|
TORNA
ALL'INDICE
anni
- 1541
>> 1560
Il
4 ottobre 1544 le Signoria di Firenze inviò una lettera
al Podestà di Fucecchio che venne invitato a fornire una
lista di 8 “boni homini” quattro dei quali sarebbero stati
nominati dalla Signoria OPERAI, cioè amministratori, del
Monastero di S. Andrea ( in piazza dell’ospedale) affinché
“possino reggere e governare in ogni occorrenza e bisogno le
MONACHE le quali potranno così vivere col timore di Dio e con
una vita esemplare così come loro si conviene”.
L’invito rientrava nel vasto disegno di RIFORMA di tutti i
monasteri dello stato fiorentino.
Poco dopo la Signoria nominò quali Operai del Monastero di S.
Andrea di Fucecchio
Domenico di Giovanni
Iacopo di Arturo
Batista di Santi
Domenico di Andrea.
La Signoria ordinò loro che provvedessero il Monastero di un
PRETE e che a nessuna persona fosse permesso di andare in
Parlatorio o alle grate senza il permesso degli Operai.
Il
16 dicembre 1544
la signoria di Firenze scrisse una lettera agli Operai
(amministratori) del Monastero di S. Andrea, istituiti il
4.10.1544, per informarli di una grana scoppiata nel
Monastero. Eccone il testo:
“ E’ stato ricorso da noi due fratelli carnali di suor
Fiammetta degli Aldobrandi monaca i codesto Monastero di S.
Andrea e ci hanno narrato come per alcune persecuzioni
fattegli dalle altre monache di codesto Monastero lei ha
scritto loro volersi partire il che è cosa di malissimo
exemplo e contraria alla mente di S.E.
Perciò vi ordiniamo che andiate a trovare la Badessa di detto
Monastero e la esorterete non solo a non volerla perseguitare
ma anche a persuaderla a non volere partire in modo alcuno e
quando le nostre persuasioni non siano rispettate e le altre
monache perseverino pure nel bistrattarla, le comanderete loro
per parte nostra e ce ne darete avviso affinché si possa
agire come ci parrà conveniente ad una tale disubbidienza et
alla qualità di un simil caso”.
Il
22 dicembre 1544,
indispettita dalla presenza dei membri dell’Opera di S.
Andrea istituita il 4 ottobre del medesimo anno, la badessa
delle clarisse del monastero di S. Andrea che ormai sentiva
vacillare la propria autonomia, scrisse alla Signoria di
Firenze questa lettera:
“ Abbiamo ricevuto le vostre e ci occorre dirvi che noi non
piace punto che codesti uomini che hanno avuto
l’amministrazione e governo temporale del monastero (di S.
Andrea) cerchino di voler vendere i beni di quel monastero e
se bene il bisogno suo è grande. È necessario che voi et
loro andiate pensando a qualsimodo più onesto senza venire
all’alienazione dei beni”.
Le monache, però, si dettero così tanto da fare che 5 anni
dopo la Signoria di Firenze spedì la seguente lettera al
nostro Podestà:
“Egli è venuta a notizia di Sua Eccellenza come li denari
offerti al Crocifisso posto nella chiesa delle Monache di S.
Andrea cominciò a pigliare luogo ed andare in mano di monache
particolari ed altra qual parte.
Questo dispiace a S.E. et a noi e perciò vi ordiniamo che
facciate inventari distinti di tutti i panni lini e lacci,
asciugatoi, fazzoletti ed ogni altra cosa offerta al detto
Crocifisso e quello che si è fatto di dette robe e quelle che
si trovino, si conservino fino al nostro avviso e si renda
conto di tutti i denari offerti al Crocifisso che si è
maneggiati.”
L’8
marzo 1547
la nostra Amministrazione Comunale trasmise ai 16 Magnifici
Riformatori di Firenze, come ci era stato ordinato dal Vicario
di S. Miniato, la notula di quanto Fucecchio aveva bisogno per
un anno.
I dati più interessanti riguardano, più che la quantità, i
flussi e le direttrici commerciali, le sedi di
approvvigionamento e di esportazione.
Nel 1547 erano passati decisamente in secondo piano i rapporti
commerciali con Lucca, mentre avevano assunto un ruolo
primario Firenze e Pisa.
Altre aree di approvvigionamento, oltre al Valdarno, risultano
Pistoia e Bologna nella quale si acquistavano funi, cordami,
canapi e panni canapini.
La Valdelsa, con Montaione, Poggibonsi e S. Gimignano,
soddisfaceva soprattutto la nostra domanda di zafferano e
fiaschi.
Empoli esportava a Fucecchio ben 18 prodotti ( fiaschi, panni,
corde, manufatti di cuoio, bambagia, candele, sapone etc.) e
riceveva in cambio seta, lana, carbone, bovini, anatre,
germani ed altri uccelli del Padule.
Il
26 febbraio 1549
Cosimo I dei Medici, che diventò poi granduca nel 1570,
decretò che il Padule di Fucecchio fosse nuovamente ridotto a
LAGO, tal quale come era prima del tentativo di prosciugamento
operato da donna Alfonsina Orsini nel 1515.
Cosimo I autorizzò anche l’imposizione di tasse per coprire
le spese occorrenti al ripristino del lago.
Fece anche porre
due iscrizioni marmoree, una in latino e l’altra in lingua
volgare proprio sulle Calle di Cappiano.
Questo il testo in volgare
Cosimo Medici duca di Firenze
Ha rifatto questo lago dai fondamenti
Per beneficio pubblico
E non sia chi lo disfaccia più
Con isperanza d’acquistar comodo al paese
Sappiendo che si è disfatto
Essersi perduto di sotto l’uso della terra
Di sopra della pescagione
Senza acquisto alcuno.
La malaria riprese ad infierire nel nostro territorio.
L’acqua corrompendosi venne ad infettare l’aria
all’intorno e gli abitatori dei luoghi cominciarono a
diventare gonfiati e gialli, e in pochi dì cadevano morti. Ne
morirono circa due terzi delle genti circumvicine.
Le suppliche non risortirono alcun effetto.
Epidemie avvennero nel 1550 –1554- 1557-1635-1636-1642-1707-
1715- 1717-1725.
Il
31 agosto 1552
il Duca Cosimo dei Medici scrisse ai nostri Anziani per
raccomandar loro l’elezione di Brunetti Niccolò a Pievano
di Fucecchio.
Poiché il Brunetti era tropo giovane, Cosimo
suggerì il nome di Silvestro Galessi di Pesci che resse la
nostra Pieve fino al 1559.
Cosimo non era amato dai Fucecchiesi. Ci aveva imposto una
tassa annua supplementare di 500 scudi e la gabella sulla
carne.
Il nostro Comune, per rinsanguare un po'’ le casse, tassò i
forestieri che sempre più numerosi venivano a stabilirsi a
Fucecchio.
Oltre ad imporci le tasse supplementari, Cosimo ci imbarcò in
una guerra disastrosa contro Siena, ultimo baluardo delle
libertà repubblicane.
Il ruolo giocato dalle guarnigioni fucecchiesi fu importante:
esse catturarono alcune spie senesi che permisero di conoscere
i piani del comandante senese che operava nella nostra zona,
lo Strozzi, che fra l’altro voleva occupare Cappiano.
Nonostante la vittoria finale di Cosimo su Siena (1555) le
nostre Cerbaie vennero letteralmente distrutte.
Analoga sorte toccò ai castelli della Valdinievole occupati
prima dai senesi e riconquistati poi dall’esercito mediceo,
condotto dal marchese di Marignano.
A vittoria su Siena fu per noi un motivo di immiserimento. Nel
1557 Cosimo, finanziariamente dissanguato, ci impose
un’ulteriore tassa mensile di 4 scudi da pagarsi per quattro
anni consecutivi.
Il
3 settembre 1552
il Duca Cosimo dei Medici riconobbe agli Anziani del Comune di
Fucecchio il diritto di nominare il Pievano di S. Giovanni
Battista (oggi Collegiata) come si può rilevare da un brano
della lettera trasmessoci proprio dal Duca il 3 settembre
1552.
“….Voi siete padroni di detta Pieve di S. Giovanni
Battista e soliti di eleggere il rettore e Pievano di essa
quando ricorre la vacanza…”
Il Granduca Ferdinando dei Medici, in una lettera del 22
luglio 1607 pregò gli Anziani di Fucecchio di eleggere a
Pievano messer Simone Fanciullacci che fu l’ultimo Pievano
nominato dal Gonfaloniere e dagli Anziani del Comune di
Fucecchio.
La Pieve di S. Giovanni Battista istituita nel 1089 venne
governata fino al 1258 dai monaci vallombrosani presenti nel
complesso (chiesa e Monastero) di S. Salvatore sul Poggio
Salamartano. I pievani , fino al 1258, furono perciò nominati
dai vallombrosani di Fucecchio,
Dal 1258 al 1259 i pievani di Fucecchio furono nominati dalla
Episcopessa di Fucecchio, la badessa delle clarisse di
Gattaiola in Lucca, per volere del pontefice.
Dal 1299 al 1325 la facoltà di nominare i Pievani venne
conferita dalla nostra Episcopessa ai frati francescani
conventuali che erano subentrati ai vallombrosani in S.
Salvatore dietro permesso della Episcopessa.
La facoltà di nominare i Pievani se la presero gli Anziani dl
Comune di Fucecchio nel 1325 con una delibera in cui si
proclamavano
“…come veri e legittimi padroni…”
Tale facoltà decadde nel 1622 quando venne istituita la
Diocesi di S. Miniato di cui anche le nostra Pieve fece parte.
La facoltà di nomina dei parroci spetta, da allora, ai nostri
vescovi.
Riportiamo l’elenco dei 31 Pievani che si sono succeduti
nella conduzione della nostra Pieve dal 1305 al 1844. L’anno
riportato a fianco dei pievano indica l’inizio del loro
pievanato.
01- Don Rinuccio Pieno: 1305
02- Guglielmo Bonavolta: 1331
03- Tommaso Cecchi:1335
04- Piero d’Ugnano:1373
05- Dino Baldovinetti: 1400
06- padre Niccolò: 1426
07- Bernardo Casa Nova: 1434
08- Antonio di Nanni vallombrosano locale:1442
09-
Iacopo Scanditi da Barberino:1455
10- Ludovico Antoni di Firenze:1484
11- Gherardo da Calenzano: 1515
12- Francesco di Niccolò: 1518
13- Ludovico del Torre da Scarperia: 1519
14- Iacopo: 1538
15- Silvestro Galeffi da Pescia: 1552
16- Giovanni Paperini da Empoli: 1559
17- Iacopo di Gherardo di Fucecchio: 1563
18- Guglielmo di Iaco di Fucecchio: 1569
19- Simone Fanciullacci di Fucecchio: 1607
20- Cristofaro Cini di Fucecchio: 1650
21- Francesco Aringhieri di Fucecchio: 1676
22- Francesco Montanelli di Fucecchio: 1682
23- Stefano Lampaggi di Fucecchio: 1684
24- Antonio Tondoli di Fucecchio: 1692
25- Giuseppe Tondoli fratello di Antonio: 1725
26-Giov. Dom.co Benvenuti: 1749 arcipr.1771
27- Gabriello Baccini arciprete . 1779
28- Antonio Farini da Marti: 1804
29- Valentino Monatanelli: 1810
30- Francesco Benvenuti: 1817
31- Francesco Pasquali: 1844
Il
21 gennaio 1553
Marco Galleni, titolare dell’osteria del Ponte a Cappiano,
venne risarcito dal Comune di Fucecchio per spese di ospitalità
nei confronti di Ser Marcantonio Barigello.
Il
20 maggio 1555
il Consiglio dei 200 di Firenze prorogò di altri 5 anni la
elemosina annuale di 10 staia di SALE alle monache clarisse
del Monastero di S. Andrea posto nell’attuale piazza
dell’ospedale.
Il Consiglio si era in effetti espresso favorevolmente alla
richiesta avanzata dalle clarisse di S. Andrea.
Domenica
1 marzo 1556,
su espresso mandato del vescovo di Pistoia, monsignor Pier
Francesco da Galliano, si presentò a Massarella il Vicario
don Pietro Bordoni da Ravenna. Il Vicario controllò lo stato
della chiesa, la condizione degli arredi e dei parati, il tipo
di assistenza religiosa praticato dal pievano Giovanni di ser
Luca da Galleno.
La porta della chiesa era priva di serratura; il tabernacolo
era aperto; sul pavimento della chiesa c’erano un mucchio di
lino, uno di pietre e segni che evidenziavano il pernottamento
di pecore e capre nella chiesa; il fonte battesimale era
chiuso; i paramenti erano ridotti al lumicino. Il Vicario
seppe che il pievano non veniva quasi mai a Massarella. Don
Giovanni aveva affidato al padre l’amministrazione delle
rendite della parrocchia e ad un cappellano, certo don
Alessandro di Beto da Fucecchio, l’officiatura della chiesa
e l’assistenza religiosa dei parrocchiani.
Il cappellano celebrava una Messa ogni due settimane. E da due
anni non celebrava più perché il compenso che gli veniva
corrisposto dal pievano era troppo misero. I parrocchiani
interrogati dal Vicario rivelarono che quasi tutti coloro che
erano morti non avevano potuto riceverei sacramenti e che il
pievano era una persona dissoluta.
Il pievano venne arrestato e condotto nel carcere “Le
Stinche” di Pistoia; ma dopo poche settimane fu rimesso in
libertà perché il Tribunale di Pistoia non poteva esercitare
la sua giurisdizione sul comune di Fucecchio. E il don
Giovanni era un cittadino del nostro Comune.
Il
15 agosto 1557
il Messo di Cosimo I dei Medici portò a Fucecchio la notizia
che Siena era stata concessa in feudo al Signore di Firenze da
Filippo II° di Spagna.
I Fucecchiesi che avevano sempre parteggiato per la Casa dei
Medici, collaborando anche all’assedio di Empoli, fecero
festa e “in segno d’allegrezza” bruciarono 5 some di
stipa ( paglia e sterpaglia).
Il
15 giugno 1560
viene notificato agli addetti comunali l’obbligo di mettere
all’INCANTO, nella Piazza pubblica (piazza Vittorio Veneto),
la rimondatura (pulitura) dei POZZI pubblici esistenti dentro
il castello di Fucecchio. Quest'obbligo era notificato
nello Statuto comunale.
Il
31 agosto, secondo lo STATUTO del 1560,
i padroni dei poderi potevano licenziare coloro che li
lavoravano si in veste di affittuari sia in veste di mezzadri,
previo bando pubblico con notifica del notaro e licenza del
Podestà.
I nuovi contadini assunti dai padroni potevano entrare nei
poderi soltanto nel mese di gennaio per non recar danno ai
licenziati.
Anche i contadini potevano autolicenziarsi soltanto il 31
agosto secondo le stesse modalità previste per i padroni.
I contadini che ottenevano il licenziamento dovevano
abbandonare il podere immediatamente perché li STATUTO
prevedeva che i nuovi contadini assunti potevano entrare nei
terreni degli autolicenziati in settembre.
|
Home Page
|