ALMANACCO Home Page





TORNA  ALL'INDICE

anni - 1700  >>  1720

Il 2 agosto 1702 il vescovo di S. Miniato Monsignor Cortigiani scrisse all’Operaio dell’OPA di S. Salvatore per dirimere una volta per sempre i dissidi inerenti al problema dei noleggi dei paramenti sacri praticati dall’ OPA nei confronti delle Compagnie più povere del paese. 
Quando si seppe dell’esosità di tali noleggi, vennero avanzate lamentele e proteste che, prima, finirono sui banchi delle autorità locali e poi su quelli del Granduca Cosimo III° dei Medici.
Cosimo II°, amareggiato e dal comportamento della propria consorte che si trovava in Francia e dalla certezza della fine della dinastia medicea, perdette la pazienza quando lesse l lamentele dei fucecchiesi.
Cosimo III° convocò il vescovo di S. Miniato Cortigiani e lo pregò di tagliare corto.
Il vescovo, allora, scrisse all’OPA intimandole di non noleggiare più i paramenti sacri alle Compagnie più povere.
Le Compagnie, perciò. Dovettero comprarseli (i paramenti).

 

Il 27 maggio 1705 in occasione della sua visita pastorale alla Pieve di Massarella, Monsignor Michele Carlo Castiglioni, patrizio fiorentino e vescovo di Pistoia e Prato, ridette vigore ai Capitoli della locale Confraternita del Santissimo Sacramento che erano stati depennati, annullati o disattesi nel corso della di lei secolare esistenza.
La Confraternita massigiana del Santissimo Sacramento era stata fondata sotto forma di Compagnia nel 1611 dal pievano Iacopo Soldini.
A cura dei Fratelli fu costruito l’Oratorio omonimo annesso alla pieve.
Dopo i primi decenni di entusiasmo, la Confraternita conobbe la stagione della decadenza. Il vescovo, sollecitato dal pievano, cercò di resuscitarla con la reintroduzione dei Capitoli soppressi nello Statuto.

 

Il 26 settembre 1706 il granduca mediceo accordò al Comune di Fucecchio, con un rescritto, il permesso di fare una FIERA per tre anni nei giorni 31 ottobre, 1 e 2 novembre di ogni anno.
Il permesso venne poi prorogato per altri 5 anni con un altro rescritto del 23 marzo 1709.
Senza altre proroghe, almeno conosciute, la FIERA venne continuata fino al 1832colla variazione, da tempo antichissimo nei giorni, perché si fa regolarmente il primo martedì dopo la commemorazione dei defunti ossia dopo il dì 2 di novembre di ogni anno e prosegue il mercoledì e il giovedì.
In data 10 settembre 1782 era stato deliberato che la FIERA ANNUALE doveva essere fata il martedì dopo la prima domenica di novembre coi due giorni seguenti di ciascun anno.

 

Il 29 settembre 1707 i frati conventuali di S. Salvatore sottoscrissero il contratto con lo scultore Francesco franchi di Carrara il quale doveva fare l’altare maggiore della loro chiesa (S. Salvatore) in marmo bianco secondo i disegni di Giovan Battista Foggini.
Oltre all’altar maggiore il Franchi si impegnò a fare, conformemente ai disegni del Foggini, la scalinata del presbiterio consistente in tre scalini col suo balaustrato.
La somma prevista nel contratto era di 535 scudi liberi dalle spese di fattura e trasporto da Carrara a Fucecchio.
Per le spese di mutatore e mano d’opera il “signor Franchi si obbliga a tenere l’assistenza a muratore nel porre in opera il suddetto lavoro” mentre da parte dei frati conventuali si assicurava “comodità di quartiere e cucinare” sia per lo scultore che per i muratori.
Il progetto di rifare l’altare maggiore, consunto e indecente, era stato appoggiato dal Podestà Ippolito Niccolini, uomo giusto e casto, anche se non bigotto e superstizioso come il granduca Cosimo III° che credeva di risolvere i propri problemi dinastici largheggiando in elargizioni a favore di conventi ed enti religiosi.
L’altar maggiore venne terminato nel 1717.

 

Il 29 novembre 1707 l’OPA sottoscrisse il contratto con Francesco Franchi scultore di Carrara per l’approntamento dell’altare e dl presbiterio, in marmo bianco, nella chiesa di S. Salvatore.
Il Franchi si impegnava con questo contratto e a fare l’altare conformemente ai disegni eseguiti da Giovan Battista Foggini di Firenze e ad usare il marmo pattuito “…consistente il detto altare in marmi bianchi fini di Carrara, che sono in basamenti, piedistalli, cornici, architrave tal come si è detto di marmo bianco, di poi collonne (sic) di mischio stassema, comporti del dintorno del quadro che li fa ornamento con altre appartenenze che nel dissegno si dimostrano, come anche il Ciborio, gradini e mensa mescolati del medesimo mischio e bianco, come anco la sua predella, scallini di marmo bianco di detto medesimo altare.
Inoltre la scalinata del presbiterio consistente in tre scallini conforme dimostra il medesimo disegno con suo balaustrato sopra e sotto suo imbasamento conforme dimostra il medesimo disegno.
Il detto signor Franchi si obbliga a fare il suddetto lavoro per la somma e quantità di scudi 535, e si intende che il detto lavoro lo debba fare a tutte sue spese come da fattura e conduttura (dei marmi) fino a detto luogo - fatta eccezione per il pagamento delle gabelle – e si obbliga a rendere l’assistenza a muratore nel porre in opra il sopradetto lavoro.”
L’OPA doveva poi provvedere ad altri materiali (ferramenta, calce) e a far murare a sue spese, dietro l’altare, gli scalini che rendevano comoda l’accensione delle candele.
L’OPA infine assicurava al Franchi e ai suoi uomini vitto ed alloggio gratuiti per tutta la durata dei lavori.

 

L’1 dicembre 1709 il fucecchiese Anton Maria Tondoli, pievano della chiesa di S. Giovanni Battista (oggi Collegiata) dal 30.06.1692 e benemerito della storiografia locale, disegnò la chiesa pievana e gli annessi Oratori delle compagnie di S. Giovanni Battista e di S. Rocchino. 
La sede della Compagnia di S. Giovanni Battista che comprendeva anche l’ospedale venne ridotta a canonica nel 1787.
L’Oratorio della Compagnia intitolato a S. Donnino si è conservato nella sua interezza. Il fabbricato adiacente alla chiesa di S. Donnino, quello dove venivano inumati le salme dei confratelli dovrebbe essere stato ridotto a Sacrestia della Collegiata.

 

L’11 agosto 1710 il Cancelliere (segretari comunale) di Fucecchio, Del Poggio, così rispose ad una lettera del Magistrato dei Nove datata 6 agosto 1710:
“ Rispondendo alla lettera del Magistrato Illustrissimo posso dire che la Comunità di Fucecchio è stata sempre padrona di tre ORATORI che sono posti fuori di questa Terra detti
Oratorio della Vergine Maria della Ferruzza
Oratorio delle Cinque Vie ( in piazza La Vergine)
Oratorio di S. Rocco ( oggi chiesa di S. Maria delle Vedute)
Nel 1595, il primo aprile, il Comune donò ai tre Oratori 200 staiora di terre sode nelle Cerbaie con il cui ricavato poteva essere corrisposta una entrata al frate o al prete che vi avrebbe offiziato.
Nel 1606 l’Oratorio delle Cinque Vie venne donato prima ad una Congregazione (la Misericordia) e poi ad un nucleo di frati osservanti.”
Quali gli obblighi degli uffiziatori (cappellani)?
Nel 1710 sussisteva soltanto quello di celebrare la S. Messa nei dì festivi.

 

29 ottobre 1711 (il giorno è puramente indicativo)
L’altare maggiore della chiesa di S. Salvatore, così come si presenta attualmente, fu terminato nel 1711 dall’impresario Anton Maria Franchi, su disegno del Foggini. Al Franchi vennero corrisposti 525 scudi.
L’autore del progetto dell’altare e della balaustra che delimita il presbiterio fu lo scultore ed architetto Giovan Battista Foggini (1652-1727) all’epoca molto famoso.
Il progetto gli venne commissionato dall' OPA di S. Salvatore nel 1706.
Il Foggini venne saldato con 25 scudi nel 1314, l’anno in cui fu portato a termine il balaustrato in marmo bianco di Carrara.
Sempre nel 1714 venne realizzato il BALDACCHINO pensile sopra l’altar maggiore. Le dorature del baldacchino e dell’altare vennero eseguite da Giovan Battista Zicchi.
Dopo il 1783, quando nel monastero vi entrarono le Oblate bianche di S. Romualdo e dopo 1l 1785, l’anno in cui fecero il loro ingresso in S. Salvatore anche le clarisse del monastero di S. Andrea, vennero tamponate le due porte laterali dell’altar maggiore di accesso al CORO con un muretto, con grata lignea a losanghe e con tendone di stucco decorato e con la scritta DEO SALVATORI, con l’immagine del PELLICANO che rappresenta la Carità e con due immagini dipinte a secco che rappresentano la fede e la Speranza.
La pala sopra l’altare rappresenta la crocifissione e si ispira ad una analogo quadro del Reni: è di scuola bolognese e in stile settecentesco.

 

Il 23 febbraio 1712 vennero approvate dal vescovo di S. Miniato Monsignor Poggi le COSTITUZIONI della Confraternita dei Coronati Scalzi istituita nell’Oratorio di S. Rocco fuori delle mura ( l’attuale chiesa di S. Maria delle Vedute ) per iniziativa di 21 persone appartenenti alle principali famiglie del paese per l’esercizio, in privato, della disciplina, delle orazioni, degli Uffizi divini ad onore e gloria di Dio e per la salute delle anime.
La Compagnia si poteva comporre di non più di 50 fratelli e gli aspiranti dovevano dimostrare di conoscere bene la dottrina cattolica.
Il capo o priore – che poteva essere anche un laico – veniva eletto ogni anno a febbraio. La su condotta doveva essere esemplare. Doveva presiedere, tutte le terze domeniche del mese, la riunione dei fratelli nell’Oratorio. Questa riunione prevedeva un discorso sulla Passione di Gesù, un quarto d’ora di orazione mentale, un discorso sulla disciplina e la recita dell’Uffizio della Madonna e di altri Uffizi divini. 
C’era l’obbligo, per i fratelli, di parlare a bassa voce e con umiltà.
I fratelli erano obbligati a prendere parte alla processione del venerdì Santo per andare a visitare tutte le chiese del paese con la testa abbassata a terra e coronata di spine e a piedi nudi, con la mente attenta alla Passione di Gesù, con cappe di sacco rosso e un crocifisso sul petto legato ad un canapo intorno al collo.
Nel 1783 la Confraternita dovette dotarsi anche di cappe nere per accompagnare il feretro dei morti. Ogni fratello pagava una tassa annua di 1 lira che gli garantiva tante Messe di suffragio in caso di morte.
Alla recita dell’Uffizio dei morti non doveva mancare nessuno.
La Confraternita si dotò di un altare in proprio nel 1744 e di una stanza per le riunioni e per il guardaroba nel 1751.
(S. Maria delle Vedute- Ricerche storiche)

 

Il 26 marzo 1713 il Priore e i fratelli della Compagnia di S. Giovanni Battista stanziarono 71 lire per far pitturare la Pietà “verso il Poggio” e 22 scudi per far pitturare uno stendardo.
Già nel 1710, dopo aver rinsaldato la loggia che reggeva la loro chiesa con sei colonne di pietra serena, si accorsero che era necessario rimurare la Pietà del Poggio Salamartano che era talmente scalcinata da impedire la visione della pittura che si era sbriciolata. Una trascuratezza in cui si lasciarono coinvolgere i posteri, privando noi di un affresco che, se pur limitato nelle sue pretese artistiche, sarebbe stato bene proteggere se non altro come testimonianza della partecipazione fucecchiese al movimento pittorico del 1500.
I fucecchiesi si mostrarono disponibili fin dal 1711, per far ridipingere la Pietà, affrontando un’adunanza tempestosa allo scopo di concordare lo stanziamento della somma necessaria e per ottenere il permesso del MAGISTRATO DEI Nove che aveva lasciato cadere la domanda.
Un mese dopo l’adunanza del 26 marzo, con la Pace di Utrect e Rastad fu deciso che il Granducato di Toscana, dopo l’estinzione imminente dei Medici, sarebbe stato affidato alla Casa degli Asburgo e precisamente a Ferdinando di Lorena.
(Masani pag. 153)

 

Il 18 ottobre 1715 nacque a Fucecchio Pietro Maria Vannucci che il 12 dicembre 1770 diventò vescovo di Massa e Populonia.

 

Il 19 giugno 1716 “apparisce principiata la cappella di S. Donnino (Sala capitolare attigua alla sagrestia della Collegiata) e il nuovo CEMETERIO nella Pieve Salamartana per parte della Compagnia di S. Giovanni Battista”.

 

Il 6 dicembre 1716, secondo la tradizione corrente, il donzello comunale, dopo aver ripetutamente suonato la tromba, rese pubblico il bando del taglio della legna nelle Cerbaie così come era stato dettato dal Cancelliere (segretario comunale).
Dopo averne dato lettura, il donzello affisse il BANDO ad una colonna in Piazza (Vittorio Veneto).
Il bando conteneva le REGOLE esecutive, sia pure per la durata di un giorno, le licenze di taglio del legname.
Coloro che erano muniti di licenza di taglio potevano entrare nel bosco solo dopo che la guardia avesse dato il segnale convenuto con un CAMPANACCIO o con una cornetta e dovevano uscire sul mezzogiorno quando il segnale fosse ripetuto due volte, dopo di che chi era sorpreso ad attardarsi nel bosco veniva arrestato.
Il bando prevedeva poi altre restrizioni che arrivavano a stabilire anche l’altezza ed il tipo di taglio da adottare.

 

Da una delibera del 2 maggio 1717 apprendiamo che il GIURAMENTO delle persone con incarichi amministrativi avveniva sempre sotto la Loggia del Palazzo del Podestà davanti all’immagine della Madonna. Si legge:
“ Adunatisi nel solito luogo della LOGGIA della Piazza davanti all’immagine della Vergine, presero il possesso delle loro rispettive cariche con loro giuramento da me Cancelliere deferitogli e da essi prestato” 
Anche in una precedente delibera del 1 gennai 1681 si legge:
“Radunati nella solita Cancelleria, il Gonfaloniere e gli Anziani in pieno numero di quattro, si andò al solito luogo sotto le logge del podestà, diedero il possesso ai nuovi rappresentanti la Comunità giurando di osservare gli Statuti”. 
Anche in una delibera del I gennaio si legge che il giuramento delle nuove cariche avveniva sotto la Loggia davanti a tabernacolo della SS. Vergine. Sotto la loggia si trovava una lampada dedicata alla vergine.

 

1717 - L’altar maggiore della chiesa di San Salvatore venne terminato nel 1717. Era stato iniziato Il 29 settembre 1707

 

Il 5 marzo 1718 il Comune stanziò 12 scudi per far collocare le docce nuove ed il condotto in terracotta posti nella cantonata della chiesa della Madonna della Croce (l’attuale Casa del Poggio Salamartano o Scuola di Catechismo).
Le docce e il tubo condotto della chiesa convogliavano l’acqua piovana nella CISTERNA PUBBLICA di questa Terra che si trovava nell’attuale piazza Vittorio Veneto. La spesa venne giustificata adducendo come motivazione la necessità di mantenere abbondante d’acqua detta cisterna. 
Questa cisterna venne riattivata subito dopo il passaggio delle truppe alleate avvenuto il 1° settembre 1944.
(p. Vincenzo Checchi- Quaderno D pag. 34)

 

Il 2 aprile 1718 si riunirono nella solita Cancelleria (l’attuale fabbricato di Piazza Vittorio Veneto che ospita il Liceo Scientifico) Il Gonfaloniere e gli Anziani del Comune in numero di quattro per deliberare sulla richiesta avanzata dal Priore e dagli Operai (amministratori) della Compagnia dei Coronati Scalzi delle piaghe di Gesù crocifisso.
Essi chiedevano di poter fare per altri 5 anni le loro “radunanze et 2 offizi” nell’Oratorio dei SS. Rocco e Sebastiano extra muros. (Vi era un altro oratorio dedicato ai due santi e si trovava sull’attuale scalinata in pietra che accede alla Collegiata e che veniva chiamato Oratorio di S. Rocchino)
La Compagnia aveva rivolto la richiesta ai nostri amministratori comunali perché l’Oratorio era di proprietà del Comune il quale provvedeva a remunerare il cappellano che lo officiava nei giorni festivi.
Il Gonfaloniere e gli Anziani, quattro in tutto, concessero alla Compagnia l’uso dell’Oratorio-chiesa “ ad effetto puramente e solamente di fare in esso quelle funzioni ordinate dalle loro Costituzioni e Regolamenti e con espressa dichiarazione che ciò non possa essere di biasimo, pregiudizio al DOMINIO che ha di detto Oratorio la Comunità e che la Compagnia ove abbia altro Diritto o Ragione che farvi detto Ritiro o funzione”.

 

L’11 aprile 1718 si svolse una riunione della Compagnia di S. Giovanni Battista, detta dei Frustati Neri, nella sede della medesima che si trovava nell’attuale fabbricato della canonica della Collegiata. Erano presenti il Priore, gli Operai e 47 confratelli, numero sufficiente per convalidare le delibere.
Si deliberò, con 41 voti favorevoli e 6 contrari, di stanziare 60 scudi per pagare il pittore Domenico BAMBERINI a cui era stata commissionata l’affrescatura della volta a botte della chiesa di detta Compagnia. ( Attualmente questa volta ricopre la sala parrocchiale attigua alla sagrestia e vi si può ammirare l’affresco che gode di un ottimo stato di conservazione).
Nel corso della riunione vennero anche stabilite le modalità con cui sarebbe stato pagato il Bamberini:
30 scudi alla mano non appena terminata l’opera e gli altri 30 da pagarsi in tre anni.

 

Il 16 giugno 1718, mentre il Pievano cantava la Messa che precedeva l’uscita della processione del Corpus Domini, si sviluppò proprio dentro la chiesa un tafferuglio indicibile che ebbe come contendenti i frati conventuali di S, Salvatore e i festaioli, gli organizzatori delle feste religiose.
Secondo una consuetudine antica il Gonfalone del Comune, custodito nella chiesa di S. Salvatore, veniva portato nella Pieve, prima della processione, da un secolare in cappa rossa mandato dal comune medesimo.
Quella mattina il Gonfalone entrò in chiesa portato addirittura da un frate in cotta bianca. I festaioli, allibiti, reclamarono la immediata consegna del gonfalone comunale. Il frate si rifiutò. I festaioli, allora, tentarono di toglierglielo con la forza. Ne nacque un tumulto indescrivibile.
Il pievano che stava cantando la Messa si voltò e invitò i tumultuanti a rispettare la chiesa. L’invito cadde nel vuoto.
I festaioli, gridando le loro ragioni e facendo uso della forza, riuscirono a togliere di mano al frate il Gonfalone.
I frati, in segno di protesta, si ritirarono nella loro chiesa di S. Salvatore e non presero parte alla processione del Corpus Domini.

 

Il 6 giugno 1719 in prossimità della festività del Corpus Domini il Cancelliere fu avvisato che la processione provocava ogni anno conflitti e disordini tra frati e sacerdoti.
L’indomani, visto che le campane venivano suonate a discrezione sia dai frati che dai sacerdoti, i responsabili portarono la chiave del campanile al Cancelliere. Questi, a sua volta, la consegnò a quattro suonatori ai quali ingiunse di rispettare l’orario a ciò predisposto.
Tre anni dopo, sempre di giugno, l’OPA acquisto a Firenze, presso il convento di S. Croce, un baldacchino quasi nuovo per l’altar maggiore.

 

Il 5 luglio 1719 i Nove Consiglieri della Giurisdizione e Dominio Fiorentino scrissero al Magistrato dei Nove di Fucecchio una letterina abbastanza pesante che aveva come oggetto la Compagnia dei Coronati Scalzi.
“ Farete osservare che nella chiesa di S. Rocco dalla Compagnia dei Coronati Scalzi non si faccino (sic) novità di sorta alcuna né atti possessori con intimare ai Fratelli della Compagnia gli ordini del Magistrato nostro perché gli eseguiscano sotto pena dell’arbitrio, e quando trasgredissero non mancherete subito di darcene parte, perché si possa procedere opportunamente.
Esige risposta. E Dio vi guardi.”

 

L’8 dicembre 1719 il general Consiglio del nostro Comune, dovendo rendere esecutivo un comando trasmessogli dal granduca mediceo in data 2 dicembre, decise che i rappresentanti del Comune avrebbero preso parte alla processione annuale dl 18 dicembre istituita da Sua Altezza Reale in onore di S, Giuseppe.
Tale processione doveva essere fatta ad una chiesa od altare dedicato al glorioso patriarca S. Giuseppe “con celebrarvi una Messa cantata per implorare la potentissima protezione del Santo i felicissimi stati.”
Deliberarono inoltre che avrebbero offerto ogni anno, in questa occasione, 6 ceri di mezza libbra ciascuno all’altare del Santo.
E affinché tutto seguisse con maggiore amorevolezza e decoro possibile, il Consiglio Maggiore deliberò di fare 4 LUCCHI –vesti da cerimonia -: uno per il Gonfaloniere e gli altri 3 per gli Anziani suoi colleghi. 
E inoltre si decise di farne uno adatto per il cancelliere (segretario comunale).
Allo scopo di risparmiare, fu scelta una stoffa nera di filaticcio e seta.
Ora che c’erano i LUCCHI, le assenze non sarebbero state più giustificate.
Le processioni a cui dovevano prendere parte i rappresentanti del Comune erano le seguenti:
- quella della festa della Immacolata Concezione
- quella dell’Epifania
- quella della Purificazione con benedizione delle candele
- quella della Domenica delle Palme
- quella del Corpus Domini
- quella di S. Candido
- quella di S. Giuseppe dell’8 dicembre.

 

Il 18 dicembre 1719 si svolse a Fucecchio una solenne processione in onore di S. Giuseppe.
Questa processione era stata voluta dal granduca dei Medici. Il Gonfaloniere (sindaco) di Fucecchio così relazionò due giorni dopo ai Signori Nove di Firenze lo svolgimento della processione:
“Illustrissimi Signori,
in esecuzione dell’istimatissimi comandi di Sua Altezza Reale partecipatami coll’umanità di lo r Signorie illustrissime in stampa del 2 dicembre stante,
la mattina del 18 del medesimo (mese) seguì la solenne processione con Clero, Ecclesiastici e Compagnie di questa Terra all’altare del glorioso S. Giuseppe che è nella chiesa dei padri di Sb Francesco dell’Osservanza di questa Terra (in piazza La Vergine), dove fu cantata la Messa Solenne in onore di detto Santo, sempre con l’assistenza e l’intervento di questi Signori Anziani dai quali furono offerte libbre tre di cera al medesimo altare, e ne fu fermata e stabilita la continuazione di detta devozione ogni anno in perpetuo, come si vede registrato da questi libri.
Il Cancelliere Santini, 20.12.1719

 

Il 18 gennaio 1720 padre Pietro di Castelnuovo, guardiano del Convento La Vergine delle Cinque Vie, in Fucecchio, stilò la lettera qui sotto riprodotta per chiedere alla nostra Amministrazione Comunale sei cataste di legna.
“ Avanti gli signori Gonfaloniere et Anziani rappresentanti la Comunità di Fucecchio, compariscono il padre guardiano e i poveri Religiosi del Convento della Vergine a Cinque Vie dei Minori Osservanti, et umilmente espongono alle Signorie loro, il loro a loro ben noto bisogno, anzi necessità per ripararsi dal freddo e per far fuoco per cucinare quel poco che dalla carità ricevono per loro alimento, di sei cataste di legna almeno già a loro ben nota, la pietà della Signoria loro che altre volte sono concorse a sovvenirli.
Chi della grazia…. che Dio per sua pietà gli ispiri.
Dato dal sopradetto Convento questo dì 18 gennaio 1720,
Delle Signorie loro umilissimo servo, padre Pietro di Castelnuovo.
(p.Vincenzo Checchi-Quaderno D)

 

HOME PAGE

Territorio
Cenni storici
Arte e Cultura
Come arrivare
 
le RICERCHE di
Mario Catastini
Centro Storico
Almanacco storico
Enciclopedia
Guerra del 1944
la Fucecchio che non c'è più
Storia di Fucecchio
Corale di S. Cecilia
Arciconfraternita di Misericordia
GUIDE
Chiesa La Vergine
Chiesa Collegiata
Chiesa S. Salvatore
Chiesa delle Vedute
 
VIDEO
 
il Palio
le Contrade
 
Ospitalità
Numeri utili
Stradario
Aziende
 
Le Tue Foto
Fotografie
Cartoline
Pubblicazioni
 
Links
 
Contatti
 


 

TORNA  ALL'INDICE


fucecchionline.com ®  2002 - 2015

Immagini della Toscana www.toscanavacanzeviaggi.it
Ospitalità in Toscana www.retetoscana.it

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità esclusivamente sulla base della disponibilità del materiale.
Pertanto, non è un prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della L. n. 62 del 7 marzo 2001