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Il 15 aprile 1741 fu risolta con una delibera comunale la secolare questione della elezione del CAPPELLANO dell’Oratorio di S. Rocco extra muros (l’attuale chiesa di S. Maria delle Vedute).
Con questa delibera veniva ribadito che l’elezione del CAPPELLANO dell’Oratorio spettava unicamente al Comune 8 e non all’Opera di S. Rocco istituita dal Comune nel 1527), che i beni e gli utili o rendite spettavano al Cappellano e che al posto di Cappellano potevano concorrere anche i chierici e cioè i seminaristi prossimi all’ordinazione.
Qualora fosse stato eletto un seminarista, il padre medesimo o uno zio paterno o un fratello doveva obbligarsi a far soddisfare gli obblighi della carica fin0 a che l’investito non fosse diventato sacerdote.
In quella stessa seduta fu indetta l’adunanza plenaria del Consiglio Generale per il giorno seguente, dopo il vespro, per mezzo di un pubblico bando, a suon di tromba e per mezzo della campana. In essa furono votate le seguenti nuove disposizioni:
- il cappellano eletto sarebbe rimasto in carica per tutta la vita;
- il cappellano non poteva questuare nell’Oratorio durante le Messe e le funzioni; 
- qualora fosse stato eletto un chierico ( seminarista), questi avrebbe perduto la carica se al compimento del 25° anno di età non avesse ancora conseguito l’ordinazione sacerdotale.

 

Il 29 aprile 1741 il neoeletto cappellano della chiesa-oratorio di S. Rocco extra muros, il chierico Giova Battista di Giovacchino Comparini, prese possesso dei beni dell’Oratorio, dopo che suo padre si era fatto garante per lui con giuramento, dato che il cappellano non era stato ancora ordinato sacerdote.
Ecco la descrizione dell’atto di presa di possesso, da parte del cappellano, dei beni dell’oratorio, nelle sue parti essenziali:


“A dì 29 aprile 1741. Trasferitomi io cancelliere infrascritto… in compagnia del chierico Giovan Battista di Giovacchino Comparini di Fucecchio, stato eletto cappellano della chiesa di S. Rocco posta fuori di Fucecchio,… a guida di Giovanni Marzoppini, donzello di detta Comunità, insieme con gl’infrascritti testimoni, alla detta chiesa di S. Rocco di iuspatronato di detta Comunità,… diedi il vero, attuale e corporale possesso di detta cappellania al suddetto chierico Giovan Battista Comparini con avergli fatto baciare l’altare, levare e rimettere l Croce, candelieri, guanciali e tovaglie della mensa del medesimo altare, e di poi fattolo passeggiare pe la detta chiesa, con avergli fatto aprire e serrare le porte della medesima, ed incontanenti, fattolo entrare in sagrestia , li feci toccare i paramenti, che erano sopra il banco della medesima, con avergli fatto suonare la campana di detta chiesa, et avendogli fatto fare ogni e qualunque altro possessorio solito farsi dai veri legittimi padroni, lo posi, messi e rilasciai nel vero, attuale, reale, corporale possesso della detta cappellania.. Et incontanenti trasferitomi…nelle Cerbaie della Comunità di Fucecchio et in luogo detto nella Valle del Podestà, o sia Val di Cava o Foscio, ad un pezzo di terra di staiora cento, che parte solcata e scopata, parte lavorativa, ove giunto con i suddetti e con gl’infrascritti testimoni, diedi il vero possesso, quanto all’utile dominio al suddetto chierico Comparini, con averlo fatto passeggiare per detta tenuta, con avergli dato in mano de’ globi di terra, cespugli di grano e di segale, ramacci di segale, ramacci di ciliegio, di melo e di cerro e di altro che esisteva in detta terra, dichiarandosi il detto chierico Comparini che, nonostante la sua partenza da dette terre civilmente che naturalmente. E tutto senza alcuna contrarietà et alla presenza dei testimoni che qui si firmano.
F.to Ser Domenico del quondam Andrea Fortino
F.to Giovan Paolo del quondam Domenico Magnani
F.to Iacopo Franchi cancelliere.

 

Il 3 luglio 1741, dopo aver retto come Vicario il Ritiro La Vergine di Fucecchio in seguito alla morte di padre Teofilo da Corte avvenuta il 19 maggio i736, padre Benedetto venne eletto Guardiano del Ritiro fucecchiese. Ricoprì questa carica per soli due anni.
Padre benedetto Bugli era nato alla Pieve della Doccia, a Pontassieve, il 9.6.1677 da Ludovico e da Teresa Tarchiani.
Vestì l’abito francescano il 24 .2.1703 nel Convento di S. Margherita a Cortona.
Nel Convento della Doccia, a Fiesole, dal 1720 al 1736, ricoprì l’ufficio di guardiano e di Maestro dei chierici.
Nel periodo in cui padre Teofilo da Corte rimase alla Doccia, fra le due anime si stabilì una santa amicizia.
Padre Benedetto, ai primi di giugno del 1736, raggiunse padre Teofilo nel Ritiro di Fucecchio.

Nel 1744 assistette come testimone alla ricognizione fatta sul cadavere di padre Teofilo.
Morì il 20.10.1752, alle ore 16, dopo due mesi di dolorosa infermità.
Si rese necessario rivestire la salma per tre volte. Quasi tutti i Fucecchiesi staccarono un pezzetto del suo saio per reliquia. Forse anche padre benedetto era morto in odore di Santità.

 

Il 9 aprile 1742 il pittore Niccolò Fiorini, su incarico della compagnia della Madonna della Croce, ridipinse la cupola della cappella sul lato sinistro della facciata della chiesa di S. Salvatore sul Poggio Salamartano, dopo che l’impresario edile Francesco Benvenuti aveva provveduto ad eliminare l’umidità che aveva rovinato i muri e le pitture.
Il Fiorini eseguì la scena della Resurrezione ed altre pitture a tempo di record dato che il lavoro gli era stato commissionato il 7 febbraio.
In data 12 aprile 1742 il Fiorini fu saldato con scudi 560 dagli Operai della Compagnia per aver dipinto la Resurrezione nella cupola e per aver fatto i due quadri laterali della grandezza stabilita. Tutti gli Operai della Compagnia della Madonna della Croce ammirarono il lavoro e trovarono “dette pitture di loro genio e di perfezione”. Allo stesso pittore venne commissionato un quadro da porsi sopra la porta della Compagnia.
(Vedi 29 settembre 1742)

 

Il 10 settembre 1742 si celebrò il primo CAPITOLO dei TERZIARI nel chiostro del Ritiro della Vergine di Fucecchio.

 

Il 29 settembre 1742 la Compagnia della Madonna della Croce versò al pittore fiorentino Niccolò Fiorini 118 scudi per aver fatto un quadro “con dentro un crocifisso e una Maddalena ai suoi piedi” quale supplemento alle pitture eseguite due anni prima nella cupola della chiesa della Compagnia dove era stata dipinta una Resurrezione. La chiesa della Compagnia era attaccata al lato sinistro della chiesa di S. Salvatore.
Il quadro pagato doveva essere posto sopra la porta della Compagnia e doveva rappresentare la “Maddalena piangente appo la croce con angiolo e con quanto altro sia di ornamento del medesimo”
Il Fiorini aveva iniziato subito i lavori e più volte aveva mandato il suo “giovane” a comprare “le robbe per le Pitture” ad Empoli.
Appena il quadro fu terminato, fu dato incarico al pittore fucecchiese Gasparo Masini di indorare la cornice di detto quadro.
Inoltre furono commissionati al famoso intagliatore fiorentino Giovan Battista Dolci 6 candelieri per l’altare della Compagnia della Madonna della Croce.

 

Il 12 luglio 1743 il Camerlengo della Compagnia della Madonna della Croce saldò il pittore fiorentino Niccolò Fiorini per delle pitture da lui eseguite.
Questa Compagnia doveva disporre di molta liquidità visto che il registro delle USCITE anche una forte somma erogata a favore del Maronita don Agi per consentirgli il riscatto di due suoi fratelli fatti schiavi dai Turchi. 
Sul solito registro viene anche annotata la somma erogata al Pievano (ora arciprete) per la visita fatta dal Vescovo come contributo a copertura delle spese sostenute dalla Pieve (oggi Collegiata).

 

Il 10 dicembre 1744, a quattro anni dalla sua morte, alla presenza del padre francescano Provinciale padre Duranti e del padre Emilio Mariani, venne dissotterrato il cadavere di padre Teofilo da Corte, sepolto nella sepoltura comune, per effettuare la ricognizione sul cadavere.
Eseguita la ricognizione, la cassa fabbricatagli 4 anni prima da F. Giovan Battista di Civitella venne inclusa in un’altra nuova e deposta dentro il loculo scavato nel pavimento del coro, che poi fu coperto con una lastra di marmo.

 

Il 5 novembre 1746 il medico condotto Antonio Ribotti rilasciò due certificazioni veramente singolari a carico di due sacerdoti.
Eccone il testo:
“ Il molto reverendo Pietro Vannucci della Terra di Fucecchio per sua indisposizione ha bisogno di usare la PARRUCCA con l’uso della quale può facilmente difendersi da diversi inconvenienti e perciò può ricavare utili e sommi vantaggi così giudico io infrascritto….

“ Il Sacerdote Arturo Montanelli della Terra di Fucecchio espone a V.S. Rev. Essere soggetto a continue malattie flussionali di capo come consta dall’annessa fede del medico e perciò ha bisogno di mantenere la suddetta parte del suo corpo in eguale traspirazione. Chiede perciò l’uso della PARRUCCA al sacro altare.

 

Il 2 agosto 1752 u gruppo di possidenti fucecchiesi trasmisero al Granduca Lorenese la seguente supplica.

Sacra Cesarea Maestà,
gli infrascritti della Terra di Fucecchio che godono gli onori della loro patria umilissimi sudditi di S.A.R. riverentemente espongono che non essendo in detta Terra un Pubblico TEATRO da potersi tenere di quando in quando aperto verrebbe a privare di simile onesto divertimento la prefata Terra e la gioventù del comodo di esercitarsi in sì onesto esempio e chiedono di tassarsi per rimettere e rifare un Teatro decente.
Supplicano
Di costituire una ACCADEMIA con Capitoli e Costituzione da osservarsi dagli accademici sotto gli augustissimi auspici e protezione della Sacra Cesarea Maestà.
Panicacci – Lampaggfi – Orlandini – Galleni – Montanelli

 

il 20 agosto 1753 il Gonfaloniere del nostro Comune (sindaco) concesse in uso alla ACCADEMIA DEI FECONDI, previa sovrana approvazione, il TEATRO COMUNALE, uno stanzone al primo piano dell’ala destra del Palazzo Pretorio con tutti gli annessi e connessi e con la facoltà di fabbricare. Costruire, ingrandire e formarci palchetti intorno alla platea.
L’Accademia rifece ex novo le panche della platea, l’orchestra, il palcoscenico, le scene e i palchetti.
L’Accademia spese l’astronomica cifra di 1000 (mille) scudi.
Il medioevale stanzone delle sacre rappresentazioni fu trasformato in bel teatro funzionale ed elegante. Era lungo 26 metri e largo 13.
Purtroppo il TEATRO dei Fecondi ebbe vita brevissima.
Nel 1780, essendo stato Fucecchio elevato a sede di Vicariato di quarta categoria, il TEATRO venne interamente demolito per far posto alle celle delle carceri, agli uffici e ai quartieri dei funzionari del Civile e del Criminale.
L’Accademia in segno di protesta si sciolse.
Fucecchio non disponeva più nemmeno di uno stanzone per le rappresentazioni.

 

Il 23 febbraio 1754 gli Operai di S. Salvatore stanziarono 10 scudi per l’acquisto di una CANTORELLA e 15 scudi per rifare in carta pergamena con le sue fibbie e bottoni di ottone i LIBRI CORALI oggi irreperibili.
La richiesta della cantorella e del rifacimento dei libri corali era stata avanzata dal guardiani dei frati conventuali di S. Salvatore.
Gli Operai (amministratori delegati) avevano accolto queste richieste perché il bilancio del 1753 si era chiuso con un attivo di ben 1693 scudi.
(Appunti Masani)

 

Il 15 ottobre 1754 gli amministratori comunali presero atto di un fenomeno irreversibile che interessava le CERBAIE: la fine delle QUERCI surrogate via via dai pini.
Il depauperamento progressivo delle querce fu determinato da tre cause ben precise:
1) La Legge granducale del 1606 che obbligava il nostro Comune a riservare le migliori querce all’Arsenale di Pisa per la fabbricazione e riparazione delle galere (navi). Nel 1711 ben 21.000 querce erano state segnate per l’Arsenale.
2) La necessità di ripianare il deficit del nostro bilancio comunale con tagli supplementari delle querce, visto che le entrate dei 193 poderi poderi allivellati dal Comune nelle Cerbaie erano vistosamente calate a causa di una forte diminuzione del prezzo del grano.

 

L’11 gennaio 1756 morì a Fucecchio il pievano ( l’attuale arcipretura della Collegiata era una semplice pievania intitolata a S. Giovanni Battista ) Giuseppe Tondoli. Questo pievano, a causa della sua lunga malattia, era stato coadiuvato fin dal 31 marzo 1749 dal fucecchiese don Domenico Benvenuti.
Il Tondoli, nell’esercizio della sua pievania, era stato la prima vittima dei “tempi nuovi” inaugurati e dalla politica del primo granduca lorenese Francesco Stefano tesa a restringere sempre più la ricchezza e il potere della Chiesa e dalle ventate dell’Illuminismo che aveva varcato le frontiere francesi.
Il povero Tondoli, pur avendo ingaggiato una lotta accanita contro gli arruffapopoli di stampo illuminista, dovette assistere impotente al naufragio della sua autorità.
Il pievano, infatti, fece il possibile per frenare i fratelli Angiolo e Giuseppe Ferri “che di giorno e di notte si fanno lecito, senza alcun rispetto né rossore del vicinato, d’ingiuriare con parole indecenti e scandalose che tendono a denigrare l’onore e la reputazione di donna Pasqua e di suo marito Giuseppe di Antonio Checchi, becco (cornuto)”
A nulla valsero i rimproveri e le esortazioni del pievano.
La morte, almeno, regalò un po’ di pace al povero pievano.
(Masani- pag. 175 )

 

Il 13 gennaio 1756, in dispregio delle raccomandazioni di Firenze, ci fu FESTA grande in paese per la presa di possesso della nostra parrocchia di S. Giovanni Battista da parte del fucecchiese Domenico Benvenuti. Il nuovo pievano rivelò subito spiccate doti di conciliatore nel dirimere numerose crisi coniugali.
Riuscì anche a ridurre all’obbedienza quei giovinastri che con pallottole di carta molestavano le suore del Convento di S. Romualdo sito nell’attuale Corso Matteotti.
Smanioso di stabilire ed affermare il primato della Pieve di S. Giovanni Battista sul Convento di S. Francesco, già Monastero di S. Salvatore, non si fece sfuggire nessuna occasione per mettere a nudo le malefatte dei frati conventuali che l’occupavano. Questo suo eccessivo campanilismo gli procurò non poche antipatie.
L’OPA, che amministrava la chiesa e il convento di S. Francesco, già S. Salvatore, passò al contrattacco ripavimentando la chiesa, costruendoci un pulpito in marmo e rifacendo le scalinate del loggiato.
Ben presto si alienò anche le simpatie della Congregazione del SS. Nome di Gesù, il Collegio dei 12 sacerdoti, istituito nel 1624, ai quali spettava, guidati dal Pievano, la conduzione della parrocchia.
Il Benvenuti, dopo qualche anno di pievanato, non riuscì più nemmeno a dirimere le controversie. Per por fine alla “guerra dei moccoli” ( mozziconi di candele ) fra la Compagnia dei neri (S. Giovanni Battista) e quella dei bianchi ( Madonna della Croce ) dovette ricorrere al Magistrato dei Nove di Firenze.
Ogni anno, per Pasqua, al mattino e a sera, i confratelli delle due Compagnie, per racimolare dei fondi in denaro, vendevano i moccoli raccolti nel corso dell’anno. Per contenere la vicendevole concorrenza ricorrevano a parole grosse, a ingiurie, ad offese e anche a minacce.
Il Magistrato dei Nove di Firenze ordinò al nostro podestà di proibire la distribuzione (vendita) dei moccoli.

 

Il 23 giugno 1756 gli Operai di S. Salvatore, preso in considerazione che il PAVIMENTO della chiesa è sconnesso e guasto e addirittura in alcuni punti vi sono delle buche e che non conveniva farlo risarcire essendo i mattoni molto consumati e considerando che il PULPITO della medesima chiesa era di legno molto antico ed erasi reso indecente per essere tutto corroso, decisero di stanziare scudi 210 per rifare il pavimento di quadroni di mezzo braccio per maggiore stabilità e per fare il nuovo pulpito di marmo mischio di sevanezza con l’ingresso dalla parte del claustro, per due pianete di color paonazzo di filaticcio stampato e sei pelli gialle per rifare la coperta a quelle sedie che servono per il podestà e agli Anziani nelle solenne funzioni.

 

Il 31 marzo 1757, secondo il costume, l’Amministrazione Comunale provvide alla distribuzione gratuita del legname di cerro secondo le seguenti misure:

N. 6 cataste ai frati del Convento La Vergine
N. 6 cataste alle monache di S. Romualdo
N. 3 cataste al cancelliere fiorentino
N. 2 cataste al medico
N 1 catasta al cerusico
N. 4 cataste al cancelliere comunale
N. 2 cataste al donzello
N. 6 cataste alla fortezza di Monte Carlo

 

Il 9 maggio 1758 Firenze pose fine con una lettera alla querelle che aveva come oggetto il CHIOSTRO del Convento La Vergine di Fucecchio.
Si era saputo a Firenze che il Guardiano del convento LA Vergine voleva fabbricare nel chiostro un a CAPPELLA da adibirsi alle riunioni delle PINZOCHERE del Terz’Ordine Francescano.
Poiché questa costruzione avrebbe deturpato il chiostro (sarebbero stati sacrificati alcuni peducci delle lunette dipinte e sarebbe stato tamponato l’ingresso in chiesa dalla parte del coro) fu invitato il Cancelliere comunale a verificare se tutto ciò corrispondeva al vero.
Il Cancelliere in data 6 aprile informò Firenze che effettivamente alcuni peducci erano stati guastati e che un arco era stato serrato.
Il Guardiano cercò di smentire il Cancelliere. Firenze ordinò al Cancelliere di trasmettere una pianta che mostrasse lo stato del vecchio chiostro e una che ne mostrasse lo stato attuale.

 

Il 7 giugno 1758 gli Operai di S. Salvatore decisero di stanziare 40 lire per fare il telaio con la sua vetrata alla finestra della sagrestia, dato che vi penetrava la pioggia, e per fare l’armadio destinato agli arredi sacri e per comprare certi asciugamani che occorrono sempre in sagrestia.

 

Il 5 marzo 1759 gli Operai di S. Salvatore stanziarono 25 scudi per rifare la scalinata di pietra della loggia della chiesa di S. Salvatore ( quella che guarda l’attuale porta laterale della Collegiata) “…per essere li scalini tutti consumati e per far risarcire la detta Loggia e imbiancarla e per rifare la tenda di detta porta essendo tutta lacera.”
(Appunti Masani – OPA libro n.13)

 

Il 29 giugno 1760, tenuto conto dello stato di degrado delle strade paesane e della loggia del Pretorio fu deliberato lo stanziamento di 200 scudi
- per rifare le strade del paese “atteso averne somma necessità per essere sconnesse e quasi impraticabili”,
- per “ risarcire il LOGGIATO della podesteria con farci i FERRI acciò non possa introdurvisi il bestiame dovendo unicamente servire per il comodo delle persone in giorno di mercato e con rifare la nicchia del nuovo tabernacolo della SS. Vergine esistente in detto loggiato”

 

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