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anni - 1421  >>  1440

Il 24 maggio 1427 vennero emesse le direttive catastali a cui doveva adeguarsi quanti erano tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi.
Trascriviamo la dichiarazione della portata catastale dei BENI del fucecchiese Manno di Neri.

“ Una casa con muro in mezzo e orticino drieto posta in Fucecchio in Borgetto in la quale abita il detto Manno: vale fiorini 25.
Un pezzo di terra posta a Cinque Vie, è stiora 2, vale 32 fiorini.
Un pezzo di terra è a’ le Renaie, è staiora 5, vale due lire e mezzo.
Un pezzo di terra è posta a’ la Quercia Salsa, è staiora 40 tra boschi e siepi e ssodi e ulivi, vale fiorini 10.
Un pezzo di terra è posto in Valle Fucerina è staiora 18, vale fiorini 3.
Un pezzo di terra boscata posta in Valle Buia è staiora 10, vale fiorini uno e mezzo. La quale terra lavora e detto Manno a sua mano. Rendano di frutto l’un anno per l’altro: grano mogia 2, spelta mogia 3, fave stoia 12, saggina mogia 1, vino barili 4, olio orcia 1. Un paio di buoi per proprio adoperare di stima di lire 42; una asina vecchia vale lire 3.
DEBITI: ò a dare a Verdiano di Castelfiorentino per buoi lire 2; a Bartolino fabbro per più cose levate dalla bottega lire 3; a Piero Giani in Fucecchio fa scarpette e per resto d’uno porco lire cinque.
Manno di Nieri d’età d’anni 50, monna Lippa sua madre d’età d’anni78, monna Giovanna sua donna d’anni 33, una fanciulla d’anni 7, uno maschio d’anni 3.”

 

L’1 dicembre 1430 le milizie lucchesi e quelle fiorentine si scontrarono sul fiume Serchio.
Niccolò Fortebraccio, responsabile fiorentino della difesa del Valdarno e della Valdinievole venne severamente sconfitto.
Il conflitto era stato provocato proprio da Fortebraccio che non sapeva rassegnarsi all’ozio forzato nel nostro paese di Fucecchio dove aveva fissato la sua residenza stabile.
Il condottiero era stato licenziato l’anno precedente, nel 1429, dalla Repubblica Fiorentina a causa della tranquillità assoluta che regnava nel Valdarno e nella Valdinievole.
Fortebraccio, nel 1430, per rinfocolare l’odio fra lucchesi e fiorentini, organizzò, partendo da Fucecchio, numerose scorribande nel territorio lucchese.
I Lucchesi, allora, si affidarono a Niccolò Piccinino che inflisse al nostro Fortebraccio la severa sconfitta sul Serchio.
Dopo questa sconfitta, Fortebraccio si rassegnò, e definitivamente, agli ozi di Fucecchio.

 

La notte del 2 dicembre 1430 fu una notte di lutto per le famiglie fucecchiesi che avevano i loro cari arruolati nelle file dell’esercito fiorentino impegnato contro Lucca.
Tutto era cominciato nel 1429, quando Niccolò Fortebraccio, Capitano di ventura al servizio di Firenze, aveva cominciato, senza il formale permesso dei fiorentini, a distruggere il contado di Lucca difesa da Giunigi.
Dopo trattative fasulle, si arrivò alla guerra dichiarata tra Lucca e Firenze che allora vantava una superiorità militare schiacciante. Il primo tentativo fiorentino di conquistare Lucca scaricandogli addosso le acque del Serchio –suggerito dal Brunelleschi - andò fallito.
Inondato rimase il campo fiorentino che si trovò così senza armi e senza vettovagliamenti. A questo punto venne in aiuto dei lucchesi Francesco Sforza ed il baricentro delle operazioni militari si spostò nella nostra zona.
Nel 1430 si sparse la voce che in aiuto dei lucchesi sarebbe venuto il Capitano Niccolò Piccinino con 3.000 cavalieri e 6.000 fanti. I nervi dei fucecchiesi saltarono dalla paura.
Fortebraccio andò incontro al Piccinino sul Serchio e subì una tremenda sconfitta. Fu proprio il Piccinino a travolgere il campo fiorentino dive rimase ucciso un non precisato numero di fucecchiesi. La pace fra i due contendenti venne sottoscritta tre anni dopo, nel 1433.
A Fucecchio si piangevano ancora le vittime della battaglia sul Serchio.

 

Il 6 marzo 1435 la Signoria di Firenze disponeva “ che per aver copia di pesce come vi era abbondanza di pane, vino olio e carni, per comodo della città (Firenze) e suo dominio, si dovesse deputare 5 uffiziali detti del LAGO NUOVO” con l’incarico di far alzare una pescaia (sbarramento) con calcina, ghiaia e mattoni, e pali nel fiume Gusciana nel luogo detto di Ponte a Cappiano.
S’ordinava inoltre la costruzione di un argine lungo il fiume Gusciana per la pianura di Fucecchio, a partire da Cappiano verso i monti di Cerreto Guidi, della lunghezza di circa un miglio e alto sopra la pianura almeno due braccia e mezzo, con una fossa appresso l’argine verso la pianura di Fucecchio. Sullo sbarramento o pescaia venne fatta costruire una segheria per legni destinati all’arsenale della Signoria.
Sia la segheria che i mulini esistenti sopra la pescaia appartenevano al Comune di Firenze.
Dopo il rialzamento prescritto dalla Signoria, il Padule che cominciò a chiamarsi LAGO NUOVO e successivamente LAGO DI FUCECCHIO.
La sommersione dei terreni e il ristagno delle acque, oltre a produrre impoverimento e malattie, determinarono malcontento non solo nelle popolazioni colpite ma anche negli amministratori del nostro Comune che reiteratamente presentarono reclami a Firenze.

 

Il 10 febbraio 1439 , volendo il pievano di Fucecchio recarsi a Firenze per “recuperare la salute” dovette giurare davanti ai rappresentanti del Comune “..che non avrebbe fatto contratto o permuta della Pieve senza licenza di detta Comunità ma che durante sua vita avrebbe sempre riconosciuto detta Pieve di detti rappresentanti come legittimi padroni”
Quando il pievano morì, il Comune comunicò all’episcopessa di Fucecchio, la badessa delle monache clarisse di Gattaiola di Lucca, la volontà di eleggere in proprio il pievano pur sapendo che questo diritto spettava proprio alla nostra episcopessa.
Nella riunione popolare svoltasi a Fucecchio venne eletto, con 94 voti favorevoli su 101 votanti, padre Antonio di Nanni vallombrosano di Fucecchio.
Ne seguì un conflitto di competenze fra Comune ed episcopessa da cui dipendeva il monastero di S. Salvatore e la Ecclesia fucecchiese.
Fortunatamente venne trovata una formula di compromesso: il Comune avrebbe scelto il pievano e avrebbe chiesto all’episcopessa il consenso sulla scelta operata. Il Comune avrebbe scelto il pievano e l’episcopessa avrebbe dato oppure no il suo consenso.
Il pievano padre Antonio di Nanni, fucecchiese, dopo 11 anni di ministero, in data 27.11.1453, venne sospeso dalla carica con l’ordine perentorio di non intromettersi nelle questioni della Pieve di S. Giovanni Battista di Fucecchio.
La sospensione, che fece seguito ad una serie di querele contro il pievano padre Antonio, venne ordinata dal Vicario dell’episcopessa di Fucecchio, frate Francesco dell’Ordine dei Minori.
Padre Antonio, anziché opporsi, lasciò definitivamente la Pieve.

 

Il 13 aprile 1439 l’episcopessa di Gattaiola che esercitava la giurisdizione spirituale sul nostro territorio scrisse una lettera al Comune di Fucecchio per giustificare l’omessa comunicazione del Giubileo indetto dal papa.
Le monache di Gattaiola non ne erano state informate dal vescovo di Lucca, il vero responsabile della omissione.

 

Il 7 luglio 1439 i Priori delle Arti di Firenze trasmisero al Podestà di Fucecchio c. Pitti una lettera con la quel si notificava che.
“… è stato tratto il Comune di Fucecchio a dovere mandare un connestabile con quattro fanti natii tutti di detto luogo, dei quali due siano balestrieri e due pavesari per la guardia della ROCCHA di Bibbiena per tempo di sei mesi.”

 

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