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anni
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L’11
marzo 1525 gli Anziani e il Vessillifero del comune di
Fucecchio stabilirono e votarono una certa somma “ libras
duecentum denariorum”per la costruzione di un Oratorio
dedicato a S. Rocco, il santo della PESTE, da edificarsi fuori
delle mura del castello di Fucecchio nel luogo dove ora si
trova la chiesa di S. Maria delle Vedute. Tale oratorio venne
chiamato S. Rocco extra muros per distinguerlo da quello
esistente in Piazza ( Vittorio Veneto), detto S.Rocchino.
L’Oratorio di S. Rocco extra muros venne edificato nel 1527
e vi si accedeva passando sopra un ponticello: Sempre nel 1527
il Comune istituì l’Opera di S.Rocco, una specie di
Consiglio di amministrazione che provvedeva, con potere
autonomo, alla manutenzione e all’uffiziatura
dell’Oratorio.
Nonostante gli stanziamenti annuali del Comune in suo favore,
il fabbricato lasciò sempre a desiderare tanto che il vescovo
di S. Miniato ne ingiunse nel 1688 l’interdizione se nel
volgere di 4 mesi non si fosse provveduto ai lavori di
restauro di cui l’Oratorio abbisognava.
Le condizioni dell’Oratorio cominciarono ad essere
soddisfacenti a partire dal 1700.
Nel 1730, e precisamente il 18 maggio, si aprì il secondo
capitolo della storia dell’Oratorio: fu questo, infatti,
l’anno in cui nell’Oratorio venne traslata la venerata
Immagine della Madonna delle Cerbaie, meglio conosciuta come
Madonna delle Vedute.
Il
5 maggio 1526
venne eletto all’unanimità dagli amministratori comunali,
quale cappellano del Comune, il sacerdote Luca Gherardelli di
Fucecchio, con obbligo di celebrare la messa nella Piazza
(Vittorio Veneto) ed anche nel Oratorio di S. Rocchino per gli
individui che fossero stati sospetti di peste.
L’oratorio di S. Rocchino era detto anche “dei POMPOSI”
per l’esteriore decoro e per la pulizia della cappa di color
verde di fratelli e per le molte civili e distinte persone che
componevano la sua compagnia.
A questo sacerdote, un frate conventuale di S. Salvatore
venivano corrisposte 7 lire a mese.
11 mesi dopo, e precisamente 25 marzo 1527, venne eletto un
altro cappellano del comune, detto anche degli appestati e dei
sospetti e con l’ufficio anche di vice Pievano: Francesco da
Castelfranco.
Il
14 maggio 1528
il Lago di Fucecchio ritornò in proprietà al Comune di
Firenze dopo l’opera svolta con tanta passione da Alfonsina
Orsini.
Donna Alfonsina, vedova di Pietro il Fatuo, figlio di Lorenzo
dei Medici, aveva acquistato dal Comune di Firenze, tredici
anni prima, nel 1515, il Lago di Fucecchio. Il prezzi fissato
nel contratto doveva essere altissimo. Firenze, infatti,
ritornò in possesso del Lago perché Donna Alfonsina non
aveva potuto pagare la somma stipulata.
Alfonsina voleva prosciugare il Lago con la demolizione della
Pescaia (muro di sbarramento) di Cappiano. La Orsini si
proponeva di ottenere per sé e per gli eredi i privilegi
riservati agli abitanti di Fucecchio, Monsummano,
Montevettolini, Buggiano, Uzzano Massa e Cozzile; inoltre si
proponeva di sfruttare le parti di terreno conquistato col
prosciugamento del lago.
Ma il Lago non fu prosciugato. Demolita la pescaia, le acque
trovarono ostacolo nei mulini di S. Croce sull’Arno. Ci si
limitò, allora, a restringere il perimetro con un fosso molto
largo e profondo, detto in seguito il Fosso della Maddalena,
protetto da due argini forti e con lo svuotamento e
l’allargamento della Gusciana.
Il
2 novembre 1529
arrivò a Fucecchio con le sue truppe il Capitano della
Repubblica Fiorentina, Attavani. Per 5 giorni ispezionò il
castello e predispose i soldati per la resistenza.
Il giorno 7 andò ad ispezionare Castelfranco e se ne ritornò
subito a Fucecchio demoralizzato e vi rimase fino al 22.
Il giorno 23 novembre andò ad ispezionare Montopoli dove trovò
civili e militari in allarme e il nemico di fronte – erano
truppe spagnole.
La mancanza di munizioni e di soldi avanzata il 22 novembre
dall’Attavani venne parzialmente soddisfatta il 30 novembre
quando ormai le truppe spagnole guidate da Maramaldo Fabrizio
stavano già devastando e saccheggiando indisturbate i BORGHI
indifesi del Valdarno Inferiore e della Valdinievole.
I nostri fucecchiesi, chiusi dentro le mura, vigilavano per
non farsi sorprendere.
Tutto era cominciato nel 1523, quando Papa Clemente VII°, alias
Giulio di Medici, aveva organizzato una Lega con Francia,
Inghilterra e Venezia per cacciare dall’Italia
l’Imperatore Carlo V di cui prima era stato assertore.
Carlo V aveva conquistato la Toscana e lo Stato Pontificio e
mise a ferro e fuoco Roma.
Clemente VII° e il nostro Pievano Del Sozzo si chiusero in
Castel S. Angelo.
I Fiorentini avevano approfittato di questo frangente per
cacciare i Medici.
Clemente VII°, per reintrodursi nel possesso della Signoria si
alleò con Carlo V° di Spagna, il quale, questa volta, con le
sue truppe spagnole, mosse contro la Repubblica Fiorentina e
quindi anche contro Fucecchio.
Invano l’Attavani e Francesco Ferrucci cercarono di arginare
e respingere l’esercito spagnolo.
A Gavinana, dove venne mortalmente ferito il Ferrucci,
finirono per sempre le libertà fiorentine e anche le nostre.
Carlo V vinse.
Alessandro dei Medici, per volontà di Carlo V, prese possesso
del potere e anche i Fucecchiesi, secondo l’uso del tempo,
gridarono “Palle! Palle!”
Il
24 novembre 1530,
a Fucecchio venne condannato a pagare una multa di 8 scudi
certo Antonio di Salvatore di Maso da Fucecchio perché
essendo infetto (da peste) e non sospetto, è andato per la
terra di Fucecchio senza badare “alli bandi”.
Vennero puniti anche Pasquino e Raffaello di Giuliano ed un
terzo perché, malgrado li bandi, avevano fatto “radunate e
banchettato insieme”. Poi il Comune impose che si
“purgassero le case” e chi non lo avesse fatto sarebbe
stato punito severamente.
Il
6 gennaio 1537
venne ucciso a Firenze da Lorenzino dei Medici il duca
Alessandro dei Medici che tanta parte aveva avuto nella storia
del nostro paese.
Insediato al potere dall’imperatore Carlo V° nel 1530 dopo
che i repubblicani fiorentini erano stati sconfitti a Gavinana,
Alessandro dei Medici, per ragioni di sicurezza e di ordine,
disarmò tutti i cittadini, sospese i 16 Capitani delle
compagnie di quartiere e soppresse anche la Signoria
trasformandola in un Principato.
Durante il settennio del suo potere, Fucecchio venne colpito,
dal 1530 al 1534 dalla carestia e dalla peste.
Le espressioni di gratitudine elargiteci dal duca e le sue
frequenti visite nel nostro territorio – nel Natale del 1531
venne a cacciare nelle nostre Cerbaie – non ci esonerarono
dal pagamento di somme elevate per far fronte al passaggio di
migliaia di soldati spagnoli dell’imperatore Carlo V°.
La morte repentina di Alessandro dei Medici non significò la
resurrezione della Repubblica Fiorentina. Infatti Carlo V, in
data 21/6/1537, ratificò la successione di Cosimo dei Medici,
figlio di Giovanni dalle bande nere, a duca di Firenze.
Il
21 giugno 1537
l’Imperatore Carlo V° approvò l’elezione di Cosimo dei
Medici che succedeva ad Alessandro, ucciso da Lorenzino dei
Medici (06.01.1537).
Aveva così inizio il PRINCIPATO MEDICEO.
Fucecchio salutò l’elezione del nuovo padrone al grido di
“ Palle! Palle!” e con il canto del Te Deum nella Pieve di
S. Giovanni (l’attuale Collegiata).
Invano i fuoriusciti fiorentini repubblicani, capitanati da
Baccio Valori, Capino di Mantova e Filippo Strozzi cercarono
di riprendere il potere con le armi.
I fuoriusciti vennero sconfitti dal Capitano delle truppe
medicee, Alessandro Vitelli, a Montemurlo. Lo scontro fu di
breve durata. I capitani dei repubblicani vennero catturati e
decapitati a Firenze.
I fucecchiesi, che avevano parteggiato per il Principe, non
diedero molta importanza all’evento. Erano troppo
indaffarati nell’organizzazione di un gruppo di
rappresentanza che sarebbe stato ricevuto dal Principe Cosimo
ad Altopascio.
Inoltre i nostri concittadini era impegnatissimi nel predisporre i preparativi per accogliere
degnamente il papa Paolo III° che doveva passare da Fucecchio
per portarsi a Lucca dove avrebbe incontrato l’Imperatore
Carlo V°.
In quella occasione vennero rassettate le strade,
riparati alcuni ponticelli e preparati dei vettovagliamenti.
Ancora una volta il nostro popolo si mostrava soddisfatto se
poteva svolgere il ruolo di spettatore anziché quello di
attore. Delle decapitazioni degli altri se ne disinteressava
completamente.
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