867 l’arciprete della Collegiata di Fucecchio, corroso da un dubbio, scrisse al vescovo di S. Miniato per ricevere lumi.
La legge di incameramento dei beni ecclesiastici era stata varata dal Regno d’Italia nel luglio 1866. Essa venne resa esecutiva a partire dal 1867 perché fu in questo periodo che lo Stato cominciò a vendere all’asta i beni di 25.000 enti religiosi. Con la vendita di questi beni il Regno d’Italia intendeva ripianare il suo deficit finanziario che si era acuito con la partecipazione alla cosiddetta Terza Guerra di Indipendenza del 1866 a fianco della Prussia.
La vendita all’asta consentì agli speculatori affari d’oro. Anche i religiosi, si tuffarono nel giro di questi affari ricomprando a prezzi stralciati, mediante dei prestanome, molti dei beni di cui la Chiesa era stata “spoliata”.
Anche il nostro arciprete Silvestro Montanelli si sarebbe tuffato volentieri nelle vendite all’asta, ma era corroso dal dubbio sulla liceità morale della operazione. Difatti chiese nella lettera indirizzata al vescovo novello Annibale Barabesi:
“ E’ corretto comprare beni immobili ecclesiastici sia pure con l’intenzione di restituirli alla Chiesa previa la refusione del prezzo sborsato?
Si può assolvere un penitente che ha comprato di questi beni sia con l’intenzione sovra espressa oppure senza?
L’arciprete voleva sapere se si potevano assolvere in confessionale gli speculatori.
Il vescovo gli rispose seccamente di no con una frase latina: ”Negative ad Utrumque”
(Masani p.404)

 

L’1 luglio 1867 Giuseppe Garibaldi giunse a Fucecchio. Venne ospitato da Carlo Landini Marchiani nel suo Palazzo di Corso Matteotti, oggi sede del Monte dei Paschi di Siena.
L’eroe dei due mondi che stava preparando l’impresa di Mentana era venuto a Fucecchio per rendere omaggio alla tomba di Giuseppe Montanelli, morto il 17 giugno 1862 e seppellito nel chiostro del Convento francescano La Vergine.
Su espresso invito di Giuseppe Garibaldi, il Landini Marchiani istituì la Società di Mutuo Soccorso tra gli operai fucecchiesi che diresse fino alla morte avvenuta nel 1892.
Carlo Landini era nato a Fucecchio nel 1835. Perduto il padre rimase sotto le cure della madre e di un consiglio di famiglia presieduto da un riccone di Fucecchio, certo Stefano Marchiani.
Carlo frequentò le scuole superiori a Firenze ma con poca regolarità perché distratto da altri interessi, non ultimo la politica.
Nel 1859 voleva prender parte come volontario alla seconda guerra d’indipendenza, ma la madre glielo impedì. Nel medesimo anno, il 1859, Carlo Landini entrò nella vita politica fucecchiese.
Nel 1864 morì Stefano Marchiani di cui Carlo ereditò il cospicuo patrimonio ed anche il cognome aggiunto.
Bizzarro fino all’incredibile, non avendo avuto figli, lasciò in eredità una discreta somma di denaro alla Congregazione della Carità di Fucecchio e tutti i beni immobili al re d’Italia Umberto I.
Re Umberto I destinò i ricavi della conduzione di questo notevole patrimonio immobiliare alla istituzione e al mantenimento di una Scuola Professionale a beneficio del popolo fucecchiese. A tal fine venne fondata l’OPERA PIA CARLO LANDINI MARCHIANI. I beni immobiliari di questa Opera sono stati incamerati, per Legge, dal Comune di Fucecchio che ne affida la gestione ad un Consiglio nominato dall’Amministrazione comunale.

 

Il 15 agosto 1867 lo Stato Italiano emanò una legge che “..spoliò i canonici del Capitolo 8già soppresso) non soltanto dei loro beni e di quelli provenienti dall’Opera di S. Salvatore, ma anche delle somme accumulate per economia”

 

Il 17 agosto 1867 venne diffuso a Fucecchio il testo della Legge statale del 15 agosto 1867. Questa Legge “spoliò” i canonici non soltanto dei loro beni e di quelli provenienti dall’Opera di S. Salvatore anche delle somme accumulate per economia.
Per questa ragione l’arciprete Silvestro Montanelli chiese una sovvenzione governativa per coprire le spese previste per la ripulitura della Collegiata. Le migliaia di richieste avanzate al Governo furono tutte…inevase.
L’arciprete si rivolse allora ai benefattori e questi non mancarono. Riuscì a raccogliere la ragguardevole somma di 3200 lire. Con questa somma, però, non si potevano coprire le spese per la ripulitura che secondo la perizia dell’ingegner Alcibiade Melani assommavano a 7.268 lire.
L’arciprete allora scrisse al Ministro per chiedergli un sussidio da destinarsi alla ripulitura della chiesa Collegiata. La domanda non venne respinta. Ma la concessione del sussidio fece ritardare di tre anni l’esecuzione della RIPULITURA.

 

Il 28 febbraio 1869 venne inaugurato, nel primo pomeriggio, il PONTE in muratura che venne distrutto 75 anni dopo, nel corso della seconda guerra mondiale, dal bombardamento aereo del 2 luglio 1944 alle ore 7.
La costruzione del PONTE in muratura era stata deliberata dal Consiglio Comunale il 28 dicembre 1865 dopo che una Società per Azioni aveva rinunciato a realizzare un PONTE sospeso a fili di ferro.
I lavori erano cominciati il 17 maggio 1867 sotto la direzione dell’ingegner Mei.
Nel settembre del 1868 il ponte, munito di cancelli d’ingresso, era ultimato; ma non venne inaugurato perché l’impresario locale Giovan Battista Soldaini aveva d poco iniziato i lavori per la costruzione della nuova strada con platani che avrebbe dovuto congiungere Fucecchio con S. Pierino. Questi lavori vennero conclusi nel mese di febbraio.
E proprio il giorno dell’inaugurazione del PONTE i fratelli Sordi di S. Pierino, i “traghettatori ufficiali” che da un secolo servivano quanti volevano attraversare l’Arno, furono espropriate delle loro 3 barche “traghettizie”
(Bollettino Storico n.3)

 

Il 18 novembre 1869 furono liquidati dal Delegato straordinario1 con un indennizzo di 3 42.500 i cinque fratelli SORDI di S. Pierino, ex TRAGHETTATORI.
La loro esclusiva “trajettizia” S. Pierino-Fucecchio datava dall’1 giugno 1786.
La loro attività si concluse il 28 febbraio 1869, giorno in cui venne inaugurato il PONTE in muratura.

 

Il 20 settembre 1870, a conclusione di una giornata vissuta in stato di tensione, i Fucecchiesi poterono finalmente assaporare la gioia di una bellissima notizia.
Nell’agosto del 1870 i Fucecchiesi avevano assistito al passaggio continuo di truppe italiane dirette verso il sud.
Il TELEGRAFO installato in una stanzetta del palazzo Comunale in Via La Marmora, il 20 settembre sembrò impazzire sommerso com’era dai continui telegrammi provenienti dalla vicina capitale d’Italia che allora era Firenze. C’era un gran via vi nell’Ufficio del telegrafo. La popolazione cominciò a subodorare qualcosa.
Gli analfabeti che bazzicavano le farmacie ed i caffè (bar) per udire dalla viva voce dei ricchi le notizie lette sui giornali udirono :
- I Francesi hanno ritirato i loro presidi da Roma.
- I Francesi le stanno prendendo dai Prussiani
- I Francesi sono stati sconfitti di Prussiani.
- Vittorio Emanuele II° ha scritto una lettera al papa per proporgli trattative pacifiche sulla questione di Roma e del Lazio
- Il Papa si è rifiutato di trattare.
- L’esercito italiano muove contro Roma.
Il 20 settembre 1870 l’impiegato dell’Ufficio Telegrafico urlò dalla finestra che dava in Via La Marmora:
- Roma è nostra!! Roma è italiana!!
La notizia si diffuse fulmineamente. Si cantò, si brindò.
I festeggiamenti, però, vennero proibiti. Un dispaccio telegrafico giunto da Firenze ordinava:
“ I festeggiamenti dovranno essere fatti dopo l’esito del plebiscito che si svolgerà nel Lazio il 20 ottobre del corrente anno.”

 

Il 6 ottobre 1870 la nostra Giunta comunale predispose il seguente programma di festeggiamenti per solennizzare la presa di Roma avvenuta il 20 settembre del medesimo anno. Per rendere operativi i festeggiamenti si aspettava soltanto l’esito, scontato, del plebiscito romano che si sarebbe svolto in tutto il Lazio il 20 ottobre.
Questo il programma dei festeggiamenti:

- distribuzione di Kg 1,688 e do mezzo chilogrammo di carne ai familiari dei militari impegnati nella guerra contro il papa
- una corsa di cavalli con fantino da Piazza La Vergine a Piazza Montanelli. Premio di 40 lire al primo arrivato e di 10 lire al secondo
- sfilata della banda prima della corsa. La banda dovrà suonare anche alle ore 24 sotto il loggiato del Palazzo Pretorio e, dopo, lungo le vie cittadine

E’ presumibile che i festeggiamenti si siano svolti il 22 ottobre
In epoca posteriore, in ricordo dello storico evento, l’attuale piazzale venne intitolato, a ricordo, Piazza XX Settembre.

 

Il 21 ottobre 1870, ad un mese esatto dalla conquista di Roma da parte del Regno d’Italia, si conobbe l’esito del plebiscito che si era svolto in tutto il Lazio per sapere se gli abitanti di quella regione erano o no favorevoli all’annessione al regno d’Italia.
I fucecchiesi, fin dalle prime ore della notte si assieparono sotto il Palazzo Comunale, in Via La Marmora, per conoscere tramite il telegrafo installato in un ufficio comunale l’esito di quel plebiscito.
L’impiegato del TELEGRAFO si affacciava ogni dieci minuti alla finestra per indicare con un gesto della mano che ancora non era stato trasmesso dalla prefettura di Firenze l’esito del plebiscito.
Tutti erano sicuri della vittoria del SI’ al Regno d’Italia, ma ne desideravano la conferma ufficiale. Verso le ore 23 l’impiegato si affacciò di nuovo e questa volta, con ripetuti gesti delle mani, ingiunse il silenzio.
Il momento tanto atteso era arrivato.
Allungò una strisciolina di carta e alla luce di un lume a petrolio lesse:
“ Sì: 40.000; No: quarantasei. Roma et Lazio ITALIANE”
Volarono i cappelli. Gli esercizi pubblici si riempirono di avventori. Dio solo sa quanti fiaschi di vino vennero tracannati quella notte.
La domenica fu fatta una corsa di cavalli con fantino da Piazza La Vergine a Piazza Montanelli.
La corsa fu preceduta dalla sfilata della banda per le vie del paese.
Di notte venne fatto un concerto bandistico sotto il Loggiato del Palazzo Pretorio.
Ai familiari dei militari che avevano preso parte alla presa di Roma vennero distribuiti gratuitamente pane e carne.
Al vincitore della corsa di cavalli fu assegnato un premio di quaranta lire.

 

Il 10 luglio 1871 la Congregazione Provinciale dei frati francescani, a Giaccherino, elesse a Guardiano del Ritiro di Fucecchio padre Angelico Luigi Pini.
Benché fosse stato soppresso nel 1866 e fosse stato occupato pro tempore da militari ed adibito anche a macello pubblico, nel 1871 il Ritiro di Fucecchio, benché di proprietà del nostro Comune, venne riaperto alla chetichella.
Padre Pini in seguito riuscì a riacquistare il Convento ed il Noviziato.
Il 1° gennaio 1880 riacquistò il Convento, dal Comune, per 15.452 lire.
Nel 1885, con atto di permuta, i francescani rientrarono in possesso dei fabbricati del Noviziato adibiti a Macello pubblico.
I frati, per far costruire un Macello pubblico, quello sotto la Valle, dovettero sobbarcarsi la spesa di 8.827 lire.

 

Il 3 maggio 1871 morì il sacerdote Gaetano Maria Rosati, nato a Fucecchio il 4 febbraio 1793.
Fu il primo parroco di S. Maria delle Vedute e S. Rocco di Fucecchio istituita il 6.5.1839
Come cittadino si dimostrò aperto alle aspirazioni risorgimentali ed accolse con gioia la realizzazione dell’unità d’Italia.
Come uomo di cultura esercitò l’insegnamento di Retorica, grammatica, umanità, italiano, latino nella nostra scuola di Fucecchio dal 1816 al 16863, anno in cui lasciò anche la carica di Cancelliere del Capitolo della Collegiata.
Scrisse e pubblico nel 1848 l’opuscolo MEMORIE DI FUCECCHIO che è un compendio di notizie tratte dal Repetti.
Fondò l’ospedale S. Pietro Igneo di Fucecchio (1839-1857) che venne aperto ufficialmente nel 1857.
Sempre nel 1857 ridiede vita all’Arciconfraternita della Misericordia.

 

Il 15 maggio 1871, due giorni dopo la promulgazione delle Leggi Guarentigie che regolavano i rapporti tra lo Stato Italiano e la Chiesa, morì il canonico Gaetano Maria Rosati. La sua morte fu un lutto per tutti i Fucecchiesi. Persino l’arciprete della Collegiata ne rimase scosso. E con profonda e sentita commozione scrisse questa lettera al Vescovo di S. Miniato:

Con sommo mio rincrescimento compio il doloroso incarico di annunciare a V.S. Rev.ma la morte dell’Eccellente Reverendo Don Gaetano Maria Rosati canonico di questa Chiesa Collegiata sotto il titolo di S. Agnese e Parroco di S. Maria delle Vedute di questa terra. Affranto dagli anni essendo in età di 79, ma più che altro dalle fatiche di questo Ministero sostenuto per 50 anni con molto zelo, in seguito a colpo di apoplessia non restando munito dei SS. Sacramenti della Nostra Madre Chiesa, è passato agli eterni riposi.
Alla fine del 1863, oramai vecchio e stanco, il canonico Rosati aveva lasciato la carica di Segretario del Capitolo della Collegiata e la cattedra di insegnante di Lettere nella scuola superiore comunale di Fucecchio. 
Preferì dedicare le superstiti energie alla sua parrocchia di S. Maria delle Vedute, all’Ospedale che aveva fondato e che sentiva come una sua creatura e all’Arciconfraternita della Misericordia di cui era stato fondatore.

 

Il 22 gennaio 1872 il Comune disdisse il contratto di affitto della chiesa e del monastero di S. Andrea che fin dal 1840 aveva ridotto a Scuola Elementare Maschile.
Il contratto risaliva al 30 settembre 1840. A quell’epoca il proprietario dei due fabbricati era un privato fucecchiese. Successivamente, a partire dal 1857, proprietaria dei due edifici era diventata l’Arciconfraternita della Misericordia.
Il Comune, con il contratto del 30.9.1840, si era impegnato a riconsegnare i due fabbricati nelle condizioni in cui lo aveva trovato al momento della firma del contratto d’affitto. Da qui l’obbligo dei lavori di ripristino. La perizia eseguita dall’ingegnere comunale faceva ascendere a circa 2.000 lire l’ammontare delle spese per i lavori di ripristino.
Misericordia a Comune superarono l’ostacolo della non modica spesa siglando un atto di permuta.
La ex chiesa e l’ex monastero di S. Andrea avevano ospitato quindi dal 1840 al 1872 la Scuola Elementare Maschile; quella femminile si trovava invece al piano terra del Monastero di S. Salvatore che attualmente è adibito a Circolo-bar del MCL e a Parlatorio delle clarisse.
Successivamente la scuola maschile venne realizzata per due anni nel palazzo Banti, adiacente alla Piazza. 
Da 1874 al 1899 la Scuola Elementare Maschile e Femminile vennero realizzate nell’attuale foresteria a nel bar e Parlatorio del Monastero di S. Salvatore.
Dal 1899 la Suola Elementare Maschile e Femminile si trova in Piazza XX Settembre.
(Bollettino storico n. 9)

 

Il 10 agosto 1872 il Consiglio Comunale prese in seria considerazione una iniziativa lanciata da 30 possidenti del paese. Essi invitarono il Comune a richiedere al Governo Italiano la cessione gratuita dell’ex Monastero di S. Salvatore per ridurlo a scuola pubblica.
Il Consiglio comunale , considerato che non disponeva dei fondi sufficienti per costruire ex novo né scuole né asili infantili, deliberò di chiedere al Fondo per il Culto la cessione gratuita della Foresteria e del monastero di S. Salvatore per ridurle ad edifici scolastici.
L’Amministrazione del Fondo per il Culto rispose che non poteva assolutamente cedere al Comune i locali della Foresteria, oggi Casa del Poggio, perché non gli era consentito dalla Legge dell’incameramento dei beni ecclesiastici del 7.7.1866.
I nostri amministratori ritornarono alla carica, ma senza successo.
La cessione del Monastero al Comune di Fucecchio fu immediatamente concessa.

 

L’11 settembre 1872 morì nel Ritiro della Vergine di Fucecchio padre Angelo Luigi Pini, affetto da tubercolosi al polmone destro.
Era nato a Firenze nel 1810.
Aveva fatto professione solenne nel 1836.
Fu Maestro dei NOVIZI nel nostro Ritiro nel 1840.
Dal 1844 al 1858 fu guardiano del nostro Ritiro.
Si curò molto della raccolta di notizie storiche sul nostro Convento-Ritiro ed esercitò un ruolo importante quando nel 1867 i frati del Ritiro vennero estromessi dal Convento.

 

L’8 aprile 1873 la Giunta comunale fissò l’orario della chiusura serale degli esercizi pubblici.
Dall’1 aprile al 30 settembre i caffè, le drogherie e le sale da biliardo dovevano chiudere alle ore 24.
Dall’1 ottobre al 31 marzo gli stessi esercizi dovevano chiudere alla ore 23.
L’orario primaverile-estivo degli alberghi, trattorie, osterie, bettole e consimili prevedeva la chiusura alle ore 23.
D’autunno e d’inverno si chiudeva alle ore 22.

 

Il 18 aprile 1873, nel corso della riunione del Consiglio Comunale, l’architetto e consigliere comunale Pietro Comparini Rossi espose sulla questione delle case in rovina di S. Andrea ( piazza dell’ospedale) un progetto che parve addirittura avveniristico.
Tradotto in soldoni, disse:
“ Demoliamo la ex chiesa e l’ex convento di S. Andrea ( ridotti dal 184° al 1872 a Scuola elementare maschile – e anche le altre case in rovina e ricaviamoci una piazza che darà respiro al neonato ospedale S. Pietro Igneo. La realizzazione di questa piazza non ci costerà nemmeno una lira. La chiesa e il monastero di S. Andrea ci verrebbero ceduti gratuitamente dalla Misericordia in cambio della chiesa e della tinaia di S. Salvatore che sono di nostra proprietà. Dovremo, è vero, espropriare e quindi pagare le case in rovina, ma dalla vendita e del materiale di demolizione e dell’area fabbricabile ricaveremo i soldi necessari per supplire alle spese di esproprio
Soltanto nel 1888 furono commissionati all’ingegnere comunale Alcibiade Melani i progetti per la riduzione dell’area occupata dalla chiesa e dal monastero a Piazza Pubblica.
Dopo la morte dell’architetto ing. Pietro Comparini Rossi (1882), e precisamente il 24 settembre 1888, il Consiglio Comunale approvò il progetto della piazza dell’ospedale commissionato all’ing. Ballantini
I lavori vennero assegnati il 27.2.1891 ed accelerati il 15.2.1892.
A luglio (1892) l piazza era finita e venne aperta il 17 luglio 1892 in occasione della inaugurazione del monumento a Giuseppe Montanelli.

 

L’1 giugno1873, in occasione della Festa dello Statuto, sotto la Loggia del Palazzo Pretorio dell’allora Piazza Vittorio Emanuele II (oggi Vittorio Veneto) alle ore 6 pomeridiane, dinanzi alla Giunta presieduta dal sindaco Bachi Gaspero, venne conferita a Zari Agostino di Ponte a Cappiano la medaglia d’argento al valore civile accordatagli con Regio Decreto del 23 aprile 1873.
“Numeroso popolo era accalcato sulla piazza e a tutti i balconi delle case stavano spettatori. Circondavano il seggio della Giunta, la Banda Musicale, i Carabinieri, le Guardie Municipali, una Delegazione della Società Operaia colla sua bandiera, vari pubblici impiegati e molte distinte persone del paese”.
Il sindaco diede inizio alla cerimonia pronunciando queste parole:
- Una sera del passato ottobre (1872), voi, Agostino Zari, ponendo in pericolo la vostra vita, salvaste quella di un povero fanciullo.
Quest’atto di coraggio vi rese meritevole della medaglia d’argento al valore civile.
Il fatto risaliva all’alluvione dell’Arno del 13, 14 e 15 ottobre 1872 che coinvolse anche Ponte a Cappiano.

 

Il 5 giugno 1873 i canonici chiesero ad Alessandro Bernardini di rimetter loro la perizia della spesa a cui sarebbero andati incontro per aver la CUPOLA della Collegiata dipinta.
Nel frattempo in Collegiata si lavorava intorno ai pilastri e alle loro scanalature.
Il Bernardini scrisse che “ la cupola dipinta a lacunari con rosoni a chiaro scuro potrà costare 300 lire e lo sfondo a cielo entra nel suddetto prezzo, ma facendoci dipingere degli angeli in colore reggenti il Triregno e le chiavi aumenterebbe di 50 lire mentre i triangoli con ornamenti a chiaro scuro potranno costare 36 lire l’uno, cosicché i quattro importeranno 144 lire.”

 

Il 19 luglio 1873 il Fondo per il Culto comunicò al nostro Comune, tramite l’Intendenza di Finanza di Firenze che, aderendo alla richiesta avanzata a suo tempo dal Comune, ci avrebbe ceduto gratuitamente chiesa, tinaia ed ex Convento di S. Salvatore a queste condizioni:


- di mantenere e di lasciare in una parte comoda e sufficiente del convento l’uso di 
- abitazione alle monache regolarmente professe che di presente vi hanno stanza;
- di impedire che nel monastero o convento si introducano altre persone o suore allo scopo di conservare un sodalizio che per legge ha cessato di esistere il 7.7.1866;
- di lasciare in consegna gli arredi sacri ceduti al Comune;
- di stipulare una convenzione di accordo con le monache e, se fosse di loro gradimento, provvedere alla loro abitazione in un’altra sede per un anticipato e volontario sgombro del Monastero.

Il Comune che dal 1840 al 1872 aveva sistemato la scuola elementare maschile nei fabbricati della ex chiesa e dell’ex convento di S, Andrea in piazza dell’ospedale, era stato costretto ad affittare per l’anno scolastico 1872-1873 il Palazzo Banti di piazza Vittorio Veneto perché i fabbricati dell’ex complesso di S. Andrea minacciavano di rovinare da un momento all’altro. Il comune aveva chiesto al Fondo per il culto il fabbricato del convento di S. Salvatore per ridurlo a Scuola elementare maschile e femminile. 
Già il piano terra del Convento di S. Salvatore era diventato Conservatorio, cioè scuola per bambine e ragazze.
Per una impennata della badessa i lavori di riduzione del primo piano a scuola elementare maschile slittarono alla primavera del 1874. 
La nuova scuola elementare maschile entrò in funzione sul Poggio Salamartano il 3 novembre 1874. Ma anche questa scuola ebbe vita breve. Venne abbandonata 25 anni dopo, nel 1899, quando venne aperta la scuola di Piazza XX Settembre.

 

Il 19 novembre 1873 vene stilato un ennesimo INVENTARIO degli arredi presenti nella chiesa di S. Salvatore. Fra gli oggetti inventariati compare anche un SS. Crocifisso , quello sistemato nella nicchia dell’omonimo altare, il secondo sulla parete sinistra della navata della chiesa. Questo altare risale alla fine del 1700. E’ un altare privilegiato quotidiano e perpetuo in quanto consentiva, a chi vi celebrava, di lucrare l’indulgenza plenaria in favore di un defunto. Si presume che l’intero altare provenga da un’altra chiesa e sia stato acquistato e collocato in S. Salvatore come avvenuto anche nella chiesa delle Vedute.
Il crocifisso che ne occupa la nicchia potrebbe provenire dalla demolita chiesa di S. Andrea soppressa nel 1783 e portato dalle stesse monache clarisse del monastero di S. Andrea quando nel 1785 furono trasferite nel monastero di S. Salvatore.
Ne sarebbe prova il fatto che tale Crocifisso non compare nell’inventario stilato nel 1780, mentre viene menzionato in un atto redatto il 7 luglio 1854 dal canonico Luca Lenzi e dal dott. Lampaggi. Nel 1976 la Soprintendenza di Firenze ha definito trecentesco e toscano il Crocifisso di S. Salvatore. Qualcun altro sostiene che la sua ascendenza sia addirittura germanica.

 

Il 20 novembre 1873 venne redatto l’atto notarile con il quale il FONDO PER IL CULTO cedette al Comune di Fucecchio diversi immobili in applicazione della Legge 7 luglio 1866.
Per effetto di questa Legge erano già stati soppressi il Capitolo della Collegiata, il Monastero di S, Salvatore e il Ritiro OFM di Fucecchio.
Il Fondo per il Culto cedette al nostro Comune l’intero fabbricato del Monastero di S. Salvatore, compresa la chiesa e le annesse aree scoperte, con l’obbligo di mantenervi in una parte comoda e sufficiente, l’abitazione per le ultime monache regolarmente professe che in quel momento vi avevano dimora.
Il Comune dovette impegnarsi ad impedire che nei locali del soppresso monastero s’introducessero altre persone per effetto di nuove professioni monastiche o per altro pretesto con lo scopo di conservare e perpetuare un sodalizio che per legge aveva cessato di esistere.
Pure la chiesa di S. Salvatore con i mobili e gli arredi sacri di sua pertinenza divenne di proprietà del Comune, ma il tutto venne lasciato in consegna alle monache per il tempo durante il quale esse sarebbero rimaste in numero non inferiore a 6 ad abitare neo locali del monastero loro assegnati.
Venne concessa al Comune la facoltà di provvedere a sistemarle in altro alloggio fuori del monastero, sempre che le monache ne fossero consezienti: questo non avvenne mai.

 

Il 16 dicembre 1873 i lavori di pulitura (imbiancatura) e di abbellimento (scanalatura dei pilastri, decorazione dei cornicioni e delle cinque cappelle incassate nello spessore delle pareti laterali della chiesa) della Collegiata come così pure la realizzazione della Cappella del SS. Sacramento erano ultimati.
Purtroppo le spese superarono largamente quelle preventivate. Lo strascico dei pagamenti di queste spese si protrasse per alcuni anni.

 

Il 18 dicembre 1873 risultano ultimati i lavori di ripulitura ed abbellimento della chiesa Collegiata come così pure la costruzione della Cappella del SS. sacramento.
Le spese superarono di gran lunga le previsioni e la copertura delle medesime si protrasse per alcuni anni.
I lavori di ripulitura (imbiancatura) era stati commissionati l’anno precedente agli impresari e pittori Fratelli Bernardo ed Alessandro Bernardini.
Sempre nel 1872 venne decisa da parte della Confraternita del SS. Sacramento la costruzione dell’omonima CAPPELLA.
L’impresa Soldaini non si limitò ad imbiancare, ma provvide anche ad eseguire le scanalature dei pilastri laterali.
I canonici, poi, nel giugno 1873, decisero di far dipingere da Alessandro Bernardini la cupola posta sopra il presbiterio.
Questa la perizia rilasciata dal Bernardini:
“… la cupola dipinta a lacunari con rosone a chiaro scuro potrà costare 300 lire e lo sfondo a cielo entra nel suddetto prezzo, ma volendoci dipingere degli angiolini in colore reggenti il Triregno, e le chiavi, aumenterebbe di 50 lire mentre i triangoli con ornamenti a chiaro scuro potranno costare 36 lire l’uno, cosicché in quattro importeranno 144 lire”.

 

Il 3 maggio 1874 morì, all’età di 65 anni, il padre francescano Gherardo da Pisa che era venuto a Fucecchio nel 1866, anno della soppressione del RITIRO istituito nel 1736.
Aprì nei locali del chiostro una SCUOLA di materie liceali.
Accettò poi la parrocchia di Massarella dove con altri due religiosi francescani diede vita ad una delle 50 RIUNIONI della Provincia OF:.
Quasi tutti i frati OFM evacuati dai conventi si organizzarono in RIUNIONI per continuare a vivere secondo la Regola francescana.

 

Il 20 giugno 1874 il Convento di S. Salvatore si trasformò in SCUOLA PUBBLICA COMUNALE.
I lavori di riduzione del Convento, iniziati nel mese di maggio ed effettuati dall’impresario locale Giovan Battista Soldaini su progetto dell’architetto Pietro Comparini Rossi, costarono all’Amministrazione comunale la bella somma di £ 2.674,79.
Le superstiti 14 monache clarisse vennero sistemate in un’altra ala del Convento.
Al piano terra del Convento funzionava dal 1783 la scuola femminile detta anche Conservatorio.
Gli scolari fino al 1872 avevano frequentato la scuola elementare realizzata negli ex fabbricati delle chiesa e del Convento di S. Andrea in piazza dell’Ospedale. L’ingresso di questa scuola era posto in Via S. Pietro Igneo che passava davanti all’attuale negozio di Alimentari e al Bar Impero.
Poiché tali scuole erano state dichiarate pericolanti, in attesa che il convento di S. Salvatore fosse ridotto a Scuola e dopo che 22 gennaio 1872 era stato disdetto il contratto d’affitto stipulato il 30 settembre 1840, gli scolari furono sistemati per la durata di due anni nel Palazzo del Banti, forse nell’attuale Piazza Vittorio Veneto.
Nel 1872 proprietaria dei fabbricati della scuola di S. Andrea era l’Arciconfraternita della Misericordia 
Nel 1840 il proprietario della chiesa e del convento di S. Andrea era un privato.

 

Il 21 agosto 1874 il Consiglio Comunale autorizzò un’operazione di permuta fra Comune e Misericordia.
L’atto venne rogato il 3 dicembre 1874.
Il Comune era debitore di £ 1517,78 nei confronti della Misericordia di Fucecchio. Tale somma doveva servire per ripristinare i locali della chiesa e dell’ex convento di S. Andrea che il Comune aveva affittato fin dal 1840 e nei quali aveva realizzato la scuola elementare maschile rimasta attiva fino al novembre del 1872.
Il Comune dovette disdire il contratto d’affitto dei due immobili ridotti a scuola perché questi erano molto pericolanti.
Il Comune doveva provvedere il paese di un’altra scuola. Le disponibilità finanziarie erano misere. Doveva risarcire la Misericordia di quelle 1517 lire, perché a tanto ammontavano le spese per riconsegnare alla Venerabile i fabbricati nel primitivo stato.
L’ingegnere fucecchiese Pietro Comparini Rossi nella sua veste di consigliere comunale suggerì al Comune un atto di permuta con la Misericordia. Con la permuta il Comune si sarebbe liberato del debito.
Se la Misericordia avesse rinunciato ai lavori di ripristino a favore della ex chiesa e dell’ex convento di S. Andrea, avrebbe ricevuto in cambio la TINAIA del Monastero di S. Salvatore (oggi Auditorium della Casa del Poggio), la chiesa di S. Salvatore e la STATUA della MADONNA DI PIAZZA.

La misericordia non si lasciò sfuggire questa ghiotta occasione ed accettò subito.
Il Comune non spendeva nemmeno un lira. Infatti la statua della Madonna era di sua proprietà; la tinaia, la chiesa e il monastero di S. Salvatore li aveva ottenuti gratuitamente dal Fondo per il Culto, dopo averne fatto richiesta, il 20 novembre 1873.
La Misericordia ridusse immediatamente la TINAIA (già chiesa della Compagnia della Madonna della croce) a Cappella e guardaroba della Confraternita.
Il Comune, invece, ridusse il monastero di S. Salvatore a Scuola Maschile; quella femminile vi funzionava già dal 1783.
Inoltre, il Comune, qualche anno dopo, demolì la ex chiesa e l’ex Monastero di S. Andare per aprire una nuova Piazza, la piazza dell’ospedale che venne inaugurata il 17 luglio 1892.

 

Il 30 novembre 1874 fu affisso sui muri di Fucecchio un manifesta della Intendenza di Finanza di Firenze. Esso conteneva un avviso d'asta per la vendita di beni demaniali consistenti i fabbricati di sodalizi religiosi soppressi in base alla Legge 7 luglio 1866.
In calce all’elenco dei fabbricati e terreni in vendita figurava anche la ex FORESTERIA del soppresso monastero per clarisse di S. Salvatore.
La FORESTERIA si trovava sopra la BOTTAIA (oggi auditorium della Casa del Poggio) e si componeva di due appartamenti posti al primo e al secondo piano.
LA BOTTAIA venne ceduta in quel medesimo 1874 dal Comune alla Misericordia che la ridusse a Cappella , benedetta il 12 febbraio 1876.
Il Manifesto, oltre a riportare le misure del fabbricato (braccia quadrate 548) fissava anche un prezzo di partenza di £ 1.880. L’asta sarebbe stata effettuata il 18.12.1874. L’asta sarebbe stata effettuata il 18.12.1874.
Il Comune che si era impegnato ad acquistarla per conto della Misericordia disertò l’asta.
La Foresteria venne acquistata all’inizio del 1900 dalla Misericordia per una somma pari a 2.000 lire.
La Misericordia nel 1989 ha venduto tutto il fabbricato alla Collegiata che lo ha ridotto a Scuola di Catechismo anche se lo ha ribattezzato Casa del Poggio.

Il 30 novembre 1884 venne espletato il concorso per il posto di CUSTODE del Cimitero Nuovo, ai piedi della collina di Montellori ( quello attuale), che era stato iniziato nel 1882 e che era stato consacrato dal vescovo di S. Miniato il 20 novembre 1884.
Al concorso si erano presentati diversi concorrenti – 5 per l’esattezza – che furono sottoposti anche ad una prova di scrittura. I cinque vennero invitati a redigere una comunicazione indirizzata al sindaco per informarlo che il tetto della Cappella centrale era rovinato.
Trascriviamo il testo di uno dei cinque concorrenti, certo Gaetano Cenci:
“ Illustrissimo signo sindico diFucecchio e rovinato tnto della Campella del cimitero. Prego la signoria vostra inlustrisima ancopiacessi disporre per le occorenti riparazzioni. Fucecchio 30 novembre 1884
Sotto dercimitero Gaetano Cenci.”
I cinque concorrenti furono sottoposti anche a prove di lettura.
Il concorso fu vinto da Luigi Nelli, ex Capo di Guardia dell’Arciconfraternita della Misericordia di Fucecchio la quale, naturalmente, si fece garante di un suo confratello così illustre.

 

Il 3 dicembre 1874, con atto pubblico rogato dal notaio Angiolo Bonfiglioli, previa delibera comunale del 21 agosto 1874, venne conclusa un’operazione di PERMUTA fra Comune e Arciconfraternita della Misericordia.
La Misericordia cedette al Comune 
- i fabbricati dell’ex convento e della ex chiesa di S. Andrea (posti nell’attuale Piazza dell’Ospedale) che il Comune aveva più volte presi in affitto per ridurli a scuola elementare maschile 
- e condonò inoltre al Comune un debito di £ 1517,18.

Il Comune, invece, cedette alla Misericordia 
- la proprietà della BOTTAIA (oggi Auditorium della Casa del Poggio) dell’ex Monastero di S. Salvatore, già chiesa-oratorio della Compagnia della Madonna della Croce,
- la statua della Madonna di Piazza o liberatrice della peste
- e l'uso della chiesa di S. Salvatore con l'obbligo di sostenere le spese di manutenzione.

La ex Bottaia, oggi auditorium, venne ridotta a Cappella della Misericordia e a guardaroba dei confratelli. L’inaugurazione della Cappella avvenne il 24 gennaio 1876.
Il nostro comune era diventato proprietario della chiesa e del monastero di S. Salvatore il 20 novembre 1873.
La concessione dei due immobili venne fatta al nostro comune dal Fondo per il Culto in esecuzione della Legge 7 luglio 1866. Che aveva sancito, a livello locale, la soppressione del Capitolo della Collegiata e quella dei conventi di S. Salvatore e della Vergine.
I beni delle soppresse istituzioni religiose erano stai incamerati dal Fondo per il Culto che a sua volta li avrebbe ceduti ad enti pubblici che ne avessero fatta richiesta purché motivata con la destinazione di quei beni a servizi pubblici.

 

Il 12 febbraio 1876 fu ripristinata e riaperta al culto, ad opera della Confraternita della Misericordia di Fucecchio, l’antica cappella della Compagnia della Madonna della Croce soppressa nel 1783.
La Cappella venne benedetta secondo il consueto rituale romano dall’arciporete della Collegiata a ciò delegato dal vescovo di S. Miniato.
A diciotto anni dalla sua fondazione, la Misericordia si era dotata di un proprio Oratorio, capace e decoroso, e soprattutto centrale rispetto al paese e comodo perché incorporato nel fabbricato della propria sede. Il Governatore della Misericordia, Carlo Benvenuti, aveva preso in affitto dalla Badessa di S. Salvatore Vittoria Lampaggi una stanza della Foresteria soprastante l’Oratorio.
L’edificio a sinistra della chiesa di S. Salvatore dal 1300 al 1783 era appartenuto alla Compagnia della Madonna della Croce. La Compagnia aveva ridotto il piano terra ad Oratorio o Cappella; aveva realizzato nelle stanze del primo piano la propria sede con gli uffici; le stanze del secondo ed ultimo piano ospitavano il custode della Compagnia.
Dopo la soppressione del 1783 il fabbricato era passato in proprietà (1790) al Capitolo della Collegiata che nei primi anni del 1800 lo aveva affittato alle clarisse di S. Salvatore.
Le clarisse di S. Salvatore avevano smantellato la Cappella e l’avevano trasformata in TINAIA. Nella ex sede della Compagnia avevano realizzato la loro FORESTERIA.
Nel 1866 tutto il fabbricato venne incamerato dal Demanio dello Stato.
Il Demanio dello Stato regalò la TINAIA al Comune di Fucecchio. Il 3 dicembre 1874 il Comune cedette la Tinaia alla Misericordia in cambio dei fabbricati della ex chiesa e dell’ex convento di S. Andrea, posti nell’attuale piazza dell’ospedale, di proprietà della Misericordia.
La Misericordia in data 28 dicembre 1899 decise di acquistare la ex Foresteria di S. Salvatore soprastante il suo Oratorio.
Il Demanio dello Stato, nei primi giorni del 1900, vendette alla Misericordia il fabbricato soprastante l’Oratorio, e cioè la ex Foresteria delle clarisse ed anche ex sede della Compagnia della Madonna della Croce per la modica somma di 2.000 lire.
( Bollettino Storico- n.7)

 

Il 6 maggio 1876 la Misericordia concesse agli Operai (amministratori) della Compagnia di S. Candido di usufruire delle stanze dello stabile di Via S. Andrea ( la ex chiesa e l’ex monastero di S. Andrea) per collocarvi le bande musicali nella circostanza della festa del santo patrono che avrebbe avuto luogo nel mese di giugno.
Il 17 ottobre 1877 l Misericordia concesse a Tommaso Calaverni di Fucecchio, di condizioni miserevoli, “l’uso di una stanza di Via S. Andrea onde in essa possa rifugiarsi”
Questi atti stanno a dimostrare che la Misericordia era sempre la proprietaria della chiesa e del monastero di S. Andrea.
Questa in sintesi la storia , post finem, dei due fabbricati.
Dichiarati soppressi nel 1783, vennero evacuati nel 1785.
Nel 1785 la chiesa e il monastero vennero acquistati da un privato e ridotti a magazzini.
Nel 1840 il proprietario li affittò al Comune che li ridusse a Scuola elementare maschile.
Nel 1857 o in data di poco posteriore i due fabbricati vennero acquistati dalla Misericordia rinata proprio nel 1857. La Misericordia rinnovò il contratto di affitto con il Comune che aveva ridotto chiesa e monastero a scuola maschile. Nel contratto di affitto pose una clausola precisa:
al momento della rescissione del contratto di locazione il Comune avrebbe dovuto restituire i due edifici (chiesa e monastero) così com’erano prima di ridurli ad edificio scolastico.
Nel 1872 il Comune disdisse il contratto perché i due edifici erano pericolanti.
L’ingegner Pietro Comparini Rossi calcolò che la spesa per riportare i fabbricati affittati alla statu quo ante sarebbe ammontata a £ 1517,78, una cifra enorme per quei tempi.
Per ovviare a questa ingente spesa il Comune convinse la Misericordia a sottoscrivere il 3 dicembre 1874 un atto di permuta. Con questo atto la Misericordia esonerò il Comune dall’obbligo di effettuare i lavori di ripristino e ricevette in cambio la proprietà della tinaia del monastero di S. Salvatore (il piano terra del fabbricato a confine sul lato destro della chiesa di S. Salvatore che la Misericordia ridusse a propria chiesetta e a guardaroba dei confratelli) e la chiesa di S. Salvatore.
Nel 1891 chiesa e monastero vennero demoliti per aprire , l’anno successivo, una piazza, la piazza dell’ospedale.

 

Il 12 maggio 1876 moltissimi Fucecchiesi andarono A Querce che ricevette in visita pastorale il vescovo di S. Miniato Monsignor Pio Dal Corona.
L’ingresso del vescovo fu solenne e la sua predica fu entusiasmante.
Il nostro arciprete non poté andare ad ossequiare il Vescovo.

 

Il 18 dicembre 1876 i fedelissimi della Madonna di Piazza presentarono al Magistrato della Misericordia di Fucecchio una petizione sottoscritta da 456 capi di famiglia, tra cui 62 iscritti alla Confraternita della Misericordia medesima, rinata nel 1857.
Nella petizione si chiedeva che la statua della Madonna di piazza di cui era diventata proprietari, nel 1874, l Misericordia, grazie ad un atto di permuta con il Comune di Fucecchio, fosse riportata nella chiesa Collegiata.
Tale statua era rimasta collocata in una nicchia del palazzo della Cancelleria (comunale) dal 1630 al 1699, l’anno i cui il pericolante palazzo Municipale venne demolito per ingrandire anche la Piazza (Vittorio Veneto).
Nel 1699 il Palazzo comunale venne edificato sull’ala sinistra dell’attuale palazzo che occupa, in Piazza, il lato di congiunzione fra via del Cassero e via Mario Sbrilli. La statua della Madonna di Piazza venne sistemata in una nicchia scavata i corrispondenza della prima finestra, sul lato sinistro della facciata, al piano terra.
Nel 1857 la statua della Madonna di Piazza venne parcheggiata nella chiesa Collegiata perché il palazzo comunale venne demolito per far posto all’attuale palazzone che allora era denominato Palazzo della Delegazione di Governo ( Palazzo della Polizia politica). Anche in questo Palazzo, sempre all’altezza della prima finestra sul lato sinistro, al piano terra, era stata predisposta la nicchia per ricollocarvi la statua della Madonna di Piazza.
Nel 1859, quando nel novo palazzo, entrò in funzione la Delegazione di Governo, la nicchia venne demolita, per ordine del Delegato, e al suo posto fu aperta una finestra per dare maggior luce all’ufficio d’angolo. La statua della Madonna rimase così in Collegiata.
Nel 1874 la misericordia, diventata proprietaria della statua della Madonna di Piazza, provvide a trasferirla nella sua chiesa di S. Salvatore.
L’Opera della Madonna di Piazza chiese subito alla Misericordia di riportare la statua nella Collegiata dato che la chiesa di S. salvatore era poco frequentata.
Il Magistrato della Misericordia che nel frattempo aveva assunto la Madonna di Piazza com protettrice della Confraternita, rispose risolutamente di no sia all’Opera sia ai 456 capi di famiglia firmatari della petizione.
Solo nel 1878 avvenne la traslazione, forzata, della statua della Madonna di Piazza, nella chiesa Collegiata nella quale, si da allora è sempre rimasta.

 

Il 2 maggio 1877 il vescovo di S. Miniato, dopo 6 anni di sede vacante, nominò il nuovo parroco delle Vedute nella persona del canonico Giovanni Lapi. Questo canonico prese possesso della chiesa il 15 giugno dello stesso anno. Giovanni Lapi subentrò al parroco Gaetano Maria Rosati che era stato parroco delle Vedute dal 13 gennaio 1840 al 3 maggio 1871. La parrocchia durante il vacantato, era stata retta dal 1871 al 1877 dal canonico Torello Lotti in veste di economo spirituale. Il priore Giovanni Lapi fu zelantissimo nel provvedere al decoro del santuario e nel curare lo sviluppo del culto verso la madre di Dio. Sebbene di famiglia agiata il Lapi morì povero, avendo consumato tutti i suoi beni personali nelle opere di carità verso i poveri e nell‘abbellimento del tempio. Giovanni Lapi era nato a Fucecchio il 10 aprile 1837 e scomparve, a soli 50 anni di età, il 20 luglio 1887.

 

Il 21 agosto 1877 il consigliere prof. Centofanti, nl corso della riunione del Consiglio comunale, lesse la relazione che aveva scritto, per incarico della Giunta, sullo stato dl primo cimitero pubblico di Fucecchio. Questa relazione, se approvata, sarebbe stata trasmessa alla Sottoprefettura di S. Miniato e alla Prefettura di Firenze allo scopo di tacitare quanto esse avevano denunciato con la loro lettera del 19 luglio 1877.
Il Centofanti, nella sua relazione, sottolineò che la capienza del cimitero, pari a mq 2.872, ora che non vi venivano più seppelliti i cadaveri di S. Pierino e di Cappiano, era più che sufficiente per le cento salme annuali che vi venivano interrate.
Contrariamente a quanto notificato da S. Miniato, la natura dl terreno era tale che dopo soli 3 anni le salme erano già incenerite.
Inoltre la tanto deprecata umidità del terreno non era un fenomeno irrversibile e permanente, ma si verificava soltanto nel periodo delle grandi piogge.
Secondo il Centofanti, il nostro cimitero aveva soltanto bisogno dei seguenti lavori:
1 – livellamento del campo mortuario
2 – suddivisione del campo mortuario in 4 quadri
3 – costruzione di due stanze mortuarie
4 – allargamento delle fosse esistenti
5 – erezione di un LOGGIATO per trasformare il modesto cimitero in una necropoli monumentale

I consiglieri applaudirono il Centofanti ed approvarono la relazione.
La Sottoprefettura di S. Miniato si limitò ad attendere che venissero realizzate le opere elencate nella relazione del Centofanti. Quelle opere avrebbero ovviato almeno, sia pure parzialmente, ad alcune delle carenze da essa denunciate reiteratamente.

 

L’8 settembre 1877 Monsignor Del Corona venne in visita pastorale e Fucecchio, accolto alle ore 17 dalla popolazione festante e dalla Banda municipale.
Interdisse la chiesetta della Ferruzza per il suo stato al limite dell’indecenza.
Ben 1300 furono i fedeli che ricevettero l’Eucarestia nel corso della Messa celebrata dal vescovo. I fedeli presenti in chiesa si commossero fino alle lacrime nell’udire la meravigliosa omelia pronunciata dal vescovo sul tema del turpiloquio e la bestemmia.

 

L’11 settembre 1877 si concluse trionfalmente la visita pastorale del nostro vescovo Monsignor Del Corona.
Il Vescovo era giunto a Fucecchio il giorno 8 settembre.
La visita si protrasse per 4 giorni durante i quali visitò tutte le chiese e tutti gli Oratori per controllarne lo stato.
Il giorno 11 settembre, nella Collegiata gremita fino all’inverosimile, il vescovo fece un’omelia sul turpiloquio e la bestemmia.
Moltissimi fedeli si commossero. Ne trascriviamo un brevissimo stralcio.

“ E non ha forse ragione di essere l’animo nostro profondamente trafitto, se l’aere che si respira e che mite e piacevole ricordaci i benefici innumerevoli di Dio medesimo, e non già misto alla tenera vocazione, alla laude melodiosa, al canto eucaristico, ma accompagnato dal modo dell’arroganza, e persino dall’aggressione della più orgogliosa e ributtante empietà?”
Ogni fucecchiese si commosse: conosceva perfettamente la sua inveterata abitudine alla bestemmia.

 

Il 15 agosto 1878 la statua della Madonna di Piazza, detta anche Madonna della Peste, fece il suo ingresso definitivo nella chiesa Collegiata da cui non è stata più rimossa.
Nel 1631? Venne acquistata dal Comune e posta in una nicchia del Palazzo Comunale che si trovava nel centro dell’attuale Piazza Vittorio Veneto e con la facciata rivolta verso il Palazzo Pretorio. La statua avrebbe dovuto liberarci dalla peste che in quel periodo devastò l’Italia e l’Europa intera. Per questa ragione fu chiamata anche Madonna Liberatrice della Peste.
Nel 1700, quando venne ricostruito il Palazzo Comunale nell’area dove ora si erige il Palazzo del Liceo Scientifico (sempre in piazza Vittorio Veneto) venne di nuovo sistemata in una nicchia della facciata del palazzo comunale in corrispondenza della prima finestra a sinistra , al piano terra, dell’attuale Liceo Scientifico. Per questa ragione è stata sempre chiamata Madonna di Piazza.
Nel 1857 venne rimossa da quella nicchia del palazzo Comunale e consegnata al Capitolo della Collegiata perché il Palazzo Comunale doveva essere demolito, unitamente alla casa ex Cocchi che si trovava sul lato destro del medesimo, per edificare il grande Palazzo della Delegazione di Governo. Al termine della costruzione la statua sarebbe stata ricollocata nella nicchia prevista e progettata anche nel Palazzo della Delegazione. Nel 1859, a conclusione dei lavori, il Delegato di Governo, volle che nell’area della nicchia fosse aperta una finestra per dar luce al suo ufficio. La Madonna rimase perciò nella Collegiata.
Il 21 agosto 1874, a seguito di un atto di permuta, il Comune cedette la Madonna e la chiesa di S. Salvatore alla Misericordia.
La Misericordia trasferì la Madonna nella chiesa di S. Salvatore.
Il 18 dicembre 1876, ben 456 capi di famiglia chiesero ala Misericordia di riportare la Madonna di Piazza nella chiesa Collegiata. La Misericordia rispose di no.
Nel 1878 la Misericordia concesse il permesso di portare in processione la statua della Madonna dalla chiesa di S. Salvatore nella Collegiata.
Al termine della processione i portatori si rifiutarono di riportare la statua in S. Salvatore. La Misericordia, allora, si arrese e lasciò definitivamente la statua della Madonna di Piazza nella Collegiata.

 

Il 23 novembre 1878 i consiglieri comunali vennero congelati da una lettera loro trasmessa dal Prefetto di Firenze ed avente come oggetto il primo cimitero civico di Fucecchio inaugurato nel 1787. 
“… risulta che nel vostro cimitero trovasi l’acqua a 45 centimetri di profondità e che l’area è insufficiente all’intero dei cadaveri. Fa specie come si pensi ad abbellimento quando urge provvedere all’igiene, quando vi è un dovere da soddisfare, quello del rispetto dei defunti…”
La lettera informava infine che il prefetto avrebbe mandato una commissione di esperti, i professori Roster e Marchi, ad esaminare la situazione nel cimitero di Fucecchio.
Dopo una siffatta strigliata, i notabili di Fucecchio si fecero pulcini e si attennero agli ordini superiori.
I consiglieri comunali non avevano mai dato eccessivo peso alle ingiunzioni pervenute da Firenze. Anzi avevano creduto di poterle accantonare quando nel maggio del 1878 avevano affidato all’impresario Giovan Battista Soldaini la esecuzione di un progetto di miglioramento del cimitero. Il progetto era stato elaborato dal lentocrate ingegnere comunale Masani. I lavori si erano conclusi a luglio ed avevano comportato una spesa di £ 719,85.
Quando giunse la missiva del 23 novembre il Consiglio Comunale si apprestava ad approvare il progetto di abbellimento del primo cimitero civico, quello vicino alla Villa Nieri. Il progetto di abbellimento avrebbe dovuto trasformare il piccolo cimitero i una necropoli monumentale.
Il tutto, però, rimase sulla carta.

 

Il 14 febbraio 1879 nacque a Fucecchio il celebre baritono Giuseppe Montanelli, zio paterno del giornalista Indro Montanelli.
Si unì in matrimonio con Turini Elisa di Cerreto Guidi il 30 agosto 1902.
E’ morto a Fucecchio il 4 gennaio 1963.

 

Il 30 marzo 1879 il presidente del Corpo Musicale di Fucecchio sig. Benvenuti scrisse la seguente lettera al Governatore della Veneranda Compagnia del SS. Sacramento:
“ Il Corpo Musicale di Fucecchio essendo venuto nella determinazione di provvedersi di nuove monture, fece per mezzo dei sottoscritti appello al nostro paese, che benevolo sempre per questa filarmonica società, corrispose alle speranze e ai desideri della medesima. E siccome a Fucecchio esistono non poche società, i sottoscritti hanno creduto di loro dovere rivolgersi alle medesime, per il medesimo scopo. Ed è per questo che i sottoscritti fanno pervenire ha (sic) V.S. la presente onde pregarla a volere interpellare con tutta sollecitudine i sigg. componenti il Consiglio di codesta Venerabile Compagnia se fosse possibile ottenere qualche sussidio a vantaggio di questo Corpo musicale, onde fornito di decenti uniformi, possa anche per questo lato far onore a sé e al paese.
Devotissimi.
Il Presidente N. Benvenuti”

 

Il 21 maggio 1879 la Sottoprefettura di S. Miniato comunicò ai nostri amministratori che il progetto di ingrandimento ed abbellimento del nostro CIMITERO era stato rigettato e li invitata a presentare alla Prefettura di Firenze un progetto di massima per la costruzione di un CIMITERO NUOVO. Alla comunicazione venne allegata la Relazione stilata dai due esperti sullo stato del cimitero, i professori fiorentini Roster e Marchi.
I nostri notabili che da anni accarezzavano l’idea di trasformare il piccolo cimitero in una necropoli monumentale, sordi alle ingiunzioni degli Organi Superiori, e cocciuti come solo sanno esserlo i Fucecchiesi, ricorsero all’arbitrato di un ingegnere fiorentino, certo Francolini. Questi doveva esaminare in loco e la Relazione del consigliere fucecchiese prof. Centofanti ( vedi 21.8.1877 ) e quella dei due esperti fiorentini nella quale veniva indicata anche l’area del cimitero nuovo. Inoltre, il Francolini doveva rivedere il progetto di abbellimento e di ingrandimento presentato dal nostro Comune, abbozzare il progetto del Cimitero Nuovo e corredare il tutto delle relative perizie.
Alla fine del mese di dicembre, arcistufo di tutte le richieste della nostra Commissione urbanistica, il Francolini presentò ben 5 progetti: 2 per l’ingrandimento ed abbellimento del cimitero esistente e 3 per il Cimitero Nuovo da costruirsi in località Montellori dove successivamente venne realizzato.
L’esito dell’arbitrato mise K.O i nostri amministratori. Cifre alla mano, il Francolini dimostrò che sarebbe stata economicamente molto più conveniente la costruzione di un cimitero nuovo che non l’ingrandimento e l’abbellimento di quello esistente.

 

Il 3 gennaio 1880 il Consiglio Comunale di Fucecchio prese due importanti decisioni:
1- Deliberò la costruzione di un CIMITERO NUOVO ( l’attuale );
2- Decise “ che il vecchio cimitero debba essere conservato quale è al presente; che il Municipio faccia istanza al Governo affinché questa sua deliberazione sia convertita in Legge speciale onde in avvenire, nessuno, per qualunquesiasi ragione, pretesto, bisogno o ragione possa farne uso.”
La seconda delibera venne volutamente ignorata dalla Confraternita della Misericordia di Fucecchio quando il 12 marzo 1885 avanzò la richiesta di ridurre il vecchio cimitero pubblico a cimitero privato.
( Bollettino storico N. 5)

 

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