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Il
29 aprile 1321 Bindo del fu Lapo dei Pazzi, Podestà e
Capitano del Comune di Fucecchio, rilasciò quietanza a
Cagnaccio di Bonaiuto, camarlingo di detto Comune, delle lire
500 che doveva avere per salario dei mesi sei per il suo
Uffizio di Podestà.
L’8
giugno 1321, poco prima dell’alba, l’esercito
fiorentino capitanato da Guido della Petrella, venne a
rinchiudersi nel castello di Fucecchio.
L’esercito fiorentino era allora impegnato contro quello
lucchese comandato dal temibilissimo Castruccio Castracani.
Dopo ripetute schermaglie fra contingenti dei due eserciti,
Castruccio si stava preparando allo scontro frontale.
La sera del 7 giugno, Guido Petrella, accortosi che era
impreparato per conseguire il successo se avesse sferrato
l’attacco, ricorse ad una astuzia. Fece raccogliere sterpi e
fascine, diede fuoco a diversi roghi in più punti del campo e
dispose le “fiamme” e le cose in modo da far intendere a
Castruccio l’imminenza dell’attacco.
Guido Petrella, invece, zitto zitto, tolse alla svelta il
campo e corse frettoloso a Fucecchio dove si chiuse con le
milizie, ridendo della beffa che aveva tratto in inganno il
condottiero lucchese.
Al mattini, Castruccio, schiumante di rabbia, invase il
Valdarno, scorrazzando e devastando le campagne. Non osò mai,
però, attaccare Fucecchio. Dopo un mese di scorribande rientrò
soddisfatto a Lucca.
Il
13 aprile 1322,
il Consiglio comunale, impegnato nei lavori di fortificazione
del castello allo scopo di difendersi meglio dall’assalto
dei ghibellini lucchesi capitanati da Castruccio Castracani,
fecero divieto a chiunque di esportare dalla terra di
Fucecchio o dal suo distretto mattoni, legname, tegole o
qualsiasi altro materiale occorrente alla fortificazione del
castello di Fucecchio.
Il
27 agosto 1322 il nostro Consiglio Comunale esaminò le
richieste avanzate da Firenze che si era assunta l’onere
della costruzione della ROCCA sull’area della fortezza del
castello cadolingio.
Fucecchio nel 1314 si era sganciato dal protettorato di Lucca
diventata in quello stesso anno ghibellina per opera di
Uguccione della Faggiola. Fucecchio cessò di essere sede di
Vicariato (Pretura) del Valdarno che comprendeva le comunità
di S. Croce, Castelfranco, Massa Piscatoria, Cappiano,
Montefalcone, Galleno, Staffoli, Galleno, Orentano come si
rileva dallo Statuto di Lucca del 1808.
Nel contempo Fucecchio chiese ed ottenne informalmente la
protezione delle guelfa Firenze la quale, memore delle
sommosse interne ghibelline dei Della Volta e dei tentativi di
Castruccio Castracani, Signore di Lucca, decise di voler
costruire la ROCCA NEL CUORE DI Fucecchio.
L costruzione della ROCCA venne ultimata nel 1330, l’anno in
cui Fucecchio si sottomise liberamente al Comune di Firenze.
La ROCCA veniva presidiata da un corpo di guardia inviato da
Firenze il cui incarico durava 4 mesi.
Nel volgere di pochissimi anni la nostra ROCCA perdette la
originaria importanza strategica a causa delle conquiste
territoriali di Firenze. Fucecchio non si trovava più in u
punto del perimetro del confine.
Il 14.2.1415 le autorità fiorentine delegarono il Comune di
Fucecchio a gestire la ROCCA con l’obbligo di darla in
affitto a chi ne avesse fatta richiesta.
Fu così che essa si
trasformò in un grande magazzini. Tale delega durò fino al
1591, anno in cui il granduca Ferdinando I dei Medici la
concesse in patronato alla Commenda di Altopascio di cui il
granduca era il Gran Maestro (padrone).
Il 18 marzo 1643 Ferdinando II vendette ai Corsini, per 70.000
scudi, la Fattoria di Fucecchio comprendente 22 poderi ed
affitto ai medesimi Corsini l’area della Rocca per l’annuo
canone di £99, 96 da pagarsi al Comune di Fucecchio.
I Corsini divennero proprietari della ROCCA il 7.12.1864 con
un atto di permuta.
Nel 1981 il Comune di Fucecchio ha acquistato la ROCCA da un
gruppo di privati che due anni prima avevano comprato dal
Corsini la ROCCA e la FATTORIA.
Il
7 settembre 1322
il Consiglio Comunale dette ampio mandato al camerlengo di
trattare con i proprietari di alcune case che si trovavano
nell’area della costruenda ROCCA di Fucecchio ingiuntaci
come condizione irrinunciabile dal Comune di Firenze al quale
avevamo chiesto protezione militare.
Sebbene Firenze se ne fosse assunto l’onere, tuttavia il
nostro Comune fu chiamato a contribuire in qualche modo
all’opera.
Fucecchio, infatti, mise a disposizione del sovrintendente Sr
Fedi da Panzano 20 bestie da soma con conduttori per 15
giorni. Inoltre il camerlengo con le sue trattative rese
possibile l’abbattimento di quelle case che si trovavano
nell’area della ROCCA.
Firenze fece costruire questa ROCCA mentre Fucecchio
provvedeva a fortificare le MURA CASTELLANE per resistere agli
attacchi dei ghibellini lucchesi comandati dal temibilissimo
Castruccio Castracani.
Il
22 novembre 1322 il Comune di Firenze stanziò 5005 lire
di fiorini piccoli da pagarsi ai religiosi incaricati della
costruzione della ROCCA i Fucecchio.
Poiché la presenza del Castracani nel Valdarno si faceva ogni
giorno più pericolosa, i Fiorentini, allo scopo di accelerare
la costruzione della Rocca di Fucecchio, baluardo in difesa
dei Guelfi, stornarono i fondi destinati all’acquisto di
armi in direzione dell’erigenda Rocca, giunta ormai a buon
punto.
Il Comune di Firenze che aveva accolto la richiesta di
protezione del nostro Comune in data 1315, aveva deciso
l’erezione della Rocca a Fucecchio per ostacolare l’azione
del Castracani.
I frati a cui furono pagati i fiorini si chiamavano Cagnozzo
di Buonaiuto e frate Giovanni.
Martedì
17 agosto 1323 il Consiglio Comunale enumerò i lavori da
fare al PONTE LEVATOIO della Porta Bernarda. Il ponte serviva
per attraversare il fossato lungo l’attuale Corso Matteotti
Vennero inoltre stabiliti i compensi per i falegnami ed i
molti volontari che giorni prima si erano impegnati per
spegnere un vasto incendio. Si deliberò infine di risarcire
quelle donne che nel prestare aiuto ebbero rotte le loro
brocche per portare acqua.
Tutte queste misure rientravano nel piano elaborato per
proteggerci dagli attacchi di Castruccio Castracani che non ci
perdonava di avere dato asilo alla maggior parte delle 300
famiglie guelfe che erano state cacciate da Lucca.
Il
28 agosto 1323 il Consiglio Comunale provvide a stanziare
le somme necessarie per pagare il pane e il vino portati al
Corpo di Guardia del PONTE sull’Arno nel periodo in cui
venne ripetutamente assalito da Castruccio Castracani.
Castruccio Castracani, dopo aver rotto la PACE DI NAPOLI del
1317, irruppe nel 1320 con truppe lucchesi e pisane nel nostro
Valdarno, conquistò i castelli di Cappiano, Montefalcone, S.
Maria a Monte e devastò le campagne dei dintorni.
Dato l’incombente pericolo, nella primavera del 1322 il
consiglio Comunale di Fucecchio stabilì che ogni mattina
sentinelle armate dovevano vigilare sulla pianura intorno al
castello per evitare le insidie di Castruccio.
Si provvide infine ad assicurare una scorta armata per coloro
che andavano a lavorare verso Cappiano.
Nell’estate del 1323 Castruccio Castracani tentò di
conquistare il PONTE FORTIFICATO sull’Arno, ma il Corpo di
Guardia aveva resistito all’assedio che forse era stato
scongiurato anche grazie all’arrivo delle truppe fiorentine
guidate dal Conte Guido Novello.
Il passaggio dei due eserciti, quello di Castruccio e quello
fiorentino, provocò danni ingenti in S. Pierino dove andarono
distrutte tutte le colture di miglio e di panico.
Le devastazioni di Castruccio, i salari ai mercenari, gli
affitti per le case dove dimoravano i mercenari dissanguarono
l’Erario del nostro Comune che però onorò tutti gli
impegni finanziari come lascia desumere anche il provvedimento
del 28.8.1323.
Il
19 dicembre 1323, di notte, sotto l’infuriare di una
grande tempesta, Castruccio Castracani, Signore di Lucca, a
capo di una schiera di 150 cavalieri e 500 fanti provenienti
da Lucca, grazie alla connivenza di alcuni terrazzani
fucecchiesi che gli aprirono una Porta, entrò dentro il
nostro paese e cercò di penetrare nella ROCCA protetta da tre
cortine di mura, munita di torri potenti e con 3 camminamenti
sotterranei che permettevano ai soldati di raggiungere la
Ferruzza, piazza La Vergine e Montellori.
La zuffa fu tremenda. I terrazzani fedeli accesero sulla cima
delle torri dei fuochi convenuti per segnalare la presenza del
nemico e lo stato di pericolo immediato.
Le milizie di S. Croce, Castelfranco e S. Miniato alle prime
luci dell’alba accorsero in nostro aiuto. Poco dopo l’alba
la battaglia si fece furibonda.
Castruccio venne ferito ad un orecchio con un colpo di roncola
e dovette lasciare il paese attraverso Porta al Noce. Ben 150
furono i prigionieri lucchesi .
La fuga precipitosa di Castruccio fu l’unica vittoria
riportata da Firenze sul nemico Castruccio.
Il
19 gennaio 1324, ad un mese esatto di distanza dalla
sconfitta subita da Castruccio Castracani a Fucecchio
(19.12.1923) ed in occasione della ricorrenza dei santi
Audiface, Marta e Abacuc, protettori del nostro paese, venne
festeggiata solennemente con processione e luminaria la grande
vittoria dei fucecchiesi.
In questa occasione venne assegnato un premio di 40 soldi a
ciascuno di quei terrazzani che non si erano arresi alle
truppe di Castruccio entrate proditoriamente dentro il
castello e dentro la Rocca. Quei terrazzani, anziché
arrendersi si chiusero in una torre, resistettero
all’assalto delle truppe lucchesi di Castruccio e riuscirono
forse ad effettuare le segnalazioni col fuoco dalla cima della
loro torre. Questi i nomi dei terrazzani premiati:
Lemmo Giani, Biono Gieri da Monsummano, Chino Gani da
Montecatini, Cecco Barani, Lorenzo detto Carpoterra, Cambio de
Cesari, Barone Meucci e Riccomanno Pucci.
Altro fucecchiese festeggiato fu lo speziale Chele di Lippo
che nel corso delle prime ore del 19.12.1323 consegnò ai
fucecchiesi 47 libbre di ceri, torce e candele per illuminare
le vie dove infuriava la battaglia.
Castruccio, la mattina del 19 dicembre 1323 dovette
abbandonare Fucecchio dove lasciò 159 uomini tra morti,
feriti e prigionieri.
I fucecchiesi trattennero tutto ciò che Castruccio ci lasciò:
cavalli, denari e prigionieri. Questi ultimi costituivano una
vera fonte di ricchezza dal momento che potevano essere
restituiti ai familiari dietro pagamento di un riscatto.
Firenze non ci lasciò fare a nostro piacimento e pretese la
cessione di una parte del bottino alle proprie milizie di
stanza a Fucecchio.
In una fase successiva vennero riparate le mura, vennero
risarciti i proprietari delle case volontariamente incendiate
per sbarrare la strada all’irrompente Castruccio.
L’amministrazione comunale, nonostante le ingiunzioni di
Firenze, si rifiutò di ripristinare lo STECCATO perché aveva
esaurito tutte le riserve finanziarie
Da un documento del 21.3.1324 si apprende che per la LUMINARIA
vennero acquistati ceri, candele e candelotti nella misura di
libbre 19 ed 8 once.
Il
22 maggio 1324, 150 cavalieri lucchesi organizzarono
un’operazione punitiva contro Castelfranco, reo di avere
aiutato Fucecchio il 19 dicembre 1923, il giorno in ci venne
sventato il tentativo di Castruccio Castracani che era
riuscito, di notte, a penetrare dentro il paese di Fucecchio.
Grazie anche all’aiuto dei Castelfranchesi, Castruccio
dovette fuggire dal nostro paese.
La battaglia infuriava il 22 maggio 1324 a Castelfranco da 3
ore, quando giunse a Fucecchio un messo mandato a chiederci
soccorso.
Immediatamente partirono da Fucecchio 100 cavalieri comandati
dal conte Novello. I Lucchesi, alla vista di questi cavalieri,
si diedero alla fuga.
I Fucecchiesi li inseguirono.
Due cavalieri fucecchiesi, avendo distaccato di troppo gli
altri 98 cavalieri, furono fatti prigionieri senza colpo
ferire.
Uno di questi cavalieri si chiamava Porcelletto di Arli.
Il
13 luglio 1325 si concluse vittoriosamente l’abile
progetto ordito da Raimondo da Cardona, aragonese e capo
dell’esercito fiorentino contro Castruccio Castracani che
era riuscito ad impadronirsi perfino di Ponte a Cappiano.
Il 4 luglio, Raimondo da Cardona aveva assediato Tizzana per
accreditare l’ipotesi di volerne conquistare il castello.
Il 9 luglio, Raimondo distaccò dagli assedianti un
contingente di 500 cavalieri che furono inviati a Fucecchio
perché si riunissero con i fuoriusciti lucchesi e con quelli
degli altri castelli del Valdarno. Il novo contingente ripartì
da Fucecchio e procedette verso la Gusciana ( Usciana) Qui
giunti vi gettarono un ponte di legno, attraversarono la
Gusciana e si accamparono intorno a Cappiano.
A questo punto Raimondo da Cardona abbandonò Tizzana e si
diresse a Cappiano che capitolò proprio il 13 luglio 1325.
Successivamente Raimondo da Cardona espugnò Monfalcone ed
Altopascio.
Euforici i Fucecchiesi intitolarono a lui la porta sita in via
del Roccone.
Ma due mesi dopo, proprio ad Altopascio Raimondo da Cardona
conobbe l’umiliazione della sconfitta e della prigionia.
Il
25 settembre 1325
i pochi fiorentini superstiti dalla disfatta di Altopascio
corsero a perdifiato verso Fucecchio e si rinchiusero nel
nostro castello muti e annichiliti da tanta sciagura.
Ad Altopascio si erano scontrati due eserciti: quello lucchese
coadiuvato da quello di Azzo Visconti e quello fiorentino
capitanato da Raimondo da Cardona, aragonese. Raimondo da
Cardona era stato eletto Generale dell’esercito guelfo di
tutta l’Italia da Re Roberto di Napoli e dal Papa.
Raimondo da Cardona aveva riportato un grosso successo
militare nel mese di luglio proprio ad Altopascio. I
Fucecchiesi lo avevano accolto trionfalmente e in memoria di
questo evento aveva intitolato al suo nome una porta del
nostro castello, attualmente posta davanti all’asilo Peter
Pan all’inizio di Via Raimonda. Proprio nella DISFATTA di
Altopascio del 25 settembre 1325 lo stesso Raimondo da Cardona
insieme a tanti cavalieri illustrissimi cadde prigioniero
nelle mani di Castruccio Castracani.
Raimondo e tutti gli altri fecero il loro ingresso in Lucca,
fra due ali di folla esultante, recando in mano un cero che
portarono processionalmente nella chiesa maggiore di S.
Martino.
Il
3 agosto 1327
Cagnozzo del fu Bonaiuto da Fucecchio, in veste di procuratore
e di sindaco del detto comune, vendette ad Angiolo di Neri
degli Alberti l’introito delle GABELLE delle PORTE di
Fucecchio, dei FIUMI Arno e Gusciana per un anno e per 1.000
denari fiorentini.
Due anni prima l’introito delle gabelle era stato venduto a
certo Franchino per 890 lire.
Il
3 agosto 1328 Castruccio Castracani, Signore di Lucca, e
feroce nemico di Fucecchio, fu assalito, a Pistoia, da una
violentissima febbre che poi si rivelò mortale.
Il
30 settembre 1328 il primogenito di re Roberto, Carlo, re
di Sicilia e di Gerusalemme e Duca di Calabria, rilasciò ad
alcuni uomini di Fucecchio un PASSAPORTO nel quale si ordinava
ai Vicari delle città del distretto di Firenze e a tutti gli
altri Ufficiali di detto luogo e della terra di S. Miniato che
detti uomini (di Fucecchio) “si lascino passare e stare
liberamente e che non si permettano rappresaglie contro i
medesimi per tutto il mese di dicembre.”
Il
12 agosto 1329 Fucecchio mandò il notaro ser Vanni di
Forte, in qualità di ambasciatore, a sottoscrivere la PACE di
MONTOPOLI.
I contraenti di questa pace erano le comunità guelfe, da una
parte (Firenze, Pistoia, Volterra, Massa, Prato, S, Gimignano,
Colle, Collegalli, S. Miniato, S. Croce, Castelfranco e
Fucecchio) e Pisa ghibellina, dall’altra.
Per effetto di questa PACE tutti i beni tolti dai Pisani a
Fucecchio furono integralmente restituiti e furono resi liberi
di ritornare in patria i fucecchiesi prigionieri o in ostaggio
dei pisani od altresì banditi dal paese per qualsiasi motivo
con la piena reintegrazione nei possessi e nei beni che già a
suo tempo erano stati confiscati dal Comune.
Il
15 giugno 1330, Guglielmo, vescovo di Lucca, deputa
Buonavolta, pievano di S. Giovanni Battista in Fucecchio, suo
Vicario sopra l’esecuzione delle ultime volontà dei
defunti.
Il
2 ottobre 1330 la Repubblica di Firenze accolse
pubblicamente sotto il suo patrocinio le popolazioni di
Fucecchio, S. Croce e Castelfranco dichiarandole distrettuali
del suo Contado.
Si apriva per Fucecchio un capitolo nuovissimo della sua
Storia.
Fucecchio era stato un castello lucchese – poiché Lucca era
la nostra dominante- fino al 1314, l’anno in cui Lucca aveva
perduto la propria autonomia per essere stata occupata e
ridotta allo stato di Signoria da Uguccione della Faggiola
seguito poi da Castruccio Castracani.
Per un breve periodo che a noi parve lungo quanto l’eternità
(1314-1330) Fucecchio rimase un Comune autonomo esposto, però,
continuamente al rischi di essere sopraffatto dai ghibellini
di Uguccione e poi di Castruccio.
Questa paura, con la sottomissione accordataci da Firenze ,
finiva.
Il
4 dicembre 1330 il Comune di Fucecchio sottoscrisse
l’atto di sottomissione al Comune di Firenze.
Dopo quell’atto il Podestà che durava in carica 6 mesi
sarebbe stato eletto sempre da Firenze come risulta da uno dei
17 capitoli che compongono l’atto di sottomissione.
Il Podestà amministrava la giustizia civile e penale sulla
base degli Statuti di Fucecchio.
L’Atto venne sottoscritto nel Palazzo del Popolo di Firenze
dai deputati fucecchiesi Guiduccio Raducci, Chello Pardi,
Vanni Forte, Faresino Celli, Puccio Cei e maestro Giovanni
Gualchierini.
Fra gli obblighi, il più tassativo era quello di tenere a
disposizione di Firenze gente armata in proporzione alla
popolazione del comune. L’obbligo più lieve consisteva nel
mandare al Battistero di Firenze un grande CERO fiorito in
occasione della festa di S. Giovanni Battista che cade il 24
giugno.
In compenso i fucecchiesi sarebbero stati protetti da
qualsiasi offesa e violenza da chiunque esercitata, anche se
magnate fiorentino.
Al comune di Firenze si sottomisero anche i comuni di S. Croce
e Castelfranco di Sotto.
Il
20 dicembre 1330 venne stilato l’atto notarile con cui
il comandante della ROCCA di Fucecchio, un castellano
forestiero nominato da Firenze, iniziava il suo servizio che
durava quattro mesi.
Gli veniva corrisposto uno stipendio mensile di 20 lire. Oltre
al salario mensile, gli veniva assegnata anche una squadra di
20 fanti ad ognuno dei quali veniva corrisposto un salario
mensile di 5 lire.
Questo atto notarile ci consente di sapere che nel 1330 la
costruzione della ROCCA era finita.
Voluta da Firenze fin dal 1319, sappiamo che già nel 1322
erano iniziati i lavori che risultano così conclusi nel 1330,
anno in cui Fucecchio si sottomise liberamente a Firenze, dopo
che era stato sottomesso a Lucca fin dal suo nascere (1187)
fino al 1314, l’anno in cui Lucca venne conquistata dal
ghibellino Uguccione della Faggiola.
L’arrivo periodico dei forestieri armati diventò uno
spettacolo consueto per i fucecchiesi di quei tempi.
I soldati fucecchiesi non potevano, inizialmente, prestare
servizio nella Rocca.
Il
15 ottobre 1332, Pietro Vitale di Montalbano, Vicario del
vescovo di Lucca, dichiarò suo Provicario Spirituale per i
Castelli di Fucecchio, Cerreto Guidi, S. Croce, Castelfranco e
suoi pivieri e per quello di Ripoli il Pievano di S, Giovanni
Battista di Fucecchio, don Buonavolta.
Il
13 ottobre 1333
i due sindaci (delegati) del Comune di Fucecchio, Chello del
fu Pardo e Cagnozzo del fu Bonaiuto vendettero ad Agnolo di
Dino di Firenze la GABELLA delle Porte di Fucecchio e dei
fiumi Arno e Gusciana per un anno per lire 225.
L’1
novembre 1333, Festa di Ognissanti, cominciò a piovere
torrenzialmente. Questa pioggia torrenziale imperversò sulla
Toscana e soprattutto nel Valdarno per quattro giorni
consecutivi.
Il 4 novembre la piena dell’Arno raggiunse il culmine,
abbatté ponti e case e cancellò i campi.
L’alluvione colpì disastrosamente PONZANO e S. PIERINO
(Aguzzano e Ventignano). Molti abitanti delle nostre due zone
colpite, nell’intento di salvarsi, si erano arrampicati
sugli alberi e lì erano rimasti, per giorni, privi di viveri
ed esposti alle intemperie.
Tra il 5 e il 6 novembre, il Consiglio Generale di Fucecchio
si riunì d’urgenza per disporre i soccorsi a favore
soprattutto degli arrampicati.
Furono inviati messaggeri a Bocca d’Elsa e a Gavena per
noleggiare una o più NAVI (barconi traghettatori) per
recuperare gli alluvionati a spese del Comune.
I fucecchiesi decisero di estendere a proprie spese i soccorsi
alle popolazioni di S. Croce.
A sera le NAVI furono sorprese dall’oscurità e i navalestri
rischiarono di perdersi in quel grande lago che aveva
cancellato ogni punto di riferimento.
Si dovettero allora incendiare alcuni pagliai presso il Ponte
d’Arno per segnalare la strada che le imbarcazioni dovevano
seguire.
I danni?
Raccolti andati perduti, case distrutte, ponti crollati.
Il
2 novembre 1333, mentre infuriava per il secondo giorno
consecutivo il diluvio di Ognissanti, mandò a Firenze 4
ambasciatori incaricati di trovare un compromesso con
l’aiuto delle Autorità fiorentine. Quale compromesso?
Il Comune da alcune settimane voleva adottare provvedimenti
per escludere dalle cariche pubbliche Guidaccio della Volta ed
altri NOBILI del luogo abituati a spadroneggiare nel nostro
castello.
Per evitare possibili scontri e pericolosi scontri contro
questi nobili, il nostro Comune, con l’intento di trovare un
appiglio per escluderli dalle cariche pubbliche aveva mandato
a Firenze con lo specifico compito di trovare appunto un
compromesso. Giunti a Firenze i 4 ambasciatori furono colti
dall’alluvione di acque di fango. I nostri perdettero i
cavalli e dovettero farsi in otto per trovare un riparo e i
mezzi per ritornare a Fucecchio.
Le trattative con la Dominante, con le autorità di Firenze,
furono rimandate ad altra data.
L’1
dicembre 1333 si verificò un’altra disastrosa alluvione
dell’Arno nell’area del nostro Valdarno inferiore.
Per tutto il periodo suonarono senza interruzione le campane
della Misericordia.
A S. Croce crollarono anche le mura del Monastero di S.
Cristiana.
Il
17 gennaio 1334 fra Pietro dell’Aquila, ministro e
provinciale dei conventi in Toscana, ricevette nel monastero
di S. Andrea in Fucecchio le prime 9 religiose, 2 novizie e 4
servienti che, giurandogli obbedienza, povertà e castità, si
chiusero nel claustro o monastero, sito nell’attuale piazza
dell’Ospedale.
Il monastero era stato fondato da madonna Lippa, figlia di
Gherardo dei Bostichi di Firenze e vedova di Vanne della Volta
detto Ragliante da Fucecchio.
La costruzione del monastero, adiacente alla preesistente
chiesa di S. Andrea, era iniziata nel luglio del 1330.
L’ingresso delle monache segnò anche l’inaugurazione del
monastero medesimo che rimase in vita per oltre 400 anni e cioè
fino al 1785.
Suor Paola, cugina di monna Lippa, venne eletta Vicaria. E’
presumibile che la prima badessa sia stata la medesima monna
Lippa che tanto si era data da fare per raccogliere i fondi
necessari per erigere il claustro.
La vera e propria vita claustrale ebbe inizio il 26 maggio. In
quel giorno venne trovata finalmente l’acqua nel pozzo la
cui escavazione era iniziata il 17 gennaio del medesimo anno.
Con mistico gesto di devozione il frate confessore, monna
Lippa e le altre monache bevvero un sorso di quell’acqua
osannando alla Provvidenza del Signore che di tanta ricchezza
le aveva volute fornire.
Il
13 aprile 1334,
il vescovo di Lucca Guglielmo concesse a Buonavolti, pievano
di Fucecchio la licenza di alienare e vendere dei beni della
sua pieve fino alla somma di cento fiorini piccoli per diverse
esigenze della medesima.
Questo atto venne stilato a Montopoli.
Il
30 agosto 1336 l’esercito fiorentino comandato da Piero
de’ Rossi di Parma sostò a Fucecchio e da qui prese
l’avvio per muovere alla conquista di Lucca.
Capo dell’esercito lucchese era Mastino della Scala, già al
servizio di Firenze (1333) per la quale aveva conquistato
Lucca. Poi, anziché cederla a Firenze, se ne era impossessato
lui medesimo.
La battaglia campale fra l’esercito fiorentino partito da
Fucecchio e quello lucchese avvenne a Ceruglio.
La vittoria sembrò arridere al lucchese Mastino della Scala,
m poi fu Piero de’ Rossi a conseguire il successo.
Moltissimi soldati lucchesi prigionieri sostarono a Fucecchio
per poi proseguire alla volta di Firenze.
I fucecchiesi accolsero Piro de’ Rossi con grandi trionfi ed
onori. Subito dopo, Piro de’ Rossi riprese il viaggio per
Firenze.
Nonostante questo successo, Lucca non era stata conquistata.
Dopo una seconda grave sconfitta subita dai ghibellini
lucchesi ad opera della Lega veneziano-fiorentina (1339),
Mastino della Scala, nel 1341, vendette Lucca a Firenze per
25.000 fiorini d’oro.
Questa vendita scatenò un’ennesima guerra fra Pisa e
Firenze.
Il
7 settembre 1336, di buon mattino, Pietro De’ Rossi,
reduce da una campagna militare vittoriosa, giunse a Fucecchio
che gli riservò delle accoglienze trionfali. Nel nostro paese
si trattenne soltanto per il tempo necessario per riordinare
le truppe e sistemare i prigionieri lucchesi.
Compiute queste due operazioni, rifiutando onori e trionfi,
proseguì con pochi soldati verso Firenze. Questi gli
antefatti della splendida vittoria riportata da Pietro De’
Rossi.
Mastino della Scala, Capitano al servizio di Firenze, nel 1333
si era impegnato a conquistare Lucca per conto, appunto, di
Firenze.
Mastino riuscì a conquistare Lucca, ma non la cedette a
Firenze: se la tenne per sé.
Firenze, allora. Assoldò Pietro de’ Rossi di Parma, già
Signore di Firenze e nemico giurato del Malatesta.
Il 30 agosto 1336 Pietro de’ Rossi si portò con il suo
esercito fiorentino a Fucecchio. Qui ordinò le sue forze,
provvide il Castello di ogni mezzo migliore per una eventuale
resistenza e poi piombò a Lucca.
A Lucca prese prigioniero il maniscalco di Mastino, impegnato
militarmente a Pontremoli.
Le truppe lucchesi si ritirarono a Ceruglio.
Il 5 settembre Pietro de’ Rossi attaccò quelle truppe, le
vinse e le inseguì. Questi successi militari costarono gravi
perdite di vite umane al Capitano dei Fiorentini. I lucchesi,
imbaldanziti dalle perdite inflitte a Pietro de’ Rossi, il 6
settembre passarono all’offensiva. Ma Piero de’ Rossi
riportò sui lucchesi una eclatante vittoria. La sera stessa
del 6 settembre 1336, il Capitano fiorentino radunò i soldati
ed i prigionieri, fece suonare le trombe ed accendere dei
grandi fuochi. Si diresse verso Fucecchio, ma pernottò a
Galleno.
Nonostante questa grande vittoria, Lucca rimase a Mastino
della Scala.
Queste le altre tappe della “vicenda lucchese”:
Il 24 gennaio 1339 Firenze fece la PACE con Lucca. Per effetto
di questa PACE, Lucca riconobbe a Firenze il possesso dei
Castelli della Valdinievole, della Val di Lima e del Valdarno.
Nel 1341 Mastino della Scala vendette Lucca Firenze, ma Pisa
ne impedì la presa di possesso con una guerra. Poiché la
guerra non si concluse felicemente per i Fiorentini, Mastino
della Scala nel 1342 vendette Lucca ai Pisani.
Il
18 ottobre 1338 Simone Sapiti, canonico di S. Reparata di
Firenze, confessa di avere ricevuto da Bancivieni di Fucecchio
che paga per il detto Comune, 4 moggia di grano per le rendite
della Pieve di S. Giovanni in Fucecchio e 1 moggio di grano
per le rendite dello Spedale del luogo suddetto.
Lascia il residuo di staia 26 per i poveri, inoltre la
quietanza di tutto ciò che è creditore di detto Comune
(Firenze) fino alle Calende di aprile prossimo per ragione di
una promessa fattagli dal Puccino di Leo notaio e sindaco di
Firenze.
Il
24 gennaio 1339, Mastino della Scala firmò per conto dei
lucchesi una PACE con Firenze.
Martino riconobbe a Firenze il possesso dei castelli della
Valdinievole, della Val di Lima e del Valdarno.
Anche il castello di Fucecchio, come quelli di S. Croce
sull’Arno, Castelfranco, S. Maria a Monte e Montopoli, venne
riconosciuto a Firenze.
Forse fu questa la PACE che venne consacrata a memoria dei
secoli con l’effigie di S. Cristoforo.
Il
19 gennaio 1340
venne celebrata l’annuale festa dei Santi Audiface ed Abacuc
con una solenne processione, una grande luminaria (con
candele e ceri) ed esecuzioni musicali con trombe nacchere e
tamburi.
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