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anni
- 1261
>> 1280
Il
23 maggio 1266 il Comune di
Fucecchio, seguendo l’esempio di Santa Croce e Castelfranco,
che lo avevano fatto due giorni prima, si dette in Signoria ai
ghibellini di Pisa.
Pisa venne preferita a Firenze perché i guelfi ospitati e
difesi contro Guido Novello nell’assedio del 1261 non
avessero a subire da quegli accaniti ghibellini fiorentini
ingiurie ed onte, vendette e violenze.
Giovanni Peci, rappresentante della Repubblica di Pisa, venne
mandato a Fucecchio a ricevere il giuramento di fedeltà e a
presidiare la nostra ROCCA con milizie pisane.
Fucecchio guelfa si era convertita al ghibellinismo perché la
Lega Ghibellina, approntata contro Carlo d’Angiò di
Francia, chiamato in Italia dal papa, era troppo forte ed
aveva inoltre programmato scorrerie mensili nel nostro
territorio.
Il
20 febbraio 1270
gli uomini del Comune rurale di Orentano nominarono un loro
sindaco (rappresentante) perché si recasse a Fucecchio a far
atto di sottomissione a quel podestà in nome della comunità
orentanese.
( Masani – Appunti )
Il
23 luglio 1272
venne ratificata a Monfort da Carlo d’Angiò la PACE che
nello stesso anno era stata stipulata nel nostro Monastero di
S. Salvatore fra Guidoletto di Ildobrandino Bonaparte, sindaco
di S. Miniato e capo dei Ghibellini, ed Enrico Valdimonte,
Vicario di Carlo d’Angiò in Toscana.
I saminiatesi, ghibellini, non potendo reggere alle forze
sempre più incalzanti di Carlo d’Angiò, avevano supplicato
Enrico Valdimonte di accoglierli sotto la sua protezione.
Il
3 aprile 1273
il fucecchiese Enrico, canonico della chiesa di S. Andomaro
della diocesi della città Mariana suffraganea della
metropolitana di Genova, venne eletto, da papa Gregorio X,
vescovo di Luni in prossimità di Sarzana.
La motivazione per
la sua elezione è raccolta in questa breve frase:
“ Questi è quel famoso Enrico che raccolse in un grande
volume pergamenaceo, dopo averle recuperate con molto lavoro,
tutte le leggi della sua Chiesa”.
Enrico da Fucecchio fu, infatti, il compilatore del famoso
CODICE PALLAVICINO che si conserva nel duomo di Sarzana e che
ha consentito a tutti i medievalisti di conoscere le leggi su
cui poggiò per tre secoli il feudalesimo.
Enrico da Fucecchio, dopo aver continuato il suo lavoro di
raccoglitore di LEGGI e dopo aver amministrato in maniera
intelligente e ferma la sua diocesi di Luni, morì nel 1296.
Il
4 aprile 1273,
papa Gregorio X, da Orvieto, emise una Bolla dettagliata per
l’elezione di ENRICO DA FUCECCHIO – a quel tempo canonico
della chiesa di S. Andomarti della diocesi di Boulogne in
Francia – a VESCOVO di Luni, città morta perché totalmente
distrutta nel 1019 dall’arabo Mugaid.
Enrico d Fucecchio onorò con l’azione la sua carica di
Vescovo-Conte e di Vicario Imperiale.
Elevato alla cattedra in un momento di eccezionale difficoltà
per la Chiesa di Luni, depredata nei suoi diritti e nei suoi
beni dai vassalli e dai Comuni, seppe mostrare doti di grande
diplomatico e condottiero. Avendo rilevato che le entrate
della chiesa erano letteralmente svanite, si dette
energicamente a riordinarle.
Riscattati gli antichi diritti ( della chiesa) e restaurate le
finanze della Chiesa diocesana, svolse la sua energica opera a
ristabilire il potere temporale.
Con tenace ricerca riordinò tutti gli antichi diplomi e
documenti relativi ai diritti del suo episcopio e costituiti
da atti di investitura, lodi, sentenze, giuramenti di fedeltà,
contratti e privilegi, tutto facendo trascrivere da un notaro
in un apposito libro che costituisce il Codice Pallavicino, un
monumento di diritto medioevale.
Le armi usate da Enrico da Fucecchio furono la trattativa, gli
acquisti di terre vicine ai concorrenti per isolarli ed
indurli all’abbandono, la guerra (1280). Valga per tutti
l’esempio della conquista dei Castelli di Bolano e della
Brina che gli venivano contrastati dai Malaspina. Quando i
Malaspina inviarono 3 ambasciatori con l’incarico di
protestare, il nostro vescovo Enrico fece tagliare loro la
testa. Enrico vinse la guerra contro i Malaspina con il Lodo
di Orvieto dell’8 maggio 1281.
Non ebbe analoga fortuna con Genova e con Lucca, confinanti
rapaci e forti.
Compiuta l’impresa del recupero dei beni, si dispose ad
assicurarli fabbricando torri e fortilizi nei punti nevralgici
del suo dominio sia contro i feudatari confinanti sia contro i
corsari e contro Genova. Costituì a sue spese una milizia
permanente reclutata fra gli uomini del suo contado come
valido presidio delle sue opere difensive.
Nel 1285 ottenne dall’imperatore Rodolfo il diritto di
battere moneta. Questa non rappresentò una concessione nuova,
bensì il ripristino di un antico privilegio caduto poi in
disuso.
L’accrescersi della potenza dei Comuni e il crollo di Pisa,
i cui interessi coincidevano con quelli dei vescovi-conti,
provocarono l’inevitabile decadenza anche del comitato di
Luni.
Pisa, Genova, e Lucca, i Fieschi e i Malaspina, i feudatari
minori e i Comuni vicini, che per 20 anni avevano guardato con
inquietudine allo sviluppo grandioso del vescovo lunense, ne
seguirono compiaciuti il successivo decadimento. Il nostro
vescovo Enrico morì nel 1297. Ne rende fede il fatto che il
suo successore venne nominato vescovo l’8 maggio 1297.
Il
20 febbraio 1279
gli abitanti del Comune rurale di Orentano elessero
procuratore Giuncavale per comparire a nome di detto Comune
davanti al Vicario e Podestà di Fucecchio per prestare
obbedienza ai loro ordini.
Il
6 ottobre 1280,
Ansidoro, medico e sindaco (persona delegata) di Fucecchio
riceve per castellani di detto comune questa gente, Manente,
Baldinello, Upezzino, Guinizello, Ormannetto, Lotto, tutti di
Massa Piscatoria (Massarella).
Tutti giurano di fare ogni qualsiasi servizio reale e
personale di detto Comune come fanno gli altri castellani.
Rogato Filippo di Canneto da Fucecchio
Il
5 dicembre 1280
una delegazione del Comune Rurale di Massa Piscatoria
(Massarella) sottoscrisse a Fucecchio l’Atto di
Sottomissione. Per effetto di questo atto Il Comune Rurale
conservava la propria autonomia amministrativa, si impegnava a
mantenersi fedele e pronta a qualsiasi servizio a favore del
nostro Comune.
In compenso Massa Piscatoria otteneva quella protezione
militare che avrebbe inibito gli appetiti di espansione
territoriale di Comuni limitrofi più grandi e più
militarmente potenti.
Il
6 dicembre 1280,
secondo il Repetti, due mesi dopo il giuramento di obbedienza
sottomissione , i buono uomini di Fucecchio ricevettero in
qualità di coabitanti castellani quelli di Massa Piscatoria
che giurarono di far tutti i servizi reali e personali del
comune a cui si aggregavano.
In realtà non andò così: le pendenze a causa dei dazi ed
altre controversie si protrassero fino al 1309.
Questo il testo dell’Atto di sottomissione copiato da
Filippo di…. da Fucecchio contenuto in una pergamena:
“Ansidoro medico del fu Filippo riceve per castellani di
detto Comune Manente del fu Fioravante, Baldinello del fu
Graziano, Upezzino del fu Foligno, Guinizello del fu
Bonaggiunta, Ormannetto del fu Manente, Lotto del fu Giunta e
Fede del fu Bruno, tutti di Massa Piscatoria e i medesimi
giurano di fare tutti i servizi reali e personali di detto
Comune come fanno gli altri castellani”
Subito dopo la sottoscrizione dell’Atto, i delegati di
Massapiscatoria poterono attraversare il limen rosso, una
larga fettuccia rossa distesa sul pavimento della sala.
L’attraversamento stava a significare che anche Massarella
entrava a far parte del Comune di Fucecchio pur conservando la
propria autonomia di Comune Rurale.
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