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anni - 1521  >>  1540

L’11 marzo 1525 gli Anziani e il Vessillifero del comune di Fucecchio stabilirono e votarono una certa somma “ libras duecentum denariorum”per la costruzione di un Oratorio dedicato a S. Rocco, il santo della PESTE, da edificarsi fuori delle mura del castello di Fucecchio nel luogo dove ora si trova la chiesa di S. Maria delle Vedute. Tale oratorio venne chiamato S. Rocco extra muros per distinguerlo da quello esistente in Piazza ( Vittorio Veneto), detto S.Rocchino.
L’Oratorio di S. Rocco extra muros venne edificato nel 1527 e vi si accedeva passando sopra un ponticello: Sempre nel 1527 il Comune istituì l’Opera di S.Rocco, una specie di Consiglio di amministrazione che provvedeva, con potere autonomo, alla manutenzione e all’uffiziatura dell’Oratorio.
Nonostante gli stanziamenti annuali del Comune in suo favore, il fabbricato lasciò sempre a desiderare tanto che il vescovo di S. Miniato ne ingiunse nel 1688 l’interdizione se nel volgere di 4 mesi non si fosse provveduto ai lavori di restauro di cui l’Oratorio abbisognava.
Le condizioni dell’Oratorio cominciarono ad essere soddisfacenti a partire dal 1700.
Nel 1730, e precisamente il 18 maggio, si aprì il secondo capitolo della storia dell’Oratorio: fu questo, infatti, l’anno in cui nell’Oratorio venne traslata la venerata Immagine della Madonna delle Cerbaie, meglio conosciuta come Madonna delle Vedute.

 

Il 5 maggio 1526 venne eletto all’unanimità dagli amministratori comunali, quale cappellano del Comune, il sacerdote Luca Gherardelli di Fucecchio, con obbligo di celebrare la messa nella Piazza (Vittorio Veneto) ed anche nel Oratorio di S. Rocchino per gli individui che fossero stati sospetti di peste.
L’oratorio di S. Rocchino era detto anche “dei POMPOSI” per l’esteriore decoro e per la pulizia della cappa di color verde di fratelli e per le molte civili e distinte persone che componevano la sua compagnia.
A questo sacerdote, un frate conventuale di S. Salvatore venivano corrisposte 7 lire a mese.
11 mesi dopo, e precisamente 25 marzo 1527, venne eletto un altro cappellano del comune, detto anche degli appestati e dei sospetti e con l’ufficio anche di vice Pievano: Francesco da Castelfranco.

 

Il 14 maggio 1528 il Lago di Fucecchio ritornò in proprietà al Comune di Firenze dopo l’opera svolta con tanta passione da Alfonsina Orsini.
Donna Alfonsina, vedova di Pietro il Fatuo, figlio di Lorenzo dei Medici, aveva acquistato dal Comune di Firenze, tredici anni prima, nel 1515, il Lago di Fucecchio. Il prezzi fissato nel contratto doveva essere altissimo. Firenze, infatti, ritornò in possesso del Lago perché Donna Alfonsina non aveva potuto pagare la somma stipulata.
Alfonsina voleva prosciugare il Lago con la demolizione della Pescaia (muro di sbarramento) di Cappiano. La Orsini si proponeva di ottenere per sé e per gli eredi i privilegi riservati agli abitanti di Fucecchio, Monsummano, Montevettolini, Buggiano, Uzzano Massa e Cozzile; inoltre si proponeva di sfruttare le parti di terreno conquistato col prosciugamento del lago.
Ma il Lago non fu prosciugato. Demolita la pescaia, le acque trovarono ostacolo nei mulini di S. Croce sull’Arno. Ci si limitò, allora, a restringere il perimetro con un fosso molto largo e profondo, detto in seguito il Fosso della Maddalena, protetto da due argini forti e con lo svuotamento e l’allargamento della Gusciana.

 

Il 2 novembre 1529 arrivò a Fucecchio con le sue truppe il Capitano della Repubblica Fiorentina, Attavani. Per 5 giorni ispezionò il castello e predispose i soldati per la resistenza.
Il giorno 7 andò ad ispezionare Castelfranco e se ne ritornò subito a Fucecchio demoralizzato e vi rimase fino al 22.
Il giorno 23 novembre andò ad ispezionare Montopoli dove trovò civili e militari in allarme e il nemico di fronte – erano truppe spagnole.
La mancanza di munizioni e di soldi avanzata il 22 novembre dall’Attavani venne parzialmente soddisfatta il 30 novembre quando ormai le truppe spagnole guidate da Maramaldo Fabrizio stavano già devastando e saccheggiando indisturbate i BORGHI indifesi del Valdarno Inferiore e della Valdinievole.
I nostri fucecchiesi, chiusi dentro le mura, vigilavano per non farsi sorprendere.
Tutto era cominciato nel 1523, quando Papa Clemente VII°, alias Giulio di Medici, aveva organizzato una Lega con Francia, Inghilterra e Venezia per cacciare dall’Italia l’Imperatore Carlo V di cui prima era stato assertore.
Carlo V aveva conquistato la Toscana e lo Stato Pontificio e mise a ferro e fuoco Roma.
Clemente VII° e il nostro Pievano Del Sozzo si chiusero in Castel S. Angelo.
I Fiorentini avevano approfittato di questo frangente per cacciare i Medici.
Clemente VII°, per reintrodursi nel possesso della Signoria si alleò con Carlo V° di Spagna, il quale, questa volta, con le sue truppe spagnole, mosse contro la Repubblica Fiorentina e quindi anche contro Fucecchio.
Invano l’Attavani e Francesco Ferrucci cercarono di arginare e respingere l’esercito spagnolo.
A Gavinana, dove venne mortalmente ferito il Ferrucci, finirono per sempre le libertà fiorentine e anche le nostre.
Carlo V vinse.
Alessandro dei Medici, per volontà di Carlo V, prese possesso del potere e anche i Fucecchiesi, secondo l’uso del tempo, gridarono “Palle! Palle!”

 

Il 24 novembre 1530, a Fucecchio venne condannato a pagare una multa di 8 scudi certo Antonio di Salvatore di Maso da Fucecchio perché essendo infetto (da peste) e non sospetto, è andato per la terra di Fucecchio senza badare “alli bandi”.
Vennero puniti anche Pasquino e Raffaello di Giuliano ed un terzo perché, malgrado li bandi, avevano fatto “radunate e banchettato insieme”. Poi il Comune impose che si “purgassero le case” e chi non lo avesse fatto sarebbe stato punito severamente.

 

Il 6 gennaio 1537 venne ucciso a Firenze da Lorenzino dei Medici il duca Alessandro dei Medici che tanta parte aveva avuto nella storia del nostro paese.
Insediato al potere dall’imperatore Carlo V° nel 1530 dopo che i repubblicani fiorentini erano stati sconfitti a Gavinana, Alessandro dei Medici, per ragioni di sicurezza e di ordine, disarmò tutti i cittadini, sospese i 16 Capitani delle compagnie di quartiere e soppresse anche la Signoria trasformandola in un Principato.
Durante il settennio del suo potere, Fucecchio venne colpito, dal 1530 al 1534 dalla carestia e dalla peste.
Le espressioni di gratitudine elargiteci dal duca e le sue frequenti visite nel nostro territorio – nel Natale del 1531 venne a cacciare nelle nostre Cerbaie – non ci esonerarono dal pagamento di somme elevate per far fronte al passaggio di migliaia di soldati spagnoli dell’imperatore Carlo V°.
La morte repentina di Alessandro dei Medici non significò la resurrezione della Repubblica Fiorentina. Infatti Carlo V, in data 21/6/1537, ratificò la successione di Cosimo dei Medici, figlio di Giovanni dalle bande nere, a duca di Firenze.

 

Il 21 giugno 1537 l’Imperatore Carlo V° approvò l’elezione di Cosimo dei Medici che succedeva ad Alessandro, ucciso da Lorenzino dei Medici (06.01.1537). 
Aveva così inizio il PRINCIPATO MEDICEO.
Fucecchio salutò l’elezione del nuovo padrone al grido di “ Palle! Palle!” e con il canto del Te Deum nella Pieve di S. Giovanni (l’attuale Collegiata).
Invano i fuoriusciti fiorentini repubblicani, capitanati da Baccio Valori, Capino di Mantova e Filippo Strozzi cercarono di riprendere il potere con le armi.
I fuoriusciti vennero sconfitti dal Capitano delle truppe medicee, Alessandro Vitelli, a Montemurlo. Lo scontro fu di breve durata. I capitani dei repubblicani vennero catturati e decapitati a Firenze.
I fucecchiesi, che avevano parteggiato per il Principe, non diedero molta importanza all’evento. Erano troppo indaffarati nell’organizzazione di un gruppo di rappresentanza che sarebbe stato ricevuto dal Principe Cosimo ad Altopascio.
Inoltre i nostri concittadini era impegnatissimi nel predisporre i preparativi per accogliere degnamente il papa Paolo III° che doveva passare da Fucecchio per portarsi a Lucca dove avrebbe incontrato l’Imperatore Carlo V°.
In quella occasione vennero rassettate le strade, riparati alcuni ponticelli e preparati dei vettovagliamenti.
Ancora una volta il nostro popolo si mostrava soddisfatto se poteva svolgere il ruolo di spettatore anziché quello di attore. Delle decapitazioni degli altri se ne disinteressava completamente.

 

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