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TORNA
ALL'INDICE
anni
- 1861
>> 1880
Il
primo gennaio 1861 la Sottoprefettura di S. Miniato
trasmise al Delegato di Governo di Fucecchio il seguente
messaggio:
“ Quando lo scorso giorno ho ricevuto per mezzo d’Espresso
la Officiale con cui V. S. Ill.ma dava della straordinaria
compera del sale avvenuta eri alle Rivendite di codesta Terra
e della conseguente deficienza di tal genere (sale) non senza
accennare al dubbio che potesse da ciò togliersi pretesto per
turbare la pubblica quiete…stimai astenermi, ma ora sono di
avviso che all’effetto di prevenire i temuti disordini
importerebbe:
1° - dare ordine alla Gendarmeria perché vigili specialmente
presso le Rivendite e là dove maggiori si presentano le
riunioni popolari;
2° - rintracciare quelli che si sono mostrati più turbolenti
nelle richieste fin qui fatte ai rivenditori;
3° - impegnare le persone più influenti perché convincano
alla persuasione i riottosi.“
La gente aveva acquistato molto sale perché ne temeva il
rincaro con l’inizio dell’anno.
(Masani appunti)
Il
2 gennaio 1861,a
proposito della crisi del sale del giorno precedente, giunse a
Fucecchio una comunicazione rassicurante da parte della
Prefettura di Firenze.
“ Comunque le maggiori richieste nelle provviste del sale
partono dall’erroneo concetto che possa subire un rincaro,
la Prefettura si è preoccupata affinché i magazzini di
Empoli non rimangano sforniti di sale.”
Il
13 gennaio 1861
venne spedita al sig. Pacifico di Fucecchio una lettera per
convincerlo ad abbonarsi alla GAZZETTA DEL POPOLO.
Carissimo Pacifico, nell’essere l’altro ieri a Firenze mi
vennero da persone altolocate affidati alcuni numeri della
GAZZETTA DEL POPOLO che dal Superiore Governo si raccomanda
per la maggiore diffusione e mi fu detto di rimetterne una
copia a Voi ed una a Empoli.
Io per vostra regola, una copia la colloco in un Caffè perché
abbia la maggiore diffusione.
Ho procurato una firma (abbonamento) da un Caffettiere e mi
prometto un’altra da un farmacista.
A voi pure raccomando di associarvi, di sentire anche il sig.
Delegato essendosi associato anche quello di Empoli e di
procurare se fra i molti caffettieri potete fare altre firme.(Masani-Appunti)
Il
24 gennaio 1861
una donna di complessione robusta, con anelli rossi agli
orecchi e con una pezzuola in capo si presentò in casa di un
certo Fortunato. Approfittandosi del fatto che in casa
c’erano due donne sole, cominciò a togliere da sotto le
vesti l’immagine della Madonna e, rimbambolando le due donne
con discorsi di onestà e religiosità, con massima destrezza
riuscì a togliere dalla tasca delle donne la chiave che
immetteva nella camera. Entrò dentro la camera, rubò un
anello, una collana di nessun valore e poi, andandosene, fece
giurare alle due donne che non avrebbero parlato prima di otto
giorni. Promise anche che il giorno dopo avrebbero ritrovato
gli oggetti, da lei presi, sul letto.
Naturalmente, il giorno dopo, sul letto le due donne non ci
trovarono niente.
Il
6 febbraio 1861
nell’attuale piazza G. Montanelli avvenne un fatto assai
singolare. Questo il verbale redatto dal Magistrato di
vigilanza.
“ Nella piazza pubblica del mercato in un giorno di mercato
si trova a passare l’orefice di Castelfranco di Sotto già
stato deputato e parteggiatore di Minghetti.
In Piazza vi è anche il Canonico Attilio Aleotti che rivolto
al Brigadiere gli dice senza peli sulla lingua:
- Cosa ci vengono a fare questi baron fottuti di Castelfranco;
se non si levano dai coglioni, li legneremo.
Il
15 febbraio 1861,
appena i fucecchiesi seppero che le truppe piemontesi avevano
espugnato Gaeta si affrettarono ad issare le bandiere
tricolori alle finestre. A sera si udirono grida di “Evviva
Vittorio Emanuele e la resa di Gaeta”
A Santa Croce, oltre agli evviva, furono suonate le campane
della parrocchia e furono sparati anche alcuni colpi di arma
da fuoco in segno di gioia.
Il 20 febbraio furono autorizzati festeggiamenti con Banda,
fuochi e razzi per solennizzare la caduta di Gaeta.
Il
19 marzo 1861,
di mattina, venne trovato in Collegiata un libello
antilorenese.
Dopo la vittoria conseguita a Gaeta il 14 febbraio 1861 da
Vittorio Emanuele II, Re del Piemonte, vennero fatti a
Fucecchio dei grandi festeggiamenti. L’euforia andò alle
stelle. Tutti si sentirono filopiemontesi ed antilorenesi.
Il libello trovato in chiesa da Severo Giuliani di
Castelfranco ci dà la misura della nostra febbre antilorenese.
Vi leggiamo:
“ Tito! Hai già ricevuto due avvisi e non hai rinunziato al
grado di Tenente. Questo è il terzo ed ultimo avviso perché
per rinunciare al grado la tua panciaccia sarà di bersaglio
alle nostre baionette. Tanto il paese quanto i componenti la
Guardia ti sono sui coglioni, spia, traditore della Patria, tu
e tutta la tua Lorenese famiglia!!! Giudizio!!!!
La
sera del 20 marzo 1861
i membri della Guardia Nazionale di Fucecchio comandata dal
capitano Carlo Landini e dal sottotenente Cesare Lotti
”fecero una manifestazione di gioia” verso il professor
Giuseppe Montanelli accompagnandolo da S. Pierino ( così si
chiamava la stazione ferroviaria ) fino al suo Palazzo in
piazza Garibaldi.
A tamburo battente, giunto a casa, il Montanelli pronunciò un
discorso e fece giurare a quelli della Guardia Nazionale di
difendere la Patria, liberare Venezia soggiungendo che avrebbe
scritto a Giuseppe Garibaldi del suo rifiuto. La Guardia
applaudì freneticamente. Giuseppe Montanelli concluse:
“ Grazie, fratelli! Siate contenti della Causa Comune.
Sapete quanto ho sofferto nell’esilio. Scriverò a Garibaldi
che i vostri cuori sono ansiosi a difendere la Patria perché
non è ancora libera. Giurate di essere fedeli e costanti per
rendere libera VENEZIA. La Guardia gridi LO GIURO.”
Venerdì
mattina, 5 luglio 1861,
la Rappresentanza Comunitativa, in forma pubblica ed in
gramaglia, assistette nella Chiesa Collegiata al solenne
funerale celebrato in suffragio del Conte Camillo Benso di
Cavour, morto il 6 di giugno dopo un immane lavoro di
diplomazia al servizio dell’Unità d’Italia.
Poiché il Cavour era un laico professo, il nostro Municipio,
tramite l’arciprete Silvestro Montanelli, dovette chiedere
l’autorizzazione per la celebrazione di “ Messa solenne di
Requiem in suffragio” al vescovo di S. Miniato.
Il vescovo, come si apprende da una lettera dell’arciprete
Silvestro Montanelli del 15.6.1861, autorizzò la celebrazione
della Messa ma non un’orazione funebre in onore del Cavour.
Il
4 agosto 1861
la Prefettura di S. Miniato trasmise al nostro Vicario una
circolare per avere informazioni circa il grado di italianità
degli abitanti del nostro Circondario. Da pochissimi mesi
facevamo parte del Regno d’Italia. Il nostro Re era Vittorio
Emanuele II°.
Questo il testo della circolare:
“ Essendo desiderio del superiore di essere informato
dell’impressione che suole avere prodotto nel Circondario il
Proclama di Sua Maestà il Re nostro Signore, sono a pregarla
a volermi significare con la maggiore sollecitudine, come è
stata accolta la parole del Re.”
Questa la risposta del nostro Vicario:
“ Tutto è andato bene. Tuttavia certi giovani di S. Maria a
Monte, certo influenzati da consiglieri estranei, hanno dato a
conoscere certe velleità sebbene con parole prive di
fondamento.
Un’altra
circolare del 4 agosto 1861 prescriveva tassativamente:
“ Non lasciare affatto carta di passaggio a giobani
volontari che vogliono versarsi nelle Provincie Meridionali,
anzi impedirne la partenza. “
Il 4 agosto 1872, la prima domenica del mese, alle ore 6
pomeridiane ebbe luogo la processione del Santissimo per la
Piazza (Vittorio Veneto).
Successivamente i fratelli della Confraternita del SS.
Sacramento si adunarono.
Proprio a conclusione di questa riunione venne deliberata la
erezione di una Cappella del SS. Sacramento all’interno
della Collegiata, quella attualmente esistente.
Il disegno e l’esecuzione dell’opera vennero commissionati
all’ingegnere Alcibiade Melani.
Il disegno del Melani e la delibera della costruzione vennero
ratificati da 61 confratelli nella riunione del 19 gennaio
1873.
I lavori per la realizzazione della Cappella vennero assegnati
all’impresario Giovan Battista Soldaini che in busta praticò
uno sconto del 6% in data 25 gennaio 1874.
Il
12 gennaio 1862,
essendosi reso vacante il Collegio di Pontassieve, Giuseppe
Montanelli diventò deputato del Parlamento Italiano. La
nomina a deputato del Parlamento del Regno d’Italia costituì
per il nostro Giuseppe la più grande soddisfazione della sua
carriera politica.
Quando si sparse la notizia della nomina di Montanelli a
deputato su Fucecchio pioveva a dirotto. Ma questo non impedì
che ogni casa, dalla più ricca alla più umile, si
illuminasse, mentre uomini, donne e ragazzi scesero per l
strade gridando gioiosamente “ Viva Montanelli” e “ Viva
l’Italia”
Montanelli partì subito per Torno, capitale d’Italia, perché
gli premeva esercitare il suo mandato con onore. Voleva
soprattutto prendere la parola alla Camera per illustrare un
nuovo ordinamento amministrativo da lui elaborato. Purtroppo
non ne ebbe la possibilità perché la questione Romana mandò
in crisi il Governo Rattazzi. Durante la crisi, il Presidente
della Camera rimandò ogni dibattito. Sfumò così per il
nostro concittadino l’ultima possibilità di prospettarci il
suo disegno di Ordinamento Amministrativo.
Il
9 maggio 1862,
“verso le ore 10, nella Piazza (Vittorio Veneto) di questo
paese alla fonte posta nel centro della piazza si trovava la
donna Maria, moglie del pregiudicato Borgiani di anni 23,
detto il Bastardo, essa pure pregiudicatissima in materia di
libertinaggio, essendo insieme a Gesualdo Gireschi questo gli
disse:
- Mi fai mettere una mano fra le gambe; ma già non ci hai
neanche un pelo.
Questa si alzò la sottana e si fece mettere una mano tra le
gambe.
Allora il suddetto Gireschi disse:
- Che potta che hai!
In quel momento apparve il marito Borgiani che era nascosto e
poté sentire i turpi discorsi e vedere gli atti della moglie
per cui nacque una forte discussione.
Questa donna era proprio prostituta e riceveva botte dal
marito tanto che sporge denuncia.
Il marito invitato dai carabinieri dice esasperato:
- Non solo ho minacciato mia moglie, ma ora stesso dico che
Dio mi mandi anco un accidente ché tanto gli taglio la
gola…e io ci ho ragione perché ieri dalle 10 alle 11 la
trovai che si faceva toccare sotto da Gesualdo Gireschi”.
Il
17 giugno 1862
morì a Fucecchio nel suo palazzo posto in piazza Garibaldi
l’illustre concittadino GIUSEPPE MONTANELLI.
Due giorni prima si trovava a Torino, capitale provvisoria del
Regno d’Italia in veste di deputato appena eletto. Poiché
le sedute in Parlamento facevano registrare una sosta a causa
di una crisi di Governo, il Montanelli volle approfittarne per
fare una capatina nella sua casa di Fucecchio.
Arrivato a Genova – in treno- fu assalito da una violenta
febbre. Anziché fermarsi nella città ligure preferì
proseguire per Fucecchio dove arrivò il giorno 15
completamente stremato di forze.
Il 16 giugno 1862 ebbe una violentissima crisi: i medici si
dichiararono impotenti di fronte alla morte incalzante.
Giuseppe Montanelli, al termine della crisi, si assopì.
Qualche ora dopo la moglie gli chiese come stava.
- Non mi sono mai sentito meglio – rispose.
Queste furono le sue ultime parole. Entrato in stato di coma,
il giorno dopo e cioè il 17 giugno spirò. Aveva soltanto 49
anni.
Costernazione, sbigottimento e dolore pervasero il paese
intero.
Al suo funerale c’erano tutti, amici ed avversari,
ammiratori e denigratori, coloro che lo avevano seguito con
fede e coloro che gli avevano dato il loro voto per fedeltà
al proprio paese d’origine.
C’era anche il Guerrazzi. Venne e pianse sulla bara del
compagno di tante lotte e con il quale aveva retto per breve
tempo le sorti della Toscana.
Al Guerrazzi spettò il compito
del necrologio che si concluse con un prolungato applauso.
Il
29 ottobre 1862
l’ingegner Pozzi effettuò insieme al nostro Gonfaloniere
una visita al Poggio Salamartano e rilasciò in seguito questa
relazione:
“ La bella visuale che godesi dal Poggio Salamartano ed il
passeggio che avviene su di esso in alcune feste dell’anno
avrebbero fatto nascere il desiderio di fare in quella località
diversi restauri.
I primi sarebbero relativi al riattamento del muraglione che
sostiene il piazzale e parapetto superiore.
Il secondo nel lastricare il piazzale medesimo e nel dare
migliore scolo alle acque che vi cadono nel tempo di pioggia.
Ma oltre agli elencati, un altro miglioramento avrebbe
proposto nel rapporto del 6 settembre 1862 del provveditore
Francesco Masani che consisterebbe nel ridurre ad una sola
linea retta il muro che sostiene il parapetto del piazzale e
per il quale si ha il prospetto sulla campagna. E tale
miglioramento è stato proposto con lo scopo di abbellire il
piazzale ed allargare la comunicazione che esiste a tergo
della chiesa propositura fra il detto Poggio Salamartano a la
Piazza S. Giovanni (oggi Garibaldi)
Il Consiglio, prima di prendere alcuna risoluzione in
proposito, sentì il desiderio di interpellare persone
dell’Arte sulla natura e convenienza di tale miglioramento e
nella seduta del 27 settembre nominò me, ingegner Pozzi, ed
io onorato di tale incarico mi portai il 29 ottobre nella
località.
Il piazzale del Poggio Salamartano è senza dubbio un punto di
qualche interesse per la Terra di Fucecchio non solo per il
contatto che ha con la principale chiesa del paese quanto per
la bella visuale che vi si gode e che potrebbe indurvi a
formare un luogo di qualche diporto. Quindi sarei del parere
che sia cosa vantaggiosa il modificare la sua pendenza e
lastricarlo, oppure ridurlo a PARTERRE con qualche viale
inghiaiato e con l’apposizione di alcune piante che esigano
poca o nessuna custodia.
Non sarei di eguale opinione circa la rettificazione proposta
del parapetto e muraglione che recinge e sostiene il detto
piazzale perché la rettificazione necessita di un notevole
impegno finanziario. Secondo, perché la rettificazione a
costare molto ed infine sarebbe appena avvertito. Ciò che
rende gradita quella località è la bella visuale che vi si
gode ed ivi non è desiderabile che una maggiore cura e
manutenzione della medesima.
La rettificazione niente aggiunge, quando non portasse un
miglioramento alle idee del suo piano.
Viene da riflettere che i tale località non vi è né vi può
essere transito di vettura, e sul tronco di casa Montanelli
(oggi Costagli) e la Propositura vi è un tratto che ha
maggior angustia. Ma quando si volesse allarga re quel punto,
ciò potrebbe farsi con un bastione circolare ed ellittico
secondo che lo consiglia il terreno sul quale deve
fondarsi.”
L’8
marzo 1863,
a seguito della regia circolare del 26 gennaio 1863 la quale
ordinava di scegliere il luogo adatto per tumulare chi non era
cattolico, il Provveditore Francesco Masani stilò delle
considerazioni per la formazione di un cimitero per gli
acattolici di cui trascriviamo il testo.
“ Portatomi sulla faccia del luogo, proporrei alla LL.SS.
che il detto Cimitero corredato della stanza mortuaria al di
fuori si potesse costruirla a contatto del Camposanto (quello
vecchio) sul lato sinistro di esso in modo che formasse una
stessa facciata in linea col camposanto. Questo cimitero sarà
di figura quadrata per l’estensione di mq 36, cioè mt 6X6.
Il
10 giugno 1863
venne fatta istanza alla Commissione di Vigilanza ed
Informazione del nostro Comune di riesumare, dopo 8 anni di
sospensione, il PALIO DELLA LANCIA. Questo Palio era del tutto
simile al Palio del Saracino che si svolge ad Arezzo. I
cavalieri che vi partecipavano dovevano infilare per tre volte
con la loro lancia un anello appeso con una cordicella al
fondo di un recipiente pieno d’acqua. Questo palio,
secolare, aveva il sapore di un TORNEO più che di un Palio.
Il
14 giugno 1863,
nella strada che conduce all’Arno, e precisamente dirimpetto
il Caffè dei Platani, si svolse l’ultimo PALIO DELLA LANCIA
detto anche del SARACENO.
Vi parteciparono giostratori a cavallo, i quali, per vincere,
dovevano infilare la propria lancia, per tre volte, in una
campanella posta in fondo ad una fune a cui era appeso un
secchio o bigoncio pieno d’acqua.
Il penultimo PALIO si era svolto nel 1855, pochi giorni prima
che scoppiasse l’epidemia di colera.
Il
5 agosto 1863,
due anni dopo che eravamo passati sotto il Regno d’Italia,
il sottoprefetto di S. Miniato inviò al delegato di Governo
di Fucecchio una circolare con la quale si proibiva qualsiasi
manifestazione in ricordo dei fatti dell’Aspromonte dove
Garibaldi era stato ferito.
Qualcuno sicuramente avrebbe voluto approfittarne per
inneggiare alla restaurazione del Granducato Lorenese.
E’ evidente che il senso di italianità non si era ancora
radicato in tutti gli strati sociali fucecchiesi.
Il
9 gennaio 1864
venne approvato dal Consiglio Comunale il disegno di
riordinamento delle Pubbliche Scuole. Il disegno di
riordinamento prevedeva:
1- l’istituzione della prima, della seconda e della terza
scuola corrispondenti a tre cicli bi e triennali;
2- l’assegnazione di uno stipendio annuo di mille lire agli
insegnanti;
3- il conferimento della carica di direttore (didattico) al
sindaco che si sarebbe avvalso della collaborazione di 4
Ispettori, eletti dal Consiglio Comunale, i quali avevano
l’obbligo di assistere agli esami e di effettuare due volte
alla settimana la visita alle scuole del paese e di assistervi
alle lezioni;
4- la stesura di alcuni Regolamenti:
- quello riguardante i maestri che comprenderà 8 articoli;
- quello riguardante gli scolari che comprenderà 9 articoli;
- quello relativo al custode che sarà formato da 2 articoli;
5- l’impegno a redigere un Regolamento per la Scuola
Femminile e per le Scuole Serali.
(Bollettino Storico n.2-
pagg.47-52)
Il
15 marzo 1864
il Corsini. Proprietario della Fattoria e affittuario della
Rocca, chiese l’affrancazione del canone della Rocca.
La richiesta venne discussa ed approvata nella seduta del
25.7.1864.
A questa delibera seguì la stipula del CONTRATTO DI PERMUTA
del 7.12.1864 con il quale il Corsini diventava proprietario
della rocca ed il Comune diventava proprietario di piazza
Montanelli.
(LA ROCCA pag. 28)
Il
9 aprile 1864
si svolse una riunione del Capitolo della Collegiata. Il
canonici decisero di dare il loro benestare al progetto
avanzato dalla Congregazione di Maria Santissima Addolorata. I
Confratelli di questa congregazione avevano infatti proposto
di togliere il quadro posto sull’altare omonimo per
sostituirlo con un altro, in tavola,lavorato ad intaglio di
bassorilievo con in mezzo un teca da contenere l’immagine
della Madonna Addolorata e con belle cornici parimenti
lavorate tanto alla teca quanto alle estremità di detto
quadro e il tutto in oro zecchino.
I canonici concessero la loro approvazione a condizione che il
disegno del bassorilievo venisse sottoposto al loro consenso e
che tutte le spese fossero a carico della Congregazione che
avrebbe dovuto anche provvedere alla manutenzione della
tavola.
Attualmente questa tavola si trova sopra il secondo altare
posto sulla parete sinistra della navata della Collegiata.
Il
7 dicembre 1864
venne stilato l’atto di affrancazione con il quale la ROCCA
con parco (appartenente al Comune) passò in proprietà al
Principe Corsini, e la PIAZZA del Teatro (appartenente al
principe Corsini) passò in proprietà al Comune di Fucecchio.
Si trattò quindi di un vero e proprio atto di PERMUTA.
Nel 1627 il Comune aveva dato in affitto ai Corsini la Rocca.
Nel 1676 il Corsini aveva concesso al Comune, a livello
perpetuo con l’annuo canone di £ 280 una fornace e terre
adiacenti per stabilirvi una PIAZZA d’Arme per gli esercizi
militari del distaccamento presente in Fucecchio. L’area del
Poggio Salamartano, a causa delle frequenti frane del muro
castellano, era troppo insicura per svolgervi esercitazioni
militari.
Nella Piazza (Montanelli) a partire dal 1700 e nel 1880 vi si
praticava anche il gioco del PALLONE.
All’inizio del 1800 entrò in funzione anche il Teatro
Pacini.
Nel 1826-1827 la PIAZZA venne livellata e circondata con PIOLI
(i capitelli) alternati con panchine di pietra. Per meglio
livellarla ed assicurarle un più normale deflusso delle acque
piovane venne liberata pure dall’ingombro di un terrapieno,
davanti al Palazzo Aleotti, che costituiva un vero e proprio
ingombro. La pavimentazione venne realizzata in leggera
pendenza e vi fu costruita anche una fogna. Il 17 luglio 1892
vi venne inaugurato il monumento all’illustre concittadino
Giuseppe Montanelli.
Il
2 gennaio 1865
si sparse in paese la voce che il Governo Italiano avrebbe
soppresso il Capitolo della Collegiata, le Corporazioni
religiose e le Compagnie laiche per incorporare i loro beni.
I nostri canonici, sorpresi ed impauriti, stilarono una
lunghissima lettera indirizzata al Parlamento del Regno
d’Italia.
Il testo di questa lettera mostra come i nostri canonici
conoscessero dettagliatamente gli articoli dello Statuto del
Regno.
I canonici ricordarono ai nostri parlamentari che lo Statuto,
con i suoi articoli n. 1 e N. 29, garantisce alla Chiesa
cattolica il libero e pieno esercizio dei suoi poteri “ del
pari che l’inviolabilità dei suoi beni e delle sue
istituzioni”. Inoltre si legge ancora nella lettera dei
canonici “ è fatta volontà ad ogni cittadino di associarsi
e mantenersi con altri associato, sia nei chiostri… e che
siffatte associazioni non possono essere sciolte a meno che
non costituiscano seria minaccia alla sicurezza pubblica”.
Dopo avere elencato i danni che ne deriverebbero alla società
da una eventuale soppressione del Capitolo e delle
associazioni, la lettera si concluse con un appello accorato
ai deputati perché votassero contro il disegno di legge sulle
soppressioni religiose.
Il disegno di legge sulle soppressioni venne approvato un anno
dopo nel mese di luglio.
Il
14 aprile 1866
si svolse una PROCESSIONE straordinari a di Gesù morto.
Partì alle ore 24 dalla chiesa di S. Salvatore e percorse le
strade principali tutte illuminate, fermandosi al ritorno alla
scalinata della Collegiata.
Il corteo procedette secondo questo ordine:
- Compagnia di S. Candido
- Compagnia del SS. Sacramento
- Compagnia dei Coronati Scalzi che teneva il baldacchino del
Simulacro
- Banda del paese
- Coro di uomini che eseguivano il Miserere e lo Stabat Mater
- Clero regolare parato a lutto
- Capitolo della Collegiata parato a lutto
- Statua o donna che interpretava il ruolo dell’Addolorata
sorretta da vari uomini ?
- Giudei con fiaccole e lanterne
Il Vicario generale don Conti chiuse la celebrazione con
appropriato discorso.( padre Vincenzo Checchi- Quaderno E pag.
55)
Il
18 maggio 1866
venne istituita la FIERA MENSILE DEL BESTIAME E MERCE di ogni
specie nel giorno in cui cade il primo mercato settimanale.
Nella stessa seduta vennero abolite:
1- la Fiera di Settembre istituita il 7 agosto 1832
2- la Fiera del Carnevale istituita il 29.12.1856
3- la Fiera del Maggio istituita il 14.04.1783
Il
7 gennaio 1867,
al mattino, i 17 frati osservanti del Convento La Vergine di
Fucecchio dovettero abbandonare il loro luogo pio che era
stato soppresso con la legge 7 luglio 1866 del Regno
d’Italia, la Legge dell’Incameramento dei beni
ecclesiastici.
Questa Legge di soppressione prevedeva che i conventi
passassero in proprietà al Demanio dello Stato che a sua
volta poteva cederli gratuitamente ai Comuni che ne avessero
fatto richiesta per scopi di pubblica utilità.
Alcuni dei 17 frati s ritirarono in casa di vari benefattori
fucecchiesi ed istituirono dei nuclei organizzati chiamati
RIUNIONI. Uno di questi frati fondò una RIUNIONE anche a
Massarella.
I locali del Convento La Vergine vennero adibiti ad alloggio
per militari (caserma) i quali trasformarono in stalla il
refettorio e le stanze ad esso annesse.
Il piano terra del Noviziato ospitò il Macello Pubblico.
I frati rientrarono in Convento, alla chetichella, a partire
dal 1871.
Il 10 giugno 1879 i frati francescani rientrarono in possesso
del Convento, messo in vendita dal nostro Comune, con una
spesa di 15.542 lire.
Nel novembre del 1884, per effetto di un atto di permuta, i
nostri frati osservanti rientrarono in possesso anche del
fabbricato del Noviziato.
Il
27 febbraio 1867
l’arciprete della Collegiata di Fucecchio, corroso da un
dubbio, scrisse al vescovo di S. Miniato per ricevere lumi.
La legge di incameramento dei beni ecclesiastici era stata
varata dal Regno d’Italia nel luglio 1866. Essa venne resa
esecutiva a partire dal 1867 perché fu in questo periodo che
lo Stato cominciò a vendere all’asta i beni di 25.000 enti
religiosi. Con la vendita di questi beni il Regno d’Italia
intendeva ripianare il suo deficit finanziario che si era
acuito con la partecipazione alla cosiddetta Terza Guerra di
Indipendenza del 1866 a fianco della Prussia.
La vendita all’asta consentì agli speculatori affari
d’oro. Anche i religiosi, si tuffarono nel giro di questi
affari ricomprando a prezzi stralciati, mediante dei
prestanome, molti dei beni di cui la Chiesa era stata
“spoliata”.
Anche il nostro arciprete Silvestro Montanelli si sarebbe
tuffato volentieri nelle vendite all’asta, ma era corroso
dal dubbio sulla liceità morale della operazione. Difatti
chiese nella lettera indirizzata al vescovo novello Annibale
Barabesi:
“ E’ corretto comprare beni immobili ecclesiastici sia
pure con l’intenzione di restituirli alla Chiesa previa la
refusione del prezzo sborsato?
Si può assolvere un penitente che ha comprato di questi beni
sia con l’intenzione sovra espressa oppure senza?
L’arciprete voleva sapere se si potevano assolvere in
confessionale gli speculatori.
Il vescovo gli rispose seccamente di no con una frase latina:
”Negative ad Utrumque”
(Masani p.404)
L’1
luglio 1867
Giuseppe Garibaldi giunse a Fucecchio. Venne ospitato da Carlo
Landini Marchiani nel suo Palazzo di Corso Matteotti, oggi
sede del Monte dei Paschi di Siena.
L’eroe dei due mondi che stava preparando l’impresa di
Mentana era venuto a Fucecchio per rendere omaggio alla tomba
di Giuseppe Montanelli, morto il 17 giugno 1862 e seppellito
nel chiostro del Convento francescano La Vergine.
Su espresso invito di Giuseppe Garibaldi, il Landini Marchiani
istituì la Società di Mutuo Soccorso tra gli operai
fucecchiesi che diresse fino alla morte avvenuta nel 1892.
Carlo Landini era nato a Fucecchio nel 1835. Perduto il padre
rimase sotto le cure della madre e di un consiglio di famiglia
presieduto da un riccone di Fucecchio, certo Stefano
Marchiani.
Carlo frequentò le scuole superiori a Firenze ma con poca
regolarità perché distratto da altri interessi, non ultimo
la politica.
Nel 1859 voleva prender parte come volontario alla seconda
guerra d’indipendenza, ma la madre glielo impedì. Nel
medesimo anno, il 1859, Carlo Landini entrò nella vita
politica fucecchiese.
Nel 1864 morì Stefano Marchiani di cui Carlo ereditò il
cospicuo patrimonio ed anche il cognome aggiunto.
Bizzarro fino all’incredibile, non avendo avuto figli, lasciò
in eredità una discreta somma di denaro alla Congregazione
della Carità di Fucecchio e tutti i beni immobili al re
d’Italia Umberto I.
Re Umberto I destinò i ricavi della conduzione di questo
notevole patrimonio immobiliare alla istituzione e al
mantenimento di una Scuola Professionale a beneficio del
popolo fucecchiese. A tal fine venne fondata l’OPERA PIA
CARLO LANDINI MARCHIANI. I beni immobiliari di questa Opera
sono stati incamerati, per Legge, dal Comune di Fucecchio che
ne affida la gestione ad un Consiglio nominato
dall’Amministrazione comunale.
Il
15 agosto 1867
lo Stato Italiano emanò una legge che “..spoliò i canonici
del Capitolo 8già soppresso) non soltanto dei loro beni e di
quelli provenienti dall’Opera di S. Salvatore, ma anche
delle somme accumulate per economia”
Il
17 agosto 1867
venne diffuso a Fucecchio il testo della Legge statale del 15
agosto 1867. Questa Legge “spoliò” i canonici non
soltanto dei loro beni e di quelli provenienti dall’Opera di
S. Salvatore anche delle somme accumulate per economia.
Per questa ragione l’arciprete Silvestro Montanelli chiese
una sovvenzione governativa per coprire le spese previste per
la ripulitura della Collegiata. Le migliaia di richieste
avanzate al Governo furono tutte…inevase.
L’arciprete si rivolse allora ai benefattori e questi non
mancarono. Riuscì a raccogliere la ragguardevole somma di
3200 lire. Con questa somma, però, non si potevano coprire le
spese per la ripulitura che secondo la perizia dell’ingegner
Alcibiade Melani assommavano a 7.268 lire.
L’arciprete allora scrisse al Ministro per chiedergli un
sussidio da destinarsi alla ripulitura della chiesa
Collegiata. La domanda non venne respinta. Ma la concessione
del sussidio fece ritardare di tre anni l’esecuzione della
RIPULITURA.
Il
28 febbraio 1869
venne inaugurato, nel primo pomeriggio, il PONTE in muratura
che venne distrutto 75 anni dopo, nel corso della seconda
guerra mondiale, dal bombardamento aereo del 2 luglio 1944
alle ore 7.
La costruzione del PONTE in muratura era stata deliberata dal
Consiglio Comunale il 28 dicembre 1865 dopo che una Società
per Azioni aveva rinunciato a realizzare un PONTE sospeso a
fili di ferro.
I lavori erano cominciati il 17 maggio 1867 sotto la direzione
dell’ingegner Mei.
Nel settembre del 1868 il ponte, munito di cancelli
d’ingresso, era ultimato; ma non venne inaugurato perché
l’impresario locale Giovan Battista Soldaini aveva d poco
iniziato i lavori per la costruzione della nuova strada con
platani che avrebbe dovuto congiungere Fucecchio con S.
Pierino. Questi lavori vennero conclusi nel mese di febbraio.
E proprio il giorno dell’inaugurazione del PONTE i fratelli
Sordi di S. Pierino, i “traghettatori ufficiali” che da un
secolo servivano quanti volevano attraversare l’Arno, furono
espropriate delle loro 3 barche “traghettizie”
(Bollettino Storico n.3)
Il
18 novembre 1869
furono liquidati dal Delegato straordinario1 con un indennizzo
di 3 42.500 i cinque fratelli SORDI di S. Pierino, ex
TRAGHETTATORI.
La loro esclusiva “trajettizia” S. Pierino-Fucecchio
datava dall’1 giugno 1786.
La loro attività si concluse il 28 febbraio 1869, giorno in
cui venne inaugurato il PONTE in muratura.
Il
20 settembre 1870,
a conclusione di una giornata vissuta in stato di tensione, i
Fucecchiesi poterono finalmente assaporare la gioia di una
bellissima notizia.
Nell’agosto del 1870 i Fucecchiesi avevano assistito al
passaggio continuo di truppe italiane dirette verso il sud.
Il TELEGRAFO installato in una stanzetta del palazzo Comunale
in Via La Marmora, il 20 settembre sembrò impazzire sommerso
com’era dai continui telegrammi provenienti dalla vicina
capitale d’Italia che allora era Firenze. C’era un gran
via vi nell’Ufficio del telegrafo. La popolazione cominciò
a subodorare qualcosa.
Gli analfabeti che bazzicavano le farmacie ed i caffè (bar)
per udire dalla viva voce dei ricchi le notizie lette sui
giornali udirono :
- I Francesi hanno ritirato i loro presidi da Roma.
- I Francesi le stanno prendendo dai Prussiani
- I Francesi sono stati sconfitti di Prussiani.
- Vittorio Emanuele II° ha scritto una lettera al papa per
proporgli trattative pacifiche sulla questione di Roma e del
Lazio
- Il Papa si è rifiutato di trattare.
- L’esercito italiano muove contro Roma.
Il 20 settembre 1870 l’impiegato dell’Ufficio Telegrafico
urlò dalla finestra che dava in Via La Marmora:
- Roma è nostra!! Roma è italiana!!
La notizia si diffuse fulmineamente. Si cantò, si brindò.
I
festeggiamenti, però, vennero proibiti. Un dispaccio
telegrafico giunto da Firenze ordinava:
“ I festeggiamenti dovranno essere fatti dopo l’esito del
plebiscito che si svolgerà nel Lazio il 20 ottobre del
corrente anno.”
Il
6 ottobre 1870
la nostra Giunta comunale predispose il seguente programma di
festeggiamenti per solennizzare la presa di Roma avvenuta il
20 settembre del medesimo anno. Per rendere operativi i
festeggiamenti si aspettava soltanto l’esito, scontato, del
plebiscito romano che si sarebbe svolto in tutto il Lazio il
20 ottobre.
Questo il programma dei festeggiamenti:
- distribuzione di Kg 1,688 e do mezzo chilogrammo di carne ai
familiari dei militari impegnati nella guerra contro il papa
- una corsa di cavalli con fantino da Piazza La Vergine a
Piazza Montanelli. Premio di 40 lire al primo arrivato e di 10
lire al secondo
- sfilata della banda prima della corsa. La banda dovrà
suonare anche alle ore 24 sotto il loggiato del Palazzo
Pretorio e, dopo, lungo le vie cittadine
E’ presumibile che i festeggiamenti si siano svolti il 22
ottobre
In epoca posteriore, in ricordo dello storico evento,
l’attuale piazzale venne intitolato, a ricordo, Piazza XX
Settembre.
Il
21 ottobre 1870,
ad un mese esatto dalla conquista di Roma da parte del Regno
d’Italia, si conobbe l’esito del plebiscito che si era
svolto in tutto il Lazio per sapere se gli abitanti di quella
regione erano o no favorevoli all’annessione al regno
d’Italia.
I fucecchiesi, fin dalle prime ore della notte si assieparono
sotto il Palazzo Comunale, in Via La Marmora, per conoscere
tramite il telegrafo installato in un ufficio comunale
l’esito di quel plebiscito.
L’impiegato del TELEGRAFO si affacciava ogni dieci minuti
alla finestra per indicare con un gesto della mano che ancora
non era stato trasmesso dalla prefettura di Firenze l’esito
del plebiscito.
Tutti erano sicuri della vittoria del SI’ al Regno
d’Italia, ma ne desideravano la conferma ufficiale. Verso le
ore 23 l’impiegato si affacciò di nuovo e questa volta, con
ripetuti gesti delle mani, ingiunse il silenzio.
Il momento tanto atteso era arrivato.
Allungò una strisciolina di carta e alla luce di un lume a
petrolio lesse:
“ Sì: 40.000; No: quarantasei. Roma et Lazio ITALIANE”
Volarono i cappelli. Gli esercizi pubblici si riempirono di
avventori. Dio solo sa quanti fiaschi di vino vennero
tracannati quella notte.
La domenica fu fatta una corsa di cavalli con fantino da
Piazza La Vergine a Piazza Montanelli.
La corsa fu preceduta dalla sfilata della banda per le vie del
paese.
Di notte venne fatto un concerto bandistico sotto il Loggiato
del Palazzo Pretorio.
Ai familiari dei militari che avevano preso parte alla presa
di Roma vennero distribuiti gratuitamente pane e carne.
Al vincitore della corsa di cavalli fu assegnato un premio di
quaranta lire.
Il
10 luglio 1871
la Congregazione Provinciale dei frati francescani, a
Giaccherino, elesse a Guardiano del Ritiro di Fucecchio padre
Angelico Luigi Pini.
Benché fosse stato soppresso nel 1866 e fosse stato occupato
pro tempore da militari ed adibito anche a macello pubblico,
nel 1871 il Ritiro di Fucecchio, benché di proprietà del
nostro Comune, venne riaperto alla chetichella.
Padre Pini in seguito riuscì a riacquistare il Convento ed il
Noviziato.
Il 1° gennaio 1880 riacquistò il Convento, dal Comune, per
15.452 lire.
Nel 1885, con atto di permuta, i francescani rientrarono in
possesso dei fabbricati del Noviziato adibiti a Macello
pubblico.
I frati, per far costruire un Macello pubblico, quello sotto
la Valle, dovettero sobbarcarsi la spesa di 8.827 lire.
Il
3 maggio 1871
morì il sacerdote Gaetano Maria Rosati, nato a Fucecchio il 4
febbraio 1793.
Fu il primo parroco di S. Maria delle Vedute e S. Rocco di
Fucecchio istituita il 6.5.1839
Come cittadino si dimostrò aperto alle aspirazioni
risorgimentali ed accolse con gioia la realizzazione
dell’unità d’Italia.
Come uomo di cultura esercitò l’insegnamento di Retorica,
grammatica, umanità, italiano, latino nella nostra scuola di
Fucecchio dal 1816 al 16863, anno in cui lasciò anche la
carica di Cancelliere del Capitolo della Collegiata.
Scrisse e pubblico nel 1848 l’opuscolo MEMORIE DI FUCECCHIO
che è un compendio di notizie tratte dal Repetti.
Fondò l’ospedale S. Pietro Igneo di Fucecchio (1839-1857)
che venne aperto ufficialmente nel 1857.
Sempre nel 1857 ridiede vita all’Arciconfraternita della
Misericordia.
Il
15 maggio 1871,
due giorni dopo la promulgazione delle Leggi Guarentigie che
regolavano i rapporti tra lo Stato Italiano e la Chiesa, morì
il canonico Gaetano Maria Rosati. La sua morte fu un lutto per
tutti i Fucecchiesi. Persino l’arciprete della Collegiata ne
rimase scosso. E con profonda e sentita commozione scrisse
questa lettera al Vescovo di S. Miniato:
Con sommo mio rincrescimento compio il doloroso incarico di
annunciare a V.S. Rev.ma la morte dell’Eccellente Reverendo
Don Gaetano Maria Rosati canonico di questa Chiesa Collegiata
sotto il titolo di S. Agnese e Parroco di S. Maria delle
Vedute di questa terra. Affranto dagli anni essendo in età di
79, ma più che altro dalle fatiche di questo Ministero
sostenuto per 50 anni con molto zelo, in seguito a colpo di
apoplessia non restando munito dei SS. Sacramenti della Nostra
Madre Chiesa, è passato agli eterni riposi.
Alla fine del 1863, oramai vecchio e stanco, il canonico
Rosati aveva lasciato la carica di Segretario del Capitolo
della Collegiata e la cattedra di insegnante di Lettere nella
scuola superiore comunale di Fucecchio.
Preferì dedicare le superstiti energie alla sua parrocchia di
S. Maria delle Vedute, all’Ospedale che aveva fondato e che
sentiva come una sua creatura e all’Arciconfraternita della
Misericordia di cui era stato fondatore.
Il
22 gennaio 1872
il Comune disdisse il contratto di affitto della chiesa e del
monastero di S. Andrea che fin dal 1840 aveva ridotto a Scuola
Elementare Maschile.
Il contratto risaliva al 30 settembre 1840. A quell’epoca il
proprietario dei due fabbricati era un privato fucecchiese.
Successivamente, a partire dal 1857, proprietaria dei due
edifici era diventata l’Arciconfraternita della
Misericordia.
Il Comune, con il contratto del 30.9.1840, si era impegnato a
riconsegnare i due fabbricati nelle condizioni in cui lo aveva
trovato al momento della firma del contratto d’affitto. Da
qui l’obbligo dei lavori di ripristino. La perizia eseguita
dall’ingegnere comunale faceva ascendere a circa 2.000 lire
l’ammontare delle spese per i lavori di ripristino.
Misericordia a Comune superarono l’ostacolo della non modica
spesa siglando un atto di permuta.
La ex chiesa e l’ex monastero di S. Andrea avevano ospitato
quindi dal 1840 al 1872 la Scuola Elementare Maschile; quella
femminile si trovava invece al piano terra del Monastero di S.
Salvatore che attualmente è adibito a Circolo-bar del MCL e a
Parlatorio delle clarisse.
Successivamente la scuola maschile venne realizzata per due
anni nel palazzo Banti, adiacente alla Piazza.
Da 1874 al 1899 la Scuola Elementare Maschile e Femminile
vennero realizzate nell’attuale foresteria a nel bar e
Parlatorio del Monastero di S. Salvatore.
Dal 1899 la Suola Elementare Maschile e Femminile si trova in
Piazza XX Settembre.
(Bollettino storico n. 9)
Il
10 agosto 1872
il Consiglio Comunale prese in seria considerazione una
iniziativa lanciata da 30 possidenti del paese. Essi
invitarono il Comune a richiedere al Governo Italiano la
cessione gratuita dell’ex Monastero di S. Salvatore per
ridurlo a scuola pubblica.
Il Consiglio comunale , considerato che non disponeva dei
fondi sufficienti per costruire ex novo né scuole né asili
infantili, deliberò di chiedere al Fondo per il Culto la
cessione gratuita della Foresteria e del monastero di S.
Salvatore per ridurle ad edifici scolastici.
L’Amministrazione del Fondo per il Culto rispose che non
poteva assolutamente cedere al Comune i locali della
Foresteria, oggi Casa del Poggio, perché non gli era
consentito dalla Legge dell’incameramento dei beni
ecclesiastici del 7.7.1866.
I nostri amministratori ritornarono alla carica, ma senza
successo.
La cessione del Monastero al Comune di Fucecchio fu
immediatamente concessa.
L’11
settembre 1872
morì nel Ritiro della Vergine di Fucecchio padre Angelo Luigi
Pini, affetto da tubercolosi al polmone destro.
Era nato a Firenze nel 1810.
Aveva fatto professione solenne nel 1836.
Fu Maestro dei NOVIZI nel nostro Ritiro nel 1840.
Dal 1844 al 1858 fu guardiano del nostro Ritiro.
Si curò molto della raccolta di notizie storiche sul nostro
Convento-Ritiro ed esercitò un ruolo importante quando nel
1867 i frati del Ritiro vennero estromessi dal Convento.
L’8
aprile 1873
la Giunta comunale fissò l’orario della chiusura serale
degli esercizi pubblici.
Dall’1 aprile al 30 settembre i caffè, le drogherie e le
sale da biliardo dovevano chiudere alle ore 24.
Dall’1 ottobre al 31 marzo gli stessi esercizi dovevano
chiudere alla ore 23.
L’orario primaverile-estivo degli alberghi, trattorie,
osterie, bettole e consimili prevedeva la chiusura alle ore
23.
D’autunno e d’inverno si chiudeva alle ore 22.
Il
18 aprile 1873,
nel corso della riunione del Consiglio Comunale,
l’architetto e consigliere comunale Pietro Comparini Rossi
espose sulla questione delle case in rovina di S. Andrea (
piazza dell’ospedale) un progetto che parve addirittura
avveniristico.
Tradotto in soldoni, disse:
“ Demoliamo la ex chiesa e l’ex convento di S. Andrea (
ridotti dal 184° al 1872 a Scuola elementare maschile – e
anche le altre case in rovina e ricaviamoci una piazza che darà
respiro al neonato ospedale S. Pietro Igneo. La realizzazione
di questa piazza non ci costerà nemmeno una lira. La chiesa e
il monastero di S. Andrea ci verrebbero ceduti gratuitamente
dalla Misericordia in cambio della chiesa e della tinaia di S.
Salvatore che sono di nostra proprietà. Dovremo, è vero,
espropriare e quindi pagare le case in rovina, ma dalla
vendita e del materiale di demolizione e dell’area
fabbricabile ricaveremo i soldi necessari per supplire alle
spese di esproprio
Soltanto nel 1888 furono commissionati all’ingegnere
comunale Alcibiade Melani i progetti per la riduzione
dell’area occupata dalla chiesa e dal monastero a Piazza
Pubblica.
Dopo la morte dell’architetto ing. Pietro Comparini Rossi
(1882), e precisamente il 24 settembre 1888, il Consiglio
Comunale approvò il progetto della piazza dell’ospedale
commissionato all’ing. Ballantini
I lavori vennero assegnati il 27.2.1891 ed accelerati il
15.2.1892.
A luglio (1892) l piazza era finita e venne aperta il 17
luglio 1892 in occasione della inaugurazione del monumento a
Giuseppe Montanelli.
L’1
giugno1873,
in occasione della Festa dello Statuto, sotto la Loggia del
Palazzo Pretorio dell’allora Piazza Vittorio Emanuele II
(oggi Vittorio Veneto) alle ore 6 pomeridiane, dinanzi alla
Giunta presieduta dal sindaco Bachi Gaspero, venne conferita a
Zari Agostino di Ponte a Cappiano la medaglia d’argento al
valore civile accordatagli con Regio Decreto del 23 aprile
1873.
“Numeroso popolo era accalcato sulla piazza e a tutti i
balconi delle case stavano spettatori. Circondavano il seggio
della Giunta, la Banda Musicale, i Carabinieri, le Guardie
Municipali, una Delegazione della Società Operaia colla sua
bandiera, vari pubblici impiegati e molte distinte persone del
paese”.
Il sindaco diede inizio alla cerimonia pronunciando queste
parole:
- Una sera del passato ottobre (1872), voi, Agostino Zari,
ponendo in pericolo la vostra vita, salvaste quella di un
povero fanciullo.
Quest’atto di coraggio vi rese meritevole
della medaglia d’argento al valore civile.
Il fatto risaliva all’alluvione dell’Arno del 13, 14 e 15
ottobre 1872 che coinvolse anche Ponte a Cappiano.
Il
5 giugno 1873
i canonici chiesero ad Alessandro Bernardini di rimetter loro
la perizia della spesa a cui sarebbero andati incontro per
aver la CUPOLA della Collegiata dipinta.
Nel frattempo in Collegiata si lavorava intorno ai pilastri e
alle loro scanalature.
Il Bernardini scrisse che “ la cupola dipinta a lacunari con
rosoni a chiaro scuro potrà costare 300 lire e lo sfondo a
cielo entra nel suddetto prezzo, ma facendoci dipingere degli
angeli in colore reggenti il Triregno e le chiavi aumenterebbe
di 50 lire mentre i triangoli con ornamenti a chiaro scuro
potranno costare 36 lire l’uno, cosicché i quattro
importeranno 144 lire.”
Il
19 luglio 1873
il Fondo per il Culto comunicò al nostro Comune, tramite
l’Intendenza di Finanza di Firenze che, aderendo alla
richiesta avanzata a suo tempo dal Comune, ci avrebbe ceduto
gratuitamente chiesa, tinaia ed ex Convento di S. Salvatore a
queste condizioni:
- di mantenere e di lasciare in una parte comoda e sufficiente
del convento l’uso di
- abitazione alle monache regolarmente professe che di
presente vi hanno stanza;
- di impedire che nel monastero o convento si introducano
altre persone o suore allo scopo di conservare un sodalizio
che per legge ha cessato di esistere il 7.7.1866;
- di lasciare in consegna gli arredi sacri ceduti al Comune;
- di stipulare una convenzione di accordo con le monache e, se
fosse di loro gradimento, provvedere alla loro abitazione in
un’altra sede per un anticipato e volontario sgombro del
Monastero.
Il Comune che dal 1840 al 1872 aveva sistemato la scuola
elementare maschile nei fabbricati della ex chiesa e dell’ex
convento di S, Andrea in piazza dell’ospedale, era stato
costretto ad affittare per l’anno scolastico 1872-1873 il
Palazzo Banti di piazza Vittorio Veneto perché i fabbricati
dell’ex complesso di S. Andrea minacciavano di rovinare da
un momento all’altro. Il comune aveva chiesto al Fondo per
il culto il fabbricato del convento di S. Salvatore per
ridurlo a Scuola elementare maschile e femminile.
Già il piano terra del Convento di S. Salvatore era diventato
Conservatorio, cioè scuola per bambine e ragazze.
Per una impennata della badessa i lavori di riduzione del
primo piano a scuola elementare maschile slittarono alla
primavera del 1874.
La nuova scuola elementare maschile entrò in funzione sul
Poggio Salamartano il 3 novembre 1874. Ma anche questa scuola
ebbe vita breve. Venne abbandonata 25 anni dopo, nel 1899,
quando venne aperta la scuola di Piazza XX Settembre.
Il
19 novembre 1873
vene stilato un ennesimo INVENTARIO degli arredi presenti
nella chiesa di S. Salvatore. Fra gli oggetti inventariati
compare anche un SS. Crocifisso , quello sistemato nella
nicchia dell’omonimo altare, il secondo sulla parete
sinistra della navata della chiesa. Questo altare risale alla
fine del 1700. E’ un altare privilegiato quotidiano e
perpetuo in quanto consentiva, a chi vi celebrava, di lucrare
l’indulgenza plenaria in favore di un defunto. Si presume
che l’intero altare provenga da un’altra chiesa e sia
stato acquistato e collocato in S. Salvatore come avvenuto
anche nella chiesa delle Vedute.
Il crocifisso che ne occupa la nicchia potrebbe provenire
dalla demolita chiesa di S. Andrea soppressa nel 1783 e
portato dalle stesse monache clarisse del monastero di S.
Andrea quando nel 1785 furono trasferite nel monastero di S.
Salvatore.
Ne sarebbe prova il fatto che tale Crocifisso non compare
nell’inventario stilato nel 1780, mentre viene menzionato in
un atto redatto il 7 luglio 1854 dal canonico Luca Lenzi e dal
dott. Lampaggi. Nel 1976 la Soprintendenza di Firenze ha
definito trecentesco e toscano il Crocifisso di S. Salvatore.
Qualcun altro sostiene che la sua ascendenza sia addirittura
germanica.
Il
20 novembre 1873
venne redatto l’atto notarile con il quale il FONDO PER IL
CULTO cedette al Comune di Fucecchio diversi immobili in
applicazione della Legge 7 luglio 1866.
Per effetto di questa Legge erano già stati soppressi il
Capitolo della Collegiata, il Monastero di S, Salvatore e il
Ritiro OFM di Fucecchio.
Il Fondo per il Culto cedette al nostro Comune l’intero
fabbricato del Monastero di S. Salvatore, compresa la chiesa e
le annesse aree scoperte, con l’obbligo di mantenervi in una
parte comoda e sufficiente, l’abitazione per le ultime
monache regolarmente professe che in quel momento vi avevano
dimora.
Il Comune dovette impegnarsi ad impedire che nei locali del
soppresso monastero s’introducessero altre persone per
effetto di nuove professioni monastiche o per altro pretesto
con lo scopo di conservare e perpetuare un sodalizio che per
legge aveva cessato di esistere.
Pure la chiesa di S. Salvatore con i mobili e gli arredi sacri
di sua pertinenza divenne di proprietà del Comune, ma il
tutto venne lasciato in consegna alle monache per il tempo
durante il quale esse sarebbero rimaste in numero non
inferiore a 6 ad abitare neo locali del monastero loro
assegnati.
Venne concessa al Comune la facoltà di provvedere a
sistemarle in altro alloggio fuori del monastero, sempre che
le monache ne fossero consezienti: questo non avvenne mai.
Il
16 dicembre 1873
i lavori di pulitura (imbiancatura) e di abbellimento
(scanalatura dei pilastri, decorazione dei cornicioni e delle
cinque cappelle incassate nello spessore delle pareti laterali
della chiesa) della Collegiata come così pure la
realizzazione della Cappella del SS. Sacramento erano
ultimati.
Purtroppo le spese superarono largamente quelle preventivate.
Lo strascico dei pagamenti di queste spese si protrasse per
alcuni anni.
Il
18 dicembre 1873
risultano ultimati i lavori di ripulitura ed abbellimento
della chiesa Collegiata come così pure la costruzione della
Cappella del SS. sacramento.
Le spese superarono di gran lunga le previsioni e la copertura
delle medesime si protrasse per alcuni anni.
I lavori di ripulitura (imbiancatura) era stati commissionati
l’anno precedente agli impresari e pittori Fratelli Bernardo
ed Alessandro Bernardini.
Sempre nel 1872 venne decisa da parte della Confraternita del
SS. Sacramento la costruzione dell’omonima CAPPELLA.
L’impresa Soldaini non si limitò ad imbiancare, ma provvide
anche ad eseguire le scanalature dei pilastri laterali.
I canonici, poi, nel giugno 1873, decisero di far dipingere da
Alessandro Bernardini la cupola posta sopra il presbiterio.
Questa la perizia rilasciata dal Bernardini:
“… la cupola dipinta a lacunari con rosone a chiaro scuro
potrà costare 300 lire e lo sfondo a cielo entra nel suddetto
prezzo, ma volendoci dipingere degli angiolini in colore
reggenti il Triregno, e le chiavi, aumenterebbe di 50 lire
mentre i triangoli con ornamenti a chiaro scuro potranno
costare 36 lire l’uno, cosicché in quattro importeranno 144
lire”.
Il
3 maggio 1874
morì, all’età di 65 anni, il padre francescano Gherardo da
Pisa che era venuto a Fucecchio nel 1866, anno della
soppressione del RITIRO istituito nel 1736.
Aprì nei locali del chiostro una SCUOLA di materie liceali.
Accettò poi la parrocchia di Massarella dove con altri due
religiosi francescani diede vita ad una delle 50 RIUNIONI
della Provincia OF:.
Quasi tutti i frati OFM evacuati dai conventi si organizzarono
in RIUNIONI per continuare a vivere secondo la Regola
francescana.
Il
20 giugno 1874
il Convento di S. Salvatore si trasformò in SCUOLA PUBBLICA
COMUNALE.
I lavori di riduzione del Convento, iniziati nel mese di
maggio ed effettuati dall’impresario locale Giovan Battista
Soldaini su progetto dell’architetto Pietro Comparini Rossi,
costarono all’Amministrazione comunale la bella somma di £
2.674,79.
Le superstiti 14 monache clarisse vennero sistemate in
un’altra ala del Convento.
Al piano terra del Convento funzionava dal 1783 la scuola
femminile detta anche Conservatorio.
Gli scolari fino al 1872 avevano frequentato la scuola
elementare realizzata negli ex fabbricati delle chiesa e del
Convento di S. Andrea in piazza dell’Ospedale. L’ingresso
di questa scuola era posto in Via S. Pietro Igneo che passava
davanti all’attuale negozio di Alimentari e al Bar Impero.
Poiché tali scuole erano state dichiarate pericolanti, in
attesa che il convento di S. Salvatore fosse ridotto a Scuola
e dopo che 22 gennaio 1872 era stato disdetto il contratto
d’affitto stipulato il 30 settembre 1840, gli scolari furono
sistemati per la durata di due anni nel Palazzo del Banti,
forse nell’attuale Piazza Vittorio Veneto.
Nel 1872 proprietaria dei fabbricati della scuola di S. Andrea
era l’Arciconfraternita della Misericordia
Nel 1840 il proprietario della chiesa e del convento di S.
Andrea era un privato.
Il
21 agosto 1874
il Consiglio Comunale autorizzò un’operazione di permuta
fra Comune e Misericordia.
L’atto venne rogato il 3 dicembre 1874.
Il Comune era debitore di £ 1517,78 nei confronti della
Misericordia di Fucecchio. Tale somma doveva servire per
ripristinare i locali della chiesa e dell’ex convento di S.
Andrea che il Comune aveva affittato fin dal 1840 e nei quali
aveva realizzato la scuola elementare maschile rimasta attiva
fino al novembre del 1872.
Il Comune dovette disdire il contratto d’affitto dei due
immobili ridotti a scuola perché questi erano molto
pericolanti.
Il Comune doveva provvedere il paese di un’altra scuola. Le
disponibilità finanziarie erano misere. Doveva risarcire la
Misericordia di quelle 1517 lire, perché a tanto ammontavano
le spese per riconsegnare alla Venerabile i fabbricati nel
primitivo stato.
L’ingegnere fucecchiese Pietro Comparini Rossi nella sua
veste di consigliere comunale suggerì al Comune un atto di
permuta con la Misericordia. Con la permuta il Comune si
sarebbe liberato del debito.
Se la Misericordia avesse rinunciato ai lavori di ripristino a
favore della ex chiesa e dell’ex convento di S. Andrea,
avrebbe ricevuto in cambio la TINAIA del Monastero di S.
Salvatore (oggi Auditorium della Casa del Poggio), la chiesa
di S. Salvatore e la STATUA della MADONNA DI PIAZZA.
La
misericordia non si lasciò sfuggire questa ghiotta occasione
ed accettò subito.
Il Comune non spendeva nemmeno un lira. Infatti la statua
della Madonna era di sua proprietà; la tinaia, la chiesa e il
monastero di S. Salvatore li aveva ottenuti gratuitamente dal
Fondo per il Culto, dopo averne fatto richiesta, il 20
novembre 1873.
La Misericordia ridusse immediatamente la TINAIA (già chiesa
della Compagnia della Madonna della croce) a Cappella e
guardaroba della Confraternita.
Il Comune, invece, ridusse il monastero di S. Salvatore a
Scuola Maschile; quella femminile vi funzionava già dal 1783.
Inoltre, il Comune, qualche anno dopo, demolì la ex chiesa e
l’ex Monastero di S. Andare per aprire una nuova Piazza, la
piazza dell’ospedale che venne inaugurata il 17 luglio 1892.
Il
30 novembre 1874
fu affisso sui muri di Fucecchio un manifesta della Intendenza
di Finanza di Firenze. Esso conteneva un avviso d'asta per la
vendita di beni demaniali consistenti i fabbricati di sodalizi
religiosi soppressi in base alla Legge 7 luglio 1866.
In calce all’elenco dei fabbricati e terreni in vendita
figurava anche la ex FORESTERIA del soppresso monastero per
clarisse di S. Salvatore.
La FORESTERIA si trovava sopra la BOTTAIA (oggi auditorium
della Casa del Poggio) e si componeva di due appartamenti
posti al primo e al secondo piano.
LA BOTTAIA venne ceduta in quel medesimo 1874 dal Comune alla
Misericordia che la ridusse a Cappella , benedetta il 12
febbraio 1876.
Il Manifesto, oltre a riportare le misure del fabbricato
(braccia quadrate 548) fissava anche un prezzo di partenza di
£ 1.880. L’asta sarebbe stata effettuata il 18.12.1874.
L’asta sarebbe stata effettuata il 18.12.1874.
Il Comune che si era impegnato ad acquistarla per conto della
Misericordia disertò l’asta.
La Foresteria venne acquistata all’inizio del 1900 dalla
Misericordia per una somma pari a 2.000 lire.
La Misericordia nel 1989 ha venduto tutto il fabbricato alla
Collegiata che lo ha ridotto a Scuola di Catechismo anche se
lo ha ribattezzato Casa del Poggio.
Il
30 novembre 1884 venne espletato il concorso per il posto di
CUSTODE del Cimitero Nuovo, ai piedi della collina di
Montellori ( quello attuale), che era stato iniziato nel 1882
e che era stato consacrato dal vescovo di S. Miniato il 20
novembre 1884.
Al concorso si erano presentati diversi concorrenti – 5 per
l’esattezza – che furono sottoposti anche ad una prova di
scrittura. I cinque vennero invitati a redigere una
comunicazione indirizzata al sindaco per informarlo che il
tetto della Cappella centrale era rovinato.
Trascriviamo il testo di uno dei cinque concorrenti, certo
Gaetano Cenci:
“ Illustrissimo signo sindico diFucecchio e rovinato tnto
della Campella del cimitero. Prego la signoria vostra
inlustrisima ancopiacessi disporre per le occorenti
riparazzioni. Fucecchio 30 novembre 1884
Sotto dercimitero Gaetano Cenci.”
I cinque concorrenti furono sottoposti anche a prove di
lettura.
Il concorso fu vinto da Luigi Nelli, ex Capo di Guardia
dell’Arciconfraternita della Misericordia di Fucecchio la
quale, naturalmente, si fece garante di un suo confratello così
illustre.
Il
3 dicembre 1874,
con atto pubblico rogato dal notaio Angiolo Bonfiglioli,
previa delibera comunale del 21 agosto 1874, venne conclusa
un’operazione di PERMUTA fra Comune e Arciconfraternita
della Misericordia.
La Misericordia cedette al Comune
- i fabbricati dell’ex convento e della ex chiesa di S.
Andrea (posti nell’attuale Piazza dell’Ospedale) che il
Comune aveva più volte presi in affitto per ridurli a scuola
elementare maschile
- e condonò inoltre al Comune un debito di £ 1517,18.
Il Comune, invece, cedette alla Misericordia
- la proprietà della BOTTAIA (oggi Auditorium della Casa del
Poggio) dell’ex Monastero di S. Salvatore, già
chiesa-oratorio della Compagnia della Madonna della Croce,
- la statua della Madonna di Piazza o liberatrice della peste
- e l'uso della chiesa di S. Salvatore con l'obbligo di
sostenere le spese di manutenzione.
La ex Bottaia, oggi auditorium, venne ridotta a Cappella della
Misericordia e a guardaroba dei confratelli. L’inaugurazione
della Cappella avvenne il 24 gennaio 1876.
Il nostro comune era diventato proprietario della chiesa e del
monastero di S. Salvatore il 20 novembre 1873.
La concessione dei due immobili venne fatta al nostro comune
dal Fondo per il Culto in esecuzione della Legge 7 luglio
1866. Che aveva sancito, a livello locale, la soppressione del
Capitolo della Collegiata e quella dei conventi di S.
Salvatore e della Vergine.
I beni delle soppresse istituzioni religiose erano stai
incamerati dal Fondo per il Culto che a sua volta li avrebbe
ceduti ad enti pubblici che ne avessero fatta richiesta purché
motivata con la destinazione di quei beni a servizi pubblici.
Il
12 febbraio 1876
fu ripristinata e riaperta al culto, ad opera della
Confraternita della Misericordia di Fucecchio, l’antica
cappella della Compagnia della Madonna della Croce soppressa
nel 1783.
La Cappella venne benedetta secondo il consueto rituale romano
dall’arciporete della Collegiata a ciò delegato dal vescovo
di S. Miniato.
A diciotto anni dalla sua fondazione, la Misericordia si era
dotata di un proprio Oratorio, capace e decoroso, e
soprattutto centrale rispetto al paese e comodo perché
incorporato nel fabbricato della propria sede. Il Governatore
della Misericordia, Carlo Benvenuti, aveva preso in affitto
dalla Badessa di S. Salvatore Vittoria Lampaggi una stanza
della Foresteria soprastante l’Oratorio.
L’edificio a sinistra della chiesa di S. Salvatore dal 1300
al 1783 era appartenuto alla Compagnia della Madonna della
Croce. La Compagnia aveva ridotto il piano terra ad Oratorio o
Cappella; aveva realizzato nelle stanze del primo piano la
propria sede con gli uffici; le stanze del secondo ed ultimo
piano ospitavano il custode della Compagnia.
Dopo la soppressione del 1783 il fabbricato era passato in
proprietà (1790) al Capitolo della Collegiata che nei primi
anni del 1800 lo aveva affittato alle clarisse di S.
Salvatore.
Le clarisse di S. Salvatore avevano smantellato la Cappella e
l’avevano trasformata in TINAIA. Nella ex sede della
Compagnia avevano realizzato la loro FORESTERIA.
Nel 1866 tutto il fabbricato venne incamerato dal Demanio
dello Stato.
Il Demanio dello Stato regalò la TINAIA al Comune di
Fucecchio. Il 3 dicembre 1874 il Comune cedette la Tinaia alla
Misericordia in cambio dei fabbricati della ex chiesa e
dell’ex convento di S. Andrea, posti nell’attuale piazza
dell’ospedale, di proprietà della Misericordia.
La Misericordia in data 28 dicembre 1899 decise di acquistare
la ex Foresteria di S. Salvatore soprastante il suo Oratorio.
Il Demanio dello Stato, nei primi giorni del 1900, vendette
alla Misericordia il fabbricato soprastante l’Oratorio, e
cioè la ex Foresteria delle clarisse ed anche ex sede della
Compagnia della Madonna della Croce per la modica somma di
2.000 lire.
( Bollettino Storico- n.7)
Il
6 maggio 1876
la Misericordia concesse agli Operai (amministratori) della
Compagnia di S. Candido di usufruire delle stanze dello
stabile di Via S. Andrea ( la ex chiesa e l’ex monastero di
S. Andrea) per collocarvi le bande musicali nella circostanza
della festa del santo patrono che avrebbe avuto luogo nel mese
di giugno.
Il 17 ottobre 1877 l Misericordia concesse a Tommaso Calaverni
di Fucecchio, di condizioni miserevoli, “l’uso di una
stanza di Via S. Andrea onde in essa possa rifugiarsi”
Questi atti stanno a dimostrare che la Misericordia era sempre
la proprietaria della chiesa e del monastero di S. Andrea.
Questa in sintesi la storia , post finem, dei due fabbricati.
Dichiarati soppressi nel 1783, vennero evacuati nel 1785.
Nel 1785 la chiesa e il monastero vennero acquistati da un
privato e ridotti a magazzini.
Nel 1840 il proprietario li affittò al Comune che li ridusse
a Scuola elementare maschile.
Nel 1857 o in data di poco posteriore i due fabbricati vennero
acquistati dalla Misericordia rinata proprio nel 1857. La
Misericordia rinnovò il contratto di affitto con il Comune
che aveva ridotto chiesa e monastero a scuola maschile. Nel
contratto di affitto pose una clausola precisa:
al momento della rescissione del contratto di locazione il
Comune avrebbe dovuto restituire i due edifici (chiesa e
monastero) così com’erano prima di ridurli ad edificio
scolastico.
Nel 1872 il Comune disdisse il contratto perché i due edifici
erano pericolanti.
L’ingegner Pietro Comparini Rossi calcolò che la spesa per
riportare i fabbricati affittati alla statu quo ante sarebbe
ammontata a £ 1517,78, una cifra enorme per quei tempi.
Per ovviare a questa ingente spesa il Comune convinse la
Misericordia a sottoscrivere il 3 dicembre 1874 un atto di
permuta. Con questo atto la Misericordia esonerò il Comune
dall’obbligo di effettuare i lavori di ripristino e
ricevette in cambio la proprietà della tinaia del monastero
di S. Salvatore (il piano terra del fabbricato a confine sul
lato destro della chiesa di S. Salvatore che la Misericordia
ridusse a propria chiesetta e a guardaroba dei confratelli) e
la chiesa di S. Salvatore.
Nel 1891 chiesa e monastero vennero demoliti per aprire ,
l’anno successivo, una piazza, la piazza dell’ospedale.
Il
12 maggio 1876
moltissimi Fucecchiesi andarono A Querce che ricevette in
visita pastorale il vescovo di S. Miniato Monsignor Pio Dal
Corona.
L’ingresso del vescovo fu solenne e la sua predica fu
entusiasmante.
Il nostro arciprete non poté andare ad ossequiare il Vescovo.
Il
18 dicembre 1876
i fedelissimi della Madonna di Piazza presentarono al
Magistrato della Misericordia di Fucecchio una petizione
sottoscritta da 456 capi di famiglia, tra cui 62 iscritti alla
Confraternita della Misericordia medesima, rinata nel 1857.
Nella petizione si chiedeva che la statua della Madonna di
piazza di cui era diventata proprietari, nel 1874, l
Misericordia, grazie ad un atto di permuta con il Comune di
Fucecchio, fosse riportata nella chiesa Collegiata.
Tale statua era rimasta collocata in una nicchia del palazzo
della Cancelleria (comunale) dal 1630 al 1699, l’anno i cui
il pericolante palazzo Municipale venne demolito per
ingrandire anche la Piazza (Vittorio Veneto).
Nel 1699 il Palazzo comunale venne edificato sull’ala
sinistra dell’attuale palazzo che occupa, in Piazza, il lato
di congiunzione fra via del Cassero e via Mario Sbrilli. La
statua della Madonna di Piazza venne sistemata in una nicchia
scavata i corrispondenza della prima finestra, sul lato
sinistro della facciata, al piano terra.
Nel 1857 la statua della Madonna di Piazza venne parcheggiata
nella chiesa Collegiata perché il palazzo comunale venne
demolito per far posto all’attuale palazzone che allora era
denominato Palazzo della Delegazione di Governo ( Palazzo
della Polizia politica). Anche in questo Palazzo, sempre
all’altezza della prima finestra sul lato sinistro, al piano
terra, era stata predisposta la nicchia per ricollocarvi la
statua della Madonna di Piazza.
Nel 1859, quando nel novo palazzo, entrò in funzione la
Delegazione di Governo, la nicchia venne demolita, per ordine
del Delegato, e al suo posto fu aperta una finestra per dare
maggior luce all’ufficio d’angolo. La statua della Madonna
rimase così in Collegiata.
Nel 1874 la misericordia, diventata proprietaria della statua
della Madonna di Piazza, provvide a trasferirla nella sua
chiesa di S. Salvatore.
L’Opera della Madonna di Piazza chiese subito alla
Misericordia di riportare la statua nella Collegiata dato che
la chiesa di S. salvatore era poco frequentata.
Il Magistrato della Misericordia che nel frattempo aveva
assunto la Madonna di Piazza com protettrice della
Confraternita, rispose risolutamente di no sia all’Opera sia
ai 456 capi di famiglia firmatari della petizione.
Solo nel 1878 avvenne la traslazione, forzata, della statua
della Madonna di Piazza, nella chiesa Collegiata nella quale,
si da allora è sempre rimasta.
Il
2 maggio 1877
il vescovo di S. Miniato, dopo 6 anni di sede vacante, nominò
il nuovo parroco delle Vedute nella persona del canonico
Giovanni Lapi. Questo canonico prese possesso della chiesa il
15 giugno dello stesso anno. Giovanni Lapi subentrò al
parroco Gaetano Maria Rosati che era stato parroco delle
Vedute dal 13 gennaio 1840 al 3 maggio 1871. La parrocchia
durante il vacantato, era stata retta dal 1871 al 1877 dal
canonico Torello Lotti in veste di economo spirituale. Il
priore Giovanni Lapi fu zelantissimo nel provvedere al decoro
del santuario e nel curare lo sviluppo del culto verso la
madre di Dio. Sebbene di famiglia agiata il Lapi morì povero,
avendo consumato tutti i suoi beni personali nelle opere di
carità verso i poveri e nell‘abbellimento del tempio.
Giovanni Lapi era nato a Fucecchio il 10 aprile 1837 e
scomparve, a soli 50 anni di età, il 20 luglio 1887.
Il
21 agosto 1877
il consigliere prof. Centofanti, nl corso della riunione del
Consiglio comunale, lesse la relazione che aveva scritto, per
incarico della Giunta, sullo stato dl primo cimitero pubblico
di Fucecchio. Questa relazione, se approvata, sarebbe stata
trasmessa alla Sottoprefettura di S. Miniato e alla Prefettura
di Firenze allo scopo di tacitare quanto esse avevano
denunciato con la loro lettera del 19 luglio 1877.
Il Centofanti, nella sua relazione, sottolineò che la
capienza del cimitero, pari a mq 2.872, ora che non vi
venivano più seppelliti i cadaveri di S. Pierino e di
Cappiano, era più che sufficiente per le cento salme annuali
che vi venivano interrate.
Contrariamente a quanto notificato da S. Miniato, la natura dl
terreno era tale che dopo soli 3 anni le salme erano già
incenerite.
Inoltre la tanto deprecata umidità del terreno non era un
fenomeno irrversibile e permanente, ma si verificava soltanto
nel periodo delle grandi piogge.
Secondo il Centofanti, il nostro cimitero aveva soltanto
bisogno dei seguenti lavori:
1 – livellamento del campo mortuario
2 – suddivisione del campo mortuario in 4 quadri
3 – costruzione di due stanze mortuarie
4 – allargamento delle fosse esistenti
5 – erezione di un LOGGIATO per trasformare il modesto
cimitero in una necropoli monumentale
I consiglieri applaudirono il Centofanti ed approvarono la
relazione.
La Sottoprefettura di S. Miniato si limitò ad attendere che
venissero realizzate le opere elencate nella relazione del
Centofanti. Quelle opere avrebbero ovviato almeno, sia pure
parzialmente, ad alcune delle carenze da essa denunciate
reiteratamente.
L’8
settembre 1877
Monsignor Del Corona venne in visita pastorale e Fucecchio,
accolto alle ore 17 dalla popolazione festante e dalla Banda
municipale.
Interdisse la chiesetta della Ferruzza per il suo stato al
limite dell’indecenza.
Ben 1300 furono i fedeli che ricevettero l’Eucarestia nel
corso della Messa celebrata dal vescovo. I fedeli presenti in
chiesa si commossero fino alle lacrime nell’udire la
meravigliosa omelia pronunciata dal vescovo sul tema del
turpiloquio e la bestemmia.
L’11
settembre 1877
si concluse trionfalmente la visita pastorale del nostro
vescovo Monsignor Del Corona.
Il Vescovo era giunto a Fucecchio il giorno 8 settembre.
La visita si protrasse per 4 giorni durante i quali visitò
tutte le chiese e tutti gli Oratori per controllarne lo stato.
Il giorno 11 settembre, nella Collegiata gremita fino
all’inverosimile, il vescovo fece un’omelia sul
turpiloquio e la bestemmia.
Moltissimi fedeli si commossero. Ne trascriviamo un brevissimo
stralcio.
“
E non ha forse ragione di essere l’animo nostro
profondamente trafitto, se l’aere che si respira e che mite
e piacevole ricordaci i benefici innumerevoli di Dio medesimo,
e non già misto alla tenera vocazione, alla laude melodiosa,
al canto eucaristico, ma accompagnato dal modo
dell’arroganza, e persino dall’aggressione della più
orgogliosa e ributtante empietà?”
Ogni fucecchiese si commosse: conosceva perfettamente la sua
inveterata abitudine alla bestemmia.
Il
15 agosto 1878
la statua della Madonna di Piazza, detta anche Madonna della
Peste, fece il suo ingresso definitivo nella chiesa Collegiata
da cui non è stata più rimossa.
Nel 1631? Venne acquistata dal Comune e posta in una nicchia
del Palazzo Comunale che si trovava nel centro dell’attuale
Piazza Vittorio Veneto e con la facciata rivolta verso il
Palazzo Pretorio. La statua avrebbe dovuto liberarci dalla
peste che in quel periodo devastò l’Italia e l’Europa
intera. Per questa ragione fu chiamata anche Madonna
Liberatrice della Peste.
Nel 1700, quando venne ricostruito il Palazzo Comunale
nell’area dove ora si erige il Palazzo del Liceo Scientifico
(sempre in piazza Vittorio Veneto) venne di nuovo sistemata in
una nicchia della facciata del palazzo comunale in
corrispondenza della prima finestra a sinistra , al piano
terra, dell’attuale Liceo Scientifico. Per questa ragione è
stata sempre chiamata Madonna di Piazza.
Nel 1857 venne rimossa da quella nicchia del palazzo Comunale
e consegnata al Capitolo della Collegiata perché il Palazzo
Comunale doveva essere demolito, unitamente alla casa ex
Cocchi che si trovava sul lato destro del medesimo, per
edificare il grande Palazzo della Delegazione di Governo. Al
termine della costruzione la statua sarebbe stata ricollocata
nella nicchia prevista e progettata anche nel Palazzo della
Delegazione. Nel 1859, a conclusione dei lavori, il Delegato
di Governo, volle che nell’area della nicchia fosse aperta
una finestra per dar luce al suo ufficio. La Madonna rimase
perciò nella Collegiata.
Il 21 agosto 1874, a seguito di un atto di permuta, il Comune
cedette la Madonna e la chiesa di S. Salvatore alla
Misericordia.
La Misericordia trasferì la Madonna nella chiesa di S.
Salvatore.
Il 18 dicembre 1876, ben 456 capi di famiglia chiesero ala
Misericordia di riportare la Madonna di Piazza nella chiesa
Collegiata. La Misericordia rispose di no.
Nel 1878 la Misericordia concesse il permesso di portare in
processione la statua della Madonna dalla chiesa di S.
Salvatore nella Collegiata.
Al termine della processione i portatori si rifiutarono di
riportare la statua in S. Salvatore. La Misericordia, allora,
si arrese e lasciò definitivamente la statua della Madonna di
Piazza nella Collegiata.
Il
23 novembre 1878
i consiglieri comunali vennero congelati da una lettera loro
trasmessa dal Prefetto di Firenze ed avente come oggetto il
primo cimitero civico di Fucecchio inaugurato nel 1787.
“… risulta che nel vostro cimitero trovasi l’acqua a 45
centimetri di profondità e che l’area è insufficiente
all’intero dei cadaveri. Fa specie come si pensi ad
abbellimento quando urge provvedere all’igiene, quando vi è
un dovere da soddisfare, quello del rispetto dei defunti…”
La lettera informava infine che il prefetto avrebbe mandato
una commissione di esperti, i professori Roster e Marchi, ad
esaminare la situazione nel cimitero di Fucecchio.
Dopo una siffatta strigliata, i notabili di Fucecchio si
fecero pulcini e si attennero agli ordini superiori.
I consiglieri comunali non avevano mai dato eccessivo peso
alle ingiunzioni pervenute da Firenze. Anzi avevano creduto di
poterle accantonare quando nel maggio del 1878 avevano
affidato all’impresario Giovan Battista Soldaini la
esecuzione di un progetto di miglioramento del cimitero. Il
progetto era stato elaborato dal lentocrate ingegnere comunale
Masani. I lavori si erano conclusi a luglio ed avevano
comportato una spesa di £ 719,85.
Quando giunse la missiva del 23 novembre il Consiglio Comunale
si apprestava ad approvare il progetto di abbellimento del
primo cimitero civico, quello vicino alla Villa Nieri. Il
progetto di abbellimento avrebbe dovuto trasformare il piccolo
cimitero i una necropoli monumentale.
Il tutto, però, rimase sulla carta.
Il
14 febbraio 1879
nacque a Fucecchio il celebre baritono Giuseppe Montanelli,
zio paterno del giornalista Indro Montanelli.
Si unì in matrimonio con Turini Elisa di Cerreto Guidi il 30
agosto 1902.
E’ morto a Fucecchio il 4 gennaio 1963.
Il
30 marzo 1879
il presidente del Corpo Musicale di Fucecchio sig. Benvenuti
scrisse la seguente lettera al Governatore della Veneranda
Compagnia del SS. Sacramento:
“ Il Corpo Musicale di Fucecchio essendo venuto nella
determinazione di provvedersi di nuove monture, fece per mezzo
dei sottoscritti appello al nostro paese, che benevolo sempre
per questa filarmonica società, corrispose alle speranze e ai
desideri della medesima. E siccome a Fucecchio esistono non
poche società, i sottoscritti hanno creduto di loro dovere
rivolgersi alle medesime, per il medesimo scopo. Ed è per
questo che i sottoscritti fanno pervenire ha (sic) V.S. la
presente onde pregarla a volere interpellare con tutta
sollecitudine i sigg. componenti il Consiglio di codesta
Venerabile Compagnia se fosse possibile ottenere qualche
sussidio a vantaggio di questo Corpo musicale, onde fornito di
decenti uniformi, possa anche per questo lato far onore a sé
e al paese.
Devotissimi.
Il Presidente N. Benvenuti”
Il
21 maggio 1879
la Sottoprefettura di S. Miniato comunicò ai nostri
amministratori che il progetto di ingrandimento ed
abbellimento del nostro CIMITERO era stato rigettato e li
invitata a presentare alla Prefettura di Firenze un progetto
di massima per la costruzione di un CIMITERO NUOVO. Alla
comunicazione venne allegata la Relazione stilata dai due
esperti sullo stato del cimitero, i professori fiorentini
Roster e Marchi.
I nostri notabili che da anni accarezzavano l’idea di
trasformare il piccolo cimitero in una necropoli monumentale,
sordi alle ingiunzioni degli Organi Superiori, e cocciuti come
solo sanno esserlo i Fucecchiesi, ricorsero all’arbitrato di
un ingegnere fiorentino, certo Francolini. Questi doveva
esaminare in loco e la Relazione del consigliere fucecchiese
prof. Centofanti ( vedi 21.8.1877 ) e quella dei due esperti
fiorentini nella quale veniva indicata anche l’area del
cimitero nuovo. Inoltre, il Francolini doveva rivedere il
progetto di abbellimento e di ingrandimento presentato dal
nostro Comune, abbozzare il progetto del Cimitero Nuovo e
corredare il tutto delle relative perizie.
Alla fine del mese di dicembre, arcistufo di tutte le
richieste della nostra Commissione urbanistica, il Francolini
presentò ben 5 progetti: 2 per l’ingrandimento ed
abbellimento del cimitero esistente e 3 per il Cimitero Nuovo
da costruirsi in località Montellori dove successivamente
venne realizzato.
L’esito dell’arbitrato mise K.O i nostri amministratori.
Cifre alla mano, il Francolini dimostrò che sarebbe stata
economicamente molto più conveniente la costruzione di un
cimitero nuovo che non l’ingrandimento e l’abbellimento di
quello esistente.
Il
3 gennaio 1880
il Consiglio Comunale di Fucecchio prese due importanti
decisioni:
1- Deliberò la costruzione di un CIMITERO NUOVO ( l’attuale
);
2- Decise “ che il vecchio cimitero debba essere conservato
quale è al presente; che il Municipio faccia istanza al
Governo affinché questa sua deliberazione sia convertita in
Legge speciale onde in avvenire, nessuno, per qualunquesiasi
ragione, pretesto, bisogno o ragione possa farne uso.”
La seconda delibera venne volutamente ignorata dalla
Confraternita della Misericordia di Fucecchio quando il 12
marzo 1885 avanzò la richiesta di ridurre il vecchio cimitero
pubblico a cimitero privato.
( Bollettino storico N. 5)
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