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Il
27 novembre 1106
venne rogato un atto di donazione che trascriviamo in calce
alla presente pagina.
Nel 1105 un’alluvione particolarmente rovinosa danneggiò
irreparabilmente il monastero e la chiesa di S. Salvatore
poste in prossimità del Ponte di Bonfiglio sull’Arno. I
Monaci del monastero fucecchiese perorarono presso l’abate
di Vallombrosa la necessità di trasferire in luogo più
sicuro chiesa e monastero.
Di questa esigenza si fece interprete lo stesso Bernardo degli
Uberti, abate di Vallombrosa, che chiese al conte di
Fucecchio, Ugo, figlio di Uguccione, un appezzamento di
terreno sulla collina in prossimità del Castello di
Salamarzana (oggi Fattoria Corsini) per ricostruirvi il
monastero.
La donazione avvenne il 27 novembre 1106. Eccone il testo.
“ Noi conte Ugo del fu Uguccione gran conte con la moglie
Cecilia figlia di Arduino ricordiamo che il conte Lotario
bisavolo di me conte Ugo, per la salvezza dell’anima propria
e dei propri parenti istituì il predetto monastero che ora il
fiume Arno ha distrutto e cancellato. Perciò noi, su
consiglio del reverendissimo don Bernardo cardinale di Siena e
abate di Vallombrosa, per timore di Dio e per la salvezza
dell’anima nostra e di quella dei nostri figli e parenti,
offriamo a Te Dio onnipotente e a S: Salvatore un’intera
parte del nostro monte e poggio che è chiamato Salamarzana.
Tutto ciò doniamo affinché il monastero che finora è stato
presso l’Arno sia ricostruito sulla sommità del predetto
poggio e vi rimanga nella regola di S. Benedetto e secondo
l’antica consuetudine della Congregazione di Vallombrosa….”
Il nuovo edificio fu ben presto ultimato accanto alla pieve di
S. Giovanni e all’ospedale, l’ospizio destinato ad
accogliere i pellegrini di passaggio.
Il
6 maggio 1108
il conte cadolingio Ugo fece donazione di tutte le terre
tenute da Guido e da Trasmundino all’OSPEDALE posto in
Salamartana.
Sul Poggio Salamartano vi erano perciò
- l’abbazia di S. Salvatore
- la chiesa di S. Salvatore
- l’ospedale ( di S. Maria della Croce)
- la pieve di S. Giovanni Battista
Il
7 ottobre 1108
il pontefice Pasquale II° autorizzò, con Bolla, il
trasferimento del Monastero e della chiesa di S. Salvatore
dalla golena dell’Arno sul Poggio Salamartano.
In
una carta di donazione del 3 novembre 1108
ricorre per la prima volta il toponimo Montellori nella forma
MONSELLORI.
La donazione è riservata all’Ospedale annesso al Monastero
di S. Salvatore.
Il toponimo indica una zona ricca di edera.
Questa zona, comprendente vari colli, era ricca di boschi che
poi avevano ceduto spazi alle coltivazioni (vigneti e, in
misura minore, uliveti) risultò divisa nel XIII° secolo in
poderi affittai ad importanti famiglie fucecchiesi come i
Visconti e i Simonetti ed appartenenti ad enti ecclesiastici
come l’ospedale di Altopascio ed il Monastero di S.
Salvatore.
Un secolo fa, l’Ansaldi, parlando di Montellori, scriveva:
“ Costà era una sorgente d’acqua salsedissima, come lo
attestano gli antichissimi Statuti di Fucecchio; costà erano
crateri, bagni murati e fontanelle, dove la gente andava a
bere per guarire da certi mali.
Ma oggi di questo bagno, antico per lo meno quanto quello del
Tettuccio a Montecatini, non restano che debolissime
vestigia.”
Queste notizie sono confortate da altre testimonianze
toponomastiche ricorrenti negli estimi del XIII° e XIV° secolo
Si parla delle seguenti località: “Acqua salsa” e
“Terra bianca” che allude probabilmente alla fioritura di
sale più copiosa e bianca rinvenibile nella zona dove erano
stati edificati i bagni.
Il
18 febbraio 1113
morì, dopo essere stato ferito mortalmente dai Fiorentini a
Montacascioli, il quinto ed ultimo conte cadolingio di
Fucecchio, UGO che aveva regnato dal 1096 al 1113.
Al suo capezzale c’erano i vescovi di Lucca, Pistoia,
Volterra, Pisa e Firenze che riebbero, per volontà
testamentaria, tutti i beni che Ugo aveva loro sottratto con
l’uso della violenza. Il testamento disponeva anche che i
beni rimanenti dovevano essere divisi in due parti: una per
estinguere i debiti contratti e per la vedova; l’altra
doveva essere divisa fra i cavalieri e i vassalli che erano
stati con lui in tempo di pace come in tempo di guerra.
UGO, grande predatore di beni ecclesiastici e rapinatore di
viandanti e commercianti, aveva dovuto affrontare i Fiorentini
e anche la Chiesa dato che era alleato dell’imperatore.
Poiché le spese , soprattutto quelle militari, lievitavano
paurosamente, era stato costretto, vita natural durante, a
vendere molti possedimenti.
La guerra contro i Fiorentini non fu fortunata. Cacciato prima
dal Monte Orlando nel 1107, venne poi ferito mortalmente nella
battaglia di Montecascioli.
Con la morte di UGO la dinastia cadolingia si estinse perché
anche la seconda moglie, Cecilia vedova di Opizzo, non gli
diede eredi. E Cecilia non era una donna sterile! Dal suo
matrimonio con Opizzo erano nati ben 6 figli.
Il
25 febbraio 1114,
un anno dopo la morte del marito Ugo, ultimo feudatario-conte
di Fucecchio, la vedova e i viceconti vendettero al vescovo
Rodolfo di Lucca l’intera metà del poggio, borgo, e corte
di Fucecchio, con la metà dei castelli e corti di Massa
Piscatoria, Galleno, Cerbaia e Montefalcone.
L vescovo acquistò questi beni cedendo ai venditori un anello
d’oro di trecento libbre di denari lucchesi.
Nel 1119 la vedova Cecilia, oltre a vendere al vescovo di
Lucca il porto di Fucecchio, giurò fedeltà al medesimo
vescovo per quello che riguardava la metà del castello, porto
e corte di Fucecchio.
Fu così che il Vescovato di Lucca, da una parte, e
l’Abbazia di S. Salvatore, dall’altra,
esercitarono ognuno la giurisdizione civile sulle due metà in
cui il nostro paese era stato diviso (l’amministrazione
urbana non era consentita ai conti rurali).
Il potere su Fucecchio era esercitato dunque da due
istituzioni religiose in lite fra di loro.
Il
20 ottobre 1114
il Conte Guido Guerra con la moglie Emilia, mediante atto
stipulato nello stesso castello, cedettero a titolo di permuta
COLLI PETRE, CERRETO e VINCI all’abate Ubaldo del monastero
di S. Salvatore di Fucecchio.
Il documento indica i confini della curia pertinente COLIS
PETRI o PETRELLA:
da Pagnana Canina a Casa Lunga ( casa detta Il Lungo a Colle
Alberti) fino a Bassa e a Lontraniano (Ontraino). E’
probabile che Pagnana, S. Pierino e Ontraino si trovassero
sulla sinistra dell’Arno.
Colle Pietra, ubicato in prossimità di Casa al Vento, ritornò
in possesso dei Conti Guidi i quali, nel 1255, lo vendettero a
Firenze che poté spostare i suoi confini fino a Fucecchio,
allora sotto la Dominante Lucca.
Nel 1286 Colle alla Pietra era diventato un Comune denominato
Comune di Colle di Pietra. Proprio in questa data ne vennero
fissati i confini col Comune di Fucecchio.
Nel 1247 il Comune di di Colle di Pietra annoverava il
seguente numero di nuclei familiari:
- 16 nuclei a S. Stefano di Corliano e a S. Bartolomeo di
Gavena
- 19 nuclei a S. Maria Gonfienti di Bassa
- 04 nuclei a S. Leonardo di Colle di Pietra
Nel 1774 il Comune di Colle di Pietra venne incorporato da
quello di Cerreto Guidi.
Il
25 aprile 1118
venne sottoscritto un atto di donazione da parte di massaia,
moglie del defunto Alberto di MUSCIORO, un ministeriale o
funzionario degli ultimi due conti cadolingi, Uguccione ed
Ugo.
Alberto di Muscioro recitò una parte di rilievo nella storia
della Fucecchio cadolingia. Egli compare come testimone negli
atti politici più importanti. Insieme al vescovo di Lucca andò
dal papa Urbano II a sollecitare l’erezione della Pieve di
Fucecchio(1089) Presenzia a tutte le donazioni dei due
Cadolingi in veste di testimone. Viene addirittura proclamato
vassallo dei Cadolingi.
Nel 1114, dopo la morte del conte Ugo, compare tra i testimoni
dell’atto con cui i suoi esecutori testamentari liquidano un
debito di 1300 soldi contratto con il monastero di S.
Salvatore per dare degna sepoltura alla salma del conte Ugo.
Nell’aprile 1118, pochi giorni prima di morire, Alberto di
Muscioro effettuò una permuta di terre con l’abate Rolando
del monastero di S. Salvatore.
È presumibile che il più antico POZZO di Fucecchio, quello
di MUSCIORO, collocato all’incrocio fra Via La Marmora e
Corso Matteotti, sia appartenuto a questo Alberto.
Nel 1500 il pozzo di Muscioro venne incorporato nel palazzo
del Paperini che discendeva dalla famiglia di Cecco di
Muscioro.
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