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Il 10 aprile 1600, cadde la festa di Pasqua. A Fucecchio vigeva questa usanza: i fucecchiesi portavano i loro bambini in Piazza Maggiore (Piazza Vittorio Veneto).
Alcuni chierichetti del paese facevano bere a ciascun bambino due sorsi di vinsanto.

 

Il 12 settembre 1604 il Comune e gli uomini di Fucecchio chiesero al terzo granduca della Toscana, Ferdinando dei Medici, il permesso di poter fare un giorno alla settimana il MERCATO.
I mercati rappresentavano per i paesi una fonte di introiti e di scambi importantissima. Il mercato poteva rappresentare la vita stessa per un paese.
Fucecchio contava allora 5.000 abitanti. Alcuni si dedicavano alla raccolta del MIELE; altri ancora alla macerazione del LINO; la maggior parte si dedicava infine all’agricoltura i cui prodotti potevano essere meglio smerciati nei mercati.
La raccolta del miele, facendosi ogni anno più scarso, assottigliava il numero dei posti di lavoro.
La macerazione del lino nell’Usciana aveva dato da sempre lavoro a numerose persone, ma per ragioni di inquinamento o ammorbamento dell’aria era stata vietata dal granduca Ferdinando.
La macerazione del lino inquinava anche l’acqua producendo la moria dei pesci e soprattutto delle reine.
Il granduca Ferdinando, benché animato dal desiderio di aumentare il benessere dei suoi sudditi, per non irritare i popoli dove già si praticava il mercato settimanale (Empoli) non ottemperò alla nostra richiesta.
Soltanto dopo altre reiterate suppliche, il 29.5.1647 ottenemmo il permesso di effettuare anche noi il MERCATO settimanale, quello che ancor oggi sopravvive.

 

Il 7 febbraio 1605 gli Operai dell’OPA di S. Salvatore deliberarono di chiedere al granduca l’autorizzazione a dotarsi di un reliquiario di legno pregiato con ornmenti d’oro per deporvi le reliquie esistenti nella chiesa di S. Salvatore.
Il granduca acconsentì. Gli Operai commissionarono il reliquiario a tre maestri: all’intagliatore Matteo di Battista venne commissionato il reliquiario; a Giovan Maria di Domenico commissionarono la lampada da mettersi davanti a detto reliquiario; ad Andrea di Francesco la “nettitura dell’ornamento”.
(Masani p. 123)

 

Il 30 agosto 1605 suor Alessandra Maccarini (effigiata nel chiostro La Vergine di Fucecchio), badessa di Gattaiola in Lucca ed ultima Episcopessa del Castello di Fucecchio, unitamente al suo Capitolo, in risposta ad una supplica avanzata dai confratelli della Confraternita fucecchiese dei SS Roco e Sebastiano che avevano ricostruito ex novo il loro Oratorio contiguo alla Pieve
- confermò la cessione di un pezzo di terra e di un casolino adiacente alla Pieve;
- deputò nella persona del Vicario lucchese Vincenzo S1isti il sacerdote “idoneo acciocché detto ORATORIO sia benedetto onde in quello celebrino e possino celebrare i divini uffizi e Messe, e che possa seppellirvisi i detti confratelli”;
- concesse licenza a detti confratelli che nella festività della natività della beata Maria sempre Vergine (8 settembre) “faccin benedire il detto Oratorio secondo il costume della S. Romana Chiesa” al vicario lucchese Vincenzo Sisti. In caso di indisponibilità si autorizzava a tale ufficio il provicario sacerdote Guglielmo Lupi.
Il nuovo ORATORIO di S. ROCCHINO venne dunque inaugurato l’8 settembre 1605.

 

L’8 settembre 1605, ricorrenza della natività di Maria Vergine, venne benedetto il nuovo ORATORIO di S. Rocco e S. Sebastiano martiri, fabbricato di fianco alla pieve (collegiata) nella sua parte terminale coincidente con l’attuale sagrato della collegiata.
Esso venne fatto costruire dalla omonima Compagnia che era stata fondata nel 1595.
Questa Compagnia aveva gestito un piccolo Oratorio (l’Oratorio di S. Rocchino) sito nella Piazza Maggiore (Vittorio Veneto), preesistente a quello costruito e benedetto nel 1605.
L’Oratorio di S. Rocchino risaliva a data molto anteriore al 1500.
Il terreno per la costruzione dell’Oratorio benedetto l’8 settembre 1605 era stato ceduto nel 1603 alla Compagnia dal sacerdote dott. Guglielmo Lupi, investito della Pieve.
L’approvazione della fabbricazione venne concessa dalla badessa di Gattaiola in Lucca che era anche Episcopessa di Fucecchio.
Nell’Oratorio si potevano celebrare i divini uffizi e le Messe e vi si potevano seppellire i confratelli.
Nel capoluogo di allora vi era un altro Oratorio di S. Rocco, conosciuto come oratorio al di fuori della cinta muraria (extra muros) che si innalzava nell’area dove ora si trova la chiesa parrocchiale di S. Maria delle Vedute.

 

Il primo gennaio 1606 gli operai dell’OPA (Opera), messisi seduti sotto l’immagine di S. Cristoforo in Piazza Maggiore (l’attuale piazza Vittorio Veneto), elessero secondo la consuetudine il nuovo Camarlingo.
Queste cerimonie pubbliche piacevano molto al popolo in quanto gli permettevano di prendere parte attiva alla vita civile e religiosa del proprio paese sia pure in veste di spettatori.
L’OPA, in questo stesso anno, fece ammattonare il chiostro del Convento di S. Francesco dei padri conventuali, oggi Monastero di S: Salvatore. 
Un anno dopo, l’OPA commissionò al pittore fucecchiese Francesco Ringhieri due grandi Armi (stemmi) del Granduca con altre quattro piccole nella chiesa di S. Salvatore.
(Masani pag.123)

 

Il 25 marzo 1606, le 15 persone che nel 1606 avevano provveduto a trasformare l’edicoletta della Madonna delle Cinque Vie in oratorio decisero di fondare una CONFRATERNITA di UOMINI intitolata Compagnia della carità di Fucecchio, altrimenti detta Confraternita della Misericordia. La sede della confraternita fu l’Oratorio della Vergine delle 5 Vie.
Lo Statuto della confraternita le assegnava queste funzioni:
1- l’esercizio delle opere di misericordia
2- l’assistenza ai poveri e agli infermi
3- il seppellimento di quei morti “che non avessero con che farsi il funerale”
Il Regolamento della confraternita, che era formato da 19 capitoli, venne approvato il 29 aprile 1611 dal Vicario Generale Ippolito dei Nobili, quale rappresentante dell’abadessa del monastero di Gattaiola in Lucca.
L’Oratorio-chiesetta, nel 1619, passò dalla Confraternita della Carità di Fucecchio alla comunitò di frati francescani osservanti che proprio in quell’anno si insediarono nel Convento appositamente costruito accanto all’Oratorio.
La Confraternita della Carità di Fucecchio venne soppressa nel 1790 dal granduca lorenese Leopoldo I. Il patrimonio venne assegnato al Capitolo della Collegiata.
La Compagnia della Carità di Fucecchio venne riesumata con il titolo di Arciconfraternita della Misericordia di Fucecchio l’11 febbraio 1857 per merito del canonico Gaetano Maria Rosati.

 

Il 5 maggio 1606 vennero registrati i soldi spesi per il trasporto di 3 moggia di calcina di Empoli utilizzati per la realizzazione di un sagrestia.
La sagrestia C, inaugurata insieme alla cappella B di s. Chiara il 3 ottobre 1986, era stata distrutta dalle cannonate alleate nel estate 1944.
La costruzione della sagrestia C risale al 1653 visto che l’architrave in pietra della porta della sacrestia reca incisa la data 1653.
Prima del 1653 la sagrestia si trovava alla destra dell’altare A nella stanza che nel 1783 venne trasformata in comunicatorio per le Claustrali.
Della sagrestia A si parla frequentemente nei registri del 1500 e del 1600.
Nel 1561-62 la sagrestia A minacciava rovina.
L’attuale cappella B di S. Chiara ha ricoperto il ruolo di sagrestia dal 1945 al 1986.
Fino al 1783 la stanza B era stata la cappella dell’Opa.

 

Il 30 giugno 1607, su richiesta della Confraternita della Misericordia e del Comune di Fucecchio, il Granduca Ferdinando I dei Medici, diede il suo assenso alla costruzione di un convento contiguo all’Oratorio della Vergine delle 5 Vie ed approvò l’elargizione di 300 scudi ai frati francescani, i Padri dell’Osservanza.

 

L’1 agosto 1607 la PESTE che stava infuriando da alcune settimane a Fucecchio uccise anche il pievano Guglielmo Lupi.
Per scongiurare questa terribile epidemia furono invocati tutti i Santi, vennero venerate tutte le immagini ed altre se ne fecero dipingere.
La Compagnia di S. Giovanni Battista fece dipingere un Crocifisso con due figure ai lati nella stanza grande del proprio ospedale, in piazza Garibaldi, ed una Pietà sopra la porta stessa dell’ospedale.
Anche il Podestà Amerigo dei Medici fece dipingere ad Andrea Ringhieri la Madonna che è nel Palazzo Pretorio.
Il Granduca ordinò che si sigillassero le tombe delle chiese e che non vi si seppellissero i morti. I Fucecchiesi, allora, chiesero ed ottennero il permesso di seppellire i morti sul piazzale del Poggio Salamartano.
Il Magistrato della Sanità ordinò la pulizia delle strade e delle stanze.
Eppure, nonostante navigassimo in una siffatta sventura, finimmo per dare un’importanza eccessiva all’elezione del nuovo pievano.
Il pievano scelto dal nostro Comune venne bocciato dalla Episcopessa di Fucecchio, la badessa delle clarisse di Gattaiola in Lucca. L’approvazione della nomina spettava appunto alla nostra episcopessa.
Il Granduca Ferdinando dei Medici, allora, ci impose la nomina del fucecchiese Simone Fanciullacci. L’episcopessa, però, non voleva assolutamente approvarne la nomina. Cedette dopo sei mesi di resistenza.

 

Il 3 febbraio 1609 morì Ferdinando dei Medici, terzo granduca della Toscana.
Gli successe il figlio diciottenne Cosimo II° che regnò per 12 anni, fino al 28 febbraio 1621 sotto alla mercé della madre e della moglie Maddalena d’Austria.
I fucecchiesi approfittarono della elezione di Cosimo II° per fare un po’ di festa. Durante il regno di Cosimo II° avvennero tre fatti che incisero non poco sul nostro modo di vivere.
1- Siccome venne incrementato al massimo grado lo sviluppo della flotta toscana, gli arsenali di Pisa e di Livorno, aumentò notevolmente per il nostro Comune la richiesta di legname per navi: Le Cerbaie, con tutti i loro boschi di querce costituirono per i due arsenali una preziosa riserva. Proprio nel 1609 vennero requisiti tutti i buoi per trasportare a Livorno il legname delle nostre Cerbaie. Il nostri granducato aveva bisogno di navi da guerra per disinquinare il Mar Mediterraneo dalle navi dei pirati. Inoltre aveva anche bisogno di una robusta flotta mercantile per essere presente nei maggiori mercati mediterranei e mondiali.
2- Con grande irritazione della popolazione continuò inarrestabile anche in Fucecchio il flusso immigratorio all’interno del granducato. Questo flusso finiva per far aumentare la miseria dei fucecchiesi. Il Comune, allora, per frenare il flusso, deliberò di concedere la cittadinanza soltanto a quei forestieri che dimoravano a Fucecchio da almeno dieci anni.
3- Il cancelliere (segretario comunale) Valerio Galleni incaricò un antiquario di Pisa di ricopiare le memorie del 1400 e del 1500 che stavano sbiadendo a causa dell’inchiostro leggero che era stato usato. Da queste memorie il sacerdote Tondoli trasse l’elenco di tutti i pievani di Fucecchio.

 

Il 24 maggio 1609 si domandò licenza ai Nove di Firenze di spendere 50 scudi per fare una LOGGIA in piazza con tetto sopra, attigua al Palazzo del sig. Podestà ed alla casa dove si tiene la scuola con muricciolo attorno e dove riuscirà sotto la finestra della prigione pubblica di detto palazzo.
La licenza non venne concessa e perciò l’ala B ( vedi disegno sul N. 4) del loggiato. Oggi tamponata, fu realizzata poco prima del 1700.

 

Il 29 aprile 1611 il canonico Ippolito Nobili, Vicario Generale in spiritualibus dell’Abbadia di Gattaiola di Lucca da cui dipendeva la ecclesia di Fucecchio, approvò il Regolamento della Confraternita della Carità di Fucecchio.
Grande fu l’esultanza dei 15 fondatori della Confraternita che videro in questa approvazione concretizzarsi il primo loro passo per trasformare l’Oratorio della Madonna delle 5 Vie in una chiesa con annesso Convento.

 

Il 1° novembre 1611 si svolse a Fucecchio, prima della posa della prima pietra per la edificazione del CONVENTO destinato ai frati zoccolanti che avrebbero officiato la nuova chiesina della Vergine delle Cinque Vie fatta edificare dalla Misericordia di Fucecchio, la cerimonia prevista dal rituale.
Il padre provinciale OFM, padre Cristoforo Renna, col permesso dell’ultima episcopessa di Fucecchio, la badessa di Gattaiola in Lucca, la clarissa Donna Alessandra Maccarini, si portò processionalmente con il clero, le autorità civili e i fedeli fucecchiesi nell’area dove sarebbe sorto il convento, Poi con rito solenne vi piantò una croce. Questo rito segnò la nascita di questo nuovo CONVENTO nel territorio fucecchiese.

 

Il 21 marzo 1617 avvenne la posa della prima pietra del convento della Vergine che avrebbe ospitato i frati francescani zoccolanti a cui era stata affidata la chiesina della Vergine delle Cinque Vie.
Il terreno era stato offerto da Giovan Battista Lotti, fondatore della Compagnia della Misericordia.
Il Convento venne inaugurato nel 1619. Esso comprendeva 5 vani al piano terra e 14 vani al primo piano.
A Firenze, il 1° giugno 1619 venne eletto il primo guardiano del nostro convento, certo padre Matteo. Gli vennero assegnati una diecina di frati.
Poiché la ex chiesina della Misericordia era troppo piccola (m 4x11) ne fu costruita una più grande (m 30x11,50) circoscritta alla precedente.
La posa della prima pietra, adopera del podestà, avvenne il 4 settembre 1622. 
Fu ultimata nel 1631.
L’anno dopo venne eretto lo svelto campanile.
Nel 1638 fu completato il chiostro del convento.
Nel 1683 la facciata della chiesa venne arricchita dell’attuale loggiato a quattro arcate.
Il tetto della chiesa del convento era originariamente a capriate.
Nel 1882, su disegno del architetto Micheli le capriate vennero tappate da un soffitto a stoiata.

 

Il 1° maggio 1617 ci fu la posa della prima pietra del CONVENTO della Vergine per opera del pievano Simone Fanciullacci.

 

Il 27 agosto 1617 compaiono in una delibera comunale la presenza dell’Oratorio di S. Giobbe e della Stanza Mortuaria presso il POZZO della Valle (in fondo al lastricato di via Mario Sbrilli).

 

L’1 giugno 1619 nel corso del Capitolo Provinciale svoltosi a Firenze venne nominato quale primo GUARDIANO del Convento francescano di Fucecchio ultimato nel mese di maggio il fiorentino padre Mattia OFM.

 

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