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anni
- 1181
>> 1199
L’1
settembre 1187
l’imperatore EnricoVI, figlio di Federico Barbarossa. Da
Bologna, concesse a Fucecchio rappresentato da cinque notari,
la facoltà di amministrarsi e di recingere il BORGO con MURA
e fortificazioni.
Enrico VI dichiarava inoltre i Fucecchiesi LIBERI ed ESENTI
dalla soggezione di qualsiasi persona, di qualunque autorità
e dignità ecclesiastica o secolare sia vescovo, duca,
marchese, conti, consoli, podestà, città o Comune e
sanzionava la pena di 100 libbre d’oro, a favore
dell’Impero, a carico di coloro che avessero violato la
volontà imperiale.
Concesse in FEUDO agli stessi abitanti il CASTELLO proibendo a
chiunque di distruggerlo.
Come contropartita, l’imperatore pretese il GIURAMENTO di
FEDELTA’, impose che nell’arco di perentorio di 4 anni
fossero costruite le MURA intorno al paese. Ingiunse anche la
concessione a favore dell’impero di un territorio grande
quanto l’area circondata dalle mura.
Nasceva così il Comune di Fucecchio, il nuovo centro di
attività che segnò l’inizio del declino della ISTITUZIONE
fino ad allora imperante: l’Abbazia di S. Salvatore.
Il
23 giugno 1190
venne stipulato un contratto notarile “ nel Castello di
Fucecchio, nella chiesa riedificata del Poggio Salamartano”
Con questo contratto l’abate Enrico vendette ogni diritto
che l’abbazia aveva sui castelli e corti di Cigoli, Leporaia
( Ponte a Egola) e Stibbio. Fra gli acquirenti figurano anche
i Visconti di Fucecchio. Da questo documento si evince che la
CHIESA DI S. SALAVATORE, ricostruita sul Poggio Salamartano
dopo il 1106, distrutta per eventi bellici nel 1136 e nel
1161, era stata già ricostruita nel 1190. Le strutture della
chiesa attuale risalgono quindi al 1190.
Il
18 luglio 1194
Placido, abate del nostro Monastero di S. Salvatore, animato
dalla volontà di risollevare le sorti , il prestigio e le
condizioni finanziarie del Monastero, riuscì ad ottenere, in
Pisa, dall’Imperatore Enrico Vi un PRIVILEGIO davvero
speciale:
l’abbazia passò sotto la protezione dell’Impero e vennero
annullati, almeno sulla carta, tutti gli atti di infeudazione
e di alienazione di beni sottoscritti dall’abate Gregorio.
Le vennero infine riconfermati tutti i possessi pervenutigli
(al Monastero) dai Conti Cadolingi.
Il PRIVILEGIO, purtroppo, non divenne mai esecutivo.
I guasti operati dall’abate Gregorio a danno del Monastero e
la presenza operativa della istituzione comunale- aveva solo 7
anni – segnarono l’inizio della parabola discendente del
Monastero di S. Salvatore.
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