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Il 6 aprile 1301, per effetto di un compromesso sottoscritto dalle monache di Gattaiola in Lucca non venne mai realizzato l’ospedale tanto caro all’arcivescovo Ruffino da Fucecchio. Questa, per esteso, la storia della vicenda.
L’arcivescovo Ruffino da Fucecchio sia nel testamento che nel codicillo del 22.9.1294 lasciò i fondi per la fondazione, la realizzazione e la conduzione di un ospedale da realizzarsi nelle stanze del suo palazzo posto in fondo a via Donateschi.
Oltre a fornire venti letti per i poveri da sistemare dentro il suo palazzo, lasciò in eredità agli amministratori dell’Ospedale 200 fiorini d’oro ed il Castello di Nischeta (oggi Castellare) con tutti i suoi appezzamenti di terreno agricolo, le case grandi e piccole che possedeva in Fucecchio e una parte dei beni che possedeva in Toscana.
La pia intenzione dell’arcivescovo non venne però eseguita. Invece di un ospedale a sollievo della umanità, nel luogo indicato da Ruffino si aprirono una locanda e una osteria. E solo vi sorsero e la piccola chiesa di S. Margherita e due stanze, a questa vicine, che ospitavano dalle quattro alle sei donne vecchie che sopravvivevano mendicando.
Il canonico Taviani, vissuto a cavallo tra il 1700 e il 1800, scrive che l’ospedale di Ruffino non ebbe effetto perché le monache di Gattaiola di Lucca negarono costantemente la realizzazione dell’ospedale per una serie di ragioni che furono trascritte in un compromesso del 6 aprile 1301
in forza del quale fu concluso che la casa dello spedale ed il suo territorio adiacente, come tributario dell’abbazia, passasse in proprietà delle monache le quali in detta casa non ci volevano lo spedale.

 

Il 16 maggio 1304 venne eletta una Commissione di 6 uomini incaricati di procedere all’acquisto di fabbricato e all’esproprio di aree per realizzare sia il Palazzo Comunale sia la PIAZZA comunale. Era maturata da qualche anno la necessità di costruire un Palazzo Pubblico e di crearvi accanto una Piazza, dato che le riunioni consiliari venivano effettuate negli spazi concessi dalle istituzioni ecclesiastiche e che si dovevano prendere in affitto le case per ospitarvi per ospitarvi i Podestà e Vicari.
L’area prescelta, al centro del vecchio castello, fu quella corrispondente all’attuale Piazza Vittorio Veneto.
Fra il 16 ed 31 agosto furono acquistate molte case nell’area dove sarebbe sorta la Piazza.
La spesa ammontò a 2100 lire. Furono 7 le case abbattute per far posto alla Piazza.
La casa del notaio Ser Provinciale di Guiscardo fu ridotta Palazzo Comunale sotto il quale si sarebbero tenute le riunioni dei Consigli cittadini.
Palazzo e PIAZZA risultarono ultimati all’inizio del 1308.

 

In data 23 gennaio 1306, sui Registri delle Riformagioni, si legge che il Consiglio Generale dei 26 si riunì nella Loggia del Comune. Ciò sta a significare che le riunioni consiliari non si svolgevano più nelle chiese o nella Loggia della Loggia dell’Ospedale di S. Maria sul Poggio Salamartano. Il Comune doveva già disporre di un proprio Palazzo e tutto lascia credere che si tratto del fabbricato di piazza Vittorio Veneto che viene chiamato Palazzo Pretorio.
Un ulteriore conferma a questa tesi la si desume da un atto delle Riformagioni datato 2 febbraio 1306.
Vi si legge:
“Un collegio di 12 uomini incaricato della custodia e delle fortificazioni della Terra di Fucecchio, riunito secondo l’abitudine, al suono della campana, nella Loggia del Comune…”
( Tesi di laurea dell’architetto Andrea Magni )

 

Il 28 gennaio 1306 i 12 deputati per la custodia e la fortificazione del paese si riunirono nella Loggia del Palazzo Comunale.
Questo documento comprova che finalmente il nostro Comune aveva una sua sede. Anche se non sappiamo se il fabbricato corrisponde al Palazzo di piazza Vittorio Veneto chiamato comunemente Palazzo Pretorio, abbiamo almeno la certezza che i nostri amministratori, dopo oltre un secolo di attesa ( il Comune era nato nel 1187 ) disponevano di una sede.
D una delibera del 26.10,1291 apprendiamo che il Consiglio Generale e quello Maggiore si riunivano nel Porticato dell'ospedale di S. Maria, annesso al Monastero di S. Salvatore sul Poggio Salamartano.
Altre volte il Consiglio si radunava nella chiesa pievana di S. Giovanni Battista (sul Poggio Salamartano). 
Quando si faceva il Parlamento, questo si riuniva sul Poggio dell’Abbazia (Poggio Salamartano).
In questi luoghi venivano fatte anche le votazioni per la elezione e dei birri del notaro e degli ambasciatori.
Altre volte, invece, (1288-1289-1290) il Consiglio Comunale si era riunito nella casa di Cioni del Cambio.
Nel 1317 si decise di far dipingere sotto la Loggia del Palazzo Comunale una Madonna.
(padre Vicenzo Checchi Quaderno G pag. 53)

 

Il 6 ottobre 1306 il cardinale napoleone di S. Adriano accordò la sua protezione al nobile uomo Francesco di Ugo e per esso al priore di S. Bartolomeo e Cappiano, certo Gaulio da Casole.
In un’altra lettera viene confermata la elezione del medesimo a Priore della suddetta Chiesa di S. Bartolomeo ad opera del vescovo Enrico di Lucca al quale era stato ceduto in perpetuo il giuspadronato di detta Chiesa dalla badessa delle clarisse del monastero di Gattaiola in Lucca. La badessa di Gattaiola era la Episcopessa di Fucecchio.

 

L’8 ottobre 1306 il vescovo di Lucca, Enrico, al quale era stati ceduto in perpetuo dalla badessa delle clarisse di Gattaiola in Lucca il giuspadronato della chiesa di S. Bartolomeo di Cappiano, elesse a priore di detta chiesa Gaulio di Casole.

 

Il 21 maggio 1307 l’Inquisitore frate Filippo di Lucca pronunciò una sentenza, dalla chiesa di S. Salvatore, contro gli eretici Valdesi presenti nel nostro Comune. 
Gli statutari convertirono la sentenza religiosa in legge civile.
Secondo l’Inquisitore, gli eretici valdesi di Fucecchio predicavano, praticandoli, la legittimità del lavoro manuale e delle attività venali nei giorni festivi che i cattolici di allora consideravano forme di perversione e di corruzione e attestazione di mancanza di rispetto verso Dio e verso i Santi.
Il frate comminò per i trasgressori una pena che prevedeva sia la scomunica sia un’ammenda di 20 soldi, 10 dei quali erano destinati al Podestà e agli accusatori.
Siccome a quei tempi il mercato si svolgeva a Fucecchio di domenica, frate Filippo esonerò tutti i mercatanti e i bottegai che vendevano medicine e generi alimentari – fatta eccezione per la carne – dall’obbligo di rispettare il riposo festivo.
Da Fucecchio passava la Via Romea e non si poteva far morire di fame i poveri pellegrini che passavano da Fucecchio di domenica.

 

L’11 gennaio 1309 Firenze mandò alcuni ambasciatori a trattare col Re Giacomo di Aragona con il quale aveva trattato la conquista della Sardegna in una riunione a Fucecchio. Re Giacomo avevo chiesto l’astronomico compenso di 100.000 fiorini d’oro. Gli ambasciatori si accordarono sul prezzo, ma re Giacomo, pur avendo sottoscritto un trattato si rifiutò di compiere l’impresa. Re Giacomo aprì così le porte ad Uguccione della Faggiola che di lì a poco conquistò Lucca, alleata di Firenze e Dominante di Fucecchio.

 

Il 12 gennaio 1309 venne stilato nel Convento dei frati minori conventuali, già Monastero di S. Salvatore, da Rustico Passamonti, notaro e scriba pubblico dell’imperatore, il seguente atto:
“ Dalla fu buona memoria di frate Caro di Arezzo inquisitore dell’eretica pravità in Toscana essendo stata dannata la memoria di ALIOTTO dell’Acconciato di Fucecchio a causa dell’ERESIA DEI POVERI DI LIONE e pronunziata la confisca dei suoi beni che ora si devono vendere,  frate Filippo di Lucca dell’ordine dei Frati Minori inquisitore della eretica pravità in Toscana
vende e concede per fiorini sette all’Ospedale di Altopascio 2 pezzi di terra del detto ALIOTTO nei confini di Massa Piscatoria in Via di Nune nei luoghi detti all’Albero e in Valle.”

 

Il 9 luglio 1309 il Consiglio Comunale prese una deliberazione per la quale Nerone di Orlandino e Noresino di Cello i quali, uniti a 10 altri stati eletti in precedenza, furono mandati a Lucca per esaminare e trattare tutti i negozi necessari per fare un solo COMUNE con l’unione di quelli di Fucecchio, Massapiscatoria e Cappiano “a tenore delle Istanze dei medesimi per terminare le pendenze per ragioni di Dazi ed Imposte.”
Il 25 luglio il Consiglio elesse suoi procuratori Francesco di Valore, Chello di Pardo e Telemaco di Ramoldo per tale UNIONE.
Il 30 settembre Lucca deliberò la concessione ai sopradetti di UNIRSI a quello di Fucecchio.
Sempre il 9 luglio 1309 il Consiglio Comunale di Fucecchio deliberò di accettare come coabitanti castellani i popoli di Massa Piscatoria e di Cappiano i cui sindaci si recarono a Lucca ( il 15 luglio ) per chiedere ai Priori e agli Anziani di quella Repubblica di far parte del Comune di Fucecchio.
Tale richiesta venne accolta in data 30 settembre 1309.

 

Un documento datato 7 agosto 1309 attesta l’esistenza della TORRE CAMPANARIA della chiesa di S. Salvatore, oggi di proprietà della Collegiata per volere del granduca di Toscana Leopoldo I.
Il campanile assunse la forma attuale nel 1930, l’anno in cui vennero rifatti i merli, 4 per ogni lato anziché 5. Analoga operazione venne compiuta anche sulla torre di Castruccio.
I merli guelfi, in numero di 5 per ogni lato, erano stati costruiti sulla TORRE CAMPANARIA soltanto nel 1846, dopo il 14 agosto, giorno in cui il campanile fu gravemente lesionato da alcune violente scosse di terremoto di intensità pari al 10° della Scala Mercalli.
Fino al 14 agosto 1848 la torre o campanile era stata sempre coperta da un tetto a 4 spioventi.
Su una delle facce del campanile, dal 14.10.1782 al 1829, vi era stato sistemato l’ex OROLOGIO della Cancelleria.
L’orologio della Cancelleria (Palazzo Comunale) era stato sistemato , dal 1700 al 1782, sul campanile della Pieve di S. Giovanni che si trovava posizionato nell’area dell’attuale sagrato della Collegiata.
L’Orologio, nel 1829, fu tolto dal Campanile perché non più visibile, e venne trasferito in data 05.03,1829 sulla facciata della Collegiata.
Lo spostamento dell’orologio fu determinato dalla costruzione, nel 1825, del Palazzo Banti, sul lato sinistro della scalinata in pietra della Collegiata. L’altezza del palazzo non consentiva ai Fucecchiesi la visuale del quadrante dell’orologio.

 

Il 30 settembre 1309 il Comune di Lucca, a conclusione di una pratica iniziata il 9 luglio del medesimo anno, concesse a Massa Piscatoria e a Cappiano il benestare per UNIRSI al Comune di Fucecchio diventandone così delle frazioni.
Queste le tappe dell’itinerario che portò all’unione:
9 luglio 1309: Il Consiglio Comunale di Fucecchio, dopo aver deliberato di accogliere la richiesta di unione avanzata da Massa Piscatoria, deliberò di mandare a Lucca “Nerone di Orlandino e Noressino di Cello, uniti ad altri 10 deputati, stati eletti tempo fa, per esaminare e trattare tutti i negozi necessari per far un sol Comune col comune di Fucecchio, Massa Piscatoria e Cappiano a tenore della istanza dei medesimi per terminare le pendenze per ragioni di dazi e imposte.”
25 luglio 309: Il Consiglio Generale elesse i suoi procuratori Francesco di Valore e Cello di Pardo e Telemaco di Romaldo per tali misure.
15 luglio 309: I sindaci di Massa Piscatoria e di Cappiano si recarono a Lucca per chiedere ai Priori e agli Anziani della repubblica Lucchese di far parte del Comune di Fucecchio.

 

Il 5 dicembre 1309 il notaio Francesco di Valore entrò nella casa di ser Signoretto (Simonetti) di Perfetto, morto pochi giorni prima, per INVENTARIARNE tutti i beni.
La casa di ser Signoretto si trovava fuori della Porta Bernarda, extra portam, forse nell’area dell’attuale piazza Montanelli. Alla sua morte ser Signoretto lasciò tre figliole ed un maschietto di nome Signoretto. I quattro figli vennero affidati allo zio paterno ser Bernardo.
Bernardo, per legge, dovette annotare su di un apposito registro tutte le spese sostenute per mantenere i 4 orfani. La registrazione delle spese gli avrebbe consentito di defalcarle dalle rendite cospicue del defunto.
L’inventario elenca tutti gli arredi delle varie stanze, oggetti d’uso domestico, tessuti e armi.
Molto più interessanti le annotazioni che sai leggono sul registro delle spese.
A Catilina e a Simonetta venne corrisposta una dote di 216 lire. 
Coluccia, invece, oltre ad una dote di 275 lire ricevette molti oggetti d’uso personale: una tovaglia, una camicia, due guanciali, 100 spilli, due specchi, tre cinture di cuoio, due pettini. Coluccia andò a risiedere a S. Miniato nella casa del marito Gherardino di Iacopo. Nella casa di Gherardini trascorse lunghi periodi il piccolo Signoretto.
Mentre al mantenimento dei 4 orfani Bernardo aveva fatto fronte con i redditi derivanti dalle proprietà fondiarie, nel caso di spese straordinarie (come lo sborso delle doti) era ricorso alla vendita dei terreni.
Il tutore ser Bernardo si adoprò in tutti i modi per impedire la crescita politica del nipotino Signoretto. E simile operazione andò bene in porto perché di Signoretto non è rimasta nessuna traccia. Bernardo fece salire invece alla ribalta della storia politica locale il proprio figlio che si chiamava SIMONETTO.
La casata fucecchiese nemica dei Simonetti era quella Della Volta che aveva la propria abitazione nell’attuale via S. Giorgio, nel paese alto. I Simonetti erano quindi Ingiuesi, mentre i Della Volta erano Insuesi.

 

Il 13 giugno 1310, Duccio di Rinaldo di Fucecchio, nel suo testamento lasciò a donna Pina vedova, ricoverata presso la MALATIA di S. Ginesio a S. Miniato, una camicia in refrigerio delle sue carni.
Le MALATIE erano case per LEBBROSI. Si svilupparono nel XIII° secolo. Nella nostra zone c’erano tre MALATIE o LEBBROSARI.
Uno a S. Miniato;
uno a Fucecchio, vicino all’ospedale di Rosaia, in via Burello nei pressi dei Seccatoi;
uno a Poggio Adorno, sopra Cappiano;
uno alla querce presso la chiesa di San Salvatore, oggi scomparsa.
Gli ospedali dei lebbrosi, posto lontani dagli agglomerati urbani, non erano luoghi di cura bensì centri di isolamento per scongiurare il contagio.

 

Il 14 giugno 1314, Uguccione della Faggiola, già Signore di Pisa, si impadronì con un colpo di mano della guelfa LUCCA ed in nome della Parte Ghibellina stabilì un’alleanza fra le due città.
Questa decisione provocò l’esilio di 300 famiglie guelfe . Numerose furono le famiglie esiliate che si rifugiarono nel Castello di Fucecchio. Proprio a Fucecchio venne stabilito il Comando supremo dei fuorusciti. La ragione della scelta di Fucecchio come sede del Comando supremo fu duplice:
- la posizione strategica e la struttura difensiva del nostro castello (mura, fossati , steccato, porte con ponti levatoi e torri)
- la presenza nel nostro territorio di numerosi beni immobili appartenenti a facoltose famiglie lucchesi. La famiglia degli Obizzi, capi del partito guelfo di Lucca, come numerose altre famiglie lucchesi ed altrettanti enti ecclesiastici, possedevano molti beni immobili specialmente nelle colline delle Cerbaie.
Il 14 giugno 1314 segna per il Comune di Fucecchio la FINE di un lungo periodo storico caratterizzato dai vincoli della nostra dipendenza politica, ecclesiastica e militare da Lucca. Fucecchio era un comune lucchese!
I Podestà che operavano a Fucecchio erano quasi tutti lucchesi o nominati da Lucca,
Nel 1308 Lucca aveva istituito a Fucecchio la sede del VICARIATO del VALDARNO comprendente i comuni di S. Croce, Castelfranco, Massarella, Cappiano e Montefalcone. Il VICARIO (giudice) amministrava la giustizia nel territorio del Vicariato del Valdarno.
Nel 1314 il Podestà di Fucecchio era un lucchese.
Anche tutte le chiese di Fucecchio, ad eccezione di S. Salvatore e della Pieve di S. Giovanni, dipendevano dalla diocesi di Lucca o dalla badessa delle monache di Gattaiola di Lucca. A partire dal 1622 Fucecchio venne inserito nella diocesi di S. Miniato.
La nostra dipendenza politica da Lucca finì a giugno, quando Uguccione si impadronì di quella città.
Fucecchio rimase quindi un comune indipendente, ed esposto perciò a mille rischi, dal 1314 al 1330, l’anno in cui Firenze accolse la nostra domanda di sottomissione.
Soltanto a partire dal 1330 Fucecchio diventò un comune fiorentino.
Nel luglio del 1314 diventammo alleati di Firenze. Si trattò di un’alleanza militare pro-tempore poiché era presumibile che la Signoria di Uguccione su Lucca avrebbe avuto una breve durata.
Nell’agosto del 1314 il potere su Fucecchio veniva esercitato da Guido Bostoli di Arezzo che si dichiarava “ Podestà del Comune e dei fuoriusciti lucchesi e Capitano di tutte le truppe fiorentine dimoranti nel castello di Fucecchio”.

 

Il 2 settembre 1314 venne ultimata la costruzione della FORNACE comunale sul luogo scelto dagli Operai (incaricati). Probabilmente la fornace sfornava i suoi manufatti da qualche anno, come inducon0o a pensare i lavori di costruzione della ROCCA, iniziato dopo l’ordine di Firenze.
La costruzione di una FORNACE comunale era stata deliberata nel 1308, anno in cui venero eletti come operai Telmo di Rinaldo, Nerio di Righetto e Pucciorino di Bartolomeo con l’incarico di far costruire la fornace.
Il luogo fu scelto presso la strada che conduceva all’Arno. Questa fornace funzionò per 2 secoli.
La struttura dell’impianto era composta dalla fornace vera e propria sostenuta da una seri di archetti realizzati con mattoni crudi. Contiguo alla fornace vi era il luogo dove avveniva la foggiatura dei pezzi: squattoni, tegole e pianelle) che venivano fatti essiccare sotto un apposito portico al riparo delle piagge.. Inoltre, accanto alla fornace, vi era anche l’abitazione dell’esercente.
Il Comune aveva stilato una complessa NORMATIVA che regolava anche la fattura dei laterizi: “Siano fatti nelle stesse forme, lunghezza e larghezza di quelli del muro anteriore dell’Abbazia di S. Salvatore.”

 

Il 27 settembre 1314 un gruppo di Fucecchiesi tra cui alcuni personaggi di spicco vennero processati come traditori per aver cercato di consegnare il paese al ghibellino Uguccione della Faggiola il quale, con un colpo di mano, si era impadronito di Lucca il 14.6.1314.
Naturalmente i 14 cittadini incriminati non si trovavano a Fucecchio e vennero condannati in contumacia al taglio della testa dopo essere stati condotti al luogo di supplizio legati alla coda di un asino. Ben altra sorte fu riservata ad un giovanetto lucchese, Banduccoro di Benevento. Uguccione della Faggiola, desideroso di punire i guelfi lucchesi che si erano rifugiati nel nostro paese, aveva istigato il giovane Banduccoro, promettendogli due fiorini d’oro, a dar fuoco al nostro paese. Il giovinetto, una notte, riuscì a penetrare in paese ed appiccò il fuoco ad alcune case. L’incendio venne domato rapidamente ed il giovinetto fu catturato ed incarcerato. Il Vicario di Fucecchio, tenendo conto della giovane età di Banduccoro, lo condannò all’amputazione del braccio destro.

 

Il 26 gennaio 1315 il Comune di Fucecchio deliberò di lastricare l’area del castello di Ultrario ( la Torre), comune rurale, che nel 1309 si era “unito” al comune di Fucecchio diventandone FRAZIONE.
Prima di trasformarsi in castello ( villaggio cintato con mura ) con proprie magistrature ( comune rurale ), come risulta da un documento dell’Archivio vescovile di Lucca datato 1018, Torre era semplicemente una “villa” ( gruppo di casupole coloniche ) con luogo di culto dipendente dalla Pieve di S. Pietro di Cappiano. Si chiamava, allora, Villa di S. Gregorio.
Nel secolo XII° il villaggio assunse la denominazione di ULTRA RIVO o ULTRARIO, nome che gli derivava dalla sua posizione rispetto al Rio Ramone che in seguito ne delimitò i confini.
Un documento del 20.1.1230 attesta in Ultrario la presenza di un OSPITALE (ospizio per pellegrini) in località Casore.
Verso la fine del XIII° secolo il borgo di Ultrario si trasformò in un comune rurale. I magistrati del Comune rurale lo trasformarono immediatamente in un CASTELLO circondandolo con mura di fortificazione e dotandolo di una torre che si elevava in corrispondenza del coro dell’attuale chiesa di S. Gregorio. Il coro della chiesa venne infatti ricavato dal piano terreno della torre che per la sua possanza regalò ad Ultrario la nuova denominazione TORRE.

 

L’8 aprile 1315 il Consiglio comunale autorizzò lo smantellamento del Castel Rapiti, in Montellori, per edificare la bertesca e la torre dell’abbazia di S. Salvatore.
Sulla bertesca (torretta di legname) e sulla torre stazionavano custodi notturni per salvaguardare il paese dai prevedibili assalti dei ghibellini provenienti da Lucca, diventata ghibellina nel 1314 ad opera di Uguccione della Faggiola.
Non si era provveduto soltanto all’erezione della torre, ma anche alla restaurazione delle mura castellane e si erano disposti corpi di guardia a custodia del ponte sull’Arno munito anche di torri.

 

Il 21 luglio 1315 Baldovino Uberti da Firenze, Podestà di S. Croce, insieme con i 6 deputati e con i Consiglieri del Consiglio Generale e con i Capitani di parte guelfa, eleggono sindaco Nando del fu Ghermando per trattare e formare la LEGA e SOCIETA’ col Comune di Fucecchio e con tutti gli altri Comuni con quei PATTI e condizioni che parranno al medesimo.

 

Il 29 agosto 1315 Fucecchio diede rifugio ai fiorentini scampati alla tremenda sconfitta di Montecatini, patita per opera di Uguccione della Faggiola, Signore di Pisa e di Lucca da lui sottomessa il 14 agosto 1314. Anche in quella occasione gli scampati, fra cui anche le milizie di Re Roberto, trovarono rifugio in Fucecchio.
Uguccione, già signore di Pisa e di Lucca, mirava a sottomettere anche Firenze, la quale, paventando il pericolo di un simile disegno, chiese aiuto a Re Roberto di Napoli. Non appena giunsero le truppe di Re Roberto, i fiorentini mossero contro Uguccione che li attendeva nei pressi di Fucecchio. Lo scontro avvenne, invece, a Montecatini.
La sconfitta di Firenze fu irrevocabile.
Cerreto Guidi e Vinci, temendo il peggio, si dettero ad Uguccione della Faggiola.; non così Fucecchio che non mostrò nessun timore nei confronti dell’astro vincente Uguccione.
La Battaglia di Montecatini è passata alla storia come Strage di Montecatini.
Duemila soldati guelfi morirono in combattimento. Altre vittime illustri: il figlio di Uguccione e il fratello di Re Roberto di Napoli.
Molti fuggiaschi annegarono nei pantani del Padule.
Prese parte alla battaglia, quale capitano delle truppe ghibelline lucchesi, Castruccio Castracani che rimase ferito gravemente ad una gamba.

 

Il 22 gennaio 1316, Uguccione della Faggiola, che si era impadronito di Lucca il 14.6.1314, grazie alla complicità di tre fratelli fucecchiesi – Albizo, Niccolò e Pietro di Duccio – e di altri traditori di Fucecchio, diede l’assalto alle nostre mura riuscendo ad innalzare le proprie insegna sulla torre della porta della Valle (Via Mario Sbrilli).
Dopo un aspro combattimento protrattosi per tutta la notte fino alle ore 9 del mattino, Uguccione fu costretto a ritirarsi.
Prima di rivarcare le mura bruciò alcune case.
In un inventario stilato lo stesso giorno compaiono le scale di legno usate da Uguccione per scavalcare le pura e poi abbandonate, le case bruciate, una breccia aperta nelle mura.
I tre fratelli fucecchiesi vennero condannati in contumacia con la qualifica di traditori.
La presenza di traditori nel nostro paese provocò insicurezza e diffidenza e destabilizzò la vita sociale e politica fucecchiese. (Erba d’Arno n. 9)

 

Il 16 aprile 1316 fu delegata al Capitano di guerra la facoltà di assegnare ai creditori, dopo averne accertata la legittimità, i beni di quei paesani che erano stati confinati con la qualifica di RIBELLI.
E furono moltissimi i Fucecchiesi spediti al confino con la qualifica di ribelli.
E tali erano considerati coloro che attentavano all’autonomia del nostro Comune o in proprio o in combutta con l’esercito ghibellino di Uguccione della Faggiola.
Uguccione, dopo essersi impadronito di Lucca il 14.06.1314, aveva spedito al confino 300 famiglie guelfe lucchesi. Alcune decine di queste famiglie si rifugiarono a Fucecchio che fino al 14.06,1314 era legata con vincoli di dipendenza a Lucca.
Dopo il 14.06.1314, Fucecchio non riconobbe più questi vincoli per poter continuare a professarsi guelfa. Non godendo più dell’appoggio di Lucca diventata ghibellina e nonostante l’intenzione di allearsi militarmente con Firenze, rimase esposto (Fucecchio) ai colpi di mano della fazione locale dei ghibellini forti dell’appoggio materiale di Uguccione della Faggiola che a più riprese foraggiò complici e traditori.
Le sanzioni comminate dal Comune di Fucecchio a questi ribelli furono molto severe:
- Venivano confinati, condannato cioè a dimorare ad una distanza di almeno 20 miglia da Fucecchio;
- Nessun fucecchiese poteva intrattenere rapporti con i confinati, nemmeno di natura epistolare;
- Perdevano il diritto di proprietà dei loro beni che venivano confiscati ed incamerati nelle casse comunali.
Il Comune, però, aveva l’obbligo di risarcire eventuali creditori dei confinati. 
Molti fucecchiesi approfittarono della situazione e si dichiararono – falsamente – creditori.
I nostri amministratori se ne resero conto e, poiché non aveva poteri speciali, conferirono al Capitano di guerra non solo la facoltà di risarcire i creditori ma anche il potere di infliggere pene severissime ai profittatori.

 

Il 19 aprile 1316, a pochissimi mesi di distanza dal fallito tentativo di Uguccione della Faggiola (22.1.1316) di impadronirsi di Fucecchio con la complicità di alcuni fucecchiesi, venne compilata la lista dei paesani condannati al confino. Questi dovevano andare a dimorare ad una distanza di almeno 20 miglia da Fucecchio.
In questa lista figuravano 155 uomini e 47 donne. Fra gli uomini c’erano numerosi eminenti cittadini fra cui diversi esponenti della classe dirigente che avevano governato il paese fra la fine del XIII° secolo e gli inizi del XIV°.
Fra le 47 donne vi erano 4 serve e donna Tessa, vedova di Duccio, madre di tre fratelli che avevano congiurato con Uguccione il 22 gennaio 1316.
Rapportati alle 300 famiglie guelfe cacciate da Lucca nel 1314, il numero dei fucecchiesi mandati al confino fu ragguardevole.

 

Il 22 giugno 1316 i quattro Deputati del Consiglio comunali sopra i Beni dei Ribelli (ghibellini) deliberarono che il Capitano di Guerra di Fucecchio, il fiorentino Alberto degli Adimari eletto dal nostro Comune il 14 giugno, fosse tenuto a confermare le assegnazioni da loro fatte a Simonetto per Riccardo suo figlio e a Vannuccio di Neri di Adamo i riparazione dei danni sofferti come guelfo.
Già in data 29 maggio 1316 era stata emessa dal nostro Podestà Gentile di Buondelmonti di Firenze una sentenza a favore di Vannuccio di Neri di Adamo.
Il Podestà, infatti, condannò un certo Truffa a pagare a Vannuccio fiorini 170 d’oro per danni causatigli. Siccome Truffa non aveva soldi per pagare il danno, in data 7 giugno vendettero la di lui terra per risarcire Vannuccio.

 

Il 19 luglio 1316 avvenne un grave fatto di brigantaggio nel nostro territorio comunale.
Dopo il 1314, l’anno in cui il ghibellino Uguccione della Faggiola si impadronì di Lucca divenendone Signore, il comune di Fucecchio, ricettacolo di quasi tutte le 300 famiglie guelfe cacciate da Lucca, rimase senza la protezione militare e giuridica della sua Dominante da sempre, Lucca. 
Il nostro territorio, ora che non era più sorvegliato dalla polizia lucchese, rimase esposto all’azione del brigantaggio che si concretizzava non solo con le rapine ma anche con i sequestri e le uccisioni.
Gli agguati avvenivano spesso sulla Via Francigena e sulle sue varianti locali rappresentate dalla strada di Cappiano o da quella che conduceva a S. Miniato, talora in prossimità dell’area detta Ponte dell’Arno. Alcuni episodi di brigantaggio si verificarono anche nelle Cerbaie.
Infatti il 19 luglio 1316 alcune donne lucchesi vennero derubate nelle Cerbaie in una strada pubblica presso l’ospedale di S. Trinità e S. Maria “de Rivo Torbido” presso Galleno.
Una persona venne addirittura rapita in prossimità di Porta Nova, quella in fondo all’attuale Via Castruccio e sopra la quale si erigeva la Torre di Castruccio.

 

Il 9 agosto 1316 venne inquisito il fucecchiese Puccio del fu Riccomanno, detto Gennario, per una serie di delitti che aumentarono di numero dopo il 1314, l’anno in cui Fucecchio cessò di dipendere da Lucca di cui divennero Signori, prima Uguccione della Faggiola e poi Castruccio Castracani. Fucecchio, dal 1341 al 1330, rimase militarmente e giurisdizionalmente scoperto. L’esercito e la polizia di Lucca non erano più con noi.
Nel giugno 1316, Gennario con altri compagni aveva rapito due uomini del vicino castello di Musignano per ottenere un riscatto.
Sempre nel mese di giugno, su una pubblica strada, ne contado di S. Miniato, aveva ucciso con una lancia uno sconosciuto sottraendogli tutti i denari e spogliandolo di ogni panno che indossava.
La strada che conduceva a S. Miniato era il teatro preferito dei suoi crimini.
Qui, oltre ad avere assalito un mercante, derubandolo di 6 fiorini d’oro, dieci lire e del mantello, aveva ucciso un altro mercante di Volterra colpendolo con un coltello al petto, derubandolo poi dei denari e delle vesti e gettandone il corpo in Arno.
Infine, sempre su questa strada, aveva rapito un tale di S. Miniato tenendolo in “privato carcere” e ricavandone un riscatto di 10 fiorini d’oro.
Tutti questi delitti erano stati compiuti per tradire il Comune di Fucecchio, per terrorizzare i mercanti di passaggio e per impedire i rifornimenti destinati al castello di Fucecchio.

 

L’8 novembre 1316 il Podestà di Fucecchio inquisì un malvivente , venuto da Modena, certo Franceschino di Pietro, detto TROMBETTA, “ladro per le strade e vivente di rapina e sequestro di uomini”.
Era presente davanti al banco di Giustizia del Podestà di Fucecchio come reo confesso.
Era entrato con la forza, di notte ed insieme ad altri, in una casa posta nella campagna fucecchiese, in località Vallebuia (vicino alle Botteghe), vi aveva sorpreso due fucecchiesi, li aveva rapiti e torturati per ottenere infine un riscatto di 16 fiorini.
Trombetta, in precedenza, aveva effettuato altri tre sequestri nei distretti di Modena, Sa. Miniato e Fucecchio.
Spesso i sequestri venivano commissionati da uomini politici.

 

Il 6 marzo 1317 venne deliberato dal Comune lo stanziamento di lire sei per la realizzare nella Loggia del Comune una immagine della Vergine con Bambino destinata ad ispirare saggezza e amor patrio ai consiglieri che qui si riunivano regolarmente.
L’esecuzione dell’affresco venne affidata al pittore Covero Cemucci da S. Miniato. Oltre all’immagine della Vergine e del Bambino, il Cemucci dipinse nell’affresco anche alcuni santi.
Nell’occasione Covero Cemucci eseguì anche la decorazione di alcuni scudi con le insegne del Comune ed altri due scudi con quelle di Roberto d'Angiò, re.
Nel 1330 commissionarono a Covero Cemucci un’altra immagine della Vergine nel Palazzo del Comune. (Bollettino degli Euteleti N. 58 del 1991)

 

Nel verbale della riunione consiliare del 10 marzo 1317, dopo che in data 6 marzo era stato deliberato di dipingere la figura della Beata Vergine nella Loggia e di pavimentare la medesima con mattoni e di porvi i sedili, si legge:
“ Si affermi che detto Camerario possa e debba devolvere tutta quella quantità di denaro che sia stata opportuna per costruire i sedili nella Loggia del detto Comune, in cui si svolge il Consiglio, e per una pittura dell’immagine della Beata Vergine Maria col suo Beatissimo Figlio col Padre Onnipotente da dipingere e fare in detta Loggia per reverenza ed amore verso gli stessi e affinché gli uomini che vi si riuniscono in consiglio siano provvidi, decisi e costanti, dal beneficio della sua grazia, abbiano la mente attenta e talvolta porgano il desiderio alla salvezza delle proprie anime, ad una difesa salutare, alla condizione pacifica e tranquilla del Comune di Fucecchio e particolarmente degli abitanti del detto Comune, e potendo devolvere allo stesso modo le sostanze necessarie per lastricare con mattoni il pavimento della Loggia suddetta.

 

Il 19 marzo 1317 venne sottoscritta la PACE DI NAPOLI.
Nell’Istrumento di pace, fatto dai comuni di Firenze, Pistoia, Prato, Lucca, S. Miniato, Volterra, Massa di Maremma, FUCECCHIO, S. Croce, Castelfranco e luoghi sottoposti da una parte e dal comune di Pisa dall’altra, di ordine e alla presenza di Roberto Re di Sicilia e di Gerusalemme, si trovano descritti i patti e le condizioni di questa pace stabilita fra le due parti: tutto in Napoli in Castel Nuovo, dove abita il Re.
Successivamente, il 12 maggio 1318, venne emesso l’Istrumento dei Capitoli della PACE stipulata a Napoli tra Firenze, Pistoia ………mediante i rispettivi procuratori concernenti il prestarsi scambievolmente aiuto e a non offendersi nelle persone e nelle cose né pubblicamente né occultamente.
(Appunti Masani)

 

Il 29 marzo 1317 giunse voce nel castello di Fucecchio che i lucchesi di Uguccione della Faggiuola erano presso Cerreto Guidi con 350 cavalieri. Immediatamente le milizie di guarnigione a Fucecchio, pari per numero e valore, buttate le selle sui cavalli, cavalcarono su Cerreto Guidi agli ordini di Monaldo Oltramontano, Capitano del Comune di Firenze, e si azzuffarono con la schiera ghibellina infondendole gravissime perdite, nonostante siano state poi respinte e costrette a rientrare fra le solide mura castellane, alle quale non ritenne mai opportuno avvicinarsi il terribile Uguccione.

 

Il 7 aprile 1317 vennero corrisposti a Giuntino Ghelli 396 libbre, 13 soldi e 6 denari per i lavori di scavo del POZZO accanto alla Porta della Valle. 
I lavori di scavo erano durati 80 giorni.
Nel 1315, un anno dopo che Ugo della Faggiola si era impadronito di Lucca (1314) diventandone Signore, il Consiglio comunale di Fucecchio, paventando numerosi assedi da parte del nuovo di padrone di Lucca, elesse una BALIA di sei uomini affinché provvedesse alla realizzazione di POZZI e CISTERNE nel castello di Fucecchio affinché si potesse avere acqua in abbondanza anche in stato di emergenza.
I sei uomini ne fecero scavare uno in prossimità della Porta della Valle dove trovavasi una polla non molto profonda ma larga. Il detto pozzo dovrebbe corrispondere a quello la cui bocca alquanto larga è ancora visibile in via Mario Sbrilli, presso l’ex Oratorio di S. Giobbe. La presenza di questo viene segnalata anche dal plantario del 1812.
Negli anni ’30 la bocca del pozzo venne murata. Il pozzo venne surrogato con una fontana pubblica.

 

Il 12 maggio 1317 convenne a Napoli, a sottoscrivere l’atto di pace dinanzi a Re Roberto, anche il rappresentante del Comune di Fucecchio.
Il fucecchiese era uno dei rappresentanti della parte guelfa che, oltre a Fucecchio, comprendeva anche Firenze, Siena, Volterra, Pistoia, Massa Marittima, S. Miniato, S. Gimignano, Colle, Prato, Santa Croce, Castelfranco, Santa Maria a Monte, Montefalcone ed altri comuni.
La parte ghibellina della Toscana era rappresentata da Pisa e Lucca.
Il promotore di questa PACE era stato Roberto che, contrariato dai continui scontri armati fra le due parti ( nella strage di Montecatini del 29.8.1315 aveva perduto suo fratello Pietro di Gravina), tentò di riunire in un accordo fruttuoso le città discordi dell’inquieta Toscana..
Nonostante che Fucecchio ed i comuni vicini protestassero di voler fare la pace con Pisa e non con Lucca, l’accordo fu tuttavia raggiunto e concluso.

 

Il 15 maggio 1317 vennero inquisiti dal nostro Podestà 10 briganti che avevano tentato di rapire un certo Chele detto Giobbe di Borgo Santa Fiora.
Il capo della banda era VOLUPPINO da Empoli.
Quattro dei dieci rapitori erano stati catturati e, davanti al podestà e alla corte, avevano reso piena confessione.
Nella banda c’erano anche 3 fucecchiesi, due lucchesi, uno di Vivinaia (Montecarlo), uno di Cerreto Guidi e un altro.
Tutti e quattro i rei confessi erano stati avvicinati separatamente da Voluppino in luoghi diversi del paese ed ognuno era stato invitato al sequestro di uno sconosciuto ghibellino. Il rapimento avrebbe dovuto fruttare la bella somma di cento fiorini d’oro.
Il pino, però, era fallito perché i malviventi, una volta catturato il malcapitato presso il ponte sull’Arno e dopo averlo condotto per un breve tratto verso la riva del fiume con l’intento di caricarlo su una barca, erano stati sorpresi da alcuni uomini accorsi in aiuto.
I rapitori si erano dati alla fuga e a Voluppino non era rimasto che sfogare la sua rabbia contro la vittima che fu ferita più volte con una lancia prima di essere abbandonata.

 

Il 17 dicembre 1317 il Podestà di Fucecchio, Benedetto de Mezzanucci da Prato, dopo aver ascoltato le deposizioni dei testimoni ed averle sufficientemente vagliate, emise una sentenza a favore del guelfo fucecchiese Bindo dei Rossi.
Con quella sentenza si assegnarono a detto Bindo dei beni dei Ribelli ghibellini nella misura di 4 fiorini d’oro da una parte e di lire 200 da un’altra per “reintegrazione dei danni sofferti e datigli dai ribelli ghibellini”.

 

L’11 ottobre 1318 venne riunita nella Pieve di S. Giovanni sul Poggio Salamartano l’assemblea Generale per prendere provvedimenti nei confronti della consorteria dei Simonetti responsabile di ferimenti, omicidi, ruberie e devastazioni.
Poiché le Magistrature ordinarie si erano rivelate impotenti, venne decisa la sospensione delle magistrature ordinarie e l creazione di una BALIA di 12 uomini con licenza di prendere tutti i provvedimenti necessari.
I Simonetti, un ramo dei Della Volta, furono sicuramente confinati mentre sembra che Simonetto sia stato condannato a morte.
I beni della famiglia furono confiscati. Ma nel 1323 i membri della consorteria poterono quasi sicuramente rientrare in paese.

 

L’1 giugno 1319 il Podestà e gli Anziani del nostro Comune deliberarono sanzioni severe contro coloro che rubavano il legname dello STECCATO che, al di fuori dalle mura e del fossato circondava il nostro paese. La sanzione contro i ladri dello steccato prevedeva una multa di 25 soldi e la riparazione del medesimo steccato.
Le difese del castello di Fucecchio 8 per castello si intende paese circondato da mura) erano costituite oltre che dalle mura e dai fossati anche da uno STECCATO formato da grossi tronchi d’albero profondamente infissi nel terreno e ben collegati fra di loro.
I fucecchiesi, incuranti dell’indebolimento dell’apparato difensivo, rubavano spesso le travi e i tronchi d’albero dello steccato. Il furto doveva avvenire di notte. Evidentemente gli armigeri che di giorno e di notte dovevano far buona guardia sul cammino di ronda delle mura o erano conniventi con i ladri o preferivano restarsene nelle loro stanze a bere boccali di vino o a giocare a dadi o a zecchinetta.
Di fronte al ripetersi di questi furti, il Podestà e gli anziani dovettero prendere provvedimenti.

 

Il 14 giugno 1319 fu decisa la costruzione di una nuova TORRE nel tratto di MURA fra Porta Bernarda e la Torre Gentile che doveva trovarsi nell’attuale angolo fra Piazza Montanelli e Via Landini Marchiani.
Questo documento smentisce la denominazione di due delle tre torri della ROCCA: Bernarda, Gentile, Pagliaiola.

 

Il 31 luglio 1319 il Consiglio Comunale per far fronte alle frequenti incursioni che provocavano danni nel territorio fucecchiese dovette arruolare un corpo di soldati stipendiati ed un capitano che li guidasse.
Questi mercenari ante litteram venivano denominati STIPENDIARI.
Le incursioni venivano effettuate dal gruppo di fuoriusciti fucecchiesi raccolti intorno alla Consorteria Della Volta che avevano organizzato un vero e proprio esercito. Questo esercito aveva fissato le proprie basi nella Villa (villaggio) di Ventignano e nel Castello ( paese cinto di mura) di S. Croce sull’Arno.
Proprio dalle torri della Villa di Ventignano partivano le incursioni che avevano per meta il territorio fucecchiese. La presenza di ribelli fucecchiesi nel Castello di Santa Croce avvelenò talmente i nostri rapporti che gli dichiarammo guerra nonostante l’incombente e continua minaccia delle truppe di Castruccio, ora che non godevamo più della protezione militare di Lucca. La guerra, una guerra povera, fatta a colpi di incursioni, devastazioni e ruberie, depauperò talmente la popolazione fucecchiese che finì per rimanere sprovvista di vettovaglie.
Per supplire a questa carenza il Consiglio Comunale di Fucecchio istituì una BALIA di 12 uomini incaricato di acquistare farina nelle campagne vicine utilizzando i 100 fiorini che erano frutto di una imposizione fiscale a carico dei ricchi.

 

Il 22 agosto 1319 il Podestà fiorentino in servizio a Fucecchio fu prima assediato nel suo Palazzo dai reazionari ghibellini capeggiati dai Della Volta e poi costretto ad andarsene da Fucecchio “ con vergogna e disonore del Comune di Firenze”
Tutto era cominciato nel 1314 quando Fucecchio rimase privo della protezione di Lucca, guelfa, conquistata e poi Signoreggiata dal ghibellino Uguccione della Faggiola a cui subentrò l’ancor più feroce Castruccio Castracani.
Molti delle trecento famiglie guelfe costrette ad abbandonare Lucca si rifugiarono a Fucecchio che diventò per questo bersaglio dei ghibellini lucchesi e di quelli locali visto che noi Fucecchiesi eravamo militarmente scoperti.

 

L’11 gennaio 1320 i Priori e il Gonfaloniere di Giustizia di Firenze, in ossequio della Balia concessa loro dal Comune di Fucecchio, determinarono come doveva essere fatta
la elezione del Podestà di Fucecchio,
quale Famiglia ( persone al suo servizio) doveva tenere
e quale doveva essere il di lui stipendio.
Inoltre, conformemente all’autorità loro concessa dai Comuni di Fucecchio, Santa Croce e Castelfranco, i Priori e il Gonfaloniere di Giustizia di Firenze, definirono quale doveva essere la giurisdizione e dove doveva risiedere colui che per conto del Comune di Firenze dovrà esercitare l’Ufficio di Capitano nella Provincia del Valdarno.

 

Il 21 gennaio 1320 il Consiglio del Comune di Fucecchio elesse i custodi della torre della Porta delle Salarie.
Il fatto che se abbia notizia solo dal Trecento inoltrato conforta le indicazioni già offerte dal Taviani che indurrebbero a far coincidere questa Porta con quella di Borghetto ( Via La Marmora)
Assai interessante per la topografia fucecchiese la delibera del Consiglio che prescriveva ai gabellieri di restare presso la Porta Salaria per controllare le imbarcazioni in transito sull’Arno, segno che il fiume doveva trovarsi a poca distanza da essa.
La Porta era fortificata con una torre e dotata di una Loggia per i gabellieri.
Un ponte levatoio permetteva il transito sul fossato antistante.
(Archivio Storico SC 14 – Repertorio di Toponomastica di Alberto Malvolti )

 

Il 14 febbraio 1320 fu recapitata ai Comuni di Fucecchio, Santa Croce e Castelfranco la risposta con cui veniva accolta la loro richiesta di concedere ai Priori di Firenze la licenza di provvedere a tutto ciò che concerneva il pacifico e tranquillo stato, la custodia e la difesa di Fucecchio fino al termine di 10 anni.
In pratica il nostro Comune veniva esautorato da quello di Firenze che colse questa opportunità per legare più saldamente alle proprie direttive il nostro Comune nonostante che a Fucecchio operasse un Capitano fiorentino che coordinava le attività militari.
L’11.6.1320 i Priori di Firenze fissarono con due deliberazioni l’ambito dei loro poteri speciali che ridussero quasi completamente la libertà conseguita dal nostro Comune nel 1314 quando rompemmo i nostri vincoli con Lucca a causa del colpo di mano di Uguccione della Faggiola
Con la prima delibera venivano fissate le competenze del Capitano a cui venivano affidati il comando militare, la difesa e le fortificazioni del paese, l tutela dell’ordine pubblico, la pacificazione delle liti fra guelfi e l’imposizione di eventuali tregue.
Veniva inoltre stabilita la esenzione da tutte le gabelle per le mercanzie in transito e, in materia di scambi commerciali, i fucecchiesi venivano assimilati agli altri abitanti del Distretto di Firenze.
Con la seconda delibera veniva stabilito che i podestà darebbero stati scelti dal Comune di Fucecchio sulla base di una lista di candidati preparata dai priori di Firenze.
( Erba d’Arno n.8)

 

Il 2 maggio 1320 Castruccio Castracani non guardando alla religione del giuramento fatto solennemente nella Pace con i Fiorentini, inaspettatamente entra nella Terra dei Fiorentini e prende il Castello di Cappiano, passa il ponte della Gusciana e corre a forza improvvisamente verso Fucecchio e lo brucia.
Lo storico Ammirati “non dice che Castruccio prendesse Fucecchio e la bruciasse, ma che guastò tutto il paese di Fucecchio, cioè il di lui territorio, non già il Castello”.
Lo storico Tronci invece, dà la seguente versione del fato:
“Alcuni Fucecchiesi mi tradiscono la propria Patria consegnandola dolosamente nelle mani di Castruccio in tempo di notte, ma che accortisi del tradimento il restante dei Fucecchiesi vedendosi il nemico dentro le proprie mura gli fecero tale e tanta forza che la respinsero fuori, cosa che non gli era succeduta nelle altre Castella del Valdarno, perché Fucecchio era munito del fiore della gente.”

 

Il 28 giugno 1320 il Consiglio comunale, tenendo presente la pericolosità dl nuovo Signore di Lucca, Castruccio Castracani, che nel 1316 si era sbarazzato di Uguccione della Faggiola e che nel 1320 aveva ripreso le ostilità contro i castelli guelfi di frontiera quali quello di Fucecchio, prese una serie di provvedimenti tesi a rompere possibili collegamenti fra Castruccio e i fuoriusciti fucecchiesi.
Si dispose che tutti i fuoriusciti dovevano presentarsi al Podestà. Ai renitenti sarebbero stati confiscati i beni.
Furono riammessi nel paese 13 ghibellini precedentemente confinati.
Fu confermato il confino per un altro gruppo di fucecchiesi.
Vennero dichiarati RIBELLI i 74 fucecchiesi, fra cui donna Tessa vedova di Duccio e madre dei tre fucecchiesi che avevano congiurato con Uguccione della Faggiola e che continuavano a dimorare nel territorio soggetto a Castruccio. Oltre che ribelli furono dichiarati NEMICI della parte guelfa.

 

L’11 settembre 1320 Castruccio Castracani degli Antelminelli, capitano generale della città e del Comune di Lucca e viceconte di LUNI, scrisse all’Amministrazione Comunale di Fucecchio per chiederle la consegna di alcuni ladri e la restituzione della loro refurtiva
I barrocciai Cicuta ed altri di Buggiano erano stati assaliti dai ladri mentre, provenienti da Sommacolonia nei pressi di Barga, trasportavano con 5 bestie il vino cotto all’esercito di Castruccio. I ladri, dopo aver derubato i carrettieri, si erano rifugiati a Fucecchio.
Nella lettera veniva anche precisato che i ladri, capeggiati da certo Posarello, figlio di Forese della Volta, avevano venduto in quel di Cappiano sia le bestie che il vino cotto ricavandone 28 fiorini d’oro.
Il Comune di Fucecchio in data 15 settembre rispose a Castruccio protestandosi ignaro dell’accaduto ed assicurando un esemplare punizione nel caso in cui i ladri fossero stati trovati e catturati.
I ladri, naturalmente, anzi volutamente, non furono né trovati né catturati.

 

L’11 novembre 1320 si concluse con la costruzione di un battifolle in legno (bastione) presso la TORRE DEL PONTE sull’Arno LA REALIZZAZIONE DELLE STRUTTURE DIFENSIVE DEL CASTELLO DI FUCECCHIO.
L’opera di ristrutturazione difensiva era iniziata nel 1316, dopo il tentativo fallito di Uguccione della Faggiola, Signore di Pisa e di Lucca, di conquistare Fucecchio.
Alla fine del 1316 si era finito di impiantare lo steccato che recingeva il paese parallelamente alle mura di cinta. 
Poiché sia le mura che sette torri avevano bisogno di essere restaurate occorrevano ingenti quantità di mattoni.
Venne allora rimessa in funzione la fornace del Comune; ma essendo insufficienti i laterizi che venivano da essa prodotti, si ricorse alla demolizione sia dei fabbricati giudicati inutili, come la torre di Rosaio, sia il Castelrapiti sul Poggio di Montellori sia i fabbricati di quanti erano stati condannati al confino con la qualifica di ribelli.
Le due opere difensive maggiormente esposte alle incursioni di Castruccio, subentrato nel 1316 a Uguccione della Faggiola nella Signoria di Pisa e Lucca, erano i ponti fortificati di CAPPIANO e di Fucecchio.
Il moltiplicarsi delle spese a scopo difensivo gravarono soprattutto sulle spalle della popolazione che dovette subire ben 7 imposizioni fiscali nonostante i grossi prestiti erogati dai fuoriusciti lucchesi dimoranti a Fucecchio.
Come se ciò non bastasse, nel 1322 si dovettero fronteggiare una carestia dovuta alle gelate invernali e la costruzione della ROCCA, oggi nel Parco Corsini.

 

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