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anni - 1381  >>  1399

Il 15 novembre 1382 fu pronunziato un LODO dai Priori di Giustizia di Firenze per porre termine alle pendenze fra il comune di Fucecchio da una parte ed i comuni di S. Croce e Castelfranco dall’altra. La ragione del contendere erano le esazioni della Gabella dei comuni i Orentano, Galleno e Staffoli. Fucecchio esigeva le Gabelle per avere l’usufrutto di tutti i pascoli di Orentano e Galleno.
Il LODO sentenziò che il Comune di Fucecchio “non ordisca esigere dai comuni di S. Croce e Castelfranco tal Gabella per tempo e termine di anni 20 nel quale tempo i detti Comuni devono avere l’usufrutto di tutti i pascoli di Orentano, Galleno a tenore del LODO dato da Guido di Francesco degli Adimari”.

 

Il 26 marzo 1384, Andrea del fu Lemmo vendette a Iacopo del fu Nenno di tetto luogo un pezzo di terra ortiva posto nei confini di Fucecchio in luogo detto Alla ghiaia vicino alla Porta Nuova (Pora di S. Andrea) per il prezzo di 25 fiorini.

 

Il 29 agosto 1384 Domenico di Michele detto Pandigrano, fucecchiese, dovendo “pagare al nostro Comune 15 lire, 7 soldi e 10 denari per la sua tira di più anni, il medesimo dà in pagamento una casa quasi rovinata nei pressi di ARNO MORTO.”
E’ la prima volta che viene documentato questo toponimo abbastanza rivelatore.

 

Il 24 dicembre 1387 papa Urbano IV° giunse a Lucca dove si trattenne alcuni giorni per conferire con il vescovo di questa città, monsignor GIOVANNI SALVUCCI, frate francescano conventuale di Fucecchio, predicatore e dottore in Sacra Teologia.
Padre Giovanni Salvucci del Convento di S. Salvatore di Fucecchio, era stato nominato vescovo di Gerusalemme nel 1380 proprio da papa Urbano IV°.
Su pressione dei governanti lucchesi, preoccupati del grave disordine morale e spirituale provocato forse dall’incuria dei precedenti monsignori troppo dimentichi della salute spirituale dei figli, papa Urbano IV°, nel 1383, aveva nominato vescovo di Lucca proprio il fucecchiese padre Giovanni Salvucci.
Nell’incontro con il papa durante le festività natalizie del 1387, invano il vescovo Salvucci cercò di indurre il pontefice a ricondurre sotto l’episcopato lucchese l’ecclesia di Fucecchio che dipendeva soltanto dalla Santa Sede.
Urbano IV°, purtroppo, dovette tener conto della strategia politica di Firenze del cui contado faceva parte anche Fucecchio dal 1330. Firenze non avrebbe tollerato per nessuna ragione che Fucecchio dipendesse ecclesiasticamente da Lucca, grande nemica di Firenze.
Il Salvucci fu vescovo di Lucca per un decennio, dal 1383 al 1393, anno in cui morì.
Intransigente riformatore di costumi, contribuì anche al restauro del Palazzo Episcopale di Lucca.

 

Il 7 febbraio 1388 i procuratori dei comuni di Fucecchio, Santa Croce e Castelfranco sottoscrissero un compromesso per por termine a tutte le pendenze esistenti fra i tre comuni.

 

Il 4 marzo 1388 Bice del fu Cinto da Fucecchio fece testamento. Fra gli altri legati fatti alla Società (Compagnia) di S. Maria della Croce di Fucecchio le donò una casa posta in luogo detto Sambuca (piazza Cavour) ed un podere che si trovava al di là del fiume Gusciana.(Appunti Masani)

 

Il 30 marzo 1389 venne riconfermato un lodo del 1368 fra il Comune di Fucecchio da una parte i i Comuni di S. Croce e Castelfranco dall’altra.
In esso fu dichiarato che i Comuni di Orentano, Galleno e Staffoli fossero di proprietà sia dal punto di vista territoriale che giurisdizionale del comune di Fucecchio.
Il lodo dichiarava anche che l’usufrutto e la rendita dei popoli di detti Comuni fossero di Castelfranco e di Santa Croce. 
Sa nta Croce e Castelfranco affittarono questi popoli a Tizio da Pistoia.
Naturalmente si aprì tra i comuni interessati una lunga vertenza.
(Appunti Masani )

 

Il 30 aprile 1389 fu redatto il LODO per il quale l’arbitro della vertenza dichiara che considerato il Lodo dato nel 1368 da Gherardo del fu Francesco degli Adimari e da Leonardo del fu Giovanni in cui si diceva appartenersi l’usufrutto ed il provento di tutti i pascoli dei Comuni di Orentano, Galleno, Staffoli ai Comuni di Santa Croce e Castelfranco per tempo e termine di anni 20, con dare al Comune di Fucecchio 12 fiorini l’anno, ed essendo spirato detto termine, per altri25 anni sia lecito ai Comuni di S. Croce e Castelfranco godersi l’usufrutto di detti pascoli con dare ogni anno nel mese di maggio a Fucecchio 25 fiorini d’oro fiorentini e che non sia lecito a veruno dei suddetti Comuni trasportare alcun legname fuori dei territori dei Comuni soprannominati.

 

Il 15 luglio 1389 i nostri consiglieri comunali sollecitarono i cacciatori a fabbricare LACCI per prendere i LUPI e stabilirono anche un premio in denaro per ogni cucciolo di lupo, di età inferiore ad un anno, catturato od ucciso.
Fin dal 1308 la rubrica 67 del II° Libro dello Statuto assicurava un premio di 3 lire per ogni LUPO catturato vivo o morto. Sembra che i lupi scendessero nelle Cerbaie dagli Appennini.
L’ultimo lupo delle Cerbaie sarebbe stato eliminato in località Querce da due cacciatori del granduca nel 1651, dopo che l’animale aveva ucciso ben 32 persone.
La fonte presso la quale venne abbattuto porta ancor oggi il nome Fonte del lupo.
Le Cerbaie attiravano i lupi perché erano ricche di selvaggina: tortore, quaglie, fagiani, caprioli, starne e cinghiali.
Questa selvaggina attirava anche i principi di Casa Medici e gli alti funzionari che venivano nelle Cerbaie ad esercitare la loro attività venatoria. In tali occasioni venivano ingaggiati cacciatori locali molto esperti delle Cerbaie

 

Il 6 settembre 1389 i Priori delle Arti, da Firenze, scrissero ai magistrati fucecchiesi che per onorare le molte ambasciate previste per quel periodo dessero ordine di “uccellare quaglie, tortore, starnoni ed altre uccellagioni che in codesto paese sono solite uccellarsi.”
Le Cerbaie nel 1300 erano una ricchissima riserva di selvaggina.

 

Il 29 dicembre 1389 venne annotata la spesa di 3 lire pagate al pittore Andrea di Siena per l’Immagine della Vergine Maria dipinta nel Palazzo del Comune e precisamente nella camera del notaio.

 

L’8 ottobre 1397 venne concessa in affitto per 190 fiorini la pastura delle Cerbaie di pertinenza del Comune di Fucecchio a Vanni di Ceo per sé e per coloro ai quali egli avesse voluto consociarsi.
Al Comune di Fucecchio apparteneva la parte delle Cerbaie che si trovavano sul lato destra della strada che da S. Croce arrivava fino al Biagioni con l’inclusione delle aree di Galleno, Orentano e Staffoli che prima del 1300 si erano sottomesse al Comune di Fucecchio. 
L’affitto delle Cerbaie e Vanni di Ceo aveva una durata contrattuale di 8 mesi.
I canoni di affitto che venivano corrisposti al nostro Comune costituivano insieme a quelli per le fornaci e i mulini un cospicuo cespite di Entrate.
La designazione degli affittuari veniva fatta mediante ASTA come qualsiasi altro appalto.
La manutenzione e la salvaguardia delle Cerbaie erano affidate e a un gruppo di UFFIZIALI cui veniva corrisposto uno stipendio e a 6 BUONI VIRI ai quali venivano concessi ampi poteri decisionali.

 

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