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anni - 1681  >>  1699

Il 30 agosto 1681 il Segretario del Regio Diritto scrisse decisamente al Vicario di S. Miniato di tenere carcerato il fucecchiese Panicacci reo di avere fatto una buca nel muro di cinta del convento di S. Andrea per poter amoreggiare con una monaca da cui era amato.
Il Panicacci venne scarcerato alla fine dell’anno a seguito di una supplica accolta dal Granduca.

 

Il 13 gennaio 1682, il segretario del Regio Diritto ordinò al Vicario Regio Buonaparte, di S. Miniato, di scarcerare il ventunenne fucecchiese Domenico Panicacci autore, un anno prima, di un fattaccio di cui aveva abbondantemente parlato la gente di paese e della campagna circostante.
Domenico si era innamorato, ricambiato, di una monaca del Convento di S. Andrea, sito nell’attuale piazza dell’ospedale.
I loro appuntamenti inizialmente innocenti si fecero sempre più arditi. Siccome alla monaca era impossibile uscire dal convento, Domenico pensò di fare una buca nel muro di recinzione. Domenico si mise subito all’opera. Mentre stava allargando il buco dal quale poteva solo passare un braccio, venne sorpreso dalla badessa del convento.
La monaca innamorata fu rinchiusa in una stanza del convento. Il giovane, denunciato, fuggì, ma venne catturato ed incarcerato.
Dopo reiterate suppliche, il 13 gennaio arrivò il sospirato ordine di scarcerazione. (Masani pag.143)

 

il 23 ottobre 1682 ( il giorno ed il mese sono soltanto presumibili) venne consegnato ai committenti Marta e Giovanni Baschiere la pedana lignea posta sui gradini del primo altare laterale destro della chiesa di S. Salvatore. .
L’altare, in pietra serena e marmo, risale al 1500-1600.
I due scalini dell’altare sono sormontati da una pedana che reca incise sulla parte anteriore le parole MARTA GIOVANNI BASCHIERI 1682.
I donatori Marta e Giovanni vi fecero imprimere anche lo stemma di famiglia. Che si ritrova sulla facciata della chiesa della Vergine e sulla facciata del Palazzo Baschieri.
Il dipinto ad olio su tela. Posto sopra l’altare, raffigura la Madonna in atto di porgere il Rosario a S. Domenico dietro al quale è S. Caterina da Siena. A destra della Madonna c’è S. Michele Arcangelo con corazza. In alto lo spirito Santo contornato da cherubini in volo e da 15 medaglioni con scene della vita di Gesù.

 

Il 17 gennaio 1684, per interessamento del vescovo di S. Miniato, monsignor Corsi, si stabilirono in Fucecchio, nel Conservatorio di S. Caterina nell’attuale Corso Matteotti, certe monache dell’Ordine Romualdino chiamate propriamente Religiose monache oblate di pura clausura vescovile.
Erano suore silenziosissime. Si fecero sentire soltanto quando Giovanni Marchiani progettò di costruire nuove abitazioni vico al muro dell’orto del monastero. Siccome quel muro era troppo basso, le monachine silenziose riuscirono ad impedire al Marchiani di costruire le abitazioni già progettate.

L’11 febbraio 1684 il Consiglio comunale decise d interpellare l’ingegner Pier Francesco Silvani perché stabilisse se era possibile trasferire, e a quali condizioni, l’OROLOGIO della torre della Cancelleria ( palazzo comunale posto in Piazza di fronte al Palazzo Pretorio) su una faccia del campanile della pieve di S. Giovanni ( diventata nel 1772 Collegiata) che si trovava nell’attuale sagrato della Collegiata. Nel frattempo la torre della Cancelleria, da molti anni pericolante, era stata demolita e l’orologio era stato riposto in una stanza della detta Cancelleria.
La mancanza dell’OROLOGIO provocava grave disagio nella popolazione.
L’ingegnere Francesco Silvani studiò bene il problema e il 6 giugno 1685 presentò il suo progetto di sistemazione dell’orologio sul campanile della Pieve e lo corredò di una dettagliata relazione nonché di una perizia. Il Magistrato dei Nove di Firenze approvò il progetto che tra l’altro prevedeva l’innalzamento del campanile di circa sette metri.
I lavori di ristrutturazione del campanile e di sistemazione dell’orologio della Cancelleria procedevano molto a rilento. Nel 1692 i lavori non erano ancora ammezzati perché a pochissimi piaceva il disegno del tetto del campanile così come era stato concepito dal Silvani. 
A seguito di frequenti proteste, nel 1692 si affidò a Maestro Agostino Landini il compito di ridisegnare la sommità del campanile della pieve.
Il Magistrato dei Nove di Firenze, per por fine ad ulteriori lungaggini, mandò a Fucecchio il proprio ingegner Giuliano Ciaccheri che si limitò a suggerire alcuni lievi ritocchi alla sommità del campanile.
Finalmente il 24 giugno 1693 l’orologio cominciò a scandire le ore dall’alto del campanile della Pieve per la gioia di tutti i fucecchiesi.
(Bollettino Storico – Speciale 1987)

 

L’1 giugno 1686 giunse in visita pastorale il Vescovo di S. Miniato e vi si trattenne diversi giorni a causa del gran numero di cresimandi. Il pievano per le spese sostenute durante la visita pastorale chiese una gratifica al Comune che stanziò ben sei scudi “ considerato essere il tutto rindondato in bene pubblico.
Il vescovo poté ammirare l’attuale piazza Garibaldi che era stata lastricata. Secondo la consuetudine i proprietari delle case poste lungo il perimetro della piazzetta furono obbligati a pagare un il terzo della spesa totale.

 

Il 7 maggio 1688 Giovanni Domenico Rosati fece obbligo al nostro convento La Vergine di un uffizio di 10 Messe per 30 anni in suffragio di S. Lupi.
I suddetti obblighi vennero aboliti dal governo rivoluzionario francese nei primi anni del 1800 quando esercitò il potere sul granducato di Toscana.

 

Il 30 dicembre 1689 il Magistrato fiorentino Ottavio Doni scrisse una lettera ultimativa al Guardiano dei frati conventuali del monastero di S. Salvatore a Fucecchio per chiudere definitivamente un capitolo che si era aperto fin dall’inizio dell’anno.
All’inizio del 1689, in occasione di certi lavori di restauro fatti nel CHIOSTRO di S. Salvatore, gli Operai dell’OPA fecero dipingere nello stesso chiostro gli stemmi del Comune di Fucecchio con una spesa di 50 scudi.
I frati conventuali se la presero tanto a male che cancellarono quelle pitture con una passata di calce.
Il popolo fucecchiese e gli amministratori comunali si indignarono moltissimo. 
Il Cancelliere Fabbrini (segretari comunale) andò personalmente dal padre guardiano di S. Salvatore per indurlo a far ridipingere le Armi nel chiostro.
Il Guardiano, impugnando l’atto di donazione delle monache di Gattaiola di Lucca (1299) rifiutò di obbedire e si proclamò padrone del chiostro.
Il Fabbrini stese una relazione sull’accaduto e la trasmise al Magistrato dei Nove di Firenze.
Il Magistrato, per mano di Ottavio Doni, in data 30 dicembre, trasmise al Guardiano di S. Salvatore la sopraddetta lettera ultimativa.
Pochi giorni dopo lo stemma del Comune di Fucecchio venne ridipinto nel chiostro di S. Salvatore.
Ciò non valse ad eliminare la ruggine tra i frati neri e il popolo fucecchiese con, al fianco, il clero.

 

Il 12 giugno 1690 si svolse la solenne processione del Corpus Domini. Durante la processione esplosero dei dissidi fra preti e i frati neri, i francescani Conventuali di S. Salvatore, a causa del diritto di precedenza che i conventuali avevano nell’intonazione delle Antifone. Giunti nella chiesa di S. Salvatore dive era solita concludersi la processione, i frati neri si accapigliarono con i preti seminando u tale sconcerto nella popolazione da indurre il granduca Cosimo III° a d emettere questa sentenza:
- Si faccia la festa del Corpus Domini in Pieve ( l’attuale Collegiata) e non più nella chiesa di San Salvatore.
Il popolo accolse con entusiasmo questa decisione.
Un altro motivo di lite fu il campanile di S. Salvatore concesso in uso, sia pure pro-tempore, sia alla Pieve di S. Giovanni sia ai festaioli civici perché quello della Pieve si era reso inagibile per i lavori di innalzamento e di riduzione di una cella a stanza per orologio. I campanario, per suonare le campane di S. Salvatore, dovevano passare dal chiostro e dalla porta di del Convento di S. Salvatore.
I frati scrissero al Magistrato dei Nove lamentando che i campanari “ danneggiavano i tetti, rompevano le corde delle campane, suonavano fuori delle ore stabilite e che avevano trasformato il campanile di S. Salvatore in luogo dove si orinava, si defecava e si faceva all’amore”.
I frati, al colmo della disperazione, cambiarono la toppa della porta.
Cosimo III irritatissimo per queste rogne ordinò di “rimettere l’antica toppa con l’Arme dell’OPA e di consegnare le chiavi al Sagrestano che avrebbe suonato sia per il servizio civile sia per le funzioni dei padri conventuali”.

 

Il 17 aprile 1693 il magistrato dei Nove di Firenze pose la parola fine sull’annosa questione dello spostamento dell’OROLOGIO della CANCELLERIA nella facciata del campanile della pieve di S. G. Battista che guardava la Piazza Grande ( attuale piazza Vittorio Veneto).
Il Palazzo della Cancelleria e la sovrastante TORRE dell’OROLOGIO minacciavano rovina fin dal 1650.
Dopo tanto tergiversare chiedemmo al Magistrato dei Nove di Firenze di poter spostare l’orologio dalla Torre della Cancelleria sul retro della pieve di S. Giovanni ( la facciata era rivolta verso il Monte Pisano; il retro della chiesa dava invece su Piazza Vittorio Veneto)
Il Magistrato ci accordò il permesso con lettera del 3.3.1682.
Evidentemente l’idea di trasferire l’orologio dalla Torre della Cancelleria sulla facciata retrostante della Pieve non piacque a nessuno.
Infatti da una lettera dell’11 febbraio 1684 si apprende che la Torre della Cancelleria era già stata demolita e che l’orologio era stato buttato in una stanza della cancelleria medesima. 
Fu decisa allora la collocazione dell’orologio sul campanile della pieve che dava proprio sulla Piazza. Per poter far questo occorreva rialzare il campanile di almeno 7 metri. 
Tutto andava a gonfie vele, ma la forma della sommità del campanile suscitò fazioni e vespai perché vi si voleva collocare la dell’orologio e coprirla (la sommità) con decorazioni in ferro battuto.
Il Magistrato dei Nove di Firenze dovette mandare a Fucecchio un Soprintendente nella persona dell’ingegnere Giuliano Ciaccheri che riuscì a contemperare le esigenze architettoniche con i gusti dei Fucecchiesi, corredando la sommità con cornicione e balaustrato.

 

Il 29 giugno 1693 il provinciale dei frati minori OFM di Firenze, padre Serafino Giani, autorizzò la fondazione della Congrega dell’Altare della Madonna nella chiesa La Vergine, simile alle congreghe esistenti nei Conventi di S. Romano e S. Romualdo, su richiesta del pievano Antonio Tondoli.

 

Il 14 ottobre 1693 il maestro Iacopo Antoni di Empoli rifuse la campana dell’orologio della Cancelleria che si trovava di fronte al palazzo Pretorio.
La campana che venne rifusa dall’Antoni era la MARTINELLA del nostro Comune. La Martinella risaliva al 1292 (aveva perciò 401 anni) e pesava 300 libbre.
La campana rifusa pesò 270 libbre.
Essa fini sul campanile della pieve dove era stato rimontato l’orologio della Cancelleria che venne demolita completamente nel 1698 per realizzare una piazza più grande.

 

Il 7 novembre 1694, a seguito dei numerosi lavori effettuati per completarla e per accrescerne la “decorazione” – il pulpito di legno sulla parete destra della chiesa, i 5 confessionali incassati nelle pareti laterali, i due quadri posti nell’archivolto degli altari di S. Francesco e in quello della Madonna, l’organo e la sua cantoria, la cappella in onore di S. Pietro d’Alcantara, poi del Presepio e attualmente di S. Teofilo – venne solennemente consacrata la chiesa della Vergine dei frati minori zoccolanti di Fucecchio per iniziativa del padre guardiano Giacinto Bertini.
La chiesa fu consacrata dal vescovo di S. Miniato Monsignor Carlo Michele Cortigiani con l’assistenza dei canonici della cattedrale Giuseppe Bonaparte, Tommaso Ansaldi e Agostino Pecorini nonché del Clero fucecchiese.
Vi fu presente anche il Serenissimo Principe ereditario Giangastone dei Medici, il futuro ultimo granduca mediceo, che villeggiava col Granduca Cosimo III° a Cerreto Guidi nella storica Villa dell’infelice Isabella Orsini.
L’evento è menzionato in una lapide marmorea posta nella Cappella di S. Pietro d’Alcantara.

 

Il 21 novembre 1694 il Capitolo della Collegiata accordò alla supplicante Lucrezia Nardi, custode dell’Oratorio della Madonna dell’Umiltà detto anche di S. Giobbe, l’acquisto di una croce d’ottone necessaria a della chiesa.
Tale Oratorio si trovava in fondo a Via Mario Sbrilli, dove finisce il lastricato, sul lato destro.

 

Il 20 giugno 1695, “ considerato come i maestri delle scuole diano molte vacanze agli scolari, perciò deliberarono di ordinare ai medesimi maestri di tenere scuola anche nei seguenti giorni:

1 – S. Agnese
2 – Conversione di S. Paolo
3 – vigilia della Purificazione
4 – vigilia di S. Mattia
5 – vigilia di S. Pietro
6 – Visitazione
7 – vigilia di S. Giacomo
8 – S. Margherita
9 – vigilia di S. Rocco
10- vigilia della Natività
11- vigilia di S. Matteo
12- S. Carlo
1- vigilia della Concezione
2- vigilia di S. Tommaso
3- Carnevale

In pratica vennero soppresse 15 giorni di vacanza.

 

Il 17 settembre 1698 il granduca Cosimo III° dei Medici ordinò che fosse costruito dalle fondamenta l’Oratorio di S. Maria Assunta di Cappiano. L’Oratorio doveva essere simile a quello già costruito presso la Fattoria granducale di Stabbia.
In seguito fu stabilito che per comodo di quella popolazione vi fosse celebrata la Messa in tutti i giorni festivi dell’anno con l’obbligo soltanto della presenza di un cappellano con l’annuo stipendio di scudi 12: sei per le Messe e altri sei per insegnare la dottrina cristiana a quei contadini e ad altri che vi concorressero.
Nel 1708 lo stipendio annuo salì a 24 scudi.
Il vescovo Brunone Fazzi fece inventariare tutto quello che si trovava in chiesa e in sagrestia.

In CHIESA c’erano:
- 14 quadretti rappresentanti la Via Crucis
- 2 paraventi d’albero dipinti all’uscio della sagrestia
- due panche d’albero per comodo del popolo
- un inginocchiatoio d’albero
- un confessionario d’albero all’ingresso della chiesa
- tre carte gloria inservibili
- un ornamento di legno intagliato e lacero
- 4 candelieri di legno intagliato e laceri sopra l’altare
- dei paliotti di damasco verde, rosso e a più colori
- un candeliere d’ottone sopra l’altare

In SAGRESTIA c’erano:
- 3 sedie antiche di noce con suoi bracciuoli
- un quadro con cornice alla romana raffigurante Gesù Cristo
- pianete, camici, cotte, corporali
- 2 messali da vivi e 2 d morti di cui uno inservibile
- 8 candelieri di legno inargentati
- una croce nera di albero
- un braccio di ottone per le lampade
- una crocetta di legno nero con suo ornato di ottone

 

Il 21 settembre 1698 il Consiglio comunale di Fucecchio, allo scopo di allargare ulteriormente la Piazza (Vittorio Veneto), dopo la demolizione del Palazzo e della Torre della Cancelleria, decise di abbattere anche le case dei privati onde allineare il nuovo lato perimetrale con l’inizio di Via S. Giovanni che fa angolo con via Sotto la Valle ( Mario Sbrilli)
L’allargamento della piazza creò due grossi problemi:
l’opposizione dei privati alla demolizione delle case;
la forte pendenza che avrebbe assunto la nuova piazza.
Naturalmente il Magistrato dei Nove di Firenze mandò a Fucecchio il suo ingegnere Ciaccheri che il 7 febbraio 1699 rimise una relazione dettagliata ai Nove corredata di pianta e di progetti per risolvere il problema della pendenza (una strada con balaustrata lungo il lato perimetrale delle case Pacini e Cuggino e una scalinata, al posto del viottolo, per salire dalla Piazza sul Poggio Salamartano).
Nel 1703 il Consiglio comunale non si era ancora pronunciato sul progetto Ciaccheri; anzi si chiedeva una scalinata in corrispondenza di quella attuale in pietra.
L’allargamento venne realizzato come risulta dalla pianta sottostante; per eliminare la pendenza si fece una strada lungo il lato perimetrale del Palazzo Corsini, separata dalla piazza con due scalini lungo il margine sinistro della strada medesima, oggi ancora evidente, sulla sinistra di chi si avvia verso Via S. Giovanni.

 

Il 12 settembre 1699 venne soppressa con Motuproprio del Granduca di Toscana la COMPAGNIA DEL CORPUS DOMINI esistente nella chiesa di S. Salvatore.

 

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