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anni
- 1081
>> 1099
Il
9 maggio 1085,
quindici giorni prima di morire, dal suo esilio di Salerno,
sollecitato dal futuro S. Pietro Igneo, papa Gregorio VII°
decretò con Bolla papale che
l’Abbazia di S. Salvatore in Fucecchio
con i suoi beni, le sue cappelle e possedimenti che aveva e
avrebbe in seguito avuto,
dipendesse direttamente
dalla SANTA SEDEche la riceveva sotto la sua alata protezione;
che l’ABATE
fosse eletto dal Capitolo dei monaci;
che per la sua consacrazione e per la somministrazione dei
Sacramenti e consacrazione dei chierici dipendenti
potesse essere richiesto quel vescovo che più fosse stato di
gradimento dei monaci stessi;
che l’Abbazia fosse del tutto
INDIPENDENTE
da qualunque sede episcopale,
dichiarando perfino NULLE le censure
che in qualunque tempo, qualunque vescovo od arcivescovo
avesse presunto di infliggere al monastero.
Il monastero di S. Salvatore, nel 1085, si trovava nei pressi
del Ponte di Bonfiglio. Soltanto nel 1106 il monastero e la
chiesa, distrutti da un’alluvione, vennero ricostruiti sul
Poggio Salamartano dove ancora si trovano.
L’8
febbraio 1088
morì Pietro Aldobrandini, cardinale e vescovo di Albano,
abate del monastero vallombrosano di S. Salvatore di Fucecchio
dal 1068 al 1072.
Fino a non molti anni orsono veniva celebrata con una certa
solennità la festa di S. Pietro Igneo titolare del nostro
ospedale.
Pietro era nato a Firenze nel 1010 da nobile famiglia
fiorentina.
All’età di 8 anni entrò nel monastero di Vallombrosa
diretto da Giovanni Gualberto.
Il 13 febbraio 1068 il cinquantottenne monaco Pietro si
sottopose alla tremenda prova del Giudizio di Dio nei pressi
del monastero di Settimo, vicino a Firenze: doveva passare in
mezzo a due cataste di legna infuocate discoste l’una
dall’altra in maniera da lasciare uno stretto corridoio a
misura d’uomo. Il monaco superò la prova senza bruciarsi.
Dopo questa prova, il vescovo di Firenze Mezzabarba, che aveva
acquistato il titolo di vescovo per 3.000 scudi, fuggì per
sempre da Firenze.
Per manifesto desiderio del conte cadolingio Guglielmo il
Bulgaro, Pietro Aldobrandini venne a reggere il monastero S.
Salvatore di Fucecchio – in prossimità del ponte di
Bonfiglio – dal 1068 al 1072, anno in cui fu innalzato al
grado di cardinale e vescovo di Albano.
Papa Gregorio VII° affidò al cardinale Aldobrandini
importantissime missioni.
Il 9.5.1085 ottenne per il nostro monastero il Privilegio del
NULLIUS DIOCESIS, grazie al quale esso dipendeva direttamente
dalla Santa sede e non più dal vescovo di Lucca.
Morì nel 1088. Ed in ricordo del superamento della prova del
fuoco venne chiamato Igneo.
Il
3 agosto 1089
“ Urbano II° papa, dietro richiesta del Conte Uguccione,
acconsente che la chiesa di S. Giovanni Battista di
Salamartana (posta sul Poggio Salamartano) sia eretta in
chiesa Battesimale e sia posta sotto la DIPENDENZA del
Monastero di S. Salvatore di Fucecchio.”
Uguccione, quarto conte cadolingio di Fucecchio, aveva
supplicato Papa Urbano II° affinché la chiesa di S. Giovanni
fosse eretta in cura con proprio fonte battesimale fosse posta
sotto il patronato di S. Salvatore.
La supplica di Uguccione venne accolta in data 3 agosto 1089.
Il
27 gennaio 1091
il conte Uguccione, feudatario di Fucecchio, in preda ad uno
slancio di passione religiosa donò all’Ospedale di Rosaiolo
la chiesa di S. Nazario nelle Cerbaie (Querce), la quarta
parte di una vigna e il diritto di pesca nel Padule di
Fucecchio.
Il
6 giugno 1092,
un prete di nome Rustico donò al monastero di S. Salvatore
posto in prossimità del ponte di Bonfiglio tutti i terreni e
tutte le case di campagna che aveva ereditato dai suoi
genitori.
Il
7 maggio 1096,
il quarto conte di Fucecchio, Uguccione, rimase vedovo della
seconda moglie, Cilia del conte Teuzzo.
Uguccione morì pochi mesi dopo il 20 novembre 1096
Uguccione, succeduto a Guglielmo nel 1075, seguì pure lui una
politica espansionistica soprattutto a spese della Chiesa. Il
nostro conte, però, non poté valersi della copertura dei
Vallombrosani perché proprio essi occupavano i posti chiave
nella gerarchia ecclesiastica.
Fu così che il nostro Uguccione, a causa delle ruberie ai
danni dei vescovi di Pistoia e Lucca, si beccò una bella
scomunica (1078) da parte di papa Gregorio VII°.
Dopo la scomunica inflitta dal papa all’imperatore Enrico IV°,
Uguccione cercò di rappacificarsi con la Chiesa abbondando in
opere di pietà che modificarono in meglio la vita del nostro
paese.
Nel 1082 fondò l’ospedale di Rosaiolo presso l’Usciana
(località Cerri) e dispensò l’abbazia di S Salvatore dal
FODERUM ( pagamento di un contributo speciale in occasione
della venuta di re e marchesi).
Nel 1088 Uguccione ottenne dal papa benedettino Urbano II° di
elevare in PIEVE con fonte battesimale la chiesa di S.
Giovanni Battista posta sul Poggio Salamartano. Papa Urbano II°,
da buon benedettino, decretò, però, che la giurisdizione
sulla Pieve appartenesse ai monaci di S. Salvatore.
Il
20 novembre 1096
morì il Conte Uguccione dei Cadolingi, il quarto feudatario
di Fucecchio.
Il
22 novembre 1097
Lotario, Ranieri e Bulgarino, fratelli di Ugo l’ultimo conte
cadolingio di Fucecchio al potere dal 1096, prima di partire
per la CROCIATA, donarono un pezzo di terra presso S. Piro in
Campo, all’ospedale di Altopascio.
Bulgarino cadde in Palestina nel 1098.
Analoga sorte toccò al fratello Ranieri nel 1099.
Di Lotario sappiamo soltanto che morì nel 1106.
Il
29 novembre 1098
tre fratelli, prete Alberto, Mastino e Rizzo, donarono tutte
le loro terre e quanto possedevano al nostro Monastero di S.
Salvator “per rimedio dell’anima loro”.
Il
4 agosto 1099,
Anselmo, abate del Monastero di S. Salvatore, acquistò, per
400 soldi d’argento di buoni denari lucchesi, un evangelario
d’argento e un turibolo, 15 moggia di terra e selva in
località ISCLETA. Venditori furono i cadolingi Ugo, Ranieri e
Lotario col consenso di Bulgarino loro fratello.
I cadolingi si riservarono la facoltà di riscattare le 15
moggia di terra e selva.
Anselmo è stato l’abate più importante del nostro
monastero di cui aumentò enormemente la potenza spirituale e
temporale.
Anselmo nel 1100 ottenne dal papa il permesso di demolire
monastero e chiesa posti in Borgonovo per trasferirli sul
Poggio Salamartano, Il trasferimento avvenne sicuramente nel
1106, dopo la terribile alluvione dell’Arno e in seguito
alla concessione di una buona fetta del Poggio Salamartano
fatta all’abate dal conte cadolingio UGO.
L’anno precedente, i fratelli Ugo e Lotario, cadolingi,
avevano rinunciato, a favore del nostro abate Anselmo, alla
metà dei castelli e corti di Fucecchio etc. A titolo di
compenso, i due fratelli avevano ricevuto un anello d’oro
che aveva un valore di 200 denari lucchesi.
Nel 1107, con proprie milizie, l’abate Anselmo partecipò
alla battaglia di Prato.
Dopo la vittoria ottenne il Castello di Montalto.
Nel 1108 ricevette in dono un’altra parte del Poggio
Salamartano.
Nel 1110 ottenne la piena donazione del Monastero di Cappiano
fondato quell’anno medesimo.
Nel 1114 gli esecutori testamentari del Conte Ugo, morto nel
1113, estinsero con una donazione di terreni i debiti
contratti dal conte UGO con il Monastero di S. Salvatore.
L’abate Anselmo morì nel 1121.
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