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anni - 1561  >>  1580

Il 23 marzo 1564 venne registrata nel libro del saldi la spesa fatta per due pennelli usati dall’ imbianchino Andrea di Manetto da Empoli per imbiancare il portico davanti alla chiesa di S. Salvatore.
Questo PORTICO era stato dunque murato nel 1563.
Nei saldi del 1564 vengono annotate le spese sia per la imbiancatura della chiesa sia per il trasporto della calcina sia per la coloritura delle colonne del portico ( color pietra )sia per l’imbiancatura del portico sia per i muretti.

 

Il 26 aprile 1565 si svolse una delle tante riunioni della Compagnia della Madonna della Croce che aveva la propria sede e chiesa su poggio Salamartano, sul lato destro della chiesa di S. Salvatore.
Nel corso di quelle riunioni o si eleggevano i camarlinghi o i priori o si concedevano in affitto i poderi e le case o si stanziavano le somme necessarie per fare la STIACCIATA del Giovedì Santo.
In una riunione del 1595 si deliberò, ad esempio, di far dipingere sopra la porta dell’Oratorio una Madonna con due serpenti sotto i piedi, di arredarsi di due lanternoni di bronzo e di far dipingere una tavola con la Beata Vergine Maria.
Nel 1626 la Compagnia deliberò di erogare 3 scudi alla Compagnia di S. Rocchino per il viaggio a Loreto.
Nel 1652, preso atto del danno che subirà il terreno posto al Ponte del Rio per il taglio a cui sarà sottoposto a seguito della “voltura” del Rio medesimo, chiesero al granduca un congruo compenso per acquistare altri campi.

 

Il 13 agosto 1565
“ … è stato deliberato di supplicare l’Illustrissimo ed eccellentissimo Duca Cosimo dei Medici della Repubblica Fiorentina e duca di Siena, per ottenere la grazia che i Podestà da eleggere in futuro a Fucecchio debbano trattenersi per una anno intero, tuttavia a questa condizione che il salario loro debba essere trattenuto fino a lire cento per qualsiasi Podestà, per spenderle nella restaurazione e nella riparazione del Palazzo e dell’abitazione del signor Podestà. E questo per il tempo di 5 anni.”

 

La domenica del 16 marzo 1568 5 amici, in vena di scherzi, nottetempo tesero una corda attraverso alla strada in discesa mentre sopraggiungevano dei conoscenti che erano stati a pescare di frodo nel Lago di Fucecchio.
Spaventati dalle grida dei burloni, i pescatori di frodo, credendo di essere stati scoperti dalle guardie, fuggirono di corsa e, non accorgendosi della fune, vi inciamparono. Caddero pesantemente a terra ed uno di loro si infilzò in una zagaglia ( piccola lanci a con punta di ferro) e morì.
A quell’epoca i fucecchiesi oltre agli scherzi pesanti si dilettavano con altri passatempi: giocavano a “primiera” in qualche osteria o in casa di amici; ogni luogo era idoneo per giocare a dadi e a “piastrelle” oppure a palla.
Quasi sempre questi giochi degeneravano in risse violente. Vi erano passatempi più raffinati, quali gli spettacoli teatrali. Generalmente gli uomini cercavano di dimenticare le loro angosce ubriacandosi col vino o cercando compagnie femminili nelle osterie frequentate dalle “donnine”.
Il momento ricreativo per eccellenza che coinvolgeva tutta la popolazione senza distinzione di sesso e di età erano le feste religiose: processioni, tridui, le Quarantore, le grandi festività.
Tutte le ricorrenze di natura religiosa costituivano un’ottima occasione per fare festa.

 

Il 18 gennaio 1569 i consiglieri comunali “…. deliberarono di domandar licenza di servirsi di 4-5 migliaia di mattoni rovinati e che rovinano dalle mura del castello di Fucecchio per riparare la stanza del Consiglio, contigua al Palazzo del Podestà ( nell’attuale piazza Vittorio Veneto), che minaccia rovina”.
Risulta dal resoconto delle spese che la licenza “ di portare mattoni dalle mura rovinate” venne ottenuta.

 

Il 22 novembre 1569 il Rettore dell’Abbazia di S. Bartolomeo di Cappiano, dalla quale dipendeva la chiesa di S. Gregorio a Torre, dette a livello il podere circostante la chiesa al cavalier MICHELANGIOLO ORLANDI e alla sua discendenza.
Alla famiglia ORLANDI, originaria di Pescia e proprietaria di cospicui territori alla Torre, sono legate le vicende di questo paese fino al 1700.
Nel 1635 il vescovo di S. Miniato concesse agli Orlandi il diritto di presentare alla Curia vescovile i nuovi parroci i quali, però, non mostravano mai un grande interesse per questa parrocchia la cui sede, a più riprese, rimase vacante.
Le frequenti “vacanze” turbarono molto gli Orlandi che si estinsero poco prima che il Vescovo di S. Miniato emanasse il decreto con cui definitivamente sistemata, in data 7.6.1732, la questione della cura di S. Gregorio di Torre.
Gli Orlandi avevano abitato nel palazzotto rurale posto sul retro della chiesa ed incorporante l’antica Torre.

 

Il 5 maggio 1570 Papa Pio IV° pose sul capo di Cosimo dei Medici la corona granducale. Cosimo diventò così ufficialmente il padrone assoluto della Toscana.
Fucecchio, che dopo Pisa rappresentava il comune principale del Valdarno inferiore, storicizzò l’avvenimento con alcune significative iniziative.
L’OPA (opera del comune) e la Compagnia di S. Giovanni Batista commissionarono al pittore Pagolo Cenni delle miniature speciali sui loro libri contabili.
Nel libro di l’Opa venne fatto dipingere un salvatore con sotto l’Arma (stemma) del granduca; su quello della Compagnia, un S. Giovanni con sotto l’Arma del granduca.
La compagnia di S. Giovanni Batista commissionò allo stesso pittore un Madonna con due santi e un S. Giovanni Batista da eseguirsi sopra la porta della chiesa della loro compagnia e poi un Pietà e un angiolo lungo il muro di detta chiesa “le quali figure devono essere tutte grandi all naturale”
Di queste pitture che i Fucecchiesi potevano ammirare per circa 2 secoli non c’è rimasto nemmeno un traccia.
Il granduca Cosimo mori 4 anni dopo: gli successe il figlio Francesco.

 

Il 5 ottobre 1570 gli Operai della Compagnia di S. Giovanni Battista, riuniti secondo la consuetudine nella stanza degli Anziani nella Cancelleria (palazzo comunale), decisero di ammattonare il loro OSPEDALE che si componeva di un paio di stanze per uomini e di un n altro paio per donne.
Le stanze dell’ospedale si trovavano nel fabbricato attualmente adibito a CANONICA della Collegiata.
Nel corso dei mesi successivi gli Operai della Compagnia di S. Giovanni Battista si riunirono per prendere provvedimenti idonei per la manutenzione ed il restauro del loro fabbricato.
- Il 27.11.1570 decisero di far metter gli embrici sul tetto dell’ospedale e saldarono con 2 scudi certo Domenico legnaiolo per aver fatto 2 tavole per letto dell’ospedale. Inoltre si fecero confezionare 2 sacconi (materassi) per “li letti dello spedale” e vennero stanziati alcuni scudi per far trasportare un malato grave allo spedale di Altopascio.
- Prima della fine dell’anno 1570 gli Operai commissionarono al falegname di loro fiducia un altro letto. Inoltre fecero eseguire delle riparazioni al fabbricato ed elargirono, secondo una inveterata consuetudine, 5 scudi al Convento di S. Francesco, cioè ai frati conventuali che dal 1299 si trovavano nel monastero di S. Salvatore sul Poggio Salamartano.

 

Il 16 marzo 1571 gli Operai della Compagnia di S. Giovanni Battista , riunitisi nella Cancelleria comunale e precisamente nella sala degli Anziani, stanziarono la somma da corrispondere a Pagolo Cenni per avere dipinto una Madonna con due santi sopra la porta della chiesa della Compagnia (la chiesa di S.Donnino) ed una Pietà ed una Annunziata et un angelo lungo il muro di detta chiesa “ le quali figure sono tutte grandi al naturale”.
Queste opere sono andate perdute. Di Pagolo Cenni ci sono rimaste soltanto le miniature di un S. Giovanni Battista e di Arma ducale sul libro dei rendiconti. Tali miniature vennero pagate al pittore Pagolo Cenni due scudi in data 22 agosto 1571. Tali miniature si trovano nel libro dei Partiti della Compagnia di S. Giovanni Battista a pagina 10.
Nella seduta del 22 agosto gli operai della Compagnia decisero anche di imbiancare e murare alcune finestre e alcuni buchi affinché la casa di Dio stia con quella pulitezza che le conviene. Deliberarono pure di imbiancare la chiesa pievana ogni volta che se ne sarebbe constatata la necessità, previa l’approvazione del Magistrato dei nove.
Venne infine deliberato di murare il resto dell’ospedale di S. Giovanni Battista e di fare il palco.

 

Il 20 marzo 1572 gli Operai della Compagnia di S. Giovanni Battista presero alcuni provvedimenti di carattere ordinario:
1- decisero di stanziare 110 sacca di grano per fare il pane e distribuirlo gratuitamente durante la Settimana Santa “ per l’Amore di Dio”:
2- trasmisero al Magistrato dei Nove la richiesta di poter spendere 85 scudi per fare le panche della chiesa di S. Giovanni Battista (Collegiata);
3- stanziarono 6 scudi per risistemare la buca dove veniva collocato il grano della Compagnia;
4- vennero stanziati altri scudi per portare gli ammalati poveri all’Ospedale di Altopascio.
A questa riunione presero parte anche gli “sguttini”( chi erano?) In tale circostanza tutti gli Operai dovevano essere presenti
All’inizio della seduta, uno si alzava e dopo aver invocato enfaticamente il nome di Dio e dette le cose da farsi avanzava le proposte che gli altri Operai, alzandosi in piedi, accoglievano oppure no.
La presenza degli sguttini era prevista in occasione dell’elezione degli Operai, del sagrestano e del priore.
Gli Operai avevano l’obbligo di versare annualmente due scudi per cambiare la paglia nei sacconi per i letti dell’ospedale di S. Giovanni Battista.

 

Il 15 maggio 1572 l’Opa ottenne il permesso di spostare il coro della chiesa di S. Salvatore dietro l’altare maggiore. L’Opa lavorava da anni sul fabbricato del monastero: ammattonamento del chiostro e riquadratura di stanze.
Nel 1564 era stato costruito il porticato davanti alla chiesa in concorrenza forse con il Loggiato che nel 1563 era stato costruito dal Comune sotto il Palazzo del Podestà.
Mentre fervevano queste opera edilizie che inducevano i nostri Anziani a rimandare di anno in anno (1559-1575) la somministrazione della Cresima da parte del vescovo di Lucca, veniva avviata la colossale opera di DEMOLIZIONE delle MURA e delle TORRI che ormai non servivano più per usi militari.
L’esempio era stato dato nel 1566 dalle clarisse del Monastero di S. Andrea che, senza alcun permesso, fecero demolire mura e torri in rovina per recuperare migliaia di mattoni e pietre destinati alla costruzione del loro GRANAIO e della loro TINAIA. Il Comune, col permesso di Firenze, utilizzò il materiale di demolizione per rifare la Sala del Consiglio (1566) e per ammattonare la Strada Maestra (via Donateschi- via Castruccio).
Analoga sorte subirono anche le mura e le torri di Massarella.

 

L’8 maggio 1573 fu deliberato dall’Opa il disfacimento dell’altar maggiore per “tirarlo innanzi”.
Fino al 1572 il coro della chiesa di S. Salvatore era sistemato davanti all’altar maggiore in corrispondenza dei due corni. Proprio in questo anno l’ Opa e il Comune avevano chiesto ai Signori Nove di Firenze l’autorizzazione a spostare in avanti l’altare e portare il coro sul retro del medesimo altare. I Nove, inizialmente avevano negato l’autorizzazione; all’inizio del 1573 l’avevano accordata.
Nel 1573 l’altare maggiore venne spostato in avanti e, sul retro, una stanza della torre campanaria, venne realizzato il coro.
Il coro, così come oggi ci appare, venne realizzato nel 1723 dal legnaiolo fucecchiese Fabio Fanciullacci per la somma di 170 scudi.
Il coro venne realizzato in 10 mesi ed in esso vi officiarono fino al 1783, anno in cui furono costretti ad abbandonare per sempre il monastero e la chiesa di S. Salvatore.
Al tempo dei frati neri, i padri conventuali ( 1299-1783), nel coro di S. Salvatore, a partire dal 1573 vi erano 17 stalli in noce. Vi si accedeva dalle portiere, con tendine, poste ai due lati dell’altare maggiore.
Dopo l’ingresso delle clarisse di S. Andrea (1785), successivo a quello delle romualdine (1783), per ragioni di clausura le due portiere presbiteriali di accesso al coro furono tamponate con due muretti ali un paio di metri. Il lume al di sopra dei muretti fu tamponato con una grata a piccole losanghe di legno. 
Per consentire alle monache di entrare nel coro, che è sistemato in una stanza della torre campanaria, venne demolito lo stallo centrale in corrispondenza del quale venne aperta una porta che immette in uno dei tanti corridoi del monastero.

 

Il 3 giugno 1573 venne redatta una denuncia dalla quale risulta che le persone che lavoravano nelle piagge della ROCCA non avevano esitato a sottrarre mattoni alle MURA della Rocca che andavano via via in rovina per murare o riparare le loro case.
La ROCCA, fortificazione militare dal 1322 al 1415, era stata trasformata, dopo il 1415, in un grande magazzino che era stato concesso in affitto al Capponi di Firenze, poi al fattore delle possessioni granducali di Stabbia e infine a Donna Maddalena già balia del granduca Francesco ed ai suoi successori che lo tennero fino al 1591, l’anno in cui venne affittata alla Commenda di Altopascio. Maestro dell’Ordine di S. Stefano era il granduca mediceo.

 

Il 26 ottobre 1574 venne deliberata la corresponsione di 5 lire a favore del donzello del Comune che aveva pulito la Piazza (Vittorio Veneto) del paese in occasione della visita del cardinale Ferdinando dei Medici in data 2 ottobre 1574.
Il cardinale era fratello del granduca Francesco che ci onorò di una sua visita il 7 e l’8 maggio 1574 e il 30 aprile 1582.
Il cancelliere comunale (segretario) si limitò ad annotare le visite senza scendere in nessun particolare. Fece precedere la propria firma da espressioni augurali. Il granduca Francesco, sposo dell’arciduchessa Giovanna d’Austria, finì per subire l’influenza della Casa Imperiale Austriaca.
Anche, quando vedovo convolò in seconde nozze con la veneziana Bianca Cappello, non diede troppa importanza alla politica. 
Il granduca fiorentino morì nell’ottobre del 1587. Poche or dopo morì anche sua moglie.
Fucecchio durante il governo poco brillante del granduca Francesco registrò alcuni cambiamenti: 
- venne ammattonata con i mattoni delle MURA CASTELLANE e con quelli delle TORRI in rovina la via maestra che da Via Giovanni Nelli conduceva in fondo a Via Castruccio
- il CORO della chiesa di S. Salvatore venne spostato dietro l’altar maggiore (fino ad allora era stato sempre davanti all’altare disposto con gli scanni sui due lati del medesimo)
- il 18 e il 19 aprile 1575, dopo i rinvii del 1559, 1563 e 1566, venne impartita ai ragazzi e alle bambine di tutto il Comune la CRESIMA dal vescovo di Lucca, autorizzato dall’episcopessa di Fucecchio, la badessa delle clarisse di Gattaiola in Lucca. Il Vescovo alloggiò in Altopascio perché l’appartamento riservatogli in S. Salvatore era inagibile per lavori in corso.

 

Il 18 aprile 1575, l’episcopessa di Gattaiola in Lucca, che sovrintendeva il monastero di S. Salvatore e la Pieve di S. Giovanni in Fucecchio, inviò nel nostro paese il vescovo di Lucca Alessandro Guidiccione affinché impartisse l Cresima ai ragazzi e alle bambine del nostro Comune.
Poiché il Comune aveva l’incarico di farsi carico dell’alloggio, fin dal 1559 si era opposto alla venuta di detto vescovo sollecitata dall’episcopessa, dato che il vescovo si era rifiutato di alloggiare nel Palazzo del Podestà e dato che i frati conventuali non potevano mettere a disposizione l’alloggio solitamente riservato ai vescovi per i lavori di ristrutturazione che si stavano facendo nella chiesa e nel monastero ridotti entrambi ad un cantiere ( loggiato e muro davanti alla chiesa, ammattonamento del chiostro, spostamento del coro sul retro dell’altare in corrispondenza di una stanza della torre campanaria).
Nel 1575 si trovò una formula di compromesso:
il Comune avrebbe corrisposto al pievano, e non al vescovo, una piccola somma. Il vescovo, la notte del 18 aprile, avrebbe pernottato ad Altopascio (la retta sarebbe stata pagata dal pievano di Fucecchio)
E così fu fatto.
Il vescovo cresimò il 18 aprile e il giorno successivo con grande sollievo delle famiglie fucecchiesi e della cassa comunale.

 

Il 10 luglio 1575 gli Operai della Compagnia di S. Giovanni Battista, visto che molti fratelli vorrebbero andare a Roma per lucrare il Giubileo, deliberano di scrivere al Magistrato dei Nove per avere licenza di spendere fino alla somma di 25 scudi.
La richiesta venne giustificata per una doppia serie di fattori:
- molti fratelli non avevano denaro sufficiente per portarsi a Roma,
- non esistevano soltanto le spese di vitto ed alloggio, ma soprattutto quelle legate alle malattie che potevano essere contratte durante il viaggi di andata e ritorno. E senza una congrua scorta di denaro chi si ammalava rischiava di morire per strada non possedendo i soldi per pagare i medici e i farmaci.
I 25 scudi sono registrati nei libri contabili. Il Comune accordò quindi alla Compagnia la licenza di spendere quei famosi 25 scudi. 
Da una lettura di quei libri si desume pure che la compagnia possedeva una casa con podere in Valle Buia.

 

Il 12 ottobre 1575 don Pasquale Cecconi, parroco di Lamporecchio, e padre Ettore, rettore della chiesa di S. Gregorio a Porciano, su incarico del vescovo di Pistoia monsignor Ludovico Antinori, effettuarono una VISITA PASTORALE nella parrocchia di Massarella.
Vi officiava allora don Alessandro da Fucecchio per conto del pievano don Raffaele di Buonarroti di Borgo S. Lorenzo e residente a Firenze.
I due visitatori ordinarono di chiudere il rosone con una finestra, di pavimentare la chiesa con laterizi, di costruire una sagrestia e un armadio a muro per l’olio santo, di recintare il cimitero davanti alla chiesa e di abbattere l’ovile contiguo alla chiesa.
Inoltre ordinarono al pievano di acquistare il Messale Nuovo prescritto dal Concilio di Trento che si era concluso nel 1563, di far costruire un confessionale con grata, di informare i parrocchiani che il matrimonio era un sacramento e come tale prevedeva la presenza del parroco e di due testimoni e di registrare su appositi registri i nati e i matrimoni.
Poiché il parroco si rifiutò di risiedere a Massarella, l’11 luglio 1576 don Raffaele venne privato della Pieve di Massa Piscatoria.

 

29 novembre 1579
Il registro datato 1562-1564 riporta le spese per l’imbiancatura di tre CAPPELLE che si dovevano trovare sul lato destro della chiesa di S. Salvatore e che prendevano luce, ognuna, da un occhio circolare come risulta da una fattura di racconciatura degli “occhi” delle cappelle di S. Antonio (attuale altare del sacro Cuore) e del Corpus Domini.
Il 29 novembre 1579 si rifece una trave sul tetto della Cappella del Corpus Domini.
Altre cappelle menzionate prima del 1500 sono:
la Cappella dei Morti
la Cappella dell’OPA
la Cappella “di sotto”
Fra il 1431 e il 1596 vengono menzionati 4 altari e 6 CAPPELLE.
Nel 1600 vengono registrati altri due titoli di cappelle: quelli de SS. Sacramento e quello della Nunziata.
Nel 1650 l’OPA fu impegnata a restaurare l’altare della Cappella dell’OPA medesima rovinato da un incendio di anni addietro che aveva distrutto anche la pala.
A fianco di detta cappella, sulla sinistra dell’altar maggiore, venne realizzata una stanza attualmente adibita Cappella di S. Chiara.

 

L’1 agosto 1580 venne iniziata la costruzione di una LOGGIA ad 8 arcate con volte a crociera davanti alla facciata della chiesa di S. Salvatore.
I lavori si protrassero per 10 anni.
Le 8 arcate inglobavano non solo la facciata della chiesa, ma anche la facciata della sede e della chiesa della Compagnia della Madonna della Croce, attaccata alla chiesa, a sinistra, e l’attuale portone del Circolo MCL.
La scalinata d’accesso al loggiato era quella che attualmente parte dai piedi della croce di Ferro. L’ingresso alle arcate centrali e quindi alla chiesa era costituito da un terrapieno inclinato
Nel 1787, dopo che il monastero venne ridotto a CONSERVATORIO FEMMINILE, al fine di assicurare alle monache la clausura, non solo venne tamponato tutto il lato del chiostro che guardava il Poggio Salamartano, ma venne anche ridotto il Loggiato della chiesa : le 8 arcate vennero portate a cinque.

 

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