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anni
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Il
2 agosto 1702 il vescovo di S. Miniato Monsignor
Cortigiani scrisse all’Operaio dell’OPA di S. Salvatore
per dirimere una volta per sempre i dissidi inerenti al
problema dei noleggi dei paramenti sacri praticati dall’ OPA
nei confronti delle Compagnie più povere del paese.
Quando si seppe dell’esosità di tali noleggi, vennero
avanzate lamentele e proteste che, prima, finirono sui banchi
delle autorità locali e poi su quelli del Granduca Cosimo III°
dei Medici.
Cosimo II°, amareggiato e dal comportamento della propria
consorte che si trovava in Francia e dalla certezza della fine
della dinastia medicea, perdette la pazienza quando lesse l
lamentele dei fucecchiesi.
Cosimo III° convocò il vescovo di S. Miniato Cortigiani e lo
pregò di tagliare corto.
Il vescovo, allora, scrisse all’OPA intimandole di non
noleggiare più i paramenti sacri alle Compagnie più povere.
Le Compagnie, perciò. Dovettero comprarseli (i paramenti).
Il
27 maggio 1705
in occasione della sua visita pastorale alla Pieve di
Massarella, Monsignor Michele Carlo Castiglioni, patrizio
fiorentino e vescovo di Pistoia e Prato, ridette vigore ai
Capitoli della locale Confraternita del Santissimo Sacramento
che erano stati depennati, annullati o disattesi nel corso
della di lei secolare esistenza.
La Confraternita massigiana del Santissimo Sacramento era
stata fondata sotto forma di Compagnia nel 1611 dal pievano
Iacopo Soldini.
A cura dei Fratelli fu costruito l’Oratorio omonimo annesso
alla pieve.
Dopo i primi decenni di entusiasmo, la Confraternita conobbe
la stagione della decadenza. Il vescovo, sollecitato dal
pievano, cercò di resuscitarla con la reintroduzione dei
Capitoli soppressi nello Statuto.
Il
26 settembre 1706
il granduca mediceo accordò al Comune di Fucecchio, con un
rescritto, il permesso di fare una FIERA per tre anni nei
giorni 31 ottobre, 1 e 2 novembre di ogni anno.
Il permesso venne poi prorogato per altri 5 anni con un altro
rescritto del 23 marzo 1709.
Senza altre proroghe, almeno conosciute, la FIERA venne
continuata fino al 1832colla variazione, da tempo antichissimo
nei giorni, perché si fa regolarmente il primo martedì dopo
la commemorazione dei defunti ossia dopo il dì 2 di novembre
di ogni anno e prosegue il mercoledì e il giovedì.
In data 10 settembre 1782 era stato deliberato che la FIERA
ANNUALE doveva essere fata il martedì dopo la prima domenica
di novembre coi due giorni seguenti di ciascun anno.
Il
29 settembre 1707
i frati conventuali di S. Salvatore sottoscrissero il
contratto con lo scultore Francesco franchi di Carrara il
quale doveva fare l’altare maggiore della loro chiesa (S.
Salvatore) in marmo bianco secondo i disegni di Giovan
Battista Foggini.
Oltre all’altar maggiore il Franchi si impegnò a fare,
conformemente ai disegni del Foggini, la scalinata del
presbiterio consistente in tre scalini col suo balaustrato.
La somma prevista nel contratto era di 535 scudi liberi dalle
spese di fattura e trasporto da Carrara a Fucecchio.
Per le spese di mutatore e mano d’opera il “signor Franchi
si obbliga a tenere l’assistenza a muratore nel porre in
opera il suddetto lavoro” mentre da parte dei frati
conventuali si assicurava “comodità di quartiere e
cucinare” sia per lo scultore che per i muratori.
Il progetto di rifare l’altare maggiore, consunto e
indecente, era stato appoggiato dal Podestà Ippolito
Niccolini, uomo giusto e casto, anche se non bigotto e
superstizioso come il granduca Cosimo III° che credeva di
risolvere i propri problemi dinastici largheggiando in
elargizioni a favore di conventi ed enti religiosi.
L’altar maggiore venne terminato nel 1717.
Il
29 novembre 1707
l’OPA sottoscrisse il contratto con Francesco Franchi
scultore di Carrara per l’approntamento dell’altare e dl
presbiterio, in marmo bianco, nella chiesa di S. Salvatore.
Il Franchi si impegnava con questo contratto e a fare
l’altare conformemente ai disegni eseguiti da Giovan
Battista Foggini di Firenze e ad usare il marmo pattuito
“…consistente il detto altare in marmi bianchi fini di
Carrara, che sono in basamenti, piedistalli, cornici,
architrave tal come si è detto di marmo bianco, di poi
collonne (sic) di mischio stassema, comporti del dintorno del
quadro che li fa ornamento con altre appartenenze che nel
dissegno si dimostrano, come anche il Ciborio, gradini e mensa
mescolati del medesimo mischio e bianco, come anco la sua
predella, scallini di marmo bianco di detto medesimo altare.
Inoltre
la scalinata del presbiterio consistente in tre scallini
conforme dimostra il medesimo disegno con suo balaustrato
sopra e sotto suo imbasamento conforme dimostra il medesimo
disegno.
Il detto signor Franchi si obbliga a fare il suddetto lavoro
per la somma e quantità di scudi 535, e si intende che il
detto lavoro lo debba fare a tutte sue spese come da fattura e
conduttura (dei marmi) fino a detto luogo - fatta eccezione per
il pagamento delle gabelle – e si obbliga a rendere
l’assistenza a muratore nel porre in opra il sopradetto
lavoro.”
L’OPA doveva poi provvedere ad altri materiali (ferramenta,
calce) e a far murare a sue spese, dietro l’altare, gli
scalini che rendevano comoda l’accensione delle candele.
L’OPA infine assicurava al Franchi e ai suoi uomini vitto ed
alloggio gratuiti per tutta la durata dei lavori.
L’1
dicembre 1709
il fucecchiese Anton Maria Tondoli, pievano della chiesa di S.
Giovanni Battista (oggi Collegiata) dal 30.06.1692 e
benemerito della storiografia locale, disegnò la chiesa
pievana e gli annessi Oratori delle compagnie di S. Giovanni
Battista e di S. Rocchino.
La sede della Compagnia di S. Giovanni Battista che
comprendeva anche l’ospedale venne ridotta a canonica nel
1787.
L’Oratorio della Compagnia intitolato a S. Donnino si è
conservato nella sua interezza. Il fabbricato adiacente alla
chiesa di S. Donnino, quello dove venivano inumati le salme
dei confratelli dovrebbe essere stato ridotto a Sacrestia
della Collegiata.
L’11
agosto 1710
il Cancelliere (segretari comunale) di Fucecchio, Del Poggio,
così rispose ad una lettera del Magistrato dei Nove datata 6
agosto 1710:
“ Rispondendo alla lettera del Magistrato Illustrissimo
posso dire che la Comunità di Fucecchio è stata sempre
padrona di tre ORATORI che sono posti fuori di questa Terra
detti
Oratorio della Vergine Maria della Ferruzza
Oratorio delle Cinque Vie ( in piazza La Vergine)
Oratorio di S. Rocco ( oggi chiesa di S. Maria delle Vedute)
Nel 1595, il primo aprile, il Comune donò ai tre Oratori 200
staiora di terre sode nelle Cerbaie con il cui ricavato poteva
essere corrisposta una entrata al frate o al prete che vi
avrebbe offiziato.
Nel 1606 l’Oratorio delle Cinque Vie venne donato prima ad
una Congregazione (la Misericordia) e poi ad un nucleo di
frati osservanti.”
Quali gli obblighi degli uffiziatori (cappellani)?
Nel 1710 sussisteva soltanto quello di celebrare la S. Messa
nei dì festivi.
29
ottobre 1711
(il giorno è puramente indicativo)
L’altare maggiore della chiesa di S. Salvatore, così come
si presenta attualmente, fu terminato nel 1711
dall’impresario Anton Maria Franchi, su disegno del Foggini.
Al Franchi vennero corrisposti 525 scudi.
L’autore del progetto dell’altare e della balaustra che
delimita il presbiterio fu lo scultore ed architetto Giovan
Battista Foggini (1652-1727) all’epoca molto famoso.
Il progetto gli venne commissionato dall' OPA di S. Salvatore
nel 1706.
Il Foggini venne saldato con 25 scudi nel 1314, l’anno in
cui fu portato a termine il balaustrato in marmo bianco di
Carrara.
Sempre nel 1714 venne realizzato il BALDACCHINO pensile sopra
l’altar maggiore. Le dorature del baldacchino e
dell’altare vennero eseguite da Giovan Battista Zicchi.
Dopo il 1783, quando nel monastero vi entrarono le Oblate
bianche di S. Romualdo e dopo 1l 1785, l’anno in cui fecero
il loro ingresso in S. Salvatore anche le clarisse del
monastero di S. Andrea, vennero tamponate le due porte
laterali dell’altar maggiore di accesso al CORO con un
muretto, con grata lignea a losanghe e con tendone di stucco
decorato e con la scritta DEO SALVATORI, con l’immagine del
PELLICANO che rappresenta la Carità e con due immagini
dipinte a secco che rappresentano la fede e la Speranza.
La pala sopra l’altare rappresenta la crocifissione e si
ispira ad una analogo quadro del Reni: è di scuola bolognese
e in stile settecentesco.
Il
23 febbraio 1712
vennero approvate dal vescovo di S. Miniato Monsignor Poggi le
COSTITUZIONI della Confraternita dei Coronati Scalzi istituita
nell’Oratorio di S. Rocco fuori delle mura ( l’attuale
chiesa di S. Maria delle Vedute ) per iniziativa di 21 persone
appartenenti alle principali famiglie del paese per
l’esercizio, in privato, della disciplina, delle orazioni,
degli Uffizi divini ad onore e gloria di Dio e per la salute
delle anime.
La Compagnia si poteva comporre di non più di 50 fratelli e
gli aspiranti dovevano dimostrare di conoscere bene la
dottrina cattolica.
Il capo o priore – che poteva essere anche un laico –
veniva eletto ogni anno a febbraio. La su condotta doveva
essere esemplare. Doveva presiedere, tutte le terze domeniche
del mese, la riunione dei fratelli nell’Oratorio. Questa
riunione prevedeva un discorso sulla Passione di Gesù, un
quarto d’ora di orazione mentale, un discorso sulla
disciplina e la recita dell’Uffizio della Madonna e di altri
Uffizi divini.
C’era l’obbligo, per i fratelli, di parlare a bassa voce e
con umiltà.
I fratelli erano obbligati a prendere parte alla processione
del venerdì Santo per andare a visitare tutte le chiese del
paese con la testa abbassata a terra e coronata di spine e a
piedi nudi, con la mente attenta alla Passione di Gesù, con
cappe di sacco rosso e un crocifisso sul petto legato ad un
canapo intorno al collo.
Nel 1783 la Confraternita dovette dotarsi anche di cappe nere
per accompagnare il feretro dei morti. Ogni fratello pagava
una tassa annua di 1 lira che gli garantiva tante Messe di
suffragio in caso di morte.
Alla recita dell’Uffizio dei morti non doveva mancare
nessuno.
La Confraternita si dotò di un altare in proprio nel 1744 e
di una stanza per le riunioni e per il guardaroba nel 1751.
(S. Maria delle Vedute- Ricerche storiche)
Il
26 marzo 1713
il Priore e i fratelli della Compagnia di S. Giovanni Battista
stanziarono 71 lire per far pitturare la Pietà “verso il
Poggio” e 22 scudi per far pitturare uno stendardo.
Già nel 1710, dopo aver rinsaldato la loggia che reggeva la
loro chiesa con sei colonne di pietra serena, si accorsero che
era necessario rimurare la Pietà del Poggio Salamartano che
era talmente scalcinata da impedire la visione della pittura
che si era sbriciolata. Una trascuratezza in cui si lasciarono
coinvolgere i posteri, privando noi di un affresco che, se pur
limitato nelle sue pretese artistiche, sarebbe stato bene
proteggere se non altro come testimonianza della
partecipazione fucecchiese al movimento pittorico del 1500.
I fucecchiesi si mostrarono disponibili fin dal 1711, per far
ridipingere la Pietà, affrontando un’adunanza tempestosa
allo scopo di concordare lo stanziamento della somma
necessaria e per ottenere il permesso del MAGISTRATO DEI Nove
che aveva lasciato cadere la domanda.
Un mese dopo l’adunanza del 26 marzo, con la Pace di Utrect
e Rastad fu deciso che il Granducato di Toscana, dopo
l’estinzione imminente dei Medici, sarebbe stato affidato
alla Casa degli Asburgo e precisamente a Ferdinando di Lorena.
(Masani pag. 153)
Il
18 ottobre 1715
nacque a Fucecchio Pietro Maria Vannucci che il 12 dicembre
1770 diventò vescovo di Massa e Populonia.
Il
19 giugno 1716
“apparisce principiata la cappella di S. Donnino (Sala
capitolare attigua alla sagrestia della Collegiata) e il nuovo
CEMETERIO nella Pieve Salamartana per parte della Compagnia di
S. Giovanni Battista”.
Il
6 dicembre 1716,
secondo la tradizione corrente, il donzello comunale, dopo
aver ripetutamente suonato la tromba, rese pubblico il bando
del taglio della legna nelle Cerbaie così come era stato
dettato dal Cancelliere (segretario comunale).
Dopo averne dato lettura, il donzello affisse il BANDO ad una
colonna in Piazza (Vittorio Veneto).
Il bando conteneva le REGOLE esecutive, sia pure per la durata
di un giorno, le licenze di taglio del legname.
Coloro che erano muniti di licenza di taglio potevano entrare
nel bosco solo dopo che la guardia avesse dato il segnale
convenuto con un CAMPANACCIO o con una cornetta e dovevano
uscire sul mezzogiorno quando il segnale fosse ripetuto due
volte, dopo di che chi era sorpreso ad attardarsi nel bosco
veniva arrestato.
Il bando prevedeva poi altre restrizioni che arrivavano a
stabilire anche l’altezza ed il tipo di taglio da adottare.
Da
una delibera del 2 maggio 1717 apprendiamo che il
GIURAMENTO delle persone con incarichi amministrativi avveniva
sempre sotto la Loggia del Palazzo del Podestà davanti
all’immagine della Madonna. Si legge:
“ Adunatisi nel solito luogo della LOGGIA della Piazza
davanti all’immagine della Vergine, presero il possesso
delle loro rispettive cariche con loro giuramento da me
Cancelliere deferitogli e da essi prestato”
Anche in una precedente delibera del 1 gennai 1681 si legge:
“Radunati nella solita Cancelleria, il Gonfaloniere e gli
Anziani in pieno numero di quattro, si andò al solito luogo
sotto le logge del podestà, diedero il possesso ai nuovi
rappresentanti la Comunità giurando di osservare gli
Statuti”.
Anche in una delibera del I gennaio si legge che il giuramento
delle nuove cariche avveniva sotto la Loggia davanti a
tabernacolo della SS. Vergine. Sotto la loggia si trovava una
lampada dedicata alla vergine.
1717
- L’altar maggiore della chiesa di San Salvatore venne
terminato nel 1717. Era stato iniziato Il 29 settembre 1707
Il
5 marzo 1718
il Comune stanziò 12 scudi per far collocare le docce nuove
ed il condotto in terracotta posti nella cantonata della
chiesa della Madonna della Croce (l’attuale Casa del Poggio
Salamartano o Scuola di Catechismo).
Le docce e il tubo
condotto della chiesa convogliavano l’acqua piovana nella
CISTERNA PUBBLICA di questa Terra che si trovava
nell’attuale piazza Vittorio Veneto. La spesa venne
giustificata adducendo come motivazione la necessità di
mantenere abbondante d’acqua detta cisterna.
Questa cisterna venne riattivata subito dopo il passaggio
delle truppe alleate avvenuto il 1° settembre 1944.
(p.
Vincenzo Checchi- Quaderno D pag. 34)
Il
2 aprile 1718
si riunirono nella solita Cancelleria (l’attuale fabbricato
di Piazza Vittorio Veneto che ospita il Liceo Scientifico) Il
Gonfaloniere e gli Anziani del Comune in numero di quattro per
deliberare sulla richiesta avanzata dal Priore e dagli Operai
(amministratori) della Compagnia dei Coronati Scalzi delle
piaghe di Gesù crocifisso.
Essi chiedevano di poter fare per altri 5 anni le loro
“radunanze et 2 offizi” nell’Oratorio dei SS. Rocco e
Sebastiano extra muros. (Vi era un altro oratorio dedicato ai
due santi e si trovava sull’attuale scalinata in pietra che
accede alla Collegiata e che veniva chiamato Oratorio di S.
Rocchino)
La Compagnia aveva rivolto la richiesta ai nostri
amministratori comunali perché l’Oratorio era di proprietà
del Comune il quale provvedeva a remunerare il cappellano che
lo officiava nei giorni festivi.
Il Gonfaloniere e gli Anziani, quattro in tutto, concessero
alla Compagnia l’uso dell’Oratorio-chiesa “ ad effetto
puramente e solamente di fare in esso quelle funzioni ordinate
dalle loro Costituzioni e Regolamenti e con espressa
dichiarazione che ciò non possa essere di biasimo,
pregiudizio al DOMINIO che ha di detto Oratorio la Comunità e
che la Compagnia ove abbia altro Diritto o Ragione che farvi
detto Ritiro o funzione”.
L’11
aprile 1718
si svolse una riunione della Compagnia di S. Giovanni
Battista, detta dei Frustati Neri, nella sede della medesima
che si trovava nell’attuale fabbricato della canonica della
Collegiata. Erano presenti il Priore, gli Operai e 47
confratelli, numero sufficiente per convalidare le delibere.
Si deliberò, con 41 voti favorevoli e 6 contrari, di
stanziare 60 scudi per pagare il pittore Domenico BAMBERINI a
cui era stata commissionata l’affrescatura della volta a
botte della chiesa di detta Compagnia. ( Attualmente questa
volta ricopre la sala parrocchiale attigua alla sagrestia e vi
si può ammirare l’affresco che gode di un ottimo stato di
conservazione).
Nel corso della riunione vennero anche stabilite le modalità
con cui sarebbe stato pagato il Bamberini:
30 scudi alla mano non appena terminata l’opera e gli altri
30 da pagarsi in tre anni.
Il
16 giugno 1718,
mentre il Pievano cantava la Messa che precedeva l’uscita
della processione del Corpus Domini, si sviluppò proprio
dentro la chiesa un tafferuglio indicibile che ebbe come
contendenti i frati conventuali di S, Salvatore e i festaioli,
gli organizzatori delle feste religiose.
Secondo una consuetudine antica il Gonfalone del Comune,
custodito nella chiesa di S. Salvatore, veniva portato nella
Pieve, prima della processione, da un secolare in cappa rossa
mandato dal comune medesimo.
Quella mattina il Gonfalone entrò in chiesa portato
addirittura da un frate in cotta bianca. I festaioli,
allibiti, reclamarono la immediata consegna del gonfalone
comunale. Il frate si rifiutò. I festaioli, allora, tentarono
di toglierglielo con la forza. Ne nacque un tumulto
indescrivibile.
Il pievano che stava cantando la Messa si voltò e invitò i
tumultuanti a rispettare la chiesa. L’invito cadde nel
vuoto.
I festaioli, gridando le loro ragioni e facendo uso della
forza, riuscirono a togliere di mano al frate il Gonfalone.
I frati, in segno di protesta, si ritirarono nella loro chiesa
di S. Salvatore e non presero parte alla processione del
Corpus Domini.
Il
6 giugno 1719
in prossimità della festività del Corpus Domini il
Cancelliere fu avvisato che la processione provocava ogni anno
conflitti e disordini tra frati e sacerdoti.
L’indomani, visto che le campane venivano suonate a
discrezione sia dai frati che dai sacerdoti, i responsabili
portarono la chiave del campanile al Cancelliere. Questi, a
sua volta, la consegnò a quattro suonatori ai quali ingiunse
di rispettare l’orario a ciò predisposto.
Tre anni dopo, sempre di giugno, l’OPA acquisto a Firenze,
presso il convento di S. Croce, un baldacchino quasi nuovo per
l’altar maggiore.
Il
5 luglio 1719
i Nove Consiglieri della Giurisdizione e Dominio Fiorentino
scrissero al Magistrato dei Nove di Fucecchio una letterina
abbastanza pesante che aveva come oggetto la Compagnia dei
Coronati Scalzi.
“ Farete osservare che nella chiesa di S. Rocco dalla
Compagnia dei Coronati Scalzi non si faccino (sic) novità di
sorta alcuna né atti possessori con intimare ai Fratelli
della Compagnia gli ordini del Magistrato nostro perché gli
eseguiscano sotto pena dell’arbitrio, e quando
trasgredissero non mancherete subito di darcene parte, perché
si possa procedere opportunamente.
Esige risposta. E Dio vi guardi.”
L’8
dicembre 1719
il general Consiglio del nostro Comune, dovendo rendere
esecutivo un comando trasmessogli dal granduca mediceo in data
2 dicembre, decise che i rappresentanti del Comune avrebbero
preso parte alla processione annuale dl 18 dicembre istituita
da Sua Altezza Reale in onore di S, Giuseppe.
Tale processione doveva essere fatta ad una chiesa od altare
dedicato al glorioso patriarca S. Giuseppe “con celebrarvi
una Messa cantata per implorare la potentissima protezione del
Santo i felicissimi stati.”
Deliberarono inoltre che avrebbero offerto ogni anno, in
questa occasione, 6 ceri di mezza libbra ciascuno all’altare
del Santo.
E affinché tutto seguisse con maggiore amorevolezza e decoro
possibile, il Consiglio Maggiore deliberò di fare 4 LUCCHI
–vesti da cerimonia -: uno per il Gonfaloniere e gli altri 3
per gli Anziani suoi colleghi.
E inoltre si decise di farne uno adatto per il cancelliere
(segretario comunale).
Allo scopo di risparmiare, fu scelta una stoffa nera di
filaticcio e seta.
Ora che c’erano i LUCCHI, le assenze non sarebbero state più
giustificate.
Le processioni a cui dovevano prendere parte i rappresentanti
del Comune erano le seguenti:
- quella della festa della Immacolata Concezione
- quella dell’Epifania
- quella della Purificazione con benedizione delle candele
- quella della Domenica delle Palme
- quella del Corpus Domini
- quella di S. Candido
- quella di S. Giuseppe dell’8 dicembre.
Il
18 dicembre 1719
si svolse a Fucecchio una solenne processione in onore di S.
Giuseppe.
Questa processione era stata voluta dal granduca dei Medici.
Il Gonfaloniere (sindaco) di Fucecchio così relazionò due
giorni dopo ai Signori Nove di Firenze lo svolgimento della
processione:
“Illustrissimi Signori,
in esecuzione dell’istimatissimi comandi di Sua Altezza
Reale partecipatami coll’umanità di lo r Signorie
illustrissime in stampa del 2 dicembre stante,
la mattina del 18 del medesimo (mese) seguì la solenne
processione con Clero, Ecclesiastici e Compagnie di questa
Terra all’altare del glorioso S. Giuseppe che è nella
chiesa dei padri di Sb Francesco dell’Osservanza di questa
Terra (in piazza La Vergine), dove fu cantata la Messa
Solenne in onore di detto Santo, sempre con l’assistenza e
l’intervento di questi Signori Anziani dai quali furono
offerte libbre tre di cera al medesimo altare, e ne fu fermata
e stabilita la continuazione di detta devozione ogni anno in
perpetuo, come si vede registrato da questi libri.
Il Cancelliere Santini, 20.12.1719
Il
18 gennaio 1720
padre Pietro di Castelnuovo, guardiano del Convento La Vergine
delle Cinque Vie, in Fucecchio, stilò la lettera qui sotto
riprodotta per chiedere alla nostra Amministrazione Comunale
sei cataste di legna.
“ Avanti gli signori Gonfaloniere et Anziani rappresentanti
la Comunità di Fucecchio, compariscono il padre guardiano e i
poveri Religiosi del Convento della Vergine a Cinque Vie dei
Minori Osservanti, et umilmente espongono alle Signorie loro,
il loro a loro ben noto bisogno, anzi necessità per ripararsi
dal freddo e per far fuoco per cucinare quel poco che dalla
carità ricevono per loro alimento, di sei cataste di legna
almeno già a loro ben nota, la pietà della Signoria loro che
altre volte sono concorse a sovvenirli.
Chi della grazia…. che Dio per sua pietà gli ispiri.
Dato dal sopradetto Convento questo dì 18 gennaio 1720,
Delle Signorie loro umilissimo servo, padre Pietro di
Castelnuovo.
(p.Vincenzo Checchi-Quaderno D)
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