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anni - 1821  >>  1840

Il 30 gennaio 1821 Roma concesse il permesso, pro tempore, di destinare il nostro RITIRO a luogo di PRIMO NOVIZIATO.
Nel convento La Vergine, dal 1736 fino al 1810 c’erano stati chierici di SECONDO NOVIZIATO
La concessione sine tempore venne data l’11 gennaio 1826.
Soppressi con la Legge italiana del 6 luglio 1866, il convento e il noviziato vennero venero riaperti alla chetichella nel 1781 ed ebbero per maestro padre Egidio Trafeli di Volterra.
Benché a tutto il 1902 il nostro convento La Vergine ospitasse l’unico Noviziato della provincia francescana detta di S. Bonaventura, tuttavia questo Primo Noviziato venne trasferito da Fucecchio a Giaccherino (Pistoia) A Fucecchio venne lasciato soltanto il Noviziato dei fratelli conversi.
In seguito, e precisamente dal 1° agosto 1914 , il nostro Convento La Vergine ospitò di nuvo il Primo Noviziato
Nel 1916 giunsero nel nostro Convento NOVIZI da molte parti d’Italia, dalla Francia e uno perfino dall’Australia, il sessantenne sacerdote Stanislao Mc Gee della diocesi di Bathurst, che venne vestito frate il 13 agosto 1918.
(p. Vincenzo Checchi ).

 

Il 19 ottobre 1821 il vescovo di S. Miniato Monsignor Fazzi visitò anche il pubblico oratorio sotto il titolo della Madonna delle Vedute e la Compagnia dei Coronato Scalzi, detta dei Rossi.
Fatta l’assoluzione ai defunti, visitò il Santissimo decentemente tenuto all’altar maggiore.
Visitò le immagini di Gesù morto e della SS. Vergine che trovò in regola.
Visitò tutti gli altari che esistono nell’oratorio, i confessionali e l’Oratorio tutto.

 

Il 12 maggio 1824 il canonico Giuseppe Parenti di S. Croce sull’Arno, per ordine del vescovo di S. Miniato, venne a Fucecchio per traslare il corpo di S. Candido dalla vecchia urna a quella nuova, fatta e verniciata in oro fino per 140 scudi dal fiorentino Maiorsi Gaetano.
Fu seguito scrupolosamente questo rituale:
Il canonico santacrocese si recò in canonica dove si trovavano l’arciprete, il Gonfaloniere Montanelli, il primo priore Lotti Stanislao assistiti dal Cancelliere dott. Luigi Guidoni.
Insieme andarono in chiesa ( la Collegiata) e passando nel coro venne osservato che nell’altare vi era un vacuo chiuso a tre chiavi che venne aperto.
Rotti i sigilli, fu estratto lo scheletro che venne riposto in quella cassa intagliata che era stata fatta indorare dal Maiorsi.
Dopodiché, chiusa l’urna, furono apposti sul serrame due nastri di seta a forma di croce fermati con spilli di cera rossa di Spagna esprimenti un’aquila con sbarra orizzontale secondo lo stemma del vescovo.
La chiesa era stata pavimentata in marmo. Si spesero 417 lire prelevate da un lascito pio.
Fu fatta una solenne funzione. 
La banda suonò diversi inni sotto la direzione del fucecchiese Giuseppe Benucci, così eccellente che i Saminiatesi ce lo invidiavano e gli offersero uno stipendio favoloso per toglierlo alla BANDA di Fucecchio.

 

Il 18 giugno 1824 morì di malaria, a 55 anni, dopo aver regnato a singhiozzo e non certo felicemente per 34 anni, il granduca lorenese FERDINANDO III°, il terzo granduca lorenese della Toscana. Ferdinando III° fu l’unico granduca lorenese morto a Firenze con la corona granducale in testa.
La Gazzetta Toscana in un impeto di enfasi lirica scrisse:

“ Al breve annuncio dato in uno di questi istanti che costringono al silenzio, al dolore, ecco aggiungiamo più ampio ragguaglio del grande infortunio che già intese e per cui nel lutto è sepolta Etruria Tutta. Sì ( lo ripeteremo noi): non è più il principe padre; più non batte nel cuore del quale gli affanni ed i contenti erano i nostri: Ferdinando III° mancò ai suoi figli e a noi viventi.”

E subito dopo venne emanato l’editto in forza del quale Leopoldo II° “ per Grazia di Dio, Principe Imperiale d’Austria, Principe erede d’Ungheria e di Boemia, Arciduca d’Austria” veniva eletto Granduca di Toscana.

 

Il 5 marzo 1826 fu traslocata sulla sommità della facciata del Collegiata la CAMPANA dell’OROLOGIO che si trovava, insieme all’orologio sulla torre civica, ex S. Salvatore.
Orologio e campana vennero traslati sulla cima della facciata della Collegiata perché il primo non era più visibile dalla Piazza Maggiore (Vittorio Veneto) dopo che sul lato sinistro della scalinata della Collegiata era stato costruito il Palazzo Banti.
In seguito ad una raccolta di firme, Il Consiglio Comunale deliberò di collocare l’orologio e la sua campana sulla facciata della Collegiata.
Molto complicati furono i lavori per costruire una scalinata che dal sagrato , all’interno, fino alla stanza dell’orologio.
L’archivista comunale ebbe cura di annotare immagini, iscrizioni e peso delle campane.
Queste le iscrizioni:
SANCTUS DEUS – SANCTUS FORTIS – SANCTUS IMMORTALIS – MISERERE NOBIS
Refundere fuerunt homines Comunitatis A. D. 1712
Dividendo la campana in quattro spicchi vi si osservano i seguenti bassorilievi:
1- La Santissima Concezione
2- S. Candido protettore della Terra di Fucecchio
3- L’iscrizione AUGUSTINUS ET GIOVANNES DE PEZZINIS F.
Il peso della campana è di libbre 885.

 

Il 14 ottobre 1826 Fucecchio ebbe la gradita sorpresa di una visita del suo granduca Leopoldo II° il quale ci consentì di erogare gli stanziamenti necessari per una maggiore illuminazione notturna del nostro paese.

 

Il 30 marzo 1827 il Consiglio comunale autorizzò l’Opera delle Vedute a costruire la NAVATA sinistra della chiesa delle Vedute a confine col Principe Corsini.
Un mese dopo, il 4 maggio, venne concessa l’autorizzazione anche per la NAVATA destra.
L’anno successivo, con la sistemazione definitiva dell’altar maggiore, si concludeva la trasformazione del primitivo Oratorio di S. Rocco extra muros (1525) in chiesa-santuario, consacrata il 27 giugno 1830.
Queste le tappe fondamentali della trasformazione dell’Oratorio in chiesa-santuario:

1732 – L’Oratorio viene innalzato con i mattoni della torre rovinata accanto al Palazzo Baschieri
1734 – L’Oratorio venne allungato corrispondentemente alla attuale navata centrale grazie anche ai 600 scudi donati da 412 famiglie povere cui quegli scudi erano stati destinati dall’eredità Bonistalli.
1737 – Venne costruita la CUPOLA che venne dipinta prima dal Salvetti (1741) e poi dal Parenti (1749)
1739 – Vennero applicati gli stucchi nel coro, nella cupola e nella navata centrale.
1744 – Fu realizzato il soffitto di legno ad intaglio della navata centrale che venne dorato ad oro zecchino nel 1753.
1744 – Altare dei Coronati Scalzi
1749- 1750 – Venne ultimata la crociata o transetto
1751 – Stanza dei Coronati Scalzi
1755 – Altare di S. Luigi Gonzaga
1756 – Sagrestia di mt 6x10
1761 – Refusione di due campane
1762 – Lastricato il sagrato con le lastre tolte da via Donateschi
1911 – Cancellata sul sagrato
1916 – Casa canonica in via Dante
1945 - Balaustra in marmo donata dal sig. Ademollo
1946 – Canonica costruita sopra lo stanzone dei Coronati Scalzi

 

Il 29 luglio 1829 il Priore della Compagnia dei Coronato Scalzi, che contava allora 70 iscritti, propose di ampliare la sede della Compagni, adiacente alla chiesa delle Vedute, rialzandone la soffitta per riporvi gli utensili della Compagnia medesima. Per questa operazione era stata prevista una spesa di 40 scudi.
La proposta venne approvata con 38 voti favorevoli ed 11 contrari.
Fu approvata anche la proposta di far pagare ai Fratelli(della Compagnia), ogni anno, il Giovedì Santo, la solita lira.
Come corrispettivo, il giovedì Santo, i Fratelli avrebbero ricevuto, per benedizione, un PANINO - “il pan di ramerino”- anziché la solita stiacciatina.
Anche questa proposta venne approvata con 36 voti favorevoli e 13 contrari.

 

Il 5 marzo 1830 Antonio Montanelli rilasciò sotto giuramento la sua testimonianza su di un MIRACOLO avvenuto nella chiesa di S. Maria delle Vedute. Da questa testimonianza stralciamo:
“…Il mio zio Giuseppe di fu Valentino Montanelli, morto 18 anni fa all’età di 84 anni, dichiarò di aver veduto alla sua età giovanile una fanciulla di circa 10 anni forestiera introdursi nel giorno dell’annua festa che vi si celebra nell’Oratorio della Madonna delle Vedute a pregare caldamente assieme ai suoi genitori davanti all’altare dove detta immagine esiste, per essere liberata dalla STORPIEZZA di un piede che l’affliggeva fino dalla sua nascita e che fu liberata a segno che lasciò la sua cruccia nella medesima chiesa e se ne andò libera e sana con stupore di tutti gli astanti. Questo difetto di piede era così notabile che col calcagno si offendeva il fianco.”
(RICERCHE STORICHE SUL SANTUARIO S. MARIA DELLE VEDUTE pagg. 94-95)

 

Il 6 marzo 1830 il canonico Antonio Montanelli, Antonio Bimbi e Teresa Soldaini testimoniarono sull’autenticità della guarigione di una indemoniata. Questo il testo della testimonianza di Antonio Bimbi:
“… come già sono 35 anni, il giorno della vigilia di Pentecoste passò una fanciulla forestiera dalla via Donateschi che dissero comunemente andare a S. Valentino per chiedere la grazia di essere liberata dal demonio che la possedeva e che il martedì della Pasqua medesima dopo mezzogiorno, vedendo correre il popolo verso l’Oratorio della Madonna delle Vedute corsi ancora io per curiosità di sapere cos’era accaduto ed introdottomi per mezzo alla calca fino alla tribuna, osservai la ragazza medesima inginocchiata a forza dalle persone che l’accompagnavano e che vomitava degli improperi contro la detta immagine e contro il prete Domenico Donati che l’esorcizzava e finalmente che incominciò detta fanciulla a sospirare verso l’altare e spense diverse candele accese sul più alto gradino dell’altare, cosa che apparve soprannaturale per essere distante 14 braccia. La medesima ragazza, liberata che fu, cadde in deliquio e ristorata di poi e condotta in casa di Gaetano Soldaini dove bevve e mangiò comodamente, ciò che non poteva fare da molto tempo come asserivano i suoi genitori i quali non cessavano di ringraziare il patrocinio della Santissima Vergine.
L’intercessione di S. Valentino non era stata sufficiente per liberare la ragazza.”
( Ricerche storiche sulla chiesa di S. Maria delle Vedute – pagg. 96-97)

 

Il 17 maggio 1830 un anonimo fucecchiese compilò la seguente MEMORIA sulla Immagine della Madonna delle Vedute che dal 1730 si trova nell’ex Oratorio di S. Rocco extra muros:

“ E’ tradizione costante che nell’anno 1200 circa, fu rinnovata la strada francese che da Lucca porta a Fucecchio e quindi a Roma, e siccome nell’eminenza del Poggio delle Vedute di là al castello di Cappiano nella Comunità di Fucecchio fu detta strada voltata in diversa linea per vederla più comoda, ne successe da questo che diversi viandanti e pellegrini si smarrissero prendendo la direzione della via antica, resa in appresso impraticabile e pericolosa. Quindi è che dopo vari rapporti di persone smarrite, il Comune di Fucecchio ordinò che nel bivio della strada da vecchia a nuova si edificasse una poggetta, rivolta verso mezzogiorno levante per segno, a chi passasse, della direzione da prendersi per venire senza pericolo a Fucecchio.
Non si sa per ordine di chi fu edificata una tale poggetta e da qual mano fu dipinta l’Immagine che attualmente si venera nella chiesa di S. Rocco di Fucecchio, che col tratto di tempo, essendosi resa celebre moveva tutti i popoli circonvicini a fare dei pellegrinaggi”

 

Il 20 maggio 1830, in occasione del primo centenario della traslazione della Madonna delle Vedute, venne effettuata l’INCORONAZIONE della Madonna.
La richiesta per l’incoronazione, corredata da un’ampia relazione, era stata inoltrata a Roma dal nostro vescovo il 27 marzo 1830
Il decreto di concessione venne emesso dal Capitolo Vaticano il 3 maggio 1830.
Il Granduca Leopoldo II° concesse il permesso di celebrare l’avvenimento con grande pompa.
I preparativi orchestrati dall’Operaio canonico Antonio Pieri erano stati improntati all’insegna della rapidità, dell’efficienza e della solennità.
La chiesa era stata abbellita ed ampliata esternamente con un anfiteatro davanti alle tre porte.
Era stato spedito a Roma un quadro in tela raffigurante la Madonna. A Roma vennero fatte coniare 5.500 medaglie d’ottone, 65 d’argento e 220 inargentate. Tutte queste medaglie vennero benedette direttamente dal papa Pio VIII°.
La GAZZETTA TOSCANA mandò un suo inviato speciale per 4 giorni.
Il Granduca inviò a Fucecchio 100 granatieri e 100 cacciatori per il servizio d’ordine.
La cerimonia dell’INCORONAZIONE , cui presenziarono tutti i rappresentanti del Comune in abiti da cerimonia, iniziò alle ore 8 e si concluse alle ore 13.
Durante il solenne Pontificale prestò servizio la Scuola di Musica di Lucca con coristi ed orchestrali.
Quando il vescovo Pietro Fazzi pose la corona d’oro sulla testa della Madonna, la folla proruppe in una grande interminabile ovazione, l’orchestra intonò una marcia trionfale, tutte le campane del paese suonarono a festa, i 100 granatieri spararono ripetute salve di fucileria.
La cerimonia religiosa venne integrata da festeggiamenti civili a dir poco eccezionali.
Venne innalzato addirittura un pallone aerostatico; si svolsero gare popolari di corse con palio; il giovedì, e la domenica notte vennero fatti i fuochi artificiali; venne illuminata ad olio la facciata della chiesa.
Numerosi pellegrinaggi cui presero parte anche le confraternite di S. Pierino, Cappiano, Toirre, Bassa, Gavena, Ripoli, Cerreto, Corliano e Stabbia oltre a quelle locali dei Coronati Scalzi delle Vedute e quelle di S. Candido e del SS. Sacramento della Collegiata.
Le ENTRATE della festa ammontarono a £ 9.734; le USCITE a £ 12.856.
Il DISAVANZO di £ 3.094 fu coperto interamente dal Comune.

 

Il 10 giugno 1830, alle ore 24, si verificò in Fucecchio un episodio di violenza a carico di Pellegrino Gemignani.
Il Gemignani raccontò al Magistrato che verso le ore 24 venne aggredito da Antonio Guerrieri che insieme ad altri compagni cominciò ad ingiuriarlo, a “dirgli di voler vedere il suo cuore e cavargli le budella e di mandargli l’anima all’inferno” e non contenti di tutto questo, prima lo graffiarono poi “gli dettero dei cazzottoni in faccia e gli tirarono delle mattonate nello stomaco”. Il Gemignani “con prudenza e senza rivoltarsi”, balbettò che se avevano delle ragioni da far valere, le facessero valere in tribunale e non a cazzotti. Allora gli avversari, resi ancora più furiosi, gli si gettarono addosso e “gli fecero cadere il cappello”. “ Me lo sfondarono!” si lamentò il Gemignani rivolgendosi al magistrato.

 

Il 23 giugno 1830, quattro giorni prima che la chiesa delle Vedute fosse consacrata, il cancelliere comunale (segretario) Tommaso Gotti stilò , in riferimento alle elargizioni fatte in occasione dell’Incoronazione della Madonna delle Vedute, festa organizzata ai 3 Operai Antonio canonico Pieri, Filippo Landini e Pier Francesco dott. Panicacci, un attestato dove vennero elencati i doni. Eccone un stralcio:
”… stante la grande venerazione portata dal pubblico fucecchiese alla Venerabile Madonna delle Vedute, venivano offerte alla Medesima Giubbe, calzoni, busti, calze, gonnelle, grano, vino, olio, vecce, bozzoli e altri generi frammentari, vezzi, pendenti, anelli, cera, parati ed altro. Egualmente che del denaro contante. Tanto a gloria del vero. 
Dalla Cancelleria di Fucecchio, il 23 giugno 1830”

 

Il 27 giugno 1830, e cioè 37 giorni dopo la solennissima incoronazione della Madonna delle Vedute,, il vescovo monsignor Fazzi riconsacrò la chiesa di S. Maria delle Vedute.
La richiesta ella consacrazione era stata avanzata dagli Operai delle Vedute – il canonico Antonio Pieri, Filippo Landini ed il dott. Francesco Panicacci – e dall’Amministrazione comunale.
Nell’atto notarile che accompagna la cerimonia di consacrazione sono elencati sia la motivazione della consacrazione sia gli oneri inerenti al nuovo stato dell’Oratorio consacrato.
Vengono infatti prescritti:
- l’obbligo di mantenere perpetuamente la dote dell’oratorio consacrato, di conservarlo e custodirlo con la dovuta decenza finché il medesimo sarà in vita;
- l’obbligo di provvederlo delle occorrenti suppellettili sacre con la decenza corrispondente alla di lui nuova rispettabilissima qualità.
Nel testo del decreto viene anche notificata la concessione di un’indulgenza di 1 anno e 40 giorni nel giorno anniversario della consacrazione, cioè il sabato “infra l’ottava dell’Ascensione”.

 

L’8 febbraio 1831 è la data che porta un documento riguardante la festa di S. Pietro Igneo.
“ Il culto e la venerazione prestate a S. Pietro Igneo dai fucecchiesi è fino d’allora quando reggevano la Chiesa di Fucecchio gli abbati vallombrosani, sapendosi che essi possedevano le preziose ed uniche reliquie ( il pastorale e la mitra) le quali ogni anno sono state esposte nel giorno 8 febbraio alla pubblica venerazione anche dai Religiosi Minori Conventuali, ai quali passarono dopo i primi possessori e quindi alle monache clarisse che succedettero nel Convento dei suddetti Padri, le quali ne recitano l’Ufficio e festeggiano tal giorno colla Messa Cantata e finalmente dal Capitolo della Collegiata che solennizza il ridetto giorno con l’Uffiziatura Corale, con Messa Solenne e col suono delle campane maggiori.”

 

Il 13 ottobre 1831 il Consiglio Comunale, avendo recepito le lagnanze dei mercanti che settimanalmente veniva a vendere i loro prodotti al mercato di Fucecchio, decretò che i banchi di vendita fossero così disposti:
- il mercato dei POLLI deve evitare l’ingombro nella strada di S. Giovanni. Le ceste devono essere sistemate nella piazzetta della canonica (Piazza Garibaldi)
- I venditori di fusi “si debbono distendere” nella strada superiore detta di S. Carlo (Via Guglielmo di S. Giorgio)
- I pentolai, i piattai, i vasai debbono stare nella strada di S. Andrea (Via Castruccio) dalla casa Masani in avanti verso Porta S. Andrea.

 

Il 7 agosto 1832 il Comune di Fucecchio deliberò l’istituzione della FIERA di SETTEMBRE, approvata con sovrano rescritto del 6.9.1832.
Questa fiera si svolgeva nel 2° martedì successivo alla Festa dell’esaltazione della SS. Croce.
Venne abolita il 18 maggio 1866.

 

Il 2 dicembre 1833 nacque a Fucecchio l’architetto Pietro Comparini Rossi. Entrò giovanissimo nell’Accademia delle Belle Arti di Firenze dove conseguì la laurea in architettura nel 1856,all’età di 23 anni. Appena laureato entrò nello Studio del professor Giuseppe Poggi , a Firenze, dove rimase fino al 1862.
Nel 1862 passò in qualità di ingegnere di prima classe alle Ferrovie Romane e diresse la costruzione di varie stazioni ferroviarie sulla linea aretina e pisana ( i progetti per le stazioni di Arezzo e Pisa recano la sua firma).
Soppresso l’Ufficio al quale apparteneva, il Comparini ritornò nello Studio fiorentino del Poggi e lo coadiuvò nella progettazione e nella esecuzione delle fabbriche di Piazza Cavour e di Porta alla Croce, della Loggetta del Piazzale Michelangelo e della gradinata del Monte alle Croci. Questi lavori vennero commissionati dal Comune di Firenze allo studio Poggi quando la città del fiore venne elevata al rango di Capitale d’Italia sia pure pro tempore ( 1865-1871).
Ideò e diresse in proprio la Villa di Frassineto, la Villa Oppenheim sul Viale dei Colli, il restauro del Palazzo Fenzi ed il Palazzo Sarzana-Fici sul Lungarno.
Eseguì un progetto di riordinamento del centro di Firenze e quello di una nuova strada dalla piazza S. Felice alla Porta Romana, per porre i comunicazione il Viale dei Colli con l’interno della città.
Elaborò infine un grandioso progetto per il monumento onorario in Roma al Re Vittorio Emanuele II.
Colpito da una lunga malattia di petto (TBC), quando ormai sembrava essersi ristabilito, l’indomani dl giorno in cui era uscito di casa per la prima volta, fu colpito da una improvvisa emottisi che lo fulminò in mezzo ai suoi libri e ai suoi disegni, non ultimo quello dell’attuale cimitero di Fucecchio. Era il 10 aprile 1882.
Pietro Comparini Rossi aveva soltanto 49 anni.
Lasciò tre figli: Mario, Annunziata e Rosa.
Non compare in nessuna lapide il nome di sua moglie.

 

Il 17 dicembre 1833 il Governo Granducale, a Firenze, approvò le Costituzioni (Statuto) della ricostituita ACCADEMIA DEI FECONDI che si era sciolta in segno di protesta nel 1780, anno in cui venne demolito il loro TEATRO incorporato nel Palazzo Pretorio e che aveva avuto una vita brevissima: 27 anni.
La nuova Accademia fondata da 26 notabili locali venne chiamata ACCADEMIA DEI FECONDI RAVVIVATI ed ebbe come stemma il Sole Nascente.
Scopo fondamentale dell’Accademia ricostituita era quello di “procurare alla Patria (Fucecchio) un onesto ed istruttivo divertimento col mezzo di Rappresentanze Teatrali e Pubbliche Feste”.
Come primo atto, l’Accademia dei fecondi Ravvivati acquistò il Teatro Pacini che era stato inaugurato nel 1795.
Per garantirsi una lunga vita ed una disciplinata amministrazione l’accademia si era date le COSTITUZIONI, uno Statuto formato da 15 titoli, ognuno dei quali era composto da una ventina di articoli.
L’Accademia ricavò nel fabbricato del Teatro alcune stanze da gioco.
In queste stanze era severamente proibito il gioco d’azzardo.
Erano per messi invece i giochi del biliardo, del trucco, della Tavola Reale, della dama, degli scacchi e di tutti gli altri giochi detti volgarmente di DATA, che sarebbero serviti all’onesto divertimento e passatempo e non al depauperamento e alla rovina dei giocatori.
L’ACCADEMIA DEI FECONDI RAVVIVATI si sciolse definitivamente nel 1940 quando il Teatro venne venduto alla famiglia Morelli di Fucecchio.

 

Il 1° maggio 1837 Sua Altezza Reale Leopoldo II° granduca di Toscana ordinò al vescovo di S. Miniato che fossero dichiarate definitivamente indipendenti dalla Collegiata le 2 chiese succursali di S. Pierino e di S. Bartolomeo di Ponte a Cappiano

 

Il 4 gennaio 1838 venne finalmente risolto il problema della ubicazione del costruendo ospedale fucecchiese su iniziativa del canonico Gaetano Maria Rosati coadiuvato da 57 notabili che avevano sottoscritto un protocollo di impegno finanziario.
Dopo un lungo esame di aree in pianura ed in collina, venne finalmente scelta “ la località in cresta al colle, in luogo detto IL CONVENTO dove si trovano gli orti dei fratelli Montanelli e di Domenico Comparini.”
Due mesi dopo, gli ingegneri Giovanni Domenico Guidi e Vincenzo Banti presentarono il progetto.
Il 14 giugno 1838 iniziò la costruzione.
Il canonico Rosati pensava che l’ospedale potesse essere costruito nel giro di due anni; ma fu una pia illusione. Sopraggiunsero enormi difficoltà finanziarie. I tre incaricati cercarono di superarle effettuando questue settimanali sia nel capoluogo che nelle campagne specialmente nel periodo dei raccolti. Il disinteresse degli enti pubblici fu davvero scandaloso. Gli amministratori comunali si fecero vivi soltanto nel 1855 quando anche Fucecchio venne colpita dal colera. Chiesero al canonico l’uso della parte di ospedale già finita.

 

Il 14 giugno 1838 iniziarono i lavori per la costruzione dell’Ospedale S. Pietro Igneo che venne inaugurato alla chetichella il 7 ottobre, al tempo dell’epidemia di COLERA.

 

Il 18 giugno 1838 il Consiglio Comunale deliberò e l’apposizione delle TROMBE aspiranti e prementi (le pompe) alla CISTRNA secolare di Piazza Maggiore (Vittorio Veneto) e lo sbassamento della medesima piazza “onde ridurla ad una sola pendenza e torre le due partite di scalini che la deturpavano e la rendevano scomoda”.
La pavimentazione della piazza, infatti, risultava sopraelevata di due scalini rispetto alla strada che vi immette da Via Borgo Valori e che prosegue con Via S. Giovanni. Questa sopraelevazione della piazza rispetto alla strada non favoriva certamente le operazioni di scarico e di ricarico dei mercanti che ogni mercoledì piazzavano la loro merce nella piazza a partire dal 1647.
Lo sbassamento della piazza e la necessaria riduzione della pendenza della pavimentazione della medesima provocarono una grana ai nostri amministratori che si protrasse per oltre dieci anni. A piantarla furono i proprietari del fabbricato, il primo . sul lato sinistro, ai piedi della grandiosa scalinata in pietra della Collegiata. Questi proprietari, perizie alla mano, documentando i danni che lo sbassamento deliberato avrebbe prodotto e al fabbricato e ai loro inquilini, esigevano indennità di rimborso a dir poco astronomiche. Alla fine venne loro accordato un indennizzo di 857 lire accompagnato dall’ingiunzione di effettuare i lavori di ripristino a carico del loro fabbricato entro il 3 aprile 1850. Nel 1850 la Piazza, sbassata, venne corredata nella zona centrale di una FONTANA MONUMENTALE rifornita di acqua dalla cisterna tramite le due trombe che vi erano state collocate.

 

Il 6 maggio 1839 il vescovo di S. Miniato monsignor Torello Pierazzi decretò l’erezione a parrocchia della chiesa di S. Maria delle Vedute:
Si legge nel decreto:
“…dichiariamo doversi erigere in vera e propria chiesa parrocchiale l’oratorio di S. Rocco, detto volgarmente chiesa delle Vedute, assegnandogli il titolo di Maria SS. e S. Rocco.”
La festa, fissata per il giorno 15 agosto, venne anticipata, pochi anni dopo, al 20 maggio, anniversario dell’Incoronazione, per evitare motivi di concorrenza con la concomitante festa della Madonna della Ferruzza che cade appunto il 15 agosto, festa dell’Assunzione.
La prassi che portò al decreto di erezione di questa nuova parrocchia fu assai semplice e sbrigativa.
Appena partita la richiesta, la Magistratura comunale di Fucecchio concesse il suo benestare con deliberazione del 13 marzo 1838.
Anche il Granduca Leopoldo II accolse la domanda con un rescritto del 12 aprile 1839. 
Il consenso del Capitolo della Collegiata seguì a ruota in data 30 aprile 1839.
Il primo parroco fu il canonico Gaetano Maria Rosati che prese possesso della parrocchia il 13 gennaio 1840.

 

Il 24 ottobre 1839 Sua Altezza Imperiale e Reale con Motuproprio elesse a primo parroco della chiesa di S. Maria delle vedute di Fucecchio il canonico Gaetano Maria rosati che ne prese possesso il 13 gennaio 1840.

 

Il 29 ottobre 1839 il signor Filippo Landini fece seguire ad un atto di donazione dei propri libri al Ritiro Francescano di Piazza La Vergine la seguente dichiarazione: “ Io Filippo Landini, possidente e dimorante in Fucecchio, voglio che i libri donati alla libreria del RITIRO La Vergine non gli possano essere levati neppure dai miei eredi”

 

Il 12 gennaio 1840 l’arciprete della Collegiata di Fucecchio informò il vescovo di S. Miniato di avere affisso alla porta della chiesa di S. Maria delle Vedute e S. Rocco l’editto di nomina del primo parroco nella persona del canonico Gaetano Maria Rosati conformemente alle disposizioni del Vicario Regio e che nessuno aveva avuto niente da ridire.

 

Il 31 gennaio 1840 il Magistrato del Comune ingiunse al Capitolo della Collegiata la costruzione di una BUSSOLA sul retro del portone centrale allo scopo di salvaguardare la salute dei fedeli altrimenti esposta alle venate fredde nella stagione invernale.
Il Capitolo, fingendo di prendere in seria considerazione l’ingiunzione del Comune, esaminò molti disegni senza operare, però, nessuna scelta.
Il problema della BUSSOLA venne ripreso in esame dal Capitolo il 9.7.1841; ma non prese nessuna decisione.
Il vescovo di S. Miniato, sollecitato dal nostro Comune, fece le sue raccomandazioni al Capitolo della nostra Collegiata che ancora una volta fece la gnorri. La bussola venne inaugurata il 1° gennaio 1847.

 

Il 22 febbraio 1840 (data presunta) il vescovo di S. Miniato scrisse ai canonici della Collegiata per informarli che la regola generale che stabilisce l’ordine di precedenza delle Compagnie nella sfilata delle Sante processioni è contenuta nella Costituzione di papa Gregorio XIII°.
Per quanto concerne la Processione fatta in onore del SS. Sacramento, la Compagnia del SS. Sacramento deve precedere tutte le altre conformemente a quanto stabilito dalla Congregazione dei Riti nel 1695 e nel 1687

 

Il 20 settembre 1840 i deputati della Confraternita dei Coronati Scalzi trasmisero al vescovo monsignor Pierozzi gli STATUTI della Confraternita che dovevano regolare i rapporti tra questa il parroco di S. Maria delle Vedute.
Il canonico Maria Rosati, il primo parroco della neonata parrocchia di S. Maria delle Vedute, aveva suggerito agli estensori degli Statuti le nuove funzioni della Compagnia.

 

Il 10 dicembre 1840 venne rogato l’atto di consegna del cimitero civico al Capitolo della Collegiata che doveva provvedere di propria tasca alla manutenzione di esso.
Nell’atto di consegna fu precisato a chiare note che il proprietario del cimitero (quello che oggi chiamiamo vecchio e che si trova poco distante dalla Villa di Giuseppe Nieri) era e sarebbe rimasto il Comune.
Il Capitolo della Collegiata provvide alla manutenzione del cimitero fino al 1867, l’anno in cui anche il nostro Capitolo venne soppresso dal Regno d’Italia.
Il Capitolo, che non voleva sobbarcarsi questo onere, aveva capitolato dopo 50 anni di resistenza.
Queste a grandi linee le fasi della resistenza:
- Il 25 maggio 1790 il granduca Leopoldo I° esonerò i Comuni dall’obbligo della manutenzione dei cimiteri che veniva demandata ai parroci. Il nostro arciprete rifiutò.
- La Legge, che non era diventata mai esecutiva venne rispolverata da Leopoldo II° nel 1828. Arciprete e Capitolo opposero un reciso rifiuto.
- Nel 1840 i funzionari del granduca tirarono i remi in barca ed ingiunsero al Capitolo l’assunzione dell’onere della manutenzione del cimitero.

 

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